Settembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
AL FRESCO DEL GIARDINO SULLA NOMENTANA, VANNO A BACIARE LA MANO ALL’AMBASCIATORE LIBICO ANCHE MANGANELLI E DE GENNARO, D’ALEMA E LA TORRE, VALENTINO PARLATO E LA BIANCOFIORE, CARRA E PISANU, LA TODINI E LA MARZOTTO, LA PARIETTI E DINI… CONFINDUSTRIA, MILITARI E POLITICI, TUTTI A CELEBRARE il 41° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE
L’ipocrisia della classe politica italiana si era già potuta notare ieri mattina a Montecitorio, quando Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha letto in Aula la relazione del governo sulla sparatoria di cui è rimasto vittima il peschereccio italiano ad opera della motovedetta libica in acque internazionali (oltre 30 miglia dalla costa).
Una relazione taroccata che tende a sminuire le responsabilità libiche, in nome della real politik e degli interessi economici.
Da segnalare lo squallido gioco delle parti ad opera della Lega; prima Maroni aveva quasi giustificato i libici, colpevoli “solo” di aver scambiato il peschereccio italiano per un una nave che trasportava clandestini, poi il leghista Stefani sulla Padania invece sosteneva la linea dura al grido “le scuse non possono bastare”, infine Cota che difendeva Maroni e, in preda ad allucinazioni, lo definiva “un grande ministro”.
Anche un grave incidente, dove i nostri marinai hanno rischiato di morire assassinati, viene utilizzzato per le lotte interne alla Lega tra le varie correnti.
In Parlamento l’umore sulla vicenda libica oscillava invece tra l’imbarazzo e lo sdegno per il comportamento dei seguaci di Gheddafi.
Ma il meglio della farsa doveva ancora arrivare: sarebbe andata in scena la sera in via Nomentana, presso l’Ambasciata libica a Roma, dove si celebrava il 41° anniversario della Grande Rivuluzione del 1 settembre, ovvero la commemorazione di un colpo di Stato, quello con cui Muammar Gheddafi prese il potere nel 1969.
Una festa che celebra l’apologia della dittatura in uno Stato dove vengono negate le libertà fondamentali, dove gli oppositori vengono eliminati fisicamente, dove i profughi vengono abbandonati nel deserto, quando non vengono imprigionati o affogati in mare.
E a poche ore dalle mitragliate sparate ad altezza d’uomo contro i nostri marinai, senza alcun soprassalto di dignità , ecco sfilare il gotha imprenditoriale, politico e militare del nostro Paese, per chinarsi a baciare la mano all’ambasciatore libico a Roma.
Politici che avrebbero potuto essere a far finta di piangere ai funerali dei nostri connazionali, ora si abbuffano nei giardini ben curati sulla Nomentana.
Un party raffinato cui hanno pensato bene di non mancare il nostro ministro degli Interni Maroni, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, il direttore del Dipartimento informazioni per la sicurezza, Gianni De Gennaro.
I quali non si sono posti la domanda se lo loro prsesnza fosse cosi opportuna in questo momento, per rispetto al popolo italiano ancora indignato dal comportamento dei libici e in attesa di spiegazioni.
Ma non erano i soli: pronti ad omaggiare Gheddafi vi erano anche Enzo Carra e Pisanu, i piediellini Biancofiore e Pianetta, i Pd Massimo D’Alema e Nicola La Torre, fino a Valentino Parlato del Manifesto e a Lamberto Dini.
Tra il ghota industriale non mancavano la Marzotto, Colaninno e la Todini, con cotorno di militari, peones e veline.
Una bella serata, insomma, per festeggiare chi non rispetta i diritti umani, chi non riconosce il limite delle 12 miglia di acque territoriali, chi spara ai nostri lavoratori.
Complimenti a tutti.
