Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
A CERNOBBIO CONTE DIFENDE IL SUPERBONUS: “HA GENERATO 1 MILIONE DI NUOVI OCCUPATI CON UN RISPARMIO PER LE FAMIGLIE DI 964 EURO”… E ATTACCA LA MELONI: “NON È UNA GENIALATA PENSARE DI ACCENDERE MICCE IN UNA POLVERIERA SOCIALE ELIMINANDO IL REDDITO”
L’anno scorso Giuseppe Conte aveva preferito non presentarsi in riva al lago di Como. Eravamo nel pieno della campagna elettorale, che il presidente del Movimento 5 stelle stava affrontando con il mantello di paladino degli ultimi, sventolando in tutte le piazze la bandiera del reddito di cittadinanza.
Un anno dopo, libero da preoccupazioni elettorali, l’ex premier affronta la trasferta, ben sapendo che il giudizio dei presenti sul reddito non è cambiato, come quello sul superbonus edilizio.
Conte si vede costretto a giocare in difesa, precisando che «chi vi parla non ha mai pensato e mai detto che il superbonus poteva reggere al 110%, poi doveva intervenire in una visione complessiva il Pnrr». E aggiungendo che «il superbonus è un capro espiatorio, ma al 31 gennaio di quest’anno ha generato quasi 1 milione di nuovi occupati con un risparmio per le famiglie di 964 euro».
Ma ci sono anche altri temi su cui la platea di Cernobbio è più in sintonia con Giorgetti e Meloni che con il Movimento 5 stelle: difficile trovare qualcuno contrario al taglio del reddito di cittadinanza.
E allora Conte passa al contrattacco: «Non è una genialata pensare di accendere micce in una polveriera sociale eliminando il reddito e sostenendolo con una social card insufficiente. Abbiamo 5,7 milioni di persone sotto soglia Isee di 15 mila euro e i motivi di preoccupazione sono moltissimi».
Non è l’unico affondo contro la premier, che ha disertato il Forum Ambrosetti, andando invece al Gran Premio di Monza di Formula 1: «È andata per prendere ispirazione su come correre di più – ironizza Conte – ma qual è nella legge di bilancio la misura che dovrebbe farci correre? ». E giù la lista dolente: «Con il Pnrr stiamo accumulando ritardi significativi, nel secondo semestre c’è il –0, 4% di Pil, crollo della produzione, la situazione si avvia a essere disastrosa – avverte Conte –.
Avevamo una Ferrari, sta diventando un bici a pedalata assistita». In precedenza, Calenda aveva maliziosamente sottolineato come la platea di Cernobbio abbia dato al governo voti «sopra la sufficienza e io qui ho visto numeri bulgari, gli imprenditori sono governisti per definizione. Se fossi Meloni mi preoccuperei».
(da La Stampa)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
PARLA IL PILOTA DELL’ELICOTTERO RUSSO PASSATO AGLI UCRAINI
«Nessuno vuole questa guerra, lo vedrete quando l’Ucraina
vincerà. È solo questione di tempo». Chi parla così, in un video messo a disposizione dai servizi segreti ucraini del Gur, è un pilota russo di cui finora non si conosceva con certezza l’identità, che ha scelto di passare dalla parte opposta, si è consegnato spontaneamente, assieme al suo elicottero, alle forze armate di Kyiv, e sta raccontando agli ucraini una serie di dettagli militari riservati su operazioni e posizionamenti strategici russi nel teatro di guerra orientale e meridionale.
Giova sottolineare che il pilota – che apparteneva all’unità 13984 del 319esimo reggimento di elicotteri separato del distretto militare orientale russo, che ha sede all’aeroporto di Chernigovka nel territorio di Primorsky – non era stato né catturato né il suo elicottero colpito, la sua consegna è spontanea e l’operazione è stata una vera esfiltrazione.
Il video dunque non si configura come estorto a un prigioniero di guerra (in quel caso sarebbe inutilizzabile e sostanzialmente irrilevante) ma come dichiarazione di quello che, tecnicamente, è un defector, uno dei soldati che passano di loro volontà dalla parte opposta. Una storia rocambolesca e degna delle tante fughe del periodo della Guerra Fredda.
