Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile
“IN VIA IDRO SO CHE RIMANGONO, NON VADO A FARE CAMPAGNA ELETTORALE LI'”… “SONO PREVISTI ALTRI TRE CAMPI NOMADI IN ALTRI QUARTIERI”… DA UN LATO SALVINI FA LO SPOT ANTI-NOMADI , DI NASCOSTO SI COMPORTA NEL MODO OPPOSTO
Chiuso Triboniano, la polemica sui rom monta. 
L’indice è puntato contro la Lega Nord che attua la linea dura contro i campi nomadi, e ne fa uno spot in vista delle prossime elezioni.
Una campagna elettorale all’insegna del «foeura di ball».
Ma, quando si tratta di rispondere a un proprio iscritto, in via confidenziale, convinti di non essere nè visti nè sentiti, allora le cose cambiano e diventano l’opposto.
Insomma si predica in un modo e si razzola in un altro.
L’europarlamentare e consigliere comunale Matteo Salvini, infatti, rispondendo ad una simpatizzante del partito, sui campi rom dice altre cose.
E un filmato pubblicato dal “Corriere della Sera” lo incastra.
Soprattutto in merito alla questione del campo di transito di via Idro che si vuole attuare e finanziare con 5 milioni di euro.
A precisa domanda del perchè non si è voluta prendere una posizione netta, neppure sui giornali, Salvini risponde: «Ma perchè è chiaro, vado a fare la campagna sul campo di via Idro…»
E ancora: «Se in via Idro so che in ogni caso i rom rimangono, non vado a fare lì la campagna».
La simpatizzante, che abita proprio dalle parti del futuro insediamento, gli fa notare che via Idro è molto vicina a via Padova, già una polveriera, quindi perchè proprio lì e non in altri posti, magari in centro.
E la risposta è l’opposto di quanto simpatizzanti e iscritti leghisti vorrebbero sentirsi dire. «Ci saranno altri due o tre campi in altri quartieri, non sarà solo via Padova».
Dunque «via i rom» è uno slogan che va bene per la campagna elettorale, ma poi sono in programma altri tre campi in città .
«Sulla questione rom – spiega Raffaella Piccinni, presidente del comitato Riprendiamoci Milano, che ha già raccolto 10 mila firme per opporsi alla costruzione dei campi nomadi di transito – la Lega evidentemente ha due programmi, la linea dura che sbandiera in campagna elettorale, come il moderato Sakozy che lo scorso luglio ha mandato i rom “fora di ball”, e un programma occulto che prevede la costruzione di campi nomadi che definiscono “di transito”, eppure i rom di via Idro e quelli degli attuali campi sono stanziali da vent’anni. La verità è che il concetto di campo è creare di fatto un ghetto. Bisogna invece distinguere il cittadino onesto da chi delinque e quindi deve essere punito».
Che non tutto fili per il verso giusto, lo ha sottolineato anche la consigliera comunale Carmela Rozza, che ha denunciato «un grave atto intimidatorio in via Bellini 11, al Giambellino, da parte di funzionari del Comune che hanno fotografato i cartelli esposti dagli inquilini, minacciandoli di essere accusati del reato di discriminazione».
Lo scorso sabato, infatti, gli abitanti di via Bellini 11, avevano affisso alcuni manifesti con la scritta: «Hanno fatto entrare nelle case popolari a loro assegnate i rom di Triboniano. Lo hanno fatto stanotte, di nascosto, trattandoli come ladri. Per lamentele chiamare Salvini, Moratti, Maoioli e Maroni. Lo hanno deciso loro».
(da “Il Corriere della Sera“)
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Maggio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
DA FINTI PACIFISTI A PERACOTTARI: LA MESCHINA FIGURA DEI CIALTRONI PADAGNI …SI SONO CALATI LE BRAGHE E VOGLIONO PASSARE PER EROI, MA LA NATO NON E’ SILVIO… CON UN MISERO 10% DI VOTI, SOLO BERLUSCONI POTEVA FARSI RICATTARE DA LORO E NON PRENDERLI A CALCI NEL CULO
Il modello da sfilata padagna Reguzzoni aveva appena terminato di dire che l’accordo con il Pdl sui bombardamenti in Libia era stato raggiunto sulla base del fatto che “il governo italiano si impegnerà con gli alleati nel fissare una data per la fine della missione e poi comunicarla al Parlamento”, che dalla Nato hanno fatto immediatamente sapere che stabilre un calendario di fine operazioni è impossibile.
Due schiaffoni in pieno viso hanno così riequilibrato il barcollante senatur e il suo fido modello, leccato capogruppo alla Camera dei Lord.
