Maggio 4th, 2016 Riccardo Fucile
I NOMI PROPOSTI SARANNO GIUDICATI DALLA RETE
Per governare ci vuole un governo e il M5S sta lavorando per presentare il suo ben prima delle
elezioni politiche.
Chiusa la fase di riorganizzazione interna seguita alla scomparsa di Casaleggio i vertici del Movimento si sono tuffati nella stesura di una lista di nomi da sottoporre alla rete in un procedimento simile a quello adottato nella scelta del candidato per il Quirinale.
Nessuna preclusione su esperienze politiche pregresse e nomi che garantiscano il dialogo con le imprese e con i partner europei; la necessità dei Cinquestelle è quella di separare il versante movimentista da quello di governo, senza far perdere forza all’uno e all’altro messaggio che costituiscono rispettivamente il core business e la nuova proposta nell’offerta politica del M5S.
Si va dal professor Maurizio Verna, ordinario di patologia clinica alla Sapienza di Roma che occuperebbe il dicastero ombra della Sanità , a Salvatore Settis.
L’attuale presidente del consiglio scientifico del Louvre è da sempre nel pantheon degli intellettuali del M5S e pare il nome perfetto per occuparsi dei beni e le attività culturali.
C’è Maurizio Dècina, professore del politecnico di Milano, al quale i Cinquestelle affiderebbero le telecomunicazioni.
Tra i vagliati per occuparsi dello sport ci sarebbe Sandro Donati, in prima linea nelle battaglie contro il doping nell’atletica leggera.
Tanti nomi per l’ambiente, ma quello della fisica Maria Rita d’Orsogna, impegnatissima nella causa del “sì” al referendum sulle trivellazioni sembra al momento il più gradito dai vertici M5S.
Ma le caselle più complicate da riempire, e infatti ancora vuote, sono quelle degli esteri e dell’economia.
Con quelle scelte il Movimento vuole trasmettere il senso di una proposta credibile e in qualche modo rassicurante.
Niente personale politico interno, spazio a due nomi, ancora tutti da individuare. In economia l’indentikit è quello di un candidato non anti-euro (quella battaglia è stata messa da parte definitivamente) ma neanche proveniente dalla nomenklatura bancaria europea.
I vertici ne parlano utilizzando la definizione di «difensore della centralità dell’economia italiana».
Ma di nomi non se ne fanno come anche per la Farnesina. Di tempo, d’altra parte, ce n’è: prima che venga sottoposta una lista ufficiale alla rete degli attivisti si aspetterà l’uscita dal doppio passaggio elettorale delle amministrative e del referendum.
Francesco Maesano
(da “La Stampa“)
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Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
STRALCIATA LA NORMA CHE ESCLUDE DALLE ELEZIONI CHI NE E’ SPROVVISTO… BASTERA’ UNA “DICHIARAZIONE DI TRASPARENZA”
Norme “punitive” sì, ma con delle “attenuanti”. 
Si può riassumere così l’asse portante del testo base sulla riforma dei partiti depositato in commissione Affari costituzionali della Camera, che prevede la possibilità di escludere dalle elezioni quei partiti che non saranno dotati di uno statuto.
Ma potranno correre se saranno muniti di una «dichiarazioni di trasparenza».
Una norma questa, viene sottolineato, che viene incontro a quei movimenti, come i 5 Stelle, che non sono organizzati come un partito politico e non hanno uno statuto.
Non potranno partecipare alle elezioni, inoltre, quei partiti che non presenteranno il programma elettorale.
Questi, secondo quanto viene spiegato, alcuni dei punti nodali della proposta di legge sulla riforma dei partiti, elaborata dal relatore Matteo Richetti (Pd) e che sarà il testo base su cui lavorerà la commissione Affari costituzionali della Camera, impegnata finora nell’esame di 18 diverse proposte di legge di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione.
Il testo predisposto da Richetti prevede quindi, viene ancora riferito, una norma che prevede l’esclusione dalla competizione elettorale per quelle formazioni politiche che non sono dotate di uno statuto o che, perlomeno, non abbiano depositato una «dichiarazione di trasparenza» che, dunque, diventa «sostitutiva» dello statuto.
