Ottobre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
PIZZAROTTI DICE QUELLO CHE ALTRI PER CONVENIENZA CELANO: “DI COSA AVETE PAURA? DI TOGLIERE POTERE ALLA CASALEGGIO ASSOCIATI? PREFERITE FAR CRESCERE LA CASALEGGIO O IL MOVIMENTO?”
Il P-day non inizia con un vaffa. Non userà mai toni infuocati, non c’è un pubblico da incitare ma soltanto precise parole da dire: “Dico addio all’M5s da uomo libero”.
Sette anni dopo l’inizio di un sogno Federico Pizzarotti muove veloce i piedi sotto la sua scrivania da sindaco e ha gli occhi lucidi.
E’ il giorno del basta, del “non sono riuscito a cambiare questo movimento da dentro”, del “di cosa ha paura chi non reagisce? Di togliere potere alla Casaleggio associati? Preferisce far crescere la Casaleggio o il Movimento?”
Non ha paura di dire le cose e le dice tutte d’un fiato il primo cittadino di Parma, certificando un fatto: la Stalingrado grillina è politicamente crollata.
Con lui infatti, molto probabilmente già dal prossimo consiglio comunale, usciranno da M5s anche la maggior parte dei consiglieri e gli iscritti della sua giunta.
“Io parlo per me, ma posso dire che la maggioranza di noi è compatta: siamo con il sindaco” dice senza mezzi termini Marco Bosi, capogruppo M5s in Comune.
Capire come per otto mesi l’amministrazione cittadina andrà avanti, sotto quale simbolo o legittimazione, sarà una discussione delle prossime ore.
Resta un fatto: a Parma, quattro anni dopo la storica elezione e sette dopo l’interesse di Pizzarotti per i Meetup (era il 2009), il Movimento 5 stelle così come era conosciuto non esiste praticamente più.
Resteranno alcuni attivisti o il piccolo gruppo, ironia della sorte, che si chiama “Amici di Beppe Grillo” in cui ci sono un paio di consiglieri fuoriusciti che si oppongono politicamente alla visione di Pizzarotti.
Chiacchierando con i messi comunali o le persone che bazzicano le strutture dei Portici del Grano la sensazione è che si entrerà in un limbo, fino alle nuove elezioni di maggio, in cui le nuove proposte politiche potranno sguazzare.
Pizzarotti infatti ha lasciato intendere chiaro di pensare a un futuro su tre fronti: il primo, quello di ricandidarsi con una lista civica “per portare continuità al nostro progetto”, il secondo quello di rimanere un punto di riferimento per gli scontenti del grillismo (“non mi piace questa parola, e un uomo solo non può cambiare le cose…”; infine l’idea di tornare al suo vecchio lavoro da perito informatico (“sono in aspettativa”) o magari ritirarsi in campagna e dare il via nuovi progetti.
Di certo, non ci sarà un passo indietro.
Sempre Bosi ritiene “improbabile che Grillo apra qualche porta, per noi la cosa finisce qui” dice anche se, come sottolinea Roberto Fico del direttorio, “Beppe e Federico parleranno”.
Parole, quelle del presidente di vigilanza Rai, che stonano con la realtà . Pizzarotti è infatti colmo, preoccupato soltanto di portare avanti la città fino a nuove elezioni dove comunque non avallerà percorsi con il simbolo M5s.
“Io non credo nei partiti personali, non credo che ci sia il salvatore della patria, non lo può fare Renzi, Salvini, Berlusconi, non lo può fare nemmeno Grillo: è una sconfitta avere un capo politico, poi ci può essere persona rappresentativa, ma da soli non si va da nessuna parte. La parola movimento – ha aggiunto – è giusta perchè è orizzontale. Si ha sempre avuto paura di darsi un’organizzazione, che non vuol dire una struttura verticistica, ma sapere chi chiamare quando devi fare qualcosa senza che nessuno si offenda. Sette anni fa a Firenze e al teatro Smeraldo ci si incontrava e ci si guardava in faccia, poi non lo si è più fatto”
Sono nati correnti e correntine, veri e propri “scazzi” sulle persone, come il caso De Franceschi, amico personale di Pizzarotti, questione che da sola, insieme alle frizioni con Bugani, ha aperto il vero solco fra Parma e Genova.
“Non sono cambiato io, o i nostri ideali, è cambiato il M5s. E’ mancata la coscienza critica, l’ho esercitata solo io, e quindi vengo visto come disturbatore. In tante parti d’Italia siamo stati consumati da arrivisti ignoranti che non sanno cosa vuol dire amministrare: vogliamo governare e poi non si dialoga con nessuno. Questo non vuol dire governare” chiosa prima di ribadire che no, non andrà nè con Pd nè con Civati, e sarà “solo il tempo a raccontare come finiranno le cose”.
Per ora, senza mai dirlo, un bel “vaffa” a quel Grillo che “ringrazio, perchè mi ha fatto muovere dal divano”, ma che ora “lui, come questo MoVimento, non mi rappresenta più”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
TRA CONVOCAZIONI, RICHIESTE D’INCONTRO E MALPANCISTI
La grande paura porta Beppe Grillo e Davide Casaleggio nella Capitale. 
Nel giorno in cui Federico Pizzarotti lascia il Movimento 5 Stelle, i due leader arrivano a Roma per spostare l’attenzione nella Capitale, contenere il contraccolpo e placare le polemiche interne che hanno visto negli ultimi mesi i 5 Stelle sempre più divisi.
Soprattutto però l’obiettivo del leader pentastellato e di Casaleggio junior, ormai politicamente sempre più presente, è evitare che il sindaco di Parma porti via con sè deputati e senatori a lui fedeli.
Ad esempio Elisa Bulgarelli che oggi ha listato la sua pagina Facebook a lutto e che nelle scorse settimane non ha rinunciato a criticare il nuovo corso pentastellato.
Quando la notizia del vertice nella Capitale rimbalza sulle agenzie di stampa, i capigruppo di Camera e Senato si apprestano a diffondere un comunicato: “Beppe Grillo e Davide Casaleggio sono a Roma per discutere del programma di governo del MoVimento 5 Stelle con i portavoce parlamentari. Non per gestire crisi che non esistono ma per parlare di temi che interessano ai cittadini e possono trasformare il Paese in una Italia a 5 Stelle”.