Dal quartier generale di Bruxelles è arrivata infatti subito la precisazione ufficiale:”dureranno fino a quando le forze di Gheddafi non smetteranno di attaccare la popolazione civile libica”, ha tagliato corto l’ammiraglio Rinaldo Veri, responsabile delle attività navali di ‘Unified protector’.
L’Alleanza “non è in grado di fissare un termine alla durata della missione militare in Libia. La missione – si fa ancora notare – durerà il tempo che sarà necessario”.
Crolla così subito il castello di bugie dei compagni di merende del governo italiano.
Dall’opposizione arrivano commenti al vetriolo.
“Questa ‘quadra’ che avrebbe trovato la maggioranza ancora non l’ho vista ma immagino che abbiano rappattumato un po’ tutto. E’ una cosa farsesca. Il solito tentativo di mettere insieme ciò che insieme non può stare, con molte furbizie, con qualche silenzio e con una grande strumentalità “, afferma dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro.
“Tra Bossi e Berlsuconi – denuncia una nota del Terzo Polo – si è svolta una pantomima umiliante” : il Terzo Polo ha deciso per questo motivo di votare soltanto la propria mozione ed è disponibile a dare la propria astensione a quella del Pd.
“Non eravamo mai caduti così in basso – prosegue il comunicato – Di comune, nel Governo, c’è solo la confusione. Una maggioranza seria, degna di tale nome e non asservita ai ricatti isolazionisti della Lega, avrebbe dovuto favorire una sola mozione che fosse espressione unitaria dell’intero Parlamento, con la quale stringersi intorno alle nostre Forze Armate e onorare gli impegni internazionali con un ruolo da protagonista”.
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Maggio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
DUE ATTORI DA AVANSPETTACOLO CHE SI CONTENDONO IL PALCOSCENICO: UNO VIVE SOTTO RICATTO PERENNE DEI BEONI PADAGNI, L’ALTRO E’ COMPLICE DI UN CRIMINALE DI GUERRA… IL PRIMO CI FA FARE FIGURE DA PIRLA NEL MONDO, IL SECONDO FA IL PACIFISTA A ORE E INVOCA I FUCILI SOLO CONTRO MERIDIONALI E IMMIGRATI
“Abbiamo trovato l’accordo su tutti i punti previsti dalla nostra mozione”. 
Lo ha detto poco fa il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, al termine della riunione di maggioranza a Palazzo Chigi.
Non sono suonate le campane a festa, ma, per chi temeva una crisi di governo e la messa in discussione della pensione da parlamentare, non sono suonate neanche le campane a morto.
Il governicchio Berlusconi-Scilipoti può andare avanti in coma vegetativo, in attesa del duro risveglio elettorale.
Dopo quasi una settimana di chiacchiere, con minacce e schiarite, ultimatum e riconciliazioni, al dunque la maggioranza si è ricompattata sulla missione italiana in Libia.
E non poteva essere altrimenti, non essendo fattibile nè uscire dalla Nato, salvo essere spernacchiati in tutto il mondo, nè rinunciare allo stipendio da parlamentare e perdere le elezioni.
I punti più controversi che rischiavano di mettere in difficoltà la maggioranza erano due “apparenti” condizioni posti dal Carroccio nella mozione: la fissazione di una data precisa per il disimpegno dalla nostra missione in Libia e la questione del suo finanziamento, che non deve prevedere ricarichi fiscali ai danni dei contribuenti.
Sapete su quale base è stato trovato il compromesso?
Si questa frase che l’indossatore leghista Reguzzoni ha anticipato ai giornalisti: “Il governo si impegnerà con gli alleati nel fissare una data per la fine della missione e poi comunicarla al Parlamento”.
Cioè il nulla, tutto come prima: quando finirà la guerra in Libia, ce ne andremo anche noi come tutti gli altri, prima no.
Tanto è vero che si parla di “fine della missione” non di “fine della nostra missione”.
Reguzzoni infatti non è entrato nel merito degli accordi, salvo anticipare la decisione di “individuare con gli alleati una data per la fine delle ostilità “. «Abbiamo trovato un accordo nella maggioranza» ha poi cercato di spiegare, aggiungendo che «l’accordo è stato considerato soddisfacente per il mio partito».
In pratica il pacifista a ore Bossi adesso ha deciso che si può bombardare Gheddafi, rimediando una figura da bauscia.
Non che la controparte abbia dato migliore immagine, se non quella del solito personaggio soggetto ai ricatti dei beoni padagni per via delle sue vicende giudiziarie private.
“Si impapocchierà un documento confuso per accontentare tutti – aveva previsto in mattinata l’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema – Spero che in tutto questo l’immagine internazionale dell’Italia, già caduta in basso, non precipiti. Quando si partecipa a missioni così complesse bisognerebbe cercare di comportarsi seriamente”.
