Novembre 25th, 2014 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO A OMNIBUS INVITA A “PARLARE E FARE AUTOCRITICA”, UN POST LO GELA: “NON RAPPRESENTA LA POSIZIONE M5S”…MA STAVOLTA LA BASE E MOLTI COLLEGHI LO DIFENDONO
Lo si voglia edulcorare chiamandolo dibattito interno, magari riflessione, o ci si spinga fino a parlare di resa
dei conti e rivolta, è un fatto che nel Movimento Cinque Stelle strategia e leadership sono, per la prima volta, messi seriamente in discussione dopo il risultato deludente delle regionali in Emilia Romagna e Calabria.
L’epicentro della tempesta in queste ore è lo scambio polemico in corso tra il deputato Walter Rizzetto e il leader Beppe Grillo.
Ma è in gran parte del movimento che si parla ormai apertamente di errori, strategie fallimentari e leadership da sovvertire.
La giornata si apre con Rizzetto che a Omnibus, su La7, apre il fronte: “Per analizzare il voto in Emilia Romagna e Calabria che non ci soddisfa serve parlare e stare intorno a un tavolo per far capire quello che ha funzionato, ma anche quello che non ha funzionato in un anno e mezzo di esperienza parlamentare. Se parte dell’elettorato ci ha abbandonato bisogna fare autocritica non violenta per apportare dei miglioramenti. Dobbiamo parlare. L’elettorato deve sapere che quando il M5S va in tv a parlare di temi che sono nostri cavalli di battaglia non deve avere nulla da temere nei confronti di altri competitor”.
Si dovrebbe parlare. Invece Grillo scrive.
O meglio, sul suo blog qualcuno digita parole di scomunica per Rizzetto. “Il M5s non ritorna nei talk show”, quindi la partecipazione del deputato a Omnibus “è stata a titolo del tutto personale, Rizzetto non rappresenta la posizione del M5S, nè qualcuno gli ha dato questa responsabilità . Libero di dire la sua opinione e di partecipare ai talk, ma non a nome del M5S”.
Dopo aver definito “troppa grazia” il “post a me dedicato”, Rizzetto preannuncia la replica sul “mio, umile, blog”. Che arriva a stretto giro.
“Caro Beppe Grillo – scrive il deputato -, vorrei capire innanzitutto chi scrive i post sul blog e come mai non si firma, quasi mai. Dai feedback ricevuti mi pare evidente che il problema ora sia più tuo che mio. Fare sana autocritica è sintomo di maturità – prosegue -, non solo politica e non sono l’unico a pensarlo. Se ritieni che ‘Rizzetto parla a nome suo e non rappresenta il movimento’ è altrettanto evidente che io e te abbiamo un problema (#huston ndr)”.
E ancora: “Non ho detto nulla di sconveniente e non in linea con il M5S, anzi. Se uno vale uno, ciò lo è anche nell’esprimere le opinioni”.
E “non chiedo il permesso ai tuoi cortigiani per parlare del lavoro che stiamo facendo e comunicarlo a più gente possibile. Il dato elettorale dovrebbe far riflettere te, in primis”. Quindi, conclude: “#iononmollo e tu?”.
Se in altre occasioni la base aveva utilizzato la rete tanto cara ai guru del M5s per mettere all’angolo le voci stonate del coro, questa volta i militanti si schierano con Rizzetto.
Con la deputata Gessica Rostellato che promuove su Twitter un hashtag dedicato: #siamotutticonrizzetto. A cui in tanti si accodano esaltando “Rizzetto che ci ha messo la faccia” e attaccando il vigliacco anonimato di chi ha scritto quel post. Perchè “questi diktat anonimi sono la morte del m5s”.
Altri invitano a essere pragmatici: “Mentre voi vi crogiolate in queste scemenze la gente è incazzata nera o addirittura si ammazza. E poi vi meravigliate che i voti siano scomparsi”.
Anche il deputato Mimmo Pisano sta con Rizzetto: “Sono stanco di questi autogol del blog. Walter è stato bravissimo, serio e convincente. La gente deve conoscerci tutti. Chi se non noi rappresentano il M5S?”.
La deputata bolognese Mara Mucci: “Confesso. Anche io stamattina ero in tv… come da richiesta di centinaia di cittadini in queste ore di post voto”.
Con il passare delle ore altri colleghi scendono in campo.
Il deputato Tancredi Turco, esponente dell’ala critica: “Trovo incomprensibile il post, Rizzetto è un deputato del M5S e lo rappresenta egregiamente. Tra l’altro, ha detto cose totalmente condivisibili. Il fatto se andare o non andare in tv deve essere una decisione presa con una consultazione sul blog, in modo da dare a tutti gli attivisti la possibilità di esprimersi”.
