Novembre 28th, 2014 Riccardo Fucile
ECCO COSA SI SONO DETTI NEL DURO CONFRONTO DI UN’ORA NELLA LUSSUOSA DIMORA DI GRILLO IN TOSCANA… AVEVAMO RAGIONE: LI HA RICEVUTI SULL’USCIO PER NON OFFRIRGLI UN CAFFE’
Li ha ricevuti a pochi passi dal cancello della sua villa di Marina di Bibbona, in Toscana. 
L’incontro del chiarimento tra i deputati del Movimento 5 stelle e Beppe Grillo è durato quasi un’ora. In piedi con giacca e cappotti sul pianerottolo di casa.
Non li ha invitati a entrare perchè, secondo il leader, di un colloquio non c’era proprio bisogno.
Poco dopo l’espulsione di Massimo Artini e Paola Pinna in sette si sono attaccati al citofono. Grillo ha fatto resistenza: “Sono stanco”, gli ha risposto.
Poi è uscito per guardarli negli occhi. “Beppe mi avete rovinato la reputazione. Il blog ha detto che non restituisco i soldi. E’ falso, tutto falso”, ha detto Artini.
Ma il comico non ha voluto sentire ragioni. Gli ha risposto che conosce il caso ed è stato giusto così.
Gli ha detto anche che il Movimento sta bene. I deputati allora: “Siamo qui perchè l’M5s è diventato un’altra cosa. Dobbiamo ricominciare e abbiamo bisogno di te”. Proprio quello che Grillo non poteva accettare di sentire: “Così mi offendete. Non vi fidate più di me? Il problema è Casaleggio?”.
Un’ora di incontro per non cambiare nulla. “E’ stato un muro, un muro”, ha ripetuto il deputato Marco Baldassarre. “Siamo delusi”
Nascosto a Marina di Bibbona, in un giorno così Grillo sperava solo di non farsi trovare. Nella villa al mare si è rifugiato perchè stanco e infastidito da tutto.
Perchè i giornalisti tanto sarebbero andati sulla collina di Sant’Ilario a Genova per avere sue notizie.
E invece lui sarebbe stato semplicemente lontano, in riva alla spiaggia.
E lì l’hanno trovato i suoi attivisti, quelli che in Toscana sanno dove andarlo a cercare. Ci ha messo un’ora a convincersi a riceverli. Nel pomeriggio aveva parlato con il deputato Samuele Segoni, poi verso le 21 al telefono con Marco Baldassarre, Massimo Artini, Federica Daga, Tatiana Basilio, Silvia Benedetti.
E anche a quel punto ha provato a mandarli via: “Sono stanco, non posso incontrarvi”. “Ma Beppe siamo venuti fino qui da Roma”, hanno risposto i parlamentari. E così ha deciso di aprire il cancello
Artini: “Sul blog cose false e calunniose. Così rovinate la mia reputazione”
Il viso, i sei, lo descrivono come di ghiaccio. Un muro inflessibile che non voleva sentire ragioni e che ripeteva la storia così come è stata raccontata dal blog.
Ha preso la parola Artini, espulso da poche ore ed accusato di non aver reso parte dello stipendio: “Beppe sono state scritte cose false e calunniose. Io ho restituito tutto, ho le prove dei miei rimborsi. Così mi rovinate. Rovinate la mia reputazione”.
E Grillo, riportano i parlamentari, avrebbe risposto sicuro della sua versione: “E’ falso. Io conosco i rendiconti e so che non hai restituito. Non siamo passati dall’assemblea perchè non avremmo avuto la maggioranza per far passare la mozione”.
Ma l’espulsione per i deputati era solo una scusa per parlare di una crisi che sentono sempre più forte.
Un faccia a faccia con Grillo da soli per più di dieci minuti non ce l’hanno mai avuto, se non dopo un comizio o un’assemblea.
E così questa volta lo hanno investito di pensieri e sensazioni che raccolgono da oltre un anno. E anche i malesseri di un qualcosa che tra di loro è cambiato.
“Beppe non siamo più quelli del passato”, gli ha detto Baldassarre. Ma ancora non c’è stato niente da fare. “Vogliamo ricostruire il Movimento e rifarlo con te. Siamo qui a parlare perchè pensiamo che tu sia il fondatore M5s. Noi siamo in parlamento grazie a te, non grazie a Casaleggio”.
Grillo ascoltava, ma poi ripeteva: “Ti sbagli, ti sbagli. Questa è la tua versione. Il Movimento va alla grande e va tutto bene. In Emilia Romagna abbiamo eletto 5 consiglieri regionali”.