Ma nessuno dice l’oggetto reale della trattativa e cosa ha ottenuto Bossi per rinunciare ad arrancare alla marcia pacifista: il posto da vicesindaco per Salvini a Milano (cui la Moratti si era opposta), almeno un posto da sottosegretario per Brigandì (colui che era entrato al Csm in quota Lega senza averne titolo, dopo aver rinunciato al posto da parlamentare e, una volta cacciato, si era ritrovato senza stipendio da entrambe le parti).Nonchè una serie innumerevole di posti negli Enti che contano e che emergeranno nei prossimi giorni.
Il partito “di lotta e di governo” si è calato le braghe: anche a culo nudo, meglio essere comodi su una morbida e remunerata poltrona.
Cala il sipario sul palcoscenico da avanspettacolo.
In attesa del nuovo atto.
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Maggio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
TREMILA SBARCHI NEL FINE SETTIMANA, SCATTATO IL PIANO DELLA PROTEZIONE CIVILE PER DISTRIBUIRE GLI IMMIGRATI IN TUTTA ITALIA
L’isola si è svuotata e la furia del mare e del vento che scarica sabbia africana promette un’altra tregua negli arrivi.
I quasi tremila immigrati arrivati nel fine settimana hanno già lasciato Lampedusa a bordo di due navi e adesso tocca alle regioni, soprattutto quelle del Centro e Nord Italia, aprire le porte ai profughi subsahariani fuggiti dalla Libia.
I nuovi arrivati vanno nei centri richiedenti asilo di Mineo, Caltanissetta, Pozzallo, Bari e Crotone nei posti lasciati liberi da chi, arrivato nelle scorse settimane, avrà ora una destinazione definitiva nei luoghi e nelle strutture messi a disposizione dalle Regioni secondo il piano di ripartizione concordato nelle scorse settimane con il ministro dell’Interno Maroni.
Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli oggi darà il via all’operazione trasferimenti che coinvolgerà complessivamente 3.000 persone.
«Dai vari Cara – spiega Gabrielli – partiranno circa 1.500 persone per le varie regioni italiane e nel frattempo a prendere il loro posto arriveranno altri. Da Lampedusa sono già partiti domenica altrettanti migranti con la nave Flaminia e ancora altri 1.500 ieri sera con la Moby Vincent. Per questi 3.000 ci sarà dunque un passaggio per verificare le loro condizioni prima di trasferirli nelle varie Regioni».
Questa volta si comincia dal Nord: le destinazioni previste per i profughi che lasceranno i centri di accoglienza per i richiedenti asilo sono in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana.
Qualche centinaio di profughi saranno smistati anche in strutture di Marche, Puglia, Calabria, Campania e in provincia di Roma.
Distribuzione che – assicura il commissario per l’emergenza – avverrà tenendo conto della dignità delle persone.
«Non trattiamo pacchi, ma persone, quindi collaboriamo con le organizzazioni umanitarie per organizzare i trasferimenti nel migliore dei modi». Rassicurazioni che Gabrielli intende dare a quanti, nelle scorse settimane, hanno criticato aspramente il piano del governo nella parte che avrebbe implicato lo sradicamento dei richiedenti asilo già inseriti in contesti di accoglienza.
«Abbiamo già contattato l’agenzia dell’Onu per i rifugiati e l’Organizzazione internazionale migranti, perchè i rifugiati sono persone con criticità psicologiche, proprio perchè provenienti da territori in guerra, come l’Africa subsahariana. Per questo collaboriamo con chi di questi problemi si occupa ordinariamente, nell’ottica dell’emergenza, certo, ma anche di creare meccanismi di accoglienza degni appunto di persone e non di pacchi».
A Lampedusa, dopo l’ultimo assalto, rimangono solo una settantina di tunisini che da oggi dovrebbero cominciati ad essere rimpatriati e circa 180 richiedenti asilo.
Ma il ministro dell’Interno Maroni non si fa illusioni.
La consapevolezza che barconi stracarichi di migranti riprenderanno ad apparire all’orizzonte non appena il mare si sarà calmato è diffusa.
Alessandra Ziniti
(da “La Repubblica“)
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Maggio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VARESE, SIEDE NEL CDA DELLA FINANCIERE FIDERAUM DI PARIGI… COME CI SIA ARRIVATO SENZA COMPETENZE SPECIFICHE NON LO DICE, MA L’ARTICOLO CHE GLI HA DEDICATO “IL FATTO” NON E’ STATO INSERITO DALLA BANCA NELLA RASSEGNA STAMPA… E SPUNTA ANCHE LA NOMINA NEL CDA DI FINMECCANICA
“E allora, qual è il problema?”, ribatteva il leghista Dario Galli quando il Fatto Quotidiano, due settimane fa, gli ha chiesto del suo incarico di amministratore della Financière Fideuram di Parigi.
