Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile
DI FRONTE ALL’EMERGENZA ECONOMICA, NAPOLITANO VUOLE E GARANTISCE UNA SOLUZIONE RAPIDA DELLA CRISI
Ecco la dichiarazione integrale del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, resa nota dal Quirinale.
Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione:
1) non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto.
Tale decisione diverra’ operativa con l’approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012;
2) sulla base di accordi tra i Presidenti del Senato e della Camera e i gruppi parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, la legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni;
3) si svolgeranno quindi immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente alle dimissioni dell’on. Berlusconi;
4) pertanto, entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti.
Sono pertanto del tutto infondati i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo comunque possibile in ogni momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza”.
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Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: “LA STRETTA SUI BTP MINACCIA IL LAVORO, OCCORRE RESTITUIRE CREDIBILITA’ AL PAESE”… PIAZZA AFFARI A -4%, INTERESSI SUI BPT AL 7,48%, MASSICCI ACQUISTI BCE… LA MERKEL: “L’ITALIA FACCIA DI PIU'”
Mentre una nuova tempesta finanziaria fa risalire a livelli record lo spread tra Btp e
Bund e la Borsa italiana fa registrare una forte flessione, il capo dello Stato lancia un monito a tutto il mondo politico. «Servono decisioni presto, cadano chiusure e tabù, confronto sia più aperto e obiettivo. Sono ore difficili e delicate queste. Gestirò crisi con credibilità ».
Questo l’appello lanciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo l’evolversi della crisi che ha portato il premier Silvio Berlusconi ad annunciare le sue prossime dimissioni, che ha così salutato gli artisti e i rappresentanti del mondo dello spettacolo riuniti al Quirinale.
«Sono qui nonostante tutto perchè convinto del ruolo essenziale dell’Italia in questo settore» ha aggiunto il presidente della Repubblica.
«Servono nuovi comportamenti anche nelle istituzioni da parte delle forze politiche. Per tirarci fuori dalla condizione critica e allarmante in cui ci troviamo occorre che cadano troppe chiusure e vecchi tabù, si crei un clima di confronto più aperto e obiettivo, ancorato ai problemi reali della società e dello Stato e allo loro possibili soluzioni. Abbiamo bisogno di decisioni presto e nei prossimi anni per esprimere una rinnovata responsabilità e coesione nazionale» ha spiegato ancora il capo dello Stato. L’Italia «deve riguadagnare credibilità e fiducia come paese, così da uscire innanzitutto, oggi da una stretta molto pericolosa sui titoli del nostro debito pubblico nei mercati finanziari e sulle condizioni dei nostri istituti di credito con prevedibili ricadute sull’attività economica e sull’occupazione» ha detto ancora Napolitano.«Dobbiamo riguadagnare credibilità e fiducia come paese, così da uscire innanzitutto, oggi, da una stretta molto pericolosa sui titoli del nostro debito pubblico nei mercati finanziari e sulle condizioni dei nostri istituti di credito con prevedibili ricadute sull’attività economica e sull’occupazione» ha sottolineato ancora il presidente della Repubblica.
L’allarme rosso sull’Italia trascina in ribasso tutti i mercati europei, mentre in base ai contratti futures si profilano pesanti flessioni anche a Wall Street.
Il maggiore fattore di allarmismo appare l’ondata di vendite sui titoli di Stato del Belpaese, che ne ha fatto schizzare i rendimenti sulle maggiori scadenze (5 e 10 anni) oltre quella soglia critica del 7 per cento che viene ritenuta un limite oltre il quale a un paese è di fatto precluso il rifinanziamento sui mercato, perchè insostenibile.
Superato questo valore infatti, Grecia, Iralanda e Portogallo si rassegnarono a chiedere aiuti a Unione europea e Fmi.
Il tutto ha innescato un nuovo crollo della Borsa di Milano, che in mattinata è arrivato a toccare il 4,5 per cento, intanto Londra segna un meno 1,74 per cento, Parigi un meno 1,99 per cento e Francoforte un meno 2,38 per cento.
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Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile
CHIUSO NEL BUNKER PROVA A GIOCARE L’ULTIMA CARTA: FAR PASSARE PD & CO. COME LE VERE SANGUISUGHE…C’E’ DA FIDARSI?….DONNE CIANURO E TRAPPOLE, LA RESISTENZA DEL CAIMANO
Prologo. Se Silvio Berlusconi è chiuso nel bunker, allora la fida Maria Rosaria Rossi è andata a fare provviste.
Alle sei di sera solca il Transatlantico semideserto con un bustone di generi alimentari appena acquistati alla buvette: “Lei è de Il Fatto? Allora le devo spaccare la faccia! Mi avete dipinto come la badante! Mi avete affibbiato questo nomignolo osceno!”.
Obietti: guardi che deve essere stato Dagospia….
Lei è un fiume in piena: “Ma chi siete? Cosa sapete di me, cosa ho fatto nella vita?”.
Malgrado l’umore azzardi una domanda: “Scusi, preferisce essere definita Claretta o Eva Braun?”.
Maria Rosaria ha il senso dell’umorismo: “Guardi, cianuro a parte, noto un miglioramento di status: se ci pensa, noterà che la prima è amante, la seconda è moglie. Anche dal punto di vista ereditario c’è una bella differenza”.
Le chiedi come sia stata la notte con il Cavaliere prima della battaglia.
Nick Cosentino – sorrisone dentato – le corre in soccorso: “Maria Rosaria, fregatene della badante! E vienitene via… A me da quando loro dicono che sono il capo della Camorra le cose vanno benissimo. Tutti hanno paura di me!”.
Ma la deputata ha ancora qualche sassolino nella scarpa, e un finalino pepato condito con ironia: “Primo: sono molto spiritosa. Secondo: stia attento a scrivere che la faccia gliela spacco davvero”. Terzo: “Ieri notte c’ero, ma bisogna guardare gli orari. E poi non ho una Smart, come hanno scritto, ma una Toyota”. Quarto, gran finale: “Più che Eva Braun sono Eva Kant”.
Divina.
Ultime dalla notte.
Epilogo. E allora immaginate che questo è il giorno delle dimissioni del Caimano, la fine di un’era, il giorno dell’esercizio vocale più difficile per il Cavaliere: le dimissioni.
La notte della vigilia inizia con il conforto delle vestali rassicuratrici, non solo la Rossi, ma anche Francesca Pascale l’eroina del comitato Silvio Ci manchi.
E poi il giorno più lungo. Si parte con i segnali ottimistici, Silvio siamo a 316, gli dicono.
Poi la doccia scozzese del voto sul rendiconto: 308.
Per ore i fedelissimi provano a raccontare che non accadrà nulla, che già altre volte la maggioranza ha avuto delle flessioni. Ma non tiene.
Dopo il conto dei voti il peso dei nomi consente valutazioni politiche più pesanti.
Il repubblicano Nucara era in ospedale, per carità , Gennaro Malgieri è arrivato tardi di un soffio. E siamo a 310.
È vero che Maurizio Paniz annuncia colpi di scena sul caso Papa.
Ma anche immaginando evasioni dai domiciliari, la realtà è che alle emorraggie dell’ultima fiducia si sono aggiunti due nomi pesantissimi: quello di Stagno D’Alcontres e quello di Stradella.
Due ex dc. Lui compulsa i tabulati in Aula con la Ravetto e la Brambilla. È incredulo.
Insomma, su Roma cala il buio, quando nel bunker di Palazzo Grazioli si deve prendere atto che una strategia, quella della resistenza ad oltranza è al capolinea.
Non ci sono più ribaltamenti possibili, colpi di scena, storie da raccontare a Giorgio Napolitano.
Guadagnare tempo
Alle 18.45 quando Berlusconi sale sul Colle, ha già detto ai suoi che non ci sono alternative: “Ora dobbiamo guadagnare tempo, rendere irreversibile il voto anticipato”.
Già , ma come?
A Napolitano sia Bossi che Berlusconi ripetono che non ci sono alternative alla crisi: “Il Pdl – dice Berlusconi – non può sostenere nessun governo se non quello uscito dalle urne del 2008”. Quindi nessun “passo di lato”, nessun arrocco, niente spazio per un governo di Alfano e Maroni.
A uccidere questa ipotesi, oltre l’aut-aut del Cavaliere è stato il niet di Casini.
Fino a un mese fa il leader Udc diceva che doveva dimettersi Berlusconi.
Ma ora dice: “È troppo tardi”.
Senza ampliamento all’Udc non c’è sopravvivenza, nè per Berlusconi, nè per un altro premier Pdl.
Così non restano che il voto, e “il guadagnare tempo”. B. dice a Napolitano che si dimetterà solo dopo l’approvazione della legge di stabilità .
È la fine di un’epoca, il passaggio irreversibile che lo porterà fuori da palazzo Chigi per sempre. Ma non è ancora l’ultimo atto del dramma.
Quelle due settimane che si possono guadagnare, spiega il Cavaliere, sono la frontiera che occorre presidiare perchè diventi impossibile un altro governo, il governo istituzionale, il governo Monti.
Non occorrono retroscena, è quello che ripete lui stesso in una raffica di telefonate ai tiggì della sera: “Spetta al capo dello Stato decidere sul futuro, ma dopo le mie dimissioni vedo solo le elezioni”.
Arrivare fino a dicembre, per il Cavaliere, è un modo per ipotecare le elezioni a marzo.
E qui si aprono due scenari. Un governo istituzionale potrebbe nascere solo se almeno 40 deputati Pdl scegliessero di sostenerlo. Se ci fosse lo smottamento.
Tagli a doppio taglio
Ride, un deputato come Carmelo Porcu: “Silvio è certo che non ci saranno crolli: con questa legge elettorale, torniamo in 200-250… Tutti quelli che non tradiranno troveranno un seggio. E tutti quelli che tradiranno – aggiunge – sanno che li faremo ballare mentre votano misure indigeste”.
Già , l’altra trappola è questa.
Berlusconi vuole mettere nell’angolo il Pd: se fa passare la sua legge di stabilità , come suggerisce Anna Finocchiaro, è corresponsabile dei tagli.
Se non lo fa mette a carico dei successori di B. la manovra lacrime e sangue, e il Cavaliere va al voto immacolato e candido.
Ma tutto questo è il domani, tattiche e strategie.
Oggi il sovrano è sradicato dal suo trono, Berlusconi intona il canto del dolore al Tg1 : “Non ho provato solo sorpresa, ma anche tristezza, perchè a tutte le persone che ci hanno lasciato ero anche legato personalmente da anni, erano tutte persone che avevano partecipato all’inizio di Forza Italia, verso le quali io avevo un rapporto che non era solo di collaborazione politica ma anche umano di amicizia”.
Guardate, il Caimano piange.
Luca Telese blog
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Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile
NONOSTANTE LE DICHIARAZIONI RESE DAL PREFETTO ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA LA DITTA DI MAMONE E’ UNA DELLE PRINCIPALI DITTE IMPEGNATE PER L’EMERGENZA SU MANDATO DEGLI ENTI LOCALI… SONO GLI STESSI MAMONE CHE ERANO STATI RICEVUTI DA NAN NELLA SEDE DI FLI GENOVA
Il Prefetto di Genova, Musolino, uno dei maggiori esperti di contrasto alle mafie, nel luglio
2010 ha promosso un interdizione atipica antimafia, come ricordavamo nei giorni scorsi, per la ECO-GE.
Gli Enti locali e le loro società , così come – ad esempio – anche il Commissario per la Bonifica dell’Acna di Cengio, hanno ignorato categoricamente tale provvedimento. Così i lavori all’ACNA sono proseguiti ed in corso; così hanno avuto incarico dalla “Fiera di Genova” per allestimento e smantellamento di Euroflora; così hanno il grosso dei subappalti per i lavori della nuova strada di Cornigliano commissionati dalla Sviluppo Genova; così come sono stati chiamati, nell’ottobre 2010, dall’AMIU (al 100% del Comune di Genova) per i lavori di somma urgenza relativi all’alluvione di Sestri Ponente.
Non solo, ma questi esempi ci bastano per rendere l’idea di quanto quell’interdizione all’ECO-GE sia stata totalmente ignorata.
Il Prefetto Musolino durante la “missione” a Genova della Commissione Parlamentare Antimafia, come ha ricordato anche “Il Secolo XIX”, è tornato sulla questione.
In tale sede ufficiale ha ricordato chi sono i Mamone e ricordato del provvedimento adottato dalla Prefettura. Si legge nella Relazione:
“L’instaurazione di rapporti di parentela o “comparaggio” tra gli appartenenti alle diverse cosche, attraverso matrimoni, battesimi, comunioni o cresime, considerati strumento utile a rinsaldare i legami tra le famiglie, ha ingenerato vincoli di non belligeranza a garanzia del sodalizio criminale.
A tal fine si rammenta come, nel comprensorio ligure, tal Silvio Crisino (indicato dai collaboratori di giustizia quale banchiere delle cosche calabresi operanti in Liguria), sia divenuto cognato di Luigi Mamone, mentre i Fazzari risultano apparentati con i Gullace, a loro volta padrini dei giovani Mamone, con cui sono legati da vincoli familiari anche i Raso”.
In annotazione al Luigi Mamone si legge, sempre nella Relazione alla Commissione:
“La famiglia Mamone, di origini calabresi, è proprietaria di una nota e avviata impresa locale impegnata nelle bonifiche ambientali. A seguito di un approfondimento della DIA quest’Ufficio ha emesso nel 2010 una certificazione “atipica” nei confronti di Gino Mamone figlio del succitato Luigi”.
Nella stessa Relazione in riferimento alle misure preventive contro la ‘ndrangheta si legge anche:
“… come già detto, in Liguria tendono a mantenere un profilo molto basso ed a evitare più plateali manifestazioni, probabilmente per non compromettere il clima di tranquillità che è funzionale alla loro progressiva infiltrazione nella società e nell’economia legale.
Gli stessi episodi criminali che, di volta in volta, si devono registrare finivano spesso per essere letti singolarmente e ricondotti, perciò, a fatti di criminalità comune.
A riprova di quanto detto, basti pensare al ridotto numero di misure di prevenzione sia patrimoniale che personale (sorveglianza speciale) applicate nell’ultimo decennio a livello regionale, peraltro, per lo più riconducibili a fenomeni di criminalità comune.
Sebbene non ancora comprovato da specifiche evidenze giudiziarie, si percepiva, però, la sussistenza di una realtà criminale nei confronti della quale si poneva la necessità di elevare il livello di attenzione, specie in chiave preventiva”.
Ed a precisazione si legge: “In tal senso sul fronte dell’attivazione delle tutele antimafia, quest’Ufficio avrebbe, come già detto, emesso di lì a poco, una certificazione “atipica” nei confronti di Gino Mamone, noto imprenditore calabrese, titolare di una avviata attività di bonifiche ambientali”.
Ma nuovamente l’allarme e la misura preventiva in merito alla ECO-GE dei Mamone è stata sistematicamente ignorata dagli Enti Locali…
Sono giorni che la solleviamo nel “silenzio”, perchè pare che nessuno voglia affrontare la questione.
Infatti la ECO-GE è impegnata nei lavori di somma urgenza per l’emergenza alluvione a Genova proprio in questi giorni. I loro mezzi sono a San Fruttuoso (Via G.Torti, Via Filippo Casoni, Piazza Manzoni/Corso Galliera) a Marassi (Corso Sardegna), a Quezzi (Via Fereggiano), a Staglieno (Piazzale Adriatico) ed alla Foce (nell’area di Piazzale Kennedy ove vengono raccolti i detriti ed il fango che poi sui camion vengono portati altrove).
In via Fereggiano abbiamo incontrato un giornalista di una testata locale e gli abbiamo fatto notare quei mezzi all’opera nonostante il provvedimento del Prefetto, ci ha risposto che magari lavorano gratis.
Poi abbiamo incontrato un consigliere comunale del Pdl che ci ha detto che non sapeva che vi fosse stato il provvedimento del Prefetto.
Poi abbiamo incontrato l’assessore regionale al bilancio che prima ci ha risposto “in una situazione di emergenza….” ed alla nostra replica “proprio a partire dall’emergenza questi soggetti non dovrebbero esserci” ha risposto “su questo sono d’accordo con voi” e quindi gli abbiamo detto: “allora fai qualcosa!”
Ma nel frattempo quei mezzi della ECO-GE continuano ad operare… e nessuno a parte noi osa sollevare la questione.
(dalla “Casa della legalità “, Ufficio di Presidenza)
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Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile
ALCUNI TITOLI: “PASSA IL RENDICONTO FINANZIARIO, MA LA MAGGIORANZA NON C’E’ PIU’”… “IL SUO MIGLIOR ALLEATO ORA NE CHIEDE LE DIMISSIONI”
“Berlusconi perde la maggioranza dopo la richiesta dell’alleato di dimettersi” si legge sulla
hompepage del New York Times che riporta l’approvazione del rendiconto finanziario e riprende l’invito rivolto da Umberto Bossi al premier affinchè faccia un “passo di lato”.
La conta, però, ha dimostrato che “non ha più il supporto della maggioranza” e questo “aumenta la pressione per richiederne le dimissioni”.
La CNN si domanda se sia arrivata “la fine di un’epoca” e pubblica un’immagine tratta da una manifestazione dove compare la foto di Berlusconi con la scritta: “Il playboy al di sopra di ogni sospetto”.
Duro il Wall Street Journal che titola: “Berlusconi perde la maggioranza di governo”. Il primo ministro, riporta il quotidiano finanziario, “non è riuscito a radunare la maggioranza in un voto chiave al Parlamento”.
Un fatto che sfocerà in “una catena di eventi che potrebbe portare alle sue dimissioni e la possibile formazione di un governo di unità nazionale”.
Occhi puntati sui numeri mancanti anche per il Guardian e per la BBC, che sottolinea le richieste di dimissioni del premier.
The Independent parla invece di un “voto umiliante” per il Cavaliere mentre il Times riconosce la vittoria sul rendiconto ma la sconfitta della maggioranza.
Dalla Germania, la Bild apre con un titolo shock e parla di un sonoro “schiaffone” nei confronti del Presidente del Consiglio.
Homepage sulla crisi di governo italiana anche per Der Spiegel perchè “Berlusconi ha perso la maggioranza in Parlamento”.
Il sito della tv tedesca N-Tv parla di “Berlusconis Gà¶tterdà¤mmerung”, che riprende l’opera wagneriana “Il crepuscolo degli dei” in un pezzo dal titolo: “State lasciando la nave che affonda” e per il Financial Times Deutschland “Berlusconi è la crisi in persona”.
Su Le Monde “un nuovo voto indebolisce Silvio Berlusconi”, El Mundo si concentra sui numeri mancanti e su “El Pais”
E trovano spazio numerosi editoriali sul Cavaliere tra cui “La atroce agonia dei Caimano”, “L’errore di Berlusconi” e “Dibattito: conviene all’Italia un governo di unità nazionale?”.
Il quotidiano spagnolo sottolinea infine che la “permanenza di Berlusconi aumenta la pressione sul debito pubblico”.
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Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile
UN DOCUMENTO EUROPEO REPUTA INSUFFICIENTI LE MISURE PRESE PER LA CRESCITA DEL NOSTRO PAESE…”L’ITALIA DEVE USCIRE DA QUESTA FASE DI INCERTEZZA POLITICA”
Spunta un documento ufficiale Ue che reputa insufficienti le misure per la crescita
promesse dal governo Berlusconi.
Intervento senza precedenti del commissario agli affari economici dopo il vertice Ecofin e il voto che ha sancito l’inesistenza di una maggioranza alla Camera: “Situazione drammatica, la politica deve uscire dallo stallo”.
Confermato il commissariamento del nostro Paese sul fronte delle “riforme strutturali”
La situazione italiana è “drammatica” e il nostro Paese deve uscire dallo stallo politico.
Non hanno precedenti le dichiarazioni di Olli Rehn, commissario europeo agli affari economici, rilasciate al termine del vertice Ecofin e dopo il voto alla Camera che ha sancito l’inesistenza di una maggioranza per il governo di Silvio Berlusconi.
Oltre le dichiarazioni, arriva un’altra doccia fredda. Repubblica.it rende noto il questionario che la Commissione Ue ha inviato al governo italiano la settimana scorsa per ottenere maggiori dettagli sull’attuazione delle misure economiche per lo sviluppo.
Al punto 2, il documento non esclude la necessità di una nuova manovra economica, perchè “si ritiene che la strategia di politica fiscale programmata non assicuri il raggiungimento dell’obiettivo della parità di bilancio nel 2013″ .
Quindi, secondo la Commissione, “misure addizionali saranno necessarie per raggiungere i target per il 2012 e il 2013″.
E dopo la pubblicazione, il commissario Rehn commenta: “La situazione è deteriorata soprattutto sul piano della crescita, come si vedrà dalle previsioni economiche d’autunno” che la Commissione presenterà giovedì prossimo a Bruxelles.
“Siamo molto preoccupati dagli spread in Italia, ma non voglio commentare quale sia il livello drammatico”, aveva in precedenza affermato il commissario europeo riferendosi al nuovo record toccato in serata dallo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi, a quota 500.
“Per questo è essenziale che ora si facciano quelle riforme che rassicurino i mercati sulla solidità del Paese”, “In questo momento è essenziale ripristinare la fiducia e questo assicurerà ai mercati che l’economia italiana è su un percorso di stabilità ”.
E ancora, ”il fattore tempo e essenziale per l’Italia, dal momento che è stretta sotto la forte pressione dei mercati”.
Ma per ripristinare la fiducia, l’Italia deve uscire da questa fase di incertezza politica.
“E’ essenziale che il sistema democratico italiano lavori in base alle proprie regole e ne esca con una stabilità politica rafforzata”, ha aggiunto Olli Rehn.
Che ha fatto un riferimento preciso allo scenario di cui si discute in questi giorni quando ha voluto far notare che “non nuoce un consenso diffuso quando si devono affrontare sfide sociali ed economiche”.
Il Commissario Ue ha confermato che la missione in Italia sarà “solo il primo passo della sorveglianza che la Ue effettuerà sul Paese, che proseguirà con un monitoraggio regolare sul cammino delle riforme”.
La missione “è essenzialmente collegata alla preparazione di alcuni misure fiscali e alle riforme strutturali che sono necessarie per rispettare gli impegni di bilancio per assicurare la stabilità ”.
E tutto questo, ha sottolineato Rehn, sarà “utile per il futuro, indipendentemente da qualsiasi governo”.
Olli Rehnn ha usato un’altra immagine forte per descrivere la situazione politica del nostro Paese: “è sempre in movimento” come “un bersaglio mobile”, fatto che rende “imprevedibili” gli sviluppi.
Sempre Repubblica.it rende nota una lettera inviata dallo stesso Rehn al ministro dell’Economia Giulio Tremonti il 4 novembre.
Nella missiva (qui il documento originale, in inglese), il commissario europeo chiede ulteriori dettagli sulla lettera inviata da Berlusconi all’Unione europea il 26 ottobre, che illustrava le misure che il governo intendeva adottare per uscire dalla crisi e favorire lo sviluppo economico.
“Abbiamo bisogno di ulteriori dettagli sulle misure programmate”, scrive Rehn, “inclusa la specificazione di un piano concreto per la loro forma, adozione e implementazione”.
I chiarimenti sono richiesti “entro l’11 novembre”.
L’unione europea “sarebbe anche grata” di sapere qualcosa in più anche “sulle nuove misure adottate il due novembre in forma di emendamento (il cosiddetto “maxiemendamento”) alla bozza della Legge di stabilità ”.
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Novembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
NELLA LEGGE DI STABILITA’ CHE BISOGNERA’ APPROVARE PRIMA DELLA SUA DIPARTITA VERRANNO INSERITE NORME AD PERSONAM E MISURE
Avviso ai naviganti. Non è ancora finita.
Prima che Silvio Berlusconi se ne vada ne vedremo delle belle. Anzi delle brutte.
Il premier, raccontano i suoi, si sta preparando al colpo di coda.
Da assestare alla prima occasione.
Che, in questo caso, si chiama legge di stabilità . È in quella legge, destinata in teoria a soddisfare i mercati, che i suoi uomini tenteranno di inserire un pezzo della buonuscita del Cavaliere.
Il capo del governo, del resto, è stato chiaro.
Le dimissioni scatteranno solo dopo l’approvazione della nuova manovra, nella quale verrà aggiunto al Senato un maxi-emendamento contenente parte delle misure riportate nella sua lettera d’intenti inviata la scorsa settimana in Europa.
Interventi che, proprio dopo il voto alla Camera, il commissario europeo agli affari economici Olli Rehn ha giudicato “insufficienti”.
Ora il punto è che nessuno conosce il contenuto del maxi-emendamento. Mentre si conoscono (e bene) alcune bozze dei lavori preparativi al Consiglio dei ministri del 24 ottobre che avrebbe dovuto licenziare il decreto sviluppo.
Qualcuno se le ricorderà : s’introduceva una legge ad personam post mortem per favorire i figli di primo letto del Cavaliere dopo la dipartita del loro illustre genitore, si parlava di condoni, di militarizzazione della Val Susa.
E quello era solo l’antipasto.
Perchè se si pensa ai conti dello Stato con un certo disagio viene in mente che con (inesistenti) ragioni economiche sono state in passato motivate dal Pdl pure le norme sulla prescrizione breve e quelle sulle intercettazioni.
Insomma il dibattito al Senato sarà l’occasione giusta per provare a far passare molto di ciò che davvero interessa a Berlusconi, assieme a norme draconiane sul mercato del lavoro e, probabilmente, le pensioni.
Una medicina amarissima che il futuro ex presidente del Consiglio vuole fare trangugiare a tutti in un colpo solo.
Contando sulla spinta di uno spread sempre più alle stelle, sulle richieste dell’Unione Europea e sulle opposizioni costrette già oggi, e a scatola chiusa, a promettere che la legge di stabilità verrà votata celermente.
Allora e solo allora, si potrà capire se andremo a elezioni o se nascerà un nuovo governo.
E Berlusconi, anche nella sconfitta, potrà ancora una volta pensare di aver vinto.
Sarà la vendetta del Caimano.
Gli italiani, c’è da giurarlo, la ricorderanno a lungo.
Peter Gomez blog
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Novembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
IL TITOLO BALLA IN BORSA, MARINA E PIER SILVIO IN TRINCEA PER EVITARE L’EMORRAGIA DI MILIONI IN CASO DI FINE DEL DUOPOLIO RAISET
Arcore chiama Cologno Monzese: il vertice della famiglia (allargata) telecomanda figli e fedeli alla corte del premier agonizzante.
L’arrivo di Pier Silvio, dopo Confalonieri e Marina, a Villa San Martino ieri in mattinata è, letteralmente, la “prova televisiva”.
Un summit che spiega come l’impero finanziario sia la prima preoccupazione del premier.
E la consueta confusione del conflitto d’interessi, in un giorno in cui la Borsa racconta l’altalena (anche) dei titoli di casa B., sballottati da annunci e smentite sulla fine dell’esecutivo.
Le azioni Mediaset ieri mattina perdevano circa il 2,6% per risalire poco dopo le 12 alla notizia sulle dimissioni ad horas, lanciata come una bomba da Giuliano Ferrara.
Ma Piazza Affari non dice tutta la verità , perchè la presenza a capo del governo dell’imprenditore Berlusconi ha fatto comodo, eccome, alle imprese domestiche.
Non solo per le leggi ad aziendam, come quella che l’estate dell’anno scorso consentì a Mondadori di ‘chiudere’ in via definitiva una vertenza con il Fisco, su un mancato pagamento di 173 milioni pretesi dall’Agenzia delle Entrate, con un esborso di soli 8,6 milioni.
Grazie papi, come al solito.
Anche se resta lo scotto del Lodo Mondadori, costato a B. un assegno da 560 milioni di euro e l’aggravarsi della sindrome dell’assedio.
Altri numeri fanno paura a Marina e Pier Silvio.
Quelli degli ascolti delle reti di casa, per esempio: domenica in prima serata, Canale 5, Rete4 e Italia1 hanno racimolato in tutto il 28,6% di audience.
La Rai il 44%: solo Report oltre il 14%.
Perde la tv generalista, in assoluto, ma Mediaset perde molto.
Soprattutto in termini di gradimento: in un giorno medio dell’ottobre 2005, le tre emittenti private raccoglievano in prima serata il 41% del pubblico; la tv pubblica il 46%.
Lo stesso dato oggi vale per Mediaset il 31%, per la Rai il 36.
Ormai il mercato tv si è aperto: lo dimostrano il Servizio Pubblico di Santoro e il telecomando libero di spettatori sfiancati dai Grandi Fratelli vari (che infatti registrano tracolli).
Con un paradosso in termini pubblicitari: la Rai ha una media share del 41% e incassa solo il 24% del capitale pubblicitario in circolazione, il Biscione con il 36% di share attrae il 56%, cioè 2 miliardi e 413 milioni.
Senza contare il business della pubblicità istituzionale che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi indirizza sulle reti televisive di Silvio Berlusconi: 4,659 milioni di euro su 21,466 milioni stanziati nel 2010 per radio, giornali e tv, cioè il 21,70% del totale.
Sky e La7 raccolgono le briciole, e la Rai? La concessionaria Sipra ha portato pubblicità di ministeri vari per un valore di 890 mila euro, ma di fatto non ha incassato un euro: viale Mazzini è obbligata a concedere spazi gratuiti al governo.
La grande paura dei pargoli di B. oggi si chiama legge Gentiloni: una cosa che un nuovo esecutivo (più disinteressato del precedente) potrebbe rispolverare, riportando al 45% il tetto massimo di pubblicità .
A Cologno Monzese una cosa è certa: se cambia il governo, cambieranno anche le cose in Rai.
Saranno più difficili le larghe intese, la concorrenza troppo leale in casa Raiset, insomma il sostanziale controllo di un solo potere sul mercato della tv. Forse il premier teme la vendetta nel luogo che più gli sta a cuore: il portafoglio.
E in giro — almeno così sembra — ci sono meno amici pronti a dichiarare che “Mediaset è patrimonio culturale del Paese” (Massimo D’Alema).
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
VERTICE CON I FIGLI AD ARCORE, ALLA FINE BERLUSCONI NON MOLLA… OGGI VOTO SUL BILANCIO, LA LEGA AVVERTE: FATTI DA PARTE
La Famiglia, innanzitutto. Il partito e la maggioranza solo un zerbino per resistere e non
mollare, andando allo scontro finale oggi alla Camera sul rendiconto di bilancio.
L’ultima parola, quella che conta, Silvio Berlusconi l’ha pronunciata davanti al vero gabinetto di guerra riunito ad Arcore: i figli Marina e Pier Silvio e l’amico di sempre Fedele Confalonieri.
Perchè la tutela di Fininvest e Mediaset vale più di un Paese in crisi. L’eterno conflitto d’interessi. Il Cavaliere ha visto i suoi all’ora di pranzo e ha “sputtanato” il pressing amico di Giuliano Ferrara (Il Foglio) e Franco Bechis (Libero) che davano per “imminenti” le dimissioni del capo del governo.
Invece, no.
In una telefonata allo stesso quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, Libero, il Cavaliere si fa falco di se stesso e proclama: “Domani (oggi per chi legge, ndr) si vota il rendiconto alla Camera, quindi porrò la fiducia sulla lettera presentata a Ue e Bce. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi. Non capisco come siano circolate le voci delle mie dimissioni, sono destituite di ogni fondamento”.
In pratica, è la liquidazione di un governo guidato dal suo braccio destro Gianni Letta (magari con Maroni e Alfano vicepremier), almeno per il momento.
Ipotesi che aveva come condizione indispensabile il fatidico “passo indietro” o “laterale”, e che ieri gli avrebbe chiesto pure la Lega di Bossi.
Piuttosto, B., preferisce andare in aula e guardare in faccia i “i traditori”.
L’ha ripetuto ai figli, a Confalonieri e anche all’avvocato-deputato Niccolò Ghedini che li raggiunti a Villa San Martino, la tenuta familiare di Arcore.
Un summit aziendale di Famiglia, senza dimenticare i guai giudiziari di Berlusconi.
A loro, il premier ha affidato la sua decisione dopo l’ennesimo vertice notturno del Pdl: “Io non cambio linea proprio ora, preferisco andare a sbattere piuttosto che darla vinta a quelli là ”.
Marina, la primogenita che siede nel cda di Mediobanca ed è a capo di Fininvest e Mondadori, sarebbe stata la più entusiasta: “Papà , fai benissimo, non devi assolutamente mollare”. Detto fatto.
Il momento della verità sarà oggi sul rendiconto già bocciato una volta e che ha portato alla verifica della maggioranza con la fiducia del 14 ottobre scorso. In quell’occasione il centrodestra toccò quota 316.
Un risultato impensabile per oggi.
Secondo le previsioni più ottimistiche che circolano tra i falchi del Pdl arrivare a 314 sarà già un miracolo. La forbice però è abbastanza larga, da 314 si potrebbe anche scendere sotto i 310.
Tutto dipenderà dai “frondisti” dichiarati o ancora in sonno del Pdl e dalle assenze strategiche in aula (tipo il segretario del Pri Nucara).
Il loro numero è la vera scommessa del voto di oggi.
Perchè se non si verificherà la tanto annunciata slavina del Pdl e la partita si giocherà sul filo di un voto, a favore o contro Berlusconi, allora il premier avrà altre ragioni per resistere un giorno o una settimana in più.
Ieri in un Transatlantico praticamente deserto, nonostante la seduta pomeridiana, alcuni calcoli dei peones finivano con un pareggio 313 sì e 313 astensioni.
Scenari teorici, che dovranno fare i conti con la notte di trattative che si è aperta ieri sera quando B. è ritornato a Palazzo Grazioli, la sua residenza privata nella Capitale.
L’agenda prevede incontri e telefonate con tutti i ribelli, da quelli della lettera dell’Hassler (in particolare Bertolini, Stracquadanio e Antonione) a quelli già usciti e passati con l’Udc (la Carlucci e la D’Ippolito).
In ogni caso, secondo la prima cerchia del premier , stasera dopo il voto B. andrà al Quirinale per annunciare la sua road map: presentarsi in Parlamento per chiedere la fiducia sui provvedimenti chiesti dalla Ue.
In ballo c’è il maxiemendamento alla legge di stabilità .
Ma la frase riferita a Libero, “porrò la fiducia sulla lettera a Ue e Bce”, ha fatto nascere un nuovo mistero che aumenta il caos di queste ore.
Berlusconi potrebbe andare in Parlamento con “la lettera” e non con il maxiemendamento e puntare sulle divisioni dell’opposizioni in nome dell’emergenza nazionale. Non solo.
Dove andrà prima? Al Senato o alla Camera?
A Palazzo Madama, dove il vantaggio del centrodestra non è in discussione, l’attività riprenderà la prossima settimana e immaginare altri sette giorni in balia dei mercati e dello spread è da folli.
Soprattutto se la maggioranza dovesse diventare minoranza nel voto di oggi sul rendiconto: cosa farebbe in questo caso il capo dello Stato?
La tesi di andare prima al Senato è propugnata da chi vorrebbe un B. dimissionario dopo la fiducia incassata a Palazzo Madama.
Una prova difficile da reggere. Più probabile, allora, che il governo vada al giudizio di Dio a Montecitorio già questa settimana: domani le comunicazioni del Cavaliere, giovedì la fiducia.
Il “non mollo” di B. non ha affatto diminuito la varietà di scenari alternativi. Liquidato il governo Letta, prende corpo la candidatura del presidente del Senato Schifani, in caso di “altra personalità del Pdl”.
Ma il vero obiettivo da contrastare, per il premier, è l’esecutivo tecnico di Mario Monti, economista della Bocconi ed ex eurocommissario.
Soltanto che il varo del governo Monti avverrebbe solo con un certo margine di vantaggio, grazie alla presunta fuga del Pdl.
Ma se questo non accade, a partire da oggi, Berlusconi dirà a Napolitano che nemmeno l’opposizione ha i numeri.
Un gioco allo sfascio per arrivare alle elezioni anticipate nel 2012.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Berlusconi, Costume, economia, elezioni, governo, la casta, PdL, Politica | Commenta »