Nel testo, infatti, si parla espressamente di «statuto» o di «dichiarazione di trasparenza» per quei partiti o gruppi politici organizzati che si trovino «in assenza dello statuto».
Viene superata così la norma più stringente prevista dalla proposta di legge del vice segretario del Pd Lorenzo Guerini, che prevedeva invece l’esclusione dalle elezioni per quei partiti privi della personalità giuridica ovvero «non iscritti nel registro nazionale».
Lo statuto, va ricordato, permette di garantire le regole di democrazia interna ai partiti, evitando i partiti personali o in mano a pochi.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
LA NATURA STESSA DEL MOVIMENTO DIVENTA ELETTORALMENTE UN HANDICAP
A leggere i sondaggi sono in testa a Roma, si avviano al ballottaggio a Torino e hanno
performance di tutto riguardo nelle altre grandi città che vanno al voto tra poco più di un mese.
Eppure tra i Cinquestelle si sta facendo strada il timore che le amministrative non si trasformeranno nella consacrazione del M5S di governo che i vertici sperano e attendono.
Il problema non sono i candidati nè la gestione delle campagne elettorali sui territori, ma la natura stessa del Movimento
«Correndo da soli – ragionano ad alta voce i vertici Cinquestelle – finiamo per avere al massimo 48 candidati nelle città più grandi, tutti compressi in una sola lista mentre gli altri magari ne schierano otto o dieci».
Non è solo un problema di voto clientelare, ma una banale quanto stringente questione aritmetica: avere più candidati significa poter intercettare più mondi di pensiero o, più modestamente, zone di quartiere che, con meno nomi in lista, rischiano di non avere rappresentanti conosciuti in corsa per il consiglio comunale.
Così, benchè i sondaggi nazionali lo vedano sempre più consolidato come alternativa al Pd di Matteo Renzi, le urne di giugno rischiano di punire il solipsismo del M5S nonostante le performance si annuncino lusinghiere.
A Milano, dove storicamente non sono mai brillanti alle elezioni, il candidato Gianluca Corrado ha cominciato la corsa in condizioni oggettivamente proibitive.
C’è entrato in seguito al controverso ritiro di Patrizia Bedori e al momento è stritolato nei sondaggi dal testa a testa tra Sala e Parisi.
Nonostante questo anche lì i Cinquestelle sono attestati in doppia cifra intorno al 15 per cento. Voti peraltro decisivi se il Movimento dovesse mai decidere di imboccare la strada dell’indicazione di voto per uno dei due candidati al ballottaggio.
Ipotesi sempre preclusa almeno dal punto di vista formale.
Mentre, nella sostanza, alle volte è praticata con malizia, soprattutto al sud.
Stesso discorso per Bologna, dove Bugani sarebbe intorno al 16 e per Napoli, dove il brianzolo ingegner Brambilla è accreditato di oltre il 17 per cento delle preferenze dei partenopei.
Gli obiettivi considerati buoni dai vertici M5S per rivendicare le amministrative come una vittoria prevedono come minimo una grande città conquistata tra Roma e Torino, una media nazionale che si aggiri intorno al 22/23 per cento e almeno un centinaio di Comuni presi per dimostrare che, dove gli altri falliscono, l’alternativa Cinquestelle esiste e i cittadini le si affidano con crescente fiducia.
Asticelle alte che, se non dovessero essere raggiunte, provocherebbero l’apertura di un cantiere interno al M5S per mettere in discussione tutto: a partire dal divieto di alleanze.
Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Aprile 30th, 2016 Riccardo Fucile
CONFONDE IL FAKE DI MARCHINI CON IL PROFILO VERO E IL WEB NON PERDONA: “E QUESTA VORREBBE GOVERNARE ROMA?”
