Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile
GLI ATTIVISTI CONTESTANO LA LINEA: ASSEMBLEA IL 4 MARZO
Hanno già un nome e una piattaforma: si chiama «Roma partecipata». Sottotitolo: Democrazia diretta, cittadini attivi e tavoli di lavoro.
Hanno anche un simbolo, il solito Colosseo e, sotto, cinque piccole stelle a ricordare la propria origine, perchè per il resto su sito e social non c’è traccia del logo M5S. «Casaleggio parla di Rousseau e dice che permetterà ai cittadini di entrare nelle istituzioni, qui invece stiamo perdendo il contatto con la gente diventando un partito virtuale».
A parlare è una sola persona ma lo fa a nome dell’intero comitato promotore, e chiede che vengano citate come dichiarazioni di un collettivo.
E allora ecco i nomi: Claudio Lauretti, Ernesto Cimbalo, Gianluca Magalotti, Francesco Sanvitto e Giuseppe Morano.
Sono loro a coordinare i tavoli di lavoro del M5S che si ritroveranno in assemblea il 4 marzo all’Hotel Cicerone: «Sin dal nome, Roma partecipata, evoca uno dei principi fondamentali del M5S, la partecipazione dei cittadini all’amministrazione della città , quello che ci avevano promesso e che non si sta realizzando».
Dai tavoli di Urbanistica, Bilancio, Scuola e altri è nato il «90%» del programma di Virginia Raggi, ma «la sindaca non lo sta rispettando». I tavoli sono organi che pulsano nelle viscere del M5S, sono lo strumento della militanza più attiva e adesso si sentono abbandonati dai loro portavoce.
Nei termini in voga in questi giorni si potrebbe anche chiamare scissione.
Se non lo è nella forma lo è certamente nel metodo e nello spirito. E si ripropone uguale ad altre.
Con un’unica differenza: qui siamo a Roma, nell’epicentro del M5S, nel luogo in cui tutto sta accadendo, dove le luci dei riflettori bruciano per intensità e la rabbia della base echeggia nel megafono nazionale.
Sono voci che non vogliono tacere e che ora apprendono con amarezza che Beppe Grillo ha sancito «la fine dei meet-up» e «dell’uno vale uno» come ha detto a consiglieri comunali e presidenti di municipio sbigottiti: «Vuol dire che è finito il M5S per come lo conoscevamo».
In altri tempi queste eresie sarebbero costate espulsioni di massa. Ma ora il Movimento, che di ricorsi per le epurazioni ne ha già abbastanza, veleggia verso logiche governative.
Sullo sfondo della rivolta romana c’è il caso stadio, una miccia che rischia di divampare in incendio. Sanvitto, uno dei coordinatori dei tavoli, ha già guidato una truppa di ribelli a manifestare sotto il Comune, snobbato da Raggi ma non da altri consiglieri comunali.
Il M5S è spaccato in due. I favorevoli sono sempre meno. Beppe Grillo è rimasto a Roma più del solito e ieri ha lasciato la sua stanza all’hotel Forum solo dopo aver ricevuto ragguagli da Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, i due deputati inviati come commissari in Campidoglio.
Grillo se n’è andato alla vigilia dell’incontro cruciale di oggi tra giunta, As Roma e i costruttori Parnasi. Il leader ha cercato di mediare, convinto però da periti consultati personalmente che la zona a Tor Di Valle sarebbe ad alto rischio idrogeologico, un pericolo che secondo i proponenti sarebbe già scongiurato dalle soluzioni proposte nel piano.
E allora si continua a trattare, soprattutto sulle cubature, con le diplomazie all’opera per tutto il giorno, in attesa del parere dell’Avvocatura comunale.
Nella serata di ieri circolavano voci di una anticipazione informale secondo la quale il Comune sarebbe tutelato dalle penali milionarie.