I deputati insistevano: “Beppe noi viviamo nei Meetup e siamo sul territorio. Ti diciamo quello che vediamo e conosciamo direttamente. Devi ascoltarci. L’M5s non è più quello che era anni fa e dobbiamo intervenire”.
Grillo: “Mi offendete. Non voglio sentire che il Movimento è finito. Non vi fidate più di me?”
Grillo ha ascoltato paziente e retto il gioco del leader che non molla a metà la strategia del gruppo. Ma certe frasi non potevano non ferire lui, che quei ragazzi li ha portati in giro nelle piazze e li ha visti crescere.
“Non dovete dire queste cose. Così mi offendete. Non voglio sentire che il Movimento è finito. State dicendo che non vi fidate più di me? Qual è, ragazzi, il problema? E’ Gianroberto Casaleggio?”.
Eccolo il nodo: la fiducia. Un gruppo di deputati e attivisti che mette in dubbio il voto e la gestione del blog.
Tutto che si mette in discussione. “No, Beppe, siamo qui proprio perchè ci fidiamo di te. Siamo qui per avere un confronto”, gli hanno risposto.
E poi hanno chiesto la cosa più difficile: “Perchè non si può annullare l’espulsione di Massimo? Si basa su cose non vere. Non è giusto”.
Ma ancora Grillo ha risposto che non c’è più niente da fare. “Vi sbagliate, va tutto bene così”.
E poi li ha fatti uscire.
Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 28th, 2014 Riccardo Fucile
CON AVVERSARI COSI’, RENZI CAMPA ALTRI CENTO ANNI
Non ci sono più parole per descrivere il lento e inesorabile, ma tutt’altro che inevitabile, suicidio del
Movimento 5Stelle.
Un suicidio di massa che ricorda, per dimensioni e follia, quello dei 912 adepti della setta “Tempio del Popolo”, che il 18 novembre 1978 obbedirono all’ultimo ordine del guru, il reverendo Jim Jones, e si tolsero la vita tutti insieme nella loro comune di Jonestown, nella giungla della Guyana, bevendo un cocktail al cianuro.
L’ultima mattana del Tempio del Grillo è l’avviso di sfratto per i deputati Artini e Pinna, accusati di violare da mesi l’impegno — a suo tempo sottoscritto da tutti i candidati — di restituire parte dello stipendio e rendicontare tutto sul blog.
I due sostengono che non è vero ed esibiscono ricevute, ma la loro difesa non appare nella requisitoria pubblicata sul blog di Grillo che ieri ha chiamato gli iscritti a votare per l’espulsione
Finora gli “enucleandi” potevano difendersi nell’assemblea dei gruppi parlamentari, dopodichè scattava il voto sul web.
Stavolta invece la procedura è stata invertita: prima il voto sul web, poi eventualmente quello degli eletti.
In questo guazzabuglio di scontrini e carte bollate, capire chi ha ragione e chi ha torto sul merito è arduo. Ma anche inutile.
È vero che chi si candida in un partito o movimento ne accetta le regole e, se le viola, può essere espulso. Ed è vero che la restituzione dei fondi pubblici (42 milioni di rimborsi elettorali totali e 10 di indennità parziali) fa parte del Dna dei 5Stelle ed è una delle ragioni del loro successo.
Ma, chiunque abbia ragione sul restituire&rendicontare, c’erano mille strade per risolvere la questione in modo meno traumatico.
Lo dimostrano le perplessità non solo dei soliti dissidenti, ma anche di diversi “duri e puri”.
Chi ha messo in piedi il processo a ciel sereno ne trascura la devastante ricaduta esterna: nei giorni più neri del governo Renzi, alle prese con mille guai che per la prima volta danno ragione alle opposizioni e in primis ai 5Stelle, tg e giornali hanno buon gioco a parlar d’altro.
Cioè — paradosso dei paradossi — dei guai del M5S.
Che così riesce nell’impresa di calciare in tribuna l’ennesimo rigore a porta vuota: invece di affacciarsi a dire “noi l’avevamo detto che Renzi sbagliava tutto”, regala al governo e ai suoi fans un’occasione d’oro per dire “noi l’avevamo detto che Grillo sbagliava tutto”.
Geniale: un auto-sabotaggio identico a quello rinfacciato a Orellana&C.
