Destra di Popolo.net

INTERVISTA ALLA PRESIDENTE BOLDRINI “DIREMO AI RIFUGIATI: BENVENUTI IN UN POSTO SICURO”

Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile

“TUTTE LE REGIONI ITALIANE SI FACCIANO CARICO DELL’ACCOGLIENZA DI MIGRANTI. L’EMERGENZA E’ NEI LORO PAESI, NON DA NOI”

Fogli pieni di numeri e parole piene di passione, questa è Laura Boldrini, Presidente della Camera, quando parla del tema dell’immigrazione, alla vigilia del suo viaggio in Sicilia, venerdì, per la giornata mondiale del rifugiato.
«Conosco le emergenze umanitarie da una vita, ho visto di persona, nelle aree più difficili del mondo, che significa scappare da un bombardamento e vivere in una tenda, cercare solo l’ombra, soffrire l’”habub”, le tempeste di sabbia che ti costringono a ripararti dove la temperatura arriva fino a cinquanta gradi. A Kassala, in Sudan, la sera si dormiva nelle bettole, un buco per terra come bagno, e prima di coricarsi bisognava fare una cortina di polvere intorno al letto per evitare che gli scarafaggi ti camminassero addosso».
E poi l’Angola, l’Afghanistan, il Kosovo, la Macedonia, il Caucaso.
«Gli unici che mi riuscivano a raggiungere in qualsiasi posto del mondo erano quelli di Radio Radicale», ricorda sorridendo.
Presidente Boldrini, cosa dirà  ai rifugiati che incontrerà  fra due giorni in Sicilia in veste di rappresentante dello Stato italiano?  
«A loro dirò: “Welcome, benvenuti in un posto sicuro, qui non vi succederà  nulla, nessuno vi torturerà , nessuno vi ammazzerà , nessuno vi perseguiterà  più”. E allo stesso tempo però aggiungerei: “Ora che siete qui, organizzatevi, non riposate sugli allori, perchè bisogna essere realistici, l’Italia può fare molto, ma non può fare tutto”».
Le nostre coste sono prese d’assalto, la Sicilia è in affanno. Anche secondo lei l’Europa non sta facendo abbastanza?  
«Il senso della mia visita in Sicilia è proprio questo: rendere omaggio ai Corpi dello Stato che stanno lavorando in modo strenuo per salvare le persone e difendere principi sacrosanti del diritto internazionale. Ma vado anche a dare solidarietà  a una regione che si sta prendendo il carico più grande dei flussi di richiedenti asilo. Le cifre parlano chiaro: in Sicilia sono ospitati il 33% dei migranti, in Veneto il 3%, in Lombardia il 7%. Il presidente Maroni, quando era agli Interni, aveva lanciato il progetto di una equa ridistribuzione tra Regioni. Oggi che è presidente della Regione però sembra non pensarla più così. Prima di lamentarci con l’Europa pensiamo a come organizzarci meglio al nostro interno».
Parliamo di emergenza: dove va gestita? Qui nei centri di accoglienza, o nei Paesi in cui le fughe cominciano?
