Destra di Popolo.net

SI’, I LEGHISTI LO HANNO DURO, IL CERVELLO

Maggio 7th, 2011 Riccardo Fucile

LA LEGA E’ FONDATA SULL’ADORAZIONE DEL DENARO: LASCIA L’ODORE DEI SOLDI AL POPOLO E IL TATTO DELLA MONETA A UNA CASTA DI POTERE INVARIABILE CHE PASSERA’ LA SACRA AMPOLLA DAL PADRE ALL’AVANNOTTO…UN PARTITINO DI RICATTATORI CHE PENSA DI APPORRE UNA DATA DI “FINE LAVORI” A UNA GUERRA, COME SE FOSSE UN CANTIERE EDILE DELLA VALBEMBRANA

È vero, i leghisti ce lo hanno duro. Oserei dire: di legno; il cervello.
Se fossi un’iscritta o anche una simpatizzante di un partito politico che mi prende per il culo in maniera istituzionale, credo che tenderei a farmi giustizia da sola.
Ma i leghisti, avendocelo duro, il cervello, non lo faranno mai.
Se solo i leghisti sapessero leggere, oggi la lega non esisterebbe più, ma il loro celodurismo cerebrale, anzi, favorirà  la permanenza della lega nei gangli della nostra nazione a loro straniera.
In soli due giorni, le farse ignobili di un partitino di ricattatori che vive e si alimenta proprio della stupidità  dei suoi appartenenti/simpatizzanti, ha aumentato il “rating” del ridicolismo italiota, con un parlamento impegnato a votare una mozione basata sul nulla, e la nomina di nove nuovi parassiti, a cui il partito che osteggiava le metodiche di Roma Ladrona, ha dato il suo benestare.
Ma questo i durissimi legaioli, non lo capiranno mai, convinti come sono che l’importante sia cacciare via il negro, almeno a parole.
Non so disegnare, peccato!
Proverei a usare quell’arte per far comprendere al fedele legaiolo dall’elmetto cornuto, che se Bossi lo avesse davvero duro, sarebbe lui ad essere in pericolo.
Lo farei disegnando l’inutile faccia del ministro degli Esteri, che spiega davanti a un microfono, che per quanto ieri si sia votata la durissima mozione della Lega, che pretendeva di apporre una data di fine lavori ad una guerra, come se fosse il cantiere edile della Valbrembana, su cui si costruisce l’ennesimo Ipermercato, non sarà  possibile farlo e che l’Italia sarà  serva fino alla conclusione delle operazioni.
Farei un disegno per spiegare al legnoso legaiolo che l’agitarsi leghista altro non era che una farsa da propaganda elettorale, come i clandestini che non arriveranno mai in Lombardia — un migliaio solo ieri — o un modo — che non si sa mai — di dire a Gheddafi: “non ci scordiamo dei soldi che ci hai dato per finanziare il nulla della secessione che non ci sarà  mai, mangiandoti qualche grossa impresa e qualche banca italiana”.
Ma ce l’ha troppo duro il cervello, il leghista; poveretto non ci arriverà  mai. Non potrà  comprendere che la politica della Lega è la più marcia di tutte. Fondata sull’adorazione del danaro, lascia l’odore dei soldi al popolo e il tatto della moneta a un grumo di potere invariato e invariabile, autoritario e sul modello monarchico, che passerà  la sacra ampolla con l’acqua inquinata del Po dal padre all’avannotto, razzolando e depredando l’Italia esattamente come tutti gli altri democristiani hanno fatto fino ad ora.
Ricattando ed essendo ricattati, nella logica malavitosa alla quale prestissimo si sono inchinati.
Attendo con fiducia che il legaiolo si accorga di quanto aumenteranno le sue tasse, non solo grazie alla geniale trovata del fiscalismo locale — che serve a finanziare direttamente i comuni spolpati dalle dissennate gestioni della Lega — ma soprattutto quelle imposte da Roma Ladrona, per finanziare una guerra alla quale la Lega ha fatto finta di dire no, solo per il gusto di stringere ancora un po’ quel che resta delle palle di quel tizio che comunque, che lo vogliano o no, resta sempre il loro vero padrone.

Rita Pani
(da “r-esistenza-infinita“)

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IL GOVERNO IN ARMI SUL BAGNASCIUGA: SPIAGGE IN REGALO AI PRIVATI PER 90 ANNI, L’EUROPA STUPITA CHIEDE CHIARIMENTI

Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile

GLI ECOLOGISTI: UN OMAGGIO AGLI SPECULATORI… CONCESSIONI PROLUNGATE E DIRITTO DI COSTRUIRE, LA LOBBIE DEI GESTORI DEI BAGNI: INCASSANO 16 MILIARDI, PAGANO SOLO 102 MILIONI DI IMPOSTE… NEL 2009 SU 573 CONTROLLI, BEN 551 IRREGOLARITA’