Nell’ultima settimana, poi, anzichè analizzare seriamente la fuga di elettori registrata in sei mesi tra Emilia Romagna e Calabria (401.847 voti in meno rispetto alle Europee di maggio), il blog di Grillo è riuscito prima a cantare vittoria (col raffronto tipicamente doroteo con le regionali del 2010, quando il M5S era nella culla).
Poi a ospitare un’intervista allo storico Petacco sulla (non)responsabilità di Mussolini nel delitto Matteotti, trascurando inspiegabilmente le guerre puniche e il Congresso di Vienna.
Infine a scomunicare un deputato per leso divieto (peraltro intermittente) di andare in tv.
Risultato: il buon lavoro dei parlamentari pentastellati resta sullo sfondo, mentre la fame atavica di forze anti-sistema viene confiscata da un Salvini qualunque, portatore insano di ricette fallimentari lunghe vent’anni, solo perchè le sue felpe sono sempre in tv e riescono a imbonire quel pubblico periferico e ultracinquantenne che è magna pars dell’elettorato italiano.
E dire che basterebbe poco per raddrizzare la baracca: eleggere due o tre portavoce da mandare nei tg e nei talk meno indigesti a rappresentare la linea del M5S, evitando che a farlo sia il primo peone semidissidente che passa.
E nominare un direttorio che giri per i meetup dirimendo i dissensi che inevitabilmente esplodono qua e là .
L’alternativa è il permanente stillicidio-suicidio di espulsioni che fra l’altro assottiglia i gruppi parlamentari: due anni fa gli eletti erano 163, ora si son già ridotti a 143.
Se poi gli espulsi votano col governo, magari sperando che qualcuno li ricandidi, si può pure sputtanarli come i nuovi Razzi e Scilipoti.
Ma il primo colpevole è chi li ha espulsi, gettandoli fra le braccia di Renzi. Il quale, con degli avversari così, può campare cent’anni.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 28th, 2014 Riccardo Fucile
GRILLO E CASALEGGIO, UNA COPPIA SENZA PIU’ UNA DIREZIONE CHE NON SIA QUELLA DETTATA DALLE PROPRIE PULSIONI
Il vero problema è lui, anzi loro. Grillo e Casaleggio, una coppia senza più una direzione che non sia quella dettata dalle proprie pulsioni.
Ma «questo» M5S così come lo abbiamo conosciuto è ai titoli di coda.
Alla fine dispiace anche. Ci sono tanti modi di chiudere una storia, ma questo è il peggiore.
Lo scandalo non sussiste, in quanto all’interno di M5S esiste un regolamento ben preciso. Certo, il fatto che la cittadina Pinna abbia dato soldi agli alluvionati sardi poteva forse valere come attenuante, ma dalle parti del blog vanno di ghigliottina che è un piacere, figurarsi quando a suggerire il verdetto indicendo un referendum motivato come una scomunica è il capo in persona
Il vero problema è lui, anzi loro. Grillo e Casaleggio, una coppia senza più una direzione che non sia quella dettata dalle proprie pulsioni.
La rivolta dei peones darà vita a una scissione, ipotesi più probabile. Nel migliore dei casi a una nuova partenza, con una nuova governance interna.
Ma «questo» M5S è ai titoli di coda. Il movimento che nel 2013 aveva interpretato la protesta proponendosi come alternativa, ha fatto della marginalità autoritaria il suo tratto distintivo.
La creatura di Grillo e Casaleggio era nata come trionfo della partecipazione dal basso, o almeno così era stato percepito da 9 milioni di sostenitori alle elezioni politiche del 2013 che lo votarono sperando nello stravolgimento dei metodi della politica italiana. Le continue epurazioni stanno svelando il trucco.
Sembrava il campione della democrazia, invece era un calesse.
Il crepuscolo è silenzioso. La coppia di M5S non fa più notizia se non come curiosità da strano ma vero.
Le loro ultime uscite hanno una sconclusionata vena di bizzarria. L’anatema contro le apparizioni televisive arriva durante l’ascesa di Matteo Salvini, costruita anche con la partecipazione a qualunque talk show, e sembra anteporre le fisime sui media di Casaleggio al bisogno di una tribuna per il movimento.
L’analisi di Grillo sulle elezioni in Emilia-Romagna, comica in quanto trionfalista, è stata fatta sui dati delle Regionali del 2010, quando M5S non era noto neppure ai parenti stretti.
Forse è a quello che vogliono tornare. A un piccolo e più governabile movimento di opposizione, felicemente elitario e narcisista.
