Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
IL NEO PRESIDENTE E’ DI DESTRA, CIRCOSTANZA CHE LA DICE LUNGA SUL FATTO CHE LA MELONI NON LO SIA
All’incontro con la premier Meloni il prossimo 5 marzo “non andremo a spiegare che
siamo contro la riforma, ma andiamo a difendere la Costituzione. Magari ognuno resta della sua idea, ma almeno così abbiamo la certezza di aver fatto tutto quello che andava fatto”. Così il neo presidente dell’Anm, Cesare Parodi, a Tagadà.
“Dopo la mia elezione ero confuso perché non era prevista una mia elezione, ma per una serie di equilibri è venuto fuori il mio nome. Non avevo già previsto una linea programmatica e tra le prime cose mi è venuto di dire – visto che sono una persona dialogica – che mi piacerebbe rappresentare al presidente del Consiglio l’opinione della giunta dell’Anm”, ha spiegato Parodi in merito alla sua richiesta di un incontro con la premier.
Con la riforma “non è detto che i magistrati lavorerebbero di più, forse lavorerebbero un po’ di meno e con meno responsabilità. È capitato che l’attuale sistema non abbia funzionato bene ma allora dico miglioriamo il sistema attuale, non cambiamolo. Salviamo un sistema buono, che è fisiologicamente sano, e non distruggiamolo per un problema patologico”.
“Il 27 c’è lo sciopero, che – ha proseguito Parodi – è la prima consistente manifestazione della nostra opinione globale e che faremo non contro qualcuno ma a difesa di qualcosa, poi ci saranno una serie di altre manifestazioni. Ci presenteremo il giorno dello sciopero con lo slogan che non osteggiamo la riforma per difendere i magistrati ma per difendere le ragioni cittadini. Avremo il tempo di spiegarlo?”.
In merito alla separazione delle carriere dei magistrati distinti tra requirenti e giudicanti, come prevede la riforma, il presidente dell’Anm ha commentato: “Se mi trovo indagato preferisco un pubblico ministero che si faccia carico di verificare tutti gli elementi che ruotano intorno alla mia responsabilità, affinché possa essere convinto del fatto che io sia responsabile.
Perché devo privare i cittadini del primo filtro di tutela che lo Stato mette a disposizione? La maggior parte delle denunce vengono archiviate perché c’è un pubblico ministero che ne valuta l’archiviazione”.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE PUBBLICA ONLINE LE CARTE CON LE CORREZIONI NEL MANDATO D’ARRESTO… I MINISTRO AVEVA PARLATO DI “IMPRECISIONI” MA IN REALTA’ SONO BANALI ERRORI GRAMMATICALI “FACILI DA CORREGGERE”, E CHE IL GOVERNO ITALIANO AVREBBE POTUTO SEMPLICEMENTE SEGNALARE A BRUXELLES. E INVECE SONO SERVITI PER “COPRIRE” LA DECISIONE POLITICA DI RIMPATRIARE IL TORTURATORE LIBICO
Questioni grammaticali. Refusi. Secondo il ministro della Giustizia Carlo Nordio, hanno reso «nullo» il mandato d’arresto della Corte penale internazionale a carico del generale libico Almasri. «Sviste facili da correggere», ribattono alcuni esperti del diritto.
Gli errori, elencati in un documento della Corte dell’Aja, sono circa una ventina. L’avverbio «continuo» al posto del verbo «continuare», il sostantivo «abusato» invece dell’infinito «abusare», giusto per citarne alcuni. E poi quella data, 2011 invece di 2015 ripetuta tre volte.
«L’atto era connotato di imprecisioni, omissioni, discrepanze e conclusioni contraddittorie», aveva dichiarato il Guardasigilli il 5 febbraio quando, alle Camere, ha dovuto spiegare come mai il generale, accusato dalla Corte penale di crimini di guerra e contro l’umanità, era stato rilasciato
E rimpatriato in fretta e furia. Sviste, dicono esperti di diritto internazionale, che la Corte dell’Aja ha corretto con un nuovo mandato d’arresto. E che il ministro avrebbe potuto semplicemente segnalare a Bruxelles.