Se le notizie stampa sul decreto che cede le spiagge in concessione per 90 anni sono corrette e confermate, la Commissione europea sarebbe “molto sorpresa, perchè il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del mercato unico europeo”.
Lo ha indicato stamane una portavoce della Commissione Ue, riferendo che Bruxelles ha chiesto alle autorità  italiane chiarimenti sul decreto presentato ieri dal ministro Tremonti.
Criticato per non aver smaltito la burocrazia e non aver fatto nulla per lo sviluppo economico, il Governo improvvisamente ieri si è svegliato ed ha inserito una norma nel decreto sviluppo che ha fatto saltare sulla sedia milioni di italiani.
Rispettando il principio secondo cui “vale tutto ciò che non è previsto dalla legge”, il Governo ha deciso di “regalare” le spiagge ai privati.
La ratio del provvedimento sta nel fatto che non si fanno grossi investimenti negli stabilimenti balneari in Italia, in quanto le concessioni sull’utilizzo dei tratti di spiaggia vengono assegnate di anno in anno.
E così ecco il colpo di genio: dare la concessione novantennale sulla superficie demaniale.
Durante la presentazione del decreto, il Ministro Tremonti ha tenuto a specificare che non si tratta di una vendita di spazio pubblico, in quanto la proprietà  rimane allo Stato, ma solo una concessione a fare ciò che si vuole nell’area assegnata per i prossimi 90 anni.
Gli unici paletti entro cui gli imprenditori dovranno muoversi sono i vincoli paesaggistici e ambientali già  stabiliti dalla legge.
Certo, se i vincoli ambientali rimanessero inalterati, in teoria difficilmente si potrebero operare sviluppi diversi da quelli già  attuati fino ad oggi.
Anche perchè nel decreto è specificato che il diritto di passaggio e di utilizzo dev’essere garantito.
In realtà  le nostre spiagge vengono di fatto “vendute” ai titolari degli stabilimenti balneari per quasi un secolo. Poi se ne riparlerà .
Uno stratagemma sul filo dell’incostituzionalità .
Il diritto di superficie è infatti un diritto molto simile alla proprietà  privata mentre le spiagge fanno parte del demanio necessario, ossia quella parte del territorio nazionale che non può essere venduta per restare a disposizione di tutti
E’ questo lo stratagemma previsto dal ministro Tremonti per accontentare i potenti sindacati dei balneari italiani, terrorizzati dall’applicazione della direttiva europea sulla libera concorrenza,
L’Italia è infatti sotto procedura di infrazione comunitaria perchè non applica la direttiva Bolkestein ossia l’obbligo di fare aste pubbliche per assegnare le concessioni demaniali, così come succede in tutta Europa.
Tutti possono partecipare e chi offre di più si prende la concessione che, alla scadenza, viene rimessa all’asta, permettendo allo stato di realizzare guadagni proporzionati agli incassi delle attività  oltre ad un salutare rinnovo tra i gestori.
Nella proposta di Tremonti a delimitare le aree saranno le Regioni su iniziativa dei comuni d’intesa con l’Agenzia del Demanio.
Il diritto viene rilasciato dietro il pagamento di un corrispettivo annuo e con l’accatastamento delle strutture presenti.
Le risorse provenienti dai diritti di superficie, riscosse dall’Agenzia delle entrate, sono versate all’entrate del bilancio dello Stato per essere riassegnate a un Fondo al ministero dell’Economia per poi essere annualmente ripartite tra la Regione, i comuni, i distretti turistici, e l’erario.
Inoltre sulle aree ‘vuote’ sarà  possibile edificare solo in regime di diritto di superficie mentre in quelle già  esistenti sarà  possibile ristrutturare e anche ricostruire.
Ed è proprio il nuovo cemento all’orizzonte che induce Legambiente a parlare di «un piano casa» al cui interno sarebbe annidato «un regalo senza precedenti a mafiosi, abusivi e speculatori».
Per il presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza, siamo arrivati a «un punto così basso» in cui il «Bel Paese viene smembrato», e dato in pasto «a criminalità  e speculatori, privatizzando il patrimonio costiero».
Il Wwf Italia accende «un allarme» per «il pericolo lungo quasi un secolo».
Secondo il Codacons con, quello che chiama, il «Piano spiagge vengono create le premesse per un grande piano di cementificazione del territorio aprendo agli speculatori».
Lo Stato ha incassato “soltanto” 103 milioni di euro provenienti dalle concessioni demaniali marittime a fronte dei 16 miliardi di euro di guadagni stimati per le imprese della balneazione.
Sono questi le cifre relative alla concessioni demaniali marittime (periodo 2009) secondo un dossier dei Verdi intitolato Spiaggiopoli.
Uno stabilimento balneare di 10.000 metri quadrati paga soltanto 1.000 euro al mese, come l’affitto di un bilocale a Roma o Milano.
Nello specifico – si legge nel dossier – uno stabilimento paga in media quasi 1,4 euro per metro quadro all’anno, con punte pari a 0,93 euro per spiagge definite di bassa valenza turistica e 1,86 per quelle di alta valenza.
Il giro di affari degli stabilimenti balneari, «tra i cui privilegi c’è l’esenzione al rilascio dello scontrino fiscale», si apoggia anche sull’evasione fiscale che «per l’Agenzia del Demanio si aggira intorno al 50%».
In base agli ultimi controlli della Guardia di Finanza, afferma il dossier, «nel 2009 su 573 controlli sono state rilevate 551 irregolarità  pari a oltre il 96%».
A fronte delle stime che parlano di 16 miliardi di euro all’anno di incassi «i gestori dichiarano circa 2 miliardi l’anno, pur avendo 600.000 addetti nel settore».

