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IL CASO DEL SINDACO M5S DI MIRA A PROCESSO: “IL CRITERIO PER LE ESPULSIONI E’ LA FEDELTA’ A GRILLO”

Maggio 17th, 2016 Riccardo Fucile

E’ STATO RINVIATO A GIUDIZIO   DUE ANNI FA MA NON E’ MAI STATO SOSPESO

Dopo Federico Pizzarotti e Filippo Nogarin, un terzo sindaco M5s finisce al centro delle polemiche.
Alvise Maniero, il primo cittadino 5 stelle di Mira (Venezia), è a processo per lesioni colpose per l’incidente avvenuto a un ragazzo nel 2012 che si era arrampicato sul tetto della piscina comunale in ristrutturazione.
A ritirare fuori il caso è stato il Partito democratico, che ora attacca i grillini di usare due pesi e due misure a seconda dei proprio amministratori.
Pizzarotti è stato sospeso dal M5s con l’accusa di aver tenuto nascosto per quasi 3 mesi l’avviso di garanzia per abuso d’ufficio nell’inchiesta che riguarda le nomine del teatro cittadino.
Al tempo stesso il primo cittadino di Livorno Nogarin, indagato per bancarotta pre-fallimentare nella vicenda della gestione del’azienda rifiuti Aamps, è ancora nel Movimento in attesa di vedere le evoluzioni della storia.
Secondo i grillini si tratta di due casi diversi, perchè a Parma il primo cittadino “non è stato trasparente” con i suoi e con il M5s.
Una versione contro cui si schierano i democratici: “Gratta gratta e scopri”, ha detto la deputata Silvia Fregolent (Pd), “che nel M5s non solo la quantità  di indagati sfiora lo stesso numero dei comuni amministrati, ma che soprattutto le regole non esistono. O, meglio, che il criterio utilizzato dallo ‘staff di Beppe Grillo’ è esclusivamente quello della fedeltà  al comico autonominatosi anche ‘Responsabile per le espulsioni”.
La vicenda giudiziaria che coinvolge il sindaco ‘grillino’ di Mira trae origine da un incidente avvenuto la sera del 20 luglio 2012, quando un ragazzo che si era arrampicato sul tetto della piscina comunale, chiusa per ristrutturazione, precipitò per il cedimento di un lucernario.
Riportò lesioni che l’hanno reso tetraplegico e bisognoso di cure quotidiane.
Per quell’episodio vennero indagati per lesioni colpose oltre al Maniero — uno dei primi 4 sindaci del Movimento 5 Stelle, eletti nel 2012 — altre sei persone: due dirigenti comunali, il gestore della piscina, e tre tecnici.
A conclusione delle indagini, nel 2014, la Procura di Venezia aveva chiesto l’archiviazione, ritenendo che la colpa della caduta fosse da addebitare al ragazzo, entrato in un cantiere vietato ai non addetti ai lavori.
Ma i familiari si opposero, e il gip ordinò la formulazione del capo d’imputazione, ravvisando carenze nella sicurezza.
Maniero e gli altri sei vennero quindi rinviati a giudizio, per lesioni colpose aggravate dal mancato rispetto delle regole antinfortunistiche.
Il processo ha avuto inizio nel gennaio 2015, ed è tuttora in corso.
I legali della famiglia del giovane rimasto paralizzato hanno chiesto un risarcimento danni di circa 12 milioni di euro.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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FINANCIAL TIMES: “GRILLO, UNA ZAVORRA PER I CINQUESTELLE”