Sta di fatto che la terza fase grillina è ormai iniziata.
La prima è stata quella di Grillo e Gianroberto Casaleggio fondatori e leader, poi è subentrato il Direttorio che a Roma incontrava il comico genovese in maniera riservata o in gran segreto si recava a Milano nella sede della Casaleggio associati. Adesso Grillo e Casaleggio junior, che non è più solo l’esperto di strategie di rete, bypassano il Direttorio a cinque, inviso da molti e che nei fatti non esiste più, e parlano direttamente con tutti i deputati e senatori che desiderano comunicare con loro e a darne notizia sono i parlamentari stessi.
I primi ad arrivare all’hotel Forum, sede delle ‘consultazioni’, infatti, sono stati i senatori, tra questi Paola Taverna, Barbara Lezzi (alla quale era stato negato il palco a Italia 5 Stelle), Alberto Airola, Laura Bottici, Andrea Cioffi, il capogruppo Luigi Gaetti, Gianluca Castaldi e la stessa Elisa Bulgarelli.
“È una bella giornata – ha detto Taverna, glissando le domande sul sindaco di Parma – ci vedremo con Beppe e parleremo di tutto. Io per ora resto silente, vi aggiorneremo dopo l’incontro”.
Anche il leader ha evitato le domande dei cronisti. L’addio di Pizzarotti? “Guardi che bel cielo e che bella città — ha detto l’agenzia Adnkronos – mi lasci passeggiare tranquillo, sono sempre assediato da voi giornalisti. Di buoni o cattivi tra voi non ce ne sono, siete giornalisti e punto, vi conosco da 45 anni e ne so qualcosa…. La democrazia è bella perchè si possono fare domande ma si può anche decidere di non rispondere, non trova?”.
Inevitabile tuttavia per Grillo affrontare con i parlamentari il tema Roma. Il leader aveva chiesto a tutti di non parlarne pubblicamente.
Questa imposizione però non è stata apprezzata e diversi parlamentari chiedono una svolta dopo le ultime notizie che raccontano della relazione sentimentale tra l’assessore all’Ambiente Paola Muraro e Giovanni Fiscon, direttore generale dell’Ama a processo per Mafia Capitale, grazie al quale Muraro avrebbe ottenuto delle consulenze e 25 mila euro per un accesso agli atti della Regione Lazio.
La sindaca Virginia Raggi di questo ha già parlato con Grillo al telefono e non è escluso che i due si possano vedere per decidere cosa fare: scaricare subito l’assessore o aspettare l’avviso di garanzia.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
FINO A POCO TEMPO FA DI MAIO ATTACCAVA LA LOBBY DEI CAMION DEGLI AMBULANTI, ORA SI FA BECCARE IN UNA FOTO CON LORO.. .E COSTUI VORREBBE FARE IL PREMIER?
La foto che non ti aspetti. 
Luigi Di Maio finisce su Facebook immortalato accanto a Dino Tredicine, i re degli ambulanti tra castagne e camion bar, durante la manifestazione di venerdì scorso contro la direttiva Bolkestein, che ha stabilito una riassegnazione, attraverso gare organizzate, delle concessioni di suolo pubblico per l’anno in corso.
Tuttavia solo qualche mese fa, nel febbraio scorso, il Movimento 5 Stelle attaccava “l’impero di Tredicine & Co”, che secondo i grillini, era stato “riabilitato” dal commissario Francesco Paolo Tronca poichè “il ripristino dei camion bar e degli urtisti nella zona di San Pietro” era “un regalo alla lobby dei Camion Bar”.
A postare la foto, ora rimossa, è stato Dario Tredicine. Nell’immagine ci sono Dino Tredicine, vicepresidente della Fivag-Cisl e padre di Giordano, ora a processo per Mafia Capitale, e Stefano Tredicine.
Su Twitter scoppia la polemica.
Scrive Stefano Esposito del Pd: “M5S combatte i poteri forti e Mafia Capitale. Come no, ecco come declina il tema Luigi Di Maio andando a braccetto con Tredicine”. Federica Angeli aggiunge: “Non solo Cerroni, dunque. Forse un giorno capiremo chi per loro sono i poteri forti”.
La posizione della Giunta a proposito dei camion bar non è ancora chiara.
L’assessore al Commercio Meloni è finito subito sotto attacco dei comitati cittadini quando ha detto: “Non bisogna semplicemente dire ‘debelliamo i camion bar’ se svolgono un ruolo è anche importante che la gente possa dissetarsi”.
Salvo poi precisare di voler dichiarare guerra all’abusivismo.
Di Maio risponde alle polemiche che lo hanno investito dopo che è stato fotografato in piazza insieme a esponenti della famiglia Tredicine, patron dei camion-bar a Roma, legata agli ambienti del Popolo delle libertà , sostenendo che la foto è stata casuale: “”I piccoli ambulanti vanno difesi Questi tentativi pretestuosi di associarmi a questo o a quello sono ridicoli”.
Ma una ragazza che si firma ‘GodSaveTheQueen’ su twitter ricorda : “Sarà un caso, ma il primo atto della giunta Raggi è stato a favore di Tredicine”.
Di Maio ne ha conbinata un’altra.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
“SONO UN UOMO LIBERO, NON POSSO CHE LASCIARE”… “NON SONO CAMBIATO IO, E’ CAMBIATO IL M5S”
Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti lascia il Movimento 5 stelle.
Lo ha ufficializzato questa mattina nel corso di una conferenza stampa nelle sede del municipio a cui hanno preso parte anche gli assessori Cristiano Casa, Gabriele Folli, Michele Alinovi, la vicesindaca Nicoletta Paci, il presidente del Consiglio comunale Marco Vagnozzi e alcuni consiglieri comunali tra cui il capogruppo Marco Bosi a significare una maggioranza compatta.
“Non è facile ma è un passo che devo compiere. Abbiamo sperato che qualcosa cambiasse ma non è arrivata neppure una telefonata. Il direttorio si è messo dietro il garante e dopo Palermo, col nuovo ruolo del capo politico, la decisione non era più rinviabile” ha detto rilanciando le critiche che più volte ha manifestato rispetto alle scelte compiute nelle “stanze chiuse”.