La collega Eleonora Bechis aggiunge: “Ancora una volta ci si rinchiude nel blog invece di ascoltare #siamotuttirizzetto”.
Il deputato Sebastiano Barbanti: “Cosa ne pensate? È giusto rinchiuderci ancora una volta nel blog oppure ascoltare?”.
Dalla Camera al Senato, ecco Serenella Fucksia prendere di petto su Facebook non solo lo staff – Ilaria Loquenzi, ufficio stampa M5S alla Camera, Rocco Casalino responsabile della comunicazione -, ma anche quei “cerchi magici stellari, quelli autorevolissimi che contano e fanno tendenza, che percepirono le elezioni europee scorse come una sconfitta, ma oggi a commento dei ben peggiori risultati ottenuti a livello regionale, fanno negazionismo”.
Rizzetto, dunque, non è solo. E, dopo il negazionismo, c’è chi accusa Grillo di strumentale revisionismo.
Ovvero, di aver infilato sul blog proprio ieri, nel day after elettorale, un’intervista allo storico Arrigo Petacco. Che sostiene la tesi di un Mussolini non responsabile dell’assassinio di Giacomo Matteotti. Una “trovata assolutoria” duramente contestata in una nota da Ernesto Nassi, presidente dell’Anpi Provinciale di Roma. Che invita “gli esponenti del Movimento 5 Stelle a non ricadere in strumentalizzazioni che, certamente non li onorano. Li invito invece a leggere gli interventi alla Camera di Giacomo Matteotti per capire come svolse il suo impegno in nome degli italiani, pagandolo con la vita”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 25th, 2014 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO HA LASCIATO IL CAMPO AI MATTEO
Per il Movimento 5 Stelle va tutto bene. Beppe Grillo dice che l’astensionismo non li ha colpiti e che “il M5S ha vinto”.
Su quali basi? Sulle regionali del 2010. E in effetti è vero, rispetto a quel dato i 5 Stelle hanno aumentato elettori in Emilia Romagna: da 126.619 a 159.456.
Il Pd, in questi quattro anni e mezzo, ha smarrito più di 322mila voti e persino la Lega 55mila.
Lo stesso Renzi, in neanche sei mesi, ha perso quasi 700mila elettori nella sola Emilia Romagna. Un record o giù di lì.
Da qui a dire che il Movimento 5 Stelle ha vinto, però, ce ne passa.
È vero che i 5 Stelle sono cresciuti rispetto al 2010, ma è anche vero che nel frattempo è successo di tutto e il raffronto tra il 13.26% di due giorni fa e il dato emiliano alle politiche 2013 (24.6%) e alle europee 2014 (19%) è abbastanza impietoso.
Per non parlare del flop in Calabria (neanche il 5%).
L’unico alibi vero del M5S è che, da sempre, la loro forza ha avuto numeri molto più bassi alle amministrative e regionali.
E la tornata elettorale di domenica non fa eccezione.
Qualche domanda, però, i 5 Stelle dovrebbero porsela. L’Emilia, teatro dei loro primi successi, stavolta non gli ha sorriso. Senz’altro ha influito la resa disastrosa di alcuni ex protetti di Grillo e Casaleggio : è comprensibile che, per paura di dare visibilità a qualche nuovo Favia, in molto siano stati a casa.
O abbiano guardato altrove, per esempio alla Lega Nord. E proprio il caso di Salvini è emblematico: come ha fatto il leader della Lega Nord a superare addirittura il 19%? Giocando alla Grillo. Non nei contenuti, ma nei modi.
Provocando . Costringendo i mass media a parlare di lui. Convogliando il dissenso, la protesta, la rabbia.
Alcuni 5 Stelle, ora, quasi ringraziano Salvini per avere “ripulito” il loro elettorato dai sostenitori più intolleranti: un ragionamento bizzarro e snobistico , che dimentica come le elezioni si vincano convincendo tutti.
Non solo “i più buoni” (ammesso poi che lo siano). Salvini ha poi occupato sistematicamente la tivù. Era ovunque.
I 5 Stelle, al contrario, si sono concessi pigramente giusto a qualche tigì. Per il resto, nisba.
Una scelta voluta da Grillo, e più che altro Casaleggio, dopo la sconfitta alle Europee. I duropuristi, ovvero gli stessi (parlamentari inclusi) che a maggio erano strasicuri di oltrepassare il 30% e bastonare Renzi, continuano a credere che sia la strada giusta e ricordano che anche Gasparri è sempre in tivù, eppure Forza Italia è quasi scomparsa. Certo: infatti la tivù non è utile a prescindere, ma solo se la si sa usare.
Salvini sa farlo, Gasparri no. Di Maio saprebbe farlo, ma in tivù non ci va quasi più.