Maggio 17th, 2016 Riccardo Fucile

DURISSIMO COMMENTO DEL GIORNALE DELLA CITY SUL PARAGONE   TRA IL   SINDACO DI LONDRA E UN TERRORISTA

“E se Beppe Grillo si stesse trasformando nella zavorra del Movimento 5 Stelle?”.
Se lo chiede in Financial Times in un articolo del commentatore di affari europei Tony Barber, che arriva a corollario della numerose reazioni negative da parte della stampa britannica sull’uscita del leader del movimento sul neo eletto sindaco di Londra, Sadiq Khan.
A lui sabato sera – davanti al pubblico di 2500 persone accorse a vedere il suo show al Gran Teatro Geox di Padova – il comico aveva dedicato l’unica battutaccia politica dello spettacolo.
Commentando la straordinarietà  dell’elezione del primo sindaco musulmano ingese (definito a torto “bangladesciano” nonostante Khan sia nato in Gran Bretagna da genitori pachistani) dimostrazione, secondo Grillo, che non si deve smettere mai di sognare, aveva concluso: “voglio poi vedere quando si fa saltare in aria a Westminster…”.
Una battutaccia che non era sfuggita alla stampa britannica, secondo cui paragonare Sadiq Khan a un terrorista è una caduta così grave da poter creare problemi alla candidata del M5s nella corsa a sindaco di Roma e al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio “a caccia di credibilità  internazionale”. E anche al suo alleato a Strasburgo   Nigel Farage, leader del partito anti-europeo britannico Ukip.
L’editoriale di Barber sul Ft, rincara la dose: non solo attaccando le qualità  artistiche di Grillo “che a 67 anni sembra un uomo stanco della vita pubblica e sempre più fuori dal mondo. Un comico che sembra aver perso il suo istinto del comico”.
Ma anche sottolineando come la sua esuberanza getti un ombra “sugli sforzi dei giovani attivisti 5 stelle che cercano di trasformare il movimento in un partito più maturo, saggio ed elettoralmente credibile”
Una zavorra insomma: che rischia di affondare il movimento.
Barber nota infatti che “fino ad ora il Movimento si era astenuto da scherzi fatui e insulti razzisti, tipici invece dei partiti populisti di destra”.
L’incidente di Padova potrebbe ora cambiare tutto, secondo il quotidiano inglese. Mettendo in crisi chi, nel movimento “sta lottando per trovare un messaggio politico più ampio che raggiunga un elettorato ancora in deciso”.
La sfida delle comunali del 5 giugno in questo senso è importantissima, visto che il secondo partito italiano è a pochi punti dal Pd di Renzi.
Intanto arrivano le prime reazioni anche dal Labour britannico: se infatti fino ad ora l’ufficio del sindaco di Londra non aveva voluto commentare la “battuta” di Grillo, oggi a parlare è Ivana Bartoletti,unica italiana nella lista di Sadiq Khan.
“Una frase del genere – ha detto- non dovrebbe avere diritto di cittadinanza nel mondo in cui viviamo e mi auguro che i membri del movimento, alcuni dei quali aspirano a ruoli di guida nelle città , se ne dissocino al più presto”.

(da “La Repubblica”)

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“IL REGOLAMENTO DEL M5S E’ NULLO”: IL DOSSIER DI PIZZAROTTI CONTRO DI MAIO

Maggio 17th, 2016 Riccardo Fucile

IL SINDACO PREPARA LA CAUSA: “NORME AD PERSONAM, DIRETTORIO IPOCRITA, SOSPENSIONE ILLECITA”

Federico Pizzarotti sta preparando una sorpresa al direttorio del Movimento cinque stelle, in particolare a colui che considera il responsabile del suo siluramento nascosto dietro mail anonima, Luigi Di Maio.
Esiste un dossier che il sindaco di Parma sta compilando con acribìa, giorno dopo giorno, e al quale abbiamo potuto dare uno sguardo.
Il primo elemento che salta agli occhi è che – se ci sarà  espulsione – Pizzarotti farà  causa; anche se in tarda mattinata si limita a dire «noi ci teniamo tutte le porte aperte, anche questa» (pur senza chiudere a un’improbabile riappacificazione, «però dipende da loro»). Tutti i documenti che sono raccolti nel dossier – consulenze legali, atti giudiziari, verbali di riunioni politiche, sms e whatsapp «di cui ho mostrato solo una piccola parte» – hanno un background giuridico che dichiara apertamente quale sia la strada: Pizzarotti fa politica ma, in questo grillino fino in fondo, anzi, memore della lezione di Gianroberto Casaleggio, la fa con uno studio legale dietro.
Si tratta di uno studio assai apprezzato di Bologna, l’avvocato che lo sta assistendo è Elisa Lupi.
Il punto chiave è questo: quand’anche esistesse una regola violata da Pizzarotti (in realtà  non esiste, obietta lui; e il testo del regolamento del non Statuto M5S gli dà  ragione, su questo), «non può ritenersi conforme ai principi costituzionali – scrivono gli avvocati – la regola che preveda, sia pure all’interno di un’associazione non riconosciuta, che taluno degli iscritti possa subire conseguenze pregiudizievoli nel caso in cui abbia omesso di comunicare di propria sponte, ovvero a semplice richiesta degli organi sociali, determinati dati giudiziari che lo riguardano, in quanto trattasi di illecita (sottolineato) ingerenza negli altrui diritti costituzionali alla difesa e alla riservatezza».
La traduzione è chiara: il regolamento che Pizzarotti avrebbe violato, anche se esistesse una regola, è «giuridicamente nullo», è un testo che non esiste dal punto di vista di un’eventuale controversia; perchè palesemente anticostituzionale.
Si profila un’obiezione legale simile a quella che potrebbe esser fatta sul contratto che la Casaleggio, come rivelò «La Stampa», fece firmare ai candidati romani, a partire da Virginia Raggi: quel contratto, al di là  di tutte le considerazioni di natura politica, è di sostenibilità  giuridica molto dubbia.
Forte di questa certezza Pizzarotti si prepara a fare causa; ma prima darà  battaglia politica.
«I parlamentari devono esser loro a venire a Parma», attacca. La richiesta dello streaming ha un fine: dare dei «bugiardi» in diretta web a quelli del direttorio, non in maniera emotiva, ma su testi giuridici e documenti. L’accusa che verrà  mossa da Pizzarotti è questa: «Non esistono le regole con cui Di Maio mi fa fuori, e oltretutto, quelle che vengono genericamente citate, la “trasparenza”, sono regole ad personam».
A Parma tutti ritengono che l’indagine sulle nomine al Regio difficilmente approderà  a un rinvio a giudizio. Che il sindaco debba andare avanti.
Lui, è quasi certo, si ricandiderà : il che spalanca una voragine per il M5S in Emilia, una sua terra fondativa. Nel frattempo Pizzarotti parla, va in tv, dialoga coi tg; sta rivoltando il grillismo contro i figlioletti di Grillo. «Mal consigliato da questi ragazzini», dice Pizzarotti riferendosi a quelli del direttorio.
Anche contraddittori, perchè Di Battista «sostiene che hanno deciso tutti insieme, e Di Maio dice invece che ha deciso Davide».
Nel dossier Pizzarotti evoca ovviamente il punto del regolamento che gli dà  ragione, l’articolo 4, commi a, b, c. Non è mai menzionata la questione degli avvisi di garanzia.
Ci racconta un’ottima fonte che il sindaco ha tenuto un diario – in questo alla andreottiana – in cui sono annotate tutte le cose che Di Maio gli ha detto e non detto nel tempo: comprese le mancate risposte.
Il direttorio ora ha due vie, dolorose: concedere lo streaming, o negarlo.
Nel primo caso è l’Armageddon, anche perchè molti parlamentari sono inferociti, nelle chat interne, per quello che è stato fatto al sindaco; nel secondo la dimostrazione che la trasparenza è un’ipocrisia a uso e consumo della fazione vincente.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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SINDACI M5S SI SCHIERANO CON PIZZAROTTI

