Aprile 17th, 2013 Riccardo Fucile
SI PUO’ TRATTARE SUL NOME DI RODOTA’, FRENATA SU PRODI E SULL’USCITA DALL’EURO…”PERDEREMO DEI PARLAMENTARI, LO ABBIAMO MESSO IN CONTO”
Quello che arriva in Friuli, a Zoppola, paese alle porte di Pordenone, non è il solito Grillo. Anche nel suo linguaggio qualcosa è cambiato.
È pacato e ha ritmi più politici.
Nella tappa di Sequals, poche ore dopo, anche al Pd: “Dico a Bersani di votare Gabanelli: date questo segnale, poi vediamo. Noi abbiamo già alcune proposte, come quelle per una vera legge anticorruzione, una sul conflitto di interessi e una sull’ineleggibilità della Salma. Bersani si prenda le sue responsabilità , sarebbe il primo passo per governare insieme”.
A Zoppola non c’è un palco, Grillo passeggia su e giù per la piazza, parla con la gente.
Come la signora che le chiede di andare in televisione a confrontarsi con gli altri e lui: “Ma io devo confrontarmi con voi, non con la tv. La tv l’ho già fatta, conosco a memoria i meccanismi, le inquadrature. Conosco il messaggio. La rivoluzione è dirlo qui. Poi mentre le sto parlando lei è già in tv. Non le vede le telecamere?”.
Prima di ripartire, Grillo accetta di rilasciare una lunga intervista al Fatto Quotidiano.
La prima dopo le elezioni e, soprattutto, nel giorno in cui la partita per il Quirinale diventa concreta e decisiva.
Grillo aspetta seduto a quella che è la sua scrivania a bordo del camper. Stesso mezzo che lo ha scorrazzato per l’Italia. Stesso autista, stesso tecnico del suono.
Un incontro domanda e risposta, e non è semplice, perchè Grillo è molto più abituato a fare monologhi.
Partiamo dalle cosiddette Quirinarie: da oggi avete un nome da votare?
Non me l’aspettavo, non mi aspettavo quel nome. Ero convinto che uscisse Gino Strada o, forse, Stefano Rodotà . Ma Gabanelli è un grande nome, segno che gli elettori nostri vanno già oltre rispetto a Grillo. E questa è una cosa sensazionale.
Ha sentito la Gabanelli?
No, non l’ho ancora sentita. Non sono certo che accetti l’ipotesi . Ma, appunto, i nostri cittadini hanno scelto il loro nome, in completa autonomia. E hanno indicato una persona perbene, in grado di svolgere quel compito in grande libertà . Gli altri hanno commentato: sarebbe la Repubblica delle manette. Magari, dico io.
Però alla fine, alla faccia della rete, ha vinto un volto della tv: non è un controsenso?
No. Ha vinto una donna di carattere, temperamento, una donna perbene. Non c’entra niente la tv, forse il piccolo schermo le ha dato un volto riconoscibile. Ripeto però: non mi aspettavo fosse lei la più votata.
La possibilità che Gabanelli e Gino Strada non accettino esiste?
È molto probabile, il terzo nome è Stefano Rodotà .
Crede che altre forze politiche convergano su una di queste ipotesi?
Mi sembra molto più probabile che il presidente venga eletto prima del terzo scrutinio grazie a un accordo tra il Pd e il Pdl. E questo accordo non passa dai nomi che noi proponiamo.
Se si dovesse andare oltre il terzo scrutinio, lei si giocherà la carta Prodi?
Non gioco nessuna carta. Sceglie la rete per me. Non scelgo io. Sono un portavoce come gli altri. Non capisco quanto ci vorrà perchè venga compresa questa differenza.
Giriamola in un altro modo: le piacerebbe Prodi come presidente della Repubblica?
Non lo so, onestamente. Forse non è neanche lui la figura che serve a questo Paese in questa fase. Non è certo l’uomo del cambiamento.
Poi è il padre dell’euro e uno dei padri dell’Europa. E lei con l’Europa non ha questo grande feeling. O sbagliamo a interpretare?
Io vengo dipinto come antieuropeista. Ma non c’è niente di più falso. Mi aspettavo un’Europa diversa, con un cammino diverso. Si è fatta la moneta unica, poi si parlano 11 lingue diverse. E non voglio neppure l’abolizione dell’euro. Voglio che sia un referendum a decidere.
Com’è andato l’incontro con Napolitano? Vi siete visti, avete parlato in una sede istituzionale. Se lo aspettava di entrare in abito scuro al Quirinale?
Sono rimasto deluso da Napolitano.
Deluso per quello che riguarda il post-incontro?
Sì. È stato una delusione. Ci siamo lasciati in un modo, poi lui è tornato coi saggi. Per prendere tempo.
Ma lui cosa vi ha chiesto?
Se eravamo disposti a votare la fiducia al Pd. E noi abbiamo risposto che era il Pd a dover dare la fiducia a noi. Bersani voleva i nostri voti per insediarsi al governo. E continuare sulla strada tracciata fino a oggi. Noi non abbiamo firmato cambiali in bianco. C’è un governo. Vogliono votare la legge sul finanziamento ai partiti? Bene, Bersani si presenti con l’assegno da 49 milioni. Così possiamo parlare.
