Maggio 7th, 2013 Riccardo Fucile
“NON OCCUPATEVI DI MACROECONOMIA”: CI PENSA CHI PER LUI
Arriva il Guru. Gianroberto Casaleggio abbandona l’illuminata grotta milanese del futuro e scende a Roma per incontrare i suoi discepoli Cinque Stelle, primitivi uomini nuovi della Gaia Terra.
Il contatto a Montecitorio è previsto per giovedì e venerdì, due giorni di full immersion per parlare di piccole e medie imprese.
E per comunicare una visione globale – e direttiva – che eviti scivoloni e pericolose fughe in avanti di parlamentari che hanno scoperto di avere capacità progettuali autonome. Persino in materia economica.
Possono permetterselo? Non sia mai.
Scambiandosi convenevoli con morbida freddezza, il Guru diffidente e i deputati rampanti del Movimento si renderanno ben presto conto di una cosa che in fondo sanno già : le sensibilità sono diverse. E anche gli obiettivi.
Come si risolve il problema, considerando che Casaleggio tende a ritenere la propria traiettoria immutabile e che mentre lui pretenderebbe dai seguaci analisi semplici e dirette di micro-economia, quelli, blasfemi, pretendono di ancorarle a ragionamenti marco-economici?
Per evitare di rimanere avvitati nella tensione di un silenzio contratto di fronte al web-creatore, i cittadini-deputati cercheranno di assecondarlo lì per lì.
Parleranno di microcredito, di riduzioni fiscali per le piccole e medie aziende, di incentivi concordati con Confapri (una sorta di associazione industriali 2.0 molto amata dal Guru) e si giocheranno il jolly della abolizione dell’Irap, approfittando di un assist involontario del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che ha recentemente spiegato come le grandi aziende rinuncerebbero volentieri ai trenta miliardi previsti di incentivi, in cambio di un abbassamento delle tasse.
«Quei soldi, caro Gianroberto, potrebbero consentire di cancellare – rimpiazzandone l’entrata – l’imposta regionale sulle attività produttive. Niente Irap significa meno tasse, come vuole Squinzi. In più rimarrebbero circa 2.5 miliardi da destinare alla revisione dell’Imu».
Poi gli consegneranno il numero di telefono di Luca Peotta, animatore di «Imprese che resistono» e profeta di questa teoria molto amata dai parlamentari stellati.
Tutto a posto, allora? Non esattamente.
Perchè a quel punto gli economisti-parlamentari del Movimento dovranno trovare il modo per non far sentire il Guru come se, senza alcun motivo, fosse stato espulso dalla linea classica della sua stirpe, introducendo l’argomento che lui non vuole sentire e che loro invece amano oltremodo: l’Euro-scetticismo. «Come affrontiamo il tema?».
I più temerari analisti-cittadini Cinque Stelle ritengono che gli scenari possibili siano quattro: il mantenimento dello stato attuale, la revisione completa degli accordi con Bruxelles, un doppio euro (più leggero in Italia e più pesante in Europa) o, il preferito, la lira in Italia e l’euro oltre confine.
Come si affrontano questioni del genere?
Parlarne esplicitamente con Casaleggio vorrebbe dire trasformarlo in un cavaliere che disarcionato da un ciclone si ritrova con le ginocchia nel fango.
«Macroeconomia, chi vi ha detto che vi dovete occupare di macroeconomia?».
Sarebbe la fine di un rapporto disteso.
L’inizio di un dibattito – che nessuno vuole davvero aprire – sui ruoli reciproci, sulle gerarchie effettive all’interno del Movimento. Sostanzialmente su chi comanda.
Domanda che diventa inevitabile quando si parla di soldi, quando la solidarietà dell’uno vale uno rischia di trasformare l’applauso della condivisione virtuale in un irrimediabile e reale velluto funebre.
Andrea Malaguti
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Maggio 7th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO IL VOTO INTERNO PER TENERSI, SENZA DOCUMENTARE LE SPESE, I SOLDI DELLA DIARIA, ESPLODE SUL WEB LA RABBIA CINQUESTELLE
Una riunione a mezzogiorno per parlare della “talpa”, un post di Roberto Fico contro
Repubblica rea di aver raccontato cose che non avrebbe dovuto sapere, e la rabbia degli attivisti, che sul blog chiedono: «Ma insomma, quanto prendete di stipendio?». Sono inciampati nell’asticella che loro stessi hanno alzato, i 5 stelle.