Il web non perdona: la candidata sindaca per il Movimento 5 Stelle a Roma è intervenuta in un
post di Arfio Marchini, misterioso e satirico alter ego del vero candidato Alfio Marchini, il quale aveva chiesto scherzosamente a Roberto Giachetti di spiegare ai suoi elettori lo slogan della sua campagna elettorale: “Roma torna Roma”.
Giachetti ha accolto la richiesta e ha scherzosamente concluso dicendosi certo che Arfio alla fine avrebbe votato Pd.
“Caro Arfio, aver usato “Roma torna Roma” come slogan della mia campagna elettorale vuol dire che mi candido per fare in modo che la nostra capitale torni a essere un punto di riferimento nel mondo per bellezza, cultura, accoglienza. Sono certo che alla fine mi voterai anche tu, lasciando il tuo quasi-omonimo nelle braccia di Silvio. Berlusconi nun te temo. Arfio ti tento. Roma ti amo”
Dopo questo intervento di Giachetti è arrivata l’indignazione della Raggi che sulla propria pagina Facebook, riferendosi molto seriamente allo scambio di battute tra Arfio Marchini e il candidato del Partito democratico, ha parlato di “patto del Nazareno” e “inciuci” tra Marchini – ora candidato per Forza Italia dopo la scelta di campo di Silvio Berlusconi – e lo stesso Giachetti:
Pian piano vanno delineandosi le forze in campo. Ad esempio c’è chi, come Giachetti, lancia un endorsement molto chiaro di Alfio Marchini (“Arfio ti tento, Roma ti amo”), guarda il caso, proprio all’indomani delle nozze sancite dal vero Alfio con Berlusconi…E lo fa mentre il capo al Senato dei verdiniani, Lucio Barani, afferma che Ala a Roma sosterrà proprio uno dei due (non sanno ancora chi, ovviamente, dipende da cosa gli verrà promesso). Insomma, vecchi inciuci si ripetono: c’è chi dal Pd lavora per un nuovo Patto del Nazareno a Roma e chi, come il M5S, il patto lo stringe con i cittadini
L’amministratore della pagina di Arfio Marchini ha immediatamente sottolineato la gaffe: “Volevo ringraziare Virginia Raggi per aver confuso un post scherzoso di Roberto Giachetti con una proposta di accordo politico reale. Questo vi restituisce la dimensione della competenza della candidata sindaco del Movimento 5 Stelle a Roma, se confonde uno status vero con uno finto, pensate quello che può fare con una città di tre milioni di persone. Miraggio ti scorgo. Raggi ti depongo. Roma ti amo”.
Nei minuti successivi alla scoperta dell’equivoco, lo staff della Raggi ha modificato il post sottolineando che Arfio Marchini è il fake di Alfio Marchini.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 27th, 2016 Riccardo Fucile
E SULLE FONDAZIONI GIRAVOLTA CLAMOROSA: FINO A UN ANNO PER GRILLO ERANO STRUMENTO DI CORRUZIONE
Il 25 aprile Davide Casaleggio, pubblicando in un post le volontà di suo padre Gianroberto appena scomparso, ha annunciato la costituzione di un nuovo blog che sostituirà quello di Grillo e diventerà la voce ufficiale del Movimento.
Una voce senza scopo di lucro, viene promesso, sganciata dall’azienda e collegata a un’associazione non profit, di nome Rousseau, che presto – anche se non sappiamo esattamente quando – evolverà in una fondazione.
La Stampa grazie alle sue fonti privilegiate è in grado di raccontare tre dettagli decisivi.
Il primo è che il dominio www.ilblogdellestelle.it è stato registrato a novembre del 2015 a nome «davide casaleggio – casaleggio associati».
Il blog precedente, www.beppegrillo.it, era registrato a nome «Emanuele Bottaro». (Da oggi è visibile una ulteriore modifica: come registrante la Casaleggio Associati è stata, in un secondo momento, sostituita dall’Associazione Rousseau).
