Destra di Popolo.net

IL FACCENDIERE BISIGNANI RIVELA: “PRESSIONI DEGLI USA SU GRILLO PER NON FAR ELEGGERE PRODI”

Maggio 31st, 2013 Riccardo Fucile

“GRILLO HA L’APPOGGIO DELLA GOLDMAN SACHS E DEL FINANZIERE SOROS”… “CINQUE ANNI FA UNO COME GRILLO NON ANDAVA DA NESSUNA PARTE, ORA VA A FAR COLAZIONE ALL’AMBASCIATA AMERICANA”

“Gli Americani certamente non volevano Prodi come presidente della Repubblica e hanno fatto su Grillo qualche pressione“.
Sono le parole di Luigi Bisignani, intervistato in esclusiva da Gianluigi Nuzzi nel suo ultimo appuntamento col ciclo “Le Inchieste”, su La7.
Il faccendiere milanese racconta alcuni passaggi del suo libro-intervista “L’uomo che sussurrava ai potenti”, nel quale parla anche dell’interesse degli Stati Uniti per il Movimento 5 Stelle.
“Uno come Grillo cinque anni fa non andava da nessuna parte e ora è andato a far colazione all’ambasciata americana. E’ la stessa attenzione che c’era stata verso Di Pietro all’inizio di Mani Pulite. Certamente gli Americani” — continua — “hanno interesse a indebolire l’area dell’euro, l’euro e l’Italia. E il M5S è stato fondamentale per non fare eleggere Prodi, che è il più europeista dei candidati”.
Bisignani afferma anche che un appoggio notevole al M5S è dato dalla Goldman Sachs e dall’ex lupo della finanza George Soros.
Ma la sconfitta della nomina di Prodi è anche merito di Berlusconi: “Ha fatto una mossa decisiva e geniale quando ha deciso di non mandare in Parlamento a votare Pdl e Lega, perchè c’era un bel gruppetto di ciellini dei due schieramenti che avrebbero votato certamente Prodi. In quel modo non si sono più potuti confondere i voti”.
Bisignani ne ha per tutti: dai “questuanti” che sono ricorsi a lui per promozioni o raccomandazioni agli autori della congiura ai danni di Berlusconi (o meglio “una banda di sbandati e disperati”, come Alfano, Sacconi, Lupi e Schifani, per i quali “Berlusconi è l’unico salvacondotto e l’unica garanzia di stipendio“).
Sferzante il giudizio su Ferruccio De Bortoli, direttore del ”Corriere della Sera”: “Era un amico, è stato un po’ vigliacco. Pochi giorni fa ha detto che dal 2007 mi ha visto quattro volte. E invece lo conosco da trent’anni e l’ho incontrato da decine, decine e decine di volte”.
Il faccendiere milanese parla anche dei suoi rapporti con Giulio Andreotti, del quale era il pupillo, con Licio Gelli, con Marcello Dell’Utri.
E su Gianni Letta dichiara: “E’ sempre stato un uomo delle istituzioni, il Pdl e Forza Italia non lo hanno mai amato. Enrico Letta certamente non ha il carisma dello zio, forse in futuro ne avrà ”.
A riguardo, Bisignani si esprime sul governo Letta: “Berlusconi è convinto di aver fatto un’operazione con cui diventa De Gasperi e invece gli hanno organizzato la forca, il trappolone“.
E spiega: “Nell’ultimo momento della trattativa per formare il nuovo governo Berlusconi andò da Enrico Letta con Angelo Alfano e a Gianni Letta. Tornò a Palazzo Grazioli, convinto di aver ministro in piedi un governo di 18 ministri, di cui 5 del Pdl. Ma poi si rese conto” — continua -”che invece i ministri erano diventati 22 e quelli del Pdl erano sempre 5. Gianni Letta non mi ha detto niente, forse è in conflitto d’interessi col nipote“. Bisignani parla anche del suo ruolo di “suggeritore di nomine”: ” Sono sempre cinque o sei persone quelle che poi determinano la nomina di un generale o di un banchiere. Il sistema è sempre lo stesso, vale anche per la nomina dei direttori dei giornali. E’ un lavoro scientifico”.
E rivela: “Durante il governo Berlusconi, quelle persone erano Gianni Letta, Giulio Tremonti, il segretario del Pd, il presidente della Repubblica. Berlusconi no, non si è mai occupato di nomine”.
Nel finale, il “consigliere” di Gianni Letta, così come l’ha definito Berlusconi, azzarda una previsione: “Ci sarà  un’implosione del Pd e del Pdl. Si andrà  a nuove elezioni, probabilmente il Cavaliere rifarà  Forza Italia e forse vincerà  di nuovo“

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA FIAMMATA DEI CINQUESTELLE, IL TRACOLLO D’IMMAGINE E I TRE EQUIVOCI DEI GRILLINI