E il risultato è che molti elettori si sono allontanati perchè hanno avuto la sensazione che il movimento sia divenuto elitario e non rispettoso di chi li ha votati, visto che non li informa (se non in Rete) del loro operato.
Che senso ha rinunciare al mezzo più usato dagli elettori over 50, ben sapendo che è proprio tra gli over 50 che i 5 Stelle non attecchiscono? Masochismo puro.
Salvini ha potuto spadroneggiare in tivù, perchè al di là di quale intellettuale abile a metterlo in difficoltà (tipo Pennacchi), dall’altra parte aveva le Moretti.
E dunque vinceva facile. Se a ogni sua comparsata avesse avuto contro un Di Battista, forse l’epilogo sarebbe stato diverso.
Proprio Di Battista, ieri, ha parzialmente riaperto alla tivù: “Poi, magari, qualche incursione televisiva selezionata. È utile, sono d’accordo. Ma occhio a vedere la tv come soluzione! La Tv ci omologa a un sistema che gli italiani detestano!”. Casaleggio può negarlo quanto vuole, ma a molti italiani — dalle Europee in poi — è parso che i 5 Stelle si siano isolati da soli, abbracciando una clandestinità narcisistica e autoreferenziale che ha finito col favorire ulteriormente Renzi e sminuire le molte battaglie che il movimento continua a portare avanti.
C’è poi un’ulteriore sensazione: quella di un Grillo un po’ stanco della sua creatura politica.
Forse rientra nella sua umoralità congenita.
Di sicuro continuare a ripetere che “va tutto bene, siamo bravissimi”, non pare esattamente la strategia migliore.
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 25th, 2014 Riccardo Fucile
SONO MOLTI I PARLAMENTARI CHE AVANZANO CRITICHE ALLA GESTIONE DEL MOVIMENTO E SI SENTE L’ESIGENZA DI TORNARE IN TV
Da “Vinciamo noi” a “l’astensionimo non ci ha colpito”. Dai proclami di trionfo pre-Europee, con avvisi di
sfratto per Matteo Renzi, alle braccia alzate al cielo per cinque consiglieri eletti in Emilia.
A Regionali ancora calde, il blog e il profilo Twitter di Beppe Grillo giocano la carta del meno peggio: e pazienza per i sogni di sei mesi fa.
Ora è tempo di dati sull’astensione “che non ha toccato il Movimento”, di assicurare che “i cittadini non hanno più fiducia nei partiti”. La voce del capo lo ripete più volte: “I numeri non sono opinioni”.
Ma sono gli stessi numeri che descrivono un disastro (annunciato) in Calabria, con il 4,89 per cento e nessun consigliere eletto.
E di un 13,2 in Emilia Romagna che è il minimo sindacale, nella regione dove il M5S è nato.
Cifre che fanno ribollire i dissidenti, compatti nell’invocare “l’autocritica” dei vertici. Affiora anche l’umore nero di tanti parlamentari, che chiedono di tornare in tv, prima possibile.
Mentre Alessandro Di Battista, il più ascoltato dai diarchi, prova a dettare la linea: “Usciamo dal Parlamento, da questo postribolo di massoni come diceva Beppe mesi fa”.
In un diluvio di parole, il silenzio di Luigi Di Maio. Il “numero tre” guarda il gioco. E riflette sul complicato futuro.
Eppure raccontano di un Casaleggio “abbastanza soddisfatto” per il risultato dell’Emilia. La ragione può ritrovarsi nel video di Max Bugani, consigliere a Bologna, vicinissimo al guru: “Ci sono grandissimi problemi in regione, una grande dissidenza interna: abbiamo ricevuto boicottaggi da diversi eletti”.
Insomma, poteva andare peggio.
E la Calabria? Non se ne parla, punto e basta. Ma c’è chi ammette la disfatta, nella regione dove le faide tra parlamentari e gruppi locali avevano già portato all’1,86 per cento nelle Comunali a Reggio Calabria, il mese scorso.
Il senatore Nicola Morra, calabrese d’adozione: “Siamo stati percepiti come gli altri partiti. Ma la legge elettorale, con la soglia dell’8 per cento per i non coalizzati, ci ha penalizzato. E noi non sappiamo cosa sia il voto clientelare”.
Resta il fatto che l’M5S calabrese è devastato: “Dobbiamo resettare i meet up, fare pulizia. Io non ho mai fatto polemiche, ma altri…”.
Sul fronte opposto un altro senatore calabrese, Maurizio Molinari: “Siamo diventati un nugolo di fazioni dentro ad una setta”.
In tarda mattinata, i dissidenti si ritrovano alla Camera. E battono il tamburo delle critiche. “Quando i risultati non sono soddisfacenti è giusto chi ha tenuto il timone lasci spazio ad altri” riassume Tancredi Turco.