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LIBIA, NESSUNA SCADENZA PER LA MISSIONE ITALIANA: IN EUROPA SE LA RIDONO DELLA MOZIONE PATACCA DI BOSSI

Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile

IL MINISTRO INGLESE HOPE: “L’ITALIA NON HA RICHIESTO ALCUN TERMINE PER LA FINE DELLE OPERAZIONI IN LIBIA”… E IL FRANCESE JUPPE’ PARLA DI “MESI PRIMA DEL TERMINE DELLA MISSIONE A TUTELA DEL POPOLO LIBICO”… IN PATRIA LEONI, ALL’ESTERO COGLIONI?

Un fondo speciale per i ribelli e un aumento della pressione militare sul regime di Gheddafi per avviare il prima possibile una road map che porti a libere elezioni.
Sono questi gli impegni assunti dal Gruppo di contatto sulla Libia formato da 22 Paesi, sei organizzazioni internazionali e quattro Stati osservatori che ieri si è riunito per la seconda volta a Roma.
«Il tempo sta scadendo per il regime di Gheddafi», afferma il documento conclusivo del vertice anche se, alla resa dei conti, non c`è «nessuna data» per la fine delle operazioni.
Il primo a ribadirlo è il segretario generale della Nato Anders Fogli Rasmussen.
In realtà  il vertice di ieri a Roma non ha fatto segnare alcun punto concreto all’attivo degli italiani, probabilmente l’alleato in questa fase maggiormente in difficoltà  sulle prospettive belliche in Libia.
Il ministro degli Esteri francese Juppè ha parlato di “mesi” per la fine delle operazioni militari.
Mentre quello britannico Hague ha specificato che l’Italia “non ha alcuna intenzione di stabilire una cronologia” dell’intervento.
Nonostante la mozione che la impegna a fissare una data per la fine dei bombardamenti, nei due incontri bilaterali tra il segretario di Stato statunitense Hillary Clinton e il titolare della Farnesina prima e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo, l`Italia ribadisce il suo impegno «su tutte le missioni».
Il risultato più importante del vertice è però l`istituzione di un “Meccanismo di finanziamento temporaneo” (Mft): un fondo speciale peri ribelli alimentato da donazioni e prestiti.
Verrà  amministrato da un consiglio d`amministrazione composto da cinque membri – tre libici, un rappresentante del Qatar e uno a rotazione semestrale tra Italia e Francia – e «servirà  in primo luogo a pagare i salari, acquistare i viveri e medicine e per le cure mediche», spiega il premier del Qatar Hamad Bin Jassim Al-Thani aggiungendo che il suo Paese ha già  stanziato 500 milioni di dollari e il Kuwait altri 180.
Un piano molto ambizioso, ammette lo stesso Aithani, ma che può contare come garanzia sul parziale scongelamento dei fondi del regime bloccati all`estero.
La dichiarazione finale parla inoltre di un accordo per «intensificare la pressione militare, economica e politica» contro il regime del Colonnello affinchè si arrivi al più presto a «una transizione politica che rifletta la volontà  del popolo libico».
Si tratta della “road map” illustrata dai due esponenti del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), l`organo politico dei ribelli, che prevede un` assemblea nazionale per definire una Costituzione da sottoporre a referendum per poi indire elezioni presidenziali e parlamentari.

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FRATTINI INCONTRA LA CLINTON E SPARISCE LA RICHIESTA PATACCA DELLA LEGA IN LIBIA: “CONFERMIAMO L’IMPEGNO ITALIANO IN TUTTE LE MISSIONI”

Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile

NON DOVEVA CHIEDERLE LA DATA PRECISA PER IL RITIRO DELLE TRUPPE IN LIBIA?…LA PRESA PER I FONDELLI E’ DURATA MENO DI 24 ORE: LEGA E PDL SONO TORNATI IN RIGA CON GLI USA…LA LEGA HA VINTO? SI, LA COPPA DEL NONNO