Un lungo intervento in cui il primo cittadino ha sottolineato di avere “pagato per aver messo la mia città davanti al M5s e questo lo rifarei mille volte. Voglio rappresentare quello che potevamo essere se avessimo avuto il coraggio di farlo. E’ mancata la coscienza critica, l’ho esercitata solo io, e quindi vengo visto come disturbatore”.
“Lascio da uomo libero”
“Ringrazio Grillo – ha sottolineato – perchè senza di lui io non mi sarei alzato dal divano e non sarei davanti ai miei cittadini ma quello che è successo dopo mi ha portato a questa scelta. Non sono riuscito a cambiare le cose da dentro. Ora da uomo libero non posso che uscire, lascio un movimento che è cambiato. Non ho mai accettato di avere paura e di dire quello che ritenevo giusto. Il cambiamento parte dalla dignità delle persone e io ho sempre guardato in faccia le responsabilità “.
“Non siamo cambiati noi è cambiato il M5s – rimarca -. Non è quello di quando è nato, era libero e adesso siamo quelli dei direttori praticamente nominati, siamo diventati quelli delle stanza chiuse”.
“Gli arrivisti ignoranti”
“Sono l’unico – ribadisce più volte – che ha mostrato una coscienza critica. Adesso continuerò a lavorare per la mia città . Qui siamo un gruppo compatto non ci siamo consumati in lotte interne come avvenuto altrove. In tante parti d’Italia siamo stati consumati da arrivisti ignoranti che non sanno cosa vuol dire amministrare: vogliamo governare e poi non si dialoga con nessuno. Questo non vuol dire governare”.
Fico: “Grillo e Pizzarotti parleranno”
“Dopo il post dei giorni scorsi un po’ me l’aspettavo. Vi sono rapporti difficili andati avanti per anni sono sempre stati un po’ complicati anche sui contenuti”.
Ora, aggiunge, “parleranno Federico Pizzarotti e Beppe Grillo, che è il garante del Movimento” commenta Roberto Fico, membro del direttorio. “Le elezioni in questo Comune comunque si sarebbero svolte a breve. Capisco che Pizzarotti abbia puntato il dito contro il direttorio, ma dobbiamo andare avanti sulle questioni importanti del Movimento”.
La senatrice M5S Elisa Bulgarelli ha invece listato a lutto la sua pagina di Facebook. Bulgarelli è una delle voci critiche che fino a pochi giorni fa aveva denunciato sui social la trasformazione del Movimento in partito.
Critiche alla Raggi
Da Pizzarotti anche una frecciata alla Giunta Raggi: “Cosa sarebbe successo se avessi nominato un ex tesserato del Pd in Iren o una ex consulente di Ama? Siamo stati messi in croce per molto meno. Altro che dare la colpa ai giornalai…non esiste più una coscienza critica e mi sono stufato. In Parlamento c’è gente spaventata che ha paura di dire le cose. C’erano parlamentari del Movimento 5 Stelle che parlavano con me, ma poi avevano paura a farsi fare anche solo una foto insieme a me: ma se avete paura di così poco, non potete certo rappresentare un cambiamento”.
Nel corso delle conferenza c’è spazio per il caso del consigliere regionale emiliano romagnolo Andrea Defranceschi, cacciato “Perchè inviso al vassallo” dice riferito a Massimo Bugani. Per colpa dei “talebani”, in questi anni “il Movimento 5 Stelle ha perso tante persone che avrebbero potuto dare un contributo”.
C’è stato anche un problema anche di voluta mancata promozione del lavoro fatto dalla sua Amministrazione: “L’effetto Parma lo cita il Pd ma non il Movimento: da una città in default siamo passati a investire e al riconoscimento di città Unesco per la gastronomia. Tutto si fa meno che parlare della nostra esperienza, abbiamo vissuto tre anni di isolamento”.
Comunque, aggiunge Pizzarotti, “il tempo è galantuomo e vedremo come andrà a finire il Movimento. Mi spiace per gli attivisti e chiedo scusa ai parmigiani per la pazienza dimostrata quando Parma è stata attaccata e ne è stata data un’immagine non corrispondente alla realta. Noi adesso andiamo avanti, per la città non cambia nulla”.
Elezioni 2017 Parma
“Lista civica? Nessuna decisione sul futuro, nessun accordo col Pd e la storia lo dimostrerà . Oggi non c’è alcuna lista civica, dobbiamo ancora decidere se ricandidardi. Saremmo stati più contenti se ci fosse stato un chiarimento per ricandidarci col M5s. Ora da uomo libero vedrò cosa fare con i miei consiglieri. Di certo non credo nei partiti personali”.
Infatti, aggiunge, nemmeno Beppe Grillo può essere considerato un “salvatore della patria”. Avere annunciato di essere “capo politico” è stato il “fallimento” del Movimento 5 stelle. Pizzarotti esclude anche contatti politici ed elettorali con l’associazione “Parma, io ci sto” di cui fanno parte alcuni improtanti imprenditori locali.
L’inceneritore
Questione delicata perchè le prime fratture con Grillo e la Casaleggio risalgono all’avvio del termovalorizzatore nonostante le promesse elettorali. Lo conferma lo stesso Pizzarotti che ricorda: “Nel 2013 ho subito pressioni sgradevoli rispetto alla scelta di chiudere la nostra esperienza e dare dimostrazione di intransigenza sul tema dell’inceneritore mettendo così in seconda battuta la città . Io ho risposto che non potevo far fallire una città di fronte a richieste di chi non ha mai amministrato la città “.
Al momento l’uscita riguarda Pizzarotti ma non il gruppo consiliare che nei mesi scorsi si era già autosopeso in solidarietà col sindaco.
Il primo cittadino valuterà anche un ricorso legale per la richiesta danni. Sul danno arrecato all’immagine di Parma non lascia correre:”Il tema legale – dice – non mi appassiona, ma potrà essere oggetto di valutazione”.
Il primo cittadino è stato sospeso dal M5s cinque mesi fa per non avere comunicato di essere indagato nell’inchiesta sulle nomine alla guida del teatro Regio; inchiesta da cui è stato di recente prosciolto.
Nonostante ripetute richieste di chiarimento sulla sua posizione e l’incalzare sulle questioni di democrazia interna, il sindaco non ha mai avuto una risposta dai vertici pentastellati: il Direttorio ha continuamente passato la palla al garante Beppe Grillo che ha sempre taciuto.
