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COS’E’ IL MANIFESTO DI VENTOTENE E DI COSA PARLA

Marzo 19th, 2025 Riccardo Fucile

E’ STATO SCRITTO DA ALTIERO SPINELLI ED ERNESTO ROSSI MENTRE ERANO CONFINATI SULL’ISOLA DURANTE IL PERIODO FASCISTA… AUSPICANDO UNA EUROPA UNITA E SOLIDALE E’ NORMALE CHE NON PIACCIA ALLA FECCIA SOVRANISTA

Il Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi mentre erano confinati sull’isola di Ventotene durante il regime fascista, è uno dei documenti fondamentali dell’idea di un’Europa unita.
Il Manifesto propone la creazione di una federazione europea per garantire la pace e prevenire il ritorno di totalitarismi e guerre.
Critica il nazionalismo e sostiene la necessità di un’Europa basata su principi democratici . Dopo la Seconda guerra mondiale, le idee del Manifesto hanno ispirato la nascita dell’Unione Europea. Spinelli stesso è stato un protagonista del processo di integrazione europea.
I temi chiave del Manifesto
Gli autori del Manifesto considerano il nazionalismo una delle principali cause di guerre e conflitti in Europa. La soluzione proposta è la creazione di una federazione europea, in cui gli Stati rinuncino a parte della loro sovranità in favore di un governo sovranazionale. Questo sistema dovrebbe garantire pace duratura, impedendo a un singolo Paese di imporre il proprio dominio sugli altri.
Gli autori del Manifesto vedono la democrazia come un valore fondamentale per il futuro dell’Europa. La dittatura fascista in Italia e il regime nazista in Germania hanno dimostrato i pericoli di uno Stato autoritario, dove i cittadini perdono i loro diritti e la politica diventa uno strumento di oppressione.
Tuttavia, criticano anche le vecchie democrazie liberali, colpevoli di non aver saputo contrastare efficacemente l’avanzata dei totalitarismi.
Il Manifesto non si limita a proporre un’unione politica, ma affronta anche il tema delle disuguaglianze economiche e sociali. Gli autori sostengono che il capitalismo senza regole abbia contribuito alla crescita di regimi autoritari, favorendo una società divisa tra ricchi e poveri. Dopo la guerra, è necessario ricostruire l’Europa su basi più eque e solidali.
(da La Stampa)

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TRUMP ESCE A PEZZI DALLA TELEFONATA CON “MAD VLAD”. AVEVA GIÀ PRONTO IL DISCORSO (“HO SALVATO IL MONDO”) E INVECE HA DOVUTO FARE PIPPA DI FRONTE AL NIET DEL PRESIDENTE RUSSO ALLA TREGUA DI 30 GIORNI IN UCRAINA

Marzo 19th, 2025 Riccardo Fucile

LE SUPERCAZZOLE DEL TYCOON SU IRAN E ARABIA SAUDITA E LA PRETESA DELL’EX AGENTE DEL KGB: ACCETTO IL CESSATE IL FUOCO SOLO SE FERMATE GLI AIUTI ALL’UCRAINA. MA TRUMP NON POTEVA GARANTIRE A NOME DELL’EUROPA

