Destra di Popolo.net

L’OFFENSIVA FINIANA METTE IN EVIDENZA I PROBLEMI DEL CAVALIERE

Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile

FUTURO E LIBERTA’ NON ESCLUDE ELEZIONI: SI DELINEA LA STRATEGIA CONTRO IL VOTO ANTICIPATO…FINI SFIDA BERLUSCONI: “MI E’ TORNATA LA PASSIONE POLITICA DEI VENT’ANNI”… IL CORSIVO E L’ANALISI DI MASSIMO FRANCO SUL “CORRIERE DELLA SERA”

S i nota un crescendo di aggressività  nella minoranza finiana; ed una reazione difensiva, quasi intimorita da parte del Pdl.
La riforma della giustizia ed il «lodo Alfano» si stanno rivelando fronti di oggettiva debolezza per Silvio Berlusconi.
E Gianfranco Fini non fa nulla per non sottolinearlo.
Il fatto che ieri, proprio da Milano, abbia avvertito che sulla giustizia si potrebbe aprire la crisi di governo, conferma una situazione patologicamente sull’orlo della rottura.
Ma soprattutto dice che il presidente della Camera sembra deciso a sfidare Berlusconi, nella convinzione di avere di fronte un leader in difficoltà : tanto più dopo l’altolà  arrivato da Giorgio Napolitano.
È come se il conflitto con Palazzo Chigi gli avesse restituito energia e grinta; e reso il ruolo di terza carica dello Stato un orpello residuale.
«Mi è tornata la passione politica dei vent’anni», ha detto ieri a Milano.
Il «no» di Fini alla possibilità  di reiterare la legge che dovrebbe fare da scudo al presidente del Consiglio nei processi è netto.
«Non siamo disponibili a garantire la persona, è la funzione che va tutelata», ripete.
E la cautela del Guardasigilli, Angelino Alfano, per il quale la reiterabilità  non sarebbe «vitale», conferma l’inquietudine di Palazzo Chigi.
Berlusconi sa di potersi ritrovare costretto a trattare anche al ribasso.
E comunque si rifiuta di reagire a quella che considera una strategia di provocazioni.
Qualche finiano piccona il «lodo» costituzionale in quanto tale, nella convinzione che il presidente del Consiglio non possa nè voglia una crisi.
Ma più la situazione va avanti, più i margini si assottigliano.
Il Fli parla di un governo per cambiare la legge elettorale. E, pur rimanendo nel centrodestra, lascia che alcuni dei suoi esponenti disegnino scenari di «terzo polo» con l’Udc di Pier Ferdinando Casini; ed evochi un’alleanza contro il voto anticipato.
Fini ritiene che un mancato accordo sulla giustizia non potrebbe essere usato come «pretesto» al premier per tornare alle urne.
Il messaggio è trasparente: il Fli non avallerà  quello che Casini chiama «autoribaltone» della maggioranza; e dunque non darà  il via libera alle elezioni.
Il progetto, sempre più trasparente, è quello di scaricare sul premier e la Lega l’eventuale fine della legislatura; e di fare di tutto per scongiurare le elezioni con l’attuale sistema.
Pur di evitare una nuova vittoria dell’«asse del nord», sarebbe lecito allearsi con tutti: anche con il centrosinistra.
Per quanto ci si sforzi di esorcizzare la «sindrome siciliana», dove un Pdl lacerato al suo interno è stato mandato all’opposizione da un’alleanza fra Mpa, Fli e Pd, quell’anomalia pesa.
Ed ingigantisce le ombre sulla tenuta del governo nazionale; e sulle capacità  del premier di amalgamare gli interessi di Nord e Sud.
È il sintomo di una situazione locale fuori controllo; e la metafora di sviluppi imprevedibili.
Prudente, la Lega finge di credere al traguardo del 2013.
Ma si prepara al peggio.
E l’assenza fisica di Berlusconi ed il suo silenzio alimentano la sensazione di un vuoto di potere ormai troppo vistoso.

Massimo Franco
(da “il Corriere della Sera“)

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FINI: “LA COESIONE NAZIONALE E’ UN BENE PREZIOSO: NON ABBANDONIAMO LA GENTE DI TERZIGNO”

Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile

“UN DOLORE VEDERE IL TRICOLORE BRUCIATO, NESSUNO DEVE SENTIRSI LASCIATO SOLO DALLE ISTITUZIONI”…”SENTIRSI NAZIONE E’ UN PLEBISCITO CHE SI RINNOVA OGNI GIORNO, OCCORRE UNA CONCRETA VICINANZA AGLI ITALIANI, ALLE LORO ANSIE E AI LORO TIMORI”…”L’UNITA’ NAZIONALE E’ UN BENE INTANGIBILE”

