Destra di Popolo.net

CLAMOROSO RECORD DI ASCOLTI PER FAZIO: IN NOVE MILIONI HANNO VISTO FINI E BERSANI, BATTUTO IL GRANDE FRATELLO

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

LA TRASMISSIONE HA RAGGIUNTO IL 30,21% DI SHARE, OLTRE 9 MILIONI DI TELESPETTATORI, 20 MILIONI DI CONTATTI, RECORD ASSOLUTO PER RAI 3… SOLO PER IL PDL C’E’ STATO “SETTARISMO E MEDIOCRITA”…GASPARRI: “FINI HA FATTO UN COMPITINO DA QUINTA ELEMENTARE”: POVERETTO, E’ LUI CHE HA BISOGNO DI UN INSEGNANTE DI SOSTEGNO

Nove milioni e 31 mila telespettatori per la puntata di ieri sera di «Vieni via con me», pari al 30.21% di share: è l’ascolto record assoluto per Raitre della seconda puntata del programma con Fabio Fazio e Roberto Saviano.
La trasmissione ha registrato quasi 20 milioni di contatti.
Un’audience clamorosa, alimentata probabilmente dal grande battage di polemiche che l’ha preceduta: il direttore generale della Rai, Mauro Masi, aveva criticato la decisione dei conduttori di invitare il leader di Futuro e Libertà , Gianfranco Fini, e il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, affinchè leggessero ciascuno un elenco di valori relativi all’essere di destra e all’essere di sinistra.
Invece di subire il calo fisiologico che in molti si aspettavano dopo il boom della prima puntata con il lungo show di Roberto Benigni, il programma ha incrementato il suo ascolto, nonostante il Grande Fratello 11 su Canale 5 (5.205.000 telespettatori con il 20,38 per cento di share) e la concorrenza in casa con la replica di Montalbano su RaiUno (3.999.000 telespettatori con il 12,56 per cento di share).
Già  lunedì scorso era stato stabilito il record storico di ascolti per RaiTre, ampiamente superato dai risultati di ieri.
Lunedì scorso lo share era stato del 25,48 per cento con 7 milioni 623mila spettatori, con picchi superiori a 9 milioni 300mila spettatori e al 32 per cento di share e oltre 18 milioni di contatti.
La puntata di ieri ha registrato picchi superiori a 10.400.000 spettatori (10.430.000 alle 21.46) e al 40 per cento di share (40,61 per cento alle 23.27).
I contatti sono stati circa 20 milioni (19.983.000), con una permanenza record del 45,20 per cento.
Si conferma l’attenzione del pubblico giovane e laureato: tra i 15 e i 24 anni e tra i 25 e i 34 anni il programma ha raggiunto e superato il 34 per cento di share (34,07 per cento nel 15-24, 34,24 per cento nel 25-34).
Sfiora il 35 per cento di share (34,93 per cento), inoltre, nel target 45-54 anni. Infine, ha superato il 57 per cento di share (57,41 per cento) nel pubblico laureato.
“Sono molto contento. La seconda puntata ha ottenuto un risultato straordinario in termini di ascolti, ma soprattutto ha rappresentato un momento di grande intensissima televisione del quale vado orgoglioso” è il commento del direttore di RaiTre Paolo Ruffini, che aggiunge: “Non so se nelle prossime due puntate ci saranno altri politici, non decido io. In ogni caso, Vieni via con me non è Tribuna politica”.
Gli unici che non hanno gradito paiono essere i politici di Pdl e Lega.
Ancora oggi il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha parlato della trasmissione come un misto di «settarismo e mediocrità ».
E un invidioso Maurizio Gasparri ha bollato l’intervento di Fini sui valori della destra come un «compitino di quinta elementare”.
Parla lui che avrebbe bisogno perenne di un insegnante di sostegno.
Non manca la richiesta di un confronto da parte di Maroni, offeso perchè Saviano ha citato un amministratore della Lega come controparte della pressione mafiosa al nord.
Ha detto Maroni: “Vorrei che Saviano ripetesse le accuse di ieri guardandomi negli occhi: è facile lanciare il sasso senza il contraddittorio”.
Sai che paura avrà  Saviano a guardarlo negli occhi…
Se l’invito della Rai non arriverà , ha poi sottolineato Maroni, “sarà  dimostrata a tutti che quella è una trasmissione contro la Lega e che la democrazia è un optional. Chiunque ha diritto di replicare, altrimenti vuol dire che siamo tornati al tribunale della Santa Inquisizione”.
Ma forse Maroni si riferiva al Tg1 di Minzolini…

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“VIENI CON ME”. FINI: “DESTRA VUOL DIRE LEGGE UGUALE PER TUTTI”, BERSANI: “SINISTRA SIGNIFICA ECONOMIA PIU’ EQUA”

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

FINI E BERSANI IERI SERA DA FAZIO HANNO LETTO I VALORI ISPIRATORI DELLA LORO AREA POLITICA….LE DUE VISIONI DEL PAESE, LE LORO ASPIRAZIONI, GLI ELENCHI DEI PUNTI DI RIFERIMENTO DI DESTRA E DI SINISTRA