Maggio 16th, 2016 Riccardo Fucile

CHAT INTERNA TRA I SINDACI DEI COMUNI GUIDATI DAI PENTASTELLATI: TUTTI CHIEDONO UN CONFRONTO PARMA-ROMA

“Quanti no comment ha ricevuto?”. L’imbarazzo per il caso Pizzarotti è palpabile fra i sindaci a 5 stelle.
A meno sei giorni dalla possibile espulsione del sindaco eretico, quello sospeso per la mancanza di trasparenza dopo essere stato indagato per la vicenda del Teatro Regio, la maggior parte dei cittadini pentastellati si trincea dietro ai no comment e chiede una sola cosa al direttorio: “Confronto”.
Non è detto che vada fatto in streaming, come vorrebbe Pizzarotti, ma il direttorio M5s “deve chiarirsi” (e viceversa) con il primo cittadino perchè “chi ne soffre in questa vicenda è il MoVimento. E fra un mese ci sono le elezioni” è il sunto del loro ragionamento.
Anche loro hanno provato a trovare una quadra sulla questione.
Dopo la sospensione di Pizzarotti infatti buona parte degli amministratori locali si sono confrontati fra loro via web.
Un fitto scambio di messaggi per tenere una posizione unita dopo lo scontro fra vertici e Parma. Di unito però fra i 16 titolari dei Comuni a M5s, eletti in questi ultimi quattro anni, c’è ben poco.
Gli espulsi, Marco Fabbri di Comacchio e Rosa Capuozzo di Quarto (ai quali va aggiunto Domenico Messinese di Gela), hanno già  fatto sapere tutto il loro disappunto.
La Capuozzo non ci va morbida e parla di due pesi e due misure, dove l’M5s “pensa al nazionale e non ha interesse a governare i territori, abbandona i sindaci a loro stessi”.
In difesa di Pizzarotti era già  intervenuto anche il sindaco di Pomezia Fabio Fucci, quello che ha raccontato di essere stato indagato (e poi archiviato) ma di non aver dato alcuna comunicazione al direttorio.
A ruota lo segue anche Antonio Cozzolino, primo cittadino di Civitavecchia, che sostiene che il parmigiano debba “restare. Questa vicenda ci danneggerà  se non la chiudiamo prima del voto amministrativo” racconta a Repubblica.
“Non mi schiero, non mi faccia commentare” attacca al telefono con Huffpost Roberto Castiglion, sindaco grillino di Sarego.
“La situazione non è bella, io mi auguro solo che venga risolta. Non c’è la verità  in tasca, l’unica cosa che vorrei è un confronto fra le parti” chiosa prima di riattaccare.
Il sardo Mario Puddu, sindaco di Assemini, sembra fargli eco. “Tra noi sindaci c’è molta solidarietà , condivisione. Io da che parte sto? Quella dell’M5s. Guardi, sono dispiaciuto e addolorato per Federico, che stimo e apprezzo moltissimo per come ha amministrato Parma. Ma io glielo avevo detto di non abboccare sempre al gioco dei media, di non mettersi sempre contro lo staff. Sapevo delle incomprensioni. Io e lui siamo diversi, io con lo staff non ho mai avuto problemi. E poi…anonime…quelle mail non sono, Federico lo sa. Mi chiede se lui dovrebbe rimanere? Sì. Ma io mi chiedo, lui davvero ci vuole rimanere? Si è percepito in questi anni il suo amore per M5s?”. Anche Puddu auspica “un confronto” e sostiene che la sospensione sia “inopportuna come tempistica, ma coerente alle regole”.
Se l’altro sindaco indagato, Filippo Nogarin di Livorno, si è già  schierato apertamente sui social con Di Maio e direttorio, c’è chi invece preferisce non sbilanciarsi affatto, come il sindaco di Ragusa Federico Piccitto che dalla sua segreteria fa sapere di non voler rilasciare dichiarazioni.
Tra telefoni che squillano a vuoto e irreperibilità  (vedi i sindaci di Venaria, Porto Torres, Mira, Pietraperzia, Montelabbate e Bagheria) c’è chi come Maria Concetta Di Pietro, sindaco grillino di Augusta, dice apertamente “io sto con Luigi (Di Maio, ndr)”. All’Huffpost anche lei, che conferma una comunicazione interna fra i sindaci, sottolinea la necessità  di “un confronto, un chiarimento.

