Settembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA: “MAI PIU’ CON BERLUSCONI”….L’ANALISI DE “LA STAMPA” DI TORINO
Fli di lotta e di governo. I finiani da una parte votano la fiducia a Berlusconi, dall’altra
accelerano nella formazione del partito (o «soggetto politico», come Gianfranco Fini preferisce chiamarlo ancora oggi).
Per loro il Cavaliere ha perso la sua partita: dimostrare l’irrilevanza dei “futuristi” e l’autosufficienza della maggioranza senza la “terza gamba” di “Futuro e Liberta”. Loro, al contrario, hanno dimostrato di essere «indispensabili», chiosa a sera il capogruppo dei deputati Italo Bocchino.
La sorpresa del giorno è l’accelerazione sul nuovo partito di Fini, che convoca i gruppi per un frugale pranzo a base di pizza nella sede di FareFuturo, tra il discorso di Berlusconi e la replica. «Notoriamente l’indole di Berlusconi è incline al confronto», esordisce il Presidente della Camera tra le risate dei suoi, parafrasando il Cavaliere in Aula.
Poi l’annuncio: «Martedì sono convocati i gruppi parlamentari che costituiranno il comitato promotore per avviare il processo politico verso il nuovo soggetto politico».
Scoppia l’applauso e, in pochi minuti, si liquida quindi la questione del voto di fiducia. «Il nostro sì è inevitabile», dà la rotta Fini, aggiungendo che sui diversi capitoli di programma si valuterà di volta in volta, lasciando ai capigruppo in commissione il compito di incalzare il governo.
Sulla giustizia in particolare. «Le parole di Berlusconi non sono particolarmente nuove, si tratta ora di verificare come concretamente verranno tradotte in iniziative legislative» non firma in bianco Fini.
Nel discorso del premier non c’erano attacchi a Fini o particolari accuse ai finiani, ma neppure l’esplicito riconoscimento di Fli come ‘terza gambà della coalizione.
Lo sottolinea velenoso Ignazio La Russa, un attimo dopo la fine del discorso del premier.«Non si tiri per la giacchetta il Presidente – afferma La Russa – ufficialmente e da coordinatore dico che quando Berlusconi parla di una maggioranza che si riarticola, fa riferimento a forze politiche come l’Udc. I finiani non li rigetta nè li riconosce. In natura non esistono animali a tre gambe. E se avessimo voluto riconoscere loro di essere la terza gamba della maggioranza lo avremmo fatto accettando la loro firma sotto la risoluzione o concedendogli il vertice che ci chiedevano».
Forse è anche questo che spinge Fini a bruciarsi i ponti alle spalle, strattonando le colombe che avrebbero preferito far passare ancora del tempo prima dell’annuncio del partito, lasciando risaltare oggi solo il sì dei finiani al governo e la confermata lealtà a programma ed elettori. L’annuncio del comitato costituente non è che un primo passo, ma è un segnale preciso al territorio, dove c’è parecchia effervescenza.
Poi ci sarà la mega-convention del 6-7 novembre a Perugia e l’Assemblea Costituente, probabilmente non prima di Gennaio.
Nulla che abbia a che fare con imminenti dimissioni di Fini dalla Presidenza della Camera (ipotesi che circola e che Bocchino smentisce seccamente: «Lunare»).
Ma il dado è tratto, e Fini lo dice esplicitamente ad un parlamentare d’opposizione che oggi va a parlare con lui sul da farsi sul voto di sfiducia a Bossi. «Che si voti tra sei mesi o tra sei anni – confida il Presidente della Camera – io non potrò mai più andare alle elezioni insieme a Berlusconi».
Del resto, anche il Cavaliere in Aula dice chiaro che le strade sono ormai divaricate, che il Pdl è vivo e vegeto pur senza i finiani (e non morto come aveva invece affermato Fini a Mirabello).
Poi il voto di fiducia (con il no di Mirko Tremaglia e quello a sorpresa di Fabio Granata, che fa infuriare Fini ed i suoi). «Senza Fli il governo non esiste», chiosa Carmelo Briguglio.
Intanto Bocchino – nell’annunciare il sì di Fli sulla fiducia al governo – sottolinea non a caso l’asse con i «colleghi dell’Mpa», con i quali i finiani si muovono di concerto.