“L’immagine del tricolore bruciato nei giorni scorsi durante gli scontri a Terzigno, non può che costituire motivo di dolore e preoccupazione”.
Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo questa mattina a Montecitorio alla presentazione del volume ‘Garibaldi: due secoli di interpretazioni’.
“Occorre – ha aggiunto – un impegno corale e convinto affinchè nessuna comunità  locale, o ceto, o categoria possano sentirsi abbandonati, anche quando non lo sono, dalle istituzioni e della comunità  nazionale”.
Per la terza carica dello Stato, “è dovere delle Istituzioni – sottolinea – impegnarsi per rafforzare nel nostro popolo il senso di appartenenza a una ‘comunità  di destino, sentirsi nazione nel senso di Joseph Ernest Renan, in un plebiscito che si rinnova ogni giorno.
E’ un obiettivo che può e deve essere raggiunto – sostiene ancora Fini – non solo attraverso la memoria comune, ma anche e soprattutto attraverso la vicinanza effettiva alla vita concreta degli italiani, alle loro ansie, ai loro timori”.
Fini punta il discorso sulla coesione nazionale: “uno dei beni più preziosi e intangibili dell’Italia di oggi”.
Così nelle parole del presidente della Camera il mito di Garibaldi “coincide per molti aspetti con il mito stesso del Risorgimento, quel mito che siamo oggi chiamati, nell’imminenza del centocinquantenario, a rinnovare. Soprattutto nella coesione nazionale, che rappresenta uno dei beni più preziosi e intangibili dell’Italia di oggi”.
“Con l’odierna ricorrenza   – ha aggiunto riferendosi all’anniversario dell’incontro di Teano tra Giuseppe Garibaldi e re Vittorio Emanuele II – ci avviciniamo in modo significativo al grande appuntamento del 2011, centocinquantesimo anniversario dell’unità  della Patria. Questa giornata deve costituire un ulteriore richiamo alla necessità  di difendere e rilanciare il valore dell’unità  nazionale, è essenziale farlo nel momento in cui la coesione tra italiani di ogni ceto, di ogni appartenenza geografica, di ogni ispirazione politico-culturale si rivela decisiva per vincere le grandi sfide che riguardano il futuro del nostro Paese”.
L’anniversario per il presidente della Camera è “uno dei momenti simbolicamente più forti del processo di unificazione nazionale”.
“Il simbolo “dell’unificazione politica – dice la terza carica dello Stato – tra l’Italia meridionale, appena liberata da Garibaldi, e l’Italia centrosettentrionale”.
L’idea di presentare la figura di Garibaldi attraverso il racconto, la testimonianza e l’analisi dei suoi numerosi interpreti, come fa appunto il volume presentato oggi, è secondo Fini “di grande originalità “.
E anche “l’ulteriore dimostrazione – conclude – della centralità  della figura dell’eroe nella tradizione, nell’iconografia e nell’immaginario dell’Italia unita”.

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FUGA DALL’ISOLA DELLA MAGA CIRCE: PERCHE’ SI LASCIA IL PDL PER FUTURO E LIBERTA’

Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile

INTERVISTA AD AGOSTINO MILANI, CONSIGLIERE COMUNALE DI SIENA, BANDIERA STORICA DELLA DESTRA SOCIALE SENESE.. “NESSUNA NOSTALGIA, MA UN CAMMINO   PER COSTRUIRE UNA NUOVA STORIA: LIBERTA’, SOCIALITA’, COMUNITA’ LE LINEE GUIDA

Allora Milani, lei se ne è andato dal PDL per confluire nel nuovo partito di Fini, Futuro e Libertà  per l’Italia. Nessun rimpianto? Nessuna perplessità ?
Considero Futuro e Libertà  il partito di tutti coloro che aderiscono ad un progetto politico che vada al di là  di capi più o meno carismatici: per me FLI non è solamente “il partito di Fini”.
Nessun rimpianto e nessuna perplessità : andarmene dal PDL è stata una liberazione, la fuoriuscita da un incubo, all’interno del quale non intendevo più rimanere.
Non sia così eccessivo nei confronti del suo ex partito…
No, non sono eccessivo e non nutro neppure del risentimento. Ma il permanere nel PDL contrastava con la mia storia politica e soprattutto con quei valori di partecipazione che di tale storia politica sono stati nel tempo uno dei punti fermi. A proposito di eccessivo, si figuri che qualcuno dei miei amici ha paragonato l’uscita dal PDL alla fuga di Ulisse dall’isola della maga Circe.
Paragonarsi ad Ulisse è un’immagine affascinante e al tempo stesso presuntuosa. Lei si ritrova in questa immagine?
No. Innanzitutto il PDL non è l’isola di Eeana e tanto meno Berlusconi può essere paragonato alla maga Circe che comunque possedeva un suo fascino ed una dignità  tragica. L’unica similitudine è che nel PDL gli uomini dopo essere stati invitati ad un banchetto, non appena assaggiate le vivande, vengono trasformati in maiali, cani, a seconda del proprio carattere e della propria natura. E’ chiaro che la trasformazione cui faccio riferimento è puramente allegorica, ma lo spogliare qualcuno -anche se consenziente- della propria dignità  corrisponde per me a spogliarlo del suo essere uomo.
Vada avanti.
Non mi ritrovo nell’immagine di Ulisse. Ho amato, come tutti credo, la sua figura, ma non ne ho mai condiviso la scaltrezza elevata a valore. L’Odissea è la storia di un uomo, che attraversa il mondo per tornare alla propria piccola isola, a consumare vendetta nei confronti di coloro che gli hanno insidiato la sposa e ripristinare l’ordine che precedeva la sua partenza per Troia.
E allora cosa c’è che non va bene?
Credo che l’immagine più calzante sia fornita dall’Eneide: la storia di un popolo che abbandona la patria, distrutta ed incendiata dagli eserciti nemici, e attraversa il mare, portando sulle spalle i propri vecchi e nel cuore i propri dei, per incontrare e contaminarsi con nuovi popoli ed infine fondare Roma e costruire una nuova storia. Senza nessuna nostalgia e senza mai voltarsi indietro.
Tradotto in termini politici?
Nessuno di noi ha intenzione di ricostruire nè AN nè Forza Italia. Vorremmo costruire uno spazio dove ognuno porti il meglio della propria storia, pronto a contaminarsi con esperienze differenti. Dal passato porto addosso la volontà  di costruire una comunità  politica, incardinata sui valori di partecipazione e solidarietà , con una identità  plurale dove le diversità  costituiscono una ricchezza e le idee sono strumento di analisi e non di confronto.
Fini ha più volte ribadito la sua volontà  di costruire un partito liberale europeo. Non le sembra che le sue idee, sociali e comunitarie confliggano con tale volontà ?
No! Non c’è conflitto, perchè socialità  e comunità  non confliggono con libertà . Non vorrei citare Gaber, ma anch’io sono convinto che “libertà  è partecipazione” e la partecipazione può esistere solo in una dimensione comunitaria. L’importante è che la comunità  sia aperta, inclusiva e sopra tutto disponibile al confronto ed al rispetto reciproco.