Il pilota del Mi-8 russo si chiama Maxim Kuzminov. Ha 28 anni. E adesso accetta pubblicamente di dire chi sia, dopo qualche settimana di esitazione. Kuzminov, accettando di parlare con alcuni videomaker, ha raccontato i dettagli della sua fuga, che sono davvero degni di una spy story del novecento. Ha detto di aver «contattato un rappresentante dell’intelligence militare dell’Ucraina, dal quale mi sono stati garantiti nuovi documenti e un risarcimento». Quando la formazione nella quale volava si è trovata più vicina al confine con l’Ucraina, «ho consegnato la mia posizione [all’esercito ucraino], e volato in silenzio a una quota estremamente bassa verso il territorio dell’Ucraina. Nessuno probabilmente ha capito cosa mi stesse succedendo, per tre o quattro giorni» (il 23 agosto il canale telegram “Fighterbomber”, gestito da un ex pilota militare russo, aveva in effetti riferito della scomparsa di un elicottero Mi-8, ma secondo lui l’equipaggio aveva perso l’orientamento e era atterrato per errore all’aeroporto di Poltava nella regione di Kharkiv).
Tutti i parenti di Kuzminov sono stati aiutati a lasciare la Russia prima dell’operazione. L’operazione speciale, nome in codice “Titmouse”, è avvenuta il 9 agosto, ma solo oggi ne conosciamo i dettagli più specifici. Il GUR, oltre all’elicottero e al pilota defector, ha ottenuto in dote «strumentazioni tecniche segrete russe», e «documentazione di valore». Durante l’esfiltrazione Kuzminov stesso è stato ferito, perché altri due piloti russi (che erano all’oscuro della cosa) non hanno voluto consegnarsi e sono stati uccisi in azione.
Kuzminov fa un bilancio drammatico della guerra per le forze armate russe. Sostiene che la verità è dalla parte dell’Ucraina e definisce ciò che sta accadendo «un genocidio dei popoli russo e ucraino ma l’Ucraina vincerà». Dice che la maggior parte dei soldati condivide questa idea. E fa un appello ad altri piloti a seguire le sue orme e passare dall’altra parte. Secondo quanto hanno fatto filtrare i servizi ucraini, Kuzminov continuerà a volare.
Il collettivo russo “Agentsmedia” ha verificato indipendentemente l’identità di Kuzminov anche attraverso cinque suoi amici su VKontakte. Uno di loro, di nome Alexander Nikolaev, scrive di essersi diplomato al Corpo dei cadetti di Krasnoyarsk, e ha ricevuto entrate almeno dal 2016 al 2019 presso la filiale dell’Accademia aeronautica militare russa a Syzran. Sul sito della filiale dell’Accademia c’è anche una foto di Nikolaev. E anche Kuzminov ha ricevuto pagamenti federali in Russia nella stessa filiale. Nikolaev ha anche visionato il video del GUR e ha confermato che l’uomo filmato era Kuzminov.
La storia ricorda quella dei tanti sovietici che varcarono la cortina per passare in occidente, ma non appare così isolata come sembrerebbe. Nel 2023 – riporta Istories – i tribunali russi hanno ricevuto più di 2.900 casi di abbandono non autorizzato di unità, mancato rispetto di un ordine, diserzione e altri crimini contro il servizio militare. Parliamo del doppio rispetto al 2022, e il fenomeno è ancora più esteso nelle regioni di Mosca, Rostov e Sverdlovsk. Il numero di casi contro il personale militare e i disertori aumenta di mese in mese: nel gennaio 2023 ci sono stati 82 casi, a marzo 378, a luglio il record di 522 casi. In 50 casi penali si sono verificati episodi di violenza contro i superiori. Chi non riesce a diventare un defector, spesso si sfoga contro comandanti ritenuti inetti o inadeguati.
(da Corriere della Sera)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
NEI LOCALI CHE FANNO CAPO A MICHEL PÉCLARD E FLORIAN WEBER, SULLE RIVE DEL LAGO DI ZURIGO, TUTTI I DIPENDENTI, OLTRE ALLO STIPENDIO MINIMO, INTASCANO COME BONUS L’8% DEL TOTALE DELL’INCASSO MENSILE – COSÌ ALCUNI CAMERIERI SONO ARRIVATI A GUADAGNARE 17MILA EURO IN UN MESE
C’è chi giura di aver guadagnato fino a 16.500 franchi – più o meno 17.250 euro – nel solo mese di giugno. E senza contare le mance. Sulle rive del lago di Zurigo accade che camerieri impegnati per la stagione estiva arrivino a intascare abbastanza da potersi permettere di stare a riposo, se non per il resto dell’anno, almeno per i mesi autunnali
Tutti i locali che fanno capo a Michel Péclard e Florian Weber, imprenditori attivi nel settore della ristorazione in Svizzera, hanno riconosciuto ai propri dipendenti stipendi “indicizzati” al volume d’affari del locale stesso. Una sorta di premio di produzione: addetti e addette al servizio ai tavoli hanno intascato, al netto dell’Iva, tra il 7 e l’8% (la percentuale varia da locale a locale) del totale dell’incasso mensile.