“Grillo e Casaleggio hanno commesso errori” sibila Gessica Rostellato. “Meno social network e più politica” sostiene Walter Rizzetto.
Da Parma irrompe il capogruppo M5S Marco Bosi: “Di autocritica neanche l’ombra. E chi se ne importa se 6 mesi fa ci votavano 277.000 persone in più”.
Interessante viatico all’assemblea degli eletti convocata in città da Federico Pizzarotti, per il 7 dicembre. “Analizzeremo i nostri problemi” promette il sindaco ribelle.
Ma l’adunata potrebbe segnare la nascita di un’area organizzata, che chiede maggiore democrazia interna e vuole il dialogo con i partiti.
Una simil-corrente più forte, dopo il voto di ieri.
Ma non parlano solo i critici. La “moderata” Giulia Grillo: “Non abbiamo costruito un tessuto di fiducia in certi territori: e andare in tv può servire”.
È il filo rosso della giornata. L’anatema dei diarchi contro il piccolo schermo va rimosso, lo dicono quasi tutti.
Perfino Laura Castelli, contraria (“la tv non è uno strumento elettorale”) ammette: “Risulta difficile spiegare agli attivisti perchè non ci andiamo”. Concorde la senatrice Barbara Lezzi: “Come chiede buona parte del M5S, si dovranno valutare le partecipazioni televisive”. Ma c’è pure altro: “Taluni, eletti e non eletti, non partecipano a manifestazioni e assemblee, oppure utilizzano il loro status per illustrare teorie deliranti”. A margine, la tentazione: smobilitare dal Parlamento e invadere le piazze, come ha ripetuto venerdì a Bologna Grillo, primo fautore dell’Aventino.
Di Battista rilancia: “Siamo visti come parte del sistema. Qualcuno resti a studiare decreti per denunciare le indecenze. Gli altri nelle piazze, con gli operai a prendere manganellate se necessario”.
Suona anche come una stilettata ai fautori del dialogo con il Pd: da Di Maio a Danilo Toninelli, gli uomini della trattativa sulla Consulta. A breve, assemblea congiunta. Doveva essere domani, ma è probabile che salti.
In serata il blog di Grillo apre con un’intervista ad Arrigo Petacco: “Mussolini non ha ucciso Matteotti”.
Si parla d’altro. L’ultimo espediente.
Luca De Carolis
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Novembre 24th, 2014 Riccardo Fucile
“SERVIVA UN LAVORO DIVERSO SU CANDIDATI E PROGRAMMI”… “DOBBIAMO PENSARE DOVE ANDRANNO I CINQUESTELLE ANCHE SENZA GRILLO”
Una campagna elettorale sottotono, un 13% che porta in Regione Emilia Romagna tre consiglieri in più
rispetto alle consultazioni del 2010, ma che non suona proprio come una vittoria.
Mentre a Bologna Giulia Gibertoni e il Movimento 5 stelle festeggiano il risultato delle regionali, annunciato con soddisfazione anche da Beppe Grillo, nel resto del Movimento si fa autocritica.
Soprattutto in Emilia, la terra dove tutto è cominciato e dove tutto sembra cominciare a sgretolarsi.
A Parma, prima conquista grillina, il clima non è certo trionfale e il capogruppo Marco Bosi invita alla riflessione: “Fino a pochi anni fa eravamo quelli che davano speranza alle persone. Ora invece gongoliamo del fatto che grazie alla riduzione dei votanti siamo passati dal 7 per cento del 2010 (quando nessuno ci conosceva) al 13 per cento di oggi”.
Critica e autocritica la fa anche il sindaco Federico Pizzarotti, che commenta a caldo le percentuali ottenute dal Movimento, che dalla città ducale governata non porterà in via Aldo Moro nessun consigliere.
“In generale, e non solo per il Movimento, un’affluenza così bassa è comunque un dato negativo — ha spiegato il sindaco al ilfattoquotidiano.it — Ma il contesto è completamente cambiato e per me un risultato del 13 per cento è deludente, se si pensa che nelle ultime tornate siamo passati dal 25 al 19 e infine al 13 per cento”.
Dove ha sbagliato il M5S in queste elezioni regionali?
“Tenendo conto che ogni elezione è diversa, una campagna elettorale si basa sui candidati e sul programma, e su queste due cose si poteva lavorare in modo diverso. La campagna è stata sottotono per tutti, se si escludono Salvini, che è stato molto presente in Emilia Romagna, e la visita di Renzi per chiuderla. Ma rispetto alle mie aspettative e in confronto al 2010, andava fatto un percorso per stilare e condividere un programma e scegliere i candidati, e invece si è arrivati con tempi troppo lunghi, come tutti gli altri. Magari questo non avrebbe cambiato lo stesso il risultato, ma noi dobbiamo comunicare sulla base di idee e non di slogan, le persone vanno accompagnate, va spiegato loro cosa scegliere e perchè”.