Lei però non lascia grandi spazi. Dice Prodi no, inciuci no…
Il Pd può votare Gabanelli. Non credo che sia una donna per loro impresentabile. Se poi vogliono presentare Giuliano Amato, il braccio destro di Craxi, facciano pure.
Grillo, la sua vita è cambiata.
Minacce considerate attendibili, altre meno.
Ha intenzione di accettare la scorta?
Non voglio scorte, ma la mia famiglia ha paura: mia moglie, i miei figli. Mi trovo le persone più svariate sotto casa. Alcuni hanno i microfoni, altri non so chi siano. Ma non intendo cambiare il mio modo di vivere.
Continuerà con i comizi di piazza?
Dopo questi non ce ne saranno altri. Io e Casaleggio stiamo incontrando imprenditori. Lui ieri a Torino, io piccoli imprenditori liguri. Ma ancora non hanno capito che l’approccio con noi non è quello che hanno con gli altri. Io non voglio i farmacisti o i notai che mi porgono i loro voti sul piatto in cambio di leggi di favore. Se è questo che cercano, possono restarsene a casa. Parliamo dei problemi. E di come si possono affrontare, non ci interessano gli affari di casta.
Ieri Berlusconi ha incontrato Renzi per un’ora al teatro Regio a Parma: chiusi nell’anticamera di un palco. Pizzarotti, il sindaco a 5 Stelle, Berlusconi non lo ha degnato di uno sguardo.
Non lo sapevo, non sapevo dell’incontro. Ma è la stessa anima che li spinge.
Eppure si doveva parlare di Pietro Barilla, era il centenario della nascita. Lei lo conosceva Barilla?
È stato un grande imprenditore. Gli portarono via la fabbrica e sputò sangue per riprendersela. Come sono stati grandi i Piaggio, i Costa, come è stato un grande industriale Adriano Olivetti.
Il Movimento 5 stelle perderà dei parlamentari per strada?
Lo abbiamo già messo in conto. Hanno già provato a comprarseli. Ma è nella natura delle cose che se ne perda qualcuno per strada.
Il Grillo privato?
Faccio una vita diversa, ma continuo a ripeterlo a tutti. È arrivato il momento che ognuno si prenda le proprie responsabilità . Io le mie me le sono prese.
E chi gliel’ha fatto fare?
Me l’ha fatto fare la preoccupazione. Io ho 65 anni, sono in una fase diversa della mia vita. Ma i miei figli no. Provo a lasciargli qualcosa che sia migliore di quello che hanno oggi e in un futuro prossimo. Non so quanti anni serviranno, ma il cammino è iniziato.
Inarrestabile?
Ci proveranno, a fermarci, ma il Movimento 5 Stelle non è un fenomeno isolato o passeggero.
Sogna o ci crede?
Un po’ tutti e due. Non saremmo arrivati dove siamo senza un pizzico di utopia. Ma quando parlo di riduzione degli orari di lavoro, ci credo. Serviranno 25, forse 30 anni, ma ci arriveremo.
Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 16th, 2013 Riccardo Fucile
“COMMOSSA MA SOPRAVVALUTATA”… SECONDO STRADA E TERZO RODOTA’… IGNOTO IL NUMERO DEI VOTANTI, SI PRESUME VICINO A QUELLI DI SANT’ILARIO DOVE ABITA GRILLO
Urne virtuali chiuse per le Quirinarie.
Vince la giornalista di Report Milena Gabanelli, giornalista di Report, seguita dal fondatore di Emergency Gino Strada e dal giurista Stefano Rodotà .
”Si è conclusa la verifica dei voti assegnati ai nove candidati per la Presidenza della Repubblica. Ringrazio chi ha votato”, ha scritto Beppe Grillo sul suo blog dove annuncia l’esito delle consultazioni, senza però svelare quanti siano stati i votanti, nè quante preferenze abbia preso ciascun candidato.
Si conosce solo il dato degli aventi diritto, 48.282, che, ribadisce Grillo, “dovevano essere iscritti al Movimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012 con un documento di identità digitalizzato”.
Seguono Gustavo Zagrebelsky, Ferdinando Imposimato, Emma Bonino e Gian Carlo Caselli. Infine Romano Prodi e Dario Fo.
”Quando pensano che tu sia all’altezza di un compito così grande si può solo essere onorati, perchè è altamente gratificante”, ha commentato Gabanelli all’Ansa.
”In merito alla candidatura — ha puntualizzato — quando i proponenti mi chiederanno però risponderò. Ora posso dire che sono assolutamente commossa e anche sopravvalutata”.
E’ un premio alle sue battaglie? “Le battaglie le faccio nel campo di mia competenza, ovvero nel territorio che conosco”, ha risposto.
Nessun commento invece da Gino Strada.
“Lo apprendo adesso — ha detto — non ho commenti da fare, non sarebbe serio. Sto a guardare”, si è limitato a dire il medico impegnato negli aiuti alle popolazioni nelle aree in conflitto.
La vittoria della Gabanelli sulla pagina Facebook del leader 5 Stelle è stata accolta molto positivamente dagli utenti, soddisfatti anche della “sconfitta” online di Prodi, che già nei giorni scorsi era stato criticato perchè considerato papabile per il Colle. Anche Gianroberto Casaleggio, durante l’incontro con gli imprenditori a Torino, aveva dichiarato di preferire un nome super partes non legato al mondo della politica, ma aveva poi aggiunto che, se il Movimento lo avesse scelto allora lo avrebbero votato.