(da “Huffingtonpost”)

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M5S, SALTA L’ASSEMBLEA DEI DEPUTATI: GRUPPI IN SUBBUGLIO SUL CASO PIZZAROTTI

Maggio 16th, 2016 Riccardo Fucile

UNA PARTE DEL GRUPPO PARLAMENTARE CONTRO I VERTICI

Lo scontro tra una parte della base parlamentare e i vertici è sempre più duro.
Il Movimento 5 Stelle mai come in questo periodo, in cui è lanciato alla possibile conquista di alcune città  importanti, è in preda a turbolenze.
Una pattuglia di eletti, specialmente a Montecitorio, aveva chiesto un’assemblea, dei soli deputati o congiunta con i senatori, per discutere dell’ormai epurazione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti.
Epurazione maldigerita da molti parlamentari nonchè dagli attivisti. Ma la riunione alla Camera, che solitamente si tiene il martedì sera, questa settimana non ci sarà , soprattutto perchè il Direttorio potrebbe finire sul banco degli imputati.
E in particolare Luigi Di Maio, leader in pectore, con delega agli Enti locali, colui che in pratica era stato contattato dal primo cittadino di Parma ma gli sms non hanno mai ricevuto risposta.
Lo stesso Pizzarotti aveva chiesto di prender parte a una riunione dei parlamentari, possibilmente da trasmettere in streaming per coinvolgere anche la base grillina, ma a questo punto è evidente che il confronto non ci sarà : “Come al solito – dice il sindaco all’Adnkronos – non sono io che mi sottraggo al dialogo”.
I malumori rimbalzano tuttavia nelle pagine Facebook oltrechè tra Montecitorio e Palazzo Madama.
La senatrice pizzarottiana Elisa Bulgarelli ormai esce allo scoperto e attacca.
Sui social parla di una “mutazione genetica da movimento a partito, forse peggio: da movimento a partito padronale col partito che viene passato da padre a figlio”.
È in quest’ultimo concetto, che Bulgarelli a nome anche di altri colleghi mette in chiaro, la chiave di tutto il malcontento grillino.
Da quando è morto Gianroberto Casaleggio molti parlamentari chiedono una riunione per essere informati sui nuovi assetti, quindi sulla nuova piattaforma Rousseau e sul ruolo di Casaleggio jr.
Alcuni deputati e senatori lo chiamano “l’invisibile”, perchè c’è ma non si fa vedere. Che non ami apparire è ormai un fatto noto, ma dietro a ogni decisione, compresa la cacciata di Pizzarotti, c’è lui: Davide Casaleggio.
Per questo l’erede non è soltanto colui che “gestisce la piattaforma informatica” ma è molto di più.
Da lui dipendono epurazioni e nomine. Ovviamente prese di concerto con Beppe Grillo che, da quando Gianroberto non c’è più, è venuto meno al suo “passo di lato” e si occupa – come promesso qualche settimana prima della morte all’amico cofondatore del Movimento durante una riunione a Milano – un po’ di più della loro creatura e delle decisioni politiche, che a volte bypassano lo stesso Direttorio.
Come ad esempio la decisione presa da Casaleggio jr senza informare nessuno di nominare due fedelissimi ai vertici della neonata Associazione Rousseau.
Si tratta dell’europarlamentare veneto Davide Borrelli e del candidato sindaco di Bologna, nemico di Pizzarotti, Max Bugani.
Non fanno parte dell’Associazione invece i cinque del Direttorio, rimasti anzi sorpresi dai due ingressi.
Segno che il cuore del Movimento rimane a Milano. Anzi, si può dire che viaggi sulla linea telefonica Milano-Genova, quindi Casaleggio jr-Beppe Grillo.
Sulla questione Pizzarotti, per esempio, Grillo e Davide Casaleggio hanno consultato Di Maio, Di Battista e Fico, i tre del Direttorio che hanno un ruolo più da protagonisti (Sibilia e Ruocco sono più defilati).
Il primo ha mostrato qualche dubbio, avrebbe preso tempo per evitare spaccature, che poi si sono verificate, in piena campagna elettorale.
Fico invece, il più ortodosso del Direttorio, non aveva dubbi sull’utilizzo della linea dura. Alla fine, scavalcate le remore di Di Maio, il sigillo lo hanno messo, anche questa volta, Grillo e Casaleggio con buona pace del Direttorio.
Al Direttorio però tocca affrontare i gruppi parlamentari in subbuglio.
In subbuglio soprattutto perchè molti singoli deputati e senatori non vedono valorizzato il loro lavoro quotidiano, mentre aumenta il protagonismo in tv di Di Maio e Di Battista in particolare.
“Vanno sempre nelle trasmissioni televisive ma non si preoccupano di informare noi deputati di ciò che succede e delle decisioni che vengono prese”, dice in sostanza più di qualcuno che vede ormai come un lontano ricordo la vecchia regola dell’uno vale uno.

