Destra di Popolo.net

AL VIA IL CONGRESSO DELL’ASSOCIAZIONE MAGISTRATI: “GIUSTIZIA AL COLLASSO”

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

AL 30° CONGRESSO DEL SINDACATO DELLE TOGHE L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE: “SERVONO 1.210 GIORNI PER RECUPERARE UN CREDITO, I RITARDI DELLA GIUSTIZIA COSTANO ALLE IMPRESE 2,3 MILIARDI DI EURO”…. MESSAGGIO DI FINI: “OCCORRE SEMPRE SOSTENERE LA MAGISTRATURA”

La giustizia in Italia «è al collasso».
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, nella sua relazione introduttiva al 30esimo congresso del sindacato delle toghe, non gira intorno al problema.
Lo affronta in modo diretto, e denuncia il «cattivo funzionamento del servizio» e, quindi, «il mancato rispetto della ragionevole durata del processo che assumono carattere oggettivamente prioritario e necessitano di interventi urgenti».
Il «preciso intento» della magistratura associata, osserva Palamara, è quello di «voltare pagina, lasciando alle spalle ciò che in questi anni non ha funzionato nella macchina giudiziaria, nei rapporti tra politica e magistratura, ma anche al nostro interno, dando centralità  ai temi dell’autoriforma, della questione morale e dell’organizzazione».
Il problema centrale, sottolineato da Palamara, resta quello dei tempi con cui si arriva a sentenza in Italia.
Nel rapporto Doing Business 2011, della Banca Mondiale il nostro Paese, spiega ancora il leader dell’Anm, «figura tra i peggiori quanto a durata delle procedure: 1210 giorni necessari per recuperare un credito» e una stima di Confartigianato «calcola che i ritardi costano alle imprese 2,3 miliardi di euro: una tassa occulta di circa 371 euro per azienda che ricade su imprenditori, fornitori, clienti, consumatori».
Altro male dell’Italia su cui si sofferma il presidente dell’Anm: la corruzione. «In Italia questo fenomeno è ancora largamente diffuso; nel 2009 le tangenti nel nostro Paese hanno inciso sulle tasche degli italiani per circa 60 miliardi di euro».
È per questo che il presidente dell’Anm, Luca Palamara, ritiene «essenziale» che la lotta alla corruzione sia «tra le priorità  dell’agenda delle riforme».
A causa di questa «piaga», ricorda Palamara, l’Italia è al 67esimo posto nel rapporto pubblicato da Trasparency International.
Stanno meglio di noi non solo «tutti i Paesi Ue, G8 e G20», con poche eccezioni, ma anche Malesia, Turchia, Tunisia, Croazia, Macedonia, Ghana, Samoa e Ruanda.
«Bisogna fissare regole rigorose finalizzate a evitare commistioni improprie tra la funzione giudiziaria e l’impegno politico» , compresa «la possibilità  di tornare a fare il magistrato dopo l’esperienza in politica».
Nè è convinto il presidente dell’Anm Luca Palamara, che lancia la proposta dal palco del XXX congresso della sua organizzazione e indica nella degenerazione del correntismo un «male da estirpare».
«È inaccettabile che trapeli l’immagine di una magistratura contigua a gruppi lobbistici e impegnata in impropri interventi volti a influire sull’assegnazione di affari e di incarichi prestigiosi. I magistrati si legittimano esclusivamente nello svolgimento dell’attività  giurisdizionale esercitata con indipendenza e   imparzialità  e senza che si insinui il dubbio di illeciti condizionamenti esterni”.
Basta con le “ambiguità ‘ o con gli atteggiamenti gattopardeschi”.
Luca Palamara ritiene che non si possa prescindere dalla questione morale: “Vogliamo ribadire la centralità  della questione morale – dice – a fronte delle gravissime vicende emerse negli ultimi mesi che coinvolgono le istituzioni del Paese”.
Al riguardo, annota ancora, “non possono esservi ambiguità  o atteggiamenti gattopardeschi. Non possiamo tollerare distinguo o sofismi: o si sta da una parte o si sta dall’altra”.
E aggiunge: “Non ci sono più spazi di compromesso – dice – perchè il nostro modello di magistrato non entra ed esce dal mondo della politica senza seguire percorsi trasparenti, non frequenta lobby e salotti dove garantisce ciò che non può garantire, non fa pressioni per diventare capo di un ufficio, non si ispira a una logica clientelare”.
«Oggi più che mai la collocazione centrale della magistratura, non solo di quella ordinaria, nell’attuale contesto istituzionale e sociale, rende i magistrati più esposti ai giudizi e alle critiche» afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo messaggio inviato al presidente .
«A tutto questo – aggiunge Fini – i magistrati devono rispondere unicamente con il loro impegno, con la loro dedizione alle istituzioni repubblicane, nella consapevolezza, come non a caso ha affermato di recente il capo dello Stato, di rendere un servizio fondamentale ai diritti e alla sicurezza dei cittadini, un servizio, e non è retorico ricordarlo, per il quale tanti hanno sacrificato la loro vita».

