Destra di Popolo.net

LA RIVOLTA DELLE SCORTE: “NON SIAMO CARABINIERI PER FARE LA GUARDIA ALLE ESCORT DEL PREMIER”

Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

“VORREMMO LAVORARE PER LO STATO, NON PER QUESTA VERGOGNA, NON SIAMO I TASSISTI DEI FESTINI”…”NOI PER ENTRARE NELL’ARMA DOBBIAMO DIMOSTRARE DI ESSERE PULITI DA DUE GENERAZIONI, FINIAMO PER FARE LA GUARDIA A GENTE CHE PULITA NON E’ “… LA DENUNCIA AL “FATTO QUOTIDIANO”… LA DESTRA VERA LA RAPPRESENTANO LORO, NON I POLITICI DELLA VERGOGNA

“Non ne possiamo più. Non siamo diventati carabinieri per fare la guardia alle escort del premier. Molti nostri colleghi sono morti mentre facevano la scorta a magistrati o politici che difendevano lo Stato. E noi, invece… È mai possibile essere ridotti cosi?”.
A parlare sono alcuni “ragazzi” dei servizi di scorta.
Carabinieri allenati a difendere le “personalità ” loro affidate fino a mettere a rischio la propria vita.
“Ma qui ci fanno fare i tassisti dei festini. Per questo, dopo essere stati tanto zitti e obbedienti, ora vogliamo, a nostro rischio, far sentire la nostra voce”.
Cominciano i racconti, che si incrociano, si intrecciano e si sommano.
“Le feste ad Arcore si tengono nei giorni del fine settimana, dal venerdì al lunedì. Molte sono proprio di lunedì. Nell’estate si moltiplicano. Noi accompagniamo le personalità  fino alla villa e poi aspettiamo fuori. Vediamo un giro di ragazze pazzesco. Arrivano con vari mezzi. Moltissimi Ncc, le auto a noleggio con conducente. Alcuni pulmini, di quelli da 10-15 posti. Una volta abbiamo visto alcune ragazze scendere da due fuoristrada di quelli massicci. Alcune ragazze le porta direttamente Emilio Fede nella sua auto,
altre scendono dalla macchina di Lele Mora con targa del Canton Ticino”.
“L’estate scorsa abbiamo visto molte feste alla villa di Arcore. Altre volte abbiamo accompagnato le nostre personalità  in ristoranti di Milano, come ‘da Giannino’, in via Vittor Pisani, zona stazione Centrale. O in una casa privata di zona Venezia. Che ne sappiamo noi di che cosa succede là  dentro? Ce li immaginiamo, magari fanno uso di droghe o infrangono la legge e ridono di noi, dicendo: noi siamo qua al sicuro, abbiamo anche i carabinieri che ci proteggono. E che gente c’è a quelle feste? Noi per arruolarci nell’Arma dobbiamo dimostrare di essere puliti per due generazioni, i nostri padri e i nostri nonni, e finiamo a far la guardia a gente che magari pulita non è”.
“Sì, la scorsa estate ad Arcore c’era un gran via vai. Ruby? No, non me la ricordo, ma sa, sono tante, tutte uguali, tutte giovani… Abbiamo riconosciuto una giornalista. E Flo, quella che ha partecipato alla ‘Pupa e il secchione’. Poi una bionda che era stata al Grande Fratello… Molte si capisce che sono straniere, tante hanno la cadenza napoletana. Poi alcune escono a fine festa, altre si fermano lì per la notte, ma è difficile tenere la contabilità , c’è un tale via vai…”.
“Ci è capitato di fare missioni all’estero e di incontrare colleghi stranieri che fanno il nostro stesso lavoro: ci sfottono per questa storia delle feste, delle ragazze. Ma è mai possibile che dobbiamo vergognarci, noi che vorremmo lavorare per le istituzioni e difendere lo Stato? Abbiamo orari massacranti, turni di otto ore al giorno che spesso diventano dodici. Facciamo anche 120 ore di straordinario, ma ce ne pagano al massimo trenta, a 6 euro e mezzo all’ora, più un buono pasto da 7 euro. Va bene, non ci lamentiamo, è il nostro lavoro. Ma lo vorremmo fare per lo Stato, non per questa vergogna. Vorremmo proteggere le personalità  delle istituzioni, non gente che ci fa vergognare davanti al mondo”.
“Comunque non ci lamentiamo del nostro stipendio. Solo ci chiediamo se è giusto che una ragazza giovane e carina senz’altra esperienza politica prenda 15 mila euro al mese, perchè è stata fatta diventare consigliere regionale. Il presidente? Con noi è gentile. Qualche volta è venuto a salutarci, a raccontaci qualche barzelletta. Una volta ci ha fatto, ammiccando, una battuta: ‘Eh, beati voi che adesso andate a casa a dormire, a me invece tocca trombare’. Un’altra volta ci ha portato qualche ragazza e ce l’ha presentata. Una notte ci ha mandato una ragazza che ci ha fatto la danza del ventre…”.
“A fine serata riportiamo le personalità  a casa. Vediamo alcune ragazze uscire e tornare verso Milano, altre restano nella villa per la notte. Capita che dobbiamo scortare personalità  che fanno il giro a riaccompagnare le ragazze nei residence milanesi, alla Torre Velasca o in corso Italia. L’ultima magari se la portano a casa. E noi dobbiamo accompagnare la nostra personalità  fino alla porta dell’appartamento: è imbarazzante salire in ascensore con un signore anziano e una ragazzina. Pensiamo alle nostre figlie e diciamo che non ci piace questo mondo. Sarà  moralismo, ma non ci piace”.

Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PERCHE’ TUTTI CI AUGURIAMO CHE FINI “NON SI ACCONTENTI”

Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

CRESCE L’ATTESA PER IL DISCORSO DI FINI A PERUGIA E LE PROSPETTIVE DI FUTURO E LIBERTA’….LA RISPOSTA DI FARE FUTUROWEB ALLE QUESTIONI SOLLEVATE DA BATTISTA SUL “CORRIERE DELLA SERA” CIRCA IL POSIZIONAMENTO DEL NUOVO PARTITO

«Cosa vuole fare?», «Con chi?».
Che ci sia davvero molta attesa per ciò che sarà  il movimento che si sta raccogliendo attorno a Gianfranco Fini lo dimostra la serie di interrogativi che (giustamente) da mesi vengono suscitati sulle intenzioni del presidente della Camera.
Alcuni di questi li ha posti Pierluigi Battista sul Corriere della Sera: Fini vuole «diventare il punto di riferimento di un centrodestra “deberlusconizzato”» o invece «racimolare vantaggi effimeri con una condotta ambigua, contorta, politicista»?
Ossia intende «diventare leader di uno schieramento oppure leader di un micropartito»?
Come si vede le aspettative per le scelte di Fini sono alte.
Segno che quello che sta per nascere è un soggetto verso il quale le attenzioni degli osservatori si basano su soluzioni di sistema e non di piccolo cabotaggio.
Certo in mezzo ci sta il districarsi tra una situazione quotidiana nella quale tra la crisi del sistema politico bipolare e quelli che Battista chiama «gli spasmi in cui si dibatte il berlusconismo» lacerato dall’immobilismo, dalle liti e dagli scandali rosa del premier: impresa davvero ardua.
Per questo, dinanzi alla pratica quotidiana della fantapolitica — praticata a dire la verità  quasi ogni giorno dai suoi detrattori — Fini «deve saper parlare alla società  e non solo ai contabili dei gruppi parlamentari. Deve indicare cosa è obbligatorio che ci sia nell’agenda di governo che abbia il consenso degli elettori e non esercitarsi negli scenari astratti di controproducenti governi tecnici, delizia di politologi e retroscenisti, ma tomba di ogni velleità  di innovazione».
Ha ragione Battista, Fini è chiamato a dare risposte politiche oltre le alchimie del politichese e del gossip.
E lo deve fare su temi veri come quelli del precariato, degli investimenti nell’università , del rilancio della politica industriale.
Tutti temi cari agli interlocutori imprescindibili per un partito che dovrà  riferirsi a un blocco sociale che si sente spaesato e preoccupato dall’involuzione del progetto berlusconiano e che ha allo stesso tempo poca fiducia nella promessa (finora disattesa) di una sinistra riformista.
Quello che si chiede Battista del resto è quello che chiedono le migliaia di persone che accorreranno a Perugia alla convention di Futuro e libertà .
Sono le stesse preoccupazioni che i tanti intellettuali — anche quelli che Fini non lo voteranno mai – che hanno firmato il “Manifesto di ottobre” si aspettano dibattute all’interno di una stagione politica che metta fine a quel bipolarismo muscolare che proprio il corsivista del Corriere ha denunciato come una delle degenerazioni di questa stagione politica.
Insomma, che non sia un fuoco di paglia o peggio un progetto autoreferenziale “alla Mastella” se lo augurano in tanti.
Ma se è lo stesso Battista a riconoscere a Fini di aver saputo vincere «la battaglia della sopravvivenza» contro l’attacco senza quartiere dei pasdaran berlusconiani «perchè ha saputo resistere alle sirene del ribaltonismo» ciò significa che un passo importante è stato già  compiuto.
Lo ha spiegato e rilanciato lo stesso Fini più volte: «Si va avanti per non tradire lo spirito del Pdl».
E questo concetto, ribadito a Mirabello, non è stato solo un annuncio di comodo o una sfida a chi lo ha espulso senza contraddittorio dal proprio partito. Ma un annuncio di metodo.
Lo dimostrano le tante adesioni che continuano a provenire anche da culture politiche non riconducibili alla storia della destra italiana.
Lo dimostra una riflessione non banale dello stesso Fini sul tema delle regole della rappresentanza che passano anche per una legge elettorale che torni a dare ai cittadini la possibilità  di scegliere i propri rappresentanti .
Lo dimostra la risposta che il presidente della Camera ha dato all’amministratore delegato della Fiat da una parte e alle preoccupazioni di Emma Marcegaglia dall’altra.
E assieme a questo lo dimostra la preoccupazione verso il futuro della ricerca italiana e il mondo della cultura che è stato lanciato da tutto l’ambiente politico e intellettuale che gravita attorno a Fli.
Insomma, in questi mesi l’invettiva, quella pubblica, è stata tutta incentrata sui temi politici.
E che il nuovo soggetto non si stia conformando come un “bunker” ligio ai riti della prima Repubblica lo dimostra infine l’attenzione rinnovata all’opinione dei propri simpatizzanti.
Lo si è visto nel caso del lodo Alfano che ha aperto una discussione appassionata che ha coinvolto base e vertice in un rapporto franco, diretto, duro. In una parola democratico.
E questo, senza dubbio, è un buon auspicio.
Per questo Battista con i suoi interrogativi e le sue preoccupazioni ha sfondato con noi una porta aperta.
Perchè le sue domande e le sue aspettative sono quelle che non sono gli osservatori attenti e in buona fede si augurano risolte positivamente.
Ma, si spera, tutto il paese.