(da “Huffingtonpost”)

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GIORNALI INGLESI INDIGNATI PER LA SQUALLIDA BATTUTA DI GRILLO SUL SINDACO DI LONDRA

Maggio 16th, 2016 Riccardo Fucile

“PARAGONARE KHAN A UN TERRORISTA POTREBBE COSTARE CARO AL M5S IN CERCA DI CREDIBILITA’ INTERNAZIONALE”

La squallida battutaccia di Beppe Grillo sul nuovo sindaco musulmano della capitale britannica finisce su tutti i più importanti giornali inglesi.
“Grillo provoca scandalo con una spiritosaggine sul sindaco di Londra Khan terrorista”, titola il Financial Times.
“Beppe Grillo causa sdegno con uno scherzo sul sindaco di Londra Sadiq Khan terrorista”, scrive il Daily Telegraph.
“Beppe Grillo provoca indignazione con una battuta su Sadiq Khan bombarolo”, è il titolo del Guardian.
Commenti quasi identici, dunque, per il quotidiano finanziario, per una testata filo conservatrice e per un giornale di sinistra.
Tutti notano che il leader del Movimento 5 Stelle aveva inizialmente parlato in termini positivi della vittoria di Khan nelle elezioni per sindaco di Londra, pur sbagliando, osserva la stampa londinese, a definirlo “un bengalese”, quando invece è un cittadino britannico di origine pakistana (dove sono nati i genitori – mentre lui è nato in Inghilterra).
Ma poi i tre quotidiani riferiscono le reazioni critiche del mondo politico italiano per una battuta giudicata offensiva e inappropriata (“voglio vedere quando si farà  saltare in aria a Westminster”), riferendo le accuse di “razzismo” rivolte a Grillo da vari esponenti del Partito Democratico.
Il Telegraph scrive che la polemica potrebbe danneggiare le chances della candidata del M5s nelle elezioni per diventare sindaca di Roma.
Il Financial Times ha interpellato in proposito l’ufficio del neo-sindaco Khan, ma un portavoce ha preferito non fare commenti.
Il quotidiano della City nota che l’incidente potrebbe creare problemi a Nigel Farage, il leader dell’Ukip, il partito anti-europeo britannico, che ha stretto un’alleanza con il M5S al parlamento di Strasburgo ed è “relativamente vicino a Grillo”.
Tutti e tre i quotidiani di Londra osservano inoltre che l’episodio può creare un ostacolo per la nuova generazione di leader del M5s, “come il 29enne Luigi Di Maio che sta cercando di conquistare credibilità  internazionale”, scrive il Ft.

(da agenzie)

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ECCO LO STAFF CHE HA SOSPESO PIZZAROTTI: GLI STRATEGHI DI CASALEGGIO JR