Un pacchetto di 40 voti che peseranno di volta in volta e fin dai prossimi delicati appuntamenti, a partire dalla sfiducia a Umberto Bossi.
da La Stampa
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Settembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
IL GOVERNO SI SAREBBE FERMATO A 304: SOLO GRAZIE A 38 DEPUTATI TRA FINIANI E MPA IL PREMIER SI SALVA DAI TRIBUNALI… LE LEGA PARLA DI ELEZIONI: NON HA CAPITO CHE DA DOMANI SI ATTACCA AL TRAM… RITORNA UNA DESTRA CIVILE IN ITALIA
La Camera ha dato la fiducia al governo Berlusconi: su 620 presenti, i sì sono stati 342, i no 275.
L’esito era scontato dopo l’annuncio dei finiani del proprio sostegno all’esecutivo.
Ma il dato evidente è che tolta la pattuglia finiana e l’Mpa di Raffaele Lombardo l’esecutivo non raggiunge i 316 voti che garantiscono la maggioranza assoluta.
Con l’esecutivo si sono schierati 342 deputati, contro 275 (i presenti al voto sono stati 620, i votanti 617, la maggioranza richiesta di 309).
E per di più tra i 9 assenti uno solo era del Pdl.
Inoltre c’è un dato da tenere in assoluta evidenza: 38 dei 342 voti a favore sono dei finiani (hanno 35 deputati ma in due hanno detto no a Berlusconi) e degli uomini di Lombardo (5).
I primi protagonisti da mesi di uno scontro interno al Pdl, i secondi fortemente critici nei confronti dell’esecutivo.
Senza di loro, infatti, il governo non avrebbe ottenuto la fatidica ‘quota 316’, cioè la metà più uno dei componenti dell’assemblea di Montecitorio, ma si sarebbe fermato a quota 304, appena 8 in più della somma Pdl + Lega e ben 12 in meno del necessario.
Una situazione che mette Berlusconi in una situazione davvero difficile da un punto di vista politico.
La campagna acquisti alla fine ha portato solo 8 deputati, quelli che da mesi già votavano per il governo.
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Settembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
SCONFITTO DAI NUMERI E COLONNELLO ORMAI PROSSIMO AL PENSIONAMENTO, MANIPOLA ANCHE I DATI…. PREOCCUPATO CHE UNA “TERZA GAMBA” SIA QUELLA DESTINATA A DARGLI UN CALCIO NEL CULO, METTE IL POSTERIORE AVANTI…. FINO A IERI BERLUSCONI VOLEVA RAGGIUNGERE QUOTA 316 SENZA FINIANI, ORA PER NOSFERATU ANCHE 309 ANDREBBERO BENE
Mentre tra un’ora si saprà se il governo avrà raggiunto l’obiettivo prefissato dal premier,
ovvero quota 316 senza l’apporto dei finiani (35) e dell’Mpa di Lombardo (5), grazie alla campagna acquisti in grande stile dei giorni scorsi, segnaliamo in tempo reale il primo tentativo di taroccamento preventivo dei risultati da parte dell’esilarante La Russa, colonnello in congedo e attualmente distaccato alla corte del sovrano.
Con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue ha dichiarato ai giornalisti che al momento non c’è nessuna terza gamba”.
Anzi, “forse, al momento, non è indispensabile”.
Dopo aver fatto un ultimo check sui numeri con Altero Matteoli e Denis Verdini, La Russa è pronto a scommetterci: “La maggioranza reale oggi sarà di 309 voti”.
Numero, spiega, a cui si arriva “togliendo il presidente della Camera che non vota e le astensioni, che abbiamo calcolato saranno almeno 5″.
In questo modo, l’asticella scende a 309.
”Avere 309 voti significa avere la maggioranza e quindi essere autosufficienti”, spiega La Russa, che aggiunge: ”Questo risultato aiuterebbe anche a raggiungere un’intesa con i finiani, perchè non nascerebbe dalla necessità “.
Fino a ieri era questione di vita o di morte arrivare a 316 (infatti solo quella quota darebbe una garanzia reale) senza i finiani.