Antonio Rapisarda

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UN PAESE IN BANCAROTTA MORALE

Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

CRITICARE BERLUSCONI ORMAI E’ COME SPARARE CONTRO LA CROCE ROSSA, MA PARTE DEGLI ITALIANI GLI ASSOMIGLIANO… OCCORRE RIPORTARE IN POLITICA ETICA E DISINTERESSE, ATTRAVERSO UN CAMBIAMENTO DAL BASSO

L’Italia è un paese malato.
Non tanto economicamente, la crisi ha colpito tutti, quanto soprattutto a livello culturale e morale.
La classe politica che ci amministra è pessima, spesso anche corrotta, ma è solo il riflesso della società  italiana.
Siamo il popolo masochista che vota e rivota gli stessi volti, come un consumatore che si ostina a ricomprare dal negoziante che l’ha truffato più volte.
Siamo il popolo che protesta solo se viene espulso qualcuno al Grande Fratello, fregandosene se il giornalismo viene imbavagliato.
Siamo un popolo di caste che protestano contro le liberalizzazioni, con ordini professionali che temono di confrontarsi con i giovani.
Siamo un popolo che a parole è contro vizi d’ogni sorta, ma nei fatti ogni giorno consuma alcool, droga e prostituzione come pochi altri al mondo.
Siamo il popolo dei   cattolici che ricorrono spesso al divorzio e attuano il maggior tasso di violenza familiare, ricordandosi della religione solo la domenica mattina per poi dimenticarsene già  lo stesso pomeriggio.
Siamo il popolo la cui omertà  e collusione con la criminalità  non ha pari nel mondo.
Berlusconi sarà  pieno di difetti innegabili, criticarlo è come sparare sulla croce rossa, ma parte dell’elettorato (anche quello che mai l’ha votato) ha svariati scheletri nell’armadio e in quanto a vizi non è da meno.
Per risollevare l’Italia in modo duraturo non basta ritornare alla crescita economica, in attesa che il malgoverno successivo annulli i progressi, bisogna prima di tutto riportare un minimo di etica e serietà .
Bisogna cacciare quegli amministratori che commettono errori palesi.
Bisogna non ricandidare chi ha un processo in corso.
Bisogna avere il coraggio di dire no alle lobby.
Bisogna guardare in faccia le persone e spiegare perchè liberalizzare, fermando le caste, è l’unico modo per dare un futuro ai nostri figli.
Rimettere in carreggiata l’Italia è possibile, ma solo esaminando i veri problemi, quelli che vanno al di là  della politica e riguardano tutti noi cittadini capendo che il cambiamento deve avvenire dal basso.
Altrimenti, se è vero che morto un Papa se ne fa un altro, tolto Berlusconi rischia di venirne un altro se possibile anche peggiore.

Luca Sanna

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ECCO IL NUOVO SIMBOLO DI FUTURO E LIBERTA’

Novembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

BRIGUGLIO: “A PERUGIA PER ASSUMERSI LE NOSTRE RESPONSABILITA’… “OCCORRE USCIRE DAL GOVERNO: LA SPINA SE LA E’ STACCATA BERLUSCONI DA SOLO”…”VERSO UNA GRANDE STAGIONE DI CAMBIAMENTO”

Faccio una premessa: se siamo usciti dal Pdl e abbiamo deciso di dare vita a Futuro e Libertà  è perchè ci siamo lasciati dietro le spalle, personalmente senza remore e senza rancore, un “partito personale” dove solo discutere o criticare era considerato un atto di lesa maestà .
Il fermo-immagine di Fini col dito puntato su un Berlusconi in posa padronale nella direzione Pdl del 22 aprile scorso, è eloquente e vale più di cento discorsi.
E ancor più vale il dossieraggio al quale Gianfranco Fini è riuscito politicamente a sopravvivere. Giorni nei quali, sia detto con franchezza, da parte di alcuni amici filogovernativi tout court, sarebbe stato giusto aspettarsi qualche parola in più.
Sotto i colpi e le intimidazioni dei giornali presidenziali, ho visto più di una volta il coraggio e la dignità  sopraffatti da piccoli e grandi timori e opportunismi.
Per questo, la nuova area politica, culturale e di opinione che a Perugia nascerà  intorno a Fini, non può non avere nel suo dna un principio fondamentale che è quello della discussione libera, aperta, leale.
Senza finzioni, senza personalismi e nel rispetto di tutti e di tutte le posizioni. Ciascuno sia libero, al vertice e alla base, di dire la sua e lo faccia con la reciprocità  di chi sa di possedere non una verità , ma come ci insegna Nietzsche una interpretazione, solo una interpretazione da confrontare con quella degli altri.
Poi una classe dirigente, come anche il nostro popolo, devono sapere costruire con il leader una sintesi politica e una decisione unitaria.
Motivo per il quale considero un errore politico, ancor più che un deficit di gentlemen agreement tra noi, quando si spara a zero contro un’opinione e chi la esprime, fosse pure una tesi estrema o un paradosso, come ama fare il nostro Fabio Granata, che talvolta può avere ragione, talvolta no come capita a tutti, ma che non dice mai nulla di banale o di non meritevole di un confronto.
Adesso dico la mia sull’oggi : noi non abbiamo alcuna spina da staccare, perchè la spina se l’ è staccata Berlusconi da solo.
E lo ha fatto in questi mesi con alcuni gesti politici.
Il primo: espellendo Fini e i finiani dal Pdl il premier ha mutato natura e composizione del partito di maggioranza che aveva vinto le elezioni del 2008, quando tutte le liste del Pdl in tutta Italia vennero guidate come capilista da Berlusconi e da Fini.
Il secondo: Berlusconi ha tentato di cambiare la maggioranza che aveva vinto le elezioni tentando inutilmente (emblematica la disastrosa cena a casa Vespa) di sostituire Fini con Casini, del cui partito è riuscito ad acquisire solo un pezzetto, l’attuale partitino di Cuffaro , Romano e Mannino, eletti nell’opposizione ora passati in maggioranza.
Terzo, gravissimo. Ha provato a licenziare Fini da presidente della Camera, rompendo così il patto di governance politico-istituzionale, premier-presidente della Camera, che era il fondamento e la proiezione dell’accordo politico su cui era fondata la vittoria elettorale di due anni fa.
Questo il processo politico scatenato dal presidente del Consiglio che ci ha portato a un epilogo , quello che stiamo vivendo. E che dobbiamo sapere leggere.
A un mese dalla fiducia che abbiamo rinnovato all’esecutivo, non c’è stato alcun miglioramento dell’azione di governo che anzi è paralizzata, come ha dovuto constatare la stessa presidente di Confindustria.
E il caso Ruby, a mio parere, è il segno che noi, noi di Futuro e Libertà , non possiamo più stare in questo esecutivo e nemmeno con questo presidente del Consiglio, inadatto a svolgere funzioni di governo e responsabile della crescente perdita di prestigio dell’Italia nel mondo.
E allora che fare?
Innanzitutto bisogna uscire dal governo.
Il tempo è scaduto e non possiamo condividere la responsabilità  politica del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, con il quale abbiamo poco da condividere.
E dobbiamo separare il nostro destino da quello di un premier che non ha più nè il sostegno nè la stima del mondo dell’economia, nè della Chiesa cattolica, nè delle cancellerie europee e occidentali, nè del blocco sociale che lo ha sostenuto in questi anni.
Sono convinto che Berlusconi abbia perso anche il consenso politico e personale della maggioranza del popolo italiano.
Che fare dopo, lo dovremo decidere tutti insieme a Perugia in questo week end.
Non sarà  l’ennesima passerella, ma una vera e grande agorà , un’assemblea politica in cui ciascuno — e saremo tanti — potrà  dire la sua e indicare a questa nostra comunità  nascente il senso di marcia.
Dovremo chiederci quanto valgono ancora i vincoli del patto con gli elettori che stiamo osservando noi e non Berlusconi.
E ancora se ha un senso fare i donatori di sangue nei confronti di un capo del governo che è diventato motivo di disagio e di imbarazzo per tutto il Paese. Nella nostra convention tutti noi dovremo assumerci, dinanzi all’Italia, le nostre responsabilità .
E Fini dovrà  assumersi la sua che non è solo quella di guidare Futuro e Libertà  a un traguardo politico, ma di trovare la via per guidare l’Italia verso l’uscita dal berlusconismo, verso una grande stagione di cambiamento.