Il Guardasigilli si sofferma su un errore in particolare: «L’incertezza sulla data dei delitti» avvenuti nella prigione di Mitiga, a Tripoli. Nel mandato d’arresto al centro dello scontro tra governo e Bruxelles, la Corte dell’Aja fa riferimento «ai fatti commessi tra il febbraio 2015 e il marzo 2024». Ma in tre paragrafi, su oltre un centinaio, si parla «del febbraio 2011».
Errore irrimediabile per il Guardasigilli, finito sotto attacco. Che dice così: «Emerge un’insanabile e inconciliabile contraddizione riguardo a un elemento essenziale della condotta criminale dell’arresto riguardo al tempo del delitto commesso».
Il generale arrestato a Torino viene lasciato libero tre giorni dopo. La Corte d’appello di Roma solleva una questione procedurale. Il ministro tace. Poi, davanti alle Camere, punta il dito contro l’atto a suo dire impreciso. Un suo intervento, «prima di aver risolto queste discrasie e incongruenze», sarebbe stato «inopportuno» e «illegittimo».
La Corte penale internazionale il 24 gennaio si riunisce. Approva la nuova versione del mandato dall’arresto. La pubblica sul sito. «È tutto in inglese», ribatte il ministro della Giustizia. «Non ci è stata trasmessa ufficialmente». E poi torna su quei refusi. «Il vizio genetico dell’ordinanza è certamente il mutamento della data del commesso reato», ribadisce. «Banale via di fuga», commentano in diversi.
I rapporti tra la Corte dell’Aja e il governo si irrigidiscono. Sino all’altro giorno, quando l’esecutivo cerca di trovare un terreno di confronto, smorzando i toni e avviando un’interlocuzione.
L’altro giorno sarebbe arrivata in via Arenula la richiesta di acquisire una serie di atti, tra cui le interlocuzioni tra il Tribunale e il ministero della Giustizia, tra la Corte penale internazionale, l’ufficio di collegamento dell’ambasciata italiana in Olanda e gli uffici del Guardasigilli. Si vuole ricostruire la sequenza esatta degli eventi e i tempi di azione di ogni singolo protagonista della vicenda.
Comprese le eventuali comunicazioni tra Palazzo Chigi e via Arenula. Giorni concitati, quelli della vicenda del generale libico. Almasri viene fermato il 18 gennaio e arrestato il 19. Il 21 gennaio, poi, viene scarcerato.
E rimpatriato. Ma quando l’areo di Stato era già pronto per riportarlo in Libia, il ministro della Giustizia diceva di «stare valutando come procedere»
(da La Stampa)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
CON ESITI PARADOSSALI, COME SULLA RETE DI TIM, TALMENTE PATRIMONIO NAZIONALE DA ESSERE CEDUTA A UN FONDO AMERICANO. O LA COMPAGNIA DI BANDIERA EX ALITALIA, PAPPATA DAI TEDESCHI
Se la democrazia non si sente tanto bene, il libero mercato è già morto, cadavere. L’arma
attraverso cui i suoi killer hanno compiuto il misfatto si chiama golden power, mistificazione sovrana utilizzata appunto dai sovranisti per esercitare la loro discrezionalità.
Originariamente il golden power doveva essere lo strumento che consentiva ai governi di tutelare gli interessi nazionali in settori strategici del sistema industriale e finanziario, in modo che dei suoi pezzi rilevanti finendo in mani straniere non compromettessero la loro integrità. Nei fatti, è diventata la modalità con cui la politica decide le sorti di un’azienda in base ai propri umori e alle proprie simpatie.
Sono i desiderata dell’esecutivo, spesso dei suoi ministri che hanno interessi e legami contrapposti, il motore di un’economia che si sta ineluttabilmente sovietizzando. Tu sì, tu no, tu forse. È così che il libero mercato e le sue regole sono diventate un’obsoleta reminiscenza.
La mano dello Stato, un tempo vituperata come il peggiore dei mali, torna di prepotenza a far valere le sue prerogative. E chi ne possiede le leve non si tira indietro, anzi. Così finisce che senza appello l’interesse privato prevale sulla pubblica virtù, e la salvaguardia dell’italianità costringe a mirabolanti contorsioni e sovente fallimenti.
RETE TIM – FONDO KKR
Il nuovo corso è talmente discrezionale che dà adito a esiti paradossali. Come la rete di Tim, talmente patrimonio nazionale da essere ceduta a un fondo americano. O come la compagnia di bandiera, che dopo aver bruciato decine di miliardi dei contribuenti, è finita (per fortuna) in mano tedesca. O ancora l’industria automobilistica, per quasi un secolo asset industriale strategico i cui destini sono finiti Oltralpe.