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LA SVOLTA: DEPUTATI FINIANI SUL TETTO DI ARCHITETTURA PER ESPRIMERE SOLIDARIETA AGLI STUDENTI

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

GRANATA, PERINA, DELLA VEDOVA E CHIARA MORONI HANNO ACCETTATO L’INVITO DI ANTONELLO VENDITTI E SONO SALITI SUL TETTO DELLA FACOLTA’ ALLA SAPIENZA…. “VOGLIAMO MARCARE LA DIFFERENZA TRA CHI CONDANNA LA PROTESTA E CHI CREDE INVECE CHE LE RICHIESTE DI STUDENTI E PROFESSORI VADANO ASCOLTATE”… E’ QUESTA LA DESTRA CHE VOGLIAMO, NON QUELLA DI UN INDAGATO PER SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE CHE DAGLI SCHERMI TV INCITA A MENARE GLI STUDENTI

Una delegazione di deputati di Futuro e libertà  è salita sul tetto della sede di Fontanella Borghese della facolta di Architettura della Sapienza.
A rispondere all’invito del cantautore Antonello Venditti e dei ricercatori della facoltà , i parlamentari Benedetto Della Vedova, Flavia Perina, Fabio Granata e Chiara Moroni.
“Abbiamo accettato l’invito di Venditti – spiega Chiara Moroni – per marcare la differenza tra chi condanna la protesta e chi crede invece che le richieste di studenti e professori vadano ascoltate”.
“Riteniamo opportuno – ha quindi concluso la Moroni – ascoltare le loro richieste e vogliamo spiegare la battaglia che Fli ha portato avanti sulla riforma universitaria”.
Finalmente una destra che non sfugge al confronto, una destra che non si nasconde dietro le manganellate che tutelano da sempre il Palazzo, ma che vuole rappresentare la società  civile, i lavoratori, i ricercatori, gli studenti.
Una segnale importante per la destra sociale che vuole essere presente e lottare per il nostro Paese, che vuole essere a fianco di chi difende il proprio lavoro e la propria dignità .
Una destra diversa che nulla ha a che vedere con chi, imputato per sfruttamento della prostituzione, si permette, dagli schermi di una tv berlusconiana, di istigare all’odio e al pestaggio con queste infami parole: “Intervenire e menare, questa gente capisce solo di essere menata…venti i fermati, ma poveri cuccioloni saranno già  a casa fra le coperte a prendersi del tè caldo.”.
C’è chi si mette in gioco per difendere i propri diritti, c’è chi prende “amaramente” due sberle per futili motivi.
Con questa sedicente destra affaristico-puttaniera non abbiamo mai avuto e non vogliamo avere nulla a che fare.

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TREMAGLIA: “MUSSOLINI ERA MOLTO PIU’ SERIO DEL CAVALIERE: ADESSO IL PREMIER SE NE DEVE ANDARE A CASA”

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA AL SETTIMANALE “L’ESPRESSO” DELL’EX MINISTRO MISSINO SCHIERATO CON FINI: “LA PRIORITA’ E’ CHE BERLUSCONI SE NE VADA, ANCHE A COSTO DI ALLEARSI CON LA SINISTRA”