Al di là dunque dell’operazione nominalistica, la migrazione da beppegrillo.it al blog delle stelle ha un effetto giuridico oggettivo: trasferire la proprietà materiale del dominio su cui gira tutta l’infrastruttura tecnica del Movimento (e molte delle sue scelte politiche chiave) su un dominio intestato in questo momento al solo figlio del cofondatore.
Il secondo dettaglio è che fino a ieri sera il dominio punta sul sito www.casaleggio.it. Anche se è stato aperto effettivamente un conto corrente bancario diverso, l’associazione Rousseau se vorrà utilizzare il blog delle stelle dovrà dunque avere integralmente a che fare con Davide Casaleggio.
Questo dice la legge italiana, anche nel caso in cui l’associazione avesse a breve una compagine allargata anche ad altri membri (magari qualcuno del direttorio).
È stato Gianroberto a volere tutto questo, come è stato lui – la seconda cosa è chiaramente scritta nel post – a indicare che la prossima tappa sarà la creazione di una Fondazione (forse intitolata proprio alla memoria del cofondatore del Movimento). Ma se finora le cose erano relativamente semplici, col passaggio della fondazione entriamo in un territorio complesso, sia dal punto di vista giuridico-economico, sia nella logica delle premesse originarie del Movimento.
È il terzo dettaglio decisivo che ci hanno posto davanti agli occhi le nostre fonti: cose che non tutti possono ricordare a meno che non sappiano molto della vita del blog e delle prese di posizione della Casaleggio associati in tutti questi anni.
Per farla breve: Beppe Grillo, il blog e l’intera struttura della Casaleggio fino all’altro ieri erano contrarissimi allo strumento delle fondazioni, peggio che mai le fondazioni «politiche».
«Dove ci sono le fondazioni c’è aria di corruzione», scriveva il blog esattamente un anno fa. Le fondazioni – in questo caso il bersaglio era la Fondazione ItalianiEuropei di D’Alema – sono «vere e proprie cassaforti dove far confluire soldi di provenienza totalmente sconosciuta e spesso illecita».
Si descriveva, non senza ragioni, l’opacità di uno strumento che non deve presentare bilancio, e gode di sgravi fiscali pesanti: «Questa mancanza di obblighi da parte delle Fondazioni, molto apprezzata dal malaffare, serve ad alimentare ulteriormente la corruzione ed è per questo che dove ci sono le Fondazioni, c’è aria di corruzione», si leggeva sul sito di Grillo.
Anche su questo, il M5S ha cambiato idea.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
SANTELLI, BUONFIGLIO E BOCCHINO RACCONTANO LO STUDIO PREVITI E L’AMBIENTE “RELAZIONALE” IN CUI E’ NATA PROFESSIONALMENTE LA RAGGI
Vecchi uomini di mondo, quelli che comandavano a destra, quando la giovane Raggi si faceva le
ossa nello studio Previti. O nello studio Sammarco.
Antonio Buonfiglio, avvocato come la Raggi e ai tempi parlamentare di peso della destra romana spiega, senza tanti giri di parole: “A me pare ovvio che se diventi presidente di una società , come è accaduto alla Raggi con l’Hgr, ti ci mette l’azionista, in questo caso la Rojo legata a Panzironi, d’intesa con lo studio. Ed è evidente che se ti ci mettono sei uno di fiducia. Fiducia tecnica o politica? Fiducia punto”.
Ruolo “tecnico”, ripete la candidata pentastellata.
Il riferimento è alla società di cui era presidente, l’Hgr di cui era azionista l’assistente di Panzironi, il braccio destro di Alemanno finito nei guai per Parentopoli e per Mafia Capitale.
Così “tecnico”, il ruolo, da essere omesso dal curriculum che la Raggi ha presentato al momento dell’annuncio della candidatura, perchè forse imbarazzante politicamente.
E così tecnico da non aver capito il contesto: “Gloria Rojo (amministratore delegato di Hgr, ndr) – precisa la Raggi – era presente in studio e la conoscevo come tale. Ho scoperto che lei ha avuto incarichi da Panzironi quando voi ve ne siete occupati, quindi molto più tardi, nel 2012-2013”.