Dobbiamo comunicare sulla base di idee e non di slogan, alle persone va spiegato loro cosa scegliere e perchè.
Lei però fin dall’inizio aveva dichiarato che non avrebbe partecipato alla campagna.
“Sfido a trovare altri comuni che si siano esposti. Il mio è un ruolo istituzionale, devo fare il sindaco e non posso fare campagna elettorale attivamente. Da parte mia però non c’è stata intenzione di boicottare, ho detto solo ciò che secondo me non andava, come per esempio che mi sarebbe piaciuto vedere il programma prima e vederlo anche commentato online”.
In queste settimane si è sentito con la candidata presidente Giulia Gibertoni?
“No, non l’ho mai sentita, l’ho incontrata per la prima volta a un incontro organizzato con i candidati prima delle votazioni, ma abbiamo parlato pochissimi minuti”.
Beppe Grillo ha detto che l’astensione non ha colpito il M5s.
“Io invece mi sento deluso da questo risultato e non lo vedo in maniera positiva, perchè non siamo riusciti a convincere il partito degli astenuti, che è il più grande”.
Come giudica la scelta di Grillo di andare a Bologna senza annunciarlo? Lei lo sapeva?
“Io non ho criticato il fatto che sia venuto senza avvisare. Non l’ho sentito e non lo sapevo, ma penso lo sapessero in pochi. Il punto però è che rispetto al 2010, andare in una sala civica a Bologna dove ci sono già persone convinte di votare il Movimento 5 stelle, non sposta voti”.
Se avesse fatto un tour, il risultato sarebbe stato diverso?
“Non è detto, ma la domanda potrebbe essere invertita: come ha fatto Salvini a prendere così tanti voti, non essendo candidato e facendo leva su quattro slogan che non riguardavano neanche tematiche regionali? È vero che abbiamo preso più voti rispetto al 2010, ma il contesto è cambiato, al tempo il Movimento non era così diffuso nei comuni e non era in Parlamento”.
Come mai secondo lei Grillo ha deciso di non essere in piazza?
“Grillo non è venuto in Emilia Romagna e non è andato neanche in Calabria, forse perchè è ora, come ha detto lui, che nel Movimento cominciamo anche ‘a camminare con le nostre gambe’. Può essere una scelta giusta, anche se forse andava condivisa diversamente”.
Grillo dice che dobbiamo cominciare a camminare sulle nostre gambe: Bene, ma bisogna confrontarsi, condividere un percorso.
Cosa significherebbe questo per il Movimento in futuro?
“Può essere l’inizio di un percorso diverso rispetto al passato e credo che possa anche andare bene, ma forse sarebbe necessario condividere un percorso, confrontarsi, in modo che si chiarisca come organizzarsi, anche per il futuro. Per esempio, come ci si regolerà per le prossime campagne elettorali? È meglio andare in piazza o no? Nel Movimento bisogna incontrarsi e decidere insieme le cose. Sembra che ci sia un senso di abbandono generalizzato pensando a dove possa andare il Movimento anche senza Grillo. Per capirlo è necessario parlarsi dal vivo, come è successo a Italia a Cinque stelle”.
E’ di questo che si parlerà il 7 dicembre nell’incontro sullo Statuto a Parma?
“L’iniziativa è nata con un altro obiettivo e non penso che avremo così tanto tempo per trattare anche di altro, ma intanto ci vedremo e sarà un primo passo. La discussione nasce dal contatto, ma non è detto che la debba sempre cominciare io”.
Voi a Parma cosa avete fatto per tenere vivo il Movimento nel territorio?
“Anche da noi servirebbe un metodo, delle linee guida per organizzarsi. Localmente a volte i gruppi tendono più allo scontro che a costruire. Una volta al primo posto c’era lo studio delle tematiche, per riuscire a fare un’opposizione diversa ed entrare nel merito delle cose. Bisognerebbe ritrovare coesione nel gruppo, come era nel 2010, mentre ora si tende più allo scontro”.
Il 7 dicembre nascerà la corrente Pizzarotti?
“Non avrei nemmeno il tempo di fare qualcosa di diverso dal mio lavoro da sindaco. Quello che vogliamo è che nel Movimento si torni a parlare di contenuti”.
Quindi il suo futuro sarà ancora nei Cinque stelle?
“Io penso sempre di avere dato molto al Movimento e di avere contribuito anche alla sua crescita. È come casa mia, ci sto bene. Se poi qualcuno pensa che non sia più il mio posto, lo può dire e possiamo parlarne, ma io sono convinto a rimanere”.