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Settembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
SOPRANNOMINATO AL’ESTERO V.P. (VUOTO PNEUMATICO), SI DISTINGUE IN ITALIA PER DIFENDERE GLI INTERESSI DI GHEDDAFI, GIUSTIFICANDO PERSINO CHE I NOSTRI CONNAZIONALI VENGANO MITRAGLIATI…. E’ RIUSCITO A SOSTENERE DUE BUGIE: CHE I LIBICI AVEVAVO SPARATO IN ARIA E CHE GLI ITALIANI PESCAVANO… I GLORIOSI PRECEDENTI
Chissà che nei colloqui riservati tra Silvio e Gheddafi nella tenda beduina, i due leader non
abbiano trattato anche la compravendita di ascari, cammelli e ministri degli esteri in esubero.
In tal caso l’operazione sarebbe fattibile: la cessione senza diritto di riscatto di Franco Frattini alla Libia a titolo gratuito.
In fondo è quello che già fa.
Definito in ambito internazionale V.P. (Vuoto Pneumatico) , il buon Frattini non ci ha stupito più di tanto quando, nei giorni scorsi , in seguito all’attacco libico al nostro peschereccio, dimenticando che la sua cessione alla Libia non era stata ancora perfezionata, ha difeso le presunte ragioni del governo di Tripoli. Arrivando a sostenere persino il falso, ovvero che dalla motovedetta libica erano partiti solo colpi sparati in alto e che il peschereccio italiano “pescava illegalmente”, quando è invece risaputo che non pescava affatto e che si trovava in ogni caso in acque internazionali.
Che Frattini sia predisposto a figure miserrime lo ha dimostrato persino il suo nuovo datore di lavoro: quando il 29 agosto Gheddafi è sceso dall’aereo a Roma e Frattini gli era andato incontro per porgergli il benvenuto, dopo pochi secondi il leader libico gli aveva già girato la schiena per andaresene per i fatti suoi.
Il meglio di sè Frattini lo ha dato quando Gheddafi ha avanzato la richiesta, non pago dei 5 miliardi che gli ha regalato l’Italia, che anche l’Europa metta mano al portafoglio: 5 miliardi l’anno per controllare l’emigrazione clandestina.
Mentre piovevano critiche verso questo assurdo ricatto da tutto il mondo civile, ecco l’ineffabile Frattini ergersi a difesa del diritto di Gheddafi a non fare il gendarme gratuitamnete.
E come dimenticare certe sue esibizioni nel recente passato?
Quando vi fu la persecuzione contro “Emergency” in Afghanistan, Frattini si affrettò a prendere le distanze dalla struttura sanitaria, dichiarando che “non è riconducibile alle attività italiane finanziate dalla Cooperazione”, in pratica segnando una possibile fine della presenza di Emergency a Lashkar.
Quando Bertolaso, dopo una visita ad Haiti, si permise di criticare l’efficacia dei metodi di soccorso americani, Frattini scattò come una molla a difesa della politica americana di intervento.
Anche se gettavano i soccorsi a casaccio dagli aerei generando solo risse, per Frattini era la cosa giusta.
Ora si è pure esibito contro degli italiani innocenti, invece che contestare alla Libia il fatto di avere unilatarmente portato a 50 miglia il limite delle acque internazionali, ivece delle 12 miglia vigenti in tutto il mondo (e il peschereccio che non pescava stava oltre le 30 miglia).
Non ci resta che augurarci che Frattini compia il suo destino a breve e salpi per Tripoli (possibilmente non a bordo di una nostra motovedetta), certi che Gheddafi saprà apprezzare le doti del suo umile servitore.
In fondo farebbe un affare anche Silvio: si libererebbe di un anti-italiano e vi sarebbe un posto da ministro libero per qualche ascaro da comprare.