Tecnica la professionalità , politica la relazione, in un intreccio in cui i confini tra tecnica e politica si confondono.
Questa è la logica del centrodestra, negli anni del potere romano (e non solo).
Jole Santelli prima di diventare parlamentare di Forza Italia si fece le ossa proprio nello studio Previti: “Sono studi particolari — racconta – in cui si trattano affari importanti. Voglio dire che chi entra nello studio Previti o nello studio Sammarco è un tipo di avvocato particolare, non è uno che fa patrocinio gratuito. E che, stando dentro, acquisisce una serie di relazioni”.
Previti e il suo studio. Alemanno e il suo sistema di potere, negli anni del governo a Roma. Feudi diversi di poteri chiusi, dove la politica è tutto e tutto è politica.
E il mondo dei Sammarco, dove la Raggi lavora, è parte integrante della galassia Previti, cioè di quel sistema di relazioni, non sempre trasparenti e finite in più di un’inchiesta, fra magistrati, avvocati, imprenditori e politici che ruotava intorno all’ex ministro della Difesa del primo governo Berlusconi.
Una galassia della vera destra, tra tribuna dell’Olimpico e Roma nord, che nella Capitale ha raccolto una parte importante dell’eredità andreottiana, compresa una nebbia fitta nel porto, intesa come un tribunale dove finivano insabbiate le inchieste scottanti prima che al Tribunale arrivasse Pignatone.
Figuriamoci cosa contava rispetto alla grande abbuffata del sottogoverno alemanniano, l’incaricuccio alla giovane Virginia, in uno dei tanti contatti tra lo studio che conta e l’amazzone di un ras, come Panzironi.
Già , perchè la Rojo fu una delle 41 assunte da Panzironi all’Ama, ribattezzate come le “41 amazzoni”, messe lì appunto, senza concorso e per una logica di legami politici. La stessa per la quale l’ex ad di Ama sarebbe stato condannato a 5 anni e tre mesi, in relazione alla Parentopoli di Ama. Condanna arrivata dopo la detenzione per Mafia Capitale.
Vecchi uomini di mondo, quelli della destra di allora.
Italo Bocchino, che non era nella corrente di Alemanno ma che lo conosceva bene, parla col distacco di chi commenta una roba da ragazzini: “Vabbè, si capisce come è andata. La Raggi sta allo studio Sammarco, questa qui, questa Gloria Rojo, l’assistente di Panzironi si rivolge allo studio Sammarco per farsi seguire la società . Non c’è niente di male. L’hanno messa lì, magari nell’ambito di un sistema di rapporti e relazioni tra uno studio, come quello Sammarco e Panzironi, e un ras di peso di allora”. Molto di peso.
Così di peso che Alemanno verga, subito, una nota: “Non ho dato mai indicazione o consenso a nessuno per costituire una simile società nè ero a conoscenza di questa attività svolta dalla signora Gloria Rojo e da Franco Panzironi”.
Come a dire, io non c’entro, tesi credibile perchè, come sa chi va il mondo, non è che scomodi il sindaco per l’ultima delle nomine.
Giovane della bottega Previti, presidente di una società quasi a sua insaputa, la giovane Raggi respira l’aria delle stanze che contano sia pur non da protagonista. Prosegue Bocchino, in vena di ricordi: “Non mi scandalizzo, figuriamoci. Altro che Raggi nello studio Previti ci entrarono figure ben più pesanti. Gliene dico una: quando vincemmo le elezioni del ’94, chiedemmo a Davigo se voleva diventare ministro della Giustizia e lui declinò dopo aver sentito Borrelli e a Di Pietro di andare agli Interni. La Russa andò a sondare, poi facemmo un incontro proprio nello studio Previti. C’erano Berlusconi, Di Pietro, Letta, Tatarella, io e ovviamente Previti. Se ci entrò Di Pietro, non ci poteva fare uno stage la Raggi? Certo, capisco che per lei è imbarazzante dirlo nel momento in cui è candidata”.