Oggi La Russa mette il posteriore avanti temendo che la terza gamba di assesti il calcio nel culo, manipolando i dati in quanto:
1) la quota resta di 316
2) non esistono assenti giustificati, salvo che per malattia grave
3) l’astensione in questo caso rappresenta un voto contrario, non da scomputare
4) sono 40 i voti da togliere da chi voterà sì alla fiducia (35 finiani e 5 Mpa) per dimostrare di essere autosufficienti.
Povero Nosferatu, dopo essere finito sui giornali per essere in società con un estorsore condannato a sei anni di carcere, pensa pure di fare il furbetto…
Il colonnello è ormai prossimo al pensionamento, forse sarebbe meglio optasse per il congedo anticipato.
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Settembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
DICHIARAZIONI DI INTENTI GENERICHE PER NON SCONTENTARE NESSUNO…. GIA’ PRIMA DELL’ORA DI PRANZO A MONTECITORIO SI E’ SENTITO UN PROFUMO DI ARIA FRITTA… FORSE IL DISCORSO ERA STATO PREANNUNCIATO “ALTO” PERCHE’ IL PREMIER AVREBBE PARLATO IN PIEDI
Il premier ha iniziato a parlare alle ore 11.
“Il Parlamento è il luogo in cui la sovranità popolare trova la sua più alta espressione. Non vi
può essere nè autentica democrazia nè buon governo se il Parlamento non è libero e forte.. Tra il Parlamento e il Governo non vi può mai essere contrapposizione”.
“Con il voto del 2008 ci fu la prima grande riforma voluta e certificata dal popolo nel segno di un bipolarismo maturo, mettendo in archivio le pratiche della vecchia politica”. La minoranza “deve avere rispetto per la legittimità della maggioranza e del governo”.
Dal passaggio parlamentare di oggi “riparta la legislatura, senza compromessi al ribasso”.
“Credo si debba formulare un giudizio positivo sull’operato del governo, a cominciare da quanto è stato fatto sul fronte della crisi economica. Non ci siamo fatti trovare impreparati di fronte alla crisi, ma nessuno poteva immaginare che sarebbe stata così profonda”.
Bisogna “guardare avanti con saggezza e realismo” e “a questo fine mi soffermerò su principali obiettivi legislatura, e lo farò senza eludere i nodi politici, senza esimermi dall’affrontare le ragioni che hanno portato alla lesione della maggioranza”.
Serve una maggiore coesione nazionale, “in giro vedo e sento troppo odio e la storia ha insegnato che spesso l’odio ha armato le mani delle persone. Tutti dovremmo esserne consapevoli e preoccupati”.
“Il federalismo fiscale non prevede la divaricazione tra Sud e Nord”
‘Bisogna attuare l’agenda bioetica e il piano per la vita” .
Berlusconi rilancia anche la volontà di realizzare il quoziente familiare.
“La riforma della giustizia è una priorità del Paese”
‘L’obiettivo del governo è ridurre la pressione fiscale e disboscare la grande giungla di un sistema fiscale rimasto invariato nelle sue parte fondamentali, fin dalla riforma dei primi anni 70, tenendo conto delle esigenze del bilancio pubblico e sulla base della lotta evasione: senza creare deficit il governo intende intervenire entro la legislatura al varo di norme con revisione su famiglie lavoro, ricerca”
“Nessuno ha combattuto la mafia come noi” dice Berlusconi.
Il governo intende “intervenire sulla struttura del Csm con una riforma costituzionale”, dando vita a “due organismi separati, uno per i magistrati inquirenti e uno per quelli giudicanti”, con “conseguente rafforzamento della separazione delle carriere” tra pm e giudici.
“Occorrerà rafforzare, a maggior tutela dei cittadini, la normativa sulla responsabilità dei magistrati che sbagliano”
“Cinque capisaldi di una strategia” che servirà per “rafforzare le istituzioni, l’economia, il territorio, il tessuto sociale in modo che l’Italia esca dalla crisi più competitiva”. Il premier parla così dei cinque punti del governo. “Fondamento irrinunciabile – è la premessa – è il rigore delle finanze pubbliche, bisogna essere chiari con i cittadini”, insiste il presidente del Consiglio.
“Saranno triplicati gli interventi sul Mezzogiorno nei prossimi anni con investimenti per circa 21 miliardi di euro pari al 40% di quelli totali, raggiungendo nel 2013 alcuni risultati importanti come il completamento del Salerno-Reggio Calabria”.