Un esito che darebbe più forza alle ragioni dei 5 Stelle, meno alla Roma. I tifosi giallorossi ieri all’Olimpico hanno fischiato la sindaca e Grillo, mentre l’allenatore Luciano Spalletti è tornato all’attacco: «Mi chiedo chi ha interesse che lo stadio non si faccia. Come si fa a non trovare un accordo che porta lavoro e sviluppo? Il nostro presidente James Pallotta è americano, è venuto qui a fare investimenti. Se andrà via, ci renderemo conto di cosa abbiamo perso».
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Febbraio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
PARTE SECONDA DELLA STRATEGIA DELLA ROMA: MINACCIARE VENDITA DEI CALCIATORI MIGLIORI… POVERA RAGGI, IERI HA PROVATO A CONSERVARE QUATTRO VOTI DI FACINOROSI, OGGI NE PERDE ALTRETTANTI DEI TIFOSI
“Una catastrofe per la Roma”: Pallotta non ha usato mezzi termini per definire gli scenari che si
vanno delineando.
Venerdì la Roma, Parnasi e la giunta Cinquestelle s’incontreranno per discutere definitivamente la questione stadio: grottesco che, a 5 mesi dal primo incontro con Pallotta, Raggi e il M5s non abbiano ancora preso una decisione.
Certo, se Grillo confermerà il suo postulato (“Stadio sì, ma su un’altra area”), sarà inevitabile la rottura totale.
PALLOTA RIVEDREBBE L’IMPEGNO
Non solo la causa da 1 miliardo – cifra da accantonare subito a bilancio, facendo collassare il Comune – che intenterebbero i proponenti. O il milione di cittadini furiosi. Ma la responsabilità della sopravvivenza della Roma.
L’azionista Usa “non è mai venuto meno agli impegni assunti”. Ma se saltasse il progetto stadio, Pallotta rivedrebbe inevitabilmente il suo coinvolgimento nel club.
Lo ha detto lui stesso, nemmeno troppo tra le righe: “Se non ci fosse un esito positivo sarebbe catastrofico per il futuro della Roma, per il calcio italiano, per la Capitale e per i futuri affari in Italia”.
Vuole dire che il messaggio dell’amministrazione farebbe crollare gli investimenti nel paese, nella città e quelli nella squadra. Anche i suoi. Collassando le possibilità per la Roma di avvicinarsi ai ricavi della Juve, che attualmente la doppia o quasi.
VIA I BIG
Le leggi economiche sono semplici: o si aumentano i ricavi o si tagliano i costi. In questa stagione Pallotta ha già versato 78 milioni di euro.
Senza stadio come può pensare di fare altrettanto se – ed è probabile – servirà nuovamente far fronte ai fabbisogni del club?
L’alternativa, da bilancio, è il realizzo degli “asset”, ossia la cessione dei calciatori, realizzando plusvalenze milionarie.
Senza stadio – che non garantirebbe ricavi immediati, ma può garantire la certezza di una programmazione a lungo termine – la tentazione Inter per Manolas, già concreta, diventerebbe irrinunciabile.
Ma a rischio sarebbero più o meno tutti i big: come sedersi a ritoccare il contratto di Nainggolan? Come soddisfare le richieste di Strootman? Come rinunciare a un’offertona per Rudiger? Come garantire una squadra competitiva a Spalletti?
RISCHIO “CATASTROFE”
Chi vuole convincersi che l’unica vittima della “catastrofe” sarebbe Pallotta, s’illude: le conseguenze di una rottura politica tra proponenti e amministrazione sul progetto Tor di Valle ricadrebbero a pioggia sulla Roma.
Si potrebbe auspicare l’ingresso di capitali dalla Cina: contatti ce ne sono stati nel recente passato (Pallotta chiese 100 milioni per il 10%) ma sono morti quasi sul nascere. E poi, chi è l’investitore che entrerebbe in un club senza la certezza di poter aumentare i ricavi con lo stadio?
Insomma, se Grillo insisterà sulle proprie posizioni, non solo per il Comune ma anche per la Roma il futuro sarebbe un gigantesco punto interrogativo. Sono sicuri, i Cinquestelle, di voler correre (anche) questo rischio?