«Ecco, intanto intendiamoci sulla parola “emergenza”. Chi sono le persone che arrivano? Il Mediterraneo è passato da rotta di migranti economici a via dell’asilo: oggi la gran parte delle persone — soprattutto siriani, eritrei, somali – scappano dalla morte, e prima di arrivare qui si fermano in ben altre zone. Prendiamo la Siria: 2milioni e 800 persone sono scappate nei Paesi confinanti. Nel Libano, che ha 4 milioni di abitanti, i rifugiati siriani sono 1 milione. E’ come se in Italia ce ne fossero 14 milioni, e invece ce ne sono 65.000, di tutte le nazionalità . Non sono solo numeri: se si ha una quantità  così enorme di persone in fuga, è ovvio che una piccola percentuale arriva anche in Europa. Sa quanti ne arrivano in tutti i Paesi europei messi insieme? Meno dell’1%. L’emergenza non è qui, è lì».
Anche tra gli stati dell’Unione Europea la distribuzione dei flussi non è equa, non trova?
«Prima di lamentarci di essere stati lasciati soli chiediamoci quante domande di asilo sono state fatte negli altri Paesi, perchè in quel caso scopriremmo — e mi scusi se torno sui numeri, ma mi sembrano la risposta migliore — che la Germania ha ricevuto nel 2013 109.600 domande d’asilo, la Francia 60.000, la Svezia 54,200, l’Italia 27.800. Quante persone sono arrivate via mare quest’anno? 55.000, tante, ma non tantissime, se paragonate alle 800.000 che stanno in Giordania».
Lei conosce i nostri centri. Le sembrano all’altezza di contenere questi numeri?  
«Ci sono carenze nel nostro sistema, le stesse di sempre. La realtà  è che gli arrivi via mare sono un dato strutturale, non possono essere gestiti come emergenze».
Si spende poco per l’accoglienza o si spende male?  
«Ci vuole una cabina di regia capace di far colloquiare tutti gli attori e un monitoraggio che impedisca quello che avvenne nel 2011, quando si spesero tantissimi soldi per l’accoglienza, ma furono spesi male, con le persone alloggiate nei ristoranti cinesi e nei bed and breakfast, senza i servizi e senza mediatori culturali. Bisogna controllare dove finiscono i soldi, che vengano usati come previsto dalla convenzione».
E un maggiore coordinamento europeo?  
«Si, innanzitutto nei valori, nell’assunzione di responsabilità  rispetto al salvataggio di vite umane. E poi bisogna pensare a rilanciare processi di pace, a isolare i dittatori e non farci affari, trattare, sanzionare chi non ottempera. E dare delle alternative alla fuga nel Mediterraneo».
In che modo?
«L’operazione “Mare nostrum”, che pure ha il grande merito di salvare le vite, da sola non basterà  mai. Per ridurre il numero di persone che si affidano ai trafficanti e prendono il largo, bisogna prevedere nei paesi di transito sedi diplomatiche dell’Ue attrezzate per accogliere domande d’asilo e per trasferire legalmente le persone nei paesi di destinazione. Oppure applicare il programma del “re- insediamento” dell’Unhcr, un sistema di screening dei rifugiati da cui gli stati membri possono poi pescare delle quote. Queste sono proposte concrete, che spero siano prese in considerazione nel prossimo vertice Ue e nell’imminente semestre di Presidenza italiana».