Sulla rete Tim, giusto per la cronaca, l’incongruenza è macroscopica. Bandiera delle patrie tutele, è stata venduta forse al più speculativo dei fondi americani dove a essere sovrano è solo il suo (legittimo) tornaconto. Eppure Giancarlo Giorgetti continua a ribadire che la tutela dell’interesse nazionale è prioritario. Nei fatti, un ossimoro.
Palazzo Chigi è passato da essere una merchant bank dove non si parlava inglese (copyright Guido Rossi) a una banca d’affari che la lingua la mastica sin troppo bene visto la pletora di consulenti e mediatori stranieri che ne frequentano i corridoi. E che naturalmente sono al servizio di sé stessi, riducendo l’italianità e la sua retorica a intonaco di facciata.
Risultato? Il golden power è diventato qualcosa che si porta su tutto, una coperta che ciascuno tira dalla propria parte a seconda della convenienza. E spesso a sproposito, al punto che una banca italiana che vuole comprare un concorrente diventa off limits per il solo fatto di avere, come la quasi totalità dei grandi gruppi, qualche presenza straniera tra i suoi azionisti.
E al punto che settori assolutamente non strategici improvvisamente lo diventano solo per rispondere a interessi di parte che ne vogliono condizionare lo sviluppo. Sempre usando attori e soldi stranieri, naturalmente. La politica è dunque ritornata a essere un arbitro le cui decisioni sono inappellabili. È così che il regime dell’economia, che aveva le sue fondamenta nella concorrenza e nel libero scambio, sta diventando economia di regime.
(da Lettera43)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
LE DICHIARAZIONI SONO STATE RILASCIATE MNELL’AMBITO DEL PROCEDIMENTO SUI PRESUNTI DOSSIERAGGI
La procuratrice aggiunta Letizia Mannella e la pm Rosaria Stagnaro, titolari del fascicolo sulla presunta violenza sessuale per la quale sono indagati Leonardo Apache La Russa e un amico, stanno lavorando per acquisire le dichiarazioni a verbale di Samuele Calamucci e Carmine Gallo rilasciate nell’altro procedimento, che si è intrecciato col primo già da mesi, sul gruppo di Equalize e sui presunti dossieraggi illegali.
Oggi, infatti, in procura a Milano c’è stata una riunione tra il procuratore Marcello Viola e le due pm, dopo che ieri sul Fatto Quotidiano sono stati pubblicati contenuti di un verbale dell’hacker Samuele Calamucci, il quale avrebbe raccontato che il 19 maggio 2023, giorno in cui la ragazza si svegliò a casa La Russa convinta di aver subito abusi e quando il caso non era ancora uscito sui media (la denuncia della ragazza è di oltre un mese dopo), avrebbe sentito Enrico Pazzali parlare al telefono con tale “Ignazio”, con riferimento al presidente del Senato, della vicenda dei presunti abusi.
Poi, sempre Pazzali, presidente autosospesosi di Fondazione Fiera Milano e titolare di Equalize, avrebbe anche parlato con un militare. Dichiarazioni simili sarebbero arrivate pure dall’ex superpoliziotto Carmine Gallo. I pm del caso della presunta violenza stanno acquisendo quei verbali, ancora secretati, perché la Procura, che aveva già fatto verifiche sui tabulati e su altri elementi accantonando la questione dei presunti contatti La Russa-Pazzali, vuole ora effettuare approfondimenti, ripartire da zero, rileggere i dati e semmai nel caso svolgere anche qualche audizione. Si sta verificando, quindi, il termine esatto di scadenza delle indagini sulla vicenda dei presunti abusi, che cadrà nei prossimi giorni. L’inchiesta era quasi definita, ma eventuali nuove indagini dovrebbero passare per una richiesta di proroga al gip.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
UN FRECCIAROSSA FERMO VICINO A BOLOGNA CAUSA FINO A TRE ORE DI ATTESA… ENNESIMO GUASTO TECNICO SUL TORINO-NAPOLI… MA NON ERA COLPA DI PRESUNTI ATTENTATORI? QUALE ALTRA PALLA TROVERANNO?