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Settembre 14th, 2010 Riccardo Fucile
UN INTERVENTO DI LUCA RIDOLFI SU “LA STAMPA” DIMOSTRA COME ALLA LEGA DEL FEDERALISMO INTERESSI BEN POCO: MEGLIO IL POTERE AMMINISTRATIVO… BOSSI LO SPACCIA PER COSA FATTA, MA I DECRETI ATTUATIVI SONO PRIVI DI CONTENUTI, SOLO UNA SCATOLA VUOTA…UN PARTITO COME GLI ALTRI
Pubblichiamo un interessante intervento di Luca Ridolfi, editorialista de “la Stampa” di Torino, docente di sociologia all’Università di Torino, in merito all’interesse reale della Lega al federalismo.
E’ un po’ che me lo chiedo: la Lega è davvero interessata al federalismo?
I primi dubbi li ebbi un paio di anni fa, quando venne varata la legge sui servizi pubblici locali.
Da un partito che vuole eliminare gli sprechi e le inefficienze nella pubblica amministrazione mi aspettavo scelte assai più radicali in materia di concorrenza, e invece la Lega frenò, lasciando passare una legge piuttosto timida.
Un parlamentare lombardo della Lega mi spiegò poi perchè: è vero che facendo gare aperte si possono ottenere tariffe più basse per i cittadini, ma il rischio era che gli appalti li prendessero aziende straniere, con tanti saluti alle ditte e dittarelle locali. Per questo la Lega scelse di frenare.
Poi, quando si cominciò a parlare di manovra e di sacrifici, e qualcuno propose di abolire le «Province inutili» (uno degli impegni del centrodestra in campagna elettorale), fu di nuovo la Lega a frenare.
Se la proposta fosse passata, sarebbero state soppresse anche alcune Province del Nord, con tanti saluti alle poltrone di un buon numero di amministratori leghisti.
Di qui lo stop: il provvedimento venne stralciato e messo in un binario morto.
Un altro dubbio mi venne la primavera scorsa, quando la sacrosanta protesta dei sindaci del Nord contro i vincoli del patto di stabilità ebbe ad incontrare la sorda ostilità dei dirigenti nazionali del Carroccio.
Ma il dubbio più grande lo ebbi in occasione della recente manovra estiva, fondamentalmente basata su tagli «lineari» (eguali per tutti) a Regioni, Province e Comuni.
Da un partito federalista mi sarei aspettato una dura battaglia per distribuire i tagli in modo da premiare i territori virtuosi e punire quelli spreconi, se non altro perchè per un’amministrazione che ha già tagliato è molto più difficile continuare a farlo.
Invece, nonostante qualche timido tentativo del governatore del Piemonte Roberto Cota, la Lega si defilò, lasciando passare un maxi-emendamento che permetterà ancora una volta di rimandare un intervento incisivo e selettivo sugli sprechi.
Negli ultimi giorni però i miei dubbi e le mie perplessità stanno diventando delle quasi-certezze.
C’è una crisi di governo, l’eventualità di andare alle urne già in autunno è molto concreta.
Contrariamente a quanto affermano diversi esponenti della Lega, il federalismo non è affatto al sicuro.
Non tanto perchè diversi decreti delegati devono ancora essere emanati, ma perchè anche i decreti delegati sono impostati senza numeri, sono scatole vuote che indicano alcuni meccanismi e soggetti che dovranno attuare il federalismo, ma lasciano del tutto aperti i due punti centrali: quanto dovranno risparmiare le varie amministrazioni, quanta evasione fiscale andrà recuperata in ogni territorio. Detto brutalmente, i decreti delegati sono a loro volta più somiglianti a ulteriori leggi-delega che a norme dotate di un contenuto macroeconomico preciso e vincolante.
E dal momento che la base tecnico-statistica per attuare il federalismo fiscale non esiste ancora (nè potrebbe essere diversamente, perchè una classe politica irresponsabile ha passato quindici anni a discutere di principi, e quasi nulla ha fatto per renderli concretamente attuabili), ci vorranno ancora almeno un paio di anni per far partire il federalismo e per cominciare a capire come esso verrà effettivamente attuato.
Ebbene, in questa situazione la Lega non si preoccupa di attuare il federalismo, ma di tornare al voto al più presto.