Maggio 31st, 2013 Riccardo Fucile

LA DEMOCRAZIA DIRETTA E QUELLA RAPPRESENTATIVA

Quando votano in pochi, come è successo alle recenti amministrative, c’è sempre il rischio di sovrainterpretare, di vedere nel voto più di quello che contiene.
A me i segnali chiari sembrano solo due: gli elettori di sinistra che avevano votato Grillo stanno cominciando a tornare a casa, il movimento di Grillo ha subito un tracollo d’immagine.
Gli italiani saranno pure ingovernabili, come pensava Mussolini e ora ripete il commissario europeo Gà¼nther Oettinger, ma non sono ciechi.
Se per qualche motivo le cose precipitano, come è successo in vari passaggi della storia nazionale, può succedere che una parte dell’elettorato improvvisamente divenga pronta a votare una forza politica nuova, che promette un cambiamento radicale, o anche semplicemente rappresenta un modo d’essere diverso, una qualche rottura con il passato o con il presente.
Ma altrettanto improvvisamente i medesimi elettori che hanno scommesso sul nuovo o sul diverso sono pronti a ritirare il loro consenso.
Nella storia elettorale italiana degli ultimi 70 anni è già  successo due volte, con il movimento dell’Uomo Qualunque (fra il 1946 e il 1948) e con la mai veramente nata Alleanza democratica, che subito prima della discesa in campo di Berlusconi era arrivata (nei sondaggi) a sfiorare il 20% dei consensi.
Vedremo presto se il caso del Movimento Cinque Stelle somiglierà  più a quello dei movimenti-fiammata (come Uomo Qualunque e Alleanza democratica), o a quello dei movimenti-incendio, che nascono all’improvviso ma durano nel tempo, come sono stati la Lega e Forza Italia.
Personalmente propendo più per la prima ipotesi, quella di un raffreddamento del consenso al Movimento di Grillo, e questo non tanto per la batosta elettorale dei giorni scorsi, quanto per i comportamenti e gli equivoci che l’hanno preceduta e per molti versi preparata.
Primo equivoco.
Beppe Grillo pare non aver capito che la maggior parte degli elettori non sono nè fanatici, nè militanti. Sono sì disgustati dalla politica, vorrebbero sì mandare a casa una classe dirigente che li ha profondamente delusi, ma al tempo stesso vorrebbero che un governo ci fosse. E che fosse un governo decente.
Non è evidente, o almeno non lo è ancora, o non lo è alla maggioranza dei cittadini, che il governo Letta-Alfano sia un governo indecente.
Mentre è del tutto evidente che il Movimento Cinque Stelle ha ostacolato in ogni modo la nascita di un governo compatibile con il risultato elettorale.
Secondo equivoco.
Il Movimento Cinque Stelle pare non aver capito che molti elettori danno una notevole importanza a due virtù: la competenza e lo stile.
Molti elettori (la maggioranza, a mio parere) non si accontentano affatto di essere governati da gente «semplice e onesta», ma vorrebbero anche che i politici che li rappresentano fossero competenti, esperti, e persino educati.
Soprattutto quest’ultima cosa. Gli elettori possono anche perdonare la volgarità  del capo, che può mascherarsi dietro l’alibi della satira, ma apprezzano molto di meno la volgarità  dei sottoposti, sia quando si manifesta come amore per il vil denaro (vedi il surreale dibattito sugli scontrini e gli emolumenti dei parlamentari) sia quando si manifesta con le offese e il turpiloquio (giusto ieri le parole «merda» e «stronzo» erano al centro delle profonde riflessioni politiche di due grillini molto in vista, la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi e l’uomostreaming del movimento Salvo Mandarà ; per non parlare delle offese di Grillo a Stefano Rodotà ).
Terzo (e fatale) equivoco.
Il Movimento Cinque Stelle pare non aver compreso nè la natura della Rete nè la natura della democrazia.
La Rete, che qui scrivo in maiuscolo perchè qualcuno la considera una divinità , è uno strumento comodissimo e utilissimo (posta elettronica, Wikipedia, migliaia di servizi gratuiti, velocizzazione delle comunicazioni, ecc. ecc.), ma è anche fonte di innumerevoli effetti collaterali negativi.
Grazie alla Rete può risultare più facile violare la privacy, umiliare le persone, indurre al suicidio un ragazzo o una ragazza, mettere in circolazione informazioni false o pericolose, truffare il prossimo, dare voce agli incompetenti, permettere l’espressione dei peggiori sentimenti, o anche semplicemente sottrarre tempo a chi potrebbe usarlo assai meglio.
Il Movimento Cinque Stelle non solo deifica la Rete, ma sogna un mondo in cui tutti possano partecipare a un innumerevole insieme di decisioni grazie al voto elettronico. Un mondo in cui la democrazia diretta, che qualche volta ha funzionato in piccole comunità , trionfa sulla democrazia rappresentativa, inventata per governare comunità  grandi e complesse.
E’ una sciocchezza, se non altro perchè la maggior parte di noi non vuole affatto mettere becco nell’innumerevole giungla di leggi e norme che vengono emanate ogni giorno da ogni sorta di consesso, ma preferirebbe potersi dedicare alle cose che ama con la serenità  che deriva dal fatto di avere dei decenti rappresentanti in parlamento e nelle istituzioni.
E’ a questo che serve la democrazia rappresentativa.
Ed è questo il motivo per cui, nelle democrazie che funzionano, a votare vanno in pochi, non in molti: perchè sanno che, chiunque vinca, non sarà  una catastrofe.