TIFOSI IN RIVOLTA, TUTTI AL CAMPIDOGLIO
Tanto grottesca la situazione, da scatenare i tifosi giallorossi. Oggi, venerdi,, nella giornata dell’incontro fissato tra il Campidoglio e i proponenti del progetto dell’impianto sportivo a Tor di Valle, i supporter giallorossi si daranno appuntamento per una manifestazione sotto Palazzo Senatorio. Una protesta che sta nascendo sui social: “Domani alle 11 saremo al Campidoglio”, scrive più di un supporter sul web.
CORI E INSULTI CONTRO RAGGI E GRILLO DURANTE MATCH CON IL VILLAREAL
“Vogliamo lo stadio di proprietà “: così l’Olimpico contesta Raggi e Grillo. Dopo la chiusura del leader del Movimento Cinque Stelle alla costruzione dell’impianto giallorosso a Tor di Valle, i tifosi della Roma rispondono per le rime ai vertici del Movimento.
Subito dopo il fischio di iniziò dal match di ritorno contro gli spagnolo del Villarreal, la Curva Sud ha intonato due cori in sequenza dai contenuti irripetibili
A seguire anche la tribuna Tevere ha fatto sentire la propria voce mandando “a quel paese” Virginia Raggi.
Un’altra protesta romanista è in programma dopo la partita nel centro storico. Si tratta del secondo blitz al grido “Basta meline, famo ‘sto stadio” in quattro giorni, dopo il flash mob di martedi organizzato dai Roma Club al Circo Massimo.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
A SECONDA DEI GIORNI PARI O DISPARI CAMBIANO LINEA
“Passa un’altra norma che danneggia i cittadini e gli utenti. Appena nasce un’iniziativa commerciale
che va incontro alle esigenze dei cittadini, il governo fa di tutto per boicottarle. Dunque su Flixbus passa la legge che lo affossa. Poi, di fronte all’evidenza della sua assurdità , il governo si impegna a modificarla. Quando? Non è dato sapere. Mentre per i tassisti si è precisato che in un mese si correrà ai ripari, per gli autobus low-cost non è dato sapere”, lo dichiarano i deputati M5S in Commissione Trasporti.
I grillini hanno contestato la cosiddetta norma Flixbus, approvata nel passaggio del decreto milleproroghe in Senato, che prevede che le autorizzazioni sulle tratte interregionali per il servizio di trasporto di autobus possano essere concesse solo a raggruppamenti di imprese guidate da operatori economici la cui principale attività è il trasporto di passeggeri su strada.
Contro questa norma ha subito protestato la società tedesca di autobus extra-urbani che, sulla base di una piattaforma digitale, effettua servizi di trasporto low-cost in tutta europa e che, con la stretta, si trova ad essere fuorilegge.
La norma è stata confermata nel testo del decreto milleproroghe su cui il governo ha incassato la fiducia ma l’esecutivo ha tuttavia accolto un ordine del giorno che lo impegna a sopprimere la novità , con il primo provvedimento utile.
I Cinque Stelle, che hanno difeso le ragioni dei tassisti contro Uber durante i sei giorni di sciopero delle auto bianche, questa volta si schierano a difesa dell’azienda che consente i viaggi extraurbani low-cost su gomma.
“La ratio è quella di azzoppare un concorrente solo perchè dà fastidio a qualcuno “, sottolinea la deputata M5S Mirella Liuzzi che è intervenuta in Aula.
“Non mi stupirebbe che questa attività di lobby provenga dall’Associazione nazionale autotrasporto: siamo vittime di “prenditori” che odiano la concorrenza e non sanno cogliere le sfide e gli stimoli per migliorare servizio: Flixbus offre tariffe variabili e wifi”.
Tutto è ammesso, per carità , peccato che il giorno precedente sostenessero la tesi opposta contro Uber.
E la scusa che che “i taxi fanno servizio pubblico non di linea” e non c’entrano nulla “con aziende private che fanno servizio extraurbano” è semplicemente ridicola.