Michel Péclard, intervistato da un settimanale zurighese, ha spiegato che i dipendenti che lavorano nelle sue attività «guadagnano ormai tra gli 8.000 e i 12.000 franchi al mese», a fronte dello stipendio minimo, garantito contrattualmente, che ammonterebbe a 3750 franchi.
Per Péclard, questo modello porta i dipendenti a lavorare «come se l’azienda non appartenesse a noi ma appartenesse a loro». Ma il maxi stipendio da 16.500 franchi di cui sopra è il più alto versato finora, racconta: un’eccezione nell’eccezione.
A spiegare tali cifre simili concorre, certamente, anche la congiuntura favorevole che attraversa il comparto (in Svizzera).Al principio, però, c’è la difficoltà riscontrata dai due imprenditori nel reperire personale da impiegare nei loro 16 locali, per la maggior parte allocati nei dintorni del lago di Zurigo.
Problematica (arcinota alle cronache italiane) che si accentua in quelle aree particolarmente frequentate dai turisti nel periodo estivo, come il lago di Zurigo appunto. In Svizzera, per altro, la carenza di personale è tema comune a tutti gli esercizi pubblici.
Gli scettici
Sul versante sindacale emerge più di una perplessità. Unia, sindacato interprofessionale svizzero, si dice non contrario «al fatto che siano versati salari maggiori grazie alla partecipazione alla cifra d’affari», ma occorre porsi una domanda: «I collaboratori e le collaboratrici ricevono una quota ragionevole degli utili o il ristoratore si limita a trasferire su altri il suo rischio di impresa?».
(da Il Corriere della Sera)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
QUELLO CHE E’ ACCADUTO A SOLOFRA, IN PROVINCIA DI AVELLINO
Il piccolo comune di Solofra, in provincia di Avellino, sale alla
ribalta; e non lo fa certamente per promuovere il suo territorio situato nella valle dell’Irno.
Con la sentenza n. 7042/2023, resa pubblica il 18 luglio 2023, il Consiglio di Stato ha ordinato la ripetizione delle elezioni per il Sindaco e il Consiglio Comunale di Solofra, che si erano tenute il 12 giugno 2022, ma limitatamente alle sezioni III e V.
Di conseguenza, il Prefetto ha designato il dott. Antonio Incollingo, ex vice prefetto in pensione, come Commissario prefettizio per la gestione temporanea dell’Ente fino al termine delle operazioni elettorali, previste entro settembre prossimo. Il dott. Incollingo, originario del Molise, ha concluso la sua carriera presso la Prefettura di Potenza, dove ha ricoperto il ruolo di Capo di Gabinetto, ed è dotato di esperienza in diverse amministrazioni commissariali, tra cui l’ultima al Comune di San Giovanni Rotondo (FG).
L’atmosfera del comune campano, quindi, era già tesa di per sé, ma in questa calda domenica di inizio settembre, la temperatura ha raggiunto livelli eccezionalmente elevati. Il candidato sindaco Nicola Moretti della lista “Per la nostra Solofra” si è recato presso il Comando dei Carabinieri per denunciare il suo rivale Antonello D’Urso, candidato sindaco della lista “Solofra Libera”. Infatti, l’ex sindaco di Solofra ha ricevuto un grave audio in cui D’Urso sembra chiedere voti in cambio di denaro.
Moretti: “Vergognoso e inaudito, in tanti anni non ho mai visto niente di simile!”
Nicola Moretti, in seguito a quanto accaduto, ha commentato: “L’audio che sta circolando su tutti i social da questa mattina è di una gravità assoluta. Personalmente l’avevo già ricevuto qualche giorno fa, e avevo provveduto immediatamente a sporgere denuncia ai carabinieri, affinché ne verificassero l’autenticità ed eventuali responsabilità. Non ne avevo fatto parola con nessuno perché spero, nonostante l’evidenza, che non sia vero. In tanti anni da amministratore e da candidato non mi era infatti mai capitato di sentire una cosa simile, si tratterebbe di un episodio vergognoso e inaudito che getta pesanti ombre sulle prossime elezioni. Confido e ho piena fiducia nell’operato della magistratura. Auspico che da parte degli organi competenti vengano messi in atto i controlli più rigorosi, al fine di garantire ai solofrani il diritto alla massima libertà di voto, eventualmente individuando e punendo eventuali ricatti e comportamenti corruttivi che possano inquinare e condizionare l’esito elettorale”, conclude.