“Confermiamo l’impegno italiano su tutte le missioni” internazionali e “certamente anche quella in Libia”.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini, al termine dell’incontro bilaterale con il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, ha ribadito che il nostro Paese rispetterà  tutti gli impegni presi.
Con il segretario Usa, ha detto il ministro, si è discusso ”dell’importanza di una soluzione politica che veda la pressione militare come uno strumento per convincere il regime a cessare le violenze e gli attacchi contro i civili”.
Nel corso della seconda riunione del Gruppo di Contatto sulla Libia, oggi a Roma, il responsabile della Farnesina ha illustrato gli obiettivi per una soluzione diplomatica della crisi libica: favorire “il coordinamento sull’iniziativa politica”, esprimere “sostegno economico, in particolare al Consiglio nazionale transitorio di Bengasi”, e tracciare “una road map per il cessate il fuoco e per un’assemblea costituzionale volta alla riconciliazione libica”.
Dal canto suo, Hillary Clinton, dopo l’incontro, ha espresso la gratitudine degli Stati Uniti nei confronti dell’Italia.
Gli Usa, ha detto, “molto grati all’Italia per l’impegno” dei suoi militari in Afghanistan.
La Clinton ha ancora una volta espresso apprezzamento per il “lavoro difficile per garantire la sicurezza in Afghanistan” svolto da “quattromila soldati italiani al nostro fianco”.
“L’America è e sarà  partner privilegiato” per l’Italia, perchè “consideriamo gli Usa un paese fratello: le azioni che l’Italia intraprende le concertiamo e definiamo insieme ai partner internazionali europei e anzitutto con gli Stati Uniti, come è stato ed è per la missione in Libia”, ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini.
”La pressione militare – ha spiegato il segretario Usa – deve essere uno strumento per convincere il regime di Gheddafi a cessare gli attacchi contro i civili”.
Gli Stati Uniti e i suoi alleati della Nato stanno rispettando la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla Libia, che autorizza a un intervento per la protezione dei civili, e ribadiscono l’invito al colonnello Muammar Gheddafi di lasciare il potere.
“Il modo migliore per proteggere i civili è che Gheddafi cessi i suoi attacchi e lasci il potere”, ha spiegato la Clinton, a margine della riunione. “Questo è l’esito a cui miriamo”, ha aggiunto il capo della diplomazia di Washington, che ha anche annunciato il via libera all'”assistenza, chiamata ‘no lethal'”, a favore del Consiglio Nazionale Transitorio (Cnt) di Bengasi.
L’incontro, presieduto dal titolare della Farnesina insieme al primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Sheik Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani, vede la partecipazione di delegazioni di 22 Paesi, sette organizzazioni internazionali e quattro Stati osservatori.
Anche a questa seconda riunione, che fa seguito a quella di Doha del 13 aprile scorso, è stato invitato un rappresentante del Consiglio nazionale transitorio libico (Cnt).
L’incontro fornisce l’occasione per trattare approfonditamente il nodo del sostegno economico ai ribelli, tema sul quale si è espresso il ministro degli Esteri francese Alain Juppe, annunciando che “si lavorerà  a un meccanismo finanziario che permetterà  di aiutare il Consiglio transitorio nazionale”.
Frattini, da parte sua, ha anticipato che si sta “lavorando per individuare strumenti legali internazionali per consentire la vendita di greggio prodotto in Cirenaica a produttori, fornitori e acquirenti internazionali”.
L’Italia vuole essere in prima linea nel chiedere ai partner internazionali di prendere proprio a Roma una decisione sull’utilizzo di “strumenti finanziari trasparenti”.
Il segretario di Stato Usa ha poi aggiunto, in riferimento alla battaglia contro il terrorismo che, “dobbiamo aumentare i nostri sforzi non solo in Afghanistan ma in tutto il mondo, chi uccide gli innocenti verrà  assicurato alla giustizia”, ha concluso.
Chissà  come mai Frattini si è dimenticato di chiedere alla Clinton di fissare una data per il ritiro delle truppe Nato in Libia, come da documento patacca voluto dalla Lega e votato ieri alla Camera.
Il bluff è durato meno di 24 ore, anche per Bossi si può continuare a bombardare e anche i padagni si sono prostrati alla Mecca americana.
Bossi ieri aveva detto che “la Lega ha vinto”, ma non aveva precisato che il trofeo era la coppa del nonno.

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COME BERLUSCONI HA SALVATO I BILANCI DEL CARROCCIO: TRA FIDI BANCARI, CESSIONE DEL SIMBOLO E CASA DI GEMONIO

Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile

PATTI E RICATTI: GLI INTERESSI CHE UNISCONO BOSSI A BERLUSCONI, LE QUERELE RITIRATE, IL SIMBOLO VENDUTO… MENTRE I PIRLA DEL NORD CONTINUANO A ULULARE “PADAGNA LIBERA”, BERLUSCONI HA GARANTITO ALLA LEGA LA SOPRAVVIVENZA ECONOMICA… E BOSSI NON HA PIU’ LE PEZZE AL CULO