Per Paolo Becchi, docente di Filosofia del Diritto a Genova considerato l’ideologo del Movimento 5 Stelle, ”ha vinto il cuore e non la testa ma è un cuore grande quello del M5S”.
Un risultato per il quale Becchi dice di avere “pregato più di Santa Teresa D’Avila”.
Ora sarà felice di poter consegnare la Coppa del nonno alla giornalista di Report.
Si cali il sipario.
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Aprile 16th, 2013 Riccardo Fucile
SULLA QUARTA VOTAZIONE EMERGE TRA I GRILLINI L’ESCAMOTAGE DELLA LIBERTA’ DI COSCIENZA..E IERI SERA VITO CRIMI HA AVUTO IL PERMESSO DI ANDARE A “PORTA A PORTA”, FINO AL GIORNO PRIMA CONSIDERATO UN REATO
Il buongiorno, per i Cinque Stelle, arriva di mattina tardi. 
Precisamente intorno a mezzogiorno quando il blog — salvo cambi di programma — dovrebbe pubblicare il nome del candidato del Movimento alla presidenza della Repubblica.
E l’andazzo di questo martedì pre-quirinalizio dipende molto dal profilo che gli attivisti del Movimento avranno disegnato. Gino Strada, Stefano Rodotà o Gustavo Zagrebelsky?
Con quale carta si presenteranno al tavolo del Pd?
La strategia degli eletti, nei giorni scorsi, era stata quella di provare a concentrare voti sui secondi due: giuristi di alto profilo, vicini al mondo di centrosinistra, buoni per tentare di costruire quel rapporto con i democratici che non si è mai avviato.
Eppure, dal ballottaggio che si è chiuso ieri sera alle 21, l’exploit di Strada non sorprenderebbe nessuno.
Il voto si è “disperso” tra Rodotà e Zagrebelsky (ieri, sul blog di Grillo Marco Travaglio ha spiegato che è l’unico a cui non ha trovato “controindicazioni”).
E poi tutti quelli che avevano scelto Beppe Grillo, da quando il capo si è ritirato — “ringrazio per la stima tutti coloro che hanno fatto il mio nome”, ha scritto — hanno sicuramente preferito il rivoluzionario chirurgo di Emergency ai due saggi esperti di diritto.
Così, il travaso da Grillo a Strada potrebbe complicare la strada per il Colle .
I Cinque Stelle sanno di trovarsi di fronte a uno dei momenti più difficili della loro breve vita parlamentare.
E sanno che stavolta non si può sbagliare.
A ricordarglielo c’è Gianroberto Casaleggio: il guru che non parla mai, ha deciso di pronunciarsi niente meno che a urne aperte: “Il Presidente della Repubblica deve essere super partes, possibilmente non politico, che rappresenti tutti gli italiani”.
Fa fuori in un colpo Prodi e Bonino, salvo precisare poi che “noi ci rimettiamo sempre alle decisioni del Movimento, per cui se il Movimento dovesse scegliere Prodi, voteremo lui…”.
Il vero nodo riguarda la quarta votazione.
Se vince Strada, addio dialogo con il Pd e addio pace interna.
Si è già visto ieri, quando la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi si è permessa di dire in conferenza stampa che i Cinque Stelle continueranno “a votare il nostro candidato anche se non avrà i voti sufficienti per l’elezione e non voteremo altri candidati”.
Deputati e senatori non l’hanno presa bene: “Si mette a parlare di cose di cui non abbiamo mai discusso, ma come le viene in mente?”.
In assemblea, ieri, la discussione (e l’ennesimo processo alla Lombardi) è cominciata. Ma non si è ancora arrivati ad un voto (probabilmente si farà oggi). Lo spauracchio è quello di un caso Grasso/bis.
“Speriamo di aver imparato dagli errori — spiegano a Montecitorio — Se si vuole libertà di coscienza, basta votarla”.
Tradotto, se l’assemblea si spacca, se una parte di parlamentari crede sia giusto votare uno come Prodi, l’unico modo per evitare di cadere nel tranello dei franchi tiratori è stabilire il “libera tutti”.
Non sarà facile far passare questa linea, decisamente poco nello spirito del Movimento. Eppure, la pressione della Rete sembrerebbe piuttosto relativa: tra una chiacchiera e l’altra, dalle bocche dei parlamentari esce un numero assai risibile.
Alle Quirinarie avrebbero votato circa in 20mila.
Bisognerà aspettare i dati certificati dalla Dnv, l’ente terzo a cui si è affidato Casaleggio, ma non è ancora chiaro se verrà mai diffuso il numero degli elettori nè tantomeno se verrà resa pubblica la classifica completa dei candidati.
Oggi, i capigruppo Cinque Stelle incontrano i presidenti degli eletti Pd, Luigi Zanda e Roberto Speranza.
I grillini hanno chiesto che venga trasmesso in diretta streaming.
Vito Crimi è convinto che il nome uscito dalle Quirinarie “potrà essere votato anche da tutti gli altri partiti”.
Lo ha spiegato ieri sera a Porta a Porta. Ebbene sì. Il capogruppo al Senato si è seduto sulle poltroncine bianche del salotto di Bruno Vespa.