“Io voglio darti 600 euro ma non voglio farti mettere nella sede, però devi portarmi un sacco di voti. Dopo le elezioni ti do 600 euro”.
L’interlocutore, a questo punto, ha chiesto di avere la suddetta somma prima della tornata elettorale. La risposta del candidato è stata: “Allora mi vuoi andare sempre in quel posto con l’anticipo!” e ha continuato: “Ti faccio un’altra proposta: portami i voti!”.
In quel momento, l’interlocutore ha domandato: “Come faccio a mostrarti i voti?”.
La risposta, anche in questo caso, è stata eloquente: “Non sei capace di fare due fotografie? Tu devi portare due telefoni, uno lo consegni e l’altro lo porti in cabina!”.
La palla è ora nelle mani delle forze dell’ordine, che dovranno indagare approfonditamente sulla vicenda per stabilire eventuali responsabilità. Quel che è evidente, però, è che la situazione nel comune di Solofra è diventata sempre più tesa e incendiaria. Gli sviluppi futuri di questa controversia saranno seguiti con grande attenzione, mentre la comunità locale rimane in attesa di una risoluzione che possa riportare la tranquillità nella piccola città irpina.
(da today.it)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
“CANCELLARE I CONTRATTI PIRATA E INVESTIRE SU SANITA’ E ISTRUZIONE”
“È grave che il governo continui a non volersi confrontare seriamente col sindacato”. È quanto afferma il segretario della Cgil, Maurizio Landini in un’intervista al Corriere. “Vogliamo risolvere i problemi – aggiunge il leader del sindacato -. E per farlo bisogna cambiare le politiche del governo”.
“Aumentare i salari e le pensioni – aggiunge Landini -, contrastare la precarietà, non allargare voucher e contratti a termine. Cancellare il sistema degli appalti e subappalti, invece di modificare il codice e introdurre i subappalti a cascata come ha fatto il governo”.
“Cancellare i contratti pirata con una legge sulla rappresentanza. Introdurre il salario minimo per legge e investire su sanità e istruzione. Il governo – accusa il segretario della Cgil – anziché tassare le rendite e tutti gli extraprofitti usa dipendenti e pensionati come bancomat. Infatti, vorrebbe tagliare l’indicizzazione delle pensioni”.
“Come Cgil – aggiunge il leader della Cgil nell’intervista al Corriere – chiederemo ai lavoratori di votare sulle nostre proposte e di impegnarsi a sostenerle con la mobilitazione, fino allo sciopero generale, se necessario”. Il sindacato ha già annunciato di voler scendere in piazza il 7 ottobre prossimo contro il governo: “Se le nostre proposte non verranno accolte nella legge di Bilancio – afferma Landini -, scenderemo di nuovo in piazza”.
Il 28 agosto scorso la Cgil aveva scritto alla premier Meloni con una richiesta di incontro, ma ancora non c’è stata alcuna risposta, spiega il segretario, che dice: “È grave che il governo continui a non volersi confrontare seriamente col sindacato”. Alla manifestazione del 7 ottobre non partecipano né Cisl né Uil. Ma “con Cisl e Uil discuteremo insieme della manovra del governo”, assicura Landini.
(da agenzie)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
SU CANALE5 NEL POMERIGGIO MYRTA MERLINO TENTERÀ DI CONVINCERE LE CASALINGHE DEL CAFFEUCCIO DELLA D’URSO… DOMANI SERA SU RETE4 BIANCA BERLINGUER RIFILERÀ I SOLITI ORSINI E CORONA AI TELEMORENTI… RADDOPPIA NICOLA PORRO CON “STASERA ITALIA” E “QUARTA REPUBBLICA”: TRA I COMMENTATORI SPUNTA FILIPPO FACCI, “EPURATO” DALLA RAI
La prima a partire con tutta la squadra in azione è Mediaset.
Che, da oggi, dà il via alla stagione dell’approfondimento battendo la concorrenza sui tempi e proponendo volti e programmi nuovi. Un autunno di fuoco per la tv, dopo la girandola di anchorman dovuta alla rivoluzione Rai, che si accenderà realmente da metà settembre.
Da oggi pomeriggio Myrta Merlino prende il posto di Barbara d’Urso a Pomeriggio 5. Una scommessa voluta da Pier Silvio Berlusconi per orientare l’area delle news Mediaset verso un chiaro indirizzo giornalistico più che di infotainment. La prova della Merlino è da brividi: non è facile entrare nel cuore degli spettatori di Canale 5 che adoravano la d’Urso.