Putin non perde mai. La telefonata con Trump ha avuto come unico risultato la completa riabilitazione del “macellaio di Mosca” (copyright Biden), che rientra di prepotenza nel club delle grandi potenze mondiali, alla faccia di Zelensky, dell’Europa e di tutti coloro che in questi anni avevano relegato la Russia nella serie B della diplomazia mondiale.
Il Caligola di Mar-a-Lago esce invece frastornato: doveva arrivare alla pace in 24 ore, e invece si conferma solo un cowboy coatto, capace di bullizzare i partner più deboli, come Zelensky.
Quando si trova di fronte un ex agente del Kgb, esperto e spietato, deve abbassare il capino arancione e fare pippa. Aveva già pronto il discorso, che sarebbe iniziato con la frase “I saved the world”, (“Ho salvato il mondo”), ed è stato costretto a buttarlo nel cesso della Casa bianca.
L’umiliazione è partita prima ancora che iniziasse la telefonata, con Putin che, sghignazzando a una conferenza con gli industriali russi, ha temporeggiato, facendo aspettare il tycoon.
Quando ha sentito prendere la linea, Trump l’ha presa alla larga con i soliti salamelecchi: tra una promessa di partita a hockey e l’altra, si è vantato della sua capacità di portare avanti un negoziato in maniera “equa” e di riconoscere il ruolo della Russia.
Poi si è inerpicato in un ragionamento sull’Iran, provando a convincere Putin (per conto di Netanyahu) a esercitare una moral suasion sui suoi amici ayatollah e farli desistere dalla proliferazione nucleare.
Sul tema, ha ottenuto un vago assenso dello “Zar”: s’è detto d’accordo sul fatto che “l’Iran non dovrà mai essere in grado di distruggere Israele”.
Il Caligola di Mar-a-Lago ha poi continuato il suo panegirico lodando l’Arabia Saudita e invocando gli ottimi rapporti di Mohammed Bin Salman, come un venditore di enciclopedie qualunque in cerca di referenze. Putin ha ascoltato in silenzio, finchè si è arrivati alla vera questione sul tavolo: l’Ucraina.
È lì che Putin ha assestato il gancio al viso truccato di Trump, pronunciando un sibillino: Niet.
“Mad Vlad” ha rifiutato la tregua di 30 giorni, proposta dagli Usa dopo il vertice di Gedda con Zelensky, ribadendo la sua convinzione che sarebbe servita soltanto ad avvantaggiare Kiev. E poi ha risposto a brutto muso di acconsentire a deporre le armi soltanto se il flusso di aiuti militari all’Ucraina si fosse interrotto completamente.
Una pretesa inaccettabile, non tanto perché gli Usa siano contrari, ma perché di mezzo ci sono l’Europa e il Regno Unito: “Posso parlare a nome mio, ma che ne so che faranno loro?”, è stato il balbettio di Trump.
E così si è arrivati allo stop agli attacchi alle infrastrutture energetiche: un risultato inutile che serve a Trump come bandierina da sventolare per non ammettere pubblicamente il fallimento.
In realtà, come si è visto nella notte, Putin continua a bombardare l’Ucraina (tornando a colpire la capitale, Kiev) per mantenere alta la pressione dimostrando di non voler negoziare un bel niente.
Che succederà adesso? Domenica si terrà un nuovo incontro a Gedda (chez Bin Salman), tra le delegazioni russe e statunitensi.
Gli ucraini, come hanno ammesso dal gabinetto di Zelensky, non sono stati invitati. Come ha fatto notare perfettamente l’analista Michael Clark su Sky, ripreso entusiasticamente dai propagandisti russi (compreso l’ex presidente Dmitri Medvedev): “Se non siete al tavolo del negoziato, vuol dire che siete nel menu” Zelensky, ieri in visita a Helsinki, ha risposto: “Non siamo un’insalata né un dessert, per essere nel menu di Putin, indipendentemente dai suoi appetiti”.
Dopo l’incontro di domenica, a cui saranno presenti i due ministri degli esteri di Usa e Russia, Marco Rubio e Sergei Lavrov, insieme ai due “inviati speciali”, Steve Witkoff e il suo “omologo” Yuri Ushakov (uomo d’affari, messo a fare da contraltare all’immobiliarista trumpiano da Putin).
Dopo il vertice, si terrà una seconda telefonata tra Putin e Trump, e solo allora sarà concordata la data dell’incontro faccia a faccia. Come andrà a finire? Di sicuro un vincitore c’è già: è Putin.

(da agenzie)

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QUANDO IL GIOCO SI FA DURO, I TEDESCHI INIZIANO A GIOCARE. LA GRANDE LEZIONE DEL BUNDESTAG: A TRE SETTIMANE DAL VOTO, CDU, SPD E VERDI VOTANO COMPATTAMENTE LA RIFORMA COSTITUZIONALE CHE PERMETTE DI AGGIRARE IL FRENO AL DEBITO