Nel regolamento firmato prima dell’elezione era scritto che i parlamentari avrebbero tenuto solo 5mila euro lordi (2500 netti) dei 10mila dell’indennità di carica, insieme a diarie e rimborsi vari (che calcolando per difetto, tra spese per il mantenimento a Roma, collaboratori, taxi e telefono ammontano a 8.440 euro).
C’era però l’obbligo di rendicontare tutto, e qui la prescrizione rimaneva ambigua: quello che non si documenta va restituito oppure no?
Nell’e-mail inviata da Grillo e Casaleggio la settimana scorsa si invitavano i parlamentari a identificare delle onlus cui devolvere l’eccedente.
E quindi, a restituire.
I 163 deputati e senatori ne hanno parlato nel loro forum interno istituendo un sondaggio, e la maggioranza ha scelto per la libertà di coscienza.
Fatti salvi i 2500 euro devoluti obbligatoriamente a un fondo di solidarietà (che hanno chiesto alla Camera di istituire) potranno decidere se tenersi diaria e rimborsi oppure no.
Molti promettono che terranno solo quel che sono in grado di documentare, che manderanno indietro i soldi per taxi e telefono, ma la maggioranza ha chiesto che non siano obbligati a farlo.
È quello che Repubblica e l’agenzia Agi hanno ricostruito domenica sera, ed è quello che Roberto Fico definisce: «Occuparsi del nulla per screditare il Movimento, per metterci contro Beppe Grillo e viceversa ».
Il deputato M5S — subito rilanciato dal blog — snocciola le rinunce fatte: il dimezzamento dello stipendio base dei parlamentari che varrà 5 milioni di euro all’anno, i 42 milioni di euro di rimborsi elettorali non incassati, la rinuncia all’assegno di fine mandato e alle doppie indennità di carica.
Non nega però che il sondaggio ci sia stato, e che quelli siano i risultati.
Così come non lo negano i deputati in Transatlantico. «Per me siamo solo all’inizio dice uno di loro — su questa vicenda dei soldi scoppieranno altri casini».
Il capogruppo al Senato Vito Crimi fa un video per dire: «Dateci un po’ di tempo e vedrete che rispetteremo gli impegni».
Fico e Laura Castelli intervengono sulla web tv del Movimento: la deputata piemontese spiega che nel forum si sono solo espresse delle opinioni, e che la decisione finale sarà presa in assemblea.
A chi li segue in Rete non basta.
I post messi sul blog per screditare Repubblica e Ballarò (cui il deputato Alessandro Di Battista ha dedicato una personale “lezione di giornalismo”) vengono bersagliati dalle critiche: «Scusate, io avevo sempre capito che la diaria sì, ma in base alle spese rendicontate — scrive Elisa — sennò che serve? Vogliamo fare i politici vecchio stampo?».
E Francesco: «Non stiamo qui a fare gli azzeccagarbugli su quello che dice il regolamento, è lo spirito con cui si è presentato agli elettori il Movimento che viene violato».
La maggior parte chiede, e a gran voce, più chiarezza.
Il fatto è che per il fisco i parlamentari prendono tutto lo stipendio base (a chi poi lo devolvano non è affare dell’Agenzia delle Entrate) e questo comporterà un aggravio di tasse per molti.
Ma non è facile farlo capire dopo aver mantenuto a lungo un messaggio ambiguo. Chissà che non aiuti la visita a Roma di Gianroberto Casaleggio.
Il cofondatore incontrerà i parlamentari che si occupano di Economia, quelli destinati alla commissione Bilancio, giovedì e venerdì.
Porterà loro i frutti del suo giro tra gli imprenditori del nord, le loro idee per battere la crisi, che però — anche stavolta — pare non coincidano con quelle di deputati e senatori a 5 stelle.
Anche di questo, ci sarà da discutere.
Annalisa Cuzzocrea
(da ““La Repubblica“)
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Maggio 6th, 2013 Riccardo Fucile
UN GRUPPO DI ATTIVISTI NON SOSTERRA’ IL CANDIDATO SINDACO ANTONIO RUSSO: “E’ STATO SCELTO DAL CERCHIO MAGICO”
La strada, dopo quel 33% ottenuto alle elezioni politiche, sembrava tutta in discesa. 