Stasera, invece, parte il «raddoppio» di Nicola Porro su Rete 4, il canale Mediaset dedicato all’informazione. Porro prende il posto di Barbara Palombelli a «Stasera Italia», la striscia quotidiana in onda alle 20,30 e poi (ovviamente solo il lunedì) dà la linea a sé stesso per «Quarta Repubblica». Per la striscia nuovo studio, grafica che ricorda le hard news americane ed editoriale del conduttore in apertura. Rilevante la scelta di avere come commentatore Filippo Facci, al centro della dura polemica (per un articolo sul caso di La Russa jr) che ha portato alla cancellazione del suo programma su Raidue ancora prima che cominciasse.
E, sempre su Rete4, martedì sarà la volta del debutto più importante: Bianca Berlinguer che lasciata la Rai non ha lasciato il suo talk. Si intitola, infatti, È semprecartabianca: […] largo spazio al siparietto con Mauro Corona, garanzia di ascolti e ospiti fissi Alessandro Orsini, Andrea Scanzi, ma non solo, ovviamente.
L’obiettivo è quello di allargare il pubblico raccogliendo anche spettatori vicini alle opposizioni: domani si comincia con un’intervista a Giuseppe Conte, presidente dei 5 Stelle e la settimana prossima alla segretaria del Pd Elly Schlein.
Nei giorni a seguire riprendono i programmi consueti: mercoledì Fuori dal coro con Mario Giordano, giovedì Dritto e Rovescio con Paolo Del Debbio (che dal 17 settembre al 22 ottobre raddoppia alla domenica), mentre Quarto Grado con Nuzzi il 15 settembre.
Nel weekend Augusto Minzolini comincerà la sua avventura a Mediaset conducendo la versione di Stasera Italia del sabato e domenica
La Rai riparte Presa diretta di Iacona con un’inchiesta sul cambiamento climatico, domenica prossima Monica Maggioni debutta a In Mezz’ora con un’intervista a Mario Draghi.
Poi bisogna aspettare il 3 ottobre per vedere il nuovo programma di Nunzia De Girolamo il cui titolo Avanti popolo sottolinea il coinvolgimento di persone comuni in studio, l’8 ottobre per Report trasferito dal lunedì alla domenica e il 23 settembre per Che sarà di Serena Bortone (in onda il sabato e domenica alle 20).
Nel frattempo continuano Il provinciale, Sapiens e Filo Rosso di Manuela Moreno, stasera in diretta da Caivano. Vespa ricomincia su Raiuno con Cinque Minuti l’11 e Porta a Porta il 12. La7 schiera tutta la sua potenza di fuoco a partire dall’11 con le novità di David Parenzo al posto di Merlino a L’aria che tira e Gramellini dal 23. Il «fuggiasco» Fazio comincerà sul Canale 9 da domenica 15 ottobre.
(da Il Giornale)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
A ESSERE PIÙ “MAMMONI” SONO I RAGAZZI (30,9 ANNI), RISPETTO ALLE RAGAZZE (29 ANNI)… NELL’UE, I PRIMI A LASCIARE IL “NIDO” FAMILIARE SONO FINLANDESI (21,3 ANNI), GLI SVEDESI (21,4) E I DANESI (21,7)
In Italia i giovani lasciano la casa dei genitori in media a 30 anni e al di sopra della media europea che si attesta a 26,4 anni. Escono di casa decisamente più tardi i ragazzi, con una media di 30,9 anni, rispetto alle ragazze (29 anni). Nell’Ue invece gli uomini hanno in media 27,3 anni, contro i 25,4 anni delle donne. E’ quanto rileva Eurostat con un’analisi dei dati del 2022.
Nell’Ue hanno un’età media di uscita di casa oltre o pari ai trent’anni anche Croazia (33,4 anni), Slovacchia (30,8), Grecia (30,7), Bulgaria e Spagna (entrambi 30,3), Malta (30,1). Medie più basse, e tutte sotto i 23 anni, sono state registrate in Finlandia (21,3 anni), Svezia (21,4), Danimarca (21,7) ed Estonia (22,7).
Nell’arco di 10 anni, l’età media dei giovani che lasciano la casa dei genitori è aumentata in 14 paesi dell’Ue, in particolare in Croazia (+1,8 anni), Grecia (+1,7) e Spagna (+1,6). Nel 2012, la media più bassa nell’Ue era stata quella della Svezia, dove i giovani hanno lasciato la casa dei genitori a 19,9 anni, tuttavia in 10 anni la media è aumentata di 1,5 anni. A livello dell’Ue, tra il 2012 e il 2022, l’età media è variata leggermente, con la più bassa registrata nel 2019 (26,2 anni) e la più alta nel 2012, 2014, 2020 e 2021 (26,5).