Fino all’esclusione dall’incontro di Palermo e il nuovo regolamento che – se approvato – potrebbe prolungare la sospensione di un anno, andando così a intralciare la possibile ricandidatura nel 2017 alle elezioni comunali di Parma.
Appoggio dai consiglieri di maggioranza
“Il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle – si legge in una nota inviata poco dopo il termine della conferenza stampa e firmata dai consiglieri – esprime pieno appoggio e fiducia al Sindaco e tutta la sua Giunta. Il lavoro fatto in questi anni ha un valore che va ben al di là dei simboli. Nei prossimi giorni valuteremo serenamente l’opportunità di una nostra permanenza o uscita dal M5S. Lo faremo tutti insieme, come tutti insieme abbiamo preso la decisione che il Sindaco ha comunicato questa mattina. Siamo una squadra e continueremo ad agire come tale”.
Grillo tace
Arrivato a Roma per un incontro nel pomeriggio con Davide Casaleggio e i membri del direttorio, il leader del Movimento non risponde ai cronisti sull’addio di Pizzarotti. “Guardi che bel cielo e che bella città – dribbla – mi lasci passeggiare tranquillo, sono sempre assediato da voi giornalisti. Di buoni o cattivi tra voi non ce ne sono, siete giornalisti e punto, vi conosco da 45 anni e ne so qualcosa…. La democrazia è bella perchè si possono fare domande ma si può anche decidere di non rispondere, non trova?”.
Senatori ex 5 stelle: “Grande occasione persa”
“L’abbandono del simbolo 5 stelle da parte di Pizzarotti non fa altro che testimoniare la sua fedeltà ai valori originari del Movimento. Il sindaco di Parma non solo ha perseguito questi principi nel tempo, ma è riuscito anche a realizzarli nella concretezza di una buona amministrazione” commentano i senatori ex 5 stelle Battista, Bencini, Bignami, Casaletto, De Pietro, Molinari, Mussini, Orellana, Romani che così esprimono la propria solidarietà a Pizzarotti.
“È la parte buona del Movimento che se ne va – aggiungono – una grande perdita per un gruppo di cittadini che era nato con lo scopo di fare politica dal basso, ma che in poco tempo si è tradotto nel suo esatto contrario: un partito verticistico e opaco, eroso da un pericoloso mix di arroganza e dilettantismo, la stessa involuzione che ha portato all’espulsione o all’abbandono di chi non era d’accordo. Non avere saputo capitalizzare l’esperienza di Parma rappresenta per il Movimento una grande occasione persa e l’emblema della loro stessa presunzione”.
“Una perdita per i pentastellati ma non certo per i cittadini di Parma – chiosano i senatori ex 5 stelle – Liberate dalla zavorra di un simbolo ridotto a mero simulacro, ora le buone pratiche inaugurate dal sindaco Pizzarotti hanno una chance in piu’ per essere valorizzate in tutto il loro potenziale”.
I sindaci, da De Magistris a Nardella
Tra le reazioni anhce quella del collega Luigi De Magistris che da Napoli riflette: “Con Pizzarotti penso ci possa essere un dialogo forte così come con gli altri sindaci che hanno a cuore le sorti delle proprie comunità “.
“Prendo atto che un amministratore molto bravo, che ho sempre stimato anche in tempi non sospetti, sia andato via dal M5s. Chi ci perde e molto è il Movimento 5 stelle, non Federico Pizzarotti, che è un amministratore capace, ben voluto in città , sufficientemente autonomo da rispondere prima di tutto ai suoi cittadini” sottolinea il sindaco di Firenze Dario Nardella.
“Faccio comunque tanti auguri a Pizzarotti – conclude il primo cittadino- perche’ sono certo potra’ far bene al di la’ delle appartenenze politiche diverse”.
La decisione di lasciare il M5S è “la conseguenza di una sua azione che da tanto tempo aveva creato delle differenze” dice il sindaco di Milano Giuseppe Sala. “Conosco bene lui – ha detto Sala – ed è persona seria. Avrà fatto le sue considerazioni, ma era da parecchio tempo che il malessere c’era”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE AL BILANCIO NOMINATO DALLA RAGGI HA DICHIARATO IL FALSO NEL SUO CURRICULUM… MA LA RAGGI LO E’ O CI FA?
Prima arrivano i messaggi sui gruppi WhatsApp degli attivisti romani: «Ma da quando è che Mazzillo è dottore commercialista?».
Poi i primi tweet che rilanciano il sospetto che via via si fa certezza.
Andrea Mazzillo sarebbe diventato assessore al Bilancio forte del suo curriculum che contiene un po’ di tutto: docente a Tor Vergata, commercialista, dipendente in aspettativa di Equitalia, capo staff della sindaca Virginia Raggi.
In realtà effettuando una ricerca, come hanno già fatto in molti militanti, con nome e cognome, nell’elenco nazionale dell’Ordine, appare «Nessun iscritto trovato». O Mazzillo è uno pseudonimo, o commercialista non è.
Come non è un docente dell’Università romana di Tor Vergata, ma un semplice dottore di ricerca (all’inglese: ha un Phd).
Sia come sia, lui finora non ha mai smentito e resta, forte di quelle competenze che hanno convinto Raggi, l’«assessore di ripiego» grillino scelto per risanare i conti disastrati di Roma.
Una nomina che non è gradita da una fetta abbondante del mondo pentastellato, parlamentari e militanti, e non solo perchè qualche anno fa è stato candidato perdente del Pd romano, ma per la sua esperienza, ritenuta non così solida per affrontare la grande sfida del debito.
L’impressione di una scelta di fiducia fatta per mancanze di alternative è forte tra i 5 Stelle, anche tra consiglieri e assessori, costretti quasi per impotenza a difendere le decisioni di sindaca.
Altrettanto scetticismo, infatti, suscita il nome di Massimo Colomban, imprenditore, indipendentista veneto, già candidato a sostegno del leghista Luca Zaia, e ora in trasferta romana, per volontà della Casaleggio, per occuparsi di società partecipate. Prevista per oggi, la conferenza stampa di presentazione è slittata a un giorno ancora da definire della settimana.