E invece a Imperia, nella Liguria di Beppe Grillo, il Movimento 5 stelle locale rischia di non riuscire a replicare i risultati da record guadagnati a febbraio, a causa di una lite interna scatenata attorno alle candidature per le amministrative del 26 e del 27 maggio.
Una scissione a tutti gli effetti, con un intero gruppo di militanti che contesta l’esclusione di alcuni nomi dalla lista e la scelta di schierare come aspirante sindaco Antonio Russo, e che per questo ha deciso di non collaborare alla campagna elettorale.
La corrente dei dissidenti ruota attorno all’attivista Giorgio Benedetti, imprenditore e anima del sito “Imperia in Movimento” (che si oppone a quello ufficiale imperia5stelle.it).
Dieci giorni fa è stato lui a diffondere online una lettera dai toni durissimi, che mette la parola fine alla sua esperienza nel movimento di Grillo.
Nel testo critica le modalità di selezione dei nomi per le liste, e parla di “un cerchio magico formato da poche persone, con in mano l’intera gestione del movimento locale”.
Secondo Benedetti sono loro i soli a tenere i rapporti con Grillo e Casaleggio. “Questo sparuto gruppo si è ritenuto l’unico portatore del vero verbo grillino, depositari della verità assoluta, unici interpreti della vera essenza del movimento”, si legge nella nota.
“In più di una riunione, non hanno mai voluto votare temi importanti o richieste degli attivisti, sempre per il timore che fossero passate decisioni a loro invise”.
Nella lettera, Benedetti punta il dito sulla modalità di scelta dei candidati per le prossime comunali, accusando il gruppo di non aver coinvolto l’assemblea degli attivisti, di aver tagliato fuori alcune persone senza dare spiegazioni, e di averne invece candidate altre già escluse dai militanti, come Cara Glorio, figlia del costruttore ed esponente Pdl, Dino Glorio. Per questo, è la conclusione della lettera, “non voteremo il club di pochi, che non ha saputo unire tante anime anche molto diverse”.
Una lite, quella tra il gruppo ufficiale a 5 stelle e i dissidenti, in cui si è inserito anche Grillo e che ora rischia di trasferirsi dal web al tribunale.
Il leader dei 5 stelle, infatti, ha già fatto arrivare a Benedetti la diffida, firmata dai suoi avvocati, che gli proibisce di utilizzare il logo.
Mentre i portavoce della lista candidata alle amministrative non escludono azioni legali “nei confronti di Benedetti per via di dichiarazioni ai limiti della diffamazione nei confronti di singoli attivisti e candidati del Movimento 5 stelle di Imperia”.
Giulia Zaccariello
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 6th, 2013 Riccardo Fucile
DA UN PARTE ANDREA QUATTRINI, SOSTENUTO DA GRILLO E CASALEGGIO, DALL’ALTRA I DISSIDENTI CON A CAPO L’ECONOMISTA MAURO GALLEGATI CHE VUOLE UN NOME PROPOSTO DALLA BASE
Da una parte l’aspirante sindaco Andrea Quattrini sostenuto da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio.
Dall’altra un gruppo di dissidenti interni targati 5 stelle, pronto a contestare la candidatura ufficiale fino alla vigilia delle elezioni.
Arrivano tutte da dentro le grane per il Movimento 5 stelle di Ancona.
Nel capoluogo marchigiano, infatti, il movimento di Grillo si avvicina alle amministrative del 26 e del 27 maggio spaccato in due da una faida che va avanti da quasi 4 anni, e che sembra non volersi spegnere nemmeno alla vigilia delle elezioni. Da mesi ormai un gruppo di attivisti locali, capitanati dall’economista Mauro Gallegati, sta protestando con documenti e raccolte firme contro Quattrini, considerato un nome imposto dall’alto, senza alcuna consultazione della base.
La lotta nel gruppo a 5 stelle del capoluogo marchigiano è antica e affonda le radici nell’inverno del 2009.
All’epoca il Movimento 5 stelle con il 4.9% dei voti riesce a piazzare in consiglio comunale il candidato sindaco Gallegati, professore di economia che si vanta di aver presentato il nobel Stiglitz a Grillo.
