BENZINA, CAROVITA E PRECARIATO: IL PAESE REALE SPAVENTA MELONI
UNA VOLATA VERSO LE ELEZIONI CON CITTADINI IMPOVERITI E AZIENDE COSTRETTE A CHIUDERE
ùUna volata verso le elezioni con i prezzi dell’energia fuori controllo e l’aumento a cascata sui
beni di prima necessità. Il binario è doppio: i cittadini impoveriti dal carovita e le aziende costrette a licenziare o addirittura a chiudere. Giorgia Meloni, all’ultimo anno di legislatura, osserva i dati macroeconomici con grande apprensione.
Se il Pil può chiudere «verso l’1 per cento», come ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e l’occupazione raggiunge la quota del 63,1 per cento (con oltre 24 milioni di occupati), i timori sulla crescita – comunque fiacca – sono alti. Il carrello della spesa fuori controllo può diventare il miglior volano per dare forza al campo largo. «Sempre più imprenditori sono costretti a fare prestiti per pagare le bollette», ha denunciato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. L’energia è diventata la sua priorità: il numero uno di viale dell’Astronomia ha chiesto un grande piano nella prossima manovra.
Trivelle d’emergenza
Meloni ha colto il primo messaggio con grande celerità. Così ha varato, in fretta e furia, il decreto che vuole spingere le trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi. Lo scopo è quello di aumentare la produzione di energia “fatta in casa”, prevedendo commissari ad hoc contro i presidenti di regione renitenti alle trivelle. È anche il manifesto di una destra che preferisce il fossile alle rinnovabili. Con il rischio di aver avviato la solita iniziativa a favore di telecamera.
«Le riserve italiane sono scarse, costose, e capaci di coprire il fabbisogno solo per pochissimo tempo», ha ricordato l’eurodeputata del Pd, Annalisa Corrado. Sulla stessa falsariga è stato ripreso l’armamentario ideologico del nucleare, che tuttavia nei prossimi anni non farà sentire alcun miglioramento in materia di approvvigionamento. «Abbiamo avuto il coraggio di riaprire la strada del nucleare», ha detto la leader di Fratelli d’Italia.
La realtà, però, non è quella di un governo longevo e in piena salute. Palazzo Chigi sta guardando al presente per limitare l’impatto del caro-benzina. Serve qualcosa da rivendere subito sul mercato del consenso. Lo ha ammesso la presidente del Consiglio: «Stiamo lavorando su un provvedimento che vorremmo più targetizzato verso i consumatori che hanno maggiormente bisogno. Vorremmo anche un provvedimento facile, immediato per i cittadini».
Rinnovabili al palo, benzina alle stelle: sull’energia il governo Meloni ha sprecato quattro anni
È al vaglio, dunque, la più volte annunciata misura per contenere i costi del carburante per i ceti più deboli. A parole è facile, complicata rendere esecutiva l’idea. Il nodo resta la platea dei beneficiari. La Lega vorrebbe tutelare le partite Iva che per loro natura hanno bisogno di spostarsi con mezzi privati. Forza Italia punta a inserire nell’elenco i pensionati, che rischiano di essere maggiormente colpiti dagli aumenti alla pompa di benzina. Resta, insomma, da individuare la declinazione dell’idea meloniana di uno sconto selettivo. Dal governo emerge una sola certezza: la prossima settimana non ci sarà il rinnovo della misura così come è stata approvata, ossia con il taglio generalizzato ai prezzi del gasolio.
Gli interventi per contenere i rincari, d’altra parte, servono a poco. Più che i decreti servirebbe la pace, è il concetto che Giorgetti ha ripetuto ai colleghi in varie circostanze. Meloni paga il “peccato originale”, quell’antica amicizia con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, causa di molti mali in materia di carovita. Nonostante il persistente conflitto in Ucraina, il governo aveva trovato un punto di equilibrio, spezzato con l’attacco degli Usa all’Iran.
Sofferenza produttiva
I dati sull’occupazione vengono ostentati come il fiore all’occhiello del governo Meloni. Ma in filigrana si legge una tendenza tutt’altro che positiva sulla stabilità: cresce il lavoro intermittente, quella a chiamata. Nel secondo trimestre del 2026, questo dato è cresciuto dell’1,3 per cento rispetto ai primi mesi dell’anno e addirittura del 6,7 per cento in confronto allo stesso periodo del 2025. Da qui il passo verso le crisi industriali.
La vicenda ex Ilva si trascina ancora, ma le vertenze hanno un peso mediatico importante. L’ultimo caso è quello di Electrolux, che ha confermato i 1.450 esuberi. «Quando si sceglie di non avere una politica industriale, questi sono i risultati. Urso appare immobile, senza idee come un frigo vuoto», ha commentato il deputato di Alleanza verdi sinistra, Marco Grimaldi.
Ex-Ilva in altomare e inflazione alle stelle: i fallimenti di Urso non finiscono mai
Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha rivendicato negli anni la diminuzione del numero di tavoli di crisi. Ma restano vertenze molto scottanti. Così Meloni ha preparato la sua contro-strategia. Nelle ore in cui è esplosa la vicenda Electrolux, la premier ha vistato le aziende modello di manifattura: la Sambonet Paderno Industrie e Herno, in provincia di Novara. Una tacca propagandistica da aggiungere al presidio del tessuto produttivo.
(da agenzie)
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