“Ho sempre sostenuto che ferma restando l’intangibilità del programma di governo tutto si può dibattere e migliorare. La dialettica nella maggioranza ha superato i limiti – dice Berlusconi riferito ai finiani – Sono amareggiato”
“Adesso non conviene rischiare all’instabilità – dice il premier – Sono convinto che in entrambi gli schieramenti si debba proseguire pur nel riconoscimento delle differenze con alleanze di governo e non cartelli elettorali”
‘Non ci sono alternative a questo governo – afferma Berlusconi – Rivolgo un appello a tutti i moderati e tutti i riformatori, è un appello che faccio anche alle forze più responsabili dell’opposizione: valutate il nostro programma”
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Settembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
E’ LA DIMOSTRAZIONE CHE NON HA RAGGIUNTO QUOTA 316 SENZA I FINIANI… DOMANI O RESTA NEL VAGO SUL PROGRAMMA E FORSE SE LA CAVA O CONTINUA A DISCRIMINARE I FINIANI E ALLORA SI PRENDERA’ LA RESPONSABILITA’ DELLA CRISI
“Silvio Berlusconi ha convocato per domattina il Consiglio dei ministri per porre la questione di fiducia” alla Camera dopo il suo intervento, ha riferito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti.
Una decisione, riferiscono alcuni dei partecipanti al vertice a palazzo Grazioli, motivata dallo stesso premier come una necessità per fare chiarezza, da privilegiare rispetto a un mero calcolo numerico.
Alcuni dei partecipanti al vertice con Berlusconi riferiscono che la decisione sia stata dettata anche dalla volontà di evitare che domani ci possano essere diversi voti su parti separate e anche diversi documenti, alla luce delle indiscrezioni che ipotizzavano la presentazione di un documento alternativo da parte dei finiani.
Ma la scelta sembra avere ricompattato il Fli, che rimanda ogni decisione a dopo il discorso alla Camera.
Ma precisa che voterà solo i punti contenuti nel programma di governo.
Quasi una minaccia che Fabio Granata spiega così: “Se nella fiducia ci mettono cose che non sono nel programma, noi non la votiamo perchè non è una fiducia verso il premier ma verso il programma”.
Detto questo, Granata osserva che porre la fiducia “non è una scelta improntata a una grande sicurezza sui numeri. Dà l’idea che, forse, ancora una volta si tratta di calcoli sbagliati”.
E comunque, “non si può andare avanti solo con una maggioranza numerica – conclude – serve una maggioranza politica”.
Il premier ha fallito la campagna acquisti e anche il tentativo di dividere i finiani.
“Sì, il Cavaliere ha capito che i suoi 316 voti non li trova – è la riflessione di molti- “Così con la fiducia raggruppa tutti, e per questo sarà un discorso conciliante”
Il primo intervento di Berlusconi è fissato per le 11 di mercoledì mattina, poi è previsto un dibattito che si concluderà alle 18 quando toccherà al premier replicare.
A quel punto, se si decidesse di votare la fiducia subito ci sarebbe ancora un’ora di dichiarazioni di voto sulla fiducia, quindi la prima e al seconda chiama per appello nominale.
Se la fiducia passa con il voto dei finiani, perchè il premier fa un discorso conciliante, sarà una vittoria di Fini.
Se non passa perchè il premier fa un discorso di rottura, la responsabilità sarà sempre solo sua.
“Senza voti tutti a casa” ha detto Silvio.
In realtà l’unico che andrebbe a casa sarebbe solo lui.
Chi ha detto che si andrebbe ad elezioni?
Magari prima di andare a casa, potrebbe dover andare a testimoniare ai suoi processi.
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Settembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
CI SIAMO SBAGLIATI: PENSAVAMO CHE AVESSERO TAROCCATO SOLO IL DOCUMENTO, INVECE ANCHE CHI DICHIARA IL FALSO…. PERCHE’ LA MAGISTRATURA ITALIANA NON APRE UN’INDAGINE SUGLI STRANI MOVIMENTI DI DENARO SU CERTI CONTI DI ST. LUCIA SEGNALATI DAI SERVIZI AMERICANI?….BASTA CHIACCHIERE: FUORI I DOCUMENTI E LE PROVE
Il teatrino della politica si è trasferito dall’Italia a un’altra repubblica delle banane.