Oppure all’estinzione per sopraggiunta usura dei due fondatori.
Comunque vada, un fallimento.
Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 28th, 2014 Riccardo Fucile
BEPPE AVREBBE PREFERITO TENERE UNA LINEA PIU’ MORBIDA
Due parlamentari espulsi, altri 13 in lista d’attesa e una decisione che più Beppe Grillo è firmata dai
Casaleggio, padre Gianroberto e figlio Davide.
Questa volta, come molte altre, Grillo e Casaleggio non si sono trovati per niente sulla stessa linea.
Il primo era per un approccio morbido — “denunciamo la questione dei rimborsi, ma non mettiamo ai voti subito l’espulsione” — ma da Milano il processo era già iniziato. E i due appena espulsi erano sulla black list da molti mesi. Poi alla fine, dopo intrecci telefonici, è passata la linea e anche Grillo si è adeguato.
Il Movimento 5 Stelle così ha vissuto ieri una delle sue giornate peggiori, senza che nessuno sapesse niente.
L’allarme è suonato con un post: votiamo l’allontanamento di Paola Pinna e Massimo Artini.
Il motivo ufficiale è quello di una mancata restituzione di una parte della diaria, le ragioni più accostabili alla realtà riguardano l’essere in contrapposizione col capo. Pinna da sempre, Artini sempre di più negli ultimi mesi, sulle posizioni del sindaco di Parma Federico Pizzarotti che non quelle che Milano, in parte anche Genova (o Marina di Bibbona, dipende dai giorni), seppur in maniera più defilata, dettano.
Artini era sulla lista dei cattivi da tempo. Ma quello che ha fatto saltare i gangheri è stata un’intervista di due giorni fa al fattoquotidiano.it  , dove chiedeva un invito alla riflessione.
Stesse parole usate da Pizzarotti, il vero extraparlamentare rivoltoso che punta a prendere in mano il Movimento 5 Stelle.
Così, alla fine, è iniziato il processo che ha riportato la situazione politica a quasi un anno fa: tu buono, tu cattivo, lui resta, l’altro no.
Ma l’aria, tra Senato e Camera, ieri era quella di smottamento.
Le considerazioni che fanno i parlamentari sono molte. E sanno bene che la restituzione dei soldi è un pretesto. Ma il Movimento 5 Stelle con altre espulsioni non sarà più in grado di incidere in maniera determinante come voleva sull’elezione del capo dello Stato.
E il Pd, negli ultimi tempi, almeno una delle tante anime del Pd, su questo contavano. Da ieri è tutto da rivedere e ricalcolare.
Quello che succede realmente è difficile da capire.
Casaleggio è presente, ma molto stanco, almeno a quanto dicono i parlamentari. E Beppe è diventato un oggetto misterioso. Non sempre raggiungibile al telefono, molto proiettato sulle questioni europee (sua l’idea di formare un gruppo con una serie di eurodeputati sparsi), ma assolutamente disinteressato alle questioni italiane.
Non ha fatto, per la prima volta, campagna elettorale in Emilia Romagna, laggiù dove Grillo aveva messo in piedi tutto con un vaffanculo.
Si è presentato, senza essere atteso, alla fine, ma non c’erano più telecamere, non più giornalisti. Lontani i tempi in cui parlava alle sei del pomeriggio per finire sui tg della sera.
No, non è Grillo di qualche mese fa. E nessuno sa ancora bene dove voglia arrivare. La prima preoccupazione è che si trovi una linea comune in quella che adesso, con l’ingresso del figlio di Casaleggio, è diventata una triade.
E tenerli insieme, a chilometri di distanza, spesso è un’impresa.
Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 28th, 2014 Riccardo Fucile
ARTINI SI METTE IN MACCHINA CON ALTRI PARLAMENTARI E VA A MARINA DI BIBBONA: “DEVE DIRMELO IN FACCIA”… DIVERSI MILITANTI PRESIDIANO LA VILLA, LUI CI PARLA, MA NON PARE CONVINCERLI
“Voglio che abbia almeno il coraggio di dirmelo in faccia. Io dormo lì fuori, se non ci parla aspetto domattina. Io non sono un pavido, vado fino in fondo. Io voglio tornare a casa pulito”.
Sono quasi le 20 e Massimo Artini sta guidando sulla via Aurelia. Direzione Bibbona, Livorno, buen retiro di Beppe Grillo.