Prevedendo le urla allo scandalo, Crimi ha spiegato le ragioni del “sacrilegio”: “Porta a Porta, oggi, ha invitato il senatore Mastrangeli , che i più ricorderanno per la sua partecipazione al programma di Barbara D’Urso, il quale ha accettato. I senatori portavoce del Movimento Cinque Stelle hanno ritenuto, in un momento così delicato per il Paese come quello che coincide con l’elezione del Presidente della Repubblica, che a parlare su un palcoscenico così seguito non dovesse essere chi diffonde informazioni parziali in rappresentanza solo di se stesso”.
Paolo Zanca
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Aprile 16th, 2013 Riccardo Fucile
IL GURU AGLI IMPRENDITORI: “NON CHIEDETECI MIRACOLI”
Alla fine, quando proprio tutti hanno portato al microfono le storie della dura vita del piccolo
imprenditore, Gianroberto Casaleggio deve alzare le braccia: «Anche io ho la mia piccola azienda. Sono uno di voi. Solo che da un po’ di tempo non ho vita privata e ho finito per giocarmi anche la reputazione a causa delle falsità scritte dai giornali su di me. Capisco le vostre richieste: gli apicoltori e i piccoli produttori distrutti dai supermercati. Siamo sulla vostra stessa lunghezza d’onda. Ma, per favore, non chiedeteci i miracoli: non abbiamo poteri soprannaturali».
Mentre fuori dalla sala impazza il toto-Presidente, nell’incontro con gli industriali alla Galleria d’arte Moderna di Torino, Casaleggio affronta l’argomento solo indirettamente.
Giacca, cravatta e capelli sciolti, del Colle parla solo per dire che costa troppo.
Messi fuori i giornalisti dalla sala, Casaleggio spiega che «dovremo tagliare».
Sotto la scure finiscono le spese del Colle perchè «l’Eliseo costa tre volte il Quirinale e non si può certo dire che i francesi non ci tengano al loro presidente».
Nonostante la grandeur, il Colle ha costi fuori mercato.
Non sono gli unici da segare via. «Voi sapete quante sono le auto blu?». Gli imprenditori in sala (147 per la precisione, più quattro cronisti infiltrati)) tacciono. Casaleggio spiega: «Sono 7 mila. Ma non sono l’unico costo da tagliare».
Il vero spreco si annida infatti «nelle 59 mila auto grigie. Chi sa che cosa sono le auto grigie?». Si alzano cinque mani.
«Le auto grigie sono quelle senza autista. Un costo che si può eliminare. Si risparmiano così 800 milioni. Dal calcolo abbiamo tolto le auto delle forze dell’ordine”
Ma nel calcolo sono comprese le auto dei messi comunali e delle guardie mediche? Non si sa.
Perchè la scure? Certamente per eliminare gli sprechi: «A parità di dimensione, la spesa pubblica italiana è superiore di 20 miliardi a quella degli altri paesi europei ». Venti miliardi.
Non una cifra casuale: «Sapete qual è il gettito complessivo dell’Irap? Esattamente venti miliardi».
Ergo, spiega Casaleggio, niente sprechi, niente Irap.
Naturalmente per raggiungere l’obiettivo non basta rottamare le auto blu e grigie: «Bisogna anche abolire i Comuni sotto i 5.000 abitanti e le Provincie». Applausi.
Fino a quando il signor Flavio Bonifacio, «titolare di una piccola azienda nel campo della ricerca» va al microfono e chiede: «Nei Comuni e nelle Provincie c’è gente che lavora. Se abolite quegli enti, che fine fanno i dipendenti? Io vi ho votati alle ultime elezioni. Ma adesso quei voti vi chiederei di usarli».
«Ecco sì», incalza un altro dalla platea: «Perchè non fate sapere alla gente quel che state facendo? Oggi tutti pensano che lo stallo della politica sia colpa vostra».
Casaleggio ha il suo bel da fare a rispondere a questi interrogativi: «Lo Stato mantiene 19 milioni di pensionati e 4 milioni di dipendenti della Pubblica amministrazione.
In tutto, 23 milioni di persone. Fino a quando saremo in grado di garantirli?».
Ecco dunque la proposta di «tagliare le pensioni al di sopra dei 5.000 euro lordi mensili».
Quanto allo stallo della politica, l’unica ricetta è «far funzionare da subito le commissioni parlamentari».
Altrimenti, «se aspetta il nuovo governo, il Parlamento potrà cominciare a lavorare solo a settembre».
Perchè tenere fuori i giornalisti dalla sala? Perchè non comunicare attraverso tv e giornali?
«Perchè le 7 tv principali sono in mano ai partiti. E i tre giornali principali sono della Fiat, delle banche o vicini al Pd».
Per questo, spiega Arturo Artom che con il nework Confapri organizza la manifestazione, «l’incontro di oggi è a porte chiuse. Perchè magari ci sono argomenti che non volete discutere alla presenza dei giornalisti che sono oltre quella porta».
Riservatezza imprenditoriale. E si capisce.
Altrimenti chissà che cosa succederebbe se i giornali potessero assistere alle invettive della signora che dalla platea incalza Casaleggio: «Perchè non ci portate a Roma con voi? Veniamo a darvi una mano. La polizia non ci fa entrare in Parlamento? Ma noi veniamo lo stesso e li prendiamo tutti a sassate…naturalmente in senso metaforico. Io sono per la non violenza. Sassate metaforiche per evitare che noi commercianti moriamo di tasse ».