Un paio di giorni fa un ascoltatore di Radio Padania Libera aveva chiesto: “Ma è vero che Berlusconi si è comprato la Lega?”. Una telefonata bruscamente interrotta, nonostante la diretta, che apre una serie di interrogativi sul sodalizio a denti stretti, difeso a tutti i costi soprattutto in questi giorni.
Qualcosa in più di un semplice accordo politico se analizzato dal punto di vista delle difficoltà  a sciogliere questa convivenza (forzata) tra i due.
Il mezzo accordo sulla Libia e lo sfogo del ministro La Russa: “Umberto capo della sinistra” sono, d’altro canto, i segni che Bossi e Berlusconi stanno tirando a campare.
Ecco allora riemergere uno dei grandi misteri delle vicende leghiste.
Quello relativo all’esistenza di un patto segreto tra i due leader: la sottoscrizione di un atto notarile e massicci finanziamenti berlusconiani al Carroccio.
Voci, ancora prive di riscontro, ma che si rincorrono soprattutto all’interno delle segrete stanza di via Bellerio secondo le quali ci sarebbe stata addirittura la compravendita da parte di Berlusconi del “marchio Lega Nord”.
Una questione ripresa dal giornalista Leonardo Facco nel suo “Umberto Magno”, edito da Aliberti e dal tesoriere dei Radicali italiani Michele De Lucia che ha curato “Dossier Bossi-Lega Nord” di Kaos Edizioni.
I rapporti extra politici tra Bossi e Berlusconi, quindi, sono di fatto un giallo nonostante tutto però ci sono delle certezze.
Partiamo con le carte, in particolare il documento, datato 28 giugno 2000, firmato dall’amministratore nazionale degli azzurri Giovanni Dell’Elce che scrive alla Banca di Roma per garantire un fido alla Lega.
“Vi diamo incarico — si legge —, di aprire a favore del Movimento politico Lega Nord, che assistiamo finanziariamente, un credito complessivo di due miliardi di lire, valido fino a nostra revoca, utilizzabile per gli scopi istituzionali e le esigenze generali del movimento”.
Prosegue poi la lettera: “Vi diamo atto che, dati i rapporti attualmente intercorrenti tra noi e il suddetto Movimento, il presente mandato di credito è utile per il conseguimento dei nostri fini istituzionali”.
Tradotto significa che Forza Italia si era impegnata a tutelare ogni eventuale manchevolezza del partito fondato da Bossi.
E forse la cosa non farà  molto piacere alla base, nonostante le precisazioni fatte dallo stesso Dell’Elce e riportate da De Lucia: “Sia chiaro: non gli abbiamo dato nessun contributo, ma solo garantito un fido ed è una cosa che abbiamo fatto nella massima trasparenza”.
Sarà  un caso, ma certamente una certa coincidenza c’è tra l’apertura del fido e la difficile situazione in cui versava la Lega proprio in quegli anni.
Era il tempo in cui la Padania titolava: “Berlusconi, sei un mafioso? Rispondi” mettendo in prima pagina le foto di Riina, Brusca, Bagarella, Berlusconi e Dell’Utri.
Il Senatùr non le mandava a dire al Cavaliere, tanto che di quel periodo Gianluca Marchi, primo direttore de la Padania, dice a Facco: “Con la storia del Berlusconi mafioso avevo sulle spalle qualcosa come 13 querele tra Fininvest, Dell’Utri e Confalonieri. Nel 2000, in prossimità  dell’accordo fra il leader leghista e il Cavaliere, sono state tutte rimesse, ritirate”.
Un colpo di spugna e il futuro della Lega segue un altro corso.
Qualcuno considera il 1998 l’anno di svolta: quando alla Camera dei deputati la Lega Nord votò contro la richiesta di arresto di Cesare Previti uomo di fiducia di Silvio Berlusconi.
Ma la vera spina nel fianco per il popolo di Pontida è un’altra.
A ricostruirla è Rosanna Sapori già  militante leghista e giornalista di Radio Padania.
Le sue parole sono state raccolte da Ferruccio Pinotti e Udo Gempel ne L’unto del Signore ma il Fatto Quotidiano l’ha incontrata a casa sua. In provincia di Bergamo dove ha aperto una tabaccheria.
La donna ha deciso di raccontare una storia della Lega che spiega molto del Carroccio di oggi e del perchè Bossi alla fine dovrà  fare quello che gli dice Silvio Berlusconi.
Sapori sostiene che il premier abbia la titolarità  del logo del partito della Lega. Che il mitico “spadone” di Alberto da Giussano insomma appartenga al Cavaliere.
La storia non è nuova negli ambienti padani: nel 2005 il premier avrebbe finanziato il Carroccio, a un passo dalla bancarotta e in cambio avrebbe chiesto come contropartita il simbolo.
“Niente di ciò che dico è stato inventato — spiega la diretta interessata — e la riprova è che fino ad ora nessuno si è mai permesso di smentirmi”.
Racconta Sapori che nel 2000 la Lega non aveva neppure gli occhi per piangere. Solo debiti e ipoteche pure sulle rotative del quotidiano.
A rischio c’era anche la casa di Gemonio del Senatùr.
Oltre ai costi del fare politica, Bossi e i suoi dovevano rimediare ai danni della Credieuronord (la banca padana) salvata dalla Banca popolare di Lodi di Giampiero Fiorani.
“Fiorani entrò su decisione del Cavaliere molto probabilmente consigliato da Aldo Brancher. Berlusconi a sua volta ripianò i debiti della Lega” sostiene Rosanna Sapori nella sua analisi a metà  tra la politica e il giornalismo.
“Io ho avuto il coraggio di spiegare perchè Bossi si è dimostrato prigioniero di Berlusconi. So che qualcuno vorrebbe farmi pagare questa libertà  di opinione. Con quella storia io ho chiuso anche se non mi sento tranquilla e per questo non voglio che scriviate dove abito. Nonostante ciò, però, sbaglia chiunque pensi che farò un passo indietro magari dicendo che mi sono confusa”.
Intanto la Lega corre ai ripari diffondendo la notizia che comunque il patto “era a scadenza” del compimento dei 75 anni di uno dei due: Berlusconi li festeggerà  a settembre.