E’ ovvio che fanno servizi diversi, ma il principio di liberalizzazione del mercato contro i monopoli è il medesimo: o si sta con le lobby o con la libera concorrenza.
Possibilmente non a giorni alterni.
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
GRILLO “SI’, MA NON A TOR DI VALLE”… LA SOCIETA’ ROMA: “SAREBBE UNA CATASTROFE, IL PROGETTO E’ A TOR DI VALLE”
In Campidoglio, sulla questione stadio, siamo ormai al tutti contro tutti. Neanche l’intervento di Grillo
è riuscito a sanare la spaccatura interna alla maggioranza capitolina, ormai per larga parte decisa ad annullare la delibera di pubblica utilità varata un anno e mezzo fa dalla giunta Marino.
“La Raggi si sta muovendo a scopo cautelativo e farà una dichiarazione tra uno o due giorni: e così si chiuderà questa storia dello Stadio in un modo o nell’altro”, aveva detto il garante cinquestelle lasciando l’Hotel Forum per andare in Campidoglio.
All’arrivo in Comune Grillo ha risposto a chi gli chiedeva come si sarebbe conclusa la vincenda dello stadio: “Questa non è una mia decisione. La risposta la daranno Virginia e il consiglio. Se è pubblicamente utile? È un’opera da un milione di metri cubi in cui lo stadio rappresenta solo il 15 per cento. Il restante 85 sono altre cose”.
Di primo mattino la sindaca Virginia Raggi è stata costretta a disdire sia il previsto incontro pomeridiano con il dg giallorosso Mauro Baldissoni e con il costruttore Luca Parnasi, proponenti del progetto a Tor di Valle, rinviandolo a venerdì per la necessità di ulteriori approfondimenti, sia a sconvocare la riunione fra i consiglieri cinquestelle e lo stesso Beppe Grillo, organizzata per convincere i più riottosi a convergere sul via libera al mega complesso sportivo e commerciale che dovrebbe sorgere alla periferia sud di Roma.
Una decisione che però ha fatto andare su tutte le furie gli eletti capitolini, obbligando Raggi a una repentina marcia indietro e la maggioranza compatta ha comunicato al garante del Movimento lo stop allo stadio della Roma.
Cioè si va verso l’annullamento della delibera Marino. Non vogliono cedere, gli eletti capitolini. Convinti, anche per la pressione della base, che il capo del Movimento sia stato mal consigliato e dunque stia sbagliando.
Sulle barricate anche le opposizioni. “Da mesi si parla della vicenda stadio, ma la sindaca Raggi ancora non ha detto se lo vuole fare o no”.
In serata riparla Grillo boccia la «location» di Tor di Valle e scandisce: «Nessuno dice di no, diciamo di sì ma in una parte che non sia quella, è meglio farlo in una zona che non esonda».
A stretto giro la risposta di As Roma e del costruttore Luca Parnasi: «Dopo 5 anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto di leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo a Tor Di Valle. L’area è sicura dal punto di vista idrogeologico e anzi il progetto, con investimenti totalmente a carico dei privati, va a sanare il rischio idrogeologico presente nel quartiere limitrofo di Decima, ben al di fuori del sito dove verrà progettato lo Stadio e dove abitano oltre 10 mila romani».
James Pallotta tramite il profilo Twitter dell’As Roma scrive: «Ci aspettiamo un esito decisamente positivo dall’incontro in programma venerdì. In caso contrario, sarebbe una catastrofe per il futuro dell’AS Roma, del calcio italiano, della città di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia».
Cautelarsi da una causa milionaria, in caso di annullamento della delibera, è in questo momento la preoccupazione del Comune.
Che però vaglia anche le cautele da prendere in caso di denunce e iniziative da parte della base e dei molti consiglieri contrari alla cementificazione che l’attuale progetto secondo loro comporta.