Cinque minuti prima, il blog del fondatore M5S lo ha cacciato dal Movimento. Espulso, senza nemmeno che l’assemblea dei parlamentari avesse modo di decidere che lui e Paola Pinna, deputata sarda dal destino identico, andavano buttati fuori dal gruppo.
Così vorrebbe il regolamento: prima ci si scanna tra eletti (con diritto di difesa), poi parla la Rete.
Ma stavolta la forma salta. “Non rendicontano da nove mesi”, li accusano i vertici Cinque Stelle. “Un’esecuzione sommaria”, rispondono loro.
Poco importa che i soldi li abbiano restituiti, anche se non hanno voluto renderlo pubblico sul sito ufficiale.
Conta di più, evidentemente, che Pinna e Artini nei giorni scorsi abbiano chiesto a Grillo e Casaleggio un mea culpa dopo il disastroso risultato delle elezioni regionali. Il sondaggio aperto ieri mattina si chiude dopo otto ore. Votano quasi in 28mila. Finisce con il 70 per cento favorevole alla cacciata.
È così che sei deputati, di certo non tra i dissidenti storici, si sono messi in macchina verso Bibbona.
Assedio alla villa del capo: Massimo Artini, Marco Baldassarre, Tatiana Basilio, Federica Daga, Silvia Benedetti e Gianluca Rizzo. Un loro collega, Samuele Segoni, toscano come i primi due, era già fuori dalla villa ieri pomeriggio.
Con lui, una cinquantina di attivisti. Ma dalle finestre della tenuta vista mare, Grillo si è sentito minacciato. E ha chiamato la polizia.
C’è voluto un po’ per potersi avvicinare al campanello: “Gli abbiamo spiegato chi eravamo — racconta il deputato Segoni — È venuto al cancello e ci ha parlato da lì”. Scarsi risultati: “Sembrava un dialogo tra sordi — insiste Segoni — Ripeteva il solito canovaccio: ‘C’è un 20 per cento che sapevamo di perdere, ci sono dei pezzi di merda…’ Sembrava di sentirlo parlare dal palco, non sapeva di cosa stavamo parlando”.
Quando alle 8 di sera arrivano gli altri sei, ci vuole un’ora perchè Grillo si decida ad aprire. Un’ora di attesa e di rabbia. “Se ci stiamo suicidando, ce lo deve dire in faccia. Ormai Beppe sembra lobotomizzato, siamo qui per svegliarlo”, si infuria il deputato Marco Baldassarre.
È fuori dalla grazia di Dio, perchè “ci siamo fatti un mazzo così, ci abbiamo creduto e sul blog, anzichè spiegare quello che proviamo a fare, parlano dell’omicidio Matteotti. Chi c’è dietro? Chi comanda? Chi è che lo permette?”.
Parole inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Perchè quelli che accerchiano la villa, sono parlamentari a cui mesi addietro era impensabile scucire una critica ai leader. Artini, per dire, è stato il “responsabile” informatico del gruppo per mezza legislatura (salvo poi venire accusato di aver creato un portale “parallelo”): ogni lunedì pomeriggio, era a Milano per riunioni operative con Casaleggio.
Baldassarre e Segoni gli hanno già promesso: “Si è iniziato insieme e si finisce insieme”.
Ma al di là delle eventuali dimissioni solidali, il sospetto che presto verrà messa all’indice anche il resto della pattuglia che non rendiconta sul sito ufficiale è più che fondato.
Sono una ventina e da settimane chiedono chiarimenti su quel portale (http://www.tirendiconto.it  ) dove dovrebbero pubblicare entrate e uscite. In assenza di risposte, si sono arrangiati da soli, comunicando le note spese sulle loro pagine web personali.
Prendiamo Paola Pinna: gli ultimi due bonifici portano la data del 5 novembre: 5.323,8 alla Caritas sarda per alluvione 2013 e 4.878,28 al Bilancio dello Stato, soldi risparmiati da luglio a settembre 2014.
Che si adombri l’ipotesi che sia una che si tiene il malloppo, la infastidisce parecchio. Soprattutto se le sue cifre vengono messe a paragone con quelle di alcuni fedelissimi M5S.
Per dire, Riccardo Nuti (che ieri tuonava: “Se io faccio un bonifico, esempio, da 2000 euro ma dovrei farlo da 6000 euro vuol dire che prendo per il culo”) nel trimestre che va da aprile a giugno ha restituito, oltre alla parte di indennità mensile, rimborsi solo per 2.210,67 euro.