Marzo 19th, 2025 Riccardo Fucile

IL NEO-CANCELLIERE, FRIEDRICH MERZ, APRE ALLA “COMUNITÀ DELLA DIFESA EUROPEA, A CUI POTRANNO ADERIRE ANCHE PAESI EXTRA-UE” … LE TRE NOVITÀ: IL FONDO SPECIALE PER LE INFRASTRUTTURE, L’ALLENTAMENTO DEI VINCOLI PER LE REGIONI E UN INDEBITAMENTO “ILLIMITATO” PER EQUIPAGGIARE L’ESERCITO E FORNIRE ARMI ALL’UCRAINA

Con un voto storico la Germania cambia il «freno del debito», abbandonando decenni di austerità, e approva un piano di stimolo e rilancio dell’economia di oltre mille miliardi. Soprattutto, dice sì al finanziamento «illimitato» del riarmo, ossia privo di vincoli prestabiliti, se non quanto si vorrà e potrà raccogliere sul mercato.
La riforma voluta da Friedrich Merz, ancora prima di diventare cancelliere, è passata nella seduta straordinaria del 20° Parlamento tedesco, riconvocato a pochi giorni dallo scioglimento. Trattandosi di modifiche costituzionali, era necessaria la maggioranza dei due terzi.
E i deputati della Cdu/Csu, dei socialdemocratici e dei Verdi sono stati compatti: 513 i sì di fronte ai 489 necessari per il quorum, 207 i no. Rispetto alle preoccupazioni della vigilia, mancano all’appello appena 7 deputati.
Contraria l’estrema destra dell’AfD, la Linke e il partito di Sahra Wagenknecht (che sparirà dal prossimo Parlamento) e che in aula ha portato i cartelli: «2025 come il 1914: no ai crediti di guerra», evocando il riarmo tedesco all’inizio della Prima guerra mondiale. Accuse respinte dai partiti della maggioranza.
Anzi, Friedrich Merz ha motivato così la rottura del grande tabù fiscale: «Un tale debito può essere giustificato solo in circostanze molto specifiche. Queste circostanze sono determinate soprattutto dalla guerra di aggressione di Putin contro l’Europa».
Ma la frase più importante, probabilmente, è un’altra. «La nostra decisione a vantaggio della Bundeswehr — ha detto Merz — è anche il primo passo verso una comunità della difesa europea, alla quale anche Paesi non appartenenti all’Ue potranno aderire». Il riferimento è alla Gran Bretagna e alla Norvegia.
E preannuncia già l’impegno di Berlino per un’unione della difesa con chi vorrà farne parte . Ieri sera è arrivato a Berlino il presidente francese Emmanuel Macron per cenare con Merz e il cancelliere Olaf Scholz.
Inizia dunque così, abbandonando il feticcio della Schwarze Null (dello zero in bilancio predicato da Wolfgang Schäuble), l’era di Friedrich Merz. E inizia, da un lato, con una spettacolare dimostrazione di disciplina della democrazia tedesca, che in tre settimane è stata capace di stringere un impensabile patto tra i partiti, passato al vaglio — visti i tempi accelerati — della Corte costituzionale.
Dall’altro, però, parte in una situazione precaria, complici i dazi di Trump, perché la Merzonomics dovrà risollevare un Paese che anche per il 2025 crescerà pochissimo, solo dello 0,4% secondo l’Osce.
Le riforme, chiamate malevolmente «Schuldenpaket» (pacchetto del debito) dalla stampa popolare, introducono tre grandi novità: 1) un indebitamento illimitato per equipaggiare meglio l’esercito e fornire armi all’Ucraina; 2) un fondo speciale da 500 miliardi di euro, con una durata di 12 anni, per modernizzare le infrastrutture, dalle reti elettriche agli ospedali, dalle strade alle ferrovie; 3) un aiuto alle regioni che ora potranno creare un deficit dello 0,35%.