E racconta ai suoi ingenui elettori che il federalismo è al sicuro, è «in cassaforte», perchè nelle prossime settimane verranno approvati gli ultimi decreti delegati.
Non è così.
I decreti delegati, anche se riuscisse il miracolo di approvarli tutti prima dello scioglimento delle Camere, saranno inevitabilmente semi-vuoti, nel senso che toccherà ai prossimi esecutivi riempirli di contenuti, sempre ammesso che i prossimi governi vogliano insistere su una riforma già abortita tre volte. Continua »
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Settembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
UN UOMO SOLO AL COMANDO, MA NON E’ COPPI… LA COTTA DI SILVIO SUI TORNANTI, I GREGARI CHE NON SPINGONO, LA MAGLIA VERDE CHE GLI FORA LE GOMME… COLPA DEI GIUDICI DI GARA COMUNISTI E DI FINI CHE VOLEVA LA CASA DELLA LIBERTA’, NON PAGO DI QUELLA DI MONTECARLO
Per qualcuno è iniziata la spartizione della terra (con il federalismo) e quella del potere (con il
berlusconismo), ma in realtà anche questo ormai appartiene al recente passato.
“Nulla sarà più come prima”, pare a tutti, a destra come a sinistra, il motto di questi ultimi giorni.
Mai si era visto un governo così “indisposto a tutto” , con cambiamenti di rotta improvvisi: un giorno si andava al Quirinale di corsa per chiedere la ghigliottina per Fini, il giorno dopo “forse ci si sarebbe andati”, il terzo ci andava uno solo, il quarto stanno tutti a casa.
All’alba si annuncia persino la data delle elezioni, ma già al Tremonti non si vota più.
Altro che “contrordine compagni” di Giovannino Guareschi, siamo a “un uomo solo al comando”, ma non è il campionissimo Coppi, solo un premier dimezzato che pensa di avere ancora una squadra.
In realtà gli sono rimasti sull’ammiraglia solo Ghedini, Bonaiuti e La Russa che gli fanno pure spesso sbagliare strada.
E mentre lui arranca in salita in preda a una visibile cotta, i gregari si sono liquefatti al primo accenno di “pendenze”.
Abituati ai premi gara senza merito alcuno, ormai specializzati più a far uscire di strada gli alleati che gli avversari, i gregari sembrano in balia delle maglie verdi che seminano chiodi per strada onde arrivare primi alla mota padana.
Ognuno per sè, senza Dio per tutti: niente borracce dissetanti, solo pitali di acqua inqunata del Po.
Il prodotto Italia viene esportato all’estero, laddove vi sono leader democratici “doni del Signore”e cavalli berberi al galoppo.
Gli ascari e le truppe cammellate fanno poi ritorno in Italia, sotto forma di campagna acquisti dei parlamentari.
Partite dure da giocare perchè si hanno di fronte quasi sempre giudici di gara comunisti e persino cronometristi stalinisti.
Meglio applicare una strategia improntata al pragmatismo barzellettiero: inutile cercare in Italia un lavoro che non esiste, meglio sposare un/una ricco/a o andare a lavorare all’estero, non ci avevate pensato precariacci rompiballe?
E se esistino mascalzoni nelle nostre file, vanno giudicati non dalla magistratura, ma dal “processo alla tappa”.
E si smetta di affidare l’antidoping a istituti di analisi: si usino le ampolle leghiste del Monviso per i test per poi rendere noti i risultati dalla fidata Ghisleri.
Se non si vincerà il Tour, sia chiaroa tutti che sarà per colpa di monsieur Fini che nella tappa Montecarlo-Lione ha barato, riposando in segreto nella casa locata al cognato.
Non pago, l’ingordo voleva anche la Casa della Libertà per provare il lettone di Putin, il “dono di Dio” a santa madre Russia.