Nonostante tutto. L’ottimismo di Gianfranco Fini è in quell’espressione pronunciata all’inizio del suo elenco. “E’ bello, nonostante tutto, essere italiani”.
Mentre “guardare il mondo con gli occhi dei più deboli aiuta a realizzare un mondo migliore” è l’idea (di partenza) di sinistra secondo Pierluigi Bersani. Tre minuti e tre minuti, due leader, due idee del Paese mentre del Paese si giocano le sorti.
Va in scena il bipolarismo dei valori.
E’ il momento più atteso, anticipato dalle polemiche, di “Vieni via con me”.
I valori della sinistra e quelli della destra, Bersani impacciato ma deciso, Fini disinvolto e rassicurante.
Su qualche punto – pur nelle diversità  – si sfiorano, gli immigrati che saranno italiani, la necessità , per un governo, “di persone perbene, che è un fatto privato” (Bersani), perchè “senza autorevolezza e buon senso delle istituzioni non c’è libertà  ma solo anarchia, arroganza e furbizia a discapito dei cittadini” (Fini).
Fabio Fazio e Roberto Saviano riprendono il loro viaggio fra umori e malumori dell’Italia dopo l’esordio di lunedì 8 novembre, record d’ascolti storico per RaiTre.
Bersani e Fini di fatto consacrano la “politicità ” del programma.
Come politiche sono state le polemiche che hanno preceduto questa puntata, all’annuncio della partecipazione dei due segretari di partito.
Con il direttore generale Rai, Mauro Masi, che saputo dell’invito (e delle conferme dei due, per niente intenzionati a rimettersi ai diktat dei vertici di viale Mazzini) aveva intimato, in nome del pluralismo e del contraddittorio, che fossero ospitati anche i leader di Idv, Udc, Lega, Pdl.
A Masi risponde Fazio in apertura di programma con “l’elenco dei segretari di partito che, se fossimo una tribuna politica, dovremmo invitare nelle prossime puntate”, e via citando oltre settanta sigle, in alcuni casi sconosciute ai più.
A metà  serata tocca a loro.
Esordisce Bersani.
“La sinistra è l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti”.
Poi la Costituzione, “la più bella del mondo”, l’economia che “non gira se pochi hanno troppo e troppi hanno poco”.
Il segretario del Pd parla di lavoro, “è la dignità  di una persona, chiamare flessibilità  una vita precaria è un insulto”; di evasione fiscale, degli insegnanti “che inseguono un ragazzo per tenerlo a scuola”, di ambiente, del diritto per un figlio di immigrati di essere italiano, di laicità .
“Chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, combattere contro la pena di morte e ogni sopraffazione, contro l’aggressività  che ci abita dentro, quella del più forte sul più debole”.
Fini spinge sul tasto che più gli è caro, quello del patriottismo.
Valori della destra sono far emergere “l’Italia che ha fiducia nel futuro perchè ha fiducia in se stessa” ed “essere di destra vuol dire innanzi tutto amare l’Italia, avere fiducia negli italiani, nella loro capacità  di sacrificarsi, lavorare onestamente e pensare al futuro dei figli, essere solidali e generosi” come “i nostri militari in Afghanistan, le migliaia di connazionali volontari che aiutano anziani, malati, deboli”, “le imprese e le famiglie che danno lavoro a immigrati onesti i cui figli domani saranno anch’essi cittadini italiani perchè la patria da tempo non è più soltanto la terra dei padri”.
“E’ lo stato che deve garantire che la legge è davvero uguale per tutti. Un’Italia migliore non va costruita dal nulla, c’è già  ».

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BERLUSCONI STA ATTACCATO ALLA POLTRONA E I CORTIGIANI ACCUSANO DI TRADIMENTO CHI HA SOLO DIMOSTRATO DIGNITA’

Novembre 15th, 2010 Riccardo Fucile

PEGGIO DEL TEATRINO DELLA POLITICA DELLA PRIMA REPUBBLICA: UN PREMIER CHE SI INVENTA LA SFIDUCIA SOLO ALLA CAMERA PER NON PRESENTARSI A DUE PROCESSI, INVECE CHE DIMETTERSI…UNA CORTE DI SERVI SCIOCCHI CHE GIA’ LITIGANO TRA DI LORO PER LA SUCCESSIONE…IL PARTITO DELL’AMORE FINISCE IN FARSA