(da il Corriere della Sera)

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IL PARLAMENTO UNGHERESE APPROVA LA LEGGE PER VIETARE IL “PRIDE” E CONSENTE ALLE AUTORITÀ DI UTILIZZARE UN SOFTWARE DI RICONOSCIMENTO FACCIALE PER IDENTIFICARE I PARTECIPANTI, SOLO I NEONAZISTI POSSONO SFILARE SENZA ESSERE IDENTIFICATI DALLA FOGNA DEL REGIME

Marzo 19th, 2025 Riccardo Fucile

IL PROVVEDIMENTO INTRODUCE IL REATO DI ORGANIZZAZIONE E PARTECIPAZIONE A EVENTI CHE VIOLANO LA “LEGGE SULLA PROTEZIONE DEI MINORI” (CHE E’ GIA’ VALSA A BUDAPEST IL DEFERIMENTO DAVANTI ALLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UE)

Il Parlamento ungherese ha approvato la legge che vieta il Budapest Pride e consente alle autorità di utilizzare un software di riconoscimento facciale per identificare i partecipanti. Lo riferiscono media locali. Sulla legge hanno votato a favore i due partiti che formano la coalizione di governo, Fidesz del premier Viktor Orban, e il Kdnp.
Il provvedimento introduce il reato di organizzazione e partecipazione a eventi che violano la “legge sulla protezione dei minori”, valsa a Budapest il deferimento davanti alla Corte di giustizia dell’Ue, che vieta di mostrare ai minori qualsiasi contenuto, nei media e nelle scuole, che ritragga o promuova l’omosessualità o il cambio di sesso. Il provvedimento approvato oggi prevede anche delle multe per organizzatori e partecipanti al Pride. Durante la sessione parlamentare odierna, sono stati lanciati dei fumogeni dai banchi di opposizione.
“La nostra è un’Unione di libertà e uguaglianza. Ognuno dovrebbe poter essere chi è, vivere e amare liberamente. Il diritto di riunirsi pacificamente è un diritto fondamentale da difendere in tutta l’Unione europea. Siamo al fianco della comunità Lgbtqi – in Ungheria e in tutti gli Stati membri”.
Lo scrivono in un tweet il Commissario Ue per Stato di diritto Michael McGrath e e la Commissaria per le Pari Opportunità Hadja Lahbib, commentando la legge approvata dall’Ungheria che vieta il Pride. I due tweet sono stati rilanciati dalla presidente Ursula von der Leyen.

(da agenzie)

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“LA STRATEGIA DI TRUMP SULL’UCRAINA NON È NELL’INTERESSE DEGLI STATI UNITI”: PARLA FIONA HILL, EX DIRETTRICE PER L’EUROPA NEL CONSIGLIO PER LA SICUREZZA NAZIONALE DELLA CASA BIANCA DURANTE IL PRIMO MANDATO DEL TYCOON

Marzo 19th, 2025 Riccardo Fucile

“IL MODO DI RIUSCIRCI NON È QUESTO. NON LO CAPISCE. PUTIN HA OTTENUTO QUELLO CHE VOLEVA: NON GLI INTERESSA METTERE FINE ALLA CARNEFICINA. E DIRE CHE L’ECONOMIA E LA SOCIETÀ RUSSA SONO SOTTO PRESSIONE, MA IL PRESIDENTE AMERICANO NON SEMBRA INTENZIONATO A SFRUTTARE QUESTE DIFFICOLTÀ A SUO VANTAGGIO”