Rallentamenti a cascata sulla linea di alta velocità Bologna-Firenze e su altre direttrici
collegate, dopo che stamattina – intorno alle 11.30 – il Frecciarossa FR 9311 Torino-Napoli si è bloccato per un inconveniente tecnico nei pressi del capoluogo dell’Emilia-Romagna e ha accumulato un ritardo di almeno tre ore. Sul sito, Trenitalia ha comunicato che i treni alta velocità già partiti potrebbero accusare un ritardo di massimo un’ora. I sei Frecciarossa direttamente coinvolti saranno rallentati di almeno un’ora. E su uno di questi, come si legge dalle note ironiche postate sui social media, ci sarebbe anche Matteo Renzi.
I treni direttamente coinvolti
Sono appunto sei i convogli il cui tempo di percorrenza ha subito maggiori variazioni:
FR 9311 Torino Porta Nuova (8:40) – Napoli Centrale (15:03)
FR 8508 Roma Termini (9:50) – Brescia (14:00)
FR 9527 Milano Centrale (10:10) – Salerno (16:06)
FR 9413 Venezia Santa Lucia (10:26) – Napoli Centrale (15:48)
FR 9626 Roma Termini (10:50) – Torino Porta Nuova (15:10)FR 9623 Milano Centrale (10:58) – Reggio Calabria Centrale (20:29)
FR 9625 Milano Centrale (11:25) – Napoli Centrale (16:07)
Problemi sulla Bari-Pescara: «Rischio cancellazioni»
Traffico rallentato anche sulla linea Bari- Pescara, per un «inconveniente» a due passaggi a livello nei pressi del capoluogo pugliese. I treni alta velocità e intercity, fa sapere Trenitalia, «possono registrare tempi di percorrenza maggiori fino a 40 minuti», mentre i regionali «possono subire limitazioni di percorso e cancellazioni».
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
IL LEADER LEGHISTA VUOLE BLINDARE LA GUIDA DEL CARROCCIO. AD APRILE CI SARA’ IL CONGRESSO E C’È CHI PARLA DI TESSERAMENTI “AVVENTUROSI”… LA POLEMICA DI PAOLO GRIMOLDI, EX LEGHISTA FONDATORE DEL “PATTO PER IL NORD”: “LA NOSTRA TESSERA È INCOMPATIBILE? BENISSIMO! E L’ASSOCIAZIONE DI VANNACCI?
«Perché, c’è un congresso?». La battuta del leghista di lungo corso racconta bene lo stato d’animo del partito. E, peraltro, l’autore è un salviniano convinto. E convinto, come tutti, che per Matteo Salvini sarà una passeggiata.
La Lega tornerà a congresso «prima di Pasqua». Il 5 e 6 aprile (ma la data ufficiale ancora non c’è) Matteo Salvini chiederà al suo partito un nuovo mandato da segretario.
Dopo undici anni al timone, due volte da ministro e vicepremier (e due governi impallinati, Conte 1 e Draghi), dopo una navigazione sempre in mezzo alla burrasca, Salvini non ha alcuna intenzione di farsi da parte. Per quanto riguarda il governo, ieri ha chiarito che «da numero due mi riposo, ma l’obiettivo è tornare numeri uno. L’importante è partecipare puoi dirlo a un figlio di 7 anni che gioca a calcetto». E per il partito, l’intenzione è quella di mettere a tacere una volta per tutte le voci che lo vogliono in difficoltà.
Certo, l’evento di aprile — con il leader che batte sul tasto del congresso «programmatico» — certificherà il cambio di pelle della Lega. Partito non più nordista ma nazionale anche nei delegati che saranno chiamati al voto per il nuovo mandato.
Ai delegati del Sud è infatti affidato il compito non detto di mettere al sicuro il risultato del leader. Nel partito si parla di tesseramenti avventurosi, del modo per chiudere la questione degli anni di militanza necessari per far parte della platea congressuale. In breve: dei circa sette o ottocento delegati, moltissimi saranno del meridione. Del resto, spiega un leghista pragmatico, «ci sono territori al Sud in cui la Lega prende più che al Nord».
E così, i salviniani si attendono di vincere. E di vincere bene. Ironizza Paolo Grimoldi, ex leghista fondatore del «Patto per il Nord» che mercoledì è stato dichiarato incompatibile con la Lega: «Sostengono che chi ha la nostra tessera è incompatibile? Benissimo! E l’associazione di Vannacci?».