Già , qual è il problema se il presidente della provincia di Varese, ex deputato e poi senatore del partito di Bossi, si è visto assegnare una poltrona da banchiere all’estero e per di più da un grande gruppo come Intesa?
Proprio lui, ingegnere e piccolo imprenditore senza nessuna esperienza specifica in campo bancario.
Qualche problema, però, ci deve essere se, come rivela un comunicato del sindacato Fisac Cgil, Banca Fideuram ha scelto di censurare l’articolo del Fatto Quotidiano nella rassegna stampa che ogni giorno viene diffusa tra i dipendenti dell’istituto milanese.
Chissà , forse non era esattamente motivo d’orgoglio far sapere in giro che la banca si affida a un politico leghista mentre sbandiera merito e competenza come unici criteri per nomine ed incarichi.
Galli, 53 anni, sostiene invece che l’incarico a Parigi gli serve per capire come vanno le cose nel mondo del credito. Insomma, sarebbe una specie di stage. Uno stage retribuito, però.
In un anno l’inesperto banchiere riceve 10 mila euro per partecipare a sole quattro riunioni del consiglio di amministrazione, con tanto di viaggio pagato fino alla magnifica Place Vendome, dove ha sede Financiere Fideuram.
Insomma “i leghisti, legati al territorio, che aspirano alla secessione dall’Italia non disdegnano però una poltrona, addirittura in terra transalpina”, commenta il comunicato della Fisac.
Galli, a dire il vero, ha conquistato un posto di prestigio anche in Italia.
E questa volta la nomina è pubblica, perchè il presidente della provincia di Varese fa parte del consiglio di amministrazione di Finmeccanica, il grande gruppo di Stato (quotato in Borsa) che produce aerei, armi, treni e sistemi di comunicazione.
Lì però la scelta si spiega con la logica della lottizzazione partitica: incarico a un leghista, per di più espressione di un territorio dove Finmeccanica è presente con numerosi e importanti impianti.
Quando il Fatto Quotidiano gli ha chiesto di raccontare come era arrivato ad accomodarsi al vertice della banca parigina, Galli è rimasto nel vago. “Non posso spiegare esattamente”, ha replicato.
L’ex parlamentare è l’unico consigliere senza un’esperienza specifica in campo bancario.
Gli altri quattro amministratori di Financiere Fideuram sono tutti funzionari del gruppo Intesa.
Tocca a loro governare quella che a prima vista sembra una scatola gonfia di perdite. In bilancio ci sono oltre 70 milioni di passività legate agli esercizi 2007 e 2008, chiusi in profondo rosso. Insomma per Galli, banchiere per caso, c’è molto da fare.
E da imparare.
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Maggio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
LA LEGHISTA DELLA VALCAMONICA CHE HA SVEZZATO RENZO BOSSI PER POI DIVENTARE ASSESSORE LOMBARDO ALLO SPORT, OLTRE ALLA MAGA DI FIDUCIA ORA E’ CHIACCHIERATA PER AVER ORDINATO DOSSIER AI DANNI DI AVVERSARI INTERNI DEL SUO STESSO PARTITO
Protagonista, un sottufficiale della Guardia di finanza in forza al Comando provinciale di Brescia, il maresciallo Francesco Cerniglia, in contatto con l’assessora e la sua maga.
Avrebbe creato dossier illegali su esponenti del Carroccio considerati “traditori” della Lega o comunque concorrenti o avversari personali di Monica Rizzi.
Tra le vittime del dossieraggio ci sarebbero l’ex consigliere regionale Ennio Moretti, il vicesindaco di Salò, un dirigente dalla Asl di Mantova e due giornalisti, Marco Marsili, ex addetto stampa di Monica Rizzi, e Leonardo Piccini, collaboratore del “Fatto Quotidiano”.
Sono gli ultimi due a sostenere che il maresciallo avrebbe redatto dossier illegali, anche attingendo informazioni da banche dati delle forze di polizia.
Accuse gravi.
Sarà ora la Procura di Brescia, a cui i due giornalisti si sono rivolti, a verificare se le loro denunce sono fondate.
Una prima conferma la dà Giulio Arrighini, ex parlamentare del Carroccio poi uscito dal partito e oggi segretario nazionale della Lega Padana.
Racconta di aver ricevuto la visita di un misterioso personaggio che non si è presentato, ma gli ha fatto vedere un faldone pieno di cartelline con notizie sulla vita privata di esponenti della Lega.
Arrighini ha annusato odor di vendette interne al partito e ha detto di non essere interessato alla merce.
Non ha alcuna certezza, naturalmente, che si trattasse di Cerniglia o di materiale riconducibile a lui.