Come i quattro esponenti finiani hanno ufficializzato le dimissioni dal governo, si è scatenata la corsa a chi, tra i superstiti dei mille scandali del Pdl, la spara più grossa.
Persino Sacconi, solitamente cauto, ha voluto guadagnarsi il rancio di corte abbaiando: “Il tradimento si è consumato”.
Il tutto condito da risvolti esilaranti come Straquadanio che lancia “offese abnormi” a Frattini e alla Gelmini, e viene cazziato dal premier e costretto a chiedere scusa.
Vediamo di stabilire alcuni punti fermi nelle nostre considerazioni.
1) Il traditore è Berlusconi, non certo Fini.
Senza il 10-12% di An, il Pdl alle politiche non avrebbe ottenuto il 37-38% dei voti, ma si sarebbe fermato al 25-26%.
Ne deriva che Berlusconi a quest’ora sarebbe a Palazzo di Giustizia e non a Palazzo Chigi.
Chi ha votato Pdl lo ha votato perchè c’erano sia Berlusconi che Fini capolista e cofondatori, inutile raccontare balle in giro come fanno i pennivendoli di regime.
2) Chi ha votato Pdl lo ha fatto perchè venisse realizzato il programma del Pdl, non quello della Lega, altrimenti avrebbe votato per il Carroccio senza interposta persona.
In due anni il premier si è venduto alla Lega persino il Veneto e il Piemonte, oltre che la dignità .
3) In due anni questo governo non ne ha azzeccata una e gli scandali hanno sommerso ministri, sottosegretari, premier, manutengoli vari, dando dell’Italia all’estero un’immagine penosa.
Il premier ha taciuto mentre veniva messa in discussione persino l’unità  nazionale, mentre venivano violate le norme internazionali sull’immigrazione e mentre prendeva campo nel Paese una cultura razzista.
4) Sono stati spacciati per riforme tagli indiscriminati in tutti i settori che hanno alienato al centrodestra le simpatie di intere categorie sociali ( dalle forze dell’ordine ai docenti, dagli imprenditori ai precari, dagli artigiani ai dipendenti pubblici)
5) A chi chiedeva una correzione di rotta si è risposto con arroganza e presunzione da omuncoli, fino all’espulsione dei finiani dal Pdl.
Caso unico in Europa dove una minoranza interna viene cacciata invece che discutere i problemi che solleva.
6) A Perugia Fini ha chiesto di aprire una nuova fase, con le dimissioni del premier e la stesura di nuovo programma.
Il Pdl ha risposto che intende andare avanti: bene si schianti pure da solo. Passi pure un mese a comprarsi qualche senatore in attesa di arrivare alla pronuncia della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento.
Se poi qualcuno resterà  senza scudo, finalmente farà  quello che un vero uomo di destra fa solitamente: presentarsi ai processi a testa alta.
Non ci hanno insegnato di comportarci da vigliacchi da queste parti.
7) La questione morale ha la sua rilevanza.
Altro che teatrino della politica, come dice a sproposito Silvio: il primo attore si è rivelato lui con la sua corte di miracolati, di inquisiti, di servi sciocchi e di cortigiani. Per non parlare delle puttane con accesso libero a Palazzo.
8) Il tentativo di censurare l’informazione e la   presunta riforma della giustizia tesa solo a risolvere i suoi processi, sono stati l’unico impegno concreto del governo degli spot per mesi, mentre nel Paese scoppiava la crisi economica e sociale.
9)   Se qualcuno volesse contestare quanto abbiamo detto, i risultati parlano chiaro: il Pdl è sceso in due anni dal 38% al 26%, Fini è salito da solo in tre mesi oltre 8%.
Segno che gli italiani non sono stupidi e non intendono farsi prendere per i fondelli
Il premier non ha capito (tra tante) una cosa: “la responsabilità  della crisi deve ricadere su Fini” ha detto per settimane.
Senza comprendere che gli italiani stanno invece premiando Fini proprio perchè ha deciso di provocarla.

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IL GOVERNO TRE VOLTE SOTTO: I FINIANI HANNO DIFESO IL DIRITTO INTERNAZIONALE, LA RUSSA AVALLA INVECE DEGLI ASSASSINI

Novembre 10th, 2010 Riccardo Fucile

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO APPROVATO IERI ALLA CAMERA CON IL VOTO DETERMINATE DI FUTURO E LIBERTA’ DIMOSTRA CHE CICCHITTO E LA RUSSA RACCONTANO PALLE… NESSUN VIA LIBERA AI CLANDESTINI, SOLO TUTELA DELLA LEGGE CHE SANCISCE IL LORO DIRITTO A PRESENTARE RICHIESTA DI ASILO POLITICO: LA DITTATURA LIBICA, CON LA QUALE L’ITALIA INTRALLAZZA, E’ UNA VERGOGNA DELL’UMANITA’