Grimoldi è sferzante: «Rieletto Salvini, i tesserati che faranno? Passeranno altri dieci anni a lottare per il Sud?».
Ad ogni modo, se congresso deve essere, qualcosa di nuovo andrà pur detto. Salvini inaugurò il suo mandato, nel dicembre del 2013, intessendo l’alleanza con i partiti sovranisti che oggi siedono con lui nei Patriots all’Europarlamento. Così come questa volta insisterà sulla linea ultra trumpiana che ha (da tempo) assunto. Però, occorre non dimenticare che la Lega è un partito autonomista, che ascolta i territori.
Magari i territori esprimeranno un presidente del partito e il congresso sarà preceduto da tre giornate programmatiche, al Nord, Centro e Sud. Veneto, Marche e Campania. Ma appunto: se è vero che i problemi di Salvini non sono pochi, il congresso della Lega pare proprio che non sia tra questi .
(da corriere.it)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
LA PARTECIPATA DEL MEF, CHE SI OCCUPA DI DISSESTO IDROGEOLOGICO, TORNA AL CENTRO DELLE POLEMICHE PER LE DECINE DI CONSULENZE (LEGATE SOPRATTUTTO ALL’AREA FDI-CASAPOUND) BEN RETRIBUITE PER UNA SOCIETÀ CHE HA GIÀ 520 DIPENDENTI… IL CASO GABRIELE DE FRANCISCI, CHE GUADAGNA 105 MILA EURO: ERA IL GUARDASPALLE DI GIUSVA FIORAVANTI E QUELLA STRANA STORIA LEGATA A UN TRASLOCO SUPER PAGATO
Uomini e donne di partito, parenti, camerati, ex estremisti e, in generale, decine di
consulenti ben pagati per una società che ha già 520 dipendenti. Oltre a una strana storia legata a un trasloco super pagato. La Sogesid torna al centro delle polemiche per le assunzioni facili e la gestione del personale
Parliamo della partecipata del Mef che si occupa di ambiente e in particolare di dissesto idrogeologico, nota per aver ricevuto dal commissario Francesco Paolo Figliuolo il compito di provvedere agli interventi ingegneristici, amministrativi e legali legati alla ricostruzione post alluvione del 2023 in Emilia-Romagna. Il Fatto aveva già raccontato le vicissitudini di Sogesid, come nel 2016 quando passò da 81 a 443 dipendenti in pochi mesi e nel 2020 con l’arrivo in azienda di altre 200 persone, a vario titolo, senza concorso. Ora che al governo c’è la destra, c’è stata una nuova infornata di consulenti.
La gestione attuale è quella di Errico Stravato, ingegnere, nominato amministratore delegato il 6 luglio 2023 e il 2 ottobre scorso divenuto anche direttore generale. Stravato è noto a Roma per essere stato uno dei dirigenti più stimati da Gianni Alemanno nel suo quinquennio da sindaco. Il manager all’epoca fu l’ispiratore del progetto del waterfront di Ostia e, successivamente, ha seguito il dossier dello stadio dell’As Roma a Tor di Valle. Con lui, nel Cda di Sogesid, è arrivato ad agosto 2023 Massimiliano Panero, ex militante di Casapound in Piemonte.
Da destra, a volte estrema, sono approdati in Sogesid anche diversi consulenti. Su tutti spicca il nome di Gabriele De Francisci, 70 anni, scelto il 21 settembre 2023 come il “solo operatore economico in possesso dei requisiti” per il ruolo di supporto amministrativo del Commissario unico della Depurazione. De Francisci – che guadagna 105 mila euro – il 9 gennaio 1979 era nel commando guidato da Giusva Fioravanti che assaltò Radio Città Futura durante la registrazione della trasmissione femminista Radio Donna. De Francisci non partecipò materialmente all’assalto e dunque fu assolto. In altre azioni aveva il ruolo di “copertura”.