Paolo Griseri
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
CERCA DI GIUSTIFICARSI: “C’ERA SCIOPERO, DI SOLITO VIAGGIO IN SECONDA CLASSE”… MA SUI SOCIAL SCOPPIA UN PUTIFERIO
Dormiva beatamente. 
Per di più su un Freccia Rossa, simbolo della vituperata Alta Velocità .
Per di più in prima classe, luogo eletto della Casta e del privilegio.
Qualcuno ha fotografato Vito Crimi, il Capogruppo dei senatori dell’M5S, proprio lì, in quel posto (e in quello stato), sul Roma-Milano, qualche giorno fa.
PUTIFERIO SUI SOCIAL
La foto è finita in un battibaleno sui social, e Facebook e Twitter, è subito è scoppiato un putiferio: le accuse quelle di cui sopra, i Cinque Stelle nemici della Tav e delle prebende non possono salire sui treni veloci.
Polemica subito ripresa del quotidiano Libero.
«C’ERA SCIOPERO»
Crimi ha aspettato un attimo.
Poi ha contrattaccato duramente prendendosela col quotidiano diretto da Belpietro. «Quel giorno c’era sciopero, altri mezzi per salire a Milano non c’erano e non c’era posto in seconda classe, ho preso l’autobus per tornare a casa da Brescia. E il tablet era aperto sul tavolino».
Questa in sintesi l’arriga difensiva del senatore.
Si attende replica.
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
PIOVONO CRITICHE SUL BLOG: “NON STATE FACENDO NULLA”
Si prepara alle elezioni, Beppe Grillo. 
A quelle del Friuli Venezia Giulia (sarà in regione la settimana prossima per quattro giorni di comizi).
A Trieste, per dire, arriverà in barca a vela da Grado.
Poi alle nazionali, con un post in cui attacca i partiti «cialtroni» che tengono in scacco il Parlamento «senza vergogna, mentre l’Italia brucia».
Partiti che — secondo il capo politico del Movimento 5 Stelle — sarebbero pronti alle elezioni anticipate pur di disinnescare l’azione dei grillini.
Le evoca lui, quindi, le urne. Peccato che a non credergli sia la sua stessa base.
Che sul blog è durissima.
Il titolo del post cita Tito Livio: «Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur» (mentre Roma si consulta, Sagunto viene espugnata).
Qualcuno però ribatte subito: «Anche voi siete a Roma, tutti noi a Sagunto».
Oppure, come Carmela: «Dum factio consu-litur, Italia moritur» (mentre il Movimento si consulta, l’Italia muore).
Che nei giorni di Quirinarie un po’ così — 48mila aventi diritto, numero sconosciuto di votanti e nomi invisi a molti — è un’accusa che fa male.
Così come fa male se si pensa alle infinite assemblee dei parlamentari grillini, costretti a riunirsi per decidere qualsiasi cosa.
O alla capogruppo Roberta Lombardi che chiede alla Rete cosa fare per gli scontrini rubati.
«Il balletto dei partiti per non decidere nulla e mantenere posizioni di privilegio e di impunità decennali continua, imperterrito», scrive Grillo. «Il Paese ha bisogno di leggi e di riforme, ma il Parlamento è paralizzato.
Lo è da anni, da quando i parlamentari sono diventati emanazione dei segretari di partito, e il governo legifera a colpi di decreti legge», continua. Poi affonda su Pdl e Pd: «Immaginatevi l’orrore di Maschera di Cera già pronto per il museo di Madame Tussauds se venissero presentate una dopo l’altra leggi sulla ineleggibilità , sul conflitto di interessi, sulla corruzione. Si scioglierebbe insieme ai suoi alleati pdmenoellini».
Lamenta ancora una volta la non costituzione delle commissioni parlamentari, l’orologio fermo, i rimandi continui.
«Per disinnescare il M5S le Commissioni saranno istituite dopo l’elezione del presidente della Repubblica », il nuovo ciclo di consultazioni, la fiducia al nuovo governo.
«Poi, extrema ratio, per sicurezza, si potrebbero sciogliere le Camere e andare a nuove elezioni senza aver avviato alcuna riforma. L’economia non aspetta e per allora potremmo essere falliti».
La storia delle commissioni che possono funzionare senza un governo, però, non attacca.
Ieri a Brescia il capogruppo al Senato Vito Crimi e Tatiana Basilio sono stati «assaltati» — scrive la deputata sulla sua bacheca Facebook da persone che li accusavano di non aver fatto nulla, pur di non accordarsi col Pd.
Crimi ripeteva esausto: «Bersani e Berlusconi sono uguali. Gli otto punti sono fuffa », senza riuscire a convincere i suoi interlocutori.
In Rete è peggio. Giuseppe Malvagna, dopo aver dottamente spiegato il senso della frase di Tito Livio, chiede solo: «Beppe Grillo, non ti senti un po’ responsabile anche tu?»
E Armando Figliola, commentatore certificato di Lucera: «Continuo a non capire: l’Italia brucia e si continua a non far niente! Basterebbe formare un governo Pd-M5S: sarebbe un governo forte, durerebbe l’intera legislatura, si farebbero leggi giuste, Berlusconi andrebbe all’angolo».