Maggio 15th, 2016 Riccardo Fucile

LO STAFF CHE COADIUVA GRILLO E’ COMPOSTO DA ESPERTI DI SOCIAL E COMUNICAZIONE

«Gentilissimo anonimo staff» lo chiama Federico Pizzarotti.
E se i dubbi, veri o presunti, sull’identità  dei più stretti collaboratori di Beppe Grillo li coltiva il sindaco di Parma, che pure il Movimento 5 Stelle lo conosce fin dalla nascita, malgrado nel tempo abbia intrapreso una strada divergente dai vertici, figurarsi gli altri.
Ma la risposta è un passaggio ineludibile se non ci si vuol accontentare della semplicistica sovrapposizione Casaleggio Associati-M5S.
Il confine, sia chiaro, talvolta è davvero sottile. Certi nomi, infatti, ritornano di qua e di là . «È inevitabile» sostiene chi ricorda la genesi del Movimento, frutto certo della fantasia e del carisma di Grillo ma anche e soprattutto delle idee del «guru» Gianroberto. Che anche nell’avventura politica si affidava, come ora fa il figlio Davide raccogliendone il testimone, ad un gruppo ristretto di suoi collaboratori di totale fiducia, rodati e ciascuno con una particolare predisposizione.
I nomi
Tre-quattro figure, non di più, su un organico della società  che supera le dieci unità  (peraltro, con un forte turn over).
Si potrebbe dire, ricorrendo ad una metafora calcistica, che la Casaleggio Associati funge da squadra Primavera (o da serbatoio, se si preferisce, ma qualcuno l’ha definita «struttura Delta») per il Movimento.
E allora, chi scrive le mail come quella che ha tanto fatto infuriare Pizzarotti? Impossibile risalire alle impronte digitali del singolo messaggio.
Di certo, lo «staff» vede schierati, a vario titolo, naturalmente sotto la regia dei vertici politici, Pietro Dettori, Marcello Accanto, Biagio Simonetta, Mario Bucchich, Maurizio Benzi, su su fino a Davide Casaleggio.
Tra chi conosce gli arcana misteri dal di dentro c’è chi dà  per certo che molti messaggi di espulsione degli ultimi due anni portavano la «firma» proprio del figlio del fondatore.
Dettori, invece, è il Pietro che Beppe Grillo nel gennaio 2013 nel post di annuncio di avvio dello «Tsunami tour» indicava come suo braccio destro (addetto ai social) in compagnia di Walter (Vezzoli, alla guida del camper).
Proprio come esperto della comunicazione informatica, oltre a gestire gli account twitter del comico genovese, qualche volta in passato ha pubblicato, in veste quasi di ghost writer, post a suo nome.
Il reclutamento
Bucchich, tra i fondatori della Casaleggio Associati, ha la supervisione della comunicazione via social del Movimento.
Lo stesso Accanto mette al servizio della causa politica la sua esperienza come social media manager.
Sui contenuti, invece, è valorizzata la professionalità  di Simonetta, giornalista con una particolare sensibilità  per la comunicazione veicolata attraverso i cosiddetti new media.
Frutto di un singolare mix tra politica e marketing è Benzi, autore del freschissimo volume (è uscito due giorni fa) «Casaleggio Gianroberto, il suo pensiero in aforismi». Tra i fondatori dei meet up, il nucleo fondante del Movimento, è stato anche candidato, non eletto, alle Politiche del 2013. Fin qui lo staff più o meno ufficiale (le smentite sono sempre possibili, proprio in virtù del profilo anonimo scelto nelle comunicazioni interne).
Al quale si possono aggiungere altre figure. Quali? E da chi selezionate?
La risposta certa non c’è, ma in questi giorni sul sito della Casaleggio si legge di una offerta di lavoro per «web content manager» che tra i requisiti richiesti, accanto a quelli più specifici, richiede «conoscenza dell’attualità  politica italiana ed estera». Immaginare che possano essere arruolati dal M5S, forse, non è una semplice supposizione.

Cesare Zapperi
(da “La Stampa”)

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PIZZAROTTI PENSA ALLA CONVENTION: “NUOVO MOVIMENTO CON I DISSIDENTI”