Silvia Bia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 19th, 2014 Riccardo Fucile
“BISOGNAVA STARE PIU’ SULLE STRADE E MENO NEI PALAZZI DELLA POLITICA”
Paola Taverna parla con lo stesso accento di chi la periferia romana la conosce bene. Forse per questo, non
si aspettava le contestazioni di Tor Sapienza.
Il giorno dopo la brutta serata, l’ex capogruppo dei 5 stelle al Senato non è pentita di quella che alcuni suoi colleghi — a bassa voce, alla buvette — definivano ieri «una passerella mediatica andata male».
«Non abbiamo litigato, è stato un faccia a faccia, ci dovevamo annusare e riconoscere — dice lei, salita alla ribalta, per la prima volta, grazie a una poesia in romanesco contro i “dissidenti” -Quello che avete sentito in quei video è il linguaggio di borgata , quello m’ha imbruttito, e io gli ho imbruttito, muso a muso. Nun c’ho paura”.
Come sta dopo essersi sentita dire che lei è un politico, e che il Movimento 5 Stelle non è la Caritas?
«Io quelle zone le vivo, e quelle persone non le avevo mai viste. Già oggi, mi sono arrivate centinaia di email che mi dicono: “Torna, vieni, facciamo un’agorà ”»
Tornerà ?
«Passato questo momento di rabbia, certo. Sono contenta che si siano accesi i fari sulle periferie, anche se lì lo scontro non era motivato, sono anche andata a visitare il centro di accoglienza…qualcuno ha soffiato sul fuoco».
Chi?
«Associazioni di quartiere, persone che volevano distogliere l’attenzione dalla zona. In quei vialoni c’è lo spaccio, lì hanno infilato tutta la monnezza di Roma. Davanti a quel campo Rom passo da vent’anni, ma coi ragazzi del Movimento che stanno lì mi sono incazzata: ho detto “stiamo sbagliando qualcosa, questa roba la dovevamo percepire”. Poi però lo so che non è colpa loro, che le cose sfuggono di mano».
Com’è stato, sentirsi identificare con la casta?
«Bruttissimo. Da quando sono qui dentro ho lottato per mantenere la mia identità . Non prendo 14mila euro al mese, noi restituiamo, ma anche 3000 in vita mia non li avevo mai avuti. Non mi ero resa conto che la gente fuori ci vede come loro. Non riusciamo a far passare quello che facciamo. Sono due anni che mi batto per far passare la mia legge sullo screening neonatale».
Avete fatto degli errori?
«Renzi ci ha tagliato le gambe con la decretazione d’urgenza, e siamo stati fagocitati del sistema. Dobbiamo cambiare, portare nei palazzi tre temi nostri: il reddito di cittadinanza, il no all’euro, un altro, ma poi tornare in mezzo alla gente. Perchè senza un partito vero e senza aver dietro i cittadini siamo un ibrido che non va da nessuna parte».
Lei è arrivata tardi a Tor Sapienza, le è stato chiesto di andare a nome del Movimento?
«Sono andata di mia iniziativa, e non l’ho fatto subito perchè non volevo la ribalta mediatica. Volevo parlare con i cittadini, dire loro di andare a farsi sentire in consiglio comunale, di non delegare il primo che passa. Non mi frega chi votano».
Pentita?
«Non mi sarei mai perdonata di non averci messo la faccia. È facile andare dove si ricevono applausi, ma io sono così: so’ vera, e so che alla fine la mia verità passa. Accetto le critiche. Alcune ce le siamo meritate: una volta capito di essere finiti in un ufficio delle carte perdute — perchè questo è — bisognava stare più sulla strada, e meno nei palazzi».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Novembre 17th, 2014 Riccardo Fucile
IL TEORICO DEL MOVIMENTO: “BEPPE SBAGLIA TUTTO, ALLE REGIONALI RISCHIO FLOP”
“Qualcuno sta già mettendo le mani avanti e francamente non capisco perchè. Non ci si rende conto che se alle
regionali in Calabria ed Emilia Romagna il Movimento prenderà percentuali da prefisso telefonico, questo per noi vorrà dire il crollo”.
Lo afferma al quotidiano “il Messaggero” Paolo Becchi, professore universitario e più volte indicato come ideologo grillino, anche se “scomunicato” dal leader m5s via tweet.
“Ho la netta impressione – afferma il professore – che si stia per commettere un grave errore. Se la prospettiva è il crollo allora è bene sapere che per il Movimento questa non sarà una decrescita felice”.
Colpa di Grillo?