Luca Ricolfi
(da “La Stampa“)

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LA POLITICA DELL’ASSURDO: LA CRISI SIA DI CHI HA VINTO CHE DI CHI HA PERSO LE AMMINISTRATIVE

Maggio 31st, 2013 Riccardo Fucile

NEL PD IL PROBLEMA RENZI, NEL PDL LA POSIZIONE DI ALFANO, NEI CINQUESTELLE L’APOTEOSI DEL TEATRO DELL’ASSURDO

L’ultima tornata amministrativa ha fornito dei risultati piuttosto chiari: la rivincita del Pd, la stasi del Pdl e la netta sconfitta del Movimento 5Stelle.
Eppure quegli stessi dati stanno provocando un vero e proprio sconquasso non solo in chi ha perso, ma anche in chi ha vinto.
Lo scontro che prima si consumava sotto traccia tra Matteo Renzi ed Enrico Letta, si sta infatti ormai disvelando in pubblico.
Le loro prospettive già  distinte alla nascita del nuovo governo, stanno mostrando tutti i segni di una inevitabile divaricazione. «Io non voglio fare niente contro Enrico, mi tengo lontano dallo schema che mi dovrebbe portare a far cadere l’esecutivo», ripete da giorni il sindaco di Firenze. Ma gli obiettivi dei due “soci di maggioranza” del centrosinistra non possono che essere opposti.
Il presidente del Consiglio sta edificando il suo programma sui mattoni del “lungo-periodo”. Deve durare e produrre risultati per dimostrare che l’investimento sulle larghe intese non è stato un semplice cedimento ad un’alleanza contro natura.
Deve durare per provare a giocarsi una ricandidatura. «Io penso a lavorare e mi tengo lontano dalle polemiche », è il suo mantra.
Renzi, appunto, si muove sui binari opposti.
Ha bisogno di stringere i tempi per far maturare subito la sua leadership e andare rapidamente al voto. Sa che gli esiti elettorali di domenica scorsa sono stati da tutti letti come un avallo alla politica delle larghe intese.
Esattamente quello che il capo dei rottamatori non può permettersi.
Esigenze dunque troppo contrapposte per non far esplodere il conflitto. E infatti la deflagrazione è già  avvenuta.
Il duello di mercoledì sulla riforma del Porcellum ne è stata una scheggia. L’accelerazione dei renziani contro la solidarietà  di maggioranza dei lettiani. In un certo senso si conferma la storia del centrosinistra degli ultimi venti anni: come Crono divorava i suoi figli, così è stata impossibile la “coabitazione” tra i leader del partito principale e i premier provenienti dalle stesse file. Con ogni probabilità , però, la sfida decisiva ci sarà  al congresso del prossimo autunno (a meno di uno slittamento).
Lì si definiranno i ruoli dei due veri plenipotenziari del campo progressista.
Ma se il voto amministrativo ha acceso la disputa nel Pd, dentro il Movimento 5Stelle ha provocato una baraonda.
Trasformando il confronto politico in una sorta di teatro dell’assurdo. Con un attore, Beppe Grillo, capace di impersonare i migliori protagonisti di Ionesco.
Nel giro di pochi giorni i grillini sono riusciti a cestinare due dei loro candidati alla presidenza della Repubblica. Prima se la sono presa con Milena Gabanelli, rea di aver fatto un servizio giornalistico sulle risorse finanziarie dei grillini. Poi con Stefano Rodotà , accusato addirittura di aver criticato le parole del “lider maximo”.
Un testacoda incredibile. Che mette in evidenza tutti i limiti di una formazione verticista, senza democrazia interna, opaca nei meccanismi decisionali rimessi completamente nelle mani di Grillo e Casaleggio.
E ora anche con un consenso popolare dimezzato rispetto alle politiche di febbraio scorso.
L’ex comico ha quindi certificato ieri la sua allergia verso chiunque esprima un grado di autonomia politica o intellettuale.
Una deriva integralista che però sta causando per la prima volta una rivolta nei suoi gruppi parlamentari e sul web.
Se nel giro di tre mesi, prende forma nel corpaccione grillino il fantasma della scissione, allora forse il populismo demagogico del capo grillino inizia a perdere i suoi effetti. Soprattutto si mette il timbro sullo stato confusionale che vive il terzo partito italiano attraverso contorsionismi impressionanti.
Con una capogruppo, la Roberta Lombardi, che dopo aver bacchettato durante le consultazioni Pierluigi Bersani per un deficit di trasparenza nelle riunioni politiche, ora definisce «merda» chi riferisce i contenuti del confronto all’interno del Movimento.
Ma anche il Pdl non è esente dal tumulto post-amministrative.
Ha perso ovunque, ha dovuto rinunciare a molte delle sue roccheforti. Il nervosismo è salito ai massimi livelli. E poichè Silvio Berlusconi è il leader indiscusso e indiscutibile, l’obiettivo dello scontro interno è soprattutto Angelino Alfano.
I cosiddetti “falchi” — quelli che vorrebbero far cadere Palazzo Chigi il più rapidamente possibile in nome del Cavaliere — lo rimproverano di aver accumulato troppe cariche: segretario del partito, vicepresidente del consiglio e ministro dell’Interno.
Con il risultato, appunto, di aver perso — dopo le politiche di febbraio — anche la tornata delle comunali. Ma l’illogicità  scatenata dall’ultimo voto avvolge anche il centrodestra.
Perchè il Berlusconi non ne vuole sapere di mettere in crisi il governo Letta. Troppe al momento le convenienze che ne sta traendo. A meno che non arrivi la bufera dei suoi processi.
E in questo gioco di incastri, un ruolo di primo piano è stato affidato alla Corte Costituzionale. La prossima settimana dovrà  pronunciarsi sul legittimo impedimento nel processo Mediaset.
E in seguito sull’ammissibilità  del ricorso contro la legge elettorale, il Porcellum. Due passaggi che potranno segnare il destino di questa legislatura.