(intervista a cura di Luca Mosè Sanna)

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FINI: “PER FINANZIARE L’UNIVERSITA’ PROPORREMO L’AUMENTO DELLE TASSE SULLE RENDITE FINANZIARIE DAL 12,5% AL 25%”

Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile

“IL PARTITO CARISMATICO PUO’ FARE VINCERE LE ELEZIONI, MA NON SERVE A GOVERNARE: SE L’ESECUTIVO CADESSE SI APRIRA’ UNA FASE NUOVA”…. “BERLUSCONI NON DICA CIO’ CHE FARA’ QUANDO SI VOTERA’, MA COSA VUOLE FARE ORA”…”IL LODO ALFANO NON PUO’ ESSERE REITERABILE”

Gianfranco Fini torna a proporre i suoi distinguo da Silvio Berlusconi e dal Pdl e, a più riprese nel corso di diversi interventi attacca il “partito carismatico”, avverte il Cavaliere che se il suo governo cade “si apre una fase nuova” e precisa: “Un nuovo esecutivo non sarebbe un colpo di Stato”.
Poi chiede “un aumento delle tasse sulle rendite finanziare del 25%”.
Colpi in sequenza contro i capisaldi del berlusconismo: il partito, il governo e la battaglia antifisco.
Su quello che chiama “il partito carismatico” Fini è chiarissimo: “E’ il miglior strumento per vincere le elezioni, ma il peggiore per governare perchè deriva dal fatto che il cosiddetto partito carismatico forse non è ‘cosiddetto’, essendo basato su un rapporto diretto tra il leader e il popolo, essendo spesso senza intermediari, senza un dibattito interno e una democrazia”.
Quanto al governo, il presidente della Camera ricorda che Fli “è determinante per tenere in vita la maggioranza “, si tratta di vedere se il governo “è in grado di cambiare passo, di aggiustare il tiro” su alcuni temi, come sud, povertà , la stessa riforma della giustizia.
Se non accadesse, “su alcune leggi potremmo votare contro.
E se ciò portasse alla caduta del governo, allora si aprirebbe una fase nuova”.
Fase nuova che, specifica il leader di Fli, non significa immediate elezioni.
In caso di crisi dell’esecutivo, spiega “è del tutto evidente che con la Costituzione vigente il presidente della Repubblica ha il diritto dovere di verificare se può nascere un altro governo, chi dice il contrario in qualche modo si pone contro la Costituzione, fuori dalla Costituzione. Poi, del tutto diverso è il discorso dell’opportunità  politica”.
Fini ha aggiunto che “Berlusconi ha il diritto di governare, ma anche il dovere di governare. Non dica ciò che farà  quando si voterà  ma cosa vuole fare ora che il voto non c’è” per risolvere i “problemi che gli italiani affrontano quotidianamente”.
Poi annuncia che Futuro e libertà  presenterà  in parlamento un emendamento per alzare l’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5 al 24-25%, in linea con la media europea.
“La tassazione delle rendite finanziarie – ha detto il fondatore di Fli – non è nè di destra nè di sinistra e con le nuove entrate si può finanziare la riforma dell’università “.
Quanto al tema della giustizia, secondo il presidente della Camera, lo scudo processuale per le alte cariche dello Stato non può essere reiterabile.
«Se la filosofia è tutelare la funzione quale che sia la persona – spiega – non credo che il Lodo possa essere reiterabile perchè non sarebbe una tutela di una persona per un periodo di tempo, ma un privilegio garantito ad una persona».
Per questo motivo, aggiunge Fini, Futuro e Libertà  chiederà  che il testo sia modificato.

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LA BASE FINIANA PROTESTA SUL WEB PER IL DOPPIO VOTO DI IERI: IL NOSTRO PARERE

Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile

“FAREFUTUROWEB” OSPITA CENTINAIA DI MESSAGGI DI PROTESTA DI FINIANI PER IL VOTO SUL LODO ALFANO E SU LUNARDI… “LI CAPISCO, MA I TEMPI DELLA POLITICA SONO DIVERSI” REPLICA FILIPPO ROSSI….DOVE STA LA VERITA’? UNA SQUADRA DEVE ESSERE SOSTENUTA SIA DAGLI ULTRAS CHE DAI TIFOSI DELLE TRIBUNE