Carmelo Briguglio

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MEGLIO MANIACI CHE GAY? NO GRAZIE, BASTA CON LA DESTRA DEI MANIACI DEI GIARDINETTI

Novembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

DA BERLUSCONI LE SOLITE BATTUTE DA OSTERIA: “MEGLIO GUARDARE LE BELLE RAGAZZE CHE ESSERE GAY”… MA UN CONTO E’ GUARDARE MINORENNI, ALTRO ESSERE L’UTILIZZATORE FINALE DI PROSTITUTE, DIVENTARE RICATTABILI, FARE PRESSIONI SULLE QUESTURE, SPACCIARE DELLE SBANDATE PER NIPOTI DI MUBARAK E SPUTTANARE IL PAESE NEL MONDO… “E’ UNA PERSONA MALATA” DISSE VERONICA

Sulla vicenda delicatissima che lo ha investito negli ultimi giorni Berlusconi non dà  alcun chiarimento: nè sulla telefonata in Questura nè sulle feste di Arcore.
Sceglie invece la strada della battuta omofoba: “Quello che ho fatto è stato per bontà , poi se a volte mi capita di guardare una bella ragazza… meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay”.
All’inaugurazione del salone del ciclo e motociclo alla Fiera di Milano-Rho il premier insiste nel minimizzare.
E la butta sullo scherzo: “Ho un problemino, avrei da sistemare in qualcuno di questi stand una certa Ruby”. Poi attacca i giornali e rilancia la legge sulle intercettazioni.
“Sarebbe opportuno che ciascuno di noi si astenesse dal fare battute”. Suona come una presa di distanza il commento di Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità , alla battuta omofoba con cui Berlusconi ha voluto scherzare sul caso Ruby .
La Carfagna osserva: “Questo governo, ha il merito di essersi impegnato, come nessuno prima, contro le discriminazioni nei loro confronti. Proprio per non oscurare tutto questo lavoro”, conclude il ministro, “sarebbe opportuno che ciascuno di noi si astenesse dal fare battute”.
Decisamente più duro Paolo Patanè, presidente di Arcigay, che parla di “cultura machista arretrata e offensiva per le persone omosessuali ma anche per donne. Proviene da un atteggiamento di disprezzo nei confronti della dignità  delle persone e conferma il clima imbarazzante e grottesco in cui il presidente del Consiglio sta precipitando il Paese”.
Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centrodestra), annuncia la sua personale adesione a Futuro e Libertà  in risposta al   “nuovo celodurismo in salsa berlusconiana” che “offende i gay italiani”. “I diritti di gay e di lesbiche – spiega Oliari in una nota – sono realtà  in tutta l’Europa occidentale ad esclusione di Italia e Grecia”. “GayLib   – conclude Oliari – è e resta l’associazione dei gay di centrodestra, ma personalmente aderirò al Fli di Fini, Della Vedova, Bocchino, Raisi e Moroni, dove sono sicuro troverò terreno fertile per portare avanti, da uomo di centrodestra, le battaglie di giustizia e di libertà  in cui credo”.
Chiara Moroni, vicepresidente alla Camera di Futuro e Libertà , considera le parole del presidente del Consiglio “inaccettabili, volgari e offensive, e rischiano di alimentare un pregiudizio ancora oggi troppo diffuso nei confronti delle persone omosessuali. Ci aspettiamo da Berlusconi un comportamento e, soprattutto, delle dichiarazioni più consone al ruolo che ricopre”.
Secondo Benedetto Della Vedova, vicecapogruppo di Fli alla Camera, dovrebbero interrogarsi “quanti difendono la libertà  e l’anticonformismo privato di Berlusconi”, è francamente desolante che a questo doppio-pesismo furbo e ipocrita si leghi la difesa della ‘moralità ‘ del Cavaliere”.
La frase più applaudita di Julianne Moore, davanti alla platea di cronisti del Festival del Cinema di Roma, è un commento all’ultima esternazione berlusconiana (“meglio guardare le donne che essere gay” ).
Un giudizio, quello dell’attrice americana, che più chiaro non si può: “E’ un peccato aver detto una cosa del genere: così idiota, arcaica, infelice e imbarazzante.   Viviamo in un’epoca in cui l’orientamento sessuale è vario: ognuno è quello che è. Troppa gente divide sempre le cose per categoria – razza, genere, religione. Bisognerebbe concentrarsi di più sul fatto che siamo tutti esseri umani”.
Inutile dire che tutta la stampa internazionale in queste ore, sta intervenendo pesantemente sulle dichiarazioni del premier, censurandolo.
Ormai siamo alla frutta: per giustificare atti irresponsabili e indegni di un leader di centrodestra, si vuole accreditare per “sensibilità  al fascino femminile” frequentazioni di prostitute, ricevimento a Palazzo di minorenni e interventi sulla Questura per addomesticare fatti incresciosi.
Una destra vera non offende e non manipola, ha uno stile di vita e non riduce le sedi istituzionali a un puttanaio, con relativa corte di magnacci e sensali.
E’ ora che qualcuno tolga il disturbo e pensi a farsi curare, di danni ne ha già  fatti abbastanza.