Servirà a Raggi per far conoscere meglio i due nuovi compagni di giunta e magari a mettere un punto anche alle nuove polemiche su Mazzillo commercialista a sua insaputa.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa“)
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Ottobre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
DI FRONTE AGLI INTRECCI CHE EMERGONO DALLE CARTE NON SI PUO’ CONTINUARE A FARE SPALLUCCE
Paola Muraro, assessora all’ambiente del Comune di Roma, è indagata anche per abuso d’ufficio in concorso con Giovanni Fiscon, ex dg di Ama.
Per rinnovare la politica bisogna necessariamente arrivare prima della magistratura, principio che con l’ingresso del M5S in politica si è nuovamente riempito di significato, solitamente ignorato dal sistema dei partiti, ma che nel caso Muraro è stato completamente cestinato.
Una vicenda che racconto da fine luglio, accolta dal silenzio dei grillini, al netto degli insulti per gli articoli scritti e mai smentiti nel merito.
Un comportamento simile a quello assunto dai partiti quando in situazioni analoghe sono coinvolti esponenti di Pd o Forza Italia.
I fatti raccontano una vicinanza di Muraro con Nanni Fiscon, arrestato e ora a processo nell’inchiesta mafia capitale, che avrebbe contribuito alla sua assunzione.
Un dato che già era emerso. Era stato Domenico Tudini, ex ad di Ama, a raccontarmi che furono Rubrichi e Fiscon ad assumere Muraro.
Rubrichi ora è coinvolto nell’indagine sull’inceneritore di Colleferro.
Rapporti, infatti, con l’ex dg coinvolto in mafia capitale che erano al centro da settimane di domande all’assessora.
Quando le chiesi, ad agosto, mi racconti i suoi rapporti con Fiscon? Perchè era in aula con lui lo scorso aprile? Lei non rispose e andò via in auto. Eppure era tutto chiaro. Qualche settimana fa evidenziai diversi punti che rendono urgenti le dimissioni di Paola Muraro. Passa il tempo e se ne aggiungono di nuovi.
Come il caso delle mancate autorizzazioni dei rifiuti smaltiti nel ‘forno’ di Colleferro, vicenda nota anche a Paola Muraro, allora consulente di Ama così come la vicinanza al mondo e agli uomini del monopolista Manlio Cerroni.
Le domande aumentano, le ombre anche, le indagini si allargano, ma il M5S non fa una piega, non muove un dito, fa spallucce.
Come gli altri partiti, peggio, a dire il vero, considerando la novità che rappresenta l’universo grillino nel paludato quadro politico.
In una città che fa i conti con illegalità diffuse, che copre da anni una terra dei fuochi ignorata dalle precedenti giunte, testimoniata dall’inchiesta di Piazzapulita con seguito di orribile aggressione, c’è bisogno di un nuovo assessore.
E presto.
Nello Trocchia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 1st, 2016 Riccardo Fucile
IL SINDACO ANNUNCERA’ L’ABBANDONO E PREPARERA’ UNA LISTA CIVICA
Parma, cibo. Per anni, la medio piccola città provinciale di Parma, è comparsa nelle pagine dei giornali di
tutto il mondo per un solo motivo: il suo formaggio, i prosciutti e i salumi, il latte, la pasta e una lunga serie di prelibatezze alimentari tale da renderla unica.
Così buone, quelle eccellenze gastronomiche, da far passare in secondo piano la musica di Verdi o i fasti storici di Maria Luigia, moglie di Napoleone I, il Duomo, il Battistero medioevale dell’Antelami o i dipinti del Parmigianino.
Il cibo era ed è, a Parma, 220mila abitanti nel cuore dell’Emilia, una garanzia, un vanto e al tempo stesso una costante.
Ma proprio dal cibo, per la precisione dal re de latte, quel Calisto Tanzi proprietario della multinazionale Parmalat, negli ultimi 13 anni la città è entrata in una spirale di cambiamento e decadenza talmente profondo che nel 2012, per la prima volta in tutt’Italia, un comune capoluogo ha deciso di “svoltare” per sempre eleggendo come sindaco un perito informatico di banca, l’allora 39enne Federico Pizzarotti, il primo Cinque Stelle ad amministrare un importante città italiana.
A lui è stata data fiducia finchè i vertici del MoVimento che lo ha lanciato non hanno deciso di voltargli le spalle. Talmente abbandonato, Federico lo “sconosciuto”, che probabilmente sarà costretto dopo 4 anni e mezzo a lasciare per sempre il MoVimento.
PRIMA DELL’ONDATA DI M5S
Prima di raccontare l’esperienza del MoVimento Cinque Stelle a Parma e di come la guida a marchio Beppe Grillo ha amministrato e cambiato la vita dei cittadini bisogna capire il perchè migliaia di elettori, da sempre abituati ad giunte di centrosinistra o centrodestra, con ampli interessi degli imprenditori locali, ha deciso di cambiare rotta all’improvviso.
In fondo, l’esperienza di Parma anticipa di qualche anno il profondo cambiamento dell’Italia che oggi, dopo Roma, accredita il MoVimento 5 stelle come primo partito (secondo i principali sondaggi).
Negli anni 2000, sotto la guida di un esponente civico legato al centrodestra, Elvio Ubaldi, Parma ha toccato un apice di splendore.
Furono investiti migliaia di soldi nelle infrastrutture cittadine con tagli del nastro continui e si arrivò perfino a pensare di costruire una metropolitana (in una città che si attraversa in 20 minuti in bicicletta).
Soldi garantiti in parte dai fondi di società partecipate nate senza controllo. L’espansione edilizia (allora al governo c’era il ministro parmigiano Lunardi) andava pari passo con l’eccellenze imprenditoriali del territorio, tra cui appunto quelle culinarie: la Parmalat per i latticini e dolci, la Barilla per la pasta, la Parmacotto per i prosciutti e tante altre.
La squadra del Parma calcio, sponsorizzata Parmalat, vantava diverse coppe in bacheca e la città respirava un’aria internazionale. Ma la favola era destinata a fallire.
LA CADUTA DELLA CITTA’
Nel 2003, con lo scandalo Parmalat di 14 miliardi di buco di bilancio, è iniziato il declino della “piccola Parigi”.