Fiona Hill era dentro alla stanza, quando Trump e Putin si incontrarono ad Helsinki nel 2018, e la chiamata di ieri la giudica così: «Il capo del Cremlino ha ottenuto quello che voleva». Il problema però è assai più grande dell’Ucraina, e l’ex direttrice per l’Europa nel Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca lo riassume in questo modo: «Il sistema di sicurezza nato dalla Prima e dalla Seconda Guerra Mondiale è finito. Gli europei sono minacciati insieme da Russia, Usa e Cina: se non capiscono che è arrivato il momento di costruire le loro difese, le conseguenze saranno molto tetre».
Com’è andata la chiamata?
«A giudicare dai due comunicati, non è stata molto soddisfacente per la Casa Bianca. Quello del Cremlino è parecchio più lungo, ma a parte il cessate il fuoco relativo alle infrastrutture energetiche, non c’è molto di significativo. Putin ripete le sue posizioni massimalistiche, come la fine degli aiuti militari e di intelligence a Zelensky.
Considerando che Trump aveva già in mano l’accordo sulla tregua con l’Ucraina, probabilmente si aspettava di convincerlo. Ma non si capisce usando quale leva, a parte cedere Kiev. Al capo del Cremlino non interessa poi così tanto mettere fine alla carneficina […] L’economia e la società russa sono sotto pressione, ma il presidente americano non sembra intenzionato a sfruttare queste difficoltà a suo vantaggio. Quello in corso sembra più che altro un negoziato personale».
Quindi Putin ha bocciato la proposta di tregua di Trump, ma senza dirgli no, guadagnando il tempo per continuare l’offensiva?
«Esatto».
Cosa significa il cessate il fuoco per l’energia?
«Buona domanda. Forse Putin vuole salvare le infrastrutture che ritiene saranno sue. Nessuna concessione invece sui massacri dei civili o le garanzie di sicurezza. Quanto al negoziato per la tregua nel Mar Nero, serve solo ai russi, perché in quel teatro gli ucraini li stanno battendo, demolendo la flotta di Mosca».
Cosa si aspetta ora, un nuovo incontro tipo Helsinki?
«È possibile, escludendo l’Europa. È una guerra europea e in gioco c’è la sicurezza del continente, ma gli europei sono esclusi. Stiamo tornando a scenari da Prima guerra mondiale […] per la volontà di rilanciare i rapporti di forza tra grandi potenze».
Se fosse ancora alla Casa Bianca, cosa suggerirebbe a Trump?
«Che questa strategia non è nell’interesse suo e degli Stati Uniti. Capisco e condivido la sua volontà di migliorare le relazioni con la Russia e prevenire i conflitti nucleari, Ma il modo di riuscirci non è questo. Però lui non lo capisce, e non ha nessuno vicino disposto a dirglielo». «Questa sarà l’ultima guerra in cui Washington farà da garante per l’Europa, il sistema di sicurezza basato sulla presenza americana è finito».
Come dovrebbero reagire gli europei?
«Sull’Ucraina, sono l’unica possibile resistenza alla svendita di Kiev e dell’intero continente. Devono rialzare la testa, come Unione ».

(da agenzie)

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VOLETE INCONTRARE TRUMP? BASTA PAGARE. “THE DONALD” ORGANIZZA CENE A LUME DI CANDELA PER LE QUALI CHIEDE UN MILIONE DI EURO PER UN POSTO A SEDERE

Marzo 19th, 2025 Riccardo Fucile

L’ULTIMA È STATA ORGANIZZATA LO SCORSO SABATO E IL TYCOON SI È PRESENTATO CON ELON MUSK. CHI VUOLE ASSICURARSI UN INCONTRO PRIVATO CON IL PRESIDENTE DEVE, PERÒ, SGANCIARE CINQUE MILIONI DI DOLLARI … RICCONI E IMPRENDITORI POSSONO SFRUTTARE L’OCCASIONE PER I LORO INTERESSI

Un invito a una cena “a lume di candela”, tenutasi sabato scorso al club Mar-a-Lago del presidente Donald Trump, è costato un milione di dollari a posto agli ospiti. Trump ha partecipato alla cena insieme a Elon Musk che si è seduto al suo fianco.
Musk, che indossava la sua uniforme standard, una giacca sportiva nera sopra una maglietta nera, è stato visto stringere mani e salutare gli altri partecipanti. Era con una donna che indossava un abito lungo fino ai piedi che sembrava essere Shivon Zilis: lei è una dirigente di Neuralink che in precedenza faceva parte del consiglio di amministrazione di OpenAI ed è la madre di quattro dei 14 figli di Musk.
§“Wired” ha precedentemente riferito di un’altra cena a lume di candela tenutasi il 1° marzo in cui gli ospiti sono stati invitati a spendere 1 milione di dollari a persona. L’evento è apparso sul programma pubblico del presidente con una nota che recitava “il presidente partecipa alla cena a lume di candela MAGA INC. Candlelight Finance”. La cena a lume di candela del 15 marzo non è apparsa sul programma ufficiale.
«Siete invitati a una cena a lume di candela con ospite speciale, il presidente Donald J. Trump – si legge nell’invito – 1.000.000 di dollari a persona». L’invito aveva un’intestazione “MAGA INC.” e una nota in fondo all’invito recitava «Donald J. Trump si presenterà a questo evento solo come ospite speciale e non chiederà fondi o donazioni». MAGA Inc., o Make America Great Again Inc., è un super PAC che ha supportato la campagna presidenziale di Trump del 2024. Secondo Wired, i leader aziendali potrebbero assicurarsi un incontro individuale con Trump per 5 milioni di dollari a Mar-a-Lago.
«Non ricordo un presidente in carica nelle prime settimane della sua amministrazione che chiedesse milioni di dollari per raccogliere fondi – ha detto in precedenza a WIRED Don Moynihan, professore di politiche pubbliche presso l’Università del Michigan – La preoccupazione riguarda meno la raccolta fondi e più l’accesso e l’influenza. Le persone che sperano di ottenere un trattamento di favore ritengono sia nel loro interesse donare denaro a Trump».