Francesca Sforza

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EUROPEE 2014, CANDIDATI ITALIANI “POCO TRASPARENTI”: SOLO 83 FIRMANO CONTRO LA CORRUZIONE

Maggio 23rd, 2014 Riccardo Fucile

BILANCIO DELLA CAMPAGNA “RIPARTE IL FUTURO” SULLE CANDIDATURE: SU 282 FIRME TOTALI QUELLE CHE ARRIVANO DALL’ITALIA SONO SOLO IL 29,4%, DI CUI IL 26,5% DI APPARTENENTI “L’ALTRA EUROPA PER TSIPRAS”

Europee 2014, i candidati italiani sono “poco trasparenti”. È il bilancio finale della campagna sulle candidature al Parlamento di Strasburgo “Riparte il futuro”, promossa dalle associazioni Libera e gruppo Abele in collaborazione con Avviso pubblico, Mafia nein danke (in Germania), Libera France e Anticor (in Francia).
La fotografia finale, scattata a meno di una settimana dal voto, è impietosa: dei 282 candidati europei che hanno sottoscritto gli impegni di trasparenza previsti dall’iniziativa (nata nel nostro Paese), solo 83 sono italiani, il 29,4% del totale.
Il maggior numero di adesioni proviene da L’altra Europa con Tsipras, seguito da Pd, M5S e Green Italia. Mentre chiudono la classifica Forza Italia, Lega nord e Fratelli d’Italia.
La campagna “Riparte il futuro”, la mobilitazione digitale più grande d’Italia sui temi della corruzione, forte di 500mila firme dei cittadini, chiedeva ai candidati al Parlamento europeo di impegnarsi su pochi e concreti compiti: per gli italiani, quello di rendere pubblici il proprio curriculum vitae, la condizione patrimoniale e reddituale, una dichiarazione sulla loro storia giudiziaria e i potenziali conflitti d’interesse.
Per tutti, italiani e stranieri, l’impegno alla costituzione, se eletti, di un intergruppo contro la corruzione e le mafie che, attraverso concreti interventi normativi, rilanci il contrasto al crimine organizzato e all’illegalità .
Tra le quasi 300 adesioni europee si contano quelle del presidente del parlamento europeo Martin Schulz, del greco Alexis Tsipras e dell’eurodeputata spagnola (gruppo socialista) Elena Valenciano.
Al primo posto della classifica nazionale per numero di adesioni figura L’altra Europa per Tsipras, con 22 candidati, pari al 26,5% del totale delle adesioni dall’Italia, seguita dal Partito democratico con 13 adesioni (15,6%). In terza posizione, in parità , Movimento 5 Stelle e Green Italia — Verdi Europei con 11 candidati (13,2%).
Seguono l’Idv, 9 adesioni (10,8%), Scelta Europea, 7 adesioni (8,4%) e il Nuovo Centrodestra-Udc 4 adesioni (4,81%).
Agli ultimi tre posti Forza Italia, con 3 candidati (3,6%), Lega Nord con due nomi (2,4% del totale) e Fratelli d’Italia, con l’1,2% e una sola adesione alla campagna sulla trasparenza e la lotta alla corruzione.
“Mentre in Europa i candidati firmano e ci mettono la faccia, in Italia i candidati che hanno accettato di aderire alla campagna di “Riparte il futuro”, sostenuta da oltre 500.000 cittadini, sono ancora troppo pochi. Di fronte al ripetersi di scandali come quelli dell’Expo 2015 — spiega Enrico Fontana, coordinatore nazionale di Libera — servono cambiamenti concreti e verificabili. E la risposta deve arrivare dalla politica. Con leggi più efficaci e candidature trasparenti”.

Elena Ciccarello

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TOH, E’ RISPUNTATO TREMONTI: HA RIUNITO EX VOLTI NOTI DEL CENTRODESTRA DEI TEMPI D’ORO

Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile

C’ERANO FRATTINI, LETTA, LA RUSSA, SACCONI, BONAIUTI A PARLARE DI EUROPA E A GUARDARE AL DOPO ELEZIONI

Comunque vada, nelle retrovie ci sarà  da gestire un mare di cocci.
Sarà  per questo che, proprio mentre l’Ncd è con le mani nei capelli per l’arresto improvviso di Paolo Romano, candidato in Europa e cassaforte di voti, e mentre a Palazzo Grazioli il gran consiglio berlusconiano nomina Maria Rosaria Rossi amministratore straordinario di Forza Italia al posto di Sandro Bondi, ecco proprio in contemporanea — ma al Senato – rispunta Giulio Tremonti.
L’ex superministro dell’economia, oggi senatore di Gal, fresco dell’ennesima fatica letteraria e dell’ennesima polemica con Brunetta, non è solo.
Con lui, stretti stretti a convegno, tanti (ex) volti noti del Pdl e del centrodestra che fu, e che vuol continuare ad essere: Gianni Letta, Giuliano Urbani, Franco Frattini, il nuovo Ncd Paolo Bonaiuti, il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani, l’Ncd Luigi Casero, ma anche il leghista schivo Giancarlo Giorgetti, i Gal Luigi Compagna e Mario Ferrara, il fratello d’Italia Ignazio La Russa.
Chiamati da Tremonti in un incontro a porte chiuse, stile Aspen, nella sala Koch di Palazzo Madama.
Ufficialmente per discutere di Europa , politiche economiche e monetarie, nel primo di una serie di incontri organizzati da “Officina 2014”, nome evocativo di anni più dorati (si ricorda, fra l’altro, “Officina 94”, “Officina 2001”, “Officina 2006”, e quella volta in cui Tremonti arrivò a dire che la “Fabbrica” di Prodi era una scopiazzatura).
Di fatto, un modo per capire se si potrà  ricominciare (anche) da qui, a ricucire un qualche centrodestra plausibile, dopo il voto.
Almeno, parlarne.