La lettera con cui il ministro della giustizia del paradiso fiscale caraibico, Rudolph Francis, spiega al primo ministro Stephenson King che dietro le società off-shore che hanno comprato il famoso appartamento di Montecarlo ci sarebbe Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, viene confermata in “tre veloci minuti tre” davanti a tre giornalisti italiani convocati d’urgenza.
Lo spiega proprio il ministro Francis, in una conferenza stampa convocata a sorpresa alle 18 (ora italiana) a Santa Lucia.
“La lettera è autentica, ho deciso di scriverla al primo ministro per informarlo su una vicenda che rischiava di danneggiare l’economia dell’isola”.
L’attenzione dei giornalisti italiani e pare la presenza dei servizi segreti stava danneggiando la reputazione della piccola isola che vive della sua riservatezza sulle vicende fiscale dei clienti.
Certo, forse la danneggia di più la pubblicazione di un documento che doveva restare all’interno degli uffici del governo, ma questo sembra un dettaglio poco rilevante,
Così come il fatto che per la prima volta nella storia sarebbe stato violato dal governo di St. Lucia il diritto alla segretezza della clientela.
“Non so come la lettera che ho scritto al primo ministro sia finita nelle mani dei giornalisti che l’hanno pubblicata”, ha sostenuto Francis.
Ma che strano, chissà chi l’avrà passata a un giornalista in Honduras e da questi a Santo Domingo e poi a Dagospia : il tutto a tempo di record.
Sulla fondatezza del contenuto del memo che indica Giancarlo Tulliani come proprietario e beneficiario delle due società off shore, il ministro afferma: “Dalla mia indagine preliminare sono emersi determinati fatti e quindi ho scritto un memo confidenziale al primo ministro informandolo dei risultati della mia ricerca iniziale. Nelle stesso tempo, però, ho fatto partire una inchiesta formale sulla questione il cui risultato verrà reso pubblica”.
Documenti, prove please.
Documenti zero, prove zero, solo “preliminari”, “ricerca iniziale” e altre prese per il culo.
La conferenza stampa, durata pochi minuti e senza possibilità di fare domande, è stata convocata d’urgenza: Francis si era impegnato a chiarire, ma non ha chiarito nulla.
Ha solo detto che la lettera l’ha scritta lui, sai che gliene frega agli italiani.
E chi garantisce che non scriva sotto dettatura e spari palle spaziali.
Il ministro Francis sarebbe da poco rientrato da un viaggio in Europa, in Svizzera: che ci sarà andato a fare?
Fino a ieri le istituzioni di Saint Lucia promettevano di fornire spiegazioni sulla vicenda solo la prossima settimana.
Che cosa può aver fatto loro cambiare idea?
Una coincidenza, in effetti, c’è: l’annuncio di Gianfranco Fini (diramato nel primo pomeriggio di oggi) di un video per chiarire l’affaire di Montecarlo.
Che qualche canarino gli abbia consigliato di fare in fretta?
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Settembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
O SI DIFFAMA O SI COMPRA, IL PREMIER FERMO A DIECI ASCARI: PER COMPRARE ALTRI DIECI VOTI OCCORRONO ARGOMENTI SOLIDI….IL NOME DEI PROMESSI : MUSUMECI, PELINO, MELCHIORRE,LA BOCCETTA, BERNINI, ROMANO… MA IL TRAGUARDO 316 E’ LONTANO
Mentre ieri Berlusconi prometteva ai quattro venti: “vado in Aula e in mondovisione chiedo le
sue dimissioni da presidente dela Camera” in uno dei soliti momenti di modestia (passi che chieda le dimissioni di chi gli pare, ma forse in Cina non hanno tutto questo interesse a collegarsi coi i nostri lavori parlamentari), i falchi mettevano a punto la strategia per il regolamento di conti contro “colui che ha osato alzare il dito contro “meno male che Silvio c’è”, sfregiandone l’immagine sacra.
Spingerlo nel fango è la parola d’ordine, “non avrà più scampo” la frase più fine: coppola in testa, colonna sonora della marcia funebre, i pedalini delle libertà annunciano un discorso del premier “di rottura”.