Dalla Repubblica di Salò a Futuro e Libertà .
Passando, in oltre sessant’anni di militanza, per il Movimento Sociale, Alleanza Nazionale e il Pdl.
Fino al congresso di Perugia, a quella frase sfuggita dalle labbra appena prima di scendere dal palco: «Alla faccia di Berlusconi».
È la storia di Mirko Tremaglia, una vita spesa nel nome dell’italianità  («è tutta la vita») e dei diritti degli italiani all’estero, a cui riuscì, con una legge approvata il 20 dicembre 2001, a dare il voto.
La prima volta, alle elezioni del 2006, con esito infausto per il centrodestra.
Al punto che Berlusconi attaccò violentemente il padre della norma, minacciando addirittura di eliminarla. Tremaglia non l’ha perdonato.
E oggi si spinge fino ad affermare che l’Italia di Mussolini era «più seria, più italiana» di quella di Berlusconi, a cui va «sicuramente» preferita l’esperienza della Repubblica Sociale.
Contrattaccando su tutta la linea: «Berlusconi ha detto che manderà  in pensione gli italiani all’estero», ribatte a L’espresso, «ma sarò io a mandare in pensione lui».
Onorevole Tremaglia, chi è Silvio Berlusconi?
È un uomo strano, che vuole essere il primo della classe dappertutto. Ma non si rende conto che deve fare il Presidente del Consiglio, un ruolo che richiede un senso delle Istituzioni oltre che l’intelligenza.
Invece lui non lo fa?
Il presidente del Consiglio deve fare il presidente del Consiglio. E invece fa tutt’altro. Ne fa di tutti i colori. Ad esempio, quando dice che è il più grande presidente degli ultimi 150 anni. Quando fa i suoi giochi di prestigio, anche nella sua vita privata. Ci sono situazioni interpersonali che dovrebbe rispettare. E invece insiste. Ora, io potrei dirle, ma non le dico. Però potrei dirle.
Preferisce alludere.
No, posso dirle che ci sono state delle situazioni di scontro sul piano personale, nei miei confronti, che sono state veramente indecenti. E sulle quali io non ho mai messo lingua. Ho sempre taciuto per non portare i discorsi su un piano miserevole.
Immagino ci sia di mezzo quando Berlusconi la accusò di aver fatto vincere le elezioni del 2006 alla sinistra…
Io ho fatto delle denunce all’autorità  giudiziaria. Che non si è mai pronunciata.
Lei sostiene di aver «portato a compimento la democrazia in Italia» dando il voto a milioni di italiani all’estero. Ma pensa che il nostro sia un Paese compiutamente democratico?
No, e uno dei motivi per i quali ho votato contro la fiducia a Berlusconi alla Camera è stato proprio questo.
Berlusconi è antidemocratico?
Sì. È stato lui a dare il via a una legge per il reato di immigrazione clandestina. Che colpisce i migranti non perchè commettono una qualche infrazione, ma per il semplice fatto di essere migranti. Ma se questa regola fosse stata applicata a noi italiani, che siamo arrivati a oltre 90 milioni di migranti, avremmo dovuto essere mandati via. E poi questo governo ha dimenticato gli italiani nel mondo. Su cui Berlusconi ne ha dette di tutti i colori. La mia legge, invece, va modificata introducendo lo scrutinio segreto nelle ambasciate e nei consolati. E il ministero per gli italiani all’estero va ripristinato.
È questo l’unico aspetto antidemocratico del governo Berlusconi?
No, situazioni controverse ce ne sono tutti i giorni, che vengono denunciate da varie parti politiche, non solo da sinistra. Noi dobbiamo ragionare per bene, da italiani. Siamo in una situazione partitocratica che distrugge tutti i diritti degli italiani. Quando ho votato contro Berlusconi apertamente prendendo la parola in Aula ho avuto acclamazioni da tutto il mondo, mai ne ho avute tante. E questo mi riempie di gioia.
Che pensa di chi, in Futuro e Libertà , si dice disposto ad allearsi anche con la sinistra pur di chiudere l’esperienza di Berlusconi in politica?
Dobbiamo fare in modo che se ne vada il governo Berlusconi. Noi votiamo per situazioni che determinano il fatto della sconfitta di Berlusconi. Che poi ci siano gli uni o gli altri non importa. Una volta che non si sconfessano certi principi, certi ideali, per me va bene.

Fabio Chiusi
(da “L’Espresso“)

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GLI STUDENTI ASSALTANO IL SENATO MENTRE BERLUSCONI ESALTA LA POLITICA DEL “FARE NULLA”

Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile

IN TUTTA ITALIA STUDENTI   IN PIAZZA CONTRO I TAGLI ALL’UNIVERSITA’, PRESIDIO ALLA CAMERA, TENTATIVO DI ENTRARE AL SENATO, TENSIONI E OCCUPAZIONI IN TANTE CITTA’… UN GOVERNO INCAPACE DI TUTELARE E INVESTIRE NELLA SCUOLA PUBBLICA, NELLA CULTURA E NELLA RICERCA, COME FANNO INVECE LE DESTRE EUROPEE… E IL PREMIER PENSA A CRITICARE FINI, CASINI E MONTEZEMOLO: HA ORMAI PERSO OGNI CONTATTO CON LA REALTA’