Le pentole sono state scoperchiate una ad una fino arrivare a contare un mostruoso debito nel bilancio comunale tra i 600 e i 700 milioni di euro.
Un buco creato in parte dalla vecchia amministrazione e poi dalla nuova giunta di centrodestra, quella del sindaco Pietro Vignali, decimata dagli arresti.
Lo stesso sindaco è finito in carcere per peculato e corruzione. Un assessore rubava perfino sulle mense scolastiche.
E poi il capo dei vigili in manette per favoritismi, un aeroporto che rischia ogni mese di chiudere, il Parma calcio fallito e retrocesso nelle serie minori, la Parmacotto re del prosciutto verso il fallimento e una marea di altri casi giudiziari pendenti.
Il Comune fu commissariato. In meno di dieci anni la “petite capitale” si è trasformata in grande disastro economico-amministrativo.
I parmigiani, anche quelli della parte “sana” della città , come l’industria Barilla o la meccanica Dallara o la farmaceutica Chiesi, sono rimasti a guardare a lungo mentre la città si decomponeva. Ma poi non hanno retto e, come non si vedeva da tempo, si sono assiepati sotto ai portici del Comune per chiedere dimissioni e cambiamento. Ed ecco, nel 2012, l’opportunità di cambiare.
LA RIPARTENZA
In quel maggio l’economia italiana era più che mai al ristagno e Mario Monti, tecnico al governo, combatteva ogni giorno con i problemi dello spread.
Le elezioni di Parma sembravano scontate: dopo una giunta corrotta e fallimentare di centrodestra, chi poteva guidare la città se non la sinistra?
Fu candidato Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia, uomo del Partito Democratico. Il suo pregio era di essere l’antitesi della destra, il suo diffetto era di non essere un volto nuovo.
Cominciano a girare i programmi elettorali e la vittoria del Pd sembrava scontata. Poi, in una piazza che divenne gremita col passare delle ore, il comico ormai politico Beppe Grillo venne a Parma per tenere un discorso.
Incoronò Federico Pizzarotti, un giovane sposato con Cinzia Piastri che amava judo e teatro, di cui si sapeva pochissimo, se non che fosse parte dei Meetup, i gruppi embrionali dell’M5s. I media facevano perfino fatica a trovare una sua foto.
L’INIZIO DELL’ERA M5S IN ITALIA
Pizzarotti, a sorpresa, dopo essere andato al ballottaggio il 21 maggio con il 60,22% dei consensi fu eletto sindaco.
Per la prima volta M5s in Italia era riuscito a conquistare un comune capoluogo. Pizzarotti aveva convinto, a senitre i parmigiani, per tre ragioni: non era un politico e appariva come un cittadino onesto e trasparente; aveva promesso (allora era il “mantra” di Beppe Grillo) di bloccare l’inceneritore dei rifiuti in costruzione ed era riuscito, con un programma snello e una campagna elettorale da 6mila euro, ad accaparrarsi perfino i voti del centrodestra.
LE PROMESSE DEL PROGRAMMA
Lo chiamai personalmente poche ore dopo l’elezione e, dicendo che era pronto a governare la città , raccontò scherzando che forse ora era il caso di “prendermi l’aspettativa dal lavoro”.
Sembrava una persona qualunque catapultata sulla poltrona di primo cittadino.
Il suo programma, quello di M5s, era basato fondamentalmente sulle cinque stelle: l’impegno di spegnere l’inceneritore e risolvere il problema rifiuti (ambiente), gli investimenti su scuole e turismo (sviluppo), il taglio del debito e la riduzione dei costi della macchina comunale.
COSA HA FATTO (SECONDO IL SINDACO) E COSA NON HA FATTO (SECONDO L’OPPOSIZIONE)
Quattro anni dopo, sospeso e abbandonato dal suo garante e dai vertici del M5s (di cui parleremo poi, ndr) Pizzarotti ha mantenuto le promesse?
Gli abbiamo chiesto cosa ha realizzato fin ora, a meno di otto mesi dalle nuove elezioni amministrative.
E abbiamo chiesto a Nicola Dall’Olio del Partito Democratico, capo dell’opposizione in consiglio comunale, cosa invece secondo i suoi oppositori politici non è riuscito a realizzare.
Riduzione del debito.
M5S: Pizzarotti sostiene di avere ridotto il debito comunale (che si aggirava circa sui 600 milioni) del 45% ed aver portato Parma ad essere una città con la stabilità economica tra le più alte d’Italia
PD: Dall’Olio smentisce i dati e sostiene che in realtà , citando alcune informazioni raccolte dall’Università fino al 2014 e spiegando che il debito sarebbe stato ridotto solo del 20%. Per ridurlo “ha applicato la cura di cavallo del commissario precedente, aumentato le tasse ai massimi livelli ed effettuato pesanti tagli del personale”
Rifiuti e inceneritore
M5S: Ammettendo di non essere riuscito a bloccare l’inceneritore per vincoli contrattuali precedenti Pizzarotti sostiene di avere trasformato Parma in prima città capoluogo in Emilia Romagna ad aver raggiunto il 74% della raccolta differenziata (prima era ferma al 49%).
PD: L’opposizione conferma il passo avanti “unica nota positiva” nella differenziata che però sarebbe stata fatta con metodi che hanno provocato “forte scontento fra i cittadini. Il porta a porta spinto ha determinato anche decine e decine di microdiscariche in giro per la città . E inoltre, per raggiungere questi dati, è stato venduto il patrimonio delle azioni di Iren”
Scuole, turismo e innovazione
M5S: In quattro anni Parma è diventata “la quinta smart city d’Italia”. Il turismo è cresciuto del 22% sugli arrivi e 29% sulle presenze. Parma è inoltre tra le prime città italiane ad aver tolto tutto l’amianto dalle scuole e la prima città italiana nella storia riconosciuta come Città Creativa Unesco della Gastronomia.
PD: Secondo il capo dell’opposizione Dall’Olio i risultati “sbandierati” dovrebbero essere “ordinaria amministrazione. Pizzarotti, che ha scritto un libro dal titolo “Rivoluzione normale”, ha in realtà fatto qualcosa di molto ordinario e per nulla rivoluzionario. La sua amministrazione ha semplicemente attuato regole che chiunque avrebbe rispettato. In generale è stata una delusione: non ha presentato discontinuità rispetto al passato. Il turismo? E’ un trend regionale, non solo nostro”.