Tre volte sotto. E non su un argomento qualunque, ma sul discusso trattato di amicizia Italia-Libia.
Tutto è cominciato con l’emendamento presentato dal radicale Mecacci, approvato con i voti di Futuro e Libertà , con il quale si chiede che i respingimenti vengano effettuati in base agli accordi internazionali e ai principi umanitari.
E ancora, il governo viene impegnato a “sollecitare con forza le autorità  di Tripoli affinchè ratifichino la Convenzione Onu sui rifugiati e riaprano l’ufficio dell’Unhcr a Tripoli quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia”.
Parere contrario del governo, approvazione dell’Aula.
Da lì, come una reazione a catena, l’esecutivo, rappresentato dal sottosegretario Mantica, ha visto altre due volte soccombere i gruppi di maggioranza.
Polemiche immediate, ovviamente, con i finiani accusati ancora una volta di tradimento e di voto “boomerang”.
E invece, bisognerebbe riflettere su un dato importante: i respingimenti sono stati il primo argomento di attrito tra Gianfranco Fini e il Pdl, ben prima degli strappi finali e della creazione del nuovo soggetto politico.
Ecco, dunque, che il voto di oggi più che una prova tecnica di non si sa bene cosa, rappresenta il coerente tentativo di dar vita a una destra nuova, una destra dei diritti che non asseconda o addirittura incentiva la clandestinità , ma che al contempo non può chiudere tutti e due gli occhi di fronte a un evidente problema di diritti umani.
Fini lo aveva detto chiaramente a Perugia: centralità  della persona, dell’individuo e dei suoi diritti. E nemmeno il più acceso berlusconiano duro e puro può mettere in discussione l’onestà  intellettuale di chi oggi ha voluto trasformare in atto concreto quella dichiarazione di intenti.
Nessun via libera all’immigrazione clandestina nè uno stop ai respingimenti.
Il problema riguarda la Libia, le sue credenziali sul tema spinoso e fondamentale dei diritti umani.
Il governo italiano ha scelto di “appaltare” alle autorità  libiche la verifica dello status di rifugiato.
Siamo sicuri che Tripoli voglia e possa farlo? Questo è il punto della questione e gli esponenti di Futuro e Libertà  lo stanno ripetendo come un mantra, confidando nella buona fede di chi, magari avversario politico, tenta di modificare la realtà  dei fatti per strumentalizzazioni di basso livello.
Piuttosto che urlare al tradimento o alle prove di una nuova maggioranza, gli esponenti del Popolo della Libertà  farebbero meglio a riflettere sulle loro posizioni in materia di garanzia dei diritti civili, soprattutto quelli connessi all’immigrazione.
Un partito di centrodestra moderno ed europeo non può delegare a Gheddafi e ai leghisti un tema del genere.
In caso contrario, ed è la strada scelta ormai da tempo dal Pdl, il centrodestra moderno ed europeo si trasforma in un partito xenofobo di estrema destra che sacrifica i diritti dell’individuo sull’altare della pur condivisibile lotta all’immigrazione clandestina.
Ma leggiamo bene l’emendamento, a firma del radicale Mecacci, che richiede all’esecutivo di “impegnarsi a rivedere il trattato di amicizia con la Libia alla luce di quanto accaduto recentemente, a chiarire i termini degli accordi relativi ai pattugliamenti congiunti in corso, in particolare per quanto riguarda la catena di comando e le regole d’ingaggio, incluso l’uso delle armi durante tali operazioni; ad attivarsi, sia attraverso i contatti bilaterali con Tripoli, che a livello internazionale, per ottenere che la Libia riconosca i confini marittimi sanciti dal diritto internazionale e consenta ai pescatori siciliani di pescare legalmente in acque internazionali senza il rischio di subire attacchi armati o il sequestro dei pescherecci”.
Previsto anche che si sospenda “la politica dei respingimenti dei migranti in Libia, anche alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, dato che tale politica viola sia il principio fondamentale di non respingimento (non-refoulement) previsto dalla Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati del 1951 (ratificata dall’Italia nel luglio 1954) e considerato un principio di diritto internazionale generale, sia il pieno accesso alle procedure di asilo nell’Unione europea”.
La reazione di Ignazio La Russa e di Cicchitto sta in questa delirante dichiarazione: “Oggi l’Aula di Montecitorio ha voluto indebolire l’azione del governo che in questi due anni ha combattuto contro l’immigrazione clandestina. Questo è stato possibile per la posizione irresponsabile dei deputati del Fli che hanno tradito un preciso impegno assunto tutti insieme di fronte agli elettori. Fli ha dichiarato oggi, nel modo più fragoroso, che vuole il ritorno dei barconi carichi di clandestini, merce umana in mano alla criminalità “.
La verità  è che ora risulta palese chi difende le convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato e chi difende invece degli assassini, chi vuole verificare se un clandestino ha o meno il diritto a ottenere il diritto di asilo politico e chi vuole impedirgli di fare persino la richiesta, delegando il suo affogamento a terzi, tra chi difende la prassi in uso nei paesi democratici e chi intrallazza con i regimi militari.
Dovrebbero vergognarsi semmai coloro che non hanno mai risarcito gli italiani cacciati dalla Libia da un attentatore criminale e che a quel soggetto hanno pochi mesi fa regalato 5 miliardi di dollari per “danni di guerra” che solo dei coglioni potevano riconoscergli.
Gli stessi che quando costui arriva in visita in Italia si genuflettano ai suoi piedi da servi quali sono, fornendogli pure ragazze immagine per fare propaganda religiosa.

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LA FINE DI UN EQUIVOCO: UN GOVERNO SENZA BUSSOLA E VALORI, NON CERTO DI DESTRA, MA SOLO “MALDESTRO”

Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

UN PREMIER INCAPACE, MINISTRI INQUISITI, SCANDALI QUOTIDIANI… UN GOVERNO SOTTO PERENNE RICATTO XENOFOBO CHE E’ RIUSCITO IN UN’IMPRESA STRAORDINARIA: AD ESSERE CONTESTATO DA IMPRENDITORI E LAVORATORI, CHIESA E LAICI, OPPOSIZIONE E SUA STESSA MAGGIORANZA… GLI SPOT SONO FINITI: DAL VENETO ALL’AQUILA, DALLA IMMIGRAZIONE ALLA SCUOLA, DALLA SICUREZZA ALL’ECONOMIA, RIEMERGE LA POLVERE NASCOSTA SOTTO IL TAPPETO… E’ ORA CHE CHI HA INFANGATO LA DESTRA TORNI A CASA