Tensioni, lanci di uova, proteste, occupazioni, e persino un tentativo di assalto a Palazzo Madama.
Gli studenti universitari protestano in molte città  italiane contro il ddl Gelmini che riforma gli atenei.
Un gruppo di studenti ha superato le consuete barriere di sicurezza ed è arrivato a premere alla porta di Palazzo Madama intorno alle 12,30: i commessi e gli agenti di sicurezza hanno tentato di tenerli fuori ed è iniziato un fitto lancio di uova.
Davanti alla Camera dei Deputati a Roma c’è un presidio di studenti universitari, insieme a ricercatori e docenti..
I manifestanti che hanno tentato di dare l’assalto al Palazzo del Senato sono stati respinti all’ingresso principale di Palazzo Madama, e si sono spostati in corso Rinascimento.
Un cordone di polizia e carabinieri tiene a distanza circa 500 studenti
«Siamo in piazza per chiedere alle forze politiche della Camera di fermare questo scempio del sistema universitario pubblico italiano», dice in una nota l’Unione degli universitari (Udu), «se questo ddl supererà  l’esame della Camera bloccheremo il Paese partendo dalle Università ».
«Il presidio a Montecitorio, l’occupazione del tetto della facoltà  romana di Architettura, le occupazioni degli atenei di questi giorni, sono solo le recenti iniziative di protesta di un lungo autunno cominciato l’anno scorso con la presentazione al Senato della riforma. In questo momento – riferisce l’Udu – ci sono più di 50 atenei in mobilitazione: continua l’occupazione dell’Ateneo di Pavia, da Torino a Palermo siamo in fermento e non abbiamo intenzione di fermarci, siamo intenzionati ad inasprire lo scontro se questo Governo continuerà  ad essere sordo alle richieste che vengono mosse dall`intero mondo accademico».
A Palermo da lunedì gli universitari della Facoltà  di Lettere e Filosofia hanno occupato l’edificio di viale Delle Scienze per quella che definiscono una «occupazione bianca» che non intende cioè bloccare le normali attività  didattica, garantendo dunque il diritto allo studio.
A Torino prosegue anche oggi l’occupazione di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà  umanistiche dell’ateneo.
È ripresa stamattina, sui tetti degli edifici dell’Università  di Salerno, la protesta di professori, ricercatori e studenti, contro la riforma in discussione alla Camera.
Circa una cinquantina di persone, sui tetti dell’edificio del campus di Fisciano, sta sfidando la pioggia e il freddo, «per opporsi in maniera visibile – dice Diego Barletta, uno dei ricercatori in protesta – all’approvazione di una riforma che non investe sull’università  pubblica, non garantisce il diritto allo studio per tutti, concentra il potere decisionale delle università  nelle mani di pochi e non offre giuste prospettive di carriera ai giovani studiosi».
Alcuni ricercatori sono saliti stamani per protesta sul tetto della mensa dell’Università  degli studi di Perugia.
A Bologna dalle 19 assemblea per il blocco e lo sciopero dell’università  alla facoltà  di Lettere e Filosofia.
Mobilitazioni sono previste anche a Venezia e Napoli.
Al di là  di ogni valutazione politica e delle relative speculazioni, è inconcepibile che mentre i governi europei, in primis quelli di centrodestra, investono nella scuola pubblica, nelle università , nei centri di ricerca, nella formazione, nella cultura, in modo più consistente proprio nei periodi di crisi, da noi questo governo forzaleghista stanzi soldi solo per le scuole private.
Investiamo nei giovani un quinto di quello che fanno gli altri Paesi europei e, di fronte alle contestazioni, la Gelmini sa solo rispondere con arroganza che lei rappresenta “il nuovo che avanza”.
E mentre il premier oggi teneva l’ennesima conferenza stampa per prendersela con Fini, Casini e Montezemolo con il suo solito penoso richiamo al governo del “fare nulla”.
Ma nessuno si rende conto, accanto a lui, che sta diventando ridicolo? Perchè non si coinvolgono mai le categorie nelle decisioni?
Perchè ci si ostina a stare chiusi in un fortino, isolati sempre più dal Paese reale?
Altro che sedicenti “destri”, questi sono solo dei presuntosi “maldestri”.

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COME BOCCHINO HA BEFFATO BERLUSCONI: HA REGISTRATO IL MARCHIO “IL VERO CENTRODESTRA” A MAGGIO

Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

LA SFIDA DEI FINIANI A BERLUSCONI: “NON PUO’ USARE IL SIMBOLO DEL PDL, E’ IN COMPROPRIETA’ CON FINI”… E ANCHE IL NOME “IL VERO CENTRODESTRA” CHE E’ CIRCOLATO COME IL POSSIBILE MARCHIO DEL NUOVO PARTITO DEL PREMIER NON LO POTRA’ USARE: E’ STATO REGISTRATO UFFICIALMENTE DA BOCCHINO IL 15 MAGGIO