Oggi giorno di riposo al Tour: ci si dedicherà alla campagna acquisti, servono un velocista e uno scalatore per “tirare” il premier.
Di fancazzisti no, già ce ne sono troppi.
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Settembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
LA CRICCA DELLE PELLI AD ARZIGNANO: 300 MILIONI DI IVA NON VERSATI, GIRO D’AFFARI DI 1,5 MILIARDI, FALSE SPONSORIZZAZIONI PER FRODARE IL FISCO, COINVOLTE 200 AZIENDE… INDAGATO IL SEN. LEGHISTA FILIPPI, PROPRIETARIO DI UNICHIMICA E IL VICESINDACO SIGNORIN PER TRUFFA ED EVASIONE, MA NON SI SONO DIMESSI
Fatture false, soldi nascosti in doppifondi di Mercedes, via vai con banche di San Marino, cene ed escort di lusso, squadra di calcetto usata per false sponsorizzazione: quello che sta emergendo nel distretto di Arzignano, provincia di Vicenza, non farà forse scandalizzare il ministro Brunetta che parla di cancro solo per i distretti del Sud, ma rappresenta una delle più grandi evasioni fiscali del dopoguerra per entità della cifra evasa (300 milioni di euro) e per numero di aziende coinvolte nello stesso comprensorio.
Arzignano, 26.000 abitanti, è la zona della concia delle pelli per eccellenza: la Lega qua ha raccolto il 37% di consensi alle politiche 2008, ma ora, insieme a imprenditori e finanzieri, vede coinvolti nella maxi-evasione il vicesindaco Massimo Signorin (mamma e fratello indagati per evasione e truffa) e soprattutto il senatore Alberto Filippi e la sua azienda, la Unichimica.
La “cricca delle pelli”, come viene definita l’oggetto dell’inchiesta gudiziaria in corso, aveva un giro d’affari di 1,5 miliardi: attraverso fatture di sponsorizzazioni gonfiate, una rete di aziende colluse e un imprenditore faccendiere, Andra Ghiotto, presidente della Arzignano Grifo, squadra di calcetto cinque volte campione d’Italia di A1, si è evasa l’Iva per circa 300 milioni.
Son ben 200 aziende ( su 600 totali) coinvolte nel sistema: Ghiotto fatturava loro la sponsorizzazione per una cifra 100, incassava 100 e poi restituiva 80 alle aziende, attraverso un gioco di scatole cinesi oresso banche di San Marino.
Nell’inchiesta risulta coinvolto anche l’ex comandante della GdF, accusato di corruzione, e l’ex capo della Agenzia delle Entrate.
Tra i principali sponsor risulta la Unichimica del sen. leghista Alberto Filippi che avrebbe versato un milione di euro: e Ghiotto ha mostrato in Tv tre fatture intestate a Unichimica per un ammontare complessivo di 984.000 euro, emesse in soli sei mesi.
Il sen. Filippi però ha dichiarato di non aver alcuna intenzione di dimettersi dal Parlamento e la Lega “stranamente” non ha battuto ciglio : nessuna richiesta di dimissioni avanzata, si fa finta di nulla nel peggior stile da prima Repubblica.
Eppure Bossi parla spesso di espulsione immediata per chi ruba, come mai stavolta non ha adottato alcuna decisione?
Varrebbe la pena interrogarsi su questo atteggiamento.
O non se lo può permettere?
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Settembre 12th, 2010 Riccardo Fucile
SONDAGGIO IPR: BOCCIATO IL PORCELLUM, IL 42% DEGLI ITALIANI SCEGLIE IL SISTEMA TEDESCO, IL 22% QUELLO FRANCESE, IL 18% IL MATTARELLUM, SOLO IL 12% QUELLO ORA IN VIGORE… APPENA IL 20% PER LE LISTE BLOCCATE, GLI ITALIANI VOGLIONO SCEGLIERE I PARLAMENTARI
Porcellum? No, grazie.