Secondo i due giornalisti che hanno presentato la denuncia, però, il maresciallo collabora, nel tempo libero, con la Cagliostro Investigazioni, un’agenzia privata di Brescia che fa capo proprio ad Adriana Sossi, la maga di Monica Rizzi nonchè autrice dell’imperdibile libro “La mia vita con gli spiriti”: Adriana è in contatto, beata lei, con “un extraterrestre della galassia di Oron”, ma è anche beneficiaria di una collaborazione remunerata (4 mila euro) con la Regione di Roberto Formigoni.
Ottenuta naturalmente grazie a Monica Rizzi, che già da mesi deve affrontare cattiva stampa a causa di alcune sue mosse false.
La prima è l’esibizione di un titolo di “psicologa e psicoterapeuta infantile”, specializzata nel “recupero dei minori abusati”, senza ahimè essere iscritta all’Albo degli psicologi, nè avere uno straccio di laurea.
La seconda è una letteraccia, rivelata dal “Fatto Quotidiano” il 10 marzo, inviata all’assessore al lavoro della Provincia di Brescia per protestare contro una funzionaria dell’ispettorato provinciale del lavoro colpevole di aver fatto i controlli di legge in aziende in cui è coinvolto il suo fidanzato, l’imprenditore Alessandro Uggeri.
Ora arriva la storia dei dossieraggi.
Chissà se la sua maga di fiducia l’aveva previsto.
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Maggio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
LA POLITICA ITALIANA VERSO GLI STRANIERI E’ STATA SCONFESSATA PIU’ VOLTE DA TUTTE LE ISTITUZIONI EUROPEE E DA DUE AGENZIE DELL’ONU…LEGGI CONTRARIE ALLE DISCIPLINE UE, REGOLAMENTI IN CONTRASTO AL DIRITTO COMUNITARIO, DISPOSIZIONI ILLECITE DI POLIZIA
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea boccia l’Italia per il reato di clandestinità ?
La notizia è clamorosa, ma non sorprendente.
Da quando è nato l’ultimo governo Berlusconi, con il leghista Maroni al ministero dell’Interno, la politica italiana verso gli stranieri extracomunitari (ma anche comunitari, quando si trattava di Rom rumeni o italiani) è stata sconfessata più volte e in modo molto pesante, praticamente da tutte le istituzioni europee, oltre che da almeno due agenzie dell’Onu.
Leggi contrarie alle discipline dell’Unione e alle convenzioni internazionali firmate dall’Italia, direttive non recepite, regolamenti contrari al diritto comunitario, disposizioni di polizia e comportamenti illeciti: delle condanne e dei richiami che sono arrivati da Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo si perde il conto.
L’elenco.
Berlusconi ha preso colpi in tutte le sedi europee e tutti provocati da trasgressioni alle norme sull’immigrazione e la tutela dei diritti umani.
Si può cominciare dal 9 luglio del 2008, quando il Parlamento europeo, in seduta plenaria, approva con una notevole maggioranza una mozione di condanna delle misure introdotte in Italia per l’identificazione dei rom, le famose impronte digitali da prendere ai bambini.
A favore della mozione si esprimono, non solo le sinistre, ma anche numerosi deputati (non italiani) del centro e della destra.
L’impatto politico del voto è tale che il giorno stesso ben tre ministri, Maroni, Frattini e Ronchi (Politiche comunitarie), si presentano alla stampa estera per cercare di minimizzarne il significato.
L’inveterata abitudine del ministro dell’Interno a smorzare i toni (“si è trattato di un voto solo della sinistra”; “i parlamentari non conoscevano i documenti”; “il commissario alla Giustizia era contrario”) rovina però la manovra.
Il giorno dopo la condanna dell’Italia è sui giornali di tutta Europa.
Maroni smentito da Barroso.
Più volte Maroni costringe il commissario Ue alla Giustizia Jacques Barrot, che pure è un conservatore politicamente assai vicino al centro-destra italiano, e lo stesso presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, altrettanto ben disposto verso Berlusconi, a smentirlo pubblicamente.
Il ministro sostiene che le misure contenute nel suo “pacchetto” sulla sicurezza sono perfettamente in linea con le direttive Ue?
Barrot gli fa notare che non è vero affatto: è illegale, secondo il diritto comunitario, l’obbligo di registrarsi imposto ai nomadi, anche a quelli di cittadinanza europea, e altrettanto lo è quello di costringerli a certificare la provenienza delle proprie risorse.
Altre obiezioni riguardano i decreti legislativi di recepimento delle direttive, perchè limitano la libera circolazione, i diritti ai ricongiungimenti familiari e il riconoscimento dello status di rifugiato politico.
Una lunga lista.
Un vulnus, quest’ultimo, che viene denunciato con forza anche dall’agenzia dell’Onu sui rifugiati politici (Unhcr ).