Ai sostenitori di Futuro e Libertà  non è piaciuto il voto favorevole, nella commissione Affari costituzionali del Senato, al lodo Alfano costituzionale e quello che ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere contro Lunardi.
La delusione dei fans del presidente della Camera ha trovato oggi sfogo su Facebook, su Farefuturoweb e su Generazione Italia.
Il più bersagliato è Filippo Rossi, direttore del web magazine di “Farefuturo”. Sulla sua pagina di Facebook si è scatenata da ieri sera la delusione di chi si sente tradito.
Centinaia di messaggi con lo stesso filo conduttore. “Che fine ha fatto la questione della legalità ?” è la domanda più ricorrente.
Alcuni sostenitori arrivano a mettere in discussione l’esistenza stessa del nuovo soggetto politico dopo il doppio voto di ieri.
“Valeva la pena farsi massacrare per tre mesi sulla casa di Montecarlo per poi cancellare il processo a carico di Lunardi?”, scrive Angelo.
La prima risposta di Rossi non spegne le polemiche: “Su Lunardi sono perplesso come Granata. Sul Lodo è quello che i finiani hanno sempre detto. Si può non essere d’accordo e lo capisco. Ma non c’è novità “.
Le proteste continuano anche questa mattina e costringono il direttore di Farefuturo a un editoriale sulla questione.
Titolo del corsivo: “Ma il berlusconismo non può finire per via giudiziaria”. “Considero il lodo Alfano un atto doveroso (e faticoso), attacca Rossi, di realismo politico, di responsabilità “.
In coda poi Rossi riporta alcuni dei commenti più critici per farsi, almeno un po’, “portavoce di chi ci segue”. Le critiche non si fermano.   “La legge non può finire per via berlusconiana”, è la risposta per le rime.
“Li capisco tutti”, dice Rossi   “ma a volte i tempi della politica sono più lenti di quelli della piazza telematica”.
Più d’uno con una buona dose di realismo politico scrive: siamo solo alla prima mossa di una partita a scacchi tra Fini e Berlusconi.

A questo punto riteniamo doveroso per chi, come noi, non è mai stato finiano, ma ha qualche anno di militanza politica alle spalle, esprimere alcuni rilievi:
1) Sul caso Lunardi, la decisione è ineccepibile: chi la contesta non conosce il caso o è in malafede.
Futuro e Libertà  non ha votato per l’impunità  a Lunardi, ha votato per richiedere al tribunale di Perugia la metà  dei documenti che la Procura non aveva inviato per farsi un’idea precisa del caso.
Quando arriveranno si rivoterà  a ragion veduta. Rimandiano al nostro articolo in cui si spiega la vicenda. E se una persona stimata come Angela Napoli ha spiegato come stanno le cose, non c’è motivo di non crederle.
Se poi qualcuno vuole la forca in piazza senza processo si rivolga agli specialisti del cappio come leghisti e dipietristi, ha sbagliato comunità  umana.
2) Sul lodo costituzionale, Futuro e Libertà  è da mesi che ha annunciato la propria posizione: a noi personalmente non piace, avremmo preferito altro, ma non ci svegliamo ora a starnazzare sulla scelta. Perchè qualcuno degli ultras non l’ha fatto nei mesi scorsi, invece che indignarsi adesso?

Ma ritornando su considerazione più generali vorremmo ricordare :
1) Se in Italia non sono passate leggi liberticide come la legge bavaglio o il processo breve, tanti contestori ( a destra come a sinistra) dovrebbero salire la scala santa in ginocchio e posare un ex voto ai finiani.
2) Se in Italia è stato posto un freno agli interessi personali del premier e alla deriva razzista leghista che avrebbero portato allo sfascio del Paese, questo è merito dei finiani che ora hanno la golden share del governo
3) Se i finiani hanno saputo resistere a infami campagne di diffamazioni e a sporchi tentativi di compagna acquisti, va loro riconosciuto questo merito morale non comune.
4) Le rivoluzioni non le fanno chi urla di più, ma chi usa il cervello: secondo molti, i finiani erano quattro gatti, alla fine condizionano il parlamento, sono riusciti a essere determinanti, faranno un partito, godono di buoni sondaggi.
Che cazzo volete di più in soli quattro mesi?

Passiamo invece ai problemi veri che “Futuro e Libertà ” ha e che gli urlatori non vedono ancora bene:
1) Le strutture territoriali non sono ancora pronte e necessitano di una organizzazione che ancora non c’è. Occorre fare politica sul territorio, non chiacchiere in cui molti sembrano specializzati.
2) Sull’onda del successo stanno aderendo a Fli persone nuove e perbene, ma anche “cani e porci”, transfughi di altri partiti, carrieristi e poltronisti. Ci vuole una selezione, prima di ritrovarsi in casa qualche lestofante.
3) Si stanno privilegiando politiche di aggregazione di notabili, attraverso giochetti di potere locali, per darsi visibilità  negli enti locali. Ma dimenticando i temi ideali di Futuro e Libertà  che raramente vengono illustrati e spiegati.
4) Meno cenette e pizzette e più scuola quadri, meno aperitivi e più analisi e approfondimenti politici: non dobbiamo organizzare miss Padania, ma un futuro partito.
5) E’ evidente che Fini sta cercando di tenere insieme gli ultras e i moderati, non può permettersi lo stadio vuoto.
Ma la squadra va sostenuta attraverso il tifo congiunto delle curve e delle tribune, altrimenti sfogatevi a casa con le vuvuzelas di Bondi o di Gasparri: i tempi politici non li detta la piazza.
Occorre una squadra ben organizzata e coesa, “tutti in attacco e tutti in difesa” a seconda dei momenti, non un complesso di solisti dove ognuno fa i cazzi che gli pare.
Sono solo alcuni degli aspetti che ci permettiamo, con la consueta franchezza, di segnalare ai nostri lettori.
Ma sono anche i confini che possono portare a un partito vero e organizzato di destra vera o ad accontentarsi di un effimero e temporaneo successo da spendersi al mercato della politica italiana.
Occorre saper guardare oltre.
Oltre Berlusconi e, in prospettiva, persino oltre Fini.
E anche sapersi adattare ai momenti, senza perdere di vista l’obiettivo finale.