Chi ci segue da qualche tempo non potrà  che darci atto di aver messo sull’avviso i nostri lettori, da almeno due anni, che qualcosa sarebbe accaduto.
Lo scrivevamo in solitudine quando il Pdl aveva ancora il 37,4% , ovvero dieci punti in più di quelli che oggi i sondaggi gli accreditano.
Lo abbiamo ripetuto quando il Pdl era calato alle europee e alle regionali, mentre tanti servi zelanti si ostinavano a parlare di “vittoria del centrodestra”, preferendo la politica dello struzzo.
Lo gridavamo anche quando tanti finiani purtroppo stavano ancora in silenzio.
Perchè dalla base del popolo di destra stava salendo una insofferenza grande e motivata verso un governo che dimostrava ogni giorno evidenti lacune.
Un premier dalla straordinaria abilità  nel vincere la competizione elettorale ma altrettanto incapace di governare, interessato solo a sfuggire ai suoi processi. L’antitesi di un vero uomo di destra che i processi li affronta, non scappa da vile.
Un premier incapace di equilibrio, presuntuoso, che ha finito per delegare alla Lega poteri e scelte, con il cavallo di troia di Tremonti a fare da sponda.
Nessuno aveva il coraggio allora di dire che Maroni era il peggiore ministro degli Interni della storia repubblicana, capace solo di fare spot e inanellare una brutta figura dietro l’altra.
Non si è mai visto un uomo di   destra vera che taglia di tre miliardi i fondi alle forze dell’ordine, che delega la sicurezza alle ronde, che riesce a far fallire pure queste, che sputtana l’Italia a livello internazionale delegando ai libici il lavoro sporco di affogamento dei profughi senza neanche permettere loro di chiedere asilo politico, come da convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato.
Un ministro che poi si prende il merito degli arresti dei latitanti, neanche avesse partecipato personalmente a un solo blitz con il mefisto calato sul viso.
Salvo poi scoprire che è inquisito per aver preso quattrini da un privato per consulenze legali “orali”.
Come non si era mai visto un   condannato a sei mesi di carcere in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale diventare ministro degli Interni.
Come non si erano mai viste diventare ministre le “amiche” del premier.
Come non si erano mai visti cosi tanti ministri sotto inchiesta: chi per mafia, chi per favori in cambio di massaggi, chi per corruzione, chi per regalie ricevute.
Come non si erano mai visti tanti “affaristi e manutengoli” avere libero accesso nelle stanze del potere, tante ragazzotte di facili costumi salire le scale di Palazzo Grazioli e tante escort di lusso provare i materassi del lettone di Putin.
Come non si era mai assitito, neanche fossimo abbonati al digitale terrestre, a una serie di spot incredibili che dipingevano il nostro Paese come il paradiso terrestre, dove tutto funziona perfettamente e i treni arrivano in orario meglio che a Zurigo.
Ci hanno fatto intendere che i tagli alla scuola si dovevano chiamare “storica riforma”, che le patetiche uscite di Brunetta si dovevano declinare in “riforma della Pubblica amministrazione”, che i tagli alla sicurezza erano solo   “razionalizzazione” della stessa.
Che con i 40 euro della social card avevamo reso ricchi anche i poveri e che con qualche banconota della Brambilla tutti gli italiani potevano andare alle Maldive.
Nel frattempo impazzava, nel silenzio interessato di tanti, la deriva leghista e razzista e diversi comuni padani proponevano norme che in altri Paesi li avrebbero semplicemente condotti in galera.
Ma Silvio taceva: troppo importante salvarsi il culo   dai processi per temperare, mediare, stabilire una democrazia interna..
Sappiamo noi gli insulti che ci siamo presi per mesi per aver compiuto il delitto di lesa maestà .
Ma lentamente è emersa la verità : quella di un governo che non è affatto di destra, è solo “maldestro”.
Un governo che è riuscito in una missione impossibile, farsi criticare da tutti: lavoratori e imprenditori, chiesa e laici, opposizione e persino maggioranza.
Un governo senza bussola e senza valori che si è schiantato su troppi scogli per avere diritto all’onore delle armi.
Un governo, un premier e una classe dirigente che è ora che torni a casa.

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PER FINI DONNE IN PANTALONI

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

NE’ SCIURE INGIOIELLATE NE’ VELINE, SOBRIETA’ E ORGOGLIO FEMMINILE…LA CASERMA E’ FINITA, LIBERI TUTTI: LA CONVIVENZA DI TANTE ANIME.. I FUTURISTI PER LA DIGNITA’ NAZIONALE