Sempre da destra arriva Manfredi Pinelli, responsabile delle Relazioni esterne, che nel 2016 si era candidato con Casapound al 1° Municipio di Roma. Gradite a Fratelli d’Italia, invece, ci sono due avvocate: Valentina Milani, 49 anni, consulente a 134 mila euro l’anno e Valentina Augello, consulente da 31 mila euro l’anno, figlia del compianto senatore di FdI, Andrea Augello, e figlioccia della vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli. Spostandosi più al centro, inoltre, c’è il caso di Daniele Lucci, esponente dell’Udc molto vicino al segretario Lorenzo Cesa
Emerge poi un caso curioso, legato al trasloco a luglio 2023 dagli uffici di via Calabria 35 alla nuova sede di via Nomentana 41. I due edifici distano appena 600 metri, costati però a Sogesid la cifra monstre di 138 mila euro. La ditta di traslochi assegnataria fu la De Vellis Servizi Globali srl, società di Ennio De Vellis, coinvolto a luglio scorso in un’inchiesta della Procura di Milano su un presunto giro di appalti truccati.
Non solo. Un anonimo il 31 ottobre 2024 ha protocollato alla Procura di Roma un esposto sulla nomina di Francesco Santini – già dipendente del Mit – a consulente dell’Ufficio Gare e Contratti, incarico retribuito 75 mila euro l’anno, sollevando dubbi sulla nomina che dovranno essere ora vagliati dagli inquirenti.
L’Ad Stravato, contattato dal Fatto, ha sottolineato la bontà del suo operato e la buona fede delle nomine. “La Sogesid è sott’attacco – afferma – ci sono continue segnalazioni di persone che hanno interessi privati. La nostra è un’azienda legata al risultato, non c’è spazio per i raccomandati. Si guarda solo il curriculum, non l’appartenenza politica. E il lavoro dei dipendenti è controllato costantemente. Le segnalazioni? Arrivano, certo: ho detto tanti no”. Sul trasloco: “La gara fu assegnata prima del mio arrivo, è parsa particolare anche a noi, ma è stata rivalutata in Cda e infine risultata congrua”.
(da Fatto Quotidiano)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
“IL BRODO CULTURALE DEGLI ELETTORI DI FDI NON E’ IL FASCISMO, MA IL PEGGIORE CAPITALISMO”… “L’ELETTORE DELLA DESTRA SOCIALE AVEVA SENSO DELLO STATO ED ETICA CIVILE, QUELLI DI FDI SONO EVASORI E BOTTEGAI PICCOLI BORGHESI, UNA FECCIA SOCIALE”
Fratelli d’Italia è diventato “il partito di riferimento di piccoli e medi evasori”. Daniela
Santanchè? “Dovrebbe andarsene” e se Giorgia Meloni non la caccia “è corresponsabile”.
Franco Cardini (che due giorni fa ha presentato a Firenze Fratelli di chat con Tomaso Montanari e l’autore, Giacomo Salvini) è uno storico molto ascoltato a destra, anche per la sua storia di militanza nel Msi e per un’amicizia mai nascosta con Meloni. La grande crescita del partito negli ultimi anni ha però, secondo Cardini, cambiato di molto l’elettore tipo degli eredi della destra sociale, non più attento al valore del senso civico.
Professor Cardini, il libro Fratelli di chat (PaperFirst) mostra da dentro il cambiamento di FdI negli anni della sua ascesa. Che conseguenze ha avuto questa metamorfosi?
Lasciando da parte le nostalgie fasciste, un tempo gli elettori dell’estrema destra si identificavano soprattutto per una coscienza civica nazionale. C’era un senso civico diffuso, un senso della probità del cittadino, di lealtà nei confronti dello Stato. Tutto questo era la colonna vertebrale del cittadino medio che votava Msi. In qualche maniera, erano valori che facevano discendere dal nazionalismo. Quelli che oggi simpatizzano Fratelli d’Italia sono nati in un brodo culturale che non è quello del fascismo, ma quello del capitalismo.
E hanno smarrito quel senso dell’etica?
Oggi l’elettore medio di Fratelli d’Italia è il piccolo o medio evasore, il bottegaio o il negoziante che non fa gli scontrini, il professionista che promette lo sconto se il cliente non vuole la fattura. Piccoli borghesi che, nel loro piccolo, non fanno il loro dovere civico e rispondono all’individualismo. Se posso dare un consiglio a Giorgia, a cui voglio bene, è di stare attenta: meglio non guidare un partito che diventa sempre più grande soltanto perché si gonfia con questa feccia sociale.
A proposito di etica: è per questa stessa mentalità che Santanchè non si è ancora dimessa da ministra del Turismo?