Claudio Tito

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GRILLO HA ABBATTUTO LA STATUA DI RODOTA’ PERCHE’ QUEL SIMBOLO STAVA DIVENTANDO SCOMODO

Maggio 31st, 2013 Riccardo Fucile

LO LEGAVA ALLA SINISTRA ANTI-BERLUSCONI E NON PUO’ PERMETTERSELO… I RIBELLI PRONTI ALLA SVOLTA ANTI-BEPPE: “ORA INTERGRUPPO CON PD E SEL”

È una manovra a tenaglia. Vito Crimi e Roberta Lombardi, insieme ai talebani di Camera e Senato, hanno il compito di intimidire le “spie”, parola che risuona sempre più spesso nelle riunioni a 5 stelle (Quelle che dovevano essere mandate in streaming, quelle che i cittadini avrebbero potuto seguire comodamente dal loro computer).
Beppe Grillo fa di più. Abbatte i ponti, cerca di allontanare la sua pattuglia parlamentare dalle sirene di una parte del centrosinistra: quella che non si riconosce nel governo di larghe intese, quella che cerca mondi da cui ripartire.
La demolizione di Stefano Rodotà  attraverso il blog è l’abbattimento di un simbolo che stava diventando scomodo.
L’attacco a Pippo Civati va nella stessa direzione.
Perchè Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio e lo staff sanno bene che qualcosa si sta muovendo, tra i parlamentari scontenti del dirigismo e dalla scarsa democrazia del Movimento. Sanno che l’inevitabile approdo di tutta questa agitazione è una scissione.
Per questo puntano a screditare chi andrà  via e chi offre intese.
I “dissidenti” parlano con Civati, con Sonia Alfano, con Luigi De Magistris, con Corradino Mineo.
Guardano con interesse alle iniziative della rivista Left.
Stanno pensando a un “intergruppo” con cui lavorare su determinati temi.
Tavoli tematici insieme a Pd e Sel su anticorruzione, incandidabilità  di Berlusconi, costi della politica, Europa.
Un pretesto per guardarsi in faccia, sondare le possibilità , cominciare un percorso.
«I tempi non sono maturi per andare oltre », dicono alcuni, ma c’è chi come Adriano Zaccagnini — corre più veloce.
Perchè va bene aspettare il momento giusto, va bene non farsi cacciare per una questione di soldi (tre giorni fa è arrivato il secondo lauto stipendio e il fondo dove versare l’eccedente ancora non c’è), ma l’approdo va costruito. Strutturato.
Altrimenti sarebbe come buttarsi senza paracadute.
«Qui non ci sono spie e non ci sono sabotatori — dice Civati — se qualcuno cerca un’interlocuzione io ci sono. Tutto qui».
A cercarlo sono in molti. Quelli della cena dei “congiurati” della settimana scorsa, ma non solo. Perchè tanto più il pugno degli ortodossi si fa duro, tanto più gli scontenti aumentano.
Girolamo Pisano, in un Transatlantico deserto, commenta l’uscita di Grillo con un desolato: «Ormai si capisce solo lui».