Impertinenti, i futuristi.
Una lunga, lunghissima fila porta al banchetto delle magliette cult dell’evento: faccia di Fini, dito alzato e scritta «che fai, mi cacci?».
Sorride, la giovane militante: «Dieci euro per sostenere la causa».
Ribelli, antiberlusconiani, irriverenti: «In quel momento – spiega la biondina con piglio sicuro – è finita l’azienda ed è ricominciata la politica».
La caserma è finita, liberi tutti.
Niente cianfrusaglie della memoria. Qualche spilla tricolore. E poi libri, tanti.
Destra europea, addio An e addio Silvio. Destra che va oltre. Guai a parlare di anti-berlusconismo.
Alessandro Campi, l’ideologo, sorseggia un caffè con Sofia Ventura, colei che tradusse in politologia l’invettiva di Veronica contro il ciarpame senza pudore: «L’antiberlusconismo – parlottano – ha rovinato la sinistra, noi dobbiamo costruire il dopo Berlusconi. È evidente che il premier è nella sua fase terminale, ma dobbiamo essere post e non anti».
E in attesa che qualcuno stacchi la spina, l’oltre è nelle parole, nei simboli, nei vestiti. In quelli delle donne, soprattutto. Femmine sì, ma senza gonne.
Nè sciure ingioiellate da vecchio Msi nè veline. Abiti sobri, ovunque.
Non è un dettaglio, il pudore.
Quando si diffonde la notizia che Patrizia D’Addario è stata avvistata nei paraggi, l’ufficio stampa diffonde una nota per dire che «non è gradita».
Perchè passa anche attraverso l’orgoglio femminile lo strappo futurista.
Angela Napoli teorizza che la rottura passa per un nuovo femminismo: «Gli scandali del premier, dalle escort a Ruby, sono il segno che un universo si sta sfarinando. Mi auguro ci sia un sussulto di dignità  delle donne del Pdl. Non basta la legge antiprostituzione se se ne vanno dalle strade e vanno ad Arcore».
E quando la governatrice umbra del Pd Catiuscia Marini urla «la dignità  delle donne italiane» viene giù la sala.
Parlano senza perifrasi, i futuristi.
Di velinismo ha parlato anche Fini nella notte bianca coi giovani. La rivoluzione parte dai costumi. Nuovo inizio, anarchico nella forma, leaderistico nella sostanza.
Sotto il capo, convivono gli opposti.
Un garofano enorme campeggia nello stand di Socialismo e Libertà , la corrente di Chiara Moroni.
Socialista convinta, ostenta sorrisi pure alla pattuglia dei «compagni futuristi» di Filippo Rossi che distribuiscono Caffeina, l’adrenalinica rivista della destra che riscopre la sinistra.
Numero speciale, per l’occasione, con intervista al vate dell’antiberlusconismo Eugenio Scalfari e un pezzo al vetriolo di Peter Gomez sull’illusione berlusconiana.
È il futurismo, bellezza!
Ronald Reagan dalle parti del gruppo liberal di Benedetto della Vedova e vecchio Msi tra i fedelissimi di Roberto Menia.
Alberto Arrighi è stato parlamentare di An, poi ha fondato con Storace la Destra. Oggi è futurista perchè antiberlusconiano: «Storace ha iniziato un percorso berlusconiano, Dio, Patria, Cavaliere. Qui c’è una nuova destra con il segno della dignità  nazionale».
Passa Lucia, una biondona con croce celtica al collo e sigaro in bocca. Scusi, ma che identità  avete? «Io non sono di destra, vado oltre».
È la nuova stagione finiana.
Sparisce il politburo dal palco, e la sala pare una piazza rock tra maxischermi e musica sparata.
I nuovi colonnelli sono in prima fila: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata, gli epurati del Cavaliere.
Scusi Granata una domanda… «Dopo, se mi alzo non ritrovo il posto, non sono assegnati». Dentro An sarebbe stato un affare di Stato.
Nuova stagione, appunto.
L’annuncia Luca Barbareschi quando sale sul palco per recitare il nuovo manifesto di valori. Sullo sfondo le immagini, il Pantheon. Enzo Ferrari e Rita Levi Montalcini, Cannavaro e gli eroi di Berlino, i vigili all’Aquila e Fini a Mirabello.
Quando si fermano le note di Ennio Morricone, è standig ovation di fronte a Falcone e Borsellino.
Birbanti, i futuristi. Vanno in estasi di fronte al manifesto della nuova stagione, la loro.
«Siamo l’Italia della legalità  – urla l’attore alto e abbronzato – contro tutte le mafie, l’Italia del merito senza privilegi, l’Italia solidale, attenta ai più deboli, vogliamo l’Italia rispettosa, che investe nella cultura, nella ricerca, che promuove l’innovazione».
Manda baci a tutti Barbareschi, citando Whitman: «Annuncio il trionfo della giustizia, della uguaglianza e della libertà  senza compromessi».
Per realizzarlo, il trionfo, andrebbe, forse, cambiato governo. Ecco che, colpo di teatro, entra Fini. Tocca a lui la decisione irrevocabile.
E lui, da consumato politico, infiamma l’attesa: «Tutto questo – dice – dimostra che c’è ancora la possibilità  di una politica ideale, senza interessi, correntismi, fatta di bene comune. Nessun traguardo può esserci precluso, ogni obiettivo può essere raggiunto e abbiamo, lo dirò meglio domani, obiettivi ambiziosi». Ambiziosi, i futuristi.
Il popolo finiano vuole l’ordalia finale. Quasi tutti i nuovi colonnelli pure.
E quando Patrizia D’Addario compare in sala, la ignorano tutti.
Anche se nelle prime file i sospetti vanno verso gli ex compagni di partito: «Ci sono infiltrati, provano a rovinarci l’evento» dice la Napoli.
La escort di Gradisca presidente cerca i cronisti per annunciare che sta valutando di aderire. Attorno, gelo e imbarazzo. Benedetto Della Vedova a domanda sulla escort risponde: «Ma chissenefrega».
Altri ci vanno pesanti: «Vattene, non è il Pdl». Lei va via.
I futuristi sono intransigenti.
Quando sotto il palco compare per pochi minuti, durante il saluto di Fini, l’ex moglie Daniela Di Sotto, molti la salutano con affetto. Aderirà , forse.
Altre donne.
Futuriste.

Alessandro De Angelis
(da “il Riformista“)

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PERUGIA: FINI PRESENTA IL NUOVO PARTITO, GRANDE ATTESA PER IL “MANIFESTO POLITICO”

Novembre 6th, 2010 Riccardo Fucile

SARA’ FONDATO SU DIECI PUNTI: ETICA PUBBLICA, LEGALITA’, SENSO CIVICO, SUSSIDIARIETA’, VOLONTARIATO, FAMIGLIA, IMPRESA, MERITROCRAZIA, AMBIENTE E PATRIMONIO CULTURALE….ATTESI 8.000 DELEGATI, 400 GIORNALISTI, 1.000 AMMINISTRATORI LOCALI… STASERA FINI PARLERA’ A 1.000 GIOVANI: IN DIRETTA ALLE 21 SUL SITO UFFICIALE FUTUROELIBERTA.COM