Questo però si dimette dopo pochi mesi, secondo alcuni per rispettare il regolamento interno che prevedeva la rotazione semestrale dei candidati a 5 stelle, e lascia così il posto al secondo in lista, l’attuale aspirante sindaco Quattrini.
Ed è in questo momento scoppia la lite. Quattrini infatti rimane in consiglio per 4 anni, anche se per una parte del movimento avrebbe dovuto far spazio agli altri 5 stelle dopo sei mesi di lavoro, così come aveva fatto Gallegati.
Nei mesi la disputa si alimenta di continui bisticci e veleni, tanto da convincere Beppe Grillo a intervenire per cercare di sedare gli animi.
E così con una diffida mette alla porta uno dei dissidenti, Stefano Stefanelli, ex candidato alle comunali nella lista civica dei 5 stelle nelle elezioni del 2009.
Il provvedimento però non serve a ricompattare il gruppo, che a inizio anno si lacera di nuovo di fronte alla candidatura a sindaco di Quattrini.
Nonostante il consigliere comunale uscente riceva il beneplacito di Grillo, durante la tappa anconetana dello Tsunami tour, una parte del movimento, guidata da Gallegati, non digerisce la scelta e decide di ribellarsi.
Comincia a convocare assemblee, lancia raccolte firme, e invoca a gran voce una nuova selezione, con l’apertura di gruppi Facebook come quello intitolato “Io voglio le primarie per il candidato sindaco di Ancona”.
Dall’altra parte Quattrini, forte dell’endorsement del leader, tira dritto e ricorda come gli oppositori non facciano parte del movimento: “Stefanelli, candidato per la Lista Civica Ancona 5 Stelle nel 2009, è uscito dal gruppo nel corso dello stesso anno”, ricorda in un post pubblicato sul sito del movimento.
“Per contrastare in questi anni la nostra attività , ha aperto e gestisce siti falsi a nostro nome, nonostante sia stato diffidato dai legali di Beppe Grillo”.
Ne ha anche per Gallegati: “Ha provato a candidarsi per le elezioni politiche 2013 ma non è stato considerato idoneo dallo staff di Grillo.Ha cercato anche di promuovere se stesso, con interviste su molti quotidiani, come estensore del programma economico del Movimento 5 Stelle, poi smentito dallo stesso Grillo. Tutti sono liberi di criticare, ma queste persone non fanno parte del Movimento 5 stelle”.
Difesa che però non serve a cancellare il malessere di una parte del gruppo.
L’ultimo documento contro il candidato sindaco sottoscritto da una decina di dissidenti risale al 5 maggio, ad appena 20 giorni dalle elezioni. Alla fine ci proverà Beppe Grillo a ricompattare i suoi, con un comizio in piazza ad Ancona, in programma per venerdì 15 maggio. Impresa quella del capo dei 5 stelle, che si preannuncia tutt’altro che facile.
Emiliano Liuzzi e Giulia Zaccariello
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 6th, 2013 Riccardo Fucile
UN REFERENDUM BOCCIA GRILLO, I SOLDI SONO SOLDI ANCHE PER I RIVOLUZIONARI DA SPIAGGIA… DOPO TANTE CHIACCHIERE UN GRILLINO PRENDERA’ 11.200 EURO CONTRO I 13.700 DEGLI ALTRI PARLAMENTARI
Disobbediscono, i parlamentari a 5 stelle. 
Per la prima volta dicono no a una direttiva arrivata nero su bianco – la settimana scorsa – da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Nel week end hanno partecipato a un sondaggio per capire come comportarsi con le parti accessorie dello stipendio.
L’indennità di mandato (era scritto nel regolamento firmato dai futuri parlamentari) sarà dimezzata da 10mila a 5mila euro lordi (con un risparmio complessivo di 5 milioni in un anno).
Ma cosa fare di tutto il resto?
Diaria, spese per collaboratori e attività politica, rimborsi per taxi e telefono.
La maggioranza dice: tenerselo, rendicontare tutto e restituire l’eccedente solo su base volontaria.