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UN POTERE IN AFFANNO, CHIUSO NEL BUNKER

Ottobre 19th, 2010 Riccardo Fucile

A GUARDARE GLI SCHERANI DI BERLUSCONI, LI VEDI TERRORIZZATI DALLE VOCI ALTERNATIVE…UN POTERE IMBOLSITO, INCATTIVITO, RABBIOSO…CHI NON OSANNA IL PALAZZO E VUOLE ESERCITARE IL DIRITTO DI PAROLA DIVENTA UN NEMICO DA ELIMINARE, UN UNTORE PORTATORE DELL’ATROCE MALATTIA DEL LIBERO PENSIERO

Un sistema di potere chiuso dentro un bunker: imbolsito, incattivito, rabbioso. Ecco, così sono diventati, forse senza rendersene conto, gli uomini più vicini al premier, i suoi avvocati, i suoi portavoce, i suoi caporali di giornata.
Una corte dei miracoli che cerca disperatamente di salvaguardare privilegi conquistati con anni e anni di assoluta fedeltà  al sovrano, di reiterati signorsì al capo supremo.
Un potere in affanno che continua a raccontarsi (e raccontare) la favola del consenso senza guardare in faccia la realtà  di un paese che gli sta voltando le spalle: stufo, inorridito, stupito.
Un potere impaurito dal mondo, dalla vita, dai colori, dalla verità , che azzanna chiunque possa disturbare la sua triste decadenza.
Che vede chiunque non osanni il palazzo, chiunque voglia esercitare il diritto di parola come un nemico assoluto, come un nemico da eliminare, come un untore che porta l’atroce malattia del libero pensiero, dello spirito critico.
E così può succedere di vedere attacchi preventivi a inchieste giornalistiche, in nome di un’insindacabilità  considerata ormai come scudo assoluto, come salvacondotto per ogni comportamento, ogni errore, ogni distorsione.
Perchè il rapporto con l’informazione è la punta di un’iceberg, è la cartina di tornasole di come un potere vive se stesso e il suo rapporto col mondo esterno.
Ecco, a guardare in faccia gli scherani di Silvio Berlusconi li vedi terrorizzati da qualsiasi voce alternativa, da qualsiasi possibile crepa di un bunker sempre più buio, sempre più scomodo. Sempre più debole.
E allora hanno attaccato qualsiasi nemico potesse dar fastidio al manovratore.
Hanno attaccato il direttore dell’Avvenire Boffo.
Hanno cercato di massacrare mediaticamente Gianfranco Fini.
Hanno cercato di chiudere Annozero di Michele Santoro.
Adesso stanno cercando di togliere l’ossigeno alla trasmissione di Roberto Saviano.
Non sopportano chi spariglia le carte, non sopportano chi vuole ragionare senza obbedire.
Non sopportano che vuole raccontare il paese che è e non per quello che vorrebbero loro.
Non sopportano la complessità .
Una strategia suicida che li rinchiude sempre più dentro il loro bunker del pensiero.
Perchè il terrore porta all’estremismo, porta alla propaganda senza contenuti, porta ad appaltare il governo del paese a forze che in qualsiasi paese democratico occidentale non potrebbero entrare nella stanza dei bottoni. Perchè la paura porta ad affidarsi alle guardie del corpo, ai picchiatori e ai manganellatori.
Agli uomini di poco cervello e molta azione, a chi sa urlare, a chi non guarda in faccia a nessuno.
Perchè è il loro lavoro, perchè li pagano per questo.
Per restringere ogni spazio di libertà  e trasformare tutta l’Italia in un bunker.
Il loro amatissimo bunker.
L’unico che può ancora garantire un sistema di potere che riesca a nascondere la meravigliosa verità  di questi mesi: qua, fuori dal bunker, c’è un altro modo di pensare il nostro paese.

Filippo Rossi
Farefuturoweb

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SERVELLO: “I SERVIZI PROVAVANO AD INFILTRARSI NEL MSI, IL GIOCO ERA DI METTERE LA DESTRA CONTRO LA SINISTRA”

Ottobre 19th, 2010 Riccardo Fucile

IN UNA INTERVISTA A “REPUBBLICA” LA VERSIONE DI FRANCO SERVELLO, SEGRETARIO DI MILANO DEL MSI DEGLI ANNI ’70…”IL DOPPIO GIOCO DEI CARABINIERI PORTO’ ALL’UCCISIONE DI GIANCARLO ESPOSTI”…”ACUIRE LA TENSIONE TRA DESTRA E SINISTRA ERA LA STRATEGIA DELLA DC PER MANTENERE IL POTERE”

“Avevo sempre avuto l’impressione che i servizi segreti, e anche i carabinieri, seguissero ogni nostro movimento. E che cercassero contatti non sempre corretti per sollecitare l’attività  dei nostri giovani che individuavano nella mia persona (e anche nel partito di allora), un elemento di conservazione rispetto ai progetti rivoluzionari che loro sognavano”.
Franco Servello, 89 anni, già  federale milanese dell’Msi negli anni Settanta (“Mio zio, il giornalista Franco De Agazio, fu ucciso dalla “volante rossa” il 14 marzo ’47 mentre dalle colonne del Meridiano d’Italia stava conducendo un’inchiesta sulla sparizione dell’oro di Dongo e sulla fucilazione di Mussolini e Claretta Petacci), avvalora quanto contenuto nelle veline del Sid inviate a Moro alla fine degli anni Sessanta.
Sì, conferma Servello, “anche l’Msi era spiato dagli 007”.
“Quando mi accorsi che i carabinieri tentarono di infiltrarsi tra di noi – ricorda – chiesi dei chiarimenti al servizio investigativo dell’Arma. Li sollecitai a smetterla con quel doppio gioco che facevano. Ero talmente esasperato che mandai una lettera di protesta al comandante generale della Lombardia”. Quel doppio gioco, secondo Servello, “costò la vita a Giancarlo   Esposti, un giovane molto sognatore del nostro ambiente”.
Era il 1974.
Violenze e aggressioni e culminarono il 28 maggio con la strage di Brescia di piazza della Loggia.
Due giorni dopo, a Rieti, a Pian del Rascino fu scoperto un campo paramilitare (secondo la versione ufficiale)
Un drammatico conflitto a fuoco si svolse tra fascisti e carabinieri.
Rimase ucciso un giovane di Avanguardia Nazionale, Giancarlo Esposti.
“Fui io a cacciare dal partito quel giovane, Esposti – racconta oggi l’ex federale Msi di Milano – quando mi accorsi che era un elemento di quelli a contatto con l’ambiente dei carabinieri o dei servizi. Ed era stato in un certo senso convinto che scattasse prima o poi una specie di rivoluzione nell’ambito delle istituzioni”.
Il gioco degli 007 allora era “era di mettere la destra contro la sinistra in maniera che prevalesse la scelta politica democristiana. Ci sono riusciti in molte situazioni estremamente difficili perchè era facile stimolare i giovani sul terreno rivoluzionario. Ma io ero quello che li frenava e cercava di salvarli, anche se non sempre mi hanno ascoltato tanto che qualcuno ci ha rimesso la vita”.
Noi dell’Msi “eravamo esposti a tutti i venti e le procelle perchè avevamo contro la magistratura, i servizi e la stampa. Non era facile sopravvivere a quegli eventi. Io me la cavai brillantemente perchè rimasi sempre fuori da tutte le trame”.

Alberto Custodero
(da “la Repubblica“)

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SANTORO SOSPESO PER 10 GIORNI: COSI’ LA “DESTRA DELLA CENSURA” FARA’ PERDERE ALTRI VOTI AL PDL

Ottobre 13th, 2010 Riccardo Fucile

SALTERANNO DUE PUNTATE DI “ANNO ZERO”, CONTRARIANDO PURE I TELESPETTATORI DI DESTRA E DANDO L’IMMAGINE DI UN GOVERNO STALINISTA…SE SI PARLA DI FAZIOSITA’, ALLORA IL TG1 DI MINZOLINI ANDREBBE OSCURATO… IL TRIBUNALE DEL POPOLO DELLA LIBERTA’ SA SOLO ESPELLERE O SOSPENDERE: DOV’E’ FINITO IL PARTITO LIBERALE?

Dieci giorni di sospensione e di mancata retribuzione a partire da lunedì 18 ottobre.
Sarebbe questo, a quanto si apprende, il contenuto della lettera consegnata stamattina a Michele Santoro dall’azienda dopo il richiamo delle direzione generale per la puntata d’apertura di Annozero.
Il provvedimento disciplinare potrebbe indirettamente implicare la sospensione di una o due puntate di Annozero.
I dieci giorni sarebbero consecutivi e “bloccherebbero” il conduttore fino a mercoledì 27 ottobre. Michele Santoro, dunque, non potrà  condurre la puntata di giovedì 21 ottobre.
Resta da capire se tornerà  in onda il 28 ottobre avendo a disposizione una sola giornata per preparare la puntata di quel giorno.
Domani andrà  regolarmente in onda.
La puntata che ha comportato il provvedimento è la prima (23 settembre) quando, con un monologo tutto incentrato sulla similitudine tra il suo lavoro e quello di un’azienda che produce bicchieri, Santoro se l’è presa con i vertici della Rai che hanno messo i bastoni tra le ruote alla trasmissione, che non l’hanno promossa e che alla fine l’hanno azzoppata, non rinnovando i contratti a due dei collaboratori di punta, Marco Travaglio e il vignettista Vauro.
«Vaffan…bicchiere» concluse Santoro in diretta polemizzando con il dg Mauro Masi e con la circolare sul contraddittorio nei programmi.
Masi ha voluto sottolineare (coda di paglia?) che ” il provvedimento disciplinare adottato nei confronti di Michele Santoro non può essere in alcun modo considerato riconducibile ad iniziative editoriali tendenti a limitare la libertà  di espressione o il diritto di critica”.
Le violazioni, secondo Masi, sarebbero “l’uso del mezzo televisivo a fini personali e un attacco diretto e gratuitamente offensivo al Direttore Generale, per una circolare a garanzia dell’equilibrio all’interno dei programmi di approfondimento informativo, che è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione”.
Un provvedimento di «gravità  inaudita» al quale reagirà  «con tutte le forze e in ogni sede»: Michele Santoro scrive una lettera e la invia al presidente e al Consiglio d’amministrazione di Viale Mazzini.
“Il provvedimento disciplinare assunto nei miei confronti, con una procedura ad personam, è di una gravità  inaudita e, contro di esso, reagirò con tutte le mie forze in ogni sede. Ritengo, tuttavia – aggiunge Santoro nella lettera -, che il Consiglio, anche senza entrare nel merito di questa “punizione esemplare”, debba pronunciarsi sulla decisione assunta dal Direttore Generale di metterla in atto cancellando due puntate di Annozero. Una punizione nei miei confronti si trasforma così in una punizione per il pubblico, per la redazione, per gli inserzionisti, per la Rai. E, in questo modo, si spezzano le gambe ad un programma di grandissimo successo, dopo averlo già  sottoposto a una partenza ad ostacoli, dopo che ogni settimana deve andare in onda in un clima di tensione, dopo che Vauro e Travaglio sono costretti a fornire gratuitamente le loro prestazioni senza che vengano fornite motivazioni di sorta. Considero tutto questo un vero e proprio attentato alla televisione di fronte al quale ognuno deve assumersi le proprie responsabilità “.
Per il presidente della Rai Paolo Garimberti, quello su Annozero è “un provvedimento di esclusiva responsabilità  del Direttore Generale che ho appreso come gli altri dalle agenzie. È quasi superfluo dire che non lo condivido perchè, al di là  di altre considerazioni, lo trovo manifestamente sproporzionato”.
Per i consiglieri d’amministrazione della Rai Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten “la sospensione di Michele Santoro è una decisione sbagliata ed abnorme di cui il direttore generale si assume ogni responsabilità  che conferma, come era già  emerso dalle intercettazioni di Trani, la sua volontà  di assecondare le pressioni politiche esterne per chiudere la trasmissione di Santoro”.
“Chiediamo le immediate dimissioni di Masi. È la conferma che l’ordine impartito da Palazzo Chigi sulle epurazioni delle voci libere e sulla censura nei confronti delle opposizioni definite scomode è arrivato a destinazione”, è stato il commento di Antonio Di Pietro.
Da parte nostra ci limitiamo ad osservare che il centrodestra riesce a farsi del male da solo: il far prevalere, su ogni fronte che si apre, la “linea degli imbecilli” non porta alcun vantaggio, anzi determina solo un danno sia in termine di immagine che di consensi.
Nel caso specifico, la sospensione del programma determinerà  un danno economico per la Rai, un danno elettorale per il Pdl che verrà  tacciano di partito stalinista e un danno d’immagine per quei telespettatori di destra che guardano volentieri Anno Zero.
Se poi vogliamo entrare nello specifico, da Santoro ci sono sempre, come ospiti, politici o ministri di centrodestra, quindi il contraddittorio esiste.
Senz’altro più che in quel vergognoso telegiornale di regime che è il Tg1 di Minzolini che allora, sulla base del criterio di una presunta faziosità , dovrebbe essere oscurato.
Non dimentichiamo quando, in occasione del discorso di Fini a Mirabello, Scodinzolini riuscì a non trasmetterlo, salvo poi far commentare quello che il telespettatore non aveva sentito, da due esponenti del Pdl.
O quando per mesi ha oscurato i problemi dei terremotati.
E potremmo fare altri mille esempi.
Masi si è mai preoccupato dell’equilibrio dei TG?
E dato che dicevamo cose analoghe quando governava il centrosinistra, perchè non abbiamo gli occhi foderati di prosciutto, abbiamo titolo per farlo.
Non ci piacciono i servi, non ci piace la censura, siamo per il dibattito e il confronto delle idee.
Lo ripetiamo: fossimo alla direzione della Rai proporremmo a Santoro di fare due trasmissioni alla settimana, non una.
Perchè è un bravo giornalista e perchè non abbiamo paura delle sue idee, ritenendo valide le nostre.
E solo dal confronto di idee, non di dogmi, il nostro Paese può crescere.
E’ di sinistra?
Chi se ne frega, meglio un interlocutore intelligente di sinistra che un coglione o un servo di presunta destra.
Quella destra che è incapace da decenni a creare un prodotto di qualità  analogo ad Anno Zero, quella destra che non sa far crescere intellettuali di area in grado di affrontare il video con lo stesso successo di Santoro, quella destra che se ne è sempre fregata della “cultura di destra”, salvo farsi boia dei programmi altrui.
Per questo, orgogliosamente da destra, siamo solidali oggi con Santoro e domani con chiunque altro rappresentasse una voce fuori dal coro del conformismo di corte.
La destra vera è cosa seria, non pattume.

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LASCIA SCAMPIA IL PRETE ANTICAMORRA: COMMOZIONE E RABBIA PER L’ULTIMA MESSA DI DON ANIELLO

Ottobre 11th, 2010 Riccardo Fucile

IL TRASFERIMENTO DOPO SEDICI ANNI VISSUTI IN TRINCEA A FIANCO DEI PIU’ DEBOLI, PER UN AVVICENDAMENTO SENZA SENSO…”SONO STATO EMARGINATO DALLE ISTITUZIONI E ANCHE DALLA CHIESA: “OBBEDISCO CON LA RAGIONE, NON CON IL CUORE”… HA SOTTRATTO CENTINAIA DI GIOVANI ALLA CAMORRA

Lo scorso luglio oltre mille persone manifestarono contro la decisione delle autorità  ecclesiastiche.
Ieri il saluto alla comunità : “Sono stato accusato di esibizionismo, mi sono limitato a stare dalla parte dei più deboli”
Commozione e rabbia per l’ultima messa a Napoli di don Aniello Manganiello, il prete anticamorra che lascia il capoluogo partenopeo dopo sedici anni vissuti in trincea in un territorio ad altà  densità  camorristica.
Don Aniello, oggetto di minacce di morte da parte della camorra, già  la settimana prossima sarà  a Roma dove è stato trasferito per ricoprire l’incarico di vicario parrocchiale nella chiesa di San Giuseppe, al quartiere Trionfale. Una scelta spiegata dall’Opera don Guanella con logiche di avvicendamento, e contro la quale si sono espressi nei mesi scorsi politici di destra e di sinistra.
Ieri circa un migliaio di persone ha risposto all’appello riempiendo la chiesa di Santa Maria della Provvidenza al Rione don Guanella sia per la funzione delle 10 dedicata ai bimbi, sia per quella delle 11.30 riservata al resto della comunità .
Le lacrime l’hanno fatta da padrone e lo stesso Don Aniello si è commosso. La sua lettera aperta, distribuita ai parrocchiani e letta durante l’omelia, una sorta di testamento spirituale ma anche un duro j’accuse nei confronti delle istituzioni e della Chiesa che lo avrebbero spesso lasciato solo nelle sue battaglie, è stata più volte interrotta dagli applausi e dalle grida di chi gli diceva di non andarsene.
“Una grande commozione – commenta il prete – che stempera la mia sofferenza. Mi sento violentato psicologicamente per un trasferimento che mi impedisce di proseguire un percorso. Come ho già  detto obbedisco con la ragione, ma non con il cuore”.
Durante l’omelia Don Aniello ha esortato la Chiesa ad essere più severa nei confronti della criminalità  con prese di posizione più dure: “Specie nell’amministrazione dei sacramenti – ha detto – c’è una certa superficialità . I sacramenti non si buttano via. Gesù disse di non dare perle ai porci”.
Quindi ha ricordato la figura del martire cileno Oscar Romero: “Anch’io come lui sono stato minacciato ed emarginato per essermi schierato dalla parte dei più poveri”.
“Avrei voluto la solidarietà  delle altre parrocchie invece di sentirmi dire che ero scomodo o fuori dal coro. Tutto questo mi ha amareggiato. Così come l’accusa di aver strumentalizzato i mass media per crearmi l’immagine di prete anti-camorra. Ma io le minacce di morte le ho ricevute sul serio, non sono un’invenzione”.
Restano i ricordi e la conversione di alcuni camorristi di grido, come il boss Tonino Torre: “Saranno i tizzoni di fuoco che porterò con me per riscaldarmi quando sentirò freddo. Oggi – dice – mi commuovo quando lo vedo pregare in chiesa e arrangiarsi con lavori umili per pochi soldi. O la storia del pusher del clan di Lauro, Davide Cerullo o di Marco, un ex tossicodipendente che oggi allena i ragazzi del quartiere”.
Qualcuno adesso dirà  che a Roma sarà  al riparo dai rischi di Napoli, ma don Aniello non la pensa così: “Volevo restare, perchè una vita spesa per gli altri è una vita spesa bene”
Tra i parrocchiani qualcuno ha esposto dei cartelloni critici nei confronti della Chiesa partenopea.
‘Signore perdona la Chiesa per quello che ha fatto’, c’era scritto su uno di questi.
E’ finita con cinque minuti di applausi e i fedeli che non volevano lasciare la chiesa.
E con qualcuno che ha sparato fuochi d’artificio: “Sono stati i miei bambini – spiega don Aniello frenando su altre possibili interpretazioni – mi hanno voluto festeggiare così”.
Chi ha potuto assistere all’ultima Messa di don Aniello, chi ha visto uomini e donne, giovani e anziani, accostarsi alla Comunione singhiozzando per il forzato addio a quel simbolo di speranza per tanta gente del Sud, costretta a vivere nel degrado, che lui ha riscattato, non può che aver provato commozione.
Ma anche tanta rabbia per come le isitituzioni, in questo caso religiose, ma spesso anche politiche, nel nostro Paese, non sanno interpretare il desiderio di legalità  e di riscatto delle gente umile.
I simboli diventano pericolosi, meglio liberarsene, chi sacrifica la vita per i più deboli finisce per diventare un cattivo esempio in una società  dove conta non la sostanza ma il bluff.
Pronti a contendersi la bara ai funerali, nel caso che la camorra li faccia fuori, ma testimoni scomodi in vita di come uno Stato dovrebbe invece agire per estirpare la pianta della corruzione, del degrado, della malavita, della criminale omertà .
I servitori della Stato o della Chiesa, coloro che rappresentano l’emblema di come “agire”, di come “vivere la cristianità ” e la “legalità “, diventano un pericolo in questa nostra povera Nazione.
Come lo sono stati il generale Della Chiesa, Giovanni Falcone,   Paolo Borsellino o don Puglisi.
Uno Stato infame che sa farne degli eroi solo da morti, mai simbolo di riscatto da vivi.
Quelle lacrime che rigavano il volto di tanti giovani di Scampia sottratti da don Aniello a un destino di sangue rappresentano l’Italia che sa ancora lottare per un domani migliore.
Nonostante le istituzioni.

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