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BERLUSCONI: “NON CAMBIERO’ STILE DI VITA, NE VADO ORGOGLIOSO”: DIMETTITI, COSI EVITI DI SPUTTANARE L’ITALIA

Ottobre 29th, 2010 Riccardo Fucile

OGNUNO E’ LIBERO DI AVERE LO STILE DI VITA CHE GLI PARE, MA ALLORA NON FA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, RUOLO IN CUI NON DEVI ESSERE RICATTABILE, DEVI EVITARE DI FREQUENTARE, A 72 ANNI, MINORENNI FUGGITE DA CASA E FAR FARE TELEFONATE PER SOTTRARLE ALLA POLIZIA… IN QUEL RUOLO SI RAPPRESENTANO LE ISTITUZIONI NON I MANIACI DEI GIARDINETTI

«Sono orgoglioso del mio stile di vita. Faccio una vita terribile, ho orari disumani. Io sono una persona giocosa, se ogni tanto sento il bisogno di una serata distensiva come terapia mentale per pulire il cervello da tutte le preoccupazioni, nessuno alla mia età  mi farà  cambiare stile di vita del quale vado orgoglioso».
Berlusconi non nega nulla, anzi rilancia.
Ma a questo punto è opportuno precisare:
1) Nessuno l’ha obbligato a questa “vita terribile” e a “orari disumani”, poteva continuare a gestire le proprie aziende. Non glielo ha certo ordinato il medico di entrare in politica.
2) A 72 anni, per una serata distensiva, molti preferiscono un buon libro o la compagnia di persone di spessore con cui fare due chiacchiere, non è necessario frequentare ragazzine scosciate (a dieci alla volta) con selezione per accedere al lettone di Putin e ai riti iniziatici.
3) Libero lui di “non cambiare” ed “essere orgoglioso” del suo stile di vita, liberi gli italiani di non ritenere questo suo presunto “stile” adeguato allla carica che ricopre. Anche perchè se si trattasse del vicino di casa a tenere quello “stile di vita”, la stragrande maggioranza degli italiani avrebbe già  chiesto l’intervento della “buoncostume” e lo avrebbe qualificato con un termine poco elegante.
4) Il premier non si rende conto, nella sua presunzione, che in quel ruolo non rappresenta sè stesso, ma milioni di elettori di centrodestra che lo hanno votato e che ne hanno le scatole piene di sentirsi sputtanati all’estero da comportanti da maniaci dei giardinetti.
Ma andiamo avanti nelle dichiarazioni odierne del premier che prima nega una sua telefonata per “liberare” la minorenne in Questura, poi si contraddice confermando un suo intervento, ma “solo per trovare una persona che prendesse in affidamento la ragazza minorenne”:
«Se mi si domanda di indicare una persona necessaria per l’affidamento, io parlo con la persona e dico che sta arrivando in Questura”.
Berlusconi conferma quindi di aver inviato Nicole Minetti, l’ex igienista dentale, ora consigliere regionale in Lombardia, alla Questura di Milano: «è stata mandata da me per dare aiuto ad una persona che poteva non essere consegnata alle carceri o a una comunità  che non è una bella cosa, ma data in affidamento. Avendo un quadro di vita tragico, l’ho aiutata».
Ma, precisa il premier in riferimento a quanto scritto oggi da alcuni quotidiani, «non ho regalato auto o altro».
Anche qui meglio precisare:
1) La ragazza in questione non era maggiorenne, era fuggita da una casa famiglia in Sicilia, si era allontanata da quella di Genova cui era stata assegnata, aveva rubato 3.000 euro e aveva precedenti per furto, non aveva un documento, è marocchina. La Questura avrebbe potuto e dovuto trattenerla per la notte e riaccompagnarla alla casa famiglia di Genova Sant’Ilario, poche balle. In attesa di un provvedimenti di espulsione che avrebbe colpito chiunque al suo posto.
2) Nicole Minetti che titolo aveva per avere in affidamento quella notte la minorenne? Forse è sua parente? No, è solo colei che l’ha prelevata dopo la telefonata arrivata da palazzo Chigi.
3) E’ stata la ragazzina a sostenere che Silvio le aveva promesso in regalo un’Audi, circostanza confermata dalle amiche della minorenne a Genova. Non solo: le altre ragazze della Casa famiglia genovese hanno confermato che spesso Ruby tornava con migliaia di euro in tasca e che regalava qualche banconota anche a loro ( si parla di quasi 200.000 euro in totale)
4) Non è Berlsconi che deve decidere il destino della ragazzina, ma il Tribunale dei minori. Se una persona commette un reato ne risponde, non vale la regola del Bunga bunga
Un alro elemento di fondo: un presidente del Consiglio non può coltivare amicizie pericolose perchè diventa ricattabile ed espone il proprio Paese a uno sputtanamento planetario.
E la recidività , dopo il caso D’Addario, costituisce un’aggravante.
Come non ricordare le frasi di Veronica Lario sulle “vergini che si offrono al sultano”, “il ciarpame senza pudore” e l’appello agli amici “stategli vicino, è malato”?
Se poi qualcuno di “psuedo destra” si ritiene rappresentato da un personaggio del genere, avrà  i suoi interessi a sostenerlo o, più probabilmente, di destra non ha nulla.
Visto che questa tipologia, in politica, è abituata a prendersela in quel posto, dando credito ai sedicenti leader destrorsi, consigliamo loro di sottoporsi con soddisfazione al rito del bunga bunga.
Con un invito ai finti destri: cambiate il simbolo del partito, così vi riconoscerete meglio.
Nell’immagine sopra vi diamo anche un aiuto grafico, così finalmente avrete un partito fatto a vostra immagine e somiglianza.
Buon proseguimento.

