L’ANIMA NERA DEL TRUMPISMO. STEPHEN MILLER, IL NUOVO CAPO DI GABINETTO DI TRUMP, INCARNA IL PEGGIO DEL MONDO “MAGA”: È UN SOSTENITORE DELLA TEORIA COMPLOTTISTA DELLA “GRANDE SOSTITUZIONE” DEI BIANCHI, HA DEFINITO IL PARTITO DEMOCRATICO “UN’ORGANIZZAZIONE ESTREMISTA”, HA MINACCIATO DI ARRESTARE GIORNALISTI CHE NON RIVELANO LE LORO FONTI DI GOVERNO ED È STATO L’ARCHITETTO DEL DIVIETO D’INGRESSO NEGLI USA AI CITTADINI DI PAESI MUSULMANI E DELLA CAMPAGNA ANTI-IMMIGRAZIONE DELL’ICE (HA PURE DEFINITO ALEX PRETTI E RENEE GOOD, UCCISI DAGLI AGENTI, DEI “TERRORISTI DOMESTICI”)
DESCRITTO DA CHI LO CONOSCE COME SEMPRE INSODDISFATTO, INCATTIVITO, SADICO E PRIVO DI EMPATIA, È UN FEDELISSIMO DI TRUMP ED È STATO NOMINATO (SU SPINTA DELLA MOGLIE), PROPRIO COME “DICHIARAZIONE DI GUERRA” AL CONGRESSO
«Quello democratico non è un partito: è un’organizzazione estremista che difende solo i
criminali, gli immigrati killer, i terroristi». E, ancora: «Se vincessero i democratici trasformerebbero ogni città Usa in una Mogadiscio o una Kabul». Parole di Stephen Miller, braccio destro di Donald Trump, suo consigliere e ideologo di fiducia, nominato dal presidente anche chief of staff: il ruolo di governo di maggior potere non soggetto all’approvazione del Congresso americano.
Come ha già fatto altre volte in passato in momenti difficili, dopo iniziali parole più moderate […] Trump è tornato a fare Trump: dalle accuse di brogli ai crolli in Borsa attribuiti alla stupidità degli elettori democratici. Soprattutto, […] ha scelto, invece di abili negoziatori, l’anima nera del suo regime: un personaggio che non cerca compromessi perché ideologicamente convinto che la sinistra stia tramando per distruggere l’America bianca, faro del mondo per oltre due secoli, e perché disprezza le democrazie liberali.
Secondo lui nel Dopoguerra, dissolte le colonie, hanno cominciato a trasferire risorse dei loro contribuenti a quei Paesi che, pure, avevano civilizzato e reso più ricchi, dando vita a una sorta di colonialismo al contrario: «L’esperimento neoliberale è stata una lunga autoflagellazione dei popoli che hanno creato il mondo moderno nel quale noi viviamo».
Miller non vuole negoziare affatto e lo ha messo nero su bianco nel piano che aveva preparato per l’ipotesi di disfatta elettorale.
Non era scontato che Trump continuasse a puntare su di lui. Stephen, 41 anni, un ultraconservatore già da adolescente, è stato il pupillo di Trump fin dalla campagna del 2016, quando entrò nel suo team. Chi lo conosce bene lo descrive come un personaggio sempre insoddisfatto, incattivito, privo di empatia, che gode nel ferire, a suo agio quando può azzannare l’avversario. Forse piace a The Donald proprio per questo.
Ma quando ha scatenato l’ICE contro gli immigrati lasciando che fossero colpiti anche i non clandestini, quando ha continuato a difendere le milizie violente dopo l’assassinio di persone che protestavano civilmente, anche Trump ha detto che Miller aveva esagerato. Da allora Stephen è stato meno visibile, ma la repressione dell’ICE è continuata.
E la sua brutalità è stata all’origine della perdita di consensi tra i latinos: un terzo di quel 43% di ispanici che aveva votato Trump nel 2024, l’ha abbandonato. […] Trump poteva prendersela con lui. Invece ha licenziato l’incolpevole Susan Wiles.
Miller, assieme a Russel Vought, responsabile del bilancio federale in tutti e due i mandati, l’altro uomo (e ideologo) sul quale si regge la capacità di governo del presidente, lavorava fin da aprile a un piano per gestire l’emergenza di un’eventuale sconfitta: niente negoziati, aggiramento del Congresso continuando a governare con gli ordini esecutivi presidenziali, battaglie nei tribunali per difendere questi scavalcamenti e contestare la legittimità delle indagini che la Camera aprirà su vari atti di Trump considerati illegali (come gli enormi arricchimenti suoi e dei figli) e, forse, sullo stesso Miller.
E poi rilancio dei temi – lotta al crimine, sovranità nazionale, immigrazione – centrali per la vittoria del 2024 ma rimasti ora sullo sfondo, rimpiazzati dall’ affordability , il costo della vita, mentre il presidente divagava sulla costruzione, a Washington, di monumenti al trumpismo.
Ancora: nuovi dazi, rilancio delle guerre culturali nelle università, limiti più stretti per i visti per gli studenti stranieri e anche per quelli di lavoro temporaneo, nonostante le costruzioni e l’agricoltura (va avanti al 66% grazie a gente nata all’estero) rischino da tempo l’infarto per mancanza di braccia.
La sua missione è quella di sfruttare i 4 anni del mandato di Trump per ridisegnare la demografia del Paese. Altrimenti, dice, sarà l’estinzione della nostra America.
(da Corriere della Sera)
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