E nel momento in cui il suo slogan, uno dei tanti, è: “La legalità e la trasparenza dovranno essere il nostro faro”.
Panzironi è in carcere, Previti condannato e interdetto dai pubblici uffici.
E nel curriculum, la candidata omette le sue esperienze “tecniche”, iniziate in quel lontano 2003, epoca del suo praticantato, quando parecchi giovani il giorno della condanna di Previti suonavano il clacson sotto lo studio simbolo dell’arroganza del potere che non vuole essere processato.
Lei invece in quello studio andava a prendere ordini per fare i giri di cancelleria.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 26th, 2016 Riccardo Fucile
NASCE “ROUSSEAU”, GIALLO SULLO STATUTO, MALUMORE TRA I PARLAMENTARI
A Milano è il giorno della prima riunione politica tra Direttorio e Davide Casaleggio, dopo la morte del co-fondatore pentastellato.
A Roma invece sono già tutti molto interdetti.
I parlamentari 5 Stelle aspettano con ansia delucidazioni sul futuro del Movimento e temono un accentuarsi del verticismo: “Casaleggio jr. parla solo con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista”, lamentano i grillini tra i corridoi del Senato e di Montecitorio.
E infatti tutto il Direttorio, il giorno dopo l’annuncio ufficiale della nascita dell’associazione Rousseau, ha incontrato Casaleggio jr. per conoscere qualche dettaglio in più rispetto a ciò che è stato rivelato in un post apparso sul blog di Beppe Grillo.
Il vicepresidente della Camera avrebbe dovuto presiedere i lavori d’Aula e invece è volato nel capoluogo lombardo per fare un punto sui prossimi passi e anche per decidere come riempire il nuovo Blog delle Stelle.
A Roma però i deputati si domandano tra loro: “Ma questa associazione a cosa serve?”. E quello a fianco risponde: “Nella prossima assemblea dobbiamo parlarne per forza. Non possiamo lasciar correre”.
La creazione dell’Associazione è per tutti una novità assoluta, soprattutto perchè — viene fatto notare — un’associazione esiste già e ha il nome di “Movimento 5 Stelle”. Lo stupore nei volti dei grillini è evidente poichè mai avrebbero immaginato che il blog di Beppe Grillo sarebbe andato in pensione per lasciare spazio al Blog delle Stelle.
Cosa significa? “Significa — dice a taccuini chiusi un senatore 5 Stelle — che Grillo sta delegando i temi politici sempre di più al Direttorio e che Davide Casaleggio non vuole più sostenere le spese onerose come ha fatto fino ad ora. Dobbiamo farcela da soli”.
La nuova associazione, infatti, non a scopo di lucro, come scrive il figlio del co-fondatore, sarebbe stata fondata per raccogliere risorse finanziare e per permettere al Movimento di andare avanti da solo rendendosi indipendente.
Anche perchè il nuovo sistema di democrazia partecipata, che prende il nome di piattaforma Rousseau, secondo quanto ha lasciato intendere Davide Casaleggio, avrà dei costi molto elevati.
Dell’associazione, tuttavia, non si conosce ancora lo statuto e, nonostante la trasparenza più volte annunciata dai 5Stelle, non è noto — almeno ufficialmente – neanche chi sono il presidente e i soci.
La raccolta fondi però è già partita. Sul blog appare il codice Iban e viene specificato che il bonifico va intestato ad “Associazione Rousseau”.
La finalità dell’Associazione è contenuta sempre in un post, che Gianroberto Casaleggio avrebbe voluto pubblicare per annunciare la nascita dell’associazione: “Fino ad oggi gli sviluppi sono stati legati alle risorse che ho potuto dedicare a beneficio del Movimento 5 Stelle, ma oggi la velocità e l’importanza del Movimento rischierebbero di essere rallentate”.
Poi la nuova creatura “confluirà nella fondazione Gianroberto Casaleggio”.