La differenza di genere che vede gli uomini uscir di casa più tardi delle donne emerge tutti i paesi. Il divario più ampio è stato riscontrato in Romania, dove i giovani uomini hanno lasciato casa a 29,9 anni e le donne a 25,4 anni (divario di genere di 4,5 anni), seguita dalla Bulgaria (divario di 4,1 anni), con gli uomini che hanno lasciato l’abitazione familiare a 32,3 anni e le donne a 28,2 anni. anni. Divari più ridotti al contrario per Lussemburgo (0,5 anni), Svezia (0,6), Danimarca e Malta (entrambi 0,7).
(da agenzie)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL PARCO: “SI STANNO DIMOSTRANDO INDIPENDENTI, MA SONO IN GRAVE PERICOLO, NON SONO IN GRADO DI DIFENDERSI”
A quattro giorni dall’uccisione dell’orsa Amarena, i suoi
cuccioli continuano a non farsi catturare. Per le persone che ne seguono le tracce è una lotta contro il tempo: i due gemelli hanno solo otto mesi e avrebbero dovuto rimanere con la loro madre fino alla primavera prossima. Ma un colpo di fucile ha cambiato il loro destino.
L’ultimo avvistamento è avvenuto sabato notte, non lontano dal centro marsicano teatro della tragedia: “Ormai abbiamo capito che si muovono da quest’area al Parco e viceversa. A dimostrazione che il corridoio lo conoscono molto bene: non sono rimasti fermi solo nella zona dove la loro madre è stata uccisa. Questo è un dato molto importante, dimostra che sono indipendenti, non sono sbandati” spiega Luciano Sammarone, direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), che nutre delle speranze sul futuro dei due: “Di certo non si nutrivano del solo latte materno: non ce l’avrebbero fatta tutti questi giorni senza mangiare e in questo periodo le montagne sono ricche di frutti. E poi nella precedente cucciolata Amarena aveva avuto quattro figli ed è inimmaginabile che possa averli allattati tutti e quattro per 18 mesi”.
C’è il precedente dell’orsetta Morena: nel maggio 2015 era stata trovata orfana a Villavallelonga. Di lei si era presa cura il Pnalm che dopo averle salvato la vita, averla svezzata, l’aveva rimessa in natura. Lei era riuscita a superare l’inverno e aveva dimostrato di sapersi nutrire da sola. È stata poi trovata morta nel luglio 2016, probabilmente uccisa da un predatore da cui non è stata in grado di difendersi. E probabilmente questo è il vero problema: “Ai due cuccioli – spiega il direttore – mancano le cosiddette “cure parentali”, quegli insegnamenti che la madre dà ai suoi figli nei primi mesi di vita per imparare a difendersi e a muoversi in maniera sicura”.
La difficile cattura
A complicare le operazioni di cattura sono sia la presenza dei tanti curiosi che la tecnica da utilizzare: “L’ultimo avvistamento è stato fatto da persone che invece di avvertire le autorità hanno cercato di avvicinarli facendoli nuovamente scappare – sottolinea Sammarone -. Sembra che non si impari dagli errori, neanche da questa tragedia: lo diciamo sempre di non seguirli, di lasciarli stare, ma poi la curiosità umana rovina tutto. È successo anche la sera di giovedì: San Benedetto dei Marsi sembrava una sorta di giostra paesana con un sacco di persone che non c’entravano nulla. Così abbiamo chiesto al sindaco di fare un’ordinanza in cui veniva vietato di rincorrere gli orsi, di illuminarli con i fari e altri divieti per tutelarli. E complessivamente la situazione è andata migliorando”. Qualcuno in Rete è arrivato a chiedere un lockdown per gli abitanti del paese per non avere impedimenti nelle ricerche ma il direttore del Parco non lo crede possibile: “Non avrebbe senso: prima di tutto perché gli orsi non si trovano all’interno di quel centro e poi perché sarebbe una strada non percorribile”.
E poi c’è la tecnica da usare che non aiuta: “I protocolli standard per la cattura degli orsi prevedono tre tecniche: il laccio di Aldrich che cattura la zampa dell’animale, la trappola tubo e la narcotizzazione. Ma data la giovane età dei tre esemplari, nessuna delle tre opzioni può essere utilizzata – spiega il direttore del Pnalm -. Quindi si è deciso di utilizzare delle trappole con dentro i polli con batuffoli sporchi del sangue della loro madre, gli stessi che si trovavano nella casa dell’uomo che ha sparato ad Amarena. Ma per ora le hanno sempre eluse. L’alternativa è quella delle reti, ma questo richiede di essere molto vicini a loro quando li si vuole prendere”.