Alle 22.30 l’assedio alla villa non è ancora finito. I deputati sono dentro, al cospetto del leader. Fuori, il gruppo di attivisti che è rimasto in attesa, è stato fatto indietreggiare.
Stanno lì, a metà strada tra l’asfalto e la sabbia.
Per fortuna qualcuno si era portato le torce.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
UNA DELEGAZIONE DI SETTE DEPUTATI IN ARRIVO A MARINA DI BIBBONA DOPO L’ALLUCINANTE ESPULSIONE DEI DUE DEPUTATI CON UNA VOTAZIONE FANTASMA CHE NESSUNO PUO’ CONTROLLARE E CONTRARIA ALLO STATUTO
Una delegazione di deputati del Movimento Cinque Stelle, guidata da Massimo Artini, sta raggiungendo
Beppe Grillo per incontrarlo di persona e avere così “chiarimenti” sul post del blog del leader M5S che ha avviato la procedura di espulsione nei confronti dello stesso Artini e della deputata Paola Pinna.
La delegazione dei ribelli – di cui non fa parte la Pinna – sta viaggiando alla volta di Marina di Bibbona proprio per chiedere un confronto aperto all’ex comico.
“Ci dicono che un centinaio di attivisti stazionano già lì, davanti casa di Beppe”, ha detto all’Adnkronos il deputato Marco Baldassarre.
I deputati Massimo Artini e Paola Pinna sono fuori dal Movimento 5 stelle.
La lunga giornata del voto per l’espulsione dei due parlamentari finisce così: con una delegazione di consiglieri comunali, attivisti e parlamentari sotto casa di Beppe Grillo a Marina di Bibbona in Toscana.
Chiedono un colloquio e chiedono spiegazioni al leader.
“Questa votazione non è valida”, dice a ilfattoquotidiano.it Marco Baldassarre, “siamo qui per parlare con Beppe. Vogliamo capire una volta per tutte che cosa gli sta passando per la testa. Io non ho nemmeno votato: quello che contestiamo è il metodo. Questo modo di fare non appartiene al Movimento 5 stelle. Un voto fatto così è una totale presa in giro”.
Sono sette i parlamentari davanti a casa di Grillo, oltre a Baldassarre e Artini sono arrivati anche i colleghi Federica Daga, Samuele Segoni, Tatiana Basilio, Silvia Benedetti e Gianluca Rizzo.
“Io personalmente”, continua Baldassarre, “non ho nemmeno votato. Il blog dice che Massimo non ha rispettato le regole quando in realtà ha pubblicato tutti i rendiconti. La cosa che mi lascia perplesso è il fatto che la maggior parte dei commenti fosse in favore degli espulsi, ma alla fine la votazione sia stata così schiacciante per l’uscita. Non voglio nemmeno pensare al fatto che non abbiamo una società terza che certifica il voto, ma è un altro elemento che non si può dimenticare”.
Tutto questo vogliono chiedere a Grillo: “Abbiamo investito tempo, energie ed emozioni. Non possiamo veder finrie tutto così”, conclude Baldassarre.
L’M5s perde due parlamentari ed incassa l’ennesima ferita: accusati di non restituire parte dello stipendio, hanno smentito mostrando i rendiconti pubblicati sui propri siti internet personali.
Ma alla base dello scontro ci sarebbero le posizioni critiche.
Dopo le elezioni Regionali, Massimo Artini in un’intervista a ilfattoquotidiano.it ha chiesto un confronto con Grillo e Casaleggio.
Una procedura di espulsione lampo, senza passare dalla sfiducia dei Meetup o dall’assemblea congiunta dei parlamentari, al contrario di quanto prevede il codice di comportamento.
Il primo commento è stato quello della deputata Pinna: “E’ un’esecuzione sommaria, ma non potevano trovare un pretesto peggiore di questo. I bonifici ci sono, li trovano sul mio blog e su Facebook”.
Alla base dello scontro c’è la decisione di una parte dei portavoce M5s (sono 18 in tutto) di non pubblicare sul sito di Grillo (tirendiconto.it) le note di rimborso. “Vogliamo garanzie sulla gestione del sito e spiegazioni”, si erano giustificati nei giorni scorsi. Ma per i leader non basta.
Il Movimento perde oggi due parlamentari ed incassa l’ennesima ferita. La squadra M5s a Montecitorio passa così da 104 a 102 deputati.
E questa volta le polemiche rischiano di fare più male del solito. Per tutto il giorno il gruppo dei portavoce si è spaccato tra accuse e difese, e in molti hanno minacciato di lasciare il Movimento nel caso Pinna e Artini fossero effettivamente cacciati.