(da agenzie)

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I RUSSI SI FREGANO LE MANI E FREGANO L’EUROPA: AL CREMLINO BRINDANO CON LA VODKA DOPO LA TELEFONATA PUTIN-TRUMP

Marzo 19th, 2025 Riccardo Fucile

IL FALCO MARKOV: “L’EUROPA VIENE DEFINITIVAMENTE MESSA IN DISPARTE. SI PARLA DI ‘SOLUZIONE BILATERALE’, QUINDI SPETTA A PUTIN E TRUMP DECIDERE COSA SARÀ DELL’UCRAINA” … IL RIFIUTO DI UN CESSATE IL FUOCO TOTALE VIENE SOTTOLINEATO DA QUASI TUTTI I MEDIA, E PRESENTATO COME UNA IMPOSIZIONE DI PUTIN AL NUOVO ALLEATO AMERICANO

Quando a Mosca erano le 16, l’ora in cui sarebbe dovuta cominciare la telefonata con Donald Trump, Vladimir Putin si trovava all’annuale congresso della Confindustria Russa, davanti a un pubblico composto per lo più da oligarchi, compresi quelli che tre anni fa si erano detti contrari all’«operazione militare speciale», come passa in fretta il tempo. Stava parlando, e aveva già suscitato ilarità in platea fingendo di chiedersi perché i Paesi del G7 vengano chiamati i Sette grandi.
«Ovunque si guardi, non si vedono sulla mappa», ha detto mimando il gesto del binocolo. È stato il presidente dell’associazione, Aleksandr Shokhin, a interrompere il suo discorso ricordandogli premurosamente che secondo il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov era giunto il momento del colloquio tanto atteso. Il presidente russo ha risposto con una battuta che denotava la sua sicurezza.
«Non ascoltate Peskov. Il suo lavoro è questo».
Nulla accade per caso Figurarsi lo stato d’animo degli altri. Nulla accade per caso, nella liturgia che da sempre accompagna Putin. Quel breve siparietto, unito al mancato annullamento di un intervento previsto da mesi, era già una sorta di viatico: tanto siamo noi quelli forti, business as usual , perché tutta questa agitazione mondiale?
«Nelle settimane appena trascorse, sia Trump che Putin avevano già dimostrato di essere sulla stessa lunghezza d’onda e soprattutto di considerarsi entrambi sullo stesso piano» ragiona l’ineffabile Sergei Markov, ex consigliere del Cremlino per la politica estera.
«Infatti, parlano di soluzione bilaterale, come a dire che spetta a loro e solo a loro decidere cosa sarà dell’Ucraina. L’Europa viene definitivamente messa in disparte. Una prima vendetta comune».
Come capita molto spesso, la parte più moderata del coro è stata intonata da un appartenente al primo anello del Cremlino. «Oggi il mondo è diventato più sicuro» ha scritto sui social Kirill Dmitriev, responsabile per la cooperazione nel campo economico e investimenti con i Paesi stranieri, e in questa fase negoziatore con gli Usa. Ma scorrendo le reazioni, di ogni ordine e grado, la sensazione è quella di un verdetto interlocutorio, nel quale ognuno può leggere quel che più gli piace.
Sul versante istituzionale, il vicecapo della Commissione Esteri Aleksei Chepa annuncia l’inizio dell’era della distensione: «Più numerosi i punti di accordo, dai prigionieri di guerra fino a una futura partita di hockey tra i due Paesi, maggiore sarà la fiducia reciproca e migliori per noi le decisioni future che ci attendono». Sul Canale Rybar di Telegram, unico account comune dei corrispondenti di guerra, categoria diventata avamposto dell’ultranazionalismo, si ragiona in modi e termini leggermente diversi.
«Attitudine alla pace» L’apparente rifiuto di un cessate il fuoco totale viene sottolineato da quasi tutti i media, e presentato come una imposizione di Putin al nuovo alleato americano. Con un certo pragmatismo, il vice speaker della Camera Alta, Konstantin Kosachev, personaggio politico in ascesa, lascia intendere che l’obiettivo era quello di superare l’accordo di Gedda tra Usa e Ucraina, ed è stato raggiunto. «Abbiamo confermato la nostra attitudine alla pace con una serie di passi unilaterali, a differenza di Kiev che aveva solo dichiarato la disponibilità a un armistizio male controllato e mirato solo a presentare la Russia nella luce peggiore. Senza peraltro capire che il caso ucraino è solo uno dei tanti che affronteremo insieme agli Usa». Appena sette giorni fa, Kosachev aveva dichiarato che l’unico vero accordo era quello che ci sarebbe stato «sul campo di battaglia».