“Certe volte si muove come un dilettante – risponde Becchi – Dopo l’alluvione è tornato a Genova ma invece di presentarsi con gli stivaloni e con la pala come avrebbe dovuto fare è sceso da Sant’Ilario in scooter. Ma dico?! Anche mio figlio, che è un suo simpatizzante e ha 17 anni, quando lo ha visto arrivare in quel modo si è indignato”.
Sullo scontro verbale al Parlamento europeo tra il leader M5s e i giornalisti, il professore dice: “Grillo è andato al Parlamento europeo e ha litigato con un giornalista che voleva fargli una domanda. Ma se non voleva rispondere perchè ha indetto la conferenza? Nessuno l’obbligava. Chissà chi lo consiglia. E vogliamo parlare della denuncia presentata in procura contro il patto del Nazareno? Sul web stanno ancora ridendo”.
A proposito della decisione di Grillo di non partecipare ai comizi di chiusura in Emilia Romagna e in Calabria per le regionali, Becchi spiega: “Allora si è stancato e vuole passare la mano a qualcun altro. Perchè uno che fa il capo politico di un Movimento, non può rendersi conto che la sua presenza a Reggio Calabria o in Emilia Romagna può valere anche 2 o 3 punti. Sono percentuali che in termini di voti fanno la differenza”.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 4th, 2014 Riccardo Fucile
DIBBA SI INVENTA “UN’ASSEMBLEA PUBBLICA CON I LAVORATORI” DAVANTI A UN’AZIENDA: QUELLA DI FAMIGLIA A CIVITA CASTELLANA…. E QUALCHE GRILLINO PARLA DI INTERESSE PRIVATO
Più che in casa, gioca in fabbrica.
Come racconta il Fatto quotidiano, il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista ha annunciato trionfante sulla sua bacheca Facebook il primo comizio a Civita Castellana a cui partecipano “quattro deputati, un senatore, un euro-parlamentare, un consigliere regionale e tutti gli operai e gli imprenditori che vorranno partecipare”.
“Domani – dice di Battista – sarò a Civita Castellana, faremo un’agorà in una fabbrica e scriveremo una mozione per obbligare il governo a dare risposte ai problemi del distretto industriale di Civita. Per la prima volta un Vice-Presidente della Camera incontrerà i cittadini di Civita. Per la prima volta scriveremo assieme una mozione per impegnare il governo a dare risposte alla popolazione del distretto industriale. Porteremo proposte concrete, vedrete direttamente cosa fa il M5S, che soluzioni propone, che idea ha delle industrie di Civita. Porteremo i problemi dei civitonici alla Camera, al Senato e al Parlamento europeo”.
Il luogo scelto è Civita, quindi, paese di cui è originario il deputato grillino.
Ma a Civita, distretto specializzato in ceramiche da bagno, c’è anche la fabbrica di proprietà della famiglia di Di Battista: Dl.bi.tec: come racconta il FQ, 80 per cento di proprietà diviso tra Alessandro, la sorella e il papà .
Tuttavia, la decisione di intervenire pubblicamente davanti all’azienda di famiglia non è piaciuta molto agli attivisti di OccupyPalco (che si sono distinti per l’occupazione del palco durante l’evento M5S del Circo Massimo): “Non ci sarebbe stato nulla di male nel dichiarare che c’è un interesse privato: per ottenere qualcosa in Italia bisogna avere per forza un parente o un amico in Parlamento”.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 31st, 2014 Riccardo Fucile
A GENOVA AVEVA PROMESSO DI PARLARE CON I GIORNALISTI SOLO SE AVESSERO VERSATO 2.000 EURO PER GLI ALLUVIONATI: LA RADIO GLI FA IL BONIFICO MA LUI CAMBIA IDEA
Era tutto pronto: i duemila euro chiesti dal leader del Movimento 5 Stelle durante la visita a Genova dopo l’alluvione per concedere un’intervista “dove e quando volete” sono stati raccolti da Radio Capital e versati sul conto di Beppe Grillo.
Anche la data era decisa: questa mattina dalle 8,15 alle 9, negli studi della radio in Via Massena 2, a Milano.
Luca Bottura, conduttore di Lateral, rassegna stampa satirica della radio, aveva raccolto la ‘sfida’ di Grillo, chiedendo agli ascoltatori di contribuire a racimolare con un crowdfunding la cifra richiesta, e lo avrebbe dovuto intervistare, ponendo le domande che gli stessi ascoltatori avevano inviato.
Invece, niente intervista.
“Dato che il Movimento utilizza la Rete per comunicare e si vanta della trasparenza del Web – ha spiegato Bottura -, anche noi abbiamo voluto essere il più trasparenti possibile, usando i social network per comunicare con alcuni esponenti 5 Stelle e tenendoli aggiornati sull’evoluzione della raccolta. Il leader, però, non ci ha mai risposto”.