Riduzione dei costi
M5S: fra le conquiste dei 4 anni di amministrazione viene annunciata la “riduzione dei costi della macchina comunale di 10 milioni
PD: La controparte ribatte ricordando “l’aumento delle tariffe dei servizi, a cominciare dalle rette degli asili. Abbiamo fra le tariffe più alte. Sì, non hanno rubato, ma di sicuro non hanno migliorato le cose”
Più in generale, fra le conquiste enunciate da Pizzarotti e la sua giunta c’è quella della comunicazione e la trasparenza con i cittadini (vedi le dirette streaming dei consigli o gli aggiornamenti sul debito sul sito comunale), e anche la partecipazione.
Al contrario, l’opposizione critica la mancata trasparenza del sindaco (“come nel caso dell’avviso di garanzia al Teatro Regio”) e parla di una partecipazione fallimentare. “I suoi Consigli cittadini volontari non hanno funzionato, sono stati una debacle”.
IL GIUDIZIO FINALE
Il vero giudizio sulla prima amministrazione grillina in un importante città italiana lo daranno i cittadini il maggio prossimo alle urne.
L’interrogativo è se Federico Pizzarotti, il sindaco “sconosciuto”, si ripresenterà . A Parma infatti, se il progetto amministrativo di M5s continua, il progetto politico è fallito.
Il primo laboratorio o la Stalingrado grillina è stata una debacle fin dall’inzio: già due anni dopo l’elezione del sindaco il garante del movimento, Beppe Grillo e il cofondatore oggi scomparso, Gianroberto Casaleggio, sono entrati in dissenso con il sindaco negandogli ogni appoggio politico.
Il dissenso è nato per alcune posizioni lontane di Pizzarotti, che ha sempre sostenuto di voler agire con la sua testa, rispetto alle scelte di partito (vedi caso Bugani o altri in Emilia Romagna).
Ciò ha portato Parma, a differenze dell’attuale Roma o di altre città , a non contenere diverse correnti grilline ma, piuttosto, a prendere generali distanze dai vertici.
Il che, come noto, il 13 maggio 2016 ha portato alla sospensione del sindaco da parte dei vertici M5s.
Sospensione motivata dalla mancata trasparenza sulla comunicazione, da parte di Pizzarotti, di essere indagato per abuso di ufficio (caso Regio). Indagine poi archiviata il 16 settembre.
Nonostante l’archiviazione il MoVimento da oltre 100 giorni ha abbandonato Pizzarotti e M5s Parma (non invitato al raduno nazionale di Palermo) al suo destino. A Parma sono nati piccoli gruppi come “Amici di Beppe Grillo” e alcuni consiglieri comunali hanno abbandonato la casacca ma in generale l’M5s è rimasto unito.
Ora nuove regole del partito sono all’orizzonte e se confermate una sospensione potrebbe durare mesi.
Quanto basta perchè Pizzarotti arrivi alle prossime elezioni da “scomunicato”.
Ma il primo cittadino probabilmente non accetterà di subire anche quest’onta e lunedì 3 ottobre (anche se non è certo perchè starebbe pensando pure a un ricorso), probabilmente dirà il suo addio definitivo al Movimento. Per di più, a raccontare un processo fallito, ovvero quello del grillismo a Parma, anche i consiglieri M5s di Parma potrebbero fare un passo indietro.
Ai fatti, il primo grande esperimento “politico” sotto la bandiera M5s in Italia è stato una sconfitta, mentre quello amministrativo sarà giudicato a maggio dai cittadini liberi chiamati a riconfermare o meno la “persona” Pizzarotti.
Ma di sicuro non più il grillino.
(da “La Stampa“)
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Ottobre 1st, 2016 Riccardo Fucile
IL MARCIO SU ROMA: CHI COMANDA REALMENTE? CON QUALI DELEGHE? PER FARE CHE COSA?
Dal cervellotico e pirotecnico “Assessority day” grillino – come l’ha ribattezzato quel genio di Maurizio Crozza – sono infine spuntati i due nomi tanto attesi.
Proprio come aveva previsto il comico genovese (quello che fa ridere in televisione, non quello che fa piangere nei comizi).
La sdrucita giunta Raggi non la ricuciono i magistrati di grido o gli economisti di rango, che comprensibilmente si sfilano uno dopo l’altro.
La rattoppano i commercialisti, che inopinatamente si ritrovano ad osare l’inosabile: salvare Roma dalla bancarotta economica, etica e politica, e dimostrare che il Movimento Cinque Stelle, superata la prova Capitale, può persino governare il Paese
Il nuovo assessore al Bilancio – poltrona vacante ormai da un mese dopo la micidiale sequenza dei caduti sul campo Minenna-De Dominicis-Tutino – è infatti un commercialista.
Ma la sindaca non l’ha selezionato fermandolo al volo per la strada, come vagheggiava Crozza nella sua irresistibile gag.
L’ha piazzato sulla sedia più elettrica del Campidoglio prelevandolo direttamente dal Raggio Magico. E tutto sommato, questo è l’unico motivo per cui Andrea Mazzillo, oggi, va a ricoprire quell’incarico così delicato.
Per il resto, e per un’insondabile nemesi della Storia, il nuovo assessore non può fregiarsi di altri meriti riconosciuti e riconoscibili, se non quello di avere come padre il professor Luigi, stimatissimo consigliere della Corte dei conti, cui la stessa Raggi si era rivolta come “cacciatore di teste”, e che alla fine non ha potuto consigliare altri che suo figlio.
Non solo: Mazzillo incarna su di sè tutto quello che i pentastellati hanno sempre odiato di più.
È dipendente in aspettativa di Equitalia (che Grillo considera un cancro da estirpare) ed è pretendente trombato a una primaria del Pd (che Grillo considera un’associazione a delinquere).
Peccati veniali, per un “establishment” infarcito di parecchi ex qualche cosa (studi legali Previti-Sammarco, giri destrorsi Alemanno-Marra)
Lo stesso, su un piano diverso, si può dire del nuovo assessore alle Partecipate. Massimo Colomban è un imprenditore trevigiano, fondatore di un marchio noto come Permasteelisa.