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
NEMO PROFETA IN PATRIA, GRILLO PUO’ CANTARE “ERAVAMO CINQUE AMICI AL BAR”… SE NE VA ANCHE DE PIETRO
Il gruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale a Genova, sceso nelle settimane scorse da 5 a 2 consiglieri, perde un altro componente: Stefano De Pietro, fuoriuscito in polemica con il metodo di scelta del nuovo candidato sindaco della città .
Anche lui passa a ‘Effetto Genova’, fondato dall’ex capogruppo Paolo Putti, riducendo il gruppo M5S a un solo consigliere (Andrea Boccaccio).
“Esco dal M5S perchè non ho apprezzato il metodo usato per la scelta del candidato sindaco di Genova. Dovevamo essere una forza politica che nasceva dal basso, invece ci siamo trasformati in una piramide dove non c’è più posto per il dissenso, per la soluzione partecipata dei problemi, ci si appresta a candidare in tutta Italia liste di allineati al pensiero unico”.
“Il videogioco delle elezioni del Movimento 5 Stelle con il ‘Metodo Genova’ – denuncia De Pietro – consegnerà alla città una lista elettorale dove i consiglieri non saranno stati scelti dagli attivisti e il sindaco avrà il controllo totale dei suoi consiglieri. Esattamente l’opposto di quanto avevamo promesso fino ad oggi agli italiani, la piramide rovesciata della democrazia diretta”
“Sento la necessità di ringraziare Beppe Grillo per l’ opportunità che ha dato a tanti cittadini, fino ad oggi – ha aggiunto il consigliere -, me compreso, di inserirsi nelle istituzioni ed imparare, a testa bassa, giorno dopo giorno, delibera su delibera, come funzionano (o non funzionano) i Comuni”.
Però “oggi, la virata a 180 gradi diventa inaccettabile per chi credeva di poter amministrare con la logica della discussione costruttiva. Si preferisce invece defenestrare decine di persone che hanno supportato il lavoro del Movimento in questi anni” denuncia ancora De Pietro.
(da “il Secolo XIX”)
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Febbraio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
RISCHIO BLACK LIST PER CHI DISSENTE, IN BALLO LE RICANDIDATURE
Beppe Grillo vede tutti i senatori M5S dopo che alcuni di loro erano stati esclusi dai tavoli tematici con Davide Casaleggio finalizzati a mettere per iscritto il programma delle prossime elezioni. “Vi voglio carichi, io sono pimpante”, avrebbe detto il leader pentastellato per tirare su il morale dopo mesi di polemiche tra i cosiddetti ortodossi e pragmatici del Movimento divisi da quella che loro stessi hanno indicato come “visione diversa del metodo” soprattutto per quanto riguarda l’amministrazione della Capitale.
Sotto traccia, nel corso dell’incontro con Grillo, è rimasta la questione legata alle candidature alle prossime elezioni.
Le voci di candidature esterne si fanno sempre più insistenti.
Pochi giorni fa un deputato addentro alle vicende pentastellate non faceva mistero del fatto che i vertici grillini stiano valutando un bacino di nomi pescati fuori dal Movimento, “nomi importanti, personalità italiane che vogliamo portare in Parlamento”.
Quanti? “Forse anche la metà “.
Ciò significa che buona parte degli attuali parlamentari verrebbe sacrificata, da qui nasce il sospetto di una black list dove potrebbero confluire le anime più critiche del Movimento.
Quei senatori e deputati che con i loro post, talvolta non concordati con la comunicazione, hanno fatto irritare i vertici.
A questo punto l’intento di Grillo è stato quello di serrare le fila fino alla fine della legislatura, mettere a tacere i malumori degli ultimi tempi: “Tornate in piazza, nelle strade, vi voglio sui territori. È la stessa cosa che ho detto a Virginia Raggi”.
Saranno dunque mesi o forse un anno da prendere come un banco di prova per conquistarsi o meno la ricandidatura.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
IL M5S RINNEGA LE SUE BATTAGLIE PER LA WEB ECONOMY E LA RAGGI SI SCHIERA CON CHI DANNEGGIA E PARALIZZA UNA CITTA’
Roma è presa d’assalto da tassisti e ambulanti. Le bombe carta mandano in frantumi le vetrate dei
palazzi del Settecento. Volano le bottiglie e spuntano i tirapugni.