Susanna Turco

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BARANI: “HO AVVISTATO IL COMPAGNO G”, FINALMENTE UNO CHE HA VISTO GREGANTI IN SENATO

Maggio 16th, 2014 Riccardo Fucile

“ERA CON DUE- TRE SENATORI PD E UN MINISTRO O SOTTOSEGRETARIO”

Lucio Barani è un craxiano dichiarato, nonchè orgoglioso, del gruppo autonomista, il Gal. È senatore. Gira con un garofano all’occhiello e, in genere, visita i politici che finiscono in carcere.
L’ultimo è Primo Greganti, il Compagno G.
Ieri al Corsera, Barani ha rivelato di aver visto Greganti anche in Senato
Lei è l’avvistatore ufficiale del Compagno G.
Non credo di avere avuto un’allucinazione. Anche perchè non ero da solo, c’erano i miei collaboratori e tanti altri colleghi. Com’è possibile che l’abbia visto solo io…
Lei osserva e ricorda.
Domenica sono andato a trovarlo nel carcere di Opera, a Milano. Sono stato cinque minuti e gliel’ho detto: “Era meglio quando ci siamo visti al Senato”.
Greganti al Senato è come il Fantasma dell’Opera.
Era alla buvette. Pensi che a un certo punto è arrivato un senatore grillino e ha ordinato un caffè. Ricordo perfettamente la battuta di Greganti: “Ma allora voi lo prendete il caffè”. Ha capito il senso?
Sono uomini, non marziani. E magari fanno pure pipì.
Il Compagno G. era solo?
No
Chi c’era con lui?
Due o tre colleghi del Pd, sicuramente.
Non è preciso.
Guardi non è omertà , è la memoria che ha dei flash che vanno e vengono. Lì per lì non ci avevo fatto caso. Poi, dopo l’arresto, ho ricordato.
C’era Sposetti, l’ex tesoriere ds?
No. Sono amico di Ugo, ci rivolgiamo battute piccanti, ci avrei parlato. Poi la scena si è allargata.
In che senso?
A Greganti e ai senatori del Pd si è aggiunto qualcun altro.
Chi?
Un componente del governo. Un ministro o un sottosegretario, non lo escludo.
Lei semina indizi e allusioni. E non fa nomi.
La scena è questa: Greganti, due o tre senatori del Pd, un ministro o un sottosegretario. Non credo sia un reato parlare con Greganti
Non lo è, ma adesso il Compagno G. è come se non fosse mai esistito per il Pd. Perdipiù non lascia tracce in Senato.
Questo non vuol dire niente
Cosa?
La questione delle tracce.
Può spiegare?
Se io entro con un ospite questi lascia solo un documento, senza essere registrato. Diversamente se io telefono e dico che attendo una persona , il nome rimane scritto. Sono segretario di presidenza, so come funzionano gli ingressi qui.
Ergo, Greganti è entrato a Palazzo Madama con un senatore del Pd.
Esatto, ma se la volpe volesse nascondere qualcosa non credo si avvicinerebbe alla porta del cacciatore.
È una parabola craxiana?
È una riflessione che mi viene per dire che Greganti avrebbe potuto scegliere altri posti per i suoi incontri segreti. Se ha scelto di venire qui…
Tanto volpe non è.
Ecco.

Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)

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E IN PARLAMENTO TORNA LA PAURA: “QUESTI QUA STANNO FACENDO LA CAMPAGNA ELETTORALE A GRILLO”

Maggio 9th, 2014 Riccardo Fucile

PREOCCUPAZIONE CHE LE VICENDE GIUDIZIARIE SI RIPERCUOTANO SUL VOTO EUROPEO

A Montecitorio la notizia della «retata» piomba in un giovedì mattina altrimenti sonnacchioso e ha l’effetto di una scarica elettrica.
Anche perchè gli arresti dell’Expo arrivano in coincidenza con le immagini, altrettanto clamorose, di Claudio Scajola portato via dagli uomini dell’antimafia.
Non si parla d’altro in Transatlantico e nelle code di deputati con il trolley che si affrettano verso l’uscita.
Di spalle, un giovane forzista al collega del Pd: «È un’offensiva. Cosentino, Scajola, Dell’Utri. Luigi Grillo. Tutti quelli che non sono più parlamentari finiscono in manette ».
Il democratico scuote la testa: «Questi qua stanno facendo la campagna elettorale a Grillo».
Il problema infatti non è soltanto l’inchiesta e il terrore che possa allargarsi ancora, coinvolgendo livelli più alti.
Il problema a questo punto sono le conseguenze sul voto delle Europee.
«Rischia di essere un altro colpo alla politica tradizionale – riflette il renziano Matteo Richetti – questa roba non fa bene».
E pensare che Renzi, appena quattro giorni fa, aveva confidato di voler organizzare a Milano, proprio per celebrare l’Expo, la festa nazionale del Pd.
Anche Gaetano Quagliariello, coordinatore del Nuovo centrodestra, non è affatto tranquillo: «La cosa è preoccupante. Potrebbe essere il grimaldello per scardinare tutto».
Si parla del possibile successo del Movimento 5 stelle, ovviamente.
Lo spettro che mette i brividi è quello del sorpasso. Una cosa impensabile fino a pochi giorni, con i grillini quotati dieci punti dietro il Pd.
Ma nei capannelli del centrosinistra il fantasma prende corpo sulla scorta di un sondaggio che porterebbe i pentastellati al 28,5 per cento. A un passo dal primo partito.
La Velina rossa, agenzia che dà  voce alla pancia profonda della sinistra, ieri invitava non a caso a «non minimizzare l’avanzata di Grillo».
Ugo Sposetti, senatore dem con una lunga militanza nell’organizzazione, è preoccupato: «Mi auguro che il rischio del pareggio non ci sia. Ma sento in giro una strana aria, la stessa che sentivamo noi nel 1976. Allora il Pci andava fortissimo tra i giovani, come oggi il M5S, e alle elezioni infatti quella spinta ci portò al più grande successo: il 34 per cento».
Se così fosse, il terremoto Cinque stelle travolgerebbe tutto.
Alessandra Ghisleri, la sondaggista di fiducia di Berlusconi, ammette che il peso delle inchieste Expo e Scajola sulla campagna elettorale al momento è imponderabile. «Di sicuro, da domani, cambia tutto. I vecchi dati non servono più. È un’altra storia».
In questo mare incognito, chi ha vissuto la prima ondata di arresti eccellenti, quella di Tangentopoli, non può fare a meno di notare le coincidenze: «Sono esterrefatto – osserva Fabrizio Cicchitto, rigirandosi tra le mani i lanci di agenzia che parlano di Frigerio e Greganti – che ritornino questi nomi. Possibile che continuino, dopo tanti anni, a fare queste cose?».
Il fatto che, nello stesso giorno, siano stati pizzicati sia Luigi Grillo che Claudio Scajola, seppur in inchieste diverse, per l’ex forzista Cicchitto costituisce un elemento in più di riflessione.
«Il mondo di Forza Italia in Liguria era diviso tra Grillo e Scajola». Una classe dirigente, seppur in disarmo, viene spazzata via.
«Bisogna capire – prosegue la mente politica dell’Ncd – se ci sono state forzature. Ancora è presto per dirlo. Certo la tempistica è sconcertante: potevano arrestarli un mese fa o tra due mesi? Perchè proprio ora in campagna elettorale? E perchè questi arresti fatti con il bilancino tra Pd e Forza Italia? Sembra un contributo alla destabilizzazione ».
Gli interrogativi di Cicchitto, benchè Renzi abbia imposto una linea di distacco, sono gli stessi che si sentono tra i deputati Pd in fila con i trolley.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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SENATO, LA LOTTERIA DELLA RIFORMA