Segno, anche quest’utlimo, che la rivoluzione è in atto e che il Movimento 5 Stelle sta cambiando. Nessuno, tra i pentastellati, ha dubbi su questo. I dubbi, tra i parlamentari, riguardano però tutto il resto e i nuovi assetti.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 22nd, 2016 Riccardo Fucile
PARLA CANESTRARI, EX BRACCIO DESTRO DI GRILLO E CASALEGGIO… UN RITRATTO REALE E IMPIETOSO DI COSA E’ DIVENTATO IL MOVIMENTO
Grillo lo ha definito “la mente grigia”. E, in effetti, Marco Canestrari era il braccio destro di
Casaleggio e dello stesso comico genovese.
“Sono stato per anni l’uomo che seguiva Beppe Grillo ovunque, dal colloquio con l’ambasciatore tedesco a quello con il presidente del Senato. Ho lavorato anni alla Casaleggio accanto a Gianroberto, ero il suo inviato agli incontri nazionali dei meet up, la cinghia di trasmissione tra loro, le cellule originarie del Movimento, e lui. Solo io e altre due persone sappiamo davvero cosa volessero Roberto e Beppe”.
E ora, a 33 anni, Canestrari fa il programmatore informatico a Londra.
A La Stampa ha rilasciato un’intervista, contravvenendo alla “regola del silenzio” imposta da Casaleggio
All’inizio eravamo una comunità . Roberto amava quella parola. Ora non più. Era il mio capo, lo ricordo con molto affetto e professionalmente devo tutto a lui. Credeva davvero nel suo progetto, non aveva secondi fini. Ma le cose sono andate diversamente.
Il Movimento 5 Stelle è totalmente cambiato rispetto alle origini. E Canestrari è pessimista sul fatto che il non-partito possa cambiare davvero l’Italia.
Il Movimento nel 2013 è stato votato per nove milioni di motivi diversi, nessuno dei quali era ritrovarsi un gruppo parlamentare impegnato in una guerra per bande e a coprire le proprie bugie, a cominciare dagli stili di vita, tutt’altro che francescani.
È nato denunciando i politici che usavano la querela per minacciare i giornalisti, e ora spaccia robaccia sui siti legati al blog, e alimenta cultura della minaccia e diffamazione seriale in rete. Sono diventati la voce del nuovo oscurantismo. Come gli antivaccinisti che attirano i clic sui siti. Al ministero della salute ci mandiamo un antivaccinista? È un sistema che allontana le competenze e attira i ciarlatani
Il programmatore informatico non risparmia critiche al direttorio, accusato di essere usato “per fini personali e per acquisire potere”
L’ascesa di Di Maio, che Grillo aveva cercato di fermare dicendo ‘non ci faremo imporre il candidato premier dalle tv’, è speculare all’ascesa di Renzi e coltiva di per sè il germe del tradimento.
Davvero qualcuno pensa che l’onorevole Di Maio smetterà di far politica a 37 anni, dopo due mandati? Hanno già creato un patto e una casta di intoccabili: tutto quello contro cui Roberto ci spingeva a lottare
L’uso della tv per la rincorsa del consenso personale e non per il Movimento.
Di Battista al Processo del lunedì. Fico che da Formigli dice che il limite del doppio mandato non si tocca, cioè parla a Di Maio anzichè ai cittadini. Giravolte politiche impressionanti: l’assessore di Livorno indagato, a cui non si chiedono le dimissioni
Dopo la morte di Casaleggio, l’eredità è stata raccolta da Davide, suo figlio. Canestrari, tuttavia, sottolinea che “Davide non ha la passione per la politica”.
Davide non ha nessuna passione politica, a differenza del padre. Roberto aveva costruito il M5s su una suggestione culturale di fondo: Il ciclo dei robot di Asimov. Pensava alle regole del Movimento come alle tre regole della robotica di Asimov: noi mettiamo solo delle regole, non elementi politici, diceva. All’interno di quelle regole poi si sviluppa tutta la dialettica. Davide invece vuole solo raggiungere gli obiettivi che si d�
Il blog continuerà a essere gestito dalla Casaleggio, proprio da Davide, e non da Di Maio. E questo – sottolinea Canestrari – “è il punto politicamente rilevante”. E Grillo cosa farà ?