Maggio 15th, 2016 Riccardo Fucile

I GIORNI DELL’ATTACCO QUANDO L’ADDIO SI SARA’ CONSUMATO… MA STAVOLTA I VERTICI NON HANNO A CHE FARE CON UNO SPROVVEDUTO

Un incontro a Parma come quello del dicembre 2014, cui erano accorsi molti dei parlamentari che poi – per un motivo o per l’altro – sono usciti dal Movimento 5 Stelle. Una chiamata per tutti quelli che non ci stanno a regole non scritte e cangianti a seconda dei casi, a decisioni che arrivano improvvise con mail anonime, a un Movimento che rifiuta la fatica del governare in nome di principi assoluti da scagliare contro chi dissente quando viene il momento.
Potrebbe essere questa la carta che Federico Pizzarotti deciderà  di giocarsi una volta che il lungo addio si sarà  consumato. Non adesso. Non alla vigilia delle amministrative, per non dar ragione a chi già  ora parla di una sua volontà  di boicottare il successo dei 5 stelle alle urne.
I prossimi giorni sono dedicati all’autodifesa. Quelli dell’attacco arriveranno quando la cacciata sarà  consumata.
Quando le urne saranno chiuse e il risultato definitivo. A quel punto si tireranno le somme di numeri impazziti: la metà  dei commenti sul blog che protesta per la sua sospensione (mai successo per gli altri epurati).
Le centinaia di messaggi che gli intasano telefonino e casella di posta. I parlamentari, più del previsto, che nelle chat interne esprimono tutto il loro dissenso: «Siamo dei coglioni…», «Contenti voi», «Davvero non comprendo», con Alessandro Di Battista che – unico del direttorio a intervenire – difende la scelta fatta. E instilla dubbi sulla buona fede del sindaco.
Mentre una deputata scrive sulla bacheca Facebook di chi aveva immaginato il giorno in cui «un minipost caccerà  il presidente del Consiglio per non aver risposto come si deve a una mail dello staff»: «Grazie per la risata, ma lo farebbero seriamente!».
L’incontro potrebbe avvenire in estate e preparare mosse che solo a una prima occhiata sembrano locali: Pizzarotti ha molta voglia di ricandidarsi alla guida di Parma, ma nessuna di consegnarsi al Pd e di essere tacciato di tradimento.
Quel che potrebbe fare è una lista civica con tutti quelli che in queste ore gli sono rimasti accanto.
Da lì, se arrivasse la vittoria, potrebbe partire un Movimento libero da post e-mail anonime. E consumarsi una vera scissione, non l’emorragia silenziosa degli ultimi tre anni. È
una scommessa ancora tutta da giocare. Non sarà  facile, con l’M5S guidato dal premier in pectore Luigi Di Maio così forte nei sondaggi.
Ma tutto – a Parma e dintorni – si muove in questa direzione.
I consiglieri hanno fatto ieri un selfie che li mostra insieme al sindaco: rispondono alla richiesta di conta della maggioranza da parte dell’opposizione, ma – indirettamente – replicano soprattutto alle voci secondo cui gli emissari del grande nemico interno, il candidato sindaco di Bologna Max Bugani, avrebbe fatto pressioni per far cadere la giunta.
L’espulsione è a un passo, il sindaco ne è consapevole. Non vuole però far nulla che lo lasci sulla sponda di quelli di cui si può dire: se l’è cercata.
«Gli altri fuoriusciti – è il ragionamento che si fa tra i suoi- sono andati allo scontro frontale, sconfessando il Movimento e molti dei suoi principi. Noi agiremo diversamente. Lo dobbiamo a chi ci ha votato, agli attivisti che ci sostengono». Lotterà  da dentro, Federico Pizzarotti. Fino a che gliene sarà  data la possibilità .
Solo dopo penserà  a come aggregare il consenso che – ormai da tempo – è cresciuto intorno a lui e alla sua amministrazione.
Per questo ha in mente di annullare i viaggi istituzionali in programma: resterà  in città  a preparare – con un avvocato – le risposte alla mail dello staff.
Quelle controdeduzioni che gli sono state ufficialmente richieste con l’avviso di sospensione e che è pronto a redigere senza lasciare spazio a reticenze.
L’inchiesta non lo preoccupa: la ritiene un atto dovuto seguito a un esposto del Pd. Ma non vuole pregiudicare il lavoro fatto, il sindaco di Parma.
Non vuole perdere l’appoggio di chi in questi anni – nonostante i p.s. sul blog, le accuse, l’isolamento – gli è rimasto accanto.
Non è solo tra Camera e Senato, dove ufficialmente quasi tutti restano allineati, che la situazione è in subbuglio.
Dice Davide Scano, capogruppo dei 5 Stelle a Venezia ed ex candidato sindaco: «Non credo sia una buona idea mandarlo via. Ha amministrato bene, ha ereditato una città  piena di debiti risanandola. Venendo da Venezia posso capire le difficoltà . Probabilmente avrebbe dovuto mordersi la lingua e fare dei passi di avvicinamento allo staff per il bene del Movimento e di tutti gli attivisti che gli hanno dimostrato stima, quelli che come me sono anche andati a Parma ad ascoltare la sua esperienza. Ma è uno che ha amministrato seguendo i valori dei 5 Stelle, uno degli esempi da portare a testa alta: lasciarlo andare sarebbe un peccato».

Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)

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DI MAIO SOTTO ATTACCO: NON SOLO DAL PD MA ANCHE DAL FUOCO AMICO CINQUESTELLE

Maggio 14th, 2016 Riccardo Fucile

CRESCE IL MALUMORE TRA I PARLAMENTARI DEL MOVIMENTO PER LA GESTIONE DEL CASO PIZZAROTTI DA PARTE DI DI MAIO, ANCHE LA BASE E’ SPACCATA