D’altronde il capo del Viminale ha un rapporto tutto suo con l’Onu: l’8 ottobre del 2008 racconta alla Camera dei Deputati che l’Alto Commissario per i rifugiati politici Antà³nio Gutierres avrebbe “elogiato” l’Italia per la sua politica di accoglienza degli esuli.
Falso: nel suo rapporto Gutierres ha elogiato il Bangla Desh, l’Ucraina e gli Emirati arabi uniti, ma ha evitato accuratamente di includere l’Italia fra i “buoni”.
Ma tanto, quale deputato andrà mai a controllare?
Qualche settimana dopo la controversia sui decreti di recepimento, lo stesso Barrot è costretto, suo malgrado, a “sollecitare le autorità italiane” perchè correggano la legge sulla manovra finanziaria che viola in quattro articoli le norme comunitarie in materia di diritti degli stranieri (diritto alla casa, all’uguaglianza di trattamento fiscale, all’accesso al credito in certi consumi).
Il governo, ovviamente, se ne frega e l’Italia rischia ancor’oggi una procedura di infrazione con relativa, salatissima multa.
Una politica preoccupata solo dalla sicurezza.
Nel giugno del 2008 lo svedese Thomas Hammarberg, commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa (organismo in cui sono presenti tutti gli stati del continente, da non confondersi con il Consiglio europeo) dopo una visita in Italia si dice “estremamente preoccupato” per le discriminazioni e le violenze esercitate contro i rom (in qualche caso anche da parte di forze di polizia) e per le misure del “pacchetto sicurezza”.
“Una politica dell’immigrazione – scrive in un rapporto – non può essere ispirata solo da preoccupazioni di sicurezza. La valorizzazione dei diritti fondamentali e dei princìpi umanitari è largamente assente nelle misure prese in Italia, che rischiano di aggravare il clima di xenofobia”.
In un nuovo rapporto sull’Italia, dopo un’altra visita effettuata in gennaio, nell’aprile del 2009 Hammarberg scrive che “permangono preoccupazioni per quanto riguarda la situazione dei rom, le politiche e le pratiche in materia di immigrazione e il mancato rispetto dei provvedimenti provvisori vincolanti richiesti dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo”.
Il carcere per il reato di clandestinità : No.
Il 15 luglio del 2009 il Parlamento italiano approva la legge che istituisce il reato di clandestinità .
Da Bruxelles parte subito una richiesta di spiegazioni, in quanto la legge confligge, in diversi punti con la direttiva 2008CE/115 sui rimpatri di extracomunitari in caso di soggiorno irregolare”.
Le “difformità “, si legge nella richiesta, sono molte e, fra queste, il fatto che la legge italiana prevede l’accompagnamento coattivo alla frontiera come modalità ordinaria di espulsione mentre la direttiva dispone che la modalità ordinaria sia il rimpatrio volontario.
Il “trattenimento” nei cosiddetti centri di identificazione e di espulsione, inoltre, nelle legge italiana viene disposto in tutti i casi in cui non si può eseguire l’espulsione immediata mentre, secondo la direttiva, il trattenimento non dev’essere automatico.
Ma soprattutto la legge italiana è in contrasto con il diritto comunitario perchè contempla il ricorso alla pena detentiva (fino a 5 anni) per punire la mancata partenza volontaria nonostante la notifica di un ordine di allontanamento.
E’ proprio questa “difformità ” in materia di carcerazione che ha provocato la sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia.
Le sanzioni per inadempienza.
Va sottolineato, a questo punto, che il governo italiano si è ben guardato di recepire la direttiva 115 nonostante avesse dovuto farlo entro il 24 dicembre dell’anno scorso.
Il che costerà all’Italia altre sanzioni per l’inadempienza.
E costringerà i giudici chiamati a esprimersi su comportamenti che attengono al reato di clandestinità a non applicare la legge italiana ma ad obbedire al superiore diritto comunitario.
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Maggio 1st, 2011 Riccardo Fucile
MARONI-MOURINHO SE LA PRENDE CON L’ARBITRO INVECE CHE FARSI UN ESAME DI COSCIENZA: SAREBBE BASTATO SEGUIRE LE DIRETTIVE COMUNITARIE NEI TEMPI PREVISTI…NON E’ VERO CHE L’EUROPA SE LA PRENDE SOLO CON L’ITALIA: GLI ALTRI VENTI STATI CHE NON AVEVANO APPLICATO LA DIRETTIVA HANNO RISPOSTO, NON HANNO FATTO FINTA DI NULLA
Ennesima tegola europea sulla politica d’immigrazione dell’Italia, che non regge
proprio l’esame dell’Ue.
Con procedura d’urgenza, la Corte di Giustizia europea boccia la norma che prevede il reato di clandestinità e lo punisce con il carcere, perchè contrasta con la direttiva dell’Ue sui rimpatri.