“Dicono che Berlusconi stia preparando un nuovo partito per rinnovarsi in vista del voto. Comprendiamo la sua esigenza, anche perchè il nome e il simbolo del Pdl sono in comproprietà  con Fini e non potrà  utilizzarli”.
Lo afferma in una nota il capogruppo di Futuro e Libertà  Italo Bocchino che lancia un monito anche riguardo all’altro nome circolato in questi giorni: “Dicono anche che nella conferenza stampa tenuta due giorni fa a Lisbona Berlusconi si sia fatto sfuggire che vuole scendere in campo definendosi ‘il vero centrodestra’”, scrive il dirigente di Fli.
“Per evitargli problemi giudiziari, che purtroppo non gli mancano – sottolinea -, gli comunichiamo che dal 17 maggio scorso ‘il vero centrodestra’ è stato registrato da noi all’ufficio marchi e brevetti di Roma. Una ragione in più che prova che il suo non sarà  il vero centrodestra italiano”.
Poi Bocchino sposta l’attenzione sul futuro del governo.
Se Berlusconi ama l’Italia deve prendere atto della situazione e aprire una nuova stagione, così come gli ha chiesto Fini, ma sappiamo purtroppo che questo amore per la Nazione in lui è soffocato dall’odio verso chi si permette di contraddirlo” dice il capogruppo di Fli a Montecitorio, in vista del passaggio parlamentare del 14 dicembre.
La polemica di Bocchino con Berlusconi prosegue sul sito di Generazione Italia.
«Noi che davvero amiamo l’Italia consigliamo a Berlusconi di non arrivare in aula a mostrare i suoi muscoli e di invitare tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, a sedersi attorno a un tavolo per fare assieme tre cose per l’Italia prima di andare al voto», e cioè una nuova legge elettorale, «una seria riforma fiscale» e «grande provvedimento economico sociale» per tagliare la spesa pubblica e liberare risorse utili a finanziare le imprese e introdurre «il quoziente familiare».
«Il 14 dicembre è una data fortunata per Gianfranco Fini – ha poi rivelato Bocchino riferendosi al voto che il governo chiederà  quel giorno al Parlamento – lo stesso giorno del 1987 fu eletto segretario nazionale del Msi e da lì cominciò il suo percorso di leader politico che dopo 23 anni lo vede ancora centrale nella politica italiana».
Poi c’è da chiedersi che cosa farebbe Berlusconi «se con lo shopping parlamentare conquistasse la fiducia per uno, due o tre voti. Un destino infame, come quello di Romano Prodi la scorsa legislatura. Una vittoria di Pirro per diventare un Re Travicello sbertucciato da tutte le rane dello stagno».

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FINI PREPARA IL MOMENTO DELL’ATTACCO: “HO UN COLPO SOLO, NON POSSO SBAGLIARE”

Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile

SI PROFILA LA SFIDUCIA, SENZA RIPENSAMENTI, I FINIANI SONO UNITI E SI GIOCHERANNO LA PARTITA DELLA VITA… SALVO CHE BERLUSCONI NON CEDA A TUTTE LE CONDIZIONI POSTE A PERUGIA: DIMISSIONI, NUOVO GOVERNO, NUOVO PROGRAMMA, ALLARGAMENTO DELL’ESECUTIVO… ARTISTI, SCRITTORI E CANTAUTORI SI SCHIERANO CON FINI….MUCCINO: “QUEST’ITALIA SMARRITA HA BISOGNO DI LEI”

«Ho un solo colpo. Non posso sbagliare». Chi ha sentito Fini in questi giorni lo ha visto determinato e consapevole del tunnel stretto che i futuristi devono attraversare prima di vedere la luce: «Dopo le ultime vicende, compresa quella della Carfagna, è chiaro che così non si può più andare avanti. Noi faremo la nostra strada ».
Si profila la sfiducia dunque, senza ripensamenti.
Un solo colpo in canna.
Occorrono nervi saldi, poca fretta, precisione.
Mentre da Lisbona Berlusconi si reimpossessa della scena e, guardandosi allo specchio, si autocelebra, gli uomini di Fini girano il Paese per costruire il nuovo partito.
E poco si preoccupano, almeno esteriormente, del suk allestito dal Pdl per guadagnare qualche numero in vista del 14 dicembre.
«E’ anche possibile che Berlusconi ottenga la fiducia in entrambe le Camere ma poi come andrà  avanti? Sarebbe una vittoria di Pirro », liquida Adolfo Urso, ex sottosegretario tornato “rivoluzionario”.
Esibizioni muscolari, come il discorso del premier di ieri, «timide aperture», come quella di Alfano sulla legge elettorale: i finiani stanno a guardare, non si impiccano ad un solo scenario.
Un Berlusconi- bis? «Nessun veto», giura Urso. Purchè il premier accetti le condizioni di Perugia: nuovo governo, nuovo programma, allargamento della maggioranza…
Pragmatici, prudenti: «Se Fini riuscisse a portare a casa una riforma di sistema, Berlusconi può stare lì ancora per un po’, tanto dopo si vota ed è fatta», dice Silvano Moffa.
La vulgata lo descrive come una cosiddetta colomba. In realtà , Moffa nasconde le unghie dietro un sorriso britannico e parla già  «di una proiezione governativa post-berlusconiana».
I futuristi hanno la loro road map e il Fini apparentemente dimesso di quel videomessaggio che invita «alla responsabilità  », non è un Lassie sulla strada di casa.
«Noi non cadiamo nelle trappole di un antiberlusconismo residuale che non avrebbe spazio politico», chiarisce Moffa.
Un solo colpo in canna, appunto, ma bisogna prendere bene la mira.
Sempre per metafora: «A poker puoi giocare benissimo ma sbagli l’ultima mossa e perdi la partita».
Il calciomercato sulla fiducia «è roba da Santanchè» — integra Flavia Perina, direttore del Secolo- La crisi del Pdl non è numerica ma politica. La Carfagna che si dimette rivela un disagio profondo, c’è un’area di rottamatori anche nel Pdl».
Un ciclo che finisce, un potere che agonizza: «Il berlusconismo è morto e non resusciterà  — scrive Filippo Rossi, direttore del periodico online di Farefuturo — qualsiasi cosa succeda nelle prossime settimane, quel che è stato non sarà  più… Si sono staccati i lustrini, si sono spente le lucine».
Va da sè che in questa situazione — dice Perina — bisogna stare attenti ad ogni mossa. Ma noi siamo adulti e vaccinati».
Non inseguono quella platea di Perugia che voleva scorresse subito il sangue, fanno quel che conta, «dal governo ci siamo dimessi o no?».
E intanto incassano il gradimento crescente verso il Capo.
Oggi il Secolo pubblicherà  le «lettere a Gianfranco ».
Artisti, scrittori, cantautori.
Per esempio, Gabriele Muccino che scrive a Fini: «Quest’Italia smarrita, involgarita, ha bisogno di lei. E non solo di lei…».
Fini, al pit stop, come l’ha definito, attende il momento di ripartire: «Ho un solo colpo. Non posso sbagliare».