La legge Calderoli è all’ultimo posto tra le preferenze elettorali degli italiani. Non solo. La maggioranza vuole dire addio al sistema delle liste bloccate.
E’ quanto emerge dal sondaggio Ipr Marketing : una serie di interviste che certificano l’allergia alle norme elettorali in vigore.
Il modello preferito? Quello tedesco, il proporzionale con sbarramento, con il 41% dei consensi.
Sulle preferenze, poi, lo scontento è bipartisan: tra gli elettori di Pdl e Lega solo il 19% accetta le liste bloccate.
Ipr ha chiesto a un campione statistico di indicare il sistema elettorale preferito.
Quattro le opzioni: un sistema proporzionale con sbarramento sul modello tedesco; un sistema maggioritario uninominale a doppio turno sul modello francese; il Mattarellum ovvero la legge in vigore in Italia fino al 2005; e infine la Legge Calderoli.
L’esito è chiaro, e dice che il maggioritario non è poi così nel cuore degli italiani.
In testa alle preferenze, infatti, c’è il modello tedesco (41%), seguito da quello francese (22%), dal Mattarellum (18%).
Solo il 12% degli italiani dichiara di gradire l’attuale legge elettorale.
I dati che riguardano il gradimento del Porcellum parlano da soli.
E se nel centrosinistra il gradimento è prossimo alla zero (1%), il dato che sorprende è quello che riguarda il centrodestra: tra gli elettori di Pdl e Lega solo il 31% dice di voler confermare l’attuale legge.
Più equilibrata la ripartizione del 41% in favore del modello tedesco.
Lo sceglierebbe il 51% degli elettori Pd-Idv e il 27% dei cittadini che votano Pdl-Lega.
Anche tra gli elettori degli altri partiti la quota è molto alta, il 46%.
Il sistema tedesco è un modello proporzionale puro – a tanti voti corrispondono tanti seggi – con sbarramento al 5%.
Analogo equilibrio sul modello francese.
Nel centrosinistra il tasso di gradimento è del 21%, mentre nel centrodestra è del 19%. Tra gli altri partiti il 32%.
In questo sistema, per essere eletti c’è bisogno della maggioranza assoluta dei voti espressi in un collegio.
Il secondo turno scatta se nessuno dei candidati supera la metà più uno dei voti validi.
Per l’opzione Mattarellum, infine, si esprimono il 25% degli elettori di Pd-Idv e il 20% degli intervistati di centrodestra. Continua »
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Settembre 11th, 2010 Riccardo Fucile
SONO CANI SCIOLTI DEL GRUPPO MISTO: ALCUNI RECUPERABILI GARANTENDO POSTI DI SOTTOGOVERNO… OBIETTIVO QUOTA 20, MA FINORA LA CAMPAGNA ACQUISTI STA ANDANDO MALE….ECCO I NOMI DEI PAPABILI
L’obiettivo è creare la cosidetta “area di responsabilità ” contraria al voto anticipato che si estrinsecherebbe in un nuovo Gruppo parlamentare composto in gran parte da deputati che già votano con la maggioranza e da coloro che sono ancora incerti sul da farsi e che fino ad oggi votavano contro il governo. Se si arriva a 20, ecco nuovi posti remunerati nelle varie commissioni, auto blu, privilegi, rimborsi, presidenze. E la promessa di posti di sottogoverno per i più riottosi, oltre alla promessa di ricandidatura.
Per ora esiste solo il potenziale capogruppo, il repubblicano Francesco Nucera, lunedì a rapporto ad Arcore, che ha sempre votato peraltro per il governo.
Chi ha aderito al progetto è il gruppo di “Noi Sud”, cinque deputati che non c’entrano nulla con la Poli Bortone, ma sono quelli fuoriusciti tempo fa dall’Mpa di Lombardo e sono capitanati dal sottosegretario Vincenzo Scotti e che già votano per il governo.