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I GIOVANI IN FUGA DAL PDL: “STANCHI DI CHI DICE DI INVESTIRE SUI GIOVANI E NEI FATTI RAPPRESENTA UN SISTEMA GERONTOCRATICO”

Ottobre 29th, 2010 Riccardo Fucile

LA LETTERA DI ADDIO DEL COORDINATORE GIOVANILE DEL PDL DI PALERMO BEN RAPPRESENTA IL DISAGIO DI TANTI GIOVANI CHE STANNO LASCIANDO IL PDL.. “VOLEVAMO ESSERE SENZA PADRINI E SENZA PADRONI, VANNO INVECE AVANTI SOLO GLI INCAPACI E I CORTIGIANI”… “TROPPI INQUISTI, POCA DEMOCRAZIA”: LA SPERANZA ORA SI CHIAMA FINI

Caro Presidente Berlusconi,
abbiamo creduto in Forza Italia, nel Suo progetto e nella rivoluzione liberale tanto declamata dalla Sua scesa in campo fino ad oggi.
Purtroppo tutto ciò è rimasto soltanto nello spirito di quel progetto e nella Sua azione personale e di pochi altri.
L’abbiamo seguita, senza alcuno scetticismo ma con tanto entusiasmo, nella costruzione di un nuovo grande partito: il Popolo della Libertà .
Un partito in cui ci sarebbe stato spazio per tutti e per le idee di tutti, ma a due anni dalla sua nascita il fallimento è evidente.
Abbiamo confidato nella speranza che fosse possibile unire due movimenti giovanili molto diversi tra loro come Forza Italia Giovani e Azione Giovani, che sarebbe stato un vero movimento di giovani pronti a dare il loro contributo alla creazione del grande partito di centrodestra.
Giovani pronti a dire la loro “senza padrini e senza padroni”, ma anche qui siamo rimasti delusi.
Oggi ad evidenziare ciò non siamo soltanto noi ma anche importanti esponenti del partito, come l’onorevole Cicchitto, che recentemente ha aspramente criticato proprio quei dirigenti giovanili che provengono dalle fila di Forza Italia Giovani.
L’abbiamo ritenuta il nostro leader, abbiamo applaudito ai Suoi discorsi e abbiamo creduto alle Sue parole difendendola a spada tratta contro tutti quelli che La denigravano gratuitamente.
Abbiamo investito tempo e denaro per seguirla; ma quello che leggiamo quotidianamente sui giornali e vediamo in tv non ci piace, è lontano da tutto quello che era nell’idea originale del movimento.
Siamo stanchi di sentir parlare di politici indagati senza che nessuno entri nella questione morale; di starlette, figli, amici, nipoti e amanti senza alcuna cultura e formazione politica inseriti nelle liste bloccate o nominati nei ruoli dirigenziali del movimento senior e junior.
Siamo stanchi dell’assoluta mancanza di un processo democratico nella costruzione della struttura del partito che prenda forza a partire dal coinvolgimento della base.
Siamo stanchi di chi dice di investire sui giovani, ma che nei fatti continua ad alimentare un sistema basato sulla gerontocrazia.
Giovane Italia doveva essere il fortissimo movimento giovanile del primo partito d’Italia, incubatore della nuova classe dirigente del PDL e del Paese, purtroppo oggi è il contenitore di gruppi portatori di interessi personali o del politico di riferimento.
Il processo di fusione dei movimenti giovanili di Forza Italia e Alleanza Nazionale non si è mai concretizzato, perchè sono mancati dei riferimenti e volontà  comuni che consentissero l’unione intorno ad un unico progetto e spirito politico.
Questa unione che in molti casi si è trasformata in una guerra tra “fratelli” ha avuto come unico risultato l’allontanamento dei giovani dalla politica, situazione questa che un partito, qualsiasi esso sia, non può permettersi.
In 10 anni di fedele e costante militanza abbiamo fatto avvicinare al partito tantissimi ragazzi, abbiamo costruito una forte realtà  territoriale che si è affermata in ambito universitario come mai nessuno prima aveva fatto a Palermo, eleggendo decine di rappresentanti negli organi collegiali tra cui uno nel Consiglio d’Amministrazione e uno nel Senato Accademico dell’ateneo palermitano; abbiamo sempre partecipato e contribuito alle innumerevoli iniziative promosse prima da Forza Italia e poi dal PDL sia a livello locale, sia quando siamo stati chiamati per le grandi manifestazioni nazionali.
Abbiamo lavorato tanto e, come per chi fa, l’unica cosa che abbiamo ottenuto è stata la contrarietà  e l’odio di tutti, a partire dal coordinatore nazionale dei giovani Francesco Pasquali a finire a esponenti locali del partito ed ai loro giovani rampolli.
Chi ha dimostrato ampiamente incapacità  di fare e di produrre, chi negli anni non ha avuto scrupoli nell’andare contro il movimento giovanile stesso solo per portare avanti i propri interessi, paradossalmente oggi è stato premiato e nominato in ruoli di vertice di Giovane Italia dove ancora una volta la dimostrazione della profonda incapacità  emerge ma è difesa dalla classe dirigente che guarda al vassallo piuttosto che al futuro del movimento giovanile.
La meritocrazia purtroppo non si è trasformata in azioni ma è rimasta solo uno slogan.
Con grandissimo dispiacere, rispetto all’esperienza che abbiamo compiuto, oggi non riusciamo a ritrovare nel PDL quello spirito originario.
Non possiamo più percorrere una strada che non ha nè sbocchi nè orizzonti a cui mirare, umiliati da continue ingiustizie compiute in ragione di interessi personali.
Preferiamo accettare le sfide che altri ci pongono, di coloro i quali vogliono credere in noi e nel lavoro svolto fino ad oggi.
Non abbiamo l’arroganza di dire che ci riusciremo, ma di certo non vogliamo mancare l’occasione di metterci in gioco coerentemente alle idee che in questi anni hanno caratterizzato la nostra azione.
Per questo rassegniamo le nostre dimissioni dagli incarichi ricoperti all’interno dei movimenti giovanili del PDL.