E ammette: «Tutto questo mi sta cominciando a nauseare. Un’intervista non la faccio perchè mi sono stancato di appiccicarmi (litigare, ndr) con le persone. A che serve? Pensare che da noi a Salerno il gruppo funziona così bene, stiamo facendo cose fantastiche. Qui invece… ».
Lì invece si convoca una riunione congiunta Camera e Senato per parlare dei risultati delle elezioni, e poi la si annulla perchè a Palazzo Madama dicono di avere altri impegni.
Si fa un ordine del giorno che comprende l’ennesima discussione sul “trattamento economico”, e poi lo si straccia perchè gli altri «non sono venuti».
Si litiga sulla comunicazione, chi ha scelto quelli che oggi saranno con Grillo e Casaleggio a farsi insegnare cosa dire in tv?
Chi ha tirato fuori i nomi di Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Vito Crimi, Laura Castelli, Luigi Di Maio, Riccardo Nuti, Nicola Morra, Paola Taverna? ».
Soprattutto: «Perchè dobbiamo scoprirlo dalla stampa?».
È giovedì, i trolley sono pronti, alcuni sono già  andati via.
Di risposte non ne arrivano, a parte le rassicurazioni: «Ci hanno detto che non si tratta solo di andare in tv. Alcuni di noi saranno addestrati per parlare sui palchi», dice uscendo a prendere aria Daniele Del Grosso.
Che di Grillo pensa: «Lui è così, si arrabbia, ma sono sicuro che domani chiederà  scusa a Rodotà ».
Non la pensano allo stesso modo l’avvocato veneto Tancredi Turco («Ha un tantino esagerato, non mi riconosco in quelle parole. Io Beppe non lo vedo come capo»), nè il senatore Francesco Campanella: «Le rispondo con una frase soltanto: non mi piace».
Tommaso Currò, che ai giornalisti in cortile ha detto solo un no comment a denti stretti, in riunione lo ha chiesto: «Parliamo di Rodotà ».
Bocciato. Non c’è tempo.
Un’altra volta.
La museruola non basterà . Adriano Zaccagnini non parla a caso di «macchina del fango». Nel pomeriggio era al teatro Eliseo all’incontro di Left con Salvatore Settis.
Ha preso la parola, ha lanciato semi di dialogo. Non era l’unico 5 stelle presente. Lui ci crede. Per altri, come Giulia Sarti, è tutto inutile: «Sono nel Movimento da 5 anni — dice mentre mangia al volo un muffin alla buvette — sapevo cosa sarebbe successo, ma ho deciso di non curarmene. Chi vuole andare via, vada. Io penso solo a lavorare. E non mi importa dei post di Grillo. Non c’è solo Beppe».

Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)

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ORGOGLIOSO DISASTRO, ARRIVEDERCI LOMBARDI

Maggio 31st, 2013 Riccardo Fucile

DOPO TRE MESI DI GAFFES LA CAPOGRUPPO CINQUESTELLE PASSA LA MANO… E PENSARE CHE NEL 2009 SCRIVEVA: “IL MODO IN CUI SI STA MUOVENDO GRILLO MI FA DECISAMENTE SCHIFO”