I critici si sono riuniti nel pomeriggio e hanno cercato di delineare una strategia.Alla fine la decisione di andare sotto casa di Grillo, nella speranza di avere una risposta.
Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 26th, 2014 Riccardo Fucile
SU AGORA’ A RAI3 I DEPUTATI BARBANTI E TURCO VIOLANO L’EMBARGO…E GRILLO NON HA DI MEGLIO DA FARE CHE ATTACCARE PIZZAROTTI
Neanche 24 ore dopo la scomunica di Beppe Grillo al parlamentare Walter Rizzetto per la partecipazione al
talk show “Omnibus” su La7, due colleghi sfidano il diktat e intervengono al programma “Agorà ” di Rai3.
I deputati Sebastiano Barbanti e Tancredi Turco, entrambi in collegamento da piazza Montecitorio, hanno difeso la necessità di andare in tv perchè la gente, hanno sostenuto, si informa soprattutto attraverso il piccolo schermo.
“Dobbiamo riconoscere che è il momento di fare autocritica — ha detto Turco — di iniziare una riflessione seria al nostro interno. Forse i cittadini non sono ben informati su tutti i provvedimenti che abbiamo portato avanti, su tutte le nostre battaglie, e se non sono informati forse è anche colpa nostra, delle scelte che abbiamo fatto. Grillo deve rimanere il nostro megafono, ma è opportuno che venga affiancato anche da altri megafoni che siamo noi parlamentari”.
Per Barbanti, “Grillo deve rimanere a capo del Movimento. Se noi siamo qua in televisione è per far conoscere meglio i nostri programmi non certo per vanità o per soddisfare il nostro ‘punto G’”, ha messo in chiaro richiamando una vecchia espressione con cui Grillo mise alla porta la consigliera comunale bolognese, Federica Salsi, proprio per la sua partecipazione a un talk show.
Dopo il risultato delle Europee a maggio scorso, che nel Movimento avevano percepito come poco soddisfacente, il leader e lo staff avevano deciso di dosare le partecipazioni televisive.
Così solo alcuni volti selezionati in questi mesi hanno potuto comparire sul piccolo schermo.
Una scelta che però è stata più volte contestata da attivisti ed eletti e che dopo le Regionali è tornata ad essere criticata.
Al centro della discussione la crescita delle Lega Nord, che in molti nel Movimento attribuiscono anche al presenzialismo del leader Matteo Salvini proprio in televisione. Solo ieri Grillo ha attaccato Rizzetto, dicendo che se vuole andare nei talk show è libero di farlo, ma in quel caso parla solo a titolo personale.
Ma non c’è solo la televisione a dividere il Movimento.
Oggi il leader ha pubblicato sul blog una lettera dell’ambientalista Walter Ganapini sull’inceneritore di Parma.
E quello che sembrava un appello per un intervento in aiuto del sindaco Federico Pizzarotti, si è trasformato in realtà nell’ennesimo attacco. “Non è vero”, si legge, “che tutto si è fatto per impedire completamento ed avvio del forno. Non aver combattuto e vinto la battaglia contro la ‘dirigenza politicante’ Iren, priva di strategia industriale moderna e capace solo di accumulare miliardi di debiti, ha creato un danno enorme al Paese, non solo al Movimento, quando Parma poteva diventare il simbolo di una svolta decisiva,in senso europeo, delle politiche ambientali/infrastrutturali nazionali: c’erano tutte le condizioni”.
Dal Comune fanno sapere che la lettera di Ganapini a Pizzarotti risale ad un anno fa.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 26th, 2014 Riccardo Fucile
LA (NON) ANALISI DEL VOTO NEL BLOG DI GRILLO
A tre giorni dal flop alle regionali, sul blog di Grillo ancora non ce n’è traccia. Bisogna far scorrere la pagina molto al di sotto del settimo necrologio di Casaleggio sull’imminente morte dei giornali per trovare un’analisi dei risultati in Emilia Romagna, ben nascosta in un articolo sull’astensionismo.
Eccola: «Il MoVimento 5 Stelle nel 2010 raccolse 126.619 voti. Ieri ha aumentato i consensi con 159.456 voti».
Fine dell’analisi.
Il fatto che Grillo abbia perso tre quarti degli elettori delle politiche (658.443) e due terzi di quelli delle europee (443.936) è stato evidentemente ritenuto un dettaglio insignificante.