Nella loro e-mail il capo politico e il cofondatore del Movimento suggerivano di scegliere delle onlus cui devolvere l’eccedenza, e chiarivano: «I parlamentari devono percepire solo 5.000 euro lordi di indennità e ogni altro rimborso relativo a spese effettivamente sostenute rendicontate periodicamente. La differenza dovrà essere destinata al fondo di solidarietà ».
I risultati del sondaggio dicono altro.
Ieri pomeriggio avevano votato 132 parlamentari su 163. Il 48 per cento chiede che le diarie (quindi tutte le voci accessorie) vengano mantenute completamente, con l’obbligo di rendicontare tutto quel che si spende, ma senza dovere restituire il di più. Lo farà chi vorrà .
Ad esempio, se per pasti e albergo un deputato spende in un mese 2mila euro, potrà decidere di tenersi i restanti 1.500, o di metterli nel fondo di solidarietà appositamente creato.
Per la rendicontazione pura, per tenersi cioè solo quello che si può provare di aver speso come chiesto da Grillo e Casaleggio, si è espresso il 36 per cento dei parlamentari.
Minoritarie le altre ipotesi: il 2,27 vuole trattenere tutto e prendere una decisione definitiva tra 4 mesi, dopo aver visto quanto costa la vita da parlamentare.
Altri chiedono che la diaria sia trattenuta solo all’80 per cento, altri ancora volevano stabilire un limite di spesa per macro aree da confermare poi in assemblea.
C’è poi la questione indennità .
Sono tutti d’accordo sul fatto di dover guadagnare – rimborsi a parte – 2.500 euro al mese. Solo che 5.000 euro lordi vuol dire cose diverse a seconda dei propri redditi e dei carichi familiari.
Qualcuno chiede che ci sia una rimodulazione, ma – spiegava un deputato di peso giorni fa – è impossibile: «Per il fisco noi prendiamo tutta l’indennità , 10mila euro lordi al mese. Alcuni saranno svantaggiati, ma c’è poco da fare. Ecco perchè una parte di noi vuole mantenere le indennità accessorie, per compensare quel che perde in tasse».
Che si aggiunge – va ricordato – alla rinuncia all’indennità di fine mandato.
Ma di quanti soldi stiamo parlando?
A quanto ammontano le indennità accessorie (tutte esentasse)?
Si tratta di 3.500 euro di diaria (le spese del mantenimento a Roma, anche per chi ci vive già ); 3.690 (4.180 per i senatori) di spese esercizio mandato, quelle che servono per collaboratori (i 5 stelle assumeranno tutti con contratto regolare, e per fare avere 1.500 euro di stipendio a un assistente devono tirarne fuori 2.800); poi 1.000 euro al mese circa, a seconda della distanza casa-aeroporto, per gli spostamenti in taxi (aerei, navi e treni sono rimborsati); infine ci sono 3.098 euro annui di telefono.
Alcuni vorrebbero rinunciare alle ultime due voci, almeno su base volontaria.
Se ne parlerà in settimana, in assemblea.
Insomma a differenza di parlamentare della Casta che percepisce 13.700 euro un Cinquestelle “si accontenterà ” di appena 11.200 euro al mese.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
LA SVOLTA: I CINQUESTELLE ORA CHIEDONO IL RISPETTO DELLE DELIBERE DEL CIPE PER LA REALIZZAZIONE DELLA TAV, NON PIU’ LO STOP DEL PROGETTO
Finalmente si fa chiarezza. 
Il M5S vuole il rispetto delle delibere del CIPE per la realizzazione della TAV in Val Susa, non lo stop del progetto e della realizzazione.
Andiamo per ordine.
Notoriamente i Cinquestelle non pubblicano gli atti che presentano (alla faccia della trasparenza) ma si limitano al resoconto delle iniziative parlamentare attraverso un bollettino settimanale.
Leggiamo quindi la scheda “Principali attività parlamentari della settimana” 24 aprile/2 maggio del gruppo M5S alla Camera dei deputati, capitolo “interrogazioni parlamentari”.
Titolo: “Progetto cunicolo esplorativo La Maddalena (Tav): richiesta al Ministero Infrastrutture e Trasporti per il rispetto delle delibere CIPE da parte delle ditte aggiudicatrici”
Quindi non c’è più la contestazione alla gestione del CIPE, alla insostenibilità ambientale (ed economica) dell’opera e tantomeno la denuncia sull’assegnazione dell’incarico fuori da ogni logica di concorrenza alla base di un libero mercato in cui si dovrebbe procedere con gara d’appalto europea e non assegnazione diretta ad una Coop “amica”…
Il M5S chiede solo che le ditte aggiudicatarie rispettino le delibere del CIPE.