Gli automobilisti vengono imprigionati nei blocchi stradali. I negozi abbassano per paura le saracinesche.
E la sindaca di Roma cosa fa? Scende in piazza e dice ai tassisti, con voce candida: “Noi ovviamente siamo con voi”.
Il Parlamento è assediato da due corporazioni che brandiscono le loro licenze come tavole della legge. C’è gente che urla davanti a Palazzo Madama “Senatori papponi!”. Energumeni di Forza Nuova che vanno verso la sede del Pd per menare le mani, scontrandosi con la polizia. Feriti al pronto soccorso.
E Beppe Grillo cosa dice? “I tassisti hanno pienamente ragione”.
Mai s’era visto il sindaco di una capitale che, al settimo giorno di una protesta selvaggia organizzata da chi proprio dal Comune ha avuto una licenza, invece di difendere la vecchietta che non sa più come andare in ospedale o il viaggiatore che – sbarcato ignaro a mezzanotte a Fiumicino – scopre che raggiungere l’albergo diventerà un incubo indimenticabile, si schiera dalla parte dello sciopero selvaggio, e lo motiva pure con singolari teorie politiche, “Basta con le riforme calate dall’alto”, come se si fosse mai vista una riforma salita dal basso.
Eppure è successo.
Da Virginia Raggi, i romani si aspettavano un gesto, una mossa, una decisione che riuscisse – o almeno provasse – a riportare un po’ di normalità nella città di cui è la massima autorità .
Si aspettavano che ricordasse ai tassisti che insieme ai diritti quella licenza che hanno in tasca prevede anche dei doveri.
Che non si può lasciare per sette giorni una città con tre milioni di abitanti (e tre sole linee di metropolitana) senza neanche un taxi. Che c’è un solco profondo, tra una protesta civile e un ricatto alle istituzioni sulla pelle dei cittadini.
Macchè. Ancora una volta, la pupilla di Grillo ha dimostrato di non aver compreso cosa significa essere la sindaca di Roma, e pensa davvero che non ci sia nulla di male a schierarsi con chi paralizza una città , organizza blocchi stradali e assedia il Parlamento, tra saluti romani e bandiere nere, mandando in frantumi le finestre dei palazzi del Settecento e affrontando la polizia con i tirapugni (e magari pensa che basti a fine serata un comunicato per condannare la violenza: ci mancava solo che la approvasse).
Stupisce meno, lo sconsiderato imprimatur della sindaca allo sciopero selvaggio, se si leggono le dichiarazioni di Beppe Grillo. Che mette il marchio a cinque stelle sulla tigre della protesta: hanno “pienamente ragione”, dice, i tassisti che si difendono dall’assalto della maligna Uber.
Lui che prima di scoprire la politica esaltava la web economy che avrebbe reso tutti noi più liberi e meno poveri, e dipingendo Telecom come “gli strozzini della voce” ci raccontava che grazie al web “oggi si può finalmente telefonare in Australia, con Skype, a 1,7 centesimi al minuto, ma vi rendete conto?”.
Ma se andava bene, anzi benissimo, la web economy di Skype che demoliva la rendita di posizione di Telecom, perchè oggi il diavolo è passato dall’altra parte, ed è diventato Uber che usa il web per fare concorrenza al monopolio dei taxi?
La verità è che la bussola di Grillo – e dunque di Raggi, che da lui solo dipende e che a lui solo risponde – è ormai il populismo.
Ovunque ci sia una tigre da cavalcare, i cinquestelle sono pronti a saltarle in groppa. L’ha dimostrato il proconsole pentastellato Luigi Di Maio, lanciando i bancarellari di Roma (il regno della famiglia Tredicine) contro il Parlamento che voleva mettere fine alle licenze assegnate senza gara.