Credo che Santanchè non se ne vada perché è una persona profondamente attaccata ai propri privilegi, al proprio orgoglio. E perché, andandosene, implicitamente riconoscerebbe di avere delle colpe, mentre restando lì può mostrarsi immacolata. Il che, col massimo rispetto, non mi sembra credibile alla luce di quanto già emerso sulle sue aziende.
Quindi dovrebbe andarsene?
Dovrebbe. Meloni dice spesso di non essere ricattabile e non ho dubbi sia così, se consideriamo soltanto la sua persona. Ma non è del tutto vero se invece si considera pure chi le sta intorno, perché su di lei non troveranno mai nulla, ma Meloni sa benissimo che di gente ricattabile ne ha molta intorno. E se lei non fa nulla per rimediare, diventa corresponsabile delle loro colpe. Sono convinto che una parte “sana” dell’elettorato di Fratelli d’Italia che pensa che Meloni dovrebbe prendere a pedate Santanchè. Io credo sarebbe giusto farla dimettere, dopodiché forse lei ha paura che possa esser percepito come un gesto di debolezza.
La debolezza però non deriva dal farsi logorare così a lungo?
A mio giudizio sì, se Meloni la cacciasse ne guadagnerebbe subito in credibilità. Ma se devo comprendere le ragioni dello stallo allora mi do quella spiegazione. Della serie: sono talmente potente che vi impongo anche lei, nonostante la situazione sembri compromessa. D’altra parte non mi risulta che ci siano rapporti personali così stretti da giustificare una difesa a oltranza né posso pensare che lo scudo di Meloni sia dovuto a una giustificazione nel merito delle vicende, sulle quali ormai ci sono evidenze obiettive ai danni della ministra.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Febbraio 14th, 2025 Riccardo Fucile
GIUSTIZIA DIVINA IN ATTESA CHE QUELLA TERRENA LA FACCIANO I GIUDICI ORDINARI?
Cos’altro dovrà accadere ad Agrigento perché intervenga un giudice, preferibilmente lo
stesso Padreterno? Questo dicono gli agrigentini.
Dopo la copiosa antologia di gaffe, ritardi, sprechi e gratuite manifestazioni di generosità per gli amici e gli amici degli amici, è accaduto anche questo.
Ad Agrigento ha piovuto abbondantemente e si è ripetuto l’allagamento del viale delle Dune, lungo il litorale di San Leone, che è il lido della città che quest’anno sarebbe chiamata ad onorare il titolo di Capitale della Cultura. Acqua piovana e fogne sono diventate un tutt’uno, nonostante un video ripescato dagli agrigentini, e riproposto sui social, nel quale il sindaco, Francesco Miccichè, qualche tempo addietro, avesse detto che a San Leone tutto era risolto.
Nell’allagamento di ieri, molte le auto rimaste prigioniere dell’acqua, tra queste un’auto che davvero appare il segno di un interessamento del Padreterno, che fa giustizia, in attesa che giustizia facciano i giudici ordinari, quelli terreni.
Perché tra le auto bloccate e danneggiate da acqua mista a cacca c’era anche questa costosa Mercedes. E di chi è la Mercedes
La notizia che corre, e trova conferme in queste ore in città, è che la costosa auto è l’auto di rappresentanza dell’AICA, la discussa azienda idrica responsabile della situazione drammatica della Città dei Templi.
E “Radio Agrigento” – chiamiamo così la catena di notizie che si rincorrono in città – aggiunge un dettaglio non secondario: quella Mercedes finita sott’acqua ed altro, era a disposizione del direttore generale dell’AICA in persona, Claudio Guarneri.
Un fatto che gli agrigentini leggono in tanti modi. Intanto, come detto, come un segnale divino, una sorta di divertito castigo.
Altri, lo leggono come una mano inaspettata che potrebbe mettere a nudo le clamorose contraddizioni della macchina amministrativa e del governo delle cose in città.
Privilegi immeritati e abusi
Sta di fatto che – voci di officina della stessa AICA – la bella Mercedes che sarebbe stata in dotazione del direttore generale è ora da ritenersi irrimediabilmente perduta.
In pratica – si perdoni il realismo, ma ci vuole – l’auto dell’AICA è finita nella merda. Peccato che Andrea Camilleri non ci sia più, nella sua penna l’episodio avrebbe potuto segnare un gustoso passaggio dei suoi racconti su Montelusa.
(da Globalist)
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