E’ evidente che se si vuole bloccare il progetto (e lo si può fare solo in parlamento, non certo nelle piazze) occorre presentare mozioni e interrogazioni/interpellanze per mettere in evidenza che il progetto e le deliberazioni CIPE sono da sospendere.
Come è altrettanto chiaro che se invece chiedi solo il “rispetto” delle deliberazioni CIPE non sei contro alla realizzazione del progetto.
Se vuoi bloccare la TAV devi procedere per l’annullamento, con apposito provvedimento, delle deliberazioni che ne dispongono progettazione, esecuzione, finanziamento.
Se invece chiedi di rispettare quanto disposto dal CIPE non chiedi di bloccare la TAV, chiedi di realizzarla, al massimo con una sospensione per l’approvazione del progetto esecutivo, secondo quanto deliberato dal CIPE.
Dopo aver cavalcato elettoralmente la battaglia No Tav, improvvisamente il gruppo parlamentare Cinquestelle cambia posizione, chissà come mai…
In Val di Susa saranno contenti di essere stati presi per i fondelli: altro che gite in bus organizzate da Grillo e visite di consiglieri regionali Cinquestelle piemontesi con spese di benzina scaricate sui conti della Regione.
La verità comincia a venire a galla …
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Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
“NESSUNO PUO’ RITENERSI DEPOSITARIO DELLA VERITA'”… “BERSANI E’ UNA PERSONA ONESTA, NON E’ ADATTO A FARE POLITICA OGGI, VANNO DI MODA GLI UOMINI DI SPETTACOLO”
“Quando si chiama inciucio qualunque tipo di accordo, allora tanto vale non entrarci proprio in
politica”.
E’ la critica che il cantautore Gino Paoli, ospite di “Un giorno da pecora”, su Radio Due, muove al suo amico Beppe Grillo circa il suo niet ad un’intesa col Pd.
“Penso” — continua — “che non si può entrare in politica con idee assolutamente depositarie della verità e non discutibili”.
E spiega: “La possibilità di un accordo tra il Movimento 5 Stelle e il Pd sicuramente c’era, ma io non mi metto a discutere con Grillo perchè non mi metto a discutere con i depositari della verità ”.
Paoli sottolinea che quello attuale è l’unico governo possibile e che Grillo segue uno schema ben preciso: “Ma non è assolutamente disposto a cambiare questo schema. Questo è il grosso guaio. Sostiene che ha uno statuto che gli impedisce di fare accordi. Io” — prosegue — “Don Gallo, la moglie di Crozza e tante persone abbiamo cercato di convincerlo a salvare almeno il salvabile”.
Totale, invece, è l’apprezzamento accreditato dal cantante a Pierluigi Bersani: “Lo stimo moltissimo, è una brava persona, un uomo perbene e corretto. Lui dice la verità anche quando non dovrebbe dirla. Le persone oneste non sono fatte per fare la politica di oggi. Ci vogliono le persone di spettacolo“
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 29th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX CANDIDATO SINDACO CINQUESTELLE DI TORINO: “IL VERO PROBLEMA NON E’ CHE QUALCUNO VADA A SPARARE A PALAZZO CHIGI”… IMBARAZZO NEL MOVIMENTO
‘Il vero problema non e’ che qualcuno vada davanti a Palazzo Chigi e spari durante il giuramento del governo. Il vero problema è che in questo momento, ne sono assolutamente certo, ci sono alcuni milioni di italiani che pensano ‘peccato che non abbia fatto secco almeno un ministro'”.
E’ il messaggio postato su Facebook da Vittorio Bertola, consigliere comunale di Torino del Movimento 5 Stelle.
“Ovviamente non auspico che questo accada – precisa Bertola all’Ansa – ma sono assolutamente convinto che siano tanti quelli che lo pensano, perchè purtroppo, in questo momento, ci sono tante persone disperate e la politica non sta facendo nulla per aiutarle”. Una sortita che finisce per rinfocolare le polemiche attorno al Movimento di Beppe Grillo dopo il comunicato pochi minuti dopo la sparatoria vicino a Palazzo Chigi.