Elisabetta Reguitti
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MISSION DEL GOVERNO: OBIETTIVO OSCURAMENTO DEI REFERENDUM

Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile

LA COMMISSIONE DI VIGILANZA SULLA RAI   RINVIA ANCORA IL REGOLAMENTO SULLA PAR CONDICIO CHE DEVE STABILIRE COME E QUANDO INFORMARE I CITTADINI SULLA TORNATA ELETTORALE DEL 12 E 13 GIUGNO

La Vigilanza Rai è il tappeto che il governo utilizza per nascondere il triplo referendum del 12 e 13 giugno.
Nessun telespettatore deve conoscere i quesiti sull’energia nucleare, l’acqua ai privati e il legittimo impedimento.
E così il governo, a pezzi in parlamento, sfrutta la maggioranza in commissione di Vigilanza per disertare i lavori.
La scusa è che manca il numero legale per iniziare l’assemblea, una tattica che da settimane rinvia l’approvazione del regolamento sulla par condicio.
Un testo parlamentare per decidere come e quando informare i cittadini-spettatori sul referendum.
E nel frattempo, a meno di 45 giorni dal voto e con la par condicio in vigore, la Rai impone a chiunque vada in onda di firmare una liberatoria — come accaduto per il concertone del Primo maggio — per evitare di affrontare il tema.
Non è semplice censura, ma raffinato silenzio: il referendum è sigillato in una campana di vetro, i giorni passano e il quorum si allontana.
All’ingresso di San Macuto, sede della Vigilanza, c’è un presidio permanente del Popolo viola e dei comitati per il referendum .
Di Pietro ha ottenuto il primo risultato con una lettera ai presidenti di Camera e Senato: “Quanto sta accadendo in Vigilanza è di una gravità  senza precedenti. Per colpa della maggioranza — scrive il leadere dell’Italia dei Valori — un intero mese di tribune referendarie, di spot informativi, d’informazione giornalistica sui quesiti oggetto dei referendum è stato quindi sottratto ai cittadini italiani”.
Gianfranco Fini e Renato Schifani hanno risposto chiedendo ai commissari di superare le divisioni e garantire ai cittadini il diritto di essere informati.
I due presidenti non potevano schierarsi con la maggioranza, capeggiata dal berlusconiano Alessio Butti, in sete di vendetta con l’opposizione perchè, grazie all’intervento di Zavoli, bloccò l’emendamento bavaglio per chiudere i programmi durante la campagna elettorale per le amministrative.
Ieri pomeriggio Giorgio Lainati (Pdl) ha ripetuto la strategia: “Votiamo il regolamento nella prossima seduta — ha detto a Zavoli — per il decreto Parmalat a Montecitorio e per la mancanza a occhio del numero legale”.
Ma il presidente ha svelato il giochino con parole chiare: “C’è un problema tecnico per il voto alla Camera — ha replicato Zavoli — ma c’è anche un problema politico, nel senso che sono indotto a ritenere che questa richiesta possa sottendere un risultato ostruzionistico. E’ la premessa per rendere difficoltoso, se non impossibile, ricominciare il nostro lavoro. Devo constatare che viene messo in dubbio quanto stabilito nel verbale dell’ufficio di presidenza del 20 aprile, quando tutti i presenti convennero sulla necessità  di esaminare il regolamento rispetto all’atto di indirizzo, perchè è un atto previsto per legge”. Forse oggi — aggiunge Zavoli — sarà  il giorno buono, dopo l’ennesimo nulla di fatto ieri sera.
Ma in Parlamento vanno di fretta per far passare, con un veloce esame in Commissione, il decreto Omnibus che aggira il referendum sul nucleare, il quesito che più preoccupa il governo che nel programma sbandierava il ritorno all’energia atomica.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL GOVERNO DEI MANIACI DEI GIARDINETTI: UNO NON STA IN PIEDI E DICE CHE CE L’HA DURO, L’ALTRO E’ CONVINTO CHE LE DONNE VADANO CON LUI PER LA SUA BELLEZZA

Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile

BRUTTA COSA INVECCHIARE MALE…IL   PATETICO INTERVENTO DEL PREMIER IERI SERA ALLA CENA DELLA MORATTI CON 1000 DONNE PRESENTI… OGGI LA SOLITA BECERA BATTUTA DEL SENATUR ALLA CAMERA