Una pasionaria che sembrava un fake. Un troll forse inoculato nel sistema M5S dai detrattori. Roberta Lombardi, la Biancofiore di se stessa, abdica.
Come previsto, dopo novanta giorni orgogliosamente disastrosi.
Instancabile costruttrice di gaffes.
Refrattaria alla simpatia come Scilipoti all’avvenenza.
Lei era il poliziotto cattivo, Vito Crimi quello buono.
La voce robotica, i modi scontrosi, la nettezza dialettica di chi scudiscia alleanze e mediazioni col trasporto della virago sorda a qualsivoglia pietà .
Roberta Lombardi doveva contribuire ad aprire il Parlamento con una scatoletta di tonno, ma ha finito col togliere l’appetito a molti elettori.
Niente pesce, ma pure niente apriscatole.
La Sciagurata Egista della politica 2.0.
Avviluppata in un’arroganza rancorosa, quasi come la Laura Betti di “Tutta colpa del paradiso”. Il pubblico l’ha eternata per quel “Bersani, noi non siamo a Ballarò”, ma in quello streaming disse una cosa ancora più emblematica: “Noi non incontriamo le parti sociali, noi siamo le parti sociali”.
Roberta credeva, e forse ancora crede, di essere la società  civile. Di rappresentarla tutta. Lei e solo lei.
Il biondo crine, i lineamenti duri, lo sguardo cattivo perchè le giustiziere non possono concedere sconti.
Un avvocato romano, Luigi Piccarozzi, l’ha denunciata per aggressione: “A Roma la Lombardi è più potente di Grillo”, sostenne a “L’aria che tira”.
Era stata appena eletta capogruppo alla Camera, e i giornalisti scovarono le sue tesi sul fascismo buono (“Prima che degenerasse, aveva una dimensione nazionale di comunità  attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia”).
La politica si scannava su temi altissimi, e lei raccontava nella sua pagina Facebook di avere subito l’oltraggio indicibile del portafogli rubato: “Poichè è mia intenzione trattenere dalle voci di rimborso che compongono il mio stipendio solo quelle effettivamente sostenute e documentate e restituire il resto, cosa faccio? Aspetto vostri consigli”.
Era il 13 aprile.
Due giorni dopo, sostenne: “Che un presidente della Repubblica debba avere una certa età  anagrafica non c’è scritto da nessuna parte” (invece c’è scritto. Nella Costituzione, soglia minima 50 anni).
Grillina ma non troppo, almeno nel settembre 2009 (“Il metodo con cui si sta muovendo Grillo mi fa decisamente schifo”).
Ambientalista (“Sono bicchieri di plastica, inquinano, non li uso. Da domani mi porto un bicchiere di quelli da pic nic”), mistress sadomaso con lo slave Bersani (“Non dirò sì a Bersani neanche se si butta ai miei piedi e mi implora di dargli un lavoro”), appena confusa sull’intervento per i pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione (“È una porcata di fine legislatura, parte dei soldi andrà  alle banche!”).
Uscita dalle consultazioni con Napolitano, si fece fotografare con pose commoventemente civettuole accanto a Grillo.
Poi dette del “nonno” al presidente della Repubblica (“Era stato lui a dire che vista l’età  ora voleva godersi i nipotini”).
Lanciata a bomba contro il suo stesso Movimento, due giorni fa ha donato l’ultima perla: “Siamo sotto assedio e tu, deputato che fai la spia con i giornalisti, sei una merda”.
I suoi esegeti le riconoscono la capacità  di rifuggire le dichiarazioni puntualmente democristiane dei politici di professione. Vero.
Ma forse, per una rivoluzionaria che ha contribuito in prima persona alla restaurazione, è un po’ poco.

Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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IL DEPUTATO M5S ZACCAGNINI: “SOLIDALE CON RODOTA, VERSO DI LUI IN AZIONE LA MACCHINA DEL FANGO”

Maggio 31st, 2013 Riccardo Fucile

UN ALTRO DEPUTATO PRENDE LE DISTANZE DA GRILLO: “DENOTA LA SUPERFICIALITA’ DEL DIBATTITO INTERNO”

Il deputato M5S Adriano Zaccagnini esprime «grande solidarietà  nei confronti di Stefano Rodotà , un grande costituzionalista trattato senza rispetto» e verso cui è stata lanciata una «macchina di fango».
«Non può essere che chi muove osservazioni critiche, come lui o la Gabanelli, diventi oggetto di violenza verbale solo perchè in disaccordo con la linea di Grillo» dice il parlamentare che sottolinea il «grande disagio di non averne parlato stasera» durante l’assemblea del gruppo parlamentare.
DISAGIO
«C’è un grande disagio – ammette il deputato stellato – e il fatto di non averne parlato», visto che l’assemblea non ha affrontato la questione, «denota grande superficialità  anche rispetto a quello che avviene fuori di qui. Gli attivisti non credo che abbiano preso bene la macchina del fango contro» chi era stato incoronato dalle quirinarie del M5Sm e candidato alla Presidenza della Repubblica.
Per questo Zaccagnigni, oltre a fare gli auguri al giurista per il suo ottantesimo compleanno, si augura «di poterlo incontrare presto per esprimergli tutta la mia solidarietà  ».

(da “il Corriere della Sera”)

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DUE DEPUTATI CINQUESTELLE ATTACCANO GRILLO: “NON CI RICONOSCIAMO IN QUELLE PAROLE CONTRO RODOTA'”

Maggio 31st, 2013 Riccardo Fucile

SI SMARCANO PRODANI E RIZZETTO… IMBARAZZO TRA I TALEBANI: “LA STAMPA HA MAL INTERPRETATO LE PAROLE DI GRILLO”