Stavolta inteso non come al solito, ovvero di rottura di scatole per chi lo ascolta, ma di attacco al mondo intero che non gli riconosce il ruolo che gli si addice nel museo delle cere e dei ceroni.
Mentre Fini in un ristorante romano chiariva ancora una volta: “Nessuno può permettersi di mettere in dubbio la mia onestà servendosi di falsi documenti: la verità è che hanno paura perchè stiamo crescendo nel Paese, hanno il terrore che gli rubiamo voti e che nasca un terzo polo”.
Per concludere con freddezza:”Non ha ancora capito che è suonata la sua ora, è finito”.
Ma il premier deve assolutamente arrivare a quota 316 adepti, altrimenti i finiani sarebbero sempre determinanti coi loro 35 deputati.
Il che vuol dire che Silvio deve trovarne venti: in realtà allo stato attuale di sicuri ne ha solo e sempre dieci ( 5 di Noi Sud, Nucara, Pionati e 3 diniani), il resto è in alto mare, compreso l’adesione dei 5 siciliani in rotta con Casini.
Ha ben fotografata con sarcasmo la situazione Mastella: “Non si è mai visto che per convincere dieci democristiani mandino avanti un repubblicano”.
Ma il premier ha il portafoglio politico (e non solo) gonfio: ecco a disposizione ben sei nuovi posti da sottosegretario per convincere gli indecisi sulla bontà del programma del Pdl.
E già si sanno i nomi dei beneficiati dalla befana: Nello Musumeci de La Destra che passa da rivoluzionario a sottosegretario, un posto anche a Paola Pelino e Daniela Melchiorre (diniani), per “servizi” resi promosso anche Laboccetta, ex An, re delle slot machine e dei soldi da restituire al fisco con Atlantis di cui era amministratore, promozione anche per Anna Maria Bernini e Saverio Romano.
E siamo a sei, ma potrebbero non bastare.
L’operazione è mirata a dimostrare che un futuro governo tecnico non sarebbe possibile, ma le colombe scuotono la testa.
In un clima del genere i fianiani si compatteranno e molti altri staranno alla finestra per non bruciarsi le possibilità future in caso di governo tecnico.
Le colombe del Pdl sono pessimiste su obiettivo 316 e sulla strategia schizoide in atto nel Pdl, ma ormai non è consentito loro di volare.
Prevalgono ormai, più che i falchi, gli avvoltoi.
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Settembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
DICHIARATO “NON PROCESSABILE” PER AVER INVITATO GLI INDUSTRIALI A NON DARE PUBBLICITA’ AL GRUPPO ESPRESSO… STESSA ASSOLUZIONE PREVENTIVA PER AVER DATO DEL BUGIARDO A DI PIETRO IN MERITO ALLA SUA LAUREA… I CITTADINI NORMALI NE RISPONDONO IN TRIBUNALE, IL CHE NON IMPLICA UNA CONDANNA: LUI NON CI VA NEPPURE, COSI’ RISOLVE IL PROBLEMA
L’aula di Montecitorio ha deliberato l’insindacabilità delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi in occasione del convegno dei giovani di Confindustria, tenutosi a Santa Margherita Ligure il 13 giugno 2009.
E’ stato infatti approvato il parere della giunta di negare l’autorizzazione a procedere richiesta dal tribunale di Milano nell’ambito del procedimento civile aperto sulla richiesta di risarcimento danni “per concorrenza sleale” da parte del gruppo Espresso.
Il Cavaliere, davanti alla platea dei giovani industriali, aveva attaccato il gruppo Espresso, “colpevole” di creare un clima di pessimismo nel Paese. “La situazione della crisi – aveva detto il premier – è quella che conoscete. Bisognerebbe non avere un’opposizione e dei media che tutti i giorni cantano la canzone del pessimismo, del disfattismo, del catastrofismo”.
Un attacco che si era chiuso con l’esortazione agli industriali a far la loro parte, ovvero “a non dare pubblicità a chi si comporta così”.
La Camera, inoltre, ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del premier per gli attacchi al leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, durante ‘Porta a Porta’.
Berlusconi aveva definito bugiardo l’ex pm, mettendo in discussione la validità della sua laurea.
Se il premier ne era cosi certo, quale migliore occasione per dimostrare in tribunale che la chiacchierata laurea di Di Pietro era taroccata?
Ha perso un’occasione per farlo forse?