Adriano da Torino: «Ma che gliene frega a questi se ormai va tutto a puttane, loro il ricco stipendio se lo prendono lo stesso».
Qualcuno invita a non mollare, a non mischiarsi con la casta, ma — nonostante la lotta ai “troll” continui, e le rimozioni dei commenti sgraditi anche — stavolta sono in molti a pensarla diversamente.
Fulvia P.: «Mentre la casa brucia c’è qualcuno che preferisce non mettersi a spegnere il fuoco perchè dovrebbe sporcarsi le mani».
Massimo I.: «Senza un governo è utopistico fare quelle cose perchè anche se si istituissero le commissioni non si saprebbe se c’è la copertura finanziaria».
Mario: «Ammettiamolo, non siamo in grado di governare e facciamo il tifo per l’inciucio. Siamo un movimento di protesta e non siamo propositivi. Mah, per me è una grossa delusione».
E Donato: «Nessuna alleanza con la vecchia politica, ma potevamo entrare dalla finestra, accordando una fiducia per poi presentare i nostri veti se il nostro programma non fosse attuato…l’occasione come questa appena avuta, non so se ci ricapita».
A metterla così sono in molti: «Quando ci ricapita?».
Altri, come Enzo, promettono solo: «Non vi rivoterò mai più».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
“SE STAVOLTA AZZECCHIAMO IL NOME POSSIAMO USCIRE DAL PANTANO IN CUI CI SIAMO CACCIATI”
Il lavorio va avanti sotto banco.
Fuori dai profili Facebook, lontano dalle telecamere, rigorosamente in diretta streaming spenta. Un pressing sotterraneo, perchè stavolta un clic ci salva la vita.
E quello da digitare oggi si chiama Stefano Rodotà .
L’uomo che può dare la seconda possibilità al Movimento, quello a cui non potranno più dire no.
Il weekend, per i parlamentari grillini, non è stato dei più rilassanti.
Al rientro a casa hanno trovato tanta gente ad aspettarli, si. Ma non tutta di buon umore.
Lo scrive Beppe Grillo in persona: “Il Paese ha bisogno di leggi e di riforme, l’economia non aspetta” .
Lui dà la colpa ai partiti immobili. Ma fuori è difficile spiegare cosa stai facendo tu, che sei seduto là con loro.
Così, visti i risultati delle Quirinarie, ad alcuni parlamentari M5S si è accesa una lampadina: se stavolta azzecchiamo il nome, forse possiamo uscire dal pantano in cui ci siamo cacciati.
Quel nome, dicevamo, è Stefano Rodotà .
Ed è perfetto per tre ragioni.
La prima è che metterebbe nell’angolo il Pd: come farebbero i democratici a dire no a uno che è stato parlamentare con loro?
La seconda è che sarebbe lui, se vincesse, a dare un nuovo incarico per la formazione del governo: e come farebbero, i Cinque Stelle, a rifiutare il nome proposto dal presidente uscito dalle Quirinarie?
“Quel presidente — ragionano nel Movimento — ci può chiedere qualsiasi cosa”. Anche di sostenere un esecutivo targato Pd. La terza ragione è forse la più importante: Rodotà (o al massimo, in seconda istanza, Gustavo Zagrebelsky) è l’unico che può evitare lo scenario più pericoloso: trovarsi a dover votare Prodi e spaccare il Movimento.
Già , perchè l’alternativa alla vittoria Rodotà /Zagrebelsky è una soltanto: che dal ballottaggio di oggi esca trionfatore Gino Strada, in pole position anche in un sondaggio “clandestino” aperto ieri su Facebook.
A quel punto le cose andrebbero in maniera totalmente diversa.
I Cinque Stelle in Aula voterebbero il loro candidato di bandiera fino alla terza votazione, poi, alla quarta, si troverebbero di fronte ad un nuovo caso Grasso: chi scegliere tra Prodi (se fosse questo il nome del centrosinistra) e un uomo gradito a Berlusconi?
Non ci sarebbe modo, spiegano, di consultare nuovamente gli attivisti: un altro round di Quirinarie richiederebbe tempo per essere organizzato e avrebbe anche dei costi non indifferenti. Sarebbero gli eletti in Parlamento, quindi, a riunirsi e a decidere.
E come è già accaduto per l’elezione del presidente del Senato, deputati e senatori ne uscirebbero a pezzi.
Con l’aggravante di dover spiegare alla base che magari, nel segreto dell’urna, Romano Prodi (“l’artefice dell’ingresso nell’euro”, come lo chiama Claudio Messora) è diventato Capo dello Stato grazie ai voti di una minoranza di grillini.
Sabato, quando sono stati resi pubblici i risultati delle Quirinarie, molti eletti e attivisti sono rimasti sconcertati dai voti a Prodi e Bonino: “Sono entrati con percentuali ridicole” sostengono. Ma ci sono, e se dovessero essere riconfermati, dice il blogger/consulente Messora “non parlerò di tradimento”.
Però, per ricordare cos’è il grillismo, Messora ripubblica anche un vademecum stilato un anno fa.
Dice: “Un eletto del Movimento Cinque Stelle siede su una poltrona ma non conta niente e non decide niente: si limita a chiedere al Movimento qual è la sua posizione e attende. Il Movimento usa la rete, consulta le intelligenze al suo interno e formula la sua proposta. L’eletto esegue”.