La norma non aveva già convinto del tutto la Corte costituzionale, che ne aveva trovato alcuni aspetti discriminatori.
La Commissione europea “accoglie con favore” la sentenza “veloce e chiara” ed è convinta che essa contribuirà a “ridurre l’incertezza giuridica causata in Italia dalla mancata attuazione nei termini previsti della direttiva sui rimpatri”.
Il governo di Roma, invece, reagisce male: “L’Europa non ci dà una mano neanche oggi e ci complica la vita”, dice il ministro dell’interno Roberto Maroni, quello del “meglio soli che male accompagnati”.
Maroni-Mourinho se la prende con l’arbitro, invece di farsi l’esame di coscienza. Chè, se l’Italia rispettasse le norme dell’Ue e applicasse le direttive nei tempi previsti, nessuno a Bruxelles le complicherebbe la vita.
Ma il ministro preferisce raccontare balle, invece che fare pulizia sull’uscio di casa, e si lamenta che l’Europa se la prenda solo con l’Italia.
Falso, perchè sono ben 20 su 27 gli Stati dell’Ue finiti sotto torchio per non avere applicato la direttiva sui rimpatri entro il 24 dicembre 2010, come previsto.
Solo che molti dei 20 hanno poi risposto alle richieste di chiarimenti, mentre l’Italia non l’ha mai fatto.
E, inoltre, la sentenza di ieri non è stata innescata dalla procedura d’infrazione avviata dalla Commissione, bensi’ dal ricorso di un giudice italiano, che ha chiesto alla Corte di Lussemburgo di vagliare se la norma italiana fosse compatibile con le comunitarie.
Il caso portato ai giudici europei è quello di Hassen El Dridi, un algerino condannato a fine 2010 a un anno di reclusione dal tribunale di Trento per non avere rispettato l’ordine di espulsione.
Secondo la Corte, “una sanzione penale come quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere l’obiettivo di instaurare una politica d’allontanamento e di rimpatrio efficace, nel rispetto dei diritti fondamentali”.
La sentenza è destinata a fare giurisprudenza a livelloeuropeo: potrà essere applicata pure negli altri 11 casi italiani analoghi pendenti a Lussemburgo e, se necessario, anche dai tribunali di altri Paesi Ue.
Gli Stati membri – si legge nella sentenza – “non possono introdurre, al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa italiana in discussione, solo perchè un cittadino di un Paese terzo, dopo che gli è stato notificato l’ordine di lasciare il territorio nazionale e dopo che il termine stabilito è scaduto3, non se ne va e “permane in maniera irregolare”.
Il reato di clandestinità per gli immigrati irregolari è stato introdotto nell’ordinamento italiano nel 2009, nell’ambito del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’.
D’ora in poi, dunque, i giudici italiani, responsabili del rispetto del diritto dell’Unione, “dovranno disapplicare ogni disposizione nazionale contraria alla direttiva – segnatamente, la disposizione che prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni – e tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite, che fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri”.
Maroni-Mourinho, in realtà , non accetta il verdetto e già pensa a complicarci la vita: “Mi riservo di valutare le conseguenze di questa sentenza e di vedere come porvi rimedio”; quando lui e il suo collega della Giustizia Angelino Alfano dovrebbero piuttosto preoccuparsi che sia rispettata.
Il ministro leghista teme un colpo di freno alle espulsioni, cui tiene molto: il giudizio europeo —afferma- “trasforma le espulsioni in una semplice intimidazione ad abbandonare l’Italia entro sette giorni e rende assolutamente inefficace il contrasto all’immigrazione clandestina”.
Invece, l’Italia “vuole continuare con le espulsioni, che, con la Tunisia, funzionano bene: sono già oltre 600 i tunisini rimpatriati dal 5 aprile e questo fa anche da deterrente”.
Quel che Maroni non dice è che le espulsioni verso la Tunisia, stile ‘prendi e porta subito a casa”, sono un’altra cosa.
Ma i leghisti, alle mistificazioni sull’Europa, ci sono abituati: il governatore del Veneto Luca Zaia s’indigna perchè la sentenza cancella “una legge votata da un Parlamento sovrano” —come se le direttive europee non le avessero approvate Governi sovrani e l’Assemblea di Strasburgo-.
E non conta che il verdetto di Lussemburgo fosse dato per scontato dagli uomini di legge italiani e dalle organizzazioni internazionali che si occupano di rifugiati e immigrati.
Monsignor Marchetto, l’ex responsabile del Vaticano per i migranti, vuole il ritiro della legge.
E l’opposizione parla di sconfitta, dèbacle, Waterloo.
Mentre la stampa internazionale ancora s’interroga sulle conclusioni del vertice italo-francese di lunedi’ scorso, quando Berlusconi ha messo la sua firma accanto a quella di Sarkozy su una lettera alle istituzioni comunitarie che tutela solo gli interessi francesi.