Il leader di “Diritti e Libertà ” Stefano Pedica attacca: “Se parole su twitter del consigliere 5 stelle Bertola sono vere bisogna prendere provvedimenti. Un fatto gravissimo che deve vedere da parte del movimento di Grillo l’immediata espulsione”.
E Alessandra Moretti, del Pd, dice: “Se corrispondono al vero, sono parole vergognose”.
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Aprile 27th, 2013 Riccardo Fucile
“DOVEVI PROPORRE UNA ROSA DI NOMI AL PD E NON AVREBBERO POTUTO DIRTI DI NO”… “L’INCAPONIRSI SUL DISCUTIBILE NOME DI RODOTA’ HA FATTO SOLO IL GIOCO DI BERLUSCONI”
Bel colpo, Beppe. 
L’incaponirsi su Rodotà ha portato ai seguenti risultati.
1) Un bis di Napolitano che ha tollerato senza fiatare tutte le nefandezze di Berlusconi (non per nulla lo chiamavi ‘Morfeo’), ha firmato le leggi ad personam e ogni volta che l’energumeno, nelle vesti di premier, faceva dichiarazioni eversive, tipo “la magistratura è il cancro della democrazia”, si limitava a dei generici “abbassare i toni” validi erga omnes.
2) Il governo di ‘larghe intese’ (chiamarlo inciucio è proibito) fra Pdl e Pd che per 18 anni si sono alternati al potere portando il Paese alla bancarotta economica e sociale (oltre che morale), che ora tentano di addebitare, col mantra della ‘responsabilità ‘, a 5Stelle che nel Parlamento è appena entrato.
Hanno avuto 18 anni per dimostrare ‘responsabilità ‘ verso il Paese. La scoprono solo ora, perchè temono che la casa che hanno distrutto gli caschi addosso.
3) Berlusconi, che pareva finito, è uscito enormemente rafforzato da questo giro di valzer e ora detta legge.
4) Il premier incaricato è Enrico Letta, nipote di Gianni il ‘consigliori’ del Cavaliere. Ma si è anche rischiato l’incarico al pupillo di Napolitano, Giuliano Amato. Che non è solo il premier che nottetempo, fra il 10 e l’11 luglio del ’92, ha messo le mani sui conti correnti degli italiani (altro che Monti), ma è stato il principale sodale di Craxi. Ha detto la figlia di Bettino, Stefania: “Papà era il capo di un partito di ladri? E allora Amato era il vice ladrone”.
Ma forse sarebbe stato preferibile che la protervia della ‘nomenklatura’ si spingesse fino a questo punto, fino ad Amato.
Perchè sarebbe stato un tale schiaffo in faccia agli italiani, da fargli drizzare finalmente il loro membro floscio. Anche se ci credo poco.
Hai sbagliato i tempi, Beppe.
Se tu avessi proposto fin da subito, prima che iniziasse la sarabanda, i nomi di Zagrebelsky, di Caselli, di Prodi e anche di Rodotà visto che piace tanto ai tuoi attivisti (che probabilmente non conoscono a fondo il personaggio, ben incistato sia nella Prima che nella Seconda Repubblica), Bersani non avrebbe potuto dirti di no perchè quei nomi li aveva ventilati anche lui.
E Berlusconi sarebbe finito fuori gioco.
Invece cincischiando con la Gabanelli e con Strada hai perso due giorni dando il tempo a Pdl e Pd di organizzare il ‘grande inciucio’ su Marini, che poi è fallito non tanto per merito vostro, ma per il disfacimento del Partito democratico.
Il resto è venuto di conseguenza.
Bersani non poteva più accettare Rodotà dopo che, con i suoi sponsor, gli si era messo di traverso. Sarebbe stato come consegnare le chiavi di casa propria a un altro inquilino.
Caro Beppe so bene, quanto te, che la nostra è una parodia di democrazia, ma se tu intendi, come mi pare, rovesciare il tavolo rimanendone all’interno, devi imparare meglio la sua grammatica e la sua sintassi.
Altrimenti i farabutti che giocano questo sporco gioco da decenni ti buggereranno ogni volta.
Massimo Fini
(da “il Fatto Quotidiano“)
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