(da agenzie)

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IL CASO PARAGON SI INGROSSA: I DISPOSITIVI INFETTATI CON IL SOFTWARE DI SPIONAGGIO GRAPHITE SAREBBERO MOLTI DI PIÙ DI QUANTO EMERSO FINORA

Marzo 19th, 2025 Riccardo Fucile

UNO DEI RICERCATORI DEL “CITIZEN LAB” RIVELA: “QUELLO INDIVIDUATO DA WHATSAPP È SOLO UNO DEI MODI IN CUI LO SPYWARE VIENE INSERITO NEI DISPOSITIVI. C’È QUASI SICURAMENTE UN NUMERO MAGGIORE DI CASI, CHE NON HANNO RICEVUTO UNA NOTIFICA” … IL PROGRAMMA PUÒ ESSERE USATO SOLO DA ENTI GOVERNATIVI: TRA LE VITTIME ACCLARATE C’ERANO ATTIVISTI DI MEDITERRANEA SAVING HUMANS E IL DIRETTORE DI FANPAGE, FRANCESCO CANCELLATO

Lunga audizione al Copasir per due rappresentanti di Meta in Italia, chiamati a riferire sul caso Paragon, oggetto di approfondimento da parte del Comitato. I due sono stati ascoltati per circa tre ore ed hanno risposto alle domande dei membri dell’organismo parlamentare.
Era stata proprio Meta, nel gennaio scorso, ad informare alcuni utenti di Whatsapp (una novantina in circa 20 Paesi, di cui 7 in Italia, a quanto emerso) che i loro telefonini erano stati infettati con lo spyware Graphite dell’azienda Paragon
Solutions, creata in Israele ed acquisita nel dicemebre scorso da un fondo americano.
Sarebbero di più delle 90 emerse finora, di cui sette in Italia, le persone messe sotto controllo dallo spyware Paragon.
A dirlo, qualche giorno fa, John Scott-Railton, uno dei ricercatori di The Citizen Lab in un incontro al Parlamento europeo di Strasburgo: “Riteniamo che quello individuato da WhatsApp rappresenti solo uno dei modi in cui lo spyware di Paragon viene inserito nei dispositivi – ha detto – e c’è quasi certamente un numero maggiore di casi in Italia e altrove che non hanno ricevuto una notifica perché il metodo attraverso il quale quello spyware è stato inserito nel dispositivo è diverso e quindi potrebbe non essere stato visto da WhatsApp”.
Ieri, si è anche tenuta una lunga audizione al Copasir per due rappresentanti di Meta in Italia, chiamati a riferire proprio sul caso Paragon. I due sono stati ascoltati per circa tre ore. Sul tema c’è massimo riserbo, è delicato per la sicurezza nazionale.
L’intelligence italiana si avvaleva infatti dello spyware Graphite prodotto da Paragon Solutions e quando si è saputo che tra le vittime italiane del virus installato tramite Whatsapp c’erano attivisti di Mediterranea Saving Humans e il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, l’uso di Graphite è stato sospeso.
I responsabili dei servizi hanno assicurato che l’utilizzo di Graphite è avvenuto entro i confini previsti dalla legge. Ieri, intanto, i rappresentanti di Meta hanno ricostruito davanti al Comitato i passi fatti dell’azienda che ha scoperto la campagna hacker svolta col software di Paragon tramite i controlli e gli alert che segnalano le intrusioni.
È stata proprio Whatsapp ad avvisare le vittime che i loro telefonini erano stati infettati dal virus zero click, che l’azienda vende esclusivamente a entità governative, e a notificare a Paragon un cease and desist, una diffida a interrompere l’attività ritenuta illegale.