Alessandra Longo
(da “la Repubblica“)

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BERLUSCONISMO ADDIO, IL PAESE HA CAPITO CHE NON PUO’ AFFOGARE IN UNA MELMA BARZELLETTIERA

Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile

FILIPPO ROSSI SU “FAREFUTURO”: LA POLITICA DEVE METABOLIZZARE IL LUTTO…”GLI ITALIANI SONO STANCHI DI CREDERE IN UN SALVATORE DELLA PATRIA CHE VUOLE SALVARE SOLO SE STESSO”..”PER COSTRUIRE CATTEDRALI OCCORRONO SUDORE E FATICA”

Il berlusconismo è morto.
Il potere berlusconiano per come lo abbiamo conosciuto, esaltato, sopportato o subìto in questi anni non esiste più.
Qualsiasi cosa succeda nelle prossime settimane, quel che è stato non sarà  più.
È finito quell’intreccio indissolubile tra potere pubblico e privato, quella retorica semplificatoria e sciatta, quel senso d’intoccabilità  e inviolabilità  del capo supremo.
Si sono staccati i lustrini, si sono spente le lucine.
Quel che è stato non sarà  più.
Quel che sembrava dovesse durare per sempre si sta inesorabilmente sgretolando sotto i colpi del buon senso, sotto i colpi di una società  civile che sta riscoprendo il gusto della verità , di dire la verità .
Il berlusconismo è morto perchè gli italiani sono stanchi di speranze mal riposte, perchè sono stanchi di credere in un salvatore della patria che dà  la concreta impressione di voler salvare solo se stesso, di voler salvaguardare solo il suo sistema di potere.
Perchè gli italiani sono stanchi di una politica che riesce a succhiare linfa vitale solo dalla parte peggiore del paese, che riesce a esaltarne gli istinti peggiori.
Perchè sono stanchi di una politica che urla senza pensare, che scommette sull’individualismo menefreghista, sull’edonismo, sull’apparenza invece che sull’essenza.
Il berlusconismo è morto culturalmente prima che politicamente.
Giorno dopo giorno, mese dopo mese, è diventato minoranza in un paese che – anche a causa della crisi economica – ha capito che non basta l’ottimismo di maniera per far avverare i sogni; che per costruire cattedrali servono sudore e fatica; che la volgarità  non può prendere il sopravvento; che a tutto ci deve essere un limite; che la propaganda non può, non deve, scalfire i capisaldi di un laico vivere civile.
Ha capito che non tutto è perdonabile.
Che il rispetto delle istituzioni, del loro decoro, deve essere l’abc di ogni rappresentante pubblico.
Che l’Italia non può affogare in una melma barzellettiera fatta di immoralità  e superficialità .
È finita una stagione.
E ogni tentativo di resuscitare il cadavere arriva da apprendisti stregoni che sperano di dar nuova vita a un Golem che gli si scatenerà  contro.
Il berlusconismo è morto.
La politica deve solo metabolizzare il lutto.