È per questo, per evitare di uscire con le ossa rotte dalle elezioni che cominceranno giovedì, che alcuni deputati, ieri, hanno cominciato il lavorio.
Poichè gli aventi diritto al voto sono solo 48 mila (e non è nemmeno detto che tutti abbiano partecipato) si può dire che gli eletti li conoscano uno a uno.
Sono quelli con cui hanno fatto riunioni fino all’altro ieri, prima che il boom li spedisse a Roma. Ai banchetti e alle riunioni , questo weekend, hanno provato a convincerli che la strada Rodotà è quella buona.
Non possono farlo pubblicamente — tranne rare eccezioni come Alberto Airola, Mara Mucci e Manlio Di Stefano — perchè tradirebbero il primo comandamento dei Cinque Stelle (il web è sovrano), ma sanno di avere un potere che stavolta può essere decisivo.
Prima di tutto per salvare loro stessi.
“Diciamo la verità -confessano — Abbiamo molta più paura degli attivisti che di Grillo e Casaleggio”.
Paolo Zanca
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Aprile 14th, 2013 Riccardo Fucile
I SOLITI MISTERI: NESSUNO HA COMUNICATO IL NUMERO DEI VOTANTI SUI 48.282 AVENTI DIRITTO
“Scusate, sono in vestaglia, senza barba fatta e spettinato, ma non riesco a non sfogarmi: sono a-l-l-i-b-i-t-o dalla scelta di questi dieci nomi, in particolare per Prodi e la Bonino. Non posso accettare che gli iscritti al Movimento li abbiano votati”.
I risultati delle Quirinarie sono pubblici da più di un’ora.
Ma Salvo Mandarà non ha ancora smaltito la botta.
Così, di getto, accende la telecamera e manda in rete tutta la sua delusione. Mandarà è stato l’ombra di Grillo durante la campagna elettorale, l’inventore de La Cosa, il pioniere dei ritrovi virtuali in hang out.
Tra una tappa e l’altra, lavava i piatti. E anche se lo Tsunami tour ha spento i motori da più di un mese, è interessante risalire su quel camper per capire dove va, il Movimento.
Ecco, nel giorno in cui le Quirinarie incoronano i dieci nomi papabili per il Colle, nelle ore in cui tutti sottolineano il fiuto politico di chi ha scelto Prodi e Bonino (prima e settimo, in ordine alfabetico), sul camper, i tre compagni di viaggio di Grillo, ingranano la retromarcia.
Mandarà si è già sfogato, l’autista, Walter Vezzoli, scrive “Gabanelli for President!”, mentre il genovese Fulvio Utique, factotum del tour, pubblica l’elenco degli “eletti”, ma al posto di Prodi, scrive “Topo Gigio”.
Il quartetto del camper, però, ormai è cresciuto.
Anche se è impossibile sapere di quanto.
Sul blog Grillo che gli aventi diritto al voto (iscritti al Movimento entro il 31 dicembre 2012 che hanno inviato il loro documento d’identità entro il 31 marzo 2013) sono 48.282.
Ma il numero di chi davvero ha votato, nessuno lo dice.
Lo staff ha la consegna del silenzio assoluto, pure sull’ordine della classifica.
Perchè, se tra il camper e oggi ci sono di mezzo le elezioni, il fallimento di Bersani e i Cinque Stelle in trincea, il distacco tra i nomi è la vera incognita del futuro Colle e della presente legislatura.
Quanti hanno votato Prodi?
È lui, il nome del dialogo con il Pd, quello che più spaventa o galvanizza, a seconda delle inclinazioni, i sostenitori del Movimento.
Per la verità , di nomi che possano avvicinare grillini e democratici ce ne sono altri. Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà , perfino Emma Bonino.
È che solo i primi due garantirebbero ai Cinque Stelle di rivendicare una vittoria sul fronte della “purezza”, gli unici che consentirebbero al Movimento di dire che è stato il Pd a doversi “piegare” alle proposte del nuovo corso.
Per questo, anche fuori dal camper, i risultati delle Quirinarie fanno paura.
Grillo, annunciando l’apertura del voto on line, aveva chiesto nomi fuori dalla politica, senza incarichi istituzionali, lontani dalle “foglie di fico” come Pietro Grasso. Eppure, era stato lui stesso a strizzare l’occhio a Prodi, l’unico che “cancellerebbe Berlusconi dalle carte geografiche”.
Quel nome c’è.
Ma gli eletti fanno a gara a dire che non l’hanno votato.
Potrebbero farlo dalla quarta votazione in poi (“Non ci sarebbero difficoltà a convergere, visto che è stato espresso dalla base”, ha detto ieri Claudio Messora a InOnda), ma non possono dirlo sin da ora.
Così, in un giro di mail tra deputati e senatori, è partita l’operazione “pressing” in vista del ballottaggio di domani.
Dichiarazioni di voto che arrivino dritte ai 48 mila della base.
“La Bonino e Prodi sono espressioni tipiche della sinistra, la sinistra malinconica — scrive la deputata Giulia Di Vita, dimezzando la platea — Grillo è incandidabile. Dario Fo e Milena Gabanelli hanno già detto di no in svariate occasioni”.