O ha preferito lanciare il sasso e ritrarre la mano?
Al di là delle valutazioni politiche e del confronto anche duro ed acceso, è legittimo cercare di danneggiare un altro gruppo editoriale concorrente invitando la platea degli industriali a boicottarne la raccolta pubblicitaria?
Anche questo stava scritto nel programma del Pdl?
E a che pagina era indicato che i processi personali si evitano?
La regola vale per tutti i rappresentanti del Pdl o solo per il premier?
Scusate ma non riusciamo a trovarlo nel programma.
E questa sarebbe una destra?
Ma dov’è finita la destra che poteva camminare a testa alta, senza tacchi e cerone?
Dov’è finita la destra del popolo, dei cittadini onesti, la destra della solidarietà , della legalità , della difesa delle istituzioni, dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la destra anti-Casta e anti-privilegi?
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Settembre 16th, 2010 Riccardo Fucile
BERLUSCONI COSTRETTO A TRATTARE CON I FINIANI PER AVERE UNA MAGGIORANZA: LA BONGIORNO CONFERMATA, I PROBIVIRI RINVIATI, OFFERTO ANCHE IL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO… CATONE (DC DI ROTONDI) PASSA CON FUTURO E LIBERTA’
La campagna acquisti del premier non ha prodotto risultati concreti: il repubblicano Nucara
non è riuscito a riportare nessuno sulla via Arcore e il premier è furibondo coi “soliti noti” (i coordinatori del Pdl e i capigruppo parlamentari) : “mi avevano garantito venti deputati, come al solito hanno sbagliato i conti”.
In verità Silvio ci ha messo del suo nel fallimento dell’operazione “gruppo di responsabilità ” salva-governo: sono in molti a rimproverargli nei corridoi di Palazzo di aver commesso un grossolano errore di “grammatica politica” nell’annunciare prima del tempo l’operazione.
“Non sa trattenersi, deve sempre metterci il cappello, le cose prima si fanno e poi si dicono”, sono i commenti critici, espressi sottovoce, di area pidiellina.
Alla fine anche i quattro Udc siciliani vicini a Calogero Mannino adesso devono prendere tempo e così un premier infuriato si sfoga: “Ora sono costretto a trattare con Fini”.
Ed è quello che Letta, per conto di Silvio, sta facendo, con le seguenti concessioni che per il premier sono peggio di una resa: conferma di Giulia Bongiorno a presidente della Comissione Giustizia della Camera, nessun accenno a mettere in discussione il diritto di Fini a presiedere la Camera, rinvio della discussione dei deferimenti di Bocchino, Granata e Briguglio a tempi morti da definire, offerta del Ministero per lo Sviluppo economico ai finiani, tutti i ministri e sottosegretari confermati.
Fini da parte sua si impegna ad appoggiare un lodo Costituzionale che sospenda i processi al premier per il periodo in cui è in carica, senza però che ciò incida sui processi del cittadino comune.
Una sorte di tregua armata, non a caso Fini ha dato direttive precise: “Nessuna polemica sopra le righe fino a fine settembre, poi si vedrà “.
Il discorso del premier alla Camera sarà “distensivo e collaborativo” e non vi sarà alcun voto di fiducia (meglio non rischiare).
Nel frattempo Fini sta mettendo a punto con Lombardo una strategia per risolvere i problemi della giunta regionale siciliana, mentre oggi sarà annunciata l’adesione a “Futuro e Libertà ” di Gianpiero Catone, eletto con la Dc di Rotondi.
Tra qualche giorno almeno altri 2-3 parlamentari prenderanno la strada dei finiani, vicino ormai a quota 40 deputati.
La resa di Silvio è testimoniata dalla cancellazione di un’intervista a Gaucci a Matrix: il premier, nel timore che qualche parola di troppo dell’ex presidente del Perugia, potesse far saltare la tregua con Fini, tramite l’avvocato di fiducia di Gaucci, ha fatto annullare l’appuntamento.
Intanto vi preannunciamo che sta per esplodere un’altra grana: i deputati Pdl toscani, capitanati da Alessio Bonciani, si stanno ribellando a Verdini, con resa dei conti a mezzo stampa.
E qualcuno sta ventilando un possibile passaggio ai finiani di fronte a una gestione inesistente del partito.
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