Anche lui ha sbandato parecchio: prima semi-leghista a fianco di Zaia, poi semi-piddino ammaliato addirittura da Renzi («è un innovatore»).
Ma oggi dalla sua non ha altro che un “atout”: l’amicizia con Gianroberto Casaleggio. Ma tanto basta, e ovviamente avanza, per farsi largo in un Movimento dilaniato dalle guerricciole di potere tra centro e periferia e affamato di “quadri” politicamente spendibili per il governo.
Il dramma che si sta consumando a Roma non è solo e non è tanto la qualità delle classe dirigente che i grillini riescono a mettere in campo.
Le giunte precedenti, rossoverdi o nerazzurre che fossero, alla fine non si sono dimostrate molto migliori, se ci hanno regalato Mafia Capitale e hanno lasciato la città sommersa dai rifiuti, ammorbata da Parentopoli e Affittopoli e con un debito monstre da 13 miliardi.
Quella che non si può più reggere è la totale assenza di strategie in politica e di regole nella governance.
Un tema che interroga nel profondo il Movimento, e che non si esaurisce solo nel fallimento del test romano.
Chi comanda? Con quali deleghe? Per fare che cosa?
A queste domande non c’è risposta. Nè a Roma nè altrove.
Tutto si risolve nella “ridiscesa in campo” del Beppe nazionale, che a Palermo si riprende a colpi di altri Vaffa le cinque stelle impazzite e spente (prima che le inghiottano i buchi neri del caos).
Tutto si confonde nella nebulosa roussouiana della Casaleggio & Associati, dove il figlio Davide sovrintende, “in nome del padre”, non si sa bene a chi e non si sa bene a cosa («lei è una figura che ci interessa per il compito di assessore – si sono sentiti dire diversi candidati in queste settimane – ma dobbiamo sottoporre il suo profilo anche a Milano…»).
Tutto si consuma negli alti e bassi del “borsino” quotidiano interno ed esterno al direttorio (i giorni pari sale Di Battista e scende Di Maio, i giorni dispari volano le quotazioni di Lombardi e crollano quelle di Ruocco).
L’autodafè che brucia a Roma, questo gigantesco falò delle velleità , è un caso troppo grave. Lo è in chiave locale.
Perchè la città è allo stremo, mentre Raggi balla sotto il vulcano alla faccia degli odiati giornalisti e ripete che è tutto bello, bellissimo.
Perchè dopo 100 giorni la giunta ha varato 39 delibere di cui 23 hanno riguardato solo nomine.
Perchè un’altra “stella” dovrà prima o poi cadere, quella di Paola Muraro, indagata ormai anche per gli scandali dell’Ama legati agli affari di Buzzi e Carminati (ma ancora non c’è una “regola” generale, che valga erga omnes su tutti gli amministratori indagati, cioè allo stesso modo per lei e per l’esecrato Pizzarotti).
Perchè i romani continuano a versare 200 milioni l’anno di addizionale Irpef nel pozzo senza fondo del deficit capitolino, mentre Ama e Atac vanno in malora, con 1,6 miliardi di costo a bilancio a fronte di un debito cumulato di 2,8 miliardi
Ma l’incendio è grave soprattutto su scala nazionale.
Riverbera i suoi effetti sul futuro politico del Paese. Sugli esiti del referendum. Sul destino dell’Italicum e su quello dell’Italia.
Conferma, purtroppo plasticamente, il deficit politico, strutturale e culturale, di un “non partito” che proprio per custodire il mito della sua ineguagliabile purezza e della sua irriducibile diversità , non sa “farsi Stato”.
E continua, nonostante tutto, a concepirsi come “setta”.
Una setta dove salta il principio della delega e della rappresentanza, perchè a decidere è un capo (uno non vale più uno, se c’è uno che vale tutti) o è una società di consulenza aziendale e comunicazione (che vaglia i curricula, e boccia e promuove secondo criteri insondabili).
Così, in nome della democrazia, si nega la democrazia.
Massimo Giannini
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 1st, 2016 Riccardo Fucile
ALLORA CAMBI LO STATUTO FARLOCCO CHE VIETA INCARICHI NEL M5S A CHI E’ STATO CANDIDATO IN ALTRI PARTITI… MAZZILLO NEL PD E COLOMBAN CON PIONATI SAREBBERO OUT
Beppe Grillo si schiera a fianco di Andrea Mazzillo, nuovo assessore al Bilancio della giunta Raggi con un passato nelle fila del Pd: “Non sarà mica un reato, anch’io ho avuto la tessera del Pd, non ve lo ricordate? La presi ad Arzachena” ha risposto ai cronisti che gli chiedevano commenti sulla nomina
Andrea Mazzillo ha 42 anni, ed è coordinatore dello staff di Raggi. E’ stato il “mandatario” di Virginia, ruolo in cui ha sovrinteso alla raccola di fondi per campagna elettorale della sindaca tramite bonifico, carta di credito o pay-pal.
Prima di militare nel movimento 5 stelle, era stato candidato anche alle primarie per la segreteria regionale del Pd, a sostegno di Nicola Zingaretti nel collegio 16, per la lista “Con Veltroni, ambiente, innovazione, lavoro per Zingaretti”.
In passato è stato inserito nel centrosinistra di Ostia, e fino al 2007 è stato vicino ad Alessandro Onorato, poi diventato coordinatore del movimento di Alfio Marchini.
Si era candidato anche con Lista civica per Veltroni a Ostia, nell’allora XIII Municipio (oggi è il X), ed era risultato primo dei non eletti per poi essere nominato coordinatore municipale della lista.
Lo stesso dicasi per Colomban, vicino prima al Pd, poi a Zaia e candidato nel centrodestra con Pionati.
Quindi, con buona pace di Grillo, il problema non è la tessera di un altro partito, ma la candidatura sotto le insegne di un altro partito, altra cosa.
Eventualità espressamente vietata dal “non Statuto” voluto da Grillo stesso, tanto è vero che a Mazzillo fu impedito di candidarsi ad Ostia nel M5S dai dirigenti romani dei Cinquestelle proprio per i suoi precedenti.
Salvo poi ritrovarselo a capo dello staff della Raggi a 88.000 euro l’anno e ora pure assessore all’Economia del Campidoglio.
(da agenzie)
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