I duemila euro chiesti da Grillo sono stati raccolti in appena 5 giorni, tanto che Bottura aveva puntato a raggiungere anche un altro obiettivo: “Grillo aveva detto che con 2000 euro sarebbe venuto lui, con 1500 avrebbe mandato Casaleggio: abbiamo provato ad avere entrambi, ma non ci siamo riusciti”.
Stamattina, all’ora dell’appuntamento, il leader 5 Stelle non si è presentato in studio e solo alle 10,14 a Bottura è arrivata una mail con la quale Grillo annunciava la sospensione dell’iniziativa e la restituzione della cifra.
“Ora non ci resta che aspettare che la somma venga accreditata di nuovo sul conto – ha concluso Bottura – Poi, i duemila euro destinati a Genova andranno agli alluvionati del capoluogo ligure, mentre gli 824 euro raccolti in più andranno a Montoggio, il paese della Valle Scrivia maggiormente colpito dall’alluvione, così come deciso dagli ascoltatori attraverso un sondaggio”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 30th, 2014 Riccardo Fucile
IL GRUPPO PARLAMENTARE POI SI GIUSTIFICA MA LA DIFESA NON CONVINCE
Lega e Movimento 5 Stelle votano contro l’estensione del bonus bebè ai figli di immigrati. 
L’emendamento alla nota di aggiornamento al Def presentato da Roberto Calderoli (Lega) che chiedeva di riservare ai “cittadini italiani o di uno stato membro dell’Unione Europea” il bonus è stato poi bocciato dall’aula.
Ma il Partito democratico ha colto l’occasione per attaccare l’asse grillini-leghisti: “La Lega di Calderoli presenta un emendamento alla risoluzione sulla variazione del Def per assegnare il bonus bebè solo ai figli nati o adottati da coppie di genitori italiani o comunitari. Per i leghisti, dunque, i bebè extracomunitari vanno bene, purchè abbiano una mamma nata nell’unione europea. Ed M5S che fa? Vota con il Carroccio questa proposta squallida, becera, razzista. domanda sorge spontanea: gli elettori di Grillo sanno come i senatori pentastellati utilizzano il mandato popolare?”.
Il bolso buonismo di Lega e Cinque Stelle, escludendo gli immigrati dal beneficio del cosiddetto bonus bebè, dimostra ancora una volta la loro irresponsabile prodigalità – afferma Luigi Manconi – perchè concederlo a tutte le famiglie italiane, quel beneficio? Perchè non escludere almeno quelle di San Pier d’Arena e di Ceccano, quelle di Nebida e di Ittiri? Un pò di selezione è sempre necessaria per temprare lo spirito e per evitare la facile demagogia. Come diceva Milton Friedman ma anche Titina de Filippo: ‘nessun pasto è gratis'”.
A stretto giro la replica del Movimento 5 Stelle: “Il Pd non perde occasione per strumentalizzare ogni singolo voto del Movimento 5 Stelle e veicolare messaggi falsi. Abbiamo votato sì all’emendamento della Lega Nord, esclusivamente per fare in modo che il bonus bebè, che il governo ha previsto solo per i nati nel 2015, fosse esteso anche ai nati fino al 2017. Siamo assolutamente favorevoli all’erogazione del bonus a tutti i cittadini regolarmente residenti sul territorio italiano, senza distinzione di nazionalità “.
“Abbiamo votato nella consapevolezza che l’emendamento della Lega -continua la nota M5S- fa riferimento all’articolo 31 della Costituzione, che garantisce pari sostegno ai cittadini italiani, comunitari e extra comunitari in possesso di carta di soggiorno. Dunque, sapevamo già che la discriminazione, inserita nel testo della Lega, sarebbe decaduta perchè incostituzionale, mentre sarebbe rimasta esclusivamente l’estensione del bonus a tutti i bimbi nati nel prossimo triennio”. Abbiamo votato nell’interesse di tutte le famiglie, affinchè il bonus fosse esteso a tutto il prossimo triennio invece che solo per un anno, come prevede il governo e come vorrebbe la maggioranza. La nostra battaglia è rendere strutturale per tutti il bonus bebè, come dimostreranno le nostre proposte emendative alla Legge di Stabilità “, conclude M5S.
In verità la giustificazione non convince per una serie di motivi:
1) Se ritieni che la norma contenuta nell’emendamento sia incostituzionale semmai lo denunci e non la voti.
2) Un emendamento si può votare per parti separate: se il M5S fosse stato in buona fede poteva chiederlo, ma non l’ha fatto. Avrebbe così evitato di votare qualcosa che ora dice di non condividere.
3) Se lo scopo era estendere il bonus al 2017 perchè non hanno presentato un emendamento proprio, invece che accordarsi a quello leghista?
No, non ci siamo proprio.
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