/da agenzie)

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L’EURODEPUTATO FRANCESE CONTRO TRUMP: “ADULATE I TIRANNI, SE LA LIBERTA’ NON VI INTERESSA PIU’ LA PORTEREMO AVANTI NOI”!

Marzo 19th, 2025 Riccardo Fucile

LA PROVOCATORIA RICHIESTA SULLA RESTITUZIONE DELLA STATUA DELLA LIBERTA’

Durante una conferenza stampa, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva risposto con una battuta alla proposta provocatoria del parlamentare europeo francese Raphaël Glucksmann, il quale aveva suggerito la restituzione della Statua della Libertà in quanto gli Stati Uniti non rappresenterebbero più i valori di libertà e democrazia che portarono la Francia a donare il celebre monumento. «Se non ci fossero stati gli Stati Uniti, oggi i francesi parlerebbero tedesco», ha dichiarato Leavitt, facendo riferimento al ruolo degli Stati Uniti nella liberazione della Francia dall’occupazione nazista. La risposta di Glucksmann non si è fatta attendere.
In un thread su X, l’eurodeputato Glucksmann ha ricordato l’eroismo degli americani che hanno combattuto per la liberazione dell’Europa dal nazismo, ribadendo l’eterno debito e gratitudine che la Francia nutre nei confronti degli Stati Uniti. Tuttavia, secondo il politico francese, l’attuale amministrazione starebbe tradendo proprio quei ideali per i quali i loro stessi soldati hanno combattuto. La risposta critica non si ferma soltanto sul tema del conflitto in Ucraina: «L’America di quegli eroi combatteva contro i tiranni, non li adulava. Era nemica del fascismo, non amica di Putin. Aiutava la resistenza, non attaccava Zelensky. Celebrava la scienza, non licenziava i ricercatori per aver usato parole vietate. Accoglieva i perseguitati, non li prendeva di mira».
Glucksmann ritorna sul tema del mancato sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina: «Se il mondo libero non interessa più al vostro governo, allora raccoglieremo noi la fiaccola, qui in Europa. Fino a quando ci ritroveremo nella lotta per la libertà e la dignità, saremo noi i continuatori della nostra storia comune e i custodi del nostro tesoro: più di una statua di rame e acciaio, la libertà che essa simboleggia».
Il ruolo storico della Francia negli Stati Uniti
La Francia ebbe un ruolo altrettanto fondamentale nella storia degli Stati Uniti, fin dalla guerra d’indipendenza. Infatti, il Regno di Francia fu un alleato nella vittoria degli americani contro la Gran Bretagna. Nel 1778, venne firmato il “Trattato di alleanza franco-americano“, con cui la Francia divenne la prima nazione al mondo a riconoscere formalmente gli Stati Uniti d’America come Stato sovrano. Il trattato, inoltre, garantiva sostegno militare francese agli americani. Tra il 1778 e il 1782 i francesi fornirono rifornimenti, armi e munizioni, uniformi e, cosa più importante, truppe e supporto navale. Come riportato nel sito del governo americano History.state.gov, «la marina francese trasportò rinforzi, combatté una flotta britannica e protesse le forze di Washington in Virginia», così come «l’assistenza francese fu fondamentale per garantire la resa britannica a Yorktown nel 1781».

(da agenzie)

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