Tutto è pronto a Bastia Umbra per la prima conferenza nazionale di Futuro e libertà    dove oggi sarà  presentato il “manifesto politico” della nuova formazione, ma l’attenzione è tutta puntata su Gianfranco Fini, il cui intervento è previsto per domani.
Già  ottomila persone sono arrivate a Bastia Umbra, alle porte di Perugia per la convention di Fli, evento disegnato sul modello dei grandi raduni politici americani per illuminare di “modernità  e futurismo” il primo atto della nascita del partito finiano, che sarà  battezzato ufficialmente a gennaio a Milano.
La scenografia è imponente: un podio sospeso nel vuoto con dietro il simbolo di Futuro e libertà  e a ogni lato tre maxi schermi per un totale di 50 metri di videowall.
Alle spalle, un immenso pannello elettronico che cambierà  colore dando vita alle scenografie. Da questo palco Luca Barbareschi illustrerà  il “Manifesto per l’Italia”, il testo con le dieci parole d’ordine di Fli: etica pubblica, legalità , senso civico, sussidiarietà , volontariato, famiglia, impresa, meritocrazia, ambiente e patrimonio culturale.
Un manifesto, che anticipano gli esponenti di Fli, sarà  “veloce, efficace e futurista”.
Mentre Barbareschi reciterà  il manifesto, sui maxi schermi scorrerà  un video sulle eccellenze italiane al quale hanno collaborato tra gli altri la Montalcini e Michele Placido.
In sottofondo le musiche di Ennio Morricone, colonna sonora che domani probabilmente accompagnerà  l’arrivo sul podio di Fini insieme all’immancabile inno di Mameli e a Bruce Springsteen.
Per stasera è previsto un incontro di Fini con i mille ragazzi che daranno vita a Generazione Giovani, un evento che vuole trasmettere un senso di novità  con registrazioni rigorosamente online e gli iscritti che arriveranno a spese proprie.
Tutto l’evento sarà  trasmesso in diretta sul sito del partito Futuroeliberta.com che vedrà  la luce proprio a Perugia.
Sono attesi 1.000 amministratori locali e 400 giornalisti italiani e stranieri.

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CONVENTION DI PERUGIA, I GIOVANI FUTURISTI: “STUFI DEL VELINISMO”

Novembre 6th, 2010 Riccardo Fucile

“SIAMO UN MOVIMENTO POST IDEOLOGICO: QUELLO ATTUALE SEMBRA UN GOVERNO ANDREOTTIANO SENZA SOBRIETA'”… SI E’ DOVUTA CAMBIARE LOCATION PER IL NUMERO ENORME DI ADESIONI PERVENUTE… L’ENTUSIASMO DEI GIOVANI TRASCINERA’ ALLA VITTORIA I FALCHI?….IL MANIFESTO PER L’ITALIA

Occhi puntati su Perugia.
Su cosa Gianfranco Fini dirà  dal palco.
Su cosa conterrà  quel “manifesto per l’Italia”, ultimo passo prima del congresso di gennaio che consacrerà  la nascita del partito di Futuro e Libertà . Due giorni che erano nati come un’assise di Generazione Italia e che invece si sono trasformati, in corsa, in un appuntamento sul quale si sono accesi i riflettori della politica nazionale.
Circa 6000 persone che hanno costretto gli organizzatori a trovare una sala più capiente.
Crece l’attesa su quello che Fini dirà  dal palco domenica.
Si capirà  se il presidente della Camera “staccherà  la spina” al governo o continuerà  in quello che il premier definisce un tattica di logoramento.
“Quello che mi aspetto di sentire è una visione per il futuro, che immagini una fase politica nuova, un’Italia normale” dice Gianmario Mariniello.
Ventott’anni, prima in An, poi vicecoordinatore campano del Pdl, Mariniello è alla guida di Generazione Italia, la fondazione che fa riferimento a Italo Bocchino.
Con i suoi ottocento circoli in tutta italia (gli iscritti si aggirano sui 20mila), Generazione Italia, che a Perugia confluirà  in Fli, si appresta a diventare la spina dorsale del nuovo partito.
Per questo è utile capire da lui, reduce da un tour in tutta Italia, quali aspettative si concentrano su Perugia. “Ho girato l’Italia da Nord a sud e la gente si è stancata di veline e gossip: a Fini chiedono tutti di superare il berlusconismo. Ed è questa la nostra missione”.
Mariniello legge le statistiche e rivela come Generazione Italia porti in dote a Fli un 40% di persone che si affaccia alla politica per la prima volta.
Accanto a loro ex aennini e gente che viene da Forza Italia.
Mille di loro Fini se li troverà  davanti sabato sera quando incontrerà  la platea degli under 30.
Ma chi sono i giovani futuristi?
“Siamo un movimento post ideologico, tra di noi c’è gente che viene dall’Msi e persino dalla sinistra moderata. Alcuni di noi hanno creduto al sogno berlusconiano che però si è trasformato nel velinismo, ovvera la sua versione degradata. Con una battuta quello di oggi mi sembra un governo andreottiano senza sobrietà ”
“Siamo ragazzi che siamo stanchi di pensare che l’unica soluzione di crescita professionale è un volo di sola andata all’estero o che bisogna trovare un marito ricco – continua il direttore di Generazione Italia – Stanchi di veder l’Italia rappresentata da battute, spagnetti e mandolino.   Vogliamo un paese normale. Lo chiedeva anche Massimo D’Alema anni fa. “La normalità  è rivoluzionaria” ribatte Mariniello parafrasando un comunista come Antonio Gramsci.
Stando ai sondaggi di Generazione Italia, Fli sarebbe all’8%.
Ma, prevede Mariniello, il discorso di Fini potrebbe farà  lievitare la percentuale.
E si torna così a quello che dirà  il presidente della Camera a Perugia. Scoccherà  l’ora della rottura?
“La gente non vuole andare a votare – frena Mariniello – e non si supera l’attuale fase politica solo facendo cadere il governo”.
Sarà , ma a leggere il web e le dichiarazioni di molti dirigenti di Fli, traspare come la misura sia colma.
A frenare, secondo alcune ricostruzioni, sarebbero le cosidette colombe di Fli, preoccupate per una rottura con il premier.
“La divisione non è tra falchi e colombe, ma tra chi lavora e chi si lamenta e non fa nulla – attacca il giovane dirigente – E comunque sto notando che ultimamente le colombe stanno diventando più falchi”.
Il motivo?
“Devono affrontare la platea di Perugia che nella stragrande maggioranza sarà  composta da falchi”.

