TRUMP, ORA SONO DAZI TUOI! IL CANADA HA FATTO SCATTARE I CONTRODAZI SULLE MERCI AMERICANE, ANNUNCIATI DOPO IL FALLIMENTO DEI NEGOZIATI CON WASHINGTON: ALIQUOTE DEL 15, 25 E 50% SU CENTINAIA DI PRODOTTI, PER 20 MILIARDI DI DOLLARI
LA RISPOSTA DEL PREMIER MARK CARNEY ALL’ULTIMA OFFENSIVA TARIFFARIA DI TRUMP COLPISCE LATTE IN POLVERE, PROFUMI, MA ANCHE CONSOLE, MAZZE DA GOLF, VESTITI, ACCIAIO E ALLUMINIO – OTTAWA HA SEGUITO IL PRINCIPIO DEL “DOLLARO PER DOLLARO E ALIQUOTA PER ALIQUOTA”: A CIASCUN PRODOTTO CANADESE COLPITO DAGLI USA CORRISPONDE UNA MERCE AMERICANA GRAVATA DALLO STESSO PRELIEVO
Un minuto dopo la mezzanotte di martedì, il confine terrestre più lungo del mondo è diventato un po’ più difficile da superare. Il Canada ha fatto scattare ieri i controdazi sulle merci americane annunciati dopo il fallimento dei negoziati con Washington: aliquote del 15, 25 e 50% su centinaia di prodotti, per 27,6 miliardi di dollari canadesi, circa 20 miliardi di dollari americani.
La risposta del primo ministro Mark Carney all’ultima offensiva tariffaria di Trump colpisce latte in polvere, profumi, ma anche console, mazze da golf, elettrodomestici, vestiti, acciaio e alluminio: la rappresaglia attraversa quasi tutta l’economia reale. Ottawa ha seguito il principio del «dollaro per dollaro e aliquota per aliquota»: a ciascun prodotto canadese colpito dagli Usa corrisponde, per quanto possibile, una merce americana gravata dallo stesso prelievo.
Ma Ottawa ha scelto di colpire le aree più dipendenti dal mercato canadese, dal Michigan al Wisconsin. Non può chiudere la frontiera? Cerca punti di pressione abbastanza dolorosi da riportare Washington al tavolo.
Questa non è però una guerra fra potenze equivalenti. L’economia americana è circa tredici volte quella canadese e, nei primi sette mesi del 2026, ha assorbito ancora il 68% delle esportazioni del Canada, contro il 73% di un anno prima.
Carney ha interrotto i negoziati il 21 agosto, giudicando inaccettabili le ultime richieste americane. Secondo il premier, avrebbero trasformato settori fondamentali dell’economia canadese in filiali dell’industria Usa o ne avrebbero provocato il ridimensionamento.
La risposta di Trump è stata mettere nel mirino la multinazionale canadese Bombardier. Il presidente ha invocato lo stop alle vendite dei suoi jet negli Stati Uniti se il costruttore non trasferirà lì la produzione. […]
Gli Stati Uniti, è vero, generano più della metà dei ricavi di Bombardier, ma anche Washington avrebbe da perderci. Il gruppo impiega nel Paese circa 3.500 persone, lavora con 2.800 fornitori americani e acquista da loro componenti per oltre 2,5 miliardi di dollari l’anno, mentre in Texas produce le ali del Global 8000. L’ipotesi di nuovi dazi ha così suscitato malumore anche all’interno degli stesi repubblicani.
Ora, la sfida di Carney sta tutta nel dimostrare che un Paese molto più piccolo può resistere alla coercizione americana senza farsi trascinare in una spirale capace di danneggiarlo per primo.
(da agenzie)
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