“L’IRAN HA VINTO LA GUERRA”, L’EX CAPO DELLA CIA IN MEDIORIENTE, ROBERT BAER: “GLI IRANIANI HANNO DETTO AI PAESI DEL GOLFO CHE SE GLI STATI UNITI O ISRAELE DOVESSERO ATTACCARE DI NUOVO, COLPIRANNO GLI IMPIANTI DI DESALINIZZAZIONE E LE INFRASTRUTTURE PETROLIFERE, DOVE VIENE SEPARATO IL PETROLIO DAL GAS. SE CENTRANO IL BERSAGLIO, QUELLE APPARECCHIATURE DIVENTANO INUTILIZZABILI PER ALMENO DUE ANNI
GLI STATI UNITI NON HANNO LA CAPACITÀ MILITARE PER INVADERE L’IRAN NÉ PER SOSTENERE UN NUOVO ATTACCO ALMENO PER I PROSSIMI SEI MESI. ABBIAMO FINITO LE ARMI DI PRECISIONE E I PATRIOT… PER GLI AMERICANI NON CI SONO BASI LOGISTICHE SICURE IN MEDIO ORIENTE. KUWAIT, BAHRAIN, EMIRATI, ARABIA SAUDITA: SONO STATE TUTTE MARTELLATE E NON SI PUÒ FARE UNA GUERRA DA REMOTO. CINA E RUSSIA AIUTANO GLI IRANIANI AD ARMARSI PER TENERE WASHINGTON OSTAGGIO DELLA GUERRA”
La portaerei Uss Lincoln a rischio ammutinamento e il presidente Donald Trump in fuga in un carrello. Due fatti che per Robert Baer raccontano bene l’America ai tempi della guerra con l’Iran. «Teheran – dice l’ex capo della Cia in Medio Oriente ha vinto questo conflitto».
«Nulla di nuovo sullo Stretto, anzi sugli Stretti. Gli iraniani continuano a fare di tutto per paralizzare il traffico marittimo a Hormuz. E anche nel Mar Rosso, grazie agli Houthi. […] Oggi i Pasdaran sono molto più equipaggiati per combattere questa guerra di quanto non lo fossero all’inizio».
Cosa intende?
«Gli iraniani hanno fatto capire ai Paesi del Golfo che se gli Stati Uniti o Israele dovessero lanciare un nuovo attacco, Teheran è pronta a colpire gli impianti di desalinizzazione e le principali infrastrutture petrolifere, come Abqaiq, dove viene separato il petrolio dal gas. Se centrano il bersaglio, quelle apparecchiature diventerebbero inutilizzabili per almeno due anni».
La risposta americana però sarebbe apocalittica, come sostiene Donald Trump?
«Gli Stati Uniti non hanno la capacità militare per invadere l’Iran né quella per sostenere un nuovo attacco almeno per i prossimi sei mesi. Abbiamo finito le armi di precisione, esaurito ogni genere di equipaggiamento e finito i Patriot. Se volete la conclusione in una riga: gli iraniani hanno vinto questo conflitto».
A proposito della Lincoln: si è parlato persino di ammutinamento, anche se il Pentagono ha smentito. Ne sa qualcosa?
«Mentono spudoratamente. Ho amici che sono imbarcati sulle portaerei. Gli spazi sono angusti, ci sono problemi con l’acqua e con le fognature. E in una situazione del genere, alla fine, si va fuori di testa. La missione della Lincoln va avanti da 260 giorni: una cosa senza precedenti».
C’è qualcosa che non funziona all’interno delle forze armate americane?
«Non ci sono più basi logistiche sicure in Medio Oriente. Kuwait, Bahrain, Emirati, Arabia Saudita: sono state tutte martellate nei primi giorni della guer Persino la Giordania è vulnerabile. Non c’è una piattaforma dalla quale poter condurre una guerra prolungata contro l’Iran».
E i bombardamenti durati due settimane a luglio?
«Appunto, due settimane. Non si può fare una guerra da remoto. Non puoi far decollare aerei dalla Gran Bretagna o dall’Italia e bombardare obiettivi dall’alto, soprattutto quando questi obiettivi sono nascosti sottoterra o talmente ben mimetizzati da essere introvabili.
In Iran, non ci sono più obiettivi da colpire».
Tra due mesi e mezzo ci sono le elezioni di metà mandato e il prezzo della benzina è ancora alto. Cosa rischia Trump?
«Occorre capire quante riserve di petrolio e gas ci siano ancora nel mondo. Se si legge con attenzione la stampa finanziaria, ci stiamo avvicinando alle soglie dell’esaurimento. Il gallone negli Usa è già caro e se Hormuz rimane strozzata i prezzi saliranno ancora di più. […] ».
Trump ha però detto che «non importa il caro benzina se serve a dare una lezione all’Iran».
«Lo vedremo con l’arrivo dell’inverno. E poi bisogna guardare a quello che stanno facendo Cina e Russia: tutti gli indizi lasciano pensare che, in certa misura, stiano aiutando gli iraniani ad armarsi per tenere Washington ostaggio di una guerra che non conosce tramonto».
Che cosa pensa di quello che è successo al vertice Nato, con la “fuga” rocambolesca di Trump?
«La minaccia dell’attentato si basava su fonti di intelligence israeliane…».
Non si fida?
«Francamente no. La Cia ha detto che la minaccia non era credibile. Ma i Secret Service prendono spesso precauzioni anche sulla base di informazioni che possono essere poco attendibili. Ricordo che Benjamin Netanyahu vuole che gli Usa tornino a perseguire il cambio di regime. È questo il suo obiettivo principale e quindi tutto ciò non mi ha sorpreso».
(da “la Stampa”)
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