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PUNTO. A CAPO. E ANCORA A CAPO

Novembre 5th, 2010 Riccardo Fucile

TUTTI QUELLI CHE HANNO CAPITO DEVONO URLARE LA VOGLIA DI SPARIGLIARE LE CARTE…. UN ARTICOLO DI FILIPPO ROSSI SU “FAREFUTURO” ALLA VIGILIA DI PERUGIA

C’è una sfida, davanti ai nostri occhi.
È quella di raccontare il respiro della storia, cogliere la trama degli eventi, delineare il futuro.
Ma è una sfida che non si può cogliere con uno sguardo vecchio, con mezzi e modi del passato.
Perchè cercare di raccontarlo con le regole della cronaca, quel respiro della storia, è un errore.
Ed è un errore che tanti, troppi “osservatori” stanno facendo in questi mesi. Senza capire (e senza far capire) quello che sta succedendo davvero. Parlano di uomini e non d’idee.
Si calano nei piccoli fatti, non negli “eventi” che plasmeranno il nostro domani.
Alla prima contestazione, agitano lo spettro degli anni Settanta.
Come se l’Italia fosse ancora quella, come se gli italiani non fossero cambiati, non avessero cambiato sguardo.
Alla prima polemica politica, snocciolano i retroscena, gli scandali e i contro scandali; si dilettano nel risiko del potere, sviscerano dinamiche che girano attorno a poltrone e strapuntini.
Senza vedere che le carte si stanno rimescolando, senza la capacità  di immaginare che c’è altro, oltre alle poltrone, oltre agli strapuntini. Oltre ai politici. Oltre ai leader, anche.
Senza rendersi conto che stiamo per mettere un punto. Che stiamo per andare a capo.
E non è questione di nomi, di persone, di identikit, di alleanze e di cartelli elettorali.
È in gioco l’anima di un paese, il modo in cui una comunità  civile si specchia, si legge, si racconta.
È in gioco il futuro della Politica.
Le nuove categorie, le nuove contrapposizioni, le nuove regole, forse.
Certo, all’epoca della società  liquida è più difficile del solito individuare gli scarti epocali, cogliere il “senso” della storia.
Insomma, le attenuanti ci sono: niente manifestazioni quotidiane, niente carri armati per le strade, niente pensieri forti, niente slogan martellanti.
Niente di niente (anche se a qualcuno, forse, piacerebbe ritornarci, a quei bei vecchi tempi…).
Tutto è più difficile. È più “minimal”, per certi aspetti.
Richiede più pazienza, per essere capito. E meno paraocchi.
E così gli osservatori di professione, quelli che raccontano e non prendono parte, faticano a individuare quella che è, in sostanza, una rivolta generazionale.
Un’onda quasi sempre silenziosa che sta per mettere un punto, sta per andare accapo.
Un’onda che, come tutte le rivolte generazionali, sta ribaltando i paradigmi culturali. Un’onda che ha fame di nuovi orizzonti.
Tranne qualche eccezione, gli osservatori di professione, quelli che stanno alla finestra a guardare la gente che passa, che vive, che si incazza, che ride, che spera, non lo capiscono, questo rimescolamento delle carte.
Non capiscono il nuovo gioco che si sta preparando.
E cercano, a tratti anche disperatamente, di giocare la nuova partita con regole vecchie.
Si aggrappano al vecchio decalogo di una politica a gestione proprietaria, di una politica antiquaria e reliquiaria, che cerca di restaurarsi, di nascondere le rughe, di stuccare le sue crepe che sono sempre più profonde.
Una politica figlia dello strapotere televisivo, ancorata al tubo catodico e incapace di sopravvivere alla rivoluzione del web.
Questi signori, ci dispiace per loro, verranno travolti da questa marea tranquilla.
Che sta riscrivendo, dal basso e per il basso, la cultura dominante.
E la sta riscrivendo con una lingua tutta nuova, barbara, per dirla con Alessandro Baricco.
Incomprensibile per quella clas ­se intellettuale e politica che preferisce rimanere sorda. Vecchia dentro. E vecchia fuori.
Nonostante gli infiniti (e patetici) trucchi estetici a cui ha scelto di ricorrere.
È per questo che tutti quelli che hanno capito tutto, senza scriverlo, senza dirlo, devono urlare forte la voglia di andare accapo.
E di andare ancora accapo. E ancora. E ancora…
Per farla finita con una cultura congelata.
Con una cultura che non ha più nulla da dire.

Filippo Rossi
Farefuturoweb

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