L’ha confermato Alessandro Di Battista, che prima ha aizzato gli ambulanti contro i giornalisti e poi non ha battuto ciglio quando la folla ha cominciato a gridare “Ammazziamoli, questi maledetti bastardi!”.
E anche la virata della giunta di Roma sulla faccenda dello stadio si spiega con la scoperta che il popolo – in questo caso la tifoseria romanista – s’era stufato del tira e molla sul nuovo campo dei giallorossi.
Tassisti, ambulanti e tifosi sono dunque le tigri che Grillo e Raggi vogliono cavalcare, la plebe di cui vogliono essere i tribuni. Lanciandole contro il Palazzo.
Fingendo che non ci siano ormai anche loro, là dentro.
Sebastiano Messina
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 21st, 2017 Riccardo Fucile
CRITICHE FEROCI DALLA BASE M5S: “ORA PER RACCATTARE DUE VOTI CI METTIAMO A DIFENDERE PURE LA CASTA DEI TASSISTI, A QUANDO I NOTAI E I FARMACISTI?”
Dopo The Donald arriva The Virginia. Il grillin-trumpismo della Raggi sceglie la giornata giusta per
mettersi in piazza.
Per risalire nel gradimento e pescare voti a destra Beppe Grillo consiglia al sindaco di Roma la mossa populista, in perfetto stile neo presidente americano.
E così il primo cittadino della Capitale abbraccia la causa dei tassisti e degli ambulanti arrivati a Roma a protestare contro il decreto Milleproroghe scegliendo la strada più che l’Istituzione: “Basta riforme calate dall’alto. Stop all’emendamento Lanzillotta. Noi al fianco dei tassisti. Tra poco in piazza con loro”, scrive il primo cittadino.
Un post di Beppe Grillo anticipa la decisione e Virginia Raggi esce dal Campidoglio a sostegno della protesta. “Siamo con voi – dice ai tassisti – per noi il servizio di trasporto pubblico non di linea è fondamentale”.
Intanto però il sindaco di Roma si attira le critiche non solo dell’opposizione, ma anche degli iscritti al blog del leader pentastellato.
“Da quando il M5S è retrogrado? Oggi difendete i tassisti da Uber… e domani che fate?”, chiede Sandro S., e Francesco Romagnolo aggiunge: “Ora ci mettiamo pure a difendere le caste dei tassisti, ambulanti, stabilimenti balneari, poi ci saranno pure i notai, i farmacisti e chissà quanti altri, non andiamo a raccattare voti nelle cloache perchè puzzano….!!”.
Poi è il turno di Paolo Marabelli: “I tassisti sono sempre stati una lobby, mantenendo con ogni mezzo il loro monopolio. Ogni volta che vengono toccati i loro privilegi, scoppia il pandemonio. Manifestazioni pesanti, gravi minacce ai ‘crumiri’. Paralisi delle città ”. I toni sul blog sono questi .
Ma in strada il clima è sempre più infuocato ed è proprio a Roma, dove sono arrivati migliaia di tassisti da tutta Italia, che si consumano gli scontri più violenti, soprattutto davanti Montecitorio e alla sede del Pd, tra manifestanti e polizia, con un paio di partecipanti al corteo che sono finti in ospedale per trauma cranico. Altri sono stati medicati sul posto. Diverse le bombe carta esplose davanti a Montecitorio. Lanci di bottiglie, finestre in frantumi e tavolini dei bar rovesciati. Traffico in tilt e il centro città nel caos.
Così in serata la sindaca è costretta a tornare sulla scelta di aver abbracciato la protesta di questo mondo della destra romana e twitta: “Manifestare è un diritto, usare la forza è inaccettabile. Al fianco di chi protesta civilmente. Ferma condanna verso chi ricorre alla violenza”.
Non è un caso se la polizia ha appena fermato quattro persone: due appartenenti a Forza Nuova tra cui il leader romano Giuliano Castellino. Fermato anche il responsabile del lancio della bomba carta nei pressi di Montecitorio che ha danneggiato alcuni vetri. Al vaglio inoltre la posizione dell’uomo immortalato con il tirapugni davanti alla sede romana del Pd.