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

L’ANALISI DEL COSTITUZIONALISTA AINIS: SERVE UNO PSICHIATRA

Finalmente la politica ha deciso: il nuovo Senato verrà  eletto all’Enalotto.
È l’esito del voto schizofrenico con cui la commissione Affari costituzionali ha avviato la riforma.
Un voto al quadrato, dal quale sbucano fuori due Senati: uno eletto (secondo l’ordine del giorno Calderoli), l’altro no (secondo il testo del governo).
Ma se è per questo, d’ora in avanti ci concederemo pure il lusso di due Stati: uno centralista (quello di Renzi, che toglie competenze alle Regioni), l’altro federalista (quello di Calderoli, che invece le incrementa).
E il doppio Stato, col suo doppio Senato, timbrerà  la doppia legge: una per mano dei soli deputati (così vuole il governo), l’altra con il voto d’ambedue le Camere (così vuole l’ordine del giorno).
Insomma, troppa grazia. Ma altresì troppa disgrazia, ad ascoltare gli improperi che rimbombano dai fronti contrapposti.
Con Berlusconi accusato di tradimento sia da Renzi sia da Calderoli; ma il delitto è inevitabile, se hai due mogli in casa.
D’altronde in questa pièce teatrale sono tutti bigami, nessuno escluso.
Anzi: c’è chi è diventato trigamo, crepi l’astinenza.
È il caso del Pd: una maggioranza (con Forza Italia) sulla legge elettorale, un’altra (con Alfano) sul governo, una terza (ma esiste?) sulle riforme costituzionali.
Il simbolo della nuova stagione è Mario Mauro: ha votato entrambi i testi.
L’uomo che vuole e disvuole. Subito infilzato dal medesimo anatema che già  trafisse il dissenziente Chiti: cerca soltanto un po’ di visibilità . Da chi? Dagli elettori.
Se non altro, ora abbiamo compreso il nostro ruolo: quello dei guardoni.
Ma forse è meglio distogliere lo sguardo, tanto non è proprio un belvedere. Per i miopi, giganteggia invece l’argomento con cui la presidente Finocchiaro ha archiviato l’incidente: l’ordine del giorno Calderoli sarebbe al più un consiglio, una preghiera
Dal precetto alla prece.
Quanto al tormentone sull’elezione del Senato, si profila un compromesso: decideranno le singole Regioni, ciascuna a modo suo.
Avremo quindi pattuglie di senatori eletti, nominati, premiati, sorteggiati. Dal federalismo fiscale al separatismo elettorale.
Ci sarebbe da allarmarsi, se l’intenzione fosse seria. Tranquilli, non lo è. Si tratta semplicemente d’una finta, un’ammuina.
Fino alle europee, nessuno caverà  un ragno dal buco.
E dopo? Se vince Grillo, perderà  l’Italicum: per Berlusconi troppo rischioso il ballottaggio. Se vince quest’ultimo, il presidenzialismo tornerà  di moda.
Peccato che ogni Costituzione rifiuti i vezzi del momento: se è una Carta a modo, non passa mai di moda. Non a caso quella degli Usa risale al 1787, quando nel Far West giravano gli Apache.
Ma intanto non resta che aspettare. E magari stilare un promemoria, per quando verrà  il tempo delle decisioni.
Primo: nel testo del governo, non è tutto oro ciò che luccica. Però non è nemmeno una patacca. L’idea dei sindaci in Senato, per esempio: magari sono troppi, ma l’idea non è affatto malvagia. O i 21 senatori nominati dal capo dello Stato: suona bislacca la nomina (un partito del presidente, suvvia), non altrettanto i nominati.
Se Palazzo Madama svolgerà  un ruolo di garanzia costituzionale, ben vengano esperienze e competenze. Basta trovare un altro criterio per selezionarle, non è così difficile.
Secondo: la legge sui partiti. E quella sulle lobby. E le primarie regolamentate. E il nodo della rappresentanza femminile. E la par condicio. E il conflitto d’interessi.
Fino all’altro ieri tutti questi temi sembravano impellenti, adesso sono caduti nell’oblio.
Sarà  che la nostra attenzione è instabile e nevrotica, come quella d’un bambino. O forse sarà  che i partiti, sotto sotto, non ne vogliono sapere. Ma la malattia del sistema politico italiano scava nel corpaccione dei partiti, e da lì contagia poi le istituzioni.
Se curi soltanto le seconde, ti limiti alla superficie del problema.
Come il malato che si rivolga al sarto, anzichè al medico condotto.
Però in questo caso serve uno specialista patentato.
Quale? Lo psichiatra.