Beppe avrà un ruolo decisivo i prossimi mesi. So che di recente si chiede anche lui se la nostra gente volesse tutto questo. È molto dubbioso lui per primo sul M5S di oggi. Gli manderei un consiglio: pensa bene di chi fidarti, guarda il blog adesso, pieno di pubblicità , ricordati di quando mi chiedevi di convincere Roberto a togliere tutti i bottoni “compra” che non ti piacevano. Quello non è piu il Blog, è un asset aziendale. E nessuno voleva un Movimento così.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 20th, 2016 Riccardo Fucile
PROVE DA CANDIDATO PREMIER IN MISSIONE ESPLORATIVA
A Westminster per scoprire come fanno gli inglesi a controllare la spesa, ma anche il governo. Inizia
con una passeggiata a piedi la visita istituzionale di Luigi Di Maio, vice presidente della Camera e presidente del “Comitato di vigilanza sull’attività di comunicazione della Camera”, organismo di cui fanno parte deputati di tutti gli schieramenti e che vuole capire meglio come fanno gli altri Parlamenti a controllare il lavoro del governo e la spesa.
Missione esplorativa dunque – con un piede sulla scaletta dell’aereo ha confermato lo stesso Di Maio – che nulla ha a che fare con quella che secondo i rimbalzi mediatici della rete Cinquestelle doveva, e poteva essere, una visita di accredito da candidato alla premiership.
TEST DA CANDIDATO PREMIER
Nonostante questo il tour europeo, che dovrebbe toccare anche Parigi e Berlino, lascia pochi dubbi sulla voglia del vicepresidente della Camera di impegnarsi in un giro di accreditamento internazionale.
Che il punto fosse quello di far conoscere Di Maio in versione candidato premier lo dimostra il fatto che abbia richiesto molti incontri a latere, quasi tutti saltati.
Tra questi Kenneth Clarke, ex cancelliere dello Scacchiere, ministro con Cameron nel 2010, nostalgico della politica economica lacrime e sangue della Thatcher.
GLI ATTRITI CON FARAGE
Ma soprattutto le due bandiere della Gran Bretagna anti-europea: il sindaco di Londra Boris Johnson e il leader dell’ Ukip Nigel Farage, e che sarebbe piuttosto seccato dal fatto che i Cinquestelle siano alleati a Bruxelles solo di nome visto che di solito votano insieme a Verdi e sinistra radicale.
Un matrimonio aperto, lo aveva definito Farage utilizzando il termine “loose association”, ma il rischio è la separazione.
Per questo i Cinquestelle e lo stesso Di Maio stanno tentando di strappare un appuntamento last minute a Farage, almeno per salvare le apparenze e far contento Casaleggio junior che era stato sponsor di questa strana Unione.
Ma, finora, nulla di fatto: Farage pare ancora indisponibile.
IL FRONTE ITALIANO
E mentre Di Maio vola a Londra in Italia lascia malumori e incertezza. La velocità con la quale s’è preso la testa del gruppo ha lasciato molti perplessi tra i suoi.
Nonostante il suo nome per il futuro sia stato indicato dallo stesso Casaleggio, specie dalle parti di Roberto Fico.
Al presidente della Vigilanza Rai la decisione di Di Maio di accelerare candidandosi alla premiership a mezzo intervista televisiva non è piaciuta.
«Se Luigi vuole fare tutto da solo lo dica, ma allora i cinque non hanno più senso di esistere, che resti solo lui», sibilava ieri un deputato della linea dura, uno di quelli che vorrebbe veder rispettata la collegialità degli organi M5S e vede in Fico «l’unico a portare avanti, pienamente, i nostri ideali».
Di Maio sente il voto. In pubblico e in privato ragiona considerando il 2017 come l’anno delle elezioni politiche, dando per probabilissima una crisi controllata del governo Renzi e l’apertura della campagna elettorale dopo il referendum costituzionale d’autunno.
Maria Corbi, Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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