“IL FATTO CHE GIORGIA MELONI NON ABBIA COMMENTATO LA SCONFITTA DI TRUMP È PATETICO”. IL POLITOLOGO DI DESTRA MARCO TARCHI: “È L’ENNESIMA MANIFESTAZIONE DI UNO DEI DIFETTI CHE STORICAMENTE HANNO CARATTERIZZATO I PARTITI DELLA FIAMMA, MSI, AN, OGGI FRATELLI D’ITALIA: L’INCAPACITÀ DI UNA SERIA AUTOCRITICA, SEMPRE VISTA COME UN SEGNALE DI DEBOLEZZA E SOFFOCATA DA UN RIFIUTO DELLA REALTÀ SCONCERTANTE. LE REVISIONI DI LINEA SONO STATE FATTE A POSTERIORI, CONDENDOLE CON ABIURE DI COMODO
“DA MESI ALCUNI INTELLETTUALI NON OSTILI, COME VENEZIANI, LI AVEVANO INVITATI A INVERTIRE LA ROTTA. SONO STATI INSOLENTITI O IGNORATI. E ORA C’È CHI HA LA FACCIA TOSTA DI RECITARE IL “NON SIAMO MAI STATI TRUMPIANI”. PATETICO. C’È VOLUTA L’ASSURDA SFOTTITURA RIVOLTA DA TRUMP A MELONI PER FAR LORO APRIRE BOCCA. PRIMA SOLO SILENZIO-ASSENSO O APPLAUSI” – “GIORGIA MELONI IN POLITICA ESTERA DOVREBBE CAMBIARE TUTTO O QUASI…”
A parte Trump, il sovranismo è al tramonto nella destra americana secondo Marco Tarchi, politologo e professore emerito all’Università di Firenze dove tuttora insegna Comunicazione politica e Analisi e teoria politica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni che non ha ancora commentato il risultato delle elezioni è «patetica», secondo il giudizio di questo docente universitario da sempre schierato a destra. Ma iniziamo da Trump che è uscito dalle elezioni di metà mandato molto ridimensionato.
Da che cosa pensa che dipenda questa sconfitta?
«La causa principale è stata l’insensata guerra all’Iran, le cui conseguenze disastrose in termini di ulteriore sconvolgimento del mercato petrolifero, e quindi di aumento del costo dell’energia, erano ampiamente prevedibili. Ma alla lunga, gli atteggiamenti da megalomane e le continue farneticazioni non potevano non alienargli una parte del suo elettorato».
Qual è stato l’errore più grande di Trump?
«Essersi immaginato invulnerabile e al di sopra di ogni legge, aver dato la stura fin da subito alle sue manie di grandezza e aver fatto quasi in ogni campo il contrario di ciò che aveva promesso: guerre invece di isolazionismo, inflazione invece di stabilità economica e così via. Senza contare la guerra dei dazi, che è stata in buona parte un boomerang».
Che cosa significa per le destre il risultato delle elezioni di metà mandato? Che cosa deve fare la destra per non subire la stessa sorte?
«Se si parla di Europa, le destre il danno se lo sono già fatto sposando il miraggio di un trattamento di favore da parte del presidente statunitense. Nei toni e nella forma, i messaggi di Musk o di Trump a loro favore non potevano che essere controproducenti e l’arroganza delle politiche Usa ridicolizzava il loro presunto sovranismo. Per una marcia indietro forse è tardi, ma rimane urgentissima».
Giorgia Meloni non ha ancora commentato le elezioni e il giornale di FdI, il Secolo d’Italia, non ha scritto una riga sulla sconfitta di Trump. Nascondersi le sembra una buona strategia?
«Non lo è. È l’ennesima manifestazione di uno dei difetti che storicamente hanno caratterizzato i partiti della Fiamma, Msi, An, oggi Fratelli d’Italia: l’incapacità di una seria autocritica, sempre vista come un segnale di debolezza e soffocata da un trionfalismo e da un rifiuto della realtà a volte sconcertanti.
Tutte le revisioni di linea sono state fatte a posteriori, condendole magari con abiure di comodo. Da mesi alcuni intellettuali non ostili, come Veneziani, li avevano invitati a invertire la rotta. Sono stati insolentiti, quando non ignorati. E ora c’è chi ha la faccia tosta di recitare il “non siamo mai stati trumpiani”. Patetico. C’è voluta l’assurda sfottitura rivolta da Trump a Meloni per far loro aprire bocca. Prima solo silenzio-assenso o applausi».
Eppure Giorgia Meloni di Trump ha condiviso le scelte in passato e ancora oggi alla crisi risponde con provvedimenti securitari come Trump. È la strada giusta?
«In politica estera dovrebbe cambiare tutto o quasi. Nel campo socioeconomico dovrebbe avere maggiori aperture per il ceto medio-basso piuttosto che per chi sta sul gradino superiore, ma come fa con un alleato come Forza Italia?».
Esiste la possibilità per queste destre come Afd o Vox di continuare a rappresentare il malcontento e la rabbia degli elettori anche quando vanno al governo oppure sono destinate a fallire?
«Un certo grado di moderazione e istituzionalizzazione è inevitabile, ma guai ad esagerare nel passare dalla retorica anti-establishment a quella della piena normalizzazione, o la sconfitta diventa probabile. Marine Le Pen, che non è mai stata trumpiana e continua nel suo “né destra né sinistra” sembra, per ora, averlo capito. L’AfD ha addirittura criticato il rischio di quella che chiama “melonizzazione”. Vox invece è sempre più destrizzata».
(da agenzie)
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