“Informatevi sulla Bonino e Prodi!”, insiste il vice-capogruppo Riccardo Nuti. “Lunedì prossimo scelgo di nuovo Milena Gabanelli”, dichiara il senatore Vito Petrocelli.
Sergio Puglia è disperato: “Aiuto! C’è anche Prodi e la Bonino! X favore votiamo altro!”.
Walter Rizzetto si diverte con i giochi di parole: “Perchè Ritorna Ostinatamente Diventando Inutile”.
Solo Aris Prodani confessa di aver votato Bonino.
E solo Giuseppe D’Ambrosio difende le scelte della Rete: “Vorrei avvisare tutti i tifosi del M5S (avete capito bene… parlo degli interni) che criticare i nomi usciti dalle Quirinarie, vuol dire che non si è capito nulla di quello che rappresentiamo”. L’ideologo Paolo Becchi non se ne fa una ragione: “Avrei preferito un secondo attacco hacker. Se il nuovo che avanza è Prodi siamo messi male, molto male”.
Paolo Zanca
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Aprile 14th, 2013 Riccardo Fucile
“GRILLO INVOCA LO STREAMING MA POI MANTIENE UNA PIATTAFORMA CON CONTENUTI SEGRETI”
Il giorno della verità sui nomi a 5 stelle per la presidenza della Repubblica avrebbe dovuto essere l’11 aprile. Ma oltre all’attacco hacker, sul web si moltiplicano le possibili interpretazioni di quanto successo.
Forse hacker, forse un risultato non gradito ai vertici del M5s.
Ma la certezza su quanto avviene realmente dopo il voto online non c’è. Esiste solo la certificazione della Dnv, la multinazionale scelta da Casaleggio per validare le operazioni di voto.
Come funzionano
Per le primarie presidenziali del M5s, niente gazebo e due euro da pagare. Obbligatoria però l’iscrizione al Movimento. Per votare ci si collega una pagina web dedicata “Quirinarie”, dall’indirizzo non pubblico, il sistema accetta naturalmente un solo voto.
E poi più nulla, nessuna informazione o dato, ad esempio per conoscere “l’affluenza digitale”, e sapere quanti altri elettori hanno votato.
Solo l’attesa dello spoglio.
La piattaforma di Grillo è infatti proprietaria, chiusa.
Soltanto lo staff del M5s sa cosa succede dietro le quinte del sito web, fino al punto in cui Dnv certifica.
Lo stop dell’11 è arrivato quando Dnv ha rilevato una “anomalia”, una discrepanza tra i voti e il numero di aventi diritto.
Quanto basta per pensare a un’intrusione informatica nel sistema di voto, e ad invalidare le elezioni. Ma sulle procedure di spoglio decide tutto Casaleggio.
Come dire, Dnv dice se le elezioni si sono svolte regolarmente. Ma i risultati sono sotto la giurisdizione di Casaleggio.
Inoltre, conoscere che tipo di attacco hacker è stato effettuato sulla piattaforma aiuterebbe a rafforzarne almeno l’idea di affidabilità .
Poter realizzare un semplice “buco” e utilizzarlo per votare più volte indicherebbe l’inadeguatezza della struttura. E la possibilità di subire attacchi hacker ben più sofisticati.
Il nodo della trasparenza
Anche a trasparenza non sembra essere tra i punti forti della piattaforma di Casaleggio.
«La Dnv certifica la procedura, ma poi lo spoglio lo fa lo staff di Grillo», dice Edoardo Novelli, docente di comunicazione politica all’Università Roma Tre.
«E se lo spoglio viene effettuato da Casaleggio, qualche dubbio è lecito».
Sul web, i commenti sono divisi tra chi giudica la piattaforma inadeguata e chi dice che se il M5s avesse voluto pilotare la consultazione, avrebbe evitato di denunciare attacchi hacker, intervenendo direttamente sui dati.
Certificazione delle procedure o meno, spiega Novelli, Grillo «utilizza il web senza una vera cultura della Rete».
L’apertura di internet, alla base della condivisione delle informazioni è interpretata in maniera contraddittoria: «Grillo invoca lo streaming, ma poi mantiene una piattaforma chiusa, con contenuti segreti», dice il professore, «definendo un organismo politico verticistico».
Qualcosa è andato storto
«Un’anomalia che ha compromesso in modo significativo la corrispondenza tra voti registrati e l’espressione di voto del votante».
Con questa espressione — non meglio precisata — la Dnv Business Assurance, società a cui si è rivolta la Casaleggio Associati per verificare le procedure di votazione online, ha fatto sapere che qualcosa è andato storto durante le Quirinarie.
Le attività di verifica, spiegano dagli uffici dell’azienda, hanno tenuto sotto controllo anche la seconda votazione.
La Dnv, che sta per Det Norske Veritas, è inserita in una multinazionale della certificazione.
La società è una delle tre controllate dal gruppo Dnv, una fondazione internazionale e indipendente istituita nel 1864 e con sede a Oslo.
Ha 300 uffici in tutto il mondo e 10mila operatori, rilascia certificati di qualità e di garanzia ponendosi come ente terzo nella valutazione dei problemi per le aziende.
In Italia la sede principale di Dnv è ad Agrate Brianza, in provincia di Milano.
Ci sono poi altre nove sedi operative, per un totale di 250 dipendenti.
Tiziano Toniutti e Luca De Vito
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