E’ triste constatare che all’estero siamo ormai considerati come un popolo di imbecilli che si ostina a farsi governare da vecchi maniaci.
Le battute sui costumi puttanieri della nostra classe dirigente ormai non conoscono confini e molti capi di stato si guardano bene persino dal farsi fotografare con certi esponenti del nostro governo.
A tal punto è arrivato il degrado della nostra classe politica, supportata da una corte di miracolati che comprende giornalisti in veste di escort, escort con funzioni politiche, “responsabili” a libro paga” e maitresse travestite da talent scout.
Un governo che potrebbe riunirsi ai giardinetti pubblici, con impermeabile da aprire al momento opportuno, come nella migliore (o peggiore) tradizione della commedia all’italiana.
Come se i peggiori difetti impersonificati da Sordi o da Buzzanca nel cinema del dopoguerra fossero oggi metodo di selezione della classe politica, tra patetico gallismo, maschilismo da harem arabo, mercificazione del sesso, prostituzione politica, scarsa considerazione della donna.
Ho ascoltato personalmente uno che la sa lunga, Luca Barbareschi ( ho la registrazione), sostenere pubblicamente che “non è possibile che uno nomini ministro tutte le sue amanti” (ovviamente riferito a Berlusconi).
Ma anche nelle affermazioni quotidiane, nelle battute, nelle barzellette, emerge il “vecchiume” di una certa concezione del successo, del machismo becero che sembra essere la fissa non solo del premier.
Ieri sera, collegato al telefono con mille donne impegnate a Milano in una cena elettorale per Letizia Moratti, il presidente del Consiglio ha detto: “che disastro perdere occasioni come queste, una cena con mille donne non si può perdere».
Poi si è cimentato in un paio di barzellette, una che ironizza sul fatto che se un terzo delle donne non disdegnerebbero una notte in intimità  con lui, i restanti due terzi lo hanno già  fatto.
Prendete nota: qui bisognerebbe ridere.
E un’altra nella quale una giovane donna chiede a Berlusconi di invitarla al bunga bunga perchè ” lei presidente è un mito senza età  ».
E qui non si sa se piangere o suicidarsi.
Anche perchè non siamo al Bagaglino, ma a una convention politica di livello con un candidato sindaco di una città  come Milano, centro economico del Paese.
Nel pomeriggio di oggi è invece andata in onda la recita di Bossi che non ha ottenuto una mazza con la sua mozione patacca smentita dalla Nato, ma ci ha tenuto a   ricordare ai giornalisti, mentre stava andando in Aula a votare, che “la Lega ha vinto e ce l’ha sempre duro”.
Altra patetico figurante che non sta neanche in piedi, ma che deve evidentemente contrastare Silvio anche nel campo del becero-maschilismo.
Per la cronaca, i due insieme, supportati dai “responsabili”, sono arrivati appena a 309 voti, ben lontani dai 316 che rappresentano la metà  più uno dei deputati e a mille miglia dai 330 annunciati almeno venti volti dal premier.
Come i vecchietti, dopo la partita a briscola alla bocciofila e il giro ai giardinetti adesso potranno ritornare a casa soddisfatti.
Il brodo di dado li aspetta.

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L’ASSESSORE RAZZISTA DI GERENZANO ISTIGA I CITTADINI CONTRO GLI IMMIGRATI

Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE ORDINA LA CANCELLAZIONE DAL SITO WEB DEL COMUNE VARESOTTO DELL’ARTICOLO IN CUI SI INVITAVA I RESIDENTI A NON AFFITTARE CASE AGLI EXTRACOMUNITARI… PERCHE’ MARONI NON E’ INTERVENUTO?

L’assessore leghista di Gerenzano, Cristiano Borghi, istiga i cittadini italiani a discriminare gli extracomunitari.
Lo afferma l’ordinanza con cui il giudice Loretta Dorigo ha accolto il ricorso promosso da due associazioni contro lo stesso assessore alla Pubblica istruzione (con delega alla Sicurezza) e contro il Comune della provincia di Varese, guidato da un monocolore della Lega Nord.
Nel ricorso di chiedeva di accertare e dichiarare il carattere discriminatorio di un articolo in cui Borghi scriveva “Chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari… Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa”.
L’articolo era stato pubblicato sul bollettino “Filodiretto coi cittadini” del Comune nel luglio 2009 ed è tuttora online sul sito di Gerenzano.
Nell’ordinanza il giudice scrive che “l’invito a non affittare agli stranieri opera quale istigazione, rivolta ai soggetti di nazionalità  italiana, finalizzata a introdurre un fattore distorsivo con funzione discriminatoria nei rapporti giuridici instaurandi con cittadini extracomunitari”.
Di qui l’ordine all’assessore e al Comune di rimuovere l’articolo dal sito web entro dieci giorni dalla notifica del provvedimento.
Sarebbe da chiedersi come mai il ministro degli Interni, così attento a porsi in prima fila a favore di telecamere quando polizia e magistratura catturano un latitante, non sia intervenuto con altrettanto tempismo nei confronti di un atto palesemente razzista, commissariando un comune della sua zona di origine.
O forse nella padagna del magna magna non valgono le regole del vivere civile?