Le Monde ci ha pensato su bene e poi ha concluso che “le speranza italiane sono andate deluse” e le “esigenze italiane sono state disattese”.
Giampiero Gramaglia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 30th, 2011 Riccardo Fucile
PER IL PREMIER “LA NOSTRA LINEA NON E’ CAMBIATA, LA POSIZIONE DI BOSSI E’ INCOMPRENSIBILE”…. PER IL SENATUR “CHI VUOLE VOTARE LA NOSTRA MOZIONE LA VOTI”
Il Pdl non si pronuncerà dunque su alcuna delle mozioni. 
Nè sulle tre depositate dalle opposizioni per stanare la Lega (Pd, terzo polo e Idv), nè su quella del Carroccio annunciata in serata dal Senatur.
Ci hanno lavorato tutto il pomeriggio nella sede di via Bellerio lo stesso Bossi, Maroni, Calderoli e Giorgetti, subito depositata a Montecitorio a firma del capogruppo Reguzzoni.
L’obiettivo, spiegano dal quartier generale leghista, è quello di conclamare il «no» ai bombardamenti ma al contempo di non mettere in crisi il governo. «Ora chi vuole votarla la voti – è il messaggio del leader Bossi ai suoi – Di certo, il 75 per cento della gente la pensa come noi».
Un atto parlamentare in sei punti, illustrato oggi dalla Padania, col quale i Lumbard chiedono al governo che venga fissata la fine delle ostilità in Libia, ma anche un «forte contenimento dei costi» delle operazioni per rispettare «i perimetri del bilancio».
E ancora, il «blocco navale» rispetto al flusso migratorio, aiuti umanitari al Nordafrica, la ripartizione dei profughi tra gli stati che partecipano alla missione in Libia.
Un testo che dalla sponda pidiellina, in serata, bollano poco più che come una «provocazione».
Sul testo integrale difficilmente sarà possibile trovare una mediazione, nonostante l’incontro già previsto tra i capigruppo Cicchitto e Reguzzoni per martedì.
Ma alcuni di quei punti sono considerati ricevibili da Palazzo Chigi.
Su questo andrà avanti la trattativa.
Anche se il presidente del Consiglio si va convincendo ora dopo ora che la soluzione migliore sia schivare del tutto il voto sulle mozioni, ritenuto superfluo rispetto al via libera che il Parlamento ha già dato il 24 marzo alla risoluzione Onu 1973 sull’intervento in Libia. Inutile dire che l’auspicio di Berlusconi sia quello che in extremis anche l’opposizione «più responsabile», Pd in testa, rinunci al proprio testo.
Ma perchè questo accada, ogni speranza viene riposta nella moral suasion che il capo dello Stato Napolitano potrà e vorrà esercitare prima del voto d’aula di mercoledì.
Il Quirinale resta vigile, comunque preoccupato, consapevole però di aver detto e fatto quanto fosse opportuno, alla luce degli impegni presi dal Paese nel contesto Onu e Nato.
Il premier, nonostante le rassicurazioni di ieri sera nella telefonata ai convegnisti di Gubbio («Con la Lega stiamo superando il problema») certo non si attendeva la determinazione con cui Bossi sta gestendo questa partita.
In mattinata il premier aveva disertato la conferenza stampa al fianco della Brambilla a Palazzo Chigi sul rilancio di Lampedusa, preferendo evitare domande e ulteriori lacerazioni.
«Conosco Umberto, meglio far trascorrere il week end e lasciarlo sbollire» confidava a un pontiere.
Nessuna conferma fino a ieri, di un faccia a faccia chiarificatore tra i due, che qualcuno vorrebbe lunedì. Il presidente del Consiglio preferisce dedicarsi alle amministrative.
Sente Francesco Storace, incontra il Guardasigilli Alfano, poi la Brambilla. «Abbiamo armato quattro bombardieri, non capisco questa tirata di Umberto – va ripetendo a tutti – la nostra posizione in fin dei conti non è cambiata. Rimetteremo le cose a posto, non è pensabile una crisi adesso».
C’è il voto tra 15 giorni. E c’è anche un rapporto con le gerarchie ecclesiastiche da ricostruire, dopo mesi di scandali.
Ecco perchè, seguendo i consigli di Gianni Letta, dopo il faccia a faccia con il segretario di Stato vaticano Bertone di giovedì sera – in cui il premier ha sottolineato l’imminente approvazione del ddl sul biotestamento – Berlusconi ha dedicato l’intero pomeriggio a registrare interviste tv sulla beatificazione di Wojtyla.
Preludio alla sua partecipazione alle celebrazioni ufficiali domani in Piazza San Pietro.
Una riappacificazione indispensabile in vista delle prossime amministrative di maggio.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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