“Non mi riconosco in quelle parole, sono libero di dirlo oppure no?”. Il commento più duro all’attacco di Beppe Grillo sul suo blog, spetta ad Aris Prodani, deputato del Friuli Venezia Giulia.
Si riferisce all’intervento del leader del Movimento 5 Stelle in cui Stefano Rodotà  viene definito “ottuagenario resuscitato dalla rete”.
Grillo non usa il guanto di velluto dopo i rimproveri al Movimento 5 Stelle che l’ex candidato al Quirinale ha mosso a mezzo stampa, in un’intervista al Corriere.
Ma non tutti, tra i suoi, approvano i toni.
“Dopo Milena Gabanelli”, scrive Prodani sulla sua pagina pubblica, “oggi tocca a Rodotà . Guardando la lista delle Quirinarie il prossimo potrebbe essere Gino Strada. Posso dire se non sono d’accordo o devo stare zitto? Io ho delle opinioni personali e non per questo vuol dire che voglio andare nel Partito Democratico”.
A sostenerlo c’è Walter Rizzetto, suo amico e collega nei banchi di Montecitorio che commenta: “Condivido con viva e vibrante soddisfazione. Solo chi non vuole capire non capisce. Nessuno di voi era presente durante l’elezione del Presidente della Repubblica e nemmeno in assemblea quando Rodotà  veniva santificato al grido Ro-do-tà . Evidentemente non si vuole vedere. Sono posizioni diverse. Fatto sta che il post è chiaro e il santo subito Rodotà  è stato malamente maltrattato”.
Aris Prodani e Walter Rizzetto si uniscono in un abbraccio solidale e commentano con amarezza le parole del loro leader.
E’ l’ennesima giornata difficile per i grillini, in una settimana che sembra non finire più. Dal flop alle elezioni amministrative, passando per la gaffe di Roberta Lombardi che in una mail privata ha definito “m.” chi fa la spia ai giornalisti, fino al duro attacco di Grillo a Rodotà .
I punti da chiarire sono tanti e in serata senatori e deputati avevano in programma una delle tante assemblee.
All’ordine del giorno alcuni temi: innanzitutto le proposte di legge, come migliorarle e renderle più efficaci; al secondo punto, i laboratori di comunicazione che partiranno presto a Milano alla Casaleggio Associati per chi dovrà  cominciare a fare apparizioni in televisione.
Un’esercitazione che si va ad aggiungere ai corsi spontanei organizzati dagli eletti. Ultimo punto e il più delicato, una discussione sulla destinazione della diaria e degli stipendi che verranno restituiti da ogni eletto.
Il tema della giornata resta però l’attacco a Rodotà  e gli eletti a 5 Stelle sono costretti a dare spiegazioni.
I più fedeli invocano una cattiva interpretazione del post: “La stampa non capisce”, dice Patrizia Terzoni, “c’è un messaggio tra le righe per Rodotà , la sinistra ti ha congelato e poi tirato fuori all’occorrenza, non farti trattare in questo modo”.
Nel frattempo i più delusi si incontrano sul web e in particolare sul blog di Grillo. “Le critiche vanno ascoltate e accettate se vengono da chi si è candidato alla Presidenza della Repubblica”, scrive Enrico R. in fondo al post, “se andavano bene prima, dovrebbero andar bene anche dopo”.
Oppure Giovanni: “Siamo alla frutta. Ci vuole tantissimo per creare un movimento e pochissimo per distruggerlo. Complimenti per la coerenza. Ho sbagliato a votare”. Paola Corazza rincara la dose: “Credo che quest’ultima esternazione di Grillo sia fortemente sbagliata. Attaccare così Rodotà , nostro candidato alla presidenza della Repubblica, oltre che ingiusto è anche stupido, perchè disorienta i nostri elettori”. Pochi cercano di giustificare la scelta: “Approvo il post”, scrive Adriano da Savona, “E’ in atto un attacco a tutto campo contro il M5S, alcuni cadranno nella trappola in buona fede, altri verranno cooptati da “lorsignori””.
La paura è che la rottura sia già  in atto: “Segnatevi questi nomi: Tommaso Currò, Walter Rizzetto e Aris Prodani”, commenta Simona Cervelli. Rischiano di essere i primi della lista tra i deputati che hanno perso la pazienza in un tiro alla fune dove Beppe Grillo non sembra aver intenzione di mollare.

Martina Castigliani

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IL CINQUESTELLE ESPULSO FONDA IL SUO PARTITO: “I MALPANCISTI VENGANO CON ME”

Maggio 30th, 2013 Riccardo Fucile

IL VICE PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA FONDA “L’ITALIA MIGLIORE”, PROGETTO APERTO AI GRILLINI DISSIDENTI