Palermo 28 ottobre 2010

Gabriele Vitale

(Coordinatore Giovane Italia/FIG — Città  di Palermo e Dirigente Nazionale Giovane Italia)

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IL GRANDE ESODO DAL PDL: 2.500 AMMINISTRATORI LOCALI SONO GIA’ PASSATI CON FINI, IN ARRIVO ALTRI 4 DEPUTATI

Ottobre 28th, 2010 Riccardo Fucile

LA GRANDE FUGA NASCE IN PROVINCIA: ORMAI NON SI CONTANO PIU’ I MOVIMENTO DI TRUPPE LOCALI DA NORD A SUD… ANCHE IN PARLAMENTO I CAPIGRUPPO DEL PDL NON RIESCONO PIU’ A FRENARE IL DISSENSO E I MALUMORI PER LA CONDUZIONE DEL PARTITO: MERCOLEDI PROSSIMO TORTOLI, BONCIANI, TOTO E ROSSO PASSANO CON FUTURO E LIBERTA’

Mercoledì una conferenza stampa sancirà  il passaggio di altri tre, forse quattro deputati berlusconiani al nuovo gruppo di Futuro e Libertà , giusto alla vigilia della kermesse di Perugia che nel fine settimana sancirà  il lancio in grande stile del partito di Fini.
La fuga dal Pdl è un tam tam battente, in Transatlantico, e porta dritto ai toscani della fronda anti Verdini, Alessio Bonciani e Roberto Tortoli.
Ma anche all’abruzzese Daniele Toto, già  dimissionario dal coordinamento a Chieti.
A Roberto Rosso, ex sottosegretario con cinque legislature alle spalle (e scarse chance di ricandidatura).
Ancora, a Giancarlo Mazzuca, emiliano, convocato di gran carriera ieri sera da Cicchitto alla sede di Via dell’Umiltà .
Stando ai finiani saranno almeno tre di loro ad annunciare mercoledì l’adesione a Fli. Se così sarà , il gruppo scavalcherà  per numero di deputati anche l’Udc, oggi entrambe le sigle a quota 35.
Coordinatori e capigruppo sono stati precettati da Berlusconi affinchè venga tentato il tutto per tutto per trattenere i malpancisti alla Camera e riportare a più miti consigli i trenta senatori riottosi che martedì sera hanno presentato al gruppo un documento polemico su Pdl e tenuta del governo. “Parlate con loro, trovate voi il modo, non voglio più sentir parlare di malumori” ha intimato il presidente del Consiglio a Cicchitto, a Gasparri, a Verdini poco prima che i coordinatori si riunissero in serata per trovare un compromesso sul nodo della “democrazia interna” invocata da più parti.
Risultato: una giunta consultiva di cinque dirigenti affiancherà  i coordinatori e vice locali, d’ora in poi eletti e non più nominati. Basterà  per convincere gli insoddisfatti?
Ma dalla Sicilia alla Lombardia, la “fuga” riguarda soprattutto i dirigenti locali.
Da Generazione Italia stimano in circa 2.500 gli amministratori, consiglieri per lo più, che avrebbero abbandonato il Pdl: una settantina in Piemonte, decine in Lombardia, una quarantina nella Toscana di Verdini, un centinaio in Sardegna, il boom tra Sicilia e Campania.
“Il Pdl è totalmente sfasciato anche a livello nazionale, non ha senso continuare a tenerlo cosi” infierisce da La7 il sottosegretario Gianfranco Miccichè, ideatore di “Forza del Sud”.
“Molti passeranno con noi, tre anche prima di Perugia, ci stiamo lavorando io e Italo Bocchino”, svela Fabio Granata mandando su tutte le furie i berlusconiani.
Nel frattempo i finiani annunciano che è pronto anche il simbolo, con forti richiami al tricolore e al momento senza il nome di Fini, da inserire in corsa in caso di elezioni anticipate, tanto più che i sondaggi danno il presidente della Camera a 42 punti di gradimento e il partito all’8%.
Sul simbolo non viene fornito alcun dettaglio onde evitare che qualcuno possa registarne il logo.

