AL VOTO! MA QUANDO? GIORGIA MELONI VUOLE ELEZIONI ANTICIPATE TRA MAGGIO E GIUGNO. SALVINI HA CAPITO L’ANTIFONA E CHIEDE DI ACCELERARE L’APPROVAZIONE DELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA, PER RIANIMARE IL CONSENSO DELLA LEGA (E TENERE BUONI I SUOI GOVERNATORI)
TRABALLA FORZA ITALIA, DOVE SI VUOLE ARRIVARE A FINE LEGISLATURA, CIOE’ OTTOBRE, PER AVERE IL TEMPO DI SFANCULARE TAJANI, CAMBIARE LEADER E PROVARE A RILANCIARSI (ZANGRILLO, RONZULLI, OCCHIUTO E SCAJOLA SPINGONO PER UN CAMBIO MA MOLTO DIPENDERA’ DALLA FAMIGLIA BERLUSCONI)… MELONI PREPARA UN TOUR ELETTORALE IN GIRO PER L’ITALIA E PRENOTA IL CIRCO MASSIMO PER “ATREJU”, LA FESTA DI FDI SOTTO NATALE
Varata la legge elettorale, a destra la campagna elettorale è alle porte. Perché Giorgia
Meloni si è convinta a votare tra maggio e giugno, anche se nessuno lo può ancora dire chiaramente. In maggioranza, gli unici a remare ancora convintamente contro lo scioglimento anticipato delle Camere sono i big di FI, anche perché nel partito azzurro ha ripreso a circolare la tentazione (della minoranza interna) di avvicendare Antonio Tajani e l’operazione è possibile solo se si ha un anno davanti, prima del voto.
Così si spiega la batteria di dichiarazioni di ieri dalla convention del partito sull’economia. Paolo Zangrillo: «Serve aria nuova, non accontentiamoci del 7%». Licia Ronzulli: «Grazie Tajani, ma ora aria nuova, FI è in sofferenza». Roberto Occhiuto: «Dobbiamo essere più ambiziosi e sexy». Altro che gonne lunghe. Claudio Scajola ha addirittura ricordato che Berlusconi non voleva il suo nome nel simbolo, come dire: si può cambiare.
Si vedrà. Molto dipenderà dall’input che imprimeranno i Berlusconi: Marina e Tajani dovrebbero rivedersi a breve. Il ministro degli Esteri, comunque, ieri ha messo di nuovo a verbale: «Si arriva a fine legislatura, nessuno ha mai parlato di anticipare».
In realtà se n’è discusso, eccome, negli ultimi vertici di maggioranza. E il tema dovrebbe essere affrontato pure nel prossimo, che potrebbe tenersi tra lunedì e martedì, prima che la premier parta per Bruxelles.
Quanto a FdI, l’ordine di scuderia è negare strappi imminenti, ma il partito si sta attrezzando per la corsa delle Politiche. Segnale: Atreju quest’anno tornerà in formato maxi. Non più a Castel Sant’Angelo, come l’anno scorso, ma sul pratone del Circo Massimo. Sempre sotto Natale. Magari da lì, Meloni farà intuire pubblicamente l’accelerazione verso le urne. Intanto la presidente del consiglio ha strutturato un’agenda molto più locale che internazionale.
L’idea è di piazzare almeno una tappa nello Stivale a settimana. Questa è stata ad Ascoli, la prossima a Milano da Assolombarda. E così via. Un anticipo di tour elettorale. Alla Camera, invece, i meloniani vogliono votare subito, prima della manovra, il ddl Kelany-Filini che prevede una stretta su moschee e burqa (divieto non solo a scuola). Pure la Lega si proietta sul voto, anche se il leader davanti a microfoni e taccuini ripete la solita posizione: «Per quanto mi riguarda si arriva a scadenza naturale».
In realtà, ammettono i suoi, Salvini ha capito benissimo che Meloni non cederà sulle elezioni a maggio. Ecco perché ha chiesto di fare in fretta con l’autonomia
(da agenzie)
Leave a Reply