“Prendete un treno, incontratevi a metà  strada e parlatevi. Se volete vi accompagno…”. Tatiana Basilio, deputata del Movimento 5 Stelle, è una grillina abituata a dire le cose senza girarci troppo attorno e si rivolge direttamente a Luigi Di Maio e a Federico Pizzarotti: “I problemi non si risolvono mandando una mail o pubblicando vecchi messaggi whatsapp. Non sono questi i principi del Movimento”.
È una delle poche voci in chiaro, molti parlamentari pentastellati esprimono il proprio scontento, ma preferiscono non uscire allo scoperto.
Il caso del sindaco di Parma, quindi la sospensione decisa dai vertici pentastellati, ha colto di sorpresa molti di loro.
Ma soprattutto, a gettare deputati e senatori nello sconforto e a mandare quasi in tilt il Movimento, sono gli strumenti utilizzati: una mail firmata “staff Beppe Grillo” in cui si chiede a Pizzarotti di fornire la documentazione relativa all’avviso di garanzia per abuso di ufficio e il conseguente rifiuto da parte del sindaco perchè il mittente è anonimo.
Poi ecco che arrivano la sospensione e la pubblicazione di messaggi, che non hanno mai avuto risposta, inviati da Pizzarotti a Di Maio.
Nel caos generale è quest’ultimo in particolare, a finire sotto attacco. Sia in quanto responsabile Enti Locali del Movimento, e quindi colui che ha l’incarico di gestire i Comuni amministrati dai 5 Stelle, ma soprattutto perchè considerato da più parti il leader in pectore dei grillini, quello con i maggiori contatti con Milano e Genova, quindi con Davide Casaleggio e Beppe Grillo.
Contro Di Maio si scaglia nuovamente Federico Pizzarotti, che ieri lo aveva chiamato in causa direttamente per non essersi interessato della questione Parma e oggi lo invita “ad andare sul posto invece di stare in tour”; secondo il sindaco di Parma infatti “con una crisi di questo tipo credo che si debbano annullare gli impegni”.
Contro Di Maio si scatena il fuoco amico pentastellato.
“Se Di Maio e Pizzarotti vogliono continuare a scannarsi, adesso si parla anche di querele, facciano pure – dice un senatore pentastellato che preferisce restare anonimo – noi continuiamo a lavorare nelle commissioni e a Palazzo Madama. È il motivo per cui siamo stati eletti. Ma il Direttorio sappia che in questo modo facciamo del male a noi e alla politica”.
Nel Movimento si percepisce quasi un senso insofferenza davanti a questo regolamento di conti interno tra il sindaco ribelle, che già  nel 2014 era entrato in rotta di collisione con Gianroberto Casaleggio, e i vertici del Movimento.
A pesare è anche la disparità  di trattamento: via il dissidente Pizzarotti, salvo invece l’ortodosso Filippo Nogarin, anche lui indagato, ma difeso dal Direttorio senza neanche una votazione online sul blog come prevederebbe il regolamento.
Già  la senatrice Elisa Bulgarelli aveva sintetizzato così quanto successo nell’ultima settimana: “Oggi il partito 5 stelle esulta, il Movimento 5 Stelle muore un altro po’”. Un altro po’, perchè la sospensione di Pizzarotti è stato solo un nuovo strappo che si è consumato tra i grillini.
Sempre la deputata Basilio, che fa presente come il Comune di Parma adesso abbia i conti in ordine proprio grazie a Pizzarotti, fa appello al dialogo.
Dialogo che in questa circostanza appunto non c’è stato: “Alle volte bisognerebbe fare una bella discussione, anche litigare, ma poi mettere un bel punto. Si va a capo, si volta pagina e si inizia un nuovo capitolo per il bene del Paese con gli obiettivi che tutti noi eletti, compreso Pizzarotti, perseguiamo da quattro anni. È così che si fa in una grande famiglia come il Movimento 5 Stelle. Io la vedevo e voglio vederla ancora così”.
Il senso di smarrimento è generale, anche tra gli attivisti che, come dimostra un’analisi condotta dal sito de La Stampa, sono spaccati a metà  tra chi è d’accordo con la sospensione e chi no.
Alcuni deputati rispondono al telefono e dicono: “Io non ho capito cosa sta succedendo. Anzi, non ci ho capito più niente. Chiedete a Di Maio”.
Il leader in pectore prova a difendersi dagli attacchi interni e anche da quelli che arrivano dal Pd: “Io penso che il M5S abbia semplicemente applicato una regola. Abbia fatto rispettare le regole. Avevamo un avviso di garanzia nascosto per tre mesi e questo è un dato inconfutabile. E per questa ragione noi abbiamo applicato una regola. Siamo il Movimento 5 Stelle, non il Partito Democratico”.
Contro Di Maio si scatena il Partito Democratico che cavalca l’onda per colpire il mondo pentastellato nel suo punto debole, cioè l’amministrazione locale alla vigilia del voto.
Interviene ironica il ministro Maria Elena Boschi: “Credo che mandare una email anonima per chiedere a una persona di lasciare, una persona che poi è un sindaco eletto dai cittadini ci riporti, onestamente, molto indietro nel tempo. Non credo che in un partito democratico si possa mandare una mail anonima”.
Anche il capogruppo democratico alla Camera, Ettore Rosato non si risparmia: “Noi, migliaia di iscritti, circoli e amministratori. Chi sbaglia risponde alla legge e non al guru”.
Poi, tra gli altri renziani, Ernesto Carbone lo definisce il “reuccio di una corte bizantina”, per Stefano Esposito Di Maio “è sempre più isolato”.
Anche il presidente Matteo Orfini lancia l’affondo: “Il grillino sindaco di Pomezia ha ammesso candidamente di aver nascosto per mesi di aver ricevuto anche lui un avviso di garanzia (poi archiviato). Dunque immagino che Di Maio ora provvederà  a sospendere pure lui”.
In effetti anche questo passaggio non è sfuggito ai più ortodossi tra i grillini che, alla luce delle tante contraddizioni, ricordano quell’intervista in cui lo stesso Di Maio diceva che per un avviso di garanzia un rappresentante delle istituzioni deve dimettersi.

(da “Huffingtonpost”)

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