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“SI APRE UN SOMMOVIMENTO GEOLOGICO DELLE IDEOLOGIE”: UN MANIFESTO PER L’ITALIA DI DOMANI

Ottobre 28th, 2010 Riccardo Fucile

FUTURO E LIBERTA’ PREPARA IL “MANIFESTO” PER L’APPUNTAMENTO NAZIONALE DEL 6 NOVEMBRE A PERUGIA CHE DARA’ INIZIO ALLA SVOLTA… PUBBLICHIAMO UN CONTRIBUTO DELL’AMICO PEPPE NANNI: “UN PROGETTO INCLUSIVO AL DIVENIRE DELLA SOCIETA’, UN SALTO PER SOTTRARSI ALLA DIALETTICA DEL RANCORE: LA NECESSITA’ DI RAPPRESENTARE GLI INVISIBILI”

Il varco aperto con Futuro e Libertà  è sicuramente – guardando oltre gli schemi del politichese – soprattutto un atto di politica generativa, una decisione perchè qualcosa avvenga.
Non c’è infatti politica senza un pensiero che anticipa e accompagna l’azione trasformatrice, non c’è politica senza un pensiero di rottura e slegamento dalle consuetudini.
È stato questo il lievito dell’incontro in cui trenta tra operatori culturali, docenti universitari e giornalisti hanno lavorato all’elaborazione di quello che provvisoriamente definiamo il “manifesto di ottobre”.
Siamo infatti convinti che nella fase in corso di “crisi” del quadro politico e ideologico si apre un varco per una svolta costituente per l’intero quadro. Contro il ricatto paralizzante di passate appartenenze, la vera politica – da sempre – si svolge infatti nel punto in cui si incontrano immaginazioni diverse che congiurano per un futuro preciso e anche esaltante.
Ottobre 2010: questo potrebbe diventare il tempo in cui uomini di diversa provenienza si sono sentiti chiamati a sottoscrivere un patto politico.
Non una retorica litania di valori ma un progetto per l’Italia contemporanea, una concreta costruzione fatta di rigore calcolante e impegno attivo: un’esatta passione, mobilitazione di energie intellettuali ed edificazione materiale di un nuovo paesaggio nazionale.
Il progetto politico, a differenza delle piccole ideologie strumentalmente destinate a difendere interessi asfittici, è sempre inclusivo, mobile, attento al divenire della società : si offre all’intero corpo dei cittadini, stimola l’attivismo, rifugge dall’esclusività  dell’appartenenza, allarga sistematicamente il perimetro della partecipazione alle procedure di formazione della res publica.
Si apre davvero, in questa fase, un sommovimento geologico delle categorie: e se si riesce ad approfittare di questa accelerazione, della costruzione di una nuova linea di lettura che considera usurate le vecchie categorie, a partire da quelle ormai logore di destra e sinistra (e ovviamente di centro).
La difficoltà  del passaggio è che, contemporaneamente, occorre un salto per sottrarsi alla dialettica del rancore, al ricatto delle precedenti contese, che sono tutte guerre civili, reducismo, faide, rendite di posizione.
Ma nel processo storico-politico i residui di identità  cadaveriche mutano soltanto di segno e diventano elementi di mummificazione sistemica.
Se politica è non solo rappresentazione ma presentazione dei “senza parte” – come noi riteniamo – quindi dei molti che attualmente sono esclusi dalla sfera pubblica, non si tratta di avere soltanto il consenso di un elettorato già  esistente, fissato una volta per tutte nella sua configurazione, ma di convocare e dare voce a uno strato di cittadinanza attiva che già  esiste ed è disperso in forma molecolare ma che deve oggi raccogliersi e darsi forma.
Nel continuum plumbeo di una commedia a regia qualunquista, tesa di fatto a negare la politica, nella conseguente irrilevanza culturale e inefficienza politica di un bipartitismo malato, si apre un varco, per tutti i cittadini liberi, e per tutti gli individui pensanti, non vincolati da antiche appartenenze.
E prima che il ghiaccio si richiuda si può condensare una politica lunga e rendere di fatto “irreversibile” la formazione di un nuovo soggetto politico.
E prima che sui programmi, la rottura è comunque sul modello antropologico: la linea di frattura descrive un nuovo soggetto politico che, per il bene comune, fa partito perchè responsabilmente si fa parte distinguendosi per stile culturale e per etica pubblica.
E, paradossalmente solo attraverso il pensiero e l’immaginazione, le idee e il progetto, la politica può ritrovare il senso della realtà , ovvero raggiungere di nuovo una moltitudine afflitta da tempo da rassegnazione esistenziale e da un’epidemica depressione del “sentimento pubblico”.
Fondamentalismi e chiusure sempre più presenti o evocato nella drammatizzazione della politica sono in realtà  prodotti della paura del nuovo, culture regressive che impediscono a una società  complessa e multiculturale di attrezzarsi con regole che consentano sviluppo e coesione.
E con la paura non si fa grande politica, ci si rannicchia in un atteggiamento difensivo, incapace di governare le sfide del tempo.
Occcorre invece rappresentare gli “invisibili”, cioè riconoscere e rappresentare tutti i soggetti potenzialmente attivi e oggi confusi nella massa grigia dei non-votanti, così quanti non sono sensibili ai rilevamenti statistici: precari, giovani, immigrati, tutti i renitenti alla socialità  politica.
E tra i ceti meno rappresentati ci sono anche le fasce pensanti della popolazione, in particolare quanti sono stati finora refrattari alla politica perchè politicamente più esigenti e quindi non corrisposti dalle logiche che in questi anni hanno monopolizzato la sfera pubblica.
Ritorno a una cittadinanza consapevole, nuovo patriottismo repubblicano, legalità , diritti civili e libertà  politica: su questi e altri versanti lanciamo la sfida con il nostro “manifesto”.
Riteniamo che il momento sia quello giusto.

Peppe Nanni

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