Michele Ainis
(da “il Corriere della Sera“)

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ITALICUM ALL’ULTIMO RESPIRO

Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile

SUL SENATO REGGE L’ACCORDO CON FORZA ITALIA….IL PD FARà€ BATTAGLIA SUGLI EMENDAMENTI

“La Commissione Affari Costituzionali del Senato esaminerà  l’Italicum, quando avremo finito l’esame delle riforme costituzionali”. Anna Finocchiaro ufficializza quello che Renzi e Berlusconi hanno deciso nell’incontro di lunedì sera.
Che poi nella convinzione di molti senatori del Pd (anche renziani) si traduce nel fatto che l’Italicum è morto.
Affermazione che tornava ieri durante la riunione del gruppo democrat a Palazzo Madama. Perchè poi dopo le europee se FI crolla come dicono i sondaggi perchè B. dovrebbe votare una legge che lo penalizza?
“Se non facciamo questo sistema elettorale, ha tutto da perdere. A quel punto passiamo ai collegi uninominali , che lui non ha mai voluto”, ragiona un renziano doc alla Camera, sostenendo che “se il Pd stravince alle europee non c’è nessuna ragione di fare una legge diversa da quella”.
Renzi, insomma, proverà  ad andare avanti sull’Italicum, ma oggettivamente nessuno può dire cosa succederà  dopo le europee.
Peraltro, le previsioni (scritte anche nel Def) sono che slitti a settembre.
Nei colloqui tra il premier e Napolitano è stata registrata anche la sua disponibilità  a fare modifiche. Intanto, quello che Renzi vuole e deve fare a tutti i costi è arrivare al 25 maggio con una approvazione in prima lettura della riforma del Senato.
Obiettivo di per sè non facile, visti i tempi strettissimi e i numeri risicatissimi. Chiti non ha ritirato il suo ddl, ma si è detto positivo rispetto al testo del governo.
“Il problema della revisione del Senato pensata dal governo sta nel fatto che si poggia sull’Italicum, che assegna troppi poteri a chi vince le elezioni e per giunta in una sola Camera”. Accantonato l’Italicum, la strada del Senato è più semplice.
Solo 11 senatori hanno votato contro la decisione di assegnare alla Finocchiaro il mandato di stendere emendamenti condivisi, partendo dal testo del governo.
Lo dice bene Francesco Russo, lettiano: “Finocchiaro lavorerà  ad un testo di sintesi per un Senato di garanzia”. Sarà  comunque battaglia sugli emendamenti. Per la questione dell’elettività , si ragiona su una sorta di listino per il Senato di accompagnamento alle liste per l’elezione dei consiglieri regionali.
Poi, dovrebbero entrare le modifiche chieste da B.: via i 21 senatori nominati dal Colle e equilibrio nella rappresentanza delle varie