Niente da fare invece per l’Mpa di Lombardo che mantiene l’asse con Fini: voteranno sì alla fiducia sui cinque punti, come i finiani, ma nulla di più, il loro progetto con Fini al Sud è ormai messo a punto ( in Sicilia un terzo polo è quotato al 33% come primo partito).
Poi ci sono i possibilisti come i tre ex diniani liberaldemoratici Tanoni, Melchiorre e Grassano: per ora si astengono, sperando di alzare il prezzo.
Da segnalare che la Melchiorre ha già cambiato tre partiti, Grassano è l’ex leghista sotto processo per aver sottratto 700.000 euro alle casse del comune di Alessandria.
Vota già a favore del governo anche Francesco Pionati dell’Adc, cambierebbe poco la sua adesione al nuovo gruppo.
La proposta è stata respinta invece dai due deputati della Svp e dal valdostano Nicco.
Stesso discorso da un paio di deputati eletti all’estero.
Considerando che tra i finiani non vi sono defezioni, il premier spera di agganciare Cuffaro e un paio di Udc, ma anche qua Casini pare abbia buoni argomenti per respingere l’attacco.
Insomma la pattuglia dei mercenari rischia di sciogliersi prima ancora della battaglia.
Vale la pena ricorrere a questi metodi?
Per una destra seria, assolutamente no.
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Settembre 11th, 2010 Riccardo Fucile
CAMBIA LA LINEA NEL PDL E ANCHE IL PRESIDENTE DEL SENATO SI SMARCA: “AUTOREVOLEZZA, IMPARZALITA’ E PROFESSIONALITA’ CHE GLI VENGONO RICONOSCIUTE”… CHE CI SIA UN NESSO CON LE PAROLE DI BOCCHINO DI IERI?
Tanto rumore per nulla: aveva ragione Fini quando, intervistato da Mentana su La7, aveva
previsto che nessuno sarebbe salito al Colle per chiedere a Napolitano di “spostarlo” dal suo ruolo istituzionale di presidente della Camera, in quanto sarebbe venuto meno al suo ruolo “super partes”.
Dopo aver attaccato Fini per giorni sulla sua presunta incompatibilità tra la carica che ricopre e l’essere leader di “Futuro e LIbertà “, i pifferai di montagna Berlusconi e Bossi , come avevamo previsto, sono stati costretti a tornare a casa suonati.
Non solo perchè la via è impercorribile, Costituzione alla mano, ma anche perchè politicamente è stato l’ennesimo grosso errore.
E mentre Bossi può avere interesse di bottega ad andare alle urne, Silvio le teme di brutto.
Oggi si smarca completamente dalla vecchia linea anche il presidente del Senato Schifani, seconda carica dello Stato e uomo di fiducia del premier.
Poco fa ha dichiarato: “Per regolamento e Costituzione, il presidente Fini non è affatto sfiduciabile, se esercita il suo ruolo con autorevolezza, imparzialità e professionalità che gli vengono riconosciute. A meno che non si sia macchiato di responsabilità , di cui non mi risulta si sia macchiato”.
Poi arriva il sostegno al nuovo orientamento impresso dal premier sulle elezioni: “Gli italiani chiedono l’attuazione del programma e pretendono governabilità . Le elezioni anticipate sono sempre un trauma per la democrazia e vanno evitate a meno che non ci siano situazioni e circostanze tali e irreversibili che innescano una crisi irrisolubile. E’ chiaro che l’ultima parola spetta al capo dello Stato”.
In piena linea con quanto richiesto da Fini.
Nessuno si aspettava una presa di posizione così netta a favore di Fini da parte di Schifani.
Sicuramente la dichiarazione è stata concordata con Berlusconi, ma può anche aver influito l’avvertimento lanciato ieri da Bocchino: “questa estate si è parlato molto di Montecarlo, ma si è taciuto di quanto emerso a carico di Schfani e che andrebbe approfondito meglio, a tutela del’interessato”.
Una freccia avvelenata?
Resta il fatto che oggi Schifani ha preso posizione.
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