Catturarli ma non per la cattività
La cattura serve per capire in che condizioni sono, e ciò che “non vogliamo è destinarli alla cattività” ci tiene a specificare Sammarone che delinea due scenari: “In base ai nostri protocolli, approvati dal Ministero dell’Ambiente con il parere dell’Ispra, se sono in buone condizioni di salute, pensiamo di traslocarli in una zona più interna al Parco, ovviamente una di quelle che loro hanno frequentato con la mamma e sicuramente più lontani da pericoli come il traffico di veicoli o incontri sbagliati. Se invece mostrano carenze fisiche, i cuccioli potrebbero andare incontro a un periodo di tenuta in un recinto completamente isolato per farli crescere e fargli mettere su peso per poi comunque liberarli prima dell’inverno. Ma questo lo decideranno gli esperti”.
Arrivano i super periti
Intanto la Procura di Avezzano ha nominato l’esperto di balistica, Paride Minervini, per tracciare l’esatta traiettoria del colpo di fucile che ha ucciso l’orsa Amarena rispetto alla posizione dell’indato. L’esperto si era già occupato dell’uccisione dell’orso a Pettorano sul Gizio, avvenuta nel 2014 sempre per un colpo di fucile: il responsabile, un ex operaio Anas, fu condannato. In passato Minervini si è occupato di casi, dall’omicidio di Nicola Calipari in Iraq a quello della giornalista Ilaria Alpi in Somalia, fino alla vicenda di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un agente di polizia. Oggi viene conferito un incarico per l’esame autoptico sulla carcassa dell’orsa, che si trova nell’Istituto zooprofilattico regionale, sede di Avezzano. Altro accertamento irripetibile. L’incarico è affidato a Rosario Fico, responsabile del Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria dell’Istituto zooprofilattico Lazio e Toscana, e a Stefania Salucci, responsabile della sede avezzanese dell’Izs. I legali di Leombruni potranno a loro volta nominare dei consulenti, sia per la necroscopia che per gli accertamenti balistici. Al momento, per la Procura, parte offesa è il Parco.
(da agenzie)
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Settembre 4th, 2023 Riccardo Fucile
SUI FLUSSI MIGRATORI E’ LEGATO DA NORME SOVRANAZIONALI, SULLA FINANZA PUBBLICA E’ ALLA MERCE’ DELLA UE
A un paio di mesi dal suo primo compleanno, al termine di un’estate difficile e alla vigilia di un autunno che si preannuncia più difficile ancora, si può forse tentare di abbozzare una prima, provvisoria definizione del governo Meloni. Questa è la mia proposta: «Il governo Meloni è un governo pragmatico radicato nella tradizione della destra italiana, le cui linee di controllo interne sono sempre più accentrate su un piccolo nucleo di persone strettamente legate alla Presidente del Consiglio. Dedica il 95% delle proprie energie ad affrontare sfide più o meno emergenziali con provvedimenti che per il 95% sono definiti dal perimetro dei vincoli esterni, e il restante 5% a curare alcuni dossier identitari. Fatica, per insufficiente forza politica e culturale, a proiettarsi oltre il breve periodo e a dominare le battaglie ideologiche della nostra epoca, rispetto alle quali si colloca in una posizione volutamente ambigua».
Questa definizione nasce alla confluenza di due riflessioni, la prima sullo spazio del politico nell’Italia degli anni Venti, la seconda sulla consistenza politica e culturale della destra italiana.
Due dossier, quello che ha segnato l’estate e quello che segnerà l’autunno, mostrano con sufficiente chiarezza quanto angusto sia oggi lo spazio del politico: i flussi migratori sono prodotti da contingenze geopolitiche e avviluppati in una rete di norme giuridiche sovranazionali, la finanza pubblica è alla mercé della congiuntura economica, delle decisioni della Banca Centrale Europea, della revisione del Patto di stabilità e crescita.
Nell’un caso come nell’altro, si tratta di condizioni che qualsiasi governo italiano può modificare poco o per nulla. Il gabinetto Meloni ha preso atto di questa realtà e, come detto, si è pragmaticamente dedicato a sfornare decisioni in buona misura precondizionate su urgenze anch’esse precondizionate.