Epurato dal Movimento 5 stelle con l’accusa di aver trattenuto per sè le indennità  di parlamentare, il vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana, Antonio Venturino, fonda un suo partito che battezza “L’Italia migliore” e che offre come approdo ai colleghi che in questi quasi quattro mesi di governo degli altri, “non hanno avuto la possibilità  di esercitare liberamente il proprio mandato parlamentare e che mi risulta ancora oggi, danno segnali di quel malpancismo che all’interno dell’Italia migliore, potrebbe trovare una giusta soluzione”.
Venturino sostiene di volere così “raccogliere il meglio dell’esperienza del movimento 5 stelle, applicarne principi di moralizzazione della politica, di taglio ai costi della casta, di abolizione dei privilegi e di trasparenza della cosa pubblica, di attuazione di programmi atti al miglioramento della nostra società , ma con l’aggiunta di una maggiore dialettica, democrazia e tradizionale buon senso”.
“L’Italia migliore”, afferma Venturino, è “un nuovo soggetto politico che riesca ad aggregare persone ed idee che in questo momento hanno visto svanire la possibilità  di quel cambiamento che avevano portato il movimento al successo del 25 febbraio. Un progetto di concretezza, di proposte non più di sola protesta che nell’Italia migliore può trovare la sua naturale espressione. Un progetto aperto ad accogliere l’esprienza di chi oggi vive con un certo disagio il fenomeno 5 Stelle”.

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CENTINAIA DI COMMENTI SUL BLOG DI GRILLO LO INVITANO A RITIRARSI: “VERGOGNATI, SEI UN VECCHIO PATETICO, BERLUSCONI RINGRAZIA”

Maggio 30th, 2013 Riccardo Fucile

“SE SENTI LE SIRENE SCAPPA, SONO QUELLI DELLA NEURO CHE VENGONO A PRENDERTI”…”TUTTE LE PERSONE DI CUI HAI PARLATO SONO MIGLIORI DI TE, VERGOGNATI”…”SEI SOLO UN VECCHIO ARRICCHITO, SCENDI DAL PIEDISTALLO”…”STAI DANNEGGIANDO IL MOVIMENTO, ORA HAI ROTTO I COGLIONI”

Centinaia di commenti al post del leader attaccano le parole su Rodotà .
Tra inviti al ritiro e epiteti espliciti.
E analisi politiche: “Dovevi fare quello che sta facendo Berlusconi, rigirarti il Pd come più ti aggradava. E invece ora siamo marginali”
“Vabbè, allora ditelo. Prima si sfanculizza la Gabanelli, ora si dà  dell’ottuagenario miracolato dalla rete a Stefano Rodotà . Se il progetto è il suicidio politico, basta che Grillo lo annunci chiaramente”.
I militanti non sembrano aver apprezzato le parole che Beppe Grillo (“ottuagenario miracolato dalla rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi”) ha dedicato a Stefano Rodotà , in precedenza considerato “il miglior presidente della Repubblica”.
Il militante che si firma terzo nick posta un commento tra i più votati. “Non mi posso permettere di perdere tempo dietro idiozie legate a superficialità  politiche e “sfanculizzazioni” dall’alto di stati soggettivi di benessere economico. Di leader con deliri di onnipotenza, ne abbiamo già  avuti. Ora si esagera”, scrive.
Per Nicolas W., che scrive da Londra il commento più votato, il post di Grillo, nella sua prima parte, è “imbarazzante. Si conferma il modus operandi di Beppe: se mi dai ragione sei un genio, se mi dai torto sei un corrotto, un vecchio rincoglionito”.
Enrico B. Si rivolge direttamente al comico genovese: “Tutte le persone di cui hai parlato nel post sono di gran lunga migliori di te. Rifletti, vergognati e ritirati”.
Anche Enrico B. Si rivolge a Grillo. E la mette invece sul piano sanitario: “Attento se senti le sirene scappa. Sono quelli della neuro che arrivano”.
A Elisa va la palma del terzo post più votato. “Beppe hai la mia stima, la mia graditutine e anche il mio voto però ora hai sinceramente rotto i coglioni”.
L’analisi di Federico affronta il nodo della strategia politica: “Scusa ma per caso con ‘ottuagenario miracolato dalla rete’ ti stai riferendo a Rodotà ?”, chiede a Grillo.
“Per favore – aggiunge – Beppe specifica bene, non vorrei che qualcuno avesse ancora dubbi sul fatto che sei completamente impazzito. Hai visto quello che sta facendo Berlusconi? Quello che dovevi fare tu: ha preso per le palle il pd e se lo rigira come cavolo vuole, e il M5s adesso è fermo in un cantuccio a frignare che nessuno li ascolta. Sbraita quanto vuoi, la realtà  è che hai fatto più danni tu al movimento in tre mesi che Pd e Pdl in 10 anni. Continua così, Berlusconi ringrazia”.
Il militante che si firma Stefano R. dcrive parole che Grillo preferirebbe non leggere. “Vergognati sei un vecchio patetico. Hai perso. E abbiamo perso noi. Adesso Rodotà  è un vecchio scemo? prima la Gabanelli, adesso Rodotà … Non ti viene in mente che magari il cretino sei tu?   fai un pò di autocritica e scendi dal piedistallo! Sei solo un vecchio arricchito e stai facendo più male che bene al movimento”.

(da “La Repubblica“)

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