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I BERLUSCONIANI ORA SI RIBELLANO “COMMISSARIATI DA TREMONTI E BOSSI”

Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile

I MINISTRI EX FORZA ITALIA ED EX AN UNITI CONTRO I LEGHISTI E IL MINISTRO DELL’ECONOMIA: RESA DEI CONTI RINVIATA A DOPO LE AMMINISTRATIVE.. SUL DECRETO ANTISCALATE IERI BEN 18 DEPUTATI PDL NON HANNO VOTATO PER PROTESTA… E A FINE GIUGNO FINISCONO I SOLDI PER LA MISSIONE IN LIBIA

«Berlusconi voterà  la nostra mozione sulla Libia».
La propaganda di Bossi produce un immediato effetto urticante nel Pdl, che prima subisce infastidito, poi sbanda, infine si ribella a quella che molti, sottovoce, ritengono una «genuflessione» ai diktat del Carroccio e un «commissariamento» di Tremonti sull`intero governo.
E’ Montecitorio l`epicentro della rivolta.
E basta vedere la faccia scura del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, dopo la riunione del mattino a palazzo Chigi, per capire l`aria che tira.
La ribellione non si limita alle parole.
La rappresaglia è immediata sul decreto antiscalate messo a punto daTremonti per impedire (invano) lo sbarco dei francesi a Collecchio.
Guidano la rivolta contro il ministro dell`Economia, considerato un tutt`uno con i leghisti, Claudio Scajola e Antonio Martino.
E alla votazione finale il decreto passa solo grazie all`astensione delle opposizioni, visto che una consistente pattuglia di 18 deputati Pdl decide di non votarlo.
Altre scintille sul decreto che stabilisce aumenti per le forze dipolizia, i militari e i vigili del fuoco, uno dei cavalli di battaglia del centrodestra.
Il ministro dell`economia riesce infatti a stoppare alcune modifiche al provvedimento, caldeggiato dal Pdl, che elargiva una «una tantum» al comparto sicurezza, evitando che le maglie si aprissero ancora di più.
Ma la conseguenza è che la rabbia contro Tremonti e la Lega non fanno che aumentare.
«Gli attacchi al ministro – profetizza uno dei suoi fedelissimi – ricominceranno subito dopo le amministrative».
Forse inizieranno anche prima, visto che il decreto Sviluppo, il prossimo campo di battaglia, fa gola a molti nel governo, che vorrebbero inserirvi misure più ampie di quelle previste a via Settembre.
Tutti nel Pdl guardano ora all`arrendevolezza del premier nei confronti del Carroccio con un misto di preoccupazione e di irritazione.
Anche perchè molti parlano di una serie di cambiali che il Cavaliere si appresterebbe a pagare all`alleato, in cambio del sostegno «fino alla fine della legà­slatura».
In questo canestro rientrerebbe la direzione di Rai2 per Gianluigi Paragone, il trasferimento della Consob a Milano, il vicesindaco di Milano, oltre a uno o due sottosegretari nel rimpasto, rimandato a dopo le amministrative.
Per il momento, tuttavia, a palazzo Chigi si tira il fiato per aver scongiurato sul filo la rottura della maggioranza.
Ieri Berlusconi e Bossi si sono parlati al telefono, dopo che il summit tra Pdl e Lega aveva sancito l`accordo sulla mozione libica.
Un breve scambio di battute con l`intesa di «vedersi presto», anche se il Senatùr non sembra così impaziente di farsi ricevere dal Cavaliere.
«I problemi sono superati – dichiara ottimista Paolo Bonaiuti- e in meno di un`ora di incontro si è riusciti a trovare la quadra».
Ma nel corso del vertice il ministro La Russa, spalleggiato dai capigruppo del Pdl, ha dovuto alzare la voce per impedire che i costi della missione venissero caricati tutti «sugli stanziamenti ordinari della Difesa», come recitava il testo tirato fuori dalle cartelline dei leghisti.
«Col cavolo – si è inalberato La Russa – noi stiamo già  consumando le riserve di carburante che dovevano durare per tutto il 2011. Siamo già  all`osso e poi anche il Viminale deve farsi carico dei costi legati all`arrivo dei profughi e al pattugliamento davanti alla Libia».
Alla fine di un duro braccio di ferro tra Pdl e leghisti si decide di rinviare lo scontro e la mozione preciserà  che andranno evitati «ulteriori aumenti della pressione fiscale».
Una formula che salva il bilancio della Difesa, ma che non garantisce sul futuro della missione.
Nel governo spiegano infatti che i 150 milioni già  stanziati basteranno fino a fine giugno, ma il quesito angosciante riguarda cosa succederà  dopo.
L`incubo è la Lega non voti il rifinanziamento della missione, costringendo palazzo Chigi a una precipitosa retromarcia.
Anche perchè i tagli alle altre missioni internazionali non produrranno rapidamente effetti.
«In Libano -spiegano alla Difesa- dobbiamo restare fino a fine anno».
Così l`unica speranza è che la Nato faccia fuori Gheddafi prima dell`estate.
«Speriamo che a giugno sia tutto finito», scherza Crosetto con un sorriso amaro.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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