A meno che il profeta Casaleggio – l’uomo che ha già predetto la fine di tutto – abbia visto in questa emorragia di voti un segnale incoraggiante, un indizio della vittoria prossima futura.
Che arriverà , magari, il giorno in cui non ci saranno più i giornali.
Sebastiano Messina
(da “La Repubblica”)
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Novembre 26th, 2014 Riccardo Fucile
L’ISPETTORATO DEL LAVORO DOPO DIECI MESI DI ACCERTAMENTI DA’ RAGIONE ALL’EX MILITANTE CINQUESTELLE CHE ORA CHIEDE LE LORO DIMISSIONI
Carlo Baratta ha lavorato per le senatrici del Movimento 5 stelle Laura Bottici e Sara Paglini. In arrivo multe salate alle due parlamentari che hanno sempre dichiarato di non averlo mai assunto come assistente.
Dopo un’indagine durata dieci mesi, il ministero del Lavoro non solo ha definitvamente accertato che l’ex militante grillino abbia lavorato per le due senatrici, ma ha provveduto anche a «regolarizzare le sue prestazioni lavorative» che prima non lo erano.
L’ispettorato provinciale ha riconosciuto a Baratta due separate collaborazioni — una con Bottici e l’altra con Paglini — da 200 euro l’una come «mini co.co.co» per un totale di 20 ore menisili dal primo al 30 giugno del 2013.
Ora nei confronti delle due senatrici il ministero fa già sapere di aver adottato «i provvedimenti amministrativi previsti dalla legge», mentre i vari istituti di previdenza stanno provvedendo alla quantificazione dei contributi che spettano a quello che sarebbe dovuto essere uno dei loro più stretti collaboratori
Ex assicuratore disoccupato da 4 anni, Carlo Baratta (che nel frattempo si è laureato in agraria) è stato per anni uno dei più attivi militanti del Movimento 5 stelle cittadino, tanto da essere candidato per un seggio in consiglio comunale prima e in parlamento poi.
La sua rottura e successivo allontanamento dal Movimento si sono consumati subito dopo le scorse elezioni politiche, quando le due neoelette senatrici hanno scelto di affidarsi ad altri collaboratori.
Da quel momento Baratta ha subito iniziato a denunciare di «essere stato trattato in maniera scorretta, tanto da Bottici, quanto da Paglini».
Entrambe gli avrebbero fatto sottoscrivere un contratto di lavoro, senza poi rispettarlo. A queste accuse tanto le due parlamentari, quanto buona parte degli altri militanti si sono sempre opposti con forza.
«Carlo Baratta ha dichiarato di aver lavorato per me ‘da giugno a luglio 2013’, niente di più falso» diceva al nostro giornale Sara Paglini lo scorso 3 aprile, mentre la sua collega Laura Bottici aggiungeva: «Tra Carlo Baratta e la sottoscritta non c’è mai stato un rapporto di lavoro».
Ora l’ispettorato del lavoro ha stabilito l’esatto contrario.
«Il ministero — spiega Baratta — ha potuto accertare solo un mese di contratto, ora andrò in tribunale, assistito dagli avvocati Marta Marchetti e Alessandro Rocchi, perchè mi vengano riconosciuti anche gli altri cinque per cui avevo firmato. Adesso, comunque, è stato dimostrato che è stata violata la legge e credo che chi ha sbagliato all’interno del Movimento si debba assumere le proprie responsabilità . Mi riferisco a chi, come il consigliere comunale Matteo Martinelli, nei mesi scorsi ha definito tutta la questione ‘una montatura’, o chi, come lo stesso Beppe Grillo, i consiglieri comunali, tutti i senatori e buona parte dei deputati, tra cui il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e il deputato toscano Alfonso Bonafede, con i quali ho avuto un contatto diretto, abbia preferito tacere sperando che passasse la bufera. Ora — prosegue —, oltre alle scuse dovute per come sono stato trattato, sia a Roma che in città , chiedo alle due senatrici di fare un passo indietro e di dimettersi perchè chi ha commesso un illecito per di più nell’esercizio delle proprie funzioni, non ha più la statura etica e morale per rappresentare i cittadini. Per questo chiedo ai senatori di ogni schieramento politico di adoperarsi per riportare onestà e giustizia nelle aule del Senato, proponendo almeno una mozione di sfiducia nei confronti di Laura Bottici come questore del senato, essendo essa inadempiente nei confronti del suo stesso ufficio».
Claudio Laudanna
(da “La Nazione“)
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