È un fallimento, questo, per un governo che ambirebbe a ripristinare la sovranità nazionale? Più ancora: è una tragedia. Che appartiene però alla tragedia ben più vasta e profonda dell’appassire della dimensione politica nel suo complesso. Non per caso le opposizioni versano in condizioni ben peggiori della maggioranza e sono ancora lontane dal proporsi come un’alternativa plausibile. Anche il grande moto di rivolta contro la crisi del politico che ha segnato gli ultimi dieci anni e che abbiamo chiamato populismo ha perduto la propria spinta propulsiva, almeno in Italia: gli elettori si sono rassegnati a respirare un’atmosfera assai rarefatta nello spazio pubblico e, come da tradizione nazionale, si sono dati a cercare soluzioni individuali negli spazi privati. Il montare dell’astensionismo lo dimostra in maniera piuttosto chiara.
La destra è arrivata al governo afflitta da un’antica e ben nota debolezza di cultura e classe dirigente. L’insufficienza del suo ceto di governo è testimoniata, in fondo, dalla stessa presidente del Consiglio. L’evidente riflesso difensivo di Meloni, il suo sforzo di accentrare il più possibile il controllo dei dossier nelle mani di un piccolo gruppo di fedelissimi, il fatto che col tempo non soltanto non abbia allargato la plancia di comando, ma la stia anzi restringendo: tutto questo dimostra che è la prima a non fidarsi delle seconde file del suo mondo – figurarsi dei mondi limitrofi. Prudenza comprensibile, che comporta tuttavia un prezzo non lieve: più si accorcia la catena di comando, più il gruppo di testa rimpicciolisce e diventa omogeneo, e più il fiato si mozza, le prospettive strategiche si disseccano e l’azione di governo si riduce ad amministrazione delle urgenze quotidiane. Perché, molto semplicemente, mancano le risorse per fare altro.
La cultura di destra nell’Italia repubblicana è sempre stata debole e minoritaria. Figurarsi il sottosettore di quella cultura che faceva politicamente capo al Movimento sociale italiano. Ma non possiamo limitare il discorso alla Penisola. Anche paesi che hanno una tradizione conservatrice ben più ricca della nostra, come quelli anglosassoni, hanno finito per affidarne la rappresentanza a leader istrionici e narcisisti e a retoriche sgangherate e provocatorie. Malgrado incontrino il favore di vasti strati della popolazione, insomma, gli argomenti del conservatorismo paiono incapaci di proporsi sulla scena pubblica al contempo con forza e in una forma culturalmente strutturata. Quasi come se la storia avesse spazzato via la logica e perfino la lingua con le quali li si poteva difendere. L’ormai noto best-seller del generale Vannacci non è altro che la conseguenza logica di questo fenomeno. Tragico anch’esso: una tragedia solo in parte attenuata dal fatto che, pure in questo caso, se Sparta piange, Atene certo non ride. Il progressismo ha vinto le battaglie culturali e ha conquistato la logica e la lingua. Solo, quella logica e quella lingua non descrivono più la realtà: la cultura progressista non ha visto arrivare la protesta cosiddetta populista, non l’ha capita, non ha saputo né sa risponderle. E si è ridotta infine al gioco patetico dell’indignazione, come è accaduto da ultimo proprio con Vannacci e, in maniera ancor più ridicola e strumentale, con Giambruno. Nell’indifferenza, quando non nell’insofferenza dei più.
Se queste sono le premesse, è evidente allora come il gabinetto Meloni – nonostante il consenso di cui gode e continuerà a godere e malgrado, come detto, sia destinato a non avere alternative ancora per un bel pezzo – non possa avere la forza, culturale e perciò anche politica, per disegnare e realizzare progetti di ampio respiro, né, con ogni probabilità, per portare a compimento riforme politicamente o finanziariamente onerose: la costituzione, la giustizia, il fisco. E nemmeno per scegliere fra la mimetica del generale Vannacci e il doppiopetto del presidente dei popolari europei Manfred Weber. Capita che ci si chieda quando comincerà la seconda fase di questo governo, se Meloni ripenserà il partito dotandolo di un più robusto ancoraggio conservatore, se scioglierà le ambiguità che ha mantenuto finora fra il profilo di lotta e quello di governo. La risposta a tutte queste domande è: con ogni probabilità, mai. Di certo non prima delle elezioni europee, ma, se l’analisi che ho svolto qui ha minimamente senso, nemmeno dopo. Questo esecutivo sembra destinato a conservare l’imprinting del suo primo anno di vita: una creatura pragmatica e reattiva, dominata dalle emergenze ben più che dai programmi. Una Meloni molto più Angela Merkel che Margaret Thatcher, insomma. Ma la nostra, del resto, è l’epoca delle Merkel, non delle Thatcher.
(da agenzie)
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