Filippo Rossi

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UN FINIANO DENUNCIA: “MI HANNO OFFERTO 500.000 EURO PER TRADIRE FINI, HO RISPOSTO CHE NON SONO IN VENDITA”

Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile

SCATTATA LA VERGOGNOSA CAMPAGNA ACQUISTI SUI DEPUTATI DI FUTURO E LIBERTA’ DA PARTE DELLA COSCA DEI TRADITORI DELLA DESTRA… UN ARTICOLO DE “LA STAMPA” NE ANTICIPA MOSSE   E STRATEGIE.. COSA NON SI E’ DISPOSTI A SPENDERE PER EVITARE LA GALERA

Nella sala conferenze di Montecitorio Denis Verdini e Daniela Santanchè stavano presentando con molta goduria il ritorno nel Pdl del deputato estero Giuseppe Angeli strappato a Gianfranco Fini.
«Il primo di altri ritorni», garantiva su di giri la Santanchè, che aveva ricevuto la telefonata da Silvio Berlusconi.
«Brava Daniela, sei riuscita a rompere il fronte di Futuro e libertà . Vedrai che ne arriveranno altri alla Camera e poi ci facciamo delle belle risate… Pensa alla faccia che farà  quello lì…».
Che sarebbe il presidente della Camera, per il Cavaliere sempre e comunque «un traditore».
Voleva andarlo a dire agli italiani, a Matrix, questa sera.
Aggiungendo che con lui «si è rotto un rapporto personale» e che «i finiani si accorgeranno quanti pochi voti avrà  il loro leader».
Avrebbe voluto aggiungere che è pronto a respingere le «manovre di palazzo», poi ci ha ripensato: l’intervento è rinviato al 14 dicembre, dopo il dibattito alle Camere, per rispetto al Capo dello Stato che si è speso a lungo nel tentativo di trovare un accordo tra le parti.
A «quello lì» Berlusconi sta cercando di sfilare deputati per rimandare al mittente la mozione di sfiducia anche con uno, due voti di scarto (sono sette i deputati su cui si sta lavorando alacremente).
«Magari pochi voti all’inizio – spiega Ignazio La Russa – che diventeranno dieci in pochi giorni».
Il perchè è presto spiegato: il premier ha una decina di posti da assegnare tra viceministri e sottosegretari lasciati vuoti da Fli e da precedenti dimissioni di esponenti del Pdl.
E poi, sempre che il governo ce la faccia a mantenere la maggioranza alla Camera, ci sono tante nomine pubbliche da fare entro la fine dell’anno.
A questo si aggiunge pure un presunto lato ancora più prosaico della campagna acquisti: un deputato finiano confidava ieri che gli sarebbero stati offerti 500 mila euro per «tradire» Fini.
«Non sono in vendita», è stata la risposta orgogliosa.
Comunque, mentre Verdini e Santanchè mostravano lo scalpo di Angeli, fuori dalla sala conferenze si aggirava Saverio Romano, l’ex segretario dell’Udc siciliana che ha abbandonato Casini per mettersi in proprio con i suoi amici e schierarsi con il Cavaliere.
«Vedrete che Berlusconi alla Camera avrà  la maggioranza. Bastano 5-6 assenze in aula al momento del voto… Non credo che tra i deputati ci sia molta voglia di andare a casa».
Una pausa, poi una «profezia».
«Abbiamo davanti quasi un mese di tempo e può succedere di tutto. Può succedere pure che Napolitano, di fronte a una tempesta finanziaria che si potrebbe abbattere in Europa nelle prossime settimane, possa decidere di non sciogliere le Camere e affidare l’incarico di formare un nuovo governo al governatore di Bankitalia Draghi».
E’ il governo tecnico la bestia nera di Berlusconi, ma per il momento non è alle viste.
Ma dopo la soluzione salomonica presa ieri al Quirinale sul voto di fiducia/sfiducia in Parlamento, il Cavaliere è convinto che lo spettro del governo tecnico sia stato archiviato.
Ora, spiegano a Palazzo Grazioli, l’alternativa è tra Berlusconi e le elezioni.
Insomma lo scenario sarebbe cambiato: i deputati dubbiosi e coloro che non vogliono lasciare lo scranno di Montecitorio sanno qual è il rischio che corrono se affossano il Cavaliere.
Ad esempio, Fini è in grado di rieleggere i suoi 35 seguaci, dovendo concorrere nella spartizione delle candidature con Casini, Rutelli e Lombardo?
Berlusconi, ad ogni modo, è soddisfatto della soluzione trovata dal Quirinale. Se avesse votato prima la Camera, in caso di sfiducia, sarebbe stato costretto a dimettersi e non avrebbe potuto incassare il voto favorevole del Senato.
Così invece a Palazzo Madama i senatori, che sono la metà  dei deputati, potranno finire di votare prima dei loro colleghi di Montecitorio.
I quali sapranno in tempo reale che l’unico modo per non andare a casa è quello di sostenere il governo.
Potranno sembrare alchimie, sottili giochi di Palazzo, tuttavia il Cavaliere gioca colpo su colpo.
Con la sicurezza di chi ha blindato l’asse con Bossi e si prepara la campagna elettorale se non riuscirà  a riconfermare la maggioranza nei due rami del Parlamento.

Amedeo La Mattina
(da “la Stampa“)

argomento: Berlusconi, Bossi, denuncia, destra, elezioni, emergenza, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, Stampa | 1 Commento »

IL TESTO DELL’INTERVENTO DI FINI SUI VALORI DELLA DESTRA A “VIENI VIA CON ME”

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

L’OPPORTUNITA’ DI FAR CONOSCERE I VALORI DI RIFERIMENTO, NON SOLO LA PICCOLA POLITICA… AMORE PER LA NAZIONE, ONESTA’, SOLIDARIETA’, COMUNITA’ NAZIONALE, AUTOREVOLEZZA DELLE ISTITUZIONI, STATO EFFICIENTE, SICUREZZA, UGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITA’ NELLA VITA E DI FRONTE ALLA LEGGE, COMBATTERE LA CORRUZIONE, MERITOCRAZIA, INSEGNARE LA LEGALITA’… “CHI SBAGLIA DEVE PAGARE, CHI FA IL PROPRIO DOVERE DEVE ESSERE PREMIATO”

Per la Destra è bello, nonostante tutto, essere italiani.
E’ un piccolo privilegio, perchè la nostra Patria, a Palermo come a Milano, ha un patrimonio culturale e paesaggistico che il mondo intero ci invidia.
Anche per questo, essere di Destra, vuol dire innanzitutto amare l’Italia, e aver fiducia negli italiani, nella loro capacità  di sacrificarsi, di lavorare onestamente, di pensare senza egoismi al futuro dei propri figli, di essere solidali e generosi.
Perchè, per la Destra, sono generosi i nostri militari che in Afghanistan ci difendono dal terrorismo, come lo sono le centinaia di migliaia di donne e di uomini che ogni giorno e gratis fanno volontariato per aiutare gli anziani, gli ammalati, i più deboli.
E, per la Destra, sono solidali, e meritevoli di apprezzamento, le tante nostre imprese e le tante famiglie che danno lavoro agli immigrati onesti, i cui figli, domani, saranno anch’essi cittadini italiani.
Ma oggi, nel 2010, per crescere insieme, per essere davvero unito, per sentirsi comunità  nazionale, il nostro popolo non può confidare solo sulla sua generosità .
Ha bisogno di Istituzioni politiche autorevoli, rispettate, giuste.
Per questo, Destra vuol dire senso dello Stato, etica pubblica, cultura dei doveri.
Per la Destra, lo Stato deve essere efficiente ma non invadente, spendere bene il danaro pubblico senza alimentare burocrazia e clientele.
Per la Destra, è lo Stato che deve garantire che la legge sia davvero uguale per tutti, che deve combattere gli abusi e il mal costume, che deve valorizzare l’esempio degli italiani migliori.
Per questo, ad esempio, per la Destra, si dovrebbe insegnare fin dalla scuola, ai più giovani, che due magistrati come Falcone e Borsellino sono davvero degli eroi perchè sarà  grazie al sacrificio loro e di tanti altri umili servitori dello Stato che un giorno la nostra Italia sarà  più pulita, più bella, piu’ libera.
Perchè sarà  un’Italia più responsabile, più attenta al bene comune, più consapevole della necessità  di garantire che “chi sbaglia paga” e chi fa il proprio dovere viene premiato.
La Destra sa che senza la autorevolezza e il buon esempio delle Istituzioni, senza la autorità  della legge, senza una democrazia trasparente ed equilibrata nei suoi poteri, non c’è libertà  ma solo anarchia, prevalenza della arroganza e della furbizia a tutto discapito della uguaglianza dei cittadini.
Per la Destra, l’uguaglianza dei cittadini deve essere garantita nel punto di partenza, al Nord come al Sud.
Per gli uomini come per le donne.
Per i figli dei datori di lavoro come per i figli degli impiegati e degli operai.
Da questa vera uguaglianza, l’uguaglianza delle opportunità , la Destra vuol costruire una società  in cui il merito e le capacità  siano i criteri per selezionare la classe dirigente.
La Destra vuole un Paese in cui chi lavora di più, e meglio, guadagna di più, in cui chi studia va avanti, in cui chi merita ottiene i maggiori riconoscimenti.
Insomma, la Destra vuole un’Italia che abbia fiducia nel futuro perchè ha fiducia in se stessa.
Non la dobbiamo costruire questa Italia migliore: c’è già .
Dobbiamo solo far sentire la sua voce.
Anche questo è il compito della Destra.

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