Tuttavia non è la prima volta che il Movimento 5 Stelle si avvicina a questo mondo. Già Luigi DI Maio aveva manifestato insieme agli ambulanti dicendo: “Lo Stato vi è nemico”.
La nuova immagine che viene fuori adesso – secondo molti iscritti al blog – è quella di un sindaco accanto alla lobby dei tassisti.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 21st, 2017 Riccardo Fucile
L’ACCUSA DEI MILITANTI ROMANI: “LA PIAZZA BELLA LA DANNO SOLO A CHI PORTA CUORICINI”
«La morale è che se porti i cuoricini ti danno la piazza importante, quella sopra, di fronte al
Campidoglio, così la sindaca si può affacciare per il bagno di folla e le foto. Se invece porti una delibera scritta, frutto del lavoro del tavolo di urbanistica del tuo stesso Movimento, che può scompaginare i loro piani ti mandano nella piazza nascosta, così non ci vedranno».
Francesco Sanvitto, architetto, storico attivista romano del M5S, cuore della macchina capitolina in tema di urbanistica, ex sodale del sindaco Virginia Raggi e del suo ex vice Daniele Frongia, ha aperto un fronte di battaglia interno sul progetto dello stadio di Tor Di Valle che oggi avrebbe dovuto avere il suo d-day davanti al palazzo del Comune, attorno alla statua di Marc’Aurelio.
Così come avvenuto pochi giorni fa, venerdì scorso, quando in strada a scendere erano stati i sostenitori di Raggi con cuoricini e palloncini.
Un pezzo del Movimento, quello più arrabbiato, oggi si sarebbe dovuto ritrovare lì, sopra la scalinata, per manifestare contro la propria sindaca e chiederle di rispettare il mandato concessole dai militanti romani.
Ma non andrà così, o meglio: i 5 Stelle delusi scenderanno comunque in piazza, ma non in quella del Campidoglio, perchè non hanno ottenuto il permesso.
Si ritroveranno a mezzogiorno in piazza Madonna di Loreto, sotto il Monte Capitolino, accanto alla via dei Fori Imperiali, non proprio un luogo adatto a fotografare i manifestanti con lo sfondo di Palazzo Sanatorio.
«Dalla Questura ci hanno detto che non si poteva, per via di alcuni lavori che quattro giorni fa non hanno creato alcun problema – spiega con sarcasmo Sanvitto -. Ce ne faremo una ragione. Mentre in piazza del Campidoglio possono manifestare fascisti e Casa Pound a noi attivisti del M5S ci trattano come paria».
Dunque, sintetizzando: ai 5 Stelle pro-Raggi è stata concessa la piazza del Campidoglio, ai compagni di militanza che invece sono più critici lo stesso spazio che arriva quasi fin sotto la finestra della sindaca è stato precluso.
Chiediamo alla Questura perchè e scopriamo un’altra notizia: «In realtà – spiegano – , mentre per domani (oggi per chi legge, ndr) il permesso è stato chiesto da attivisti del M5S, quella di venerdì è stata una manifestazione organizzata dai lavoratori del Comune di Roma. A chiedere l’autorizzazione è stato un certo Renzo Roberto e ha specificato che sarebbero stati in pochi».
Si viene così a sapere che la folla di sostenitori che hanno esposto striscioni, cuori, hanno inneggiato a «Virginia», abbracciandola con la loro vicinanza e ricevendo in risposta sorrisi ed esclamazioni («siete tantissimi»), non era nata spontaneamente dalla pancia dell’elettorato grillino, ma dall’interno del Palazzo, dai dipendenti del Comune.
Oggi invece, attivisti iscritti al blog, con il pedigree di 5 Stelle da decenni, consulenti a titolo gratuito di molte lotte fatte da Raggi quando era consigliera, si dovranno accomodare sul retro.
Il palazzo del M5S non è mai stato così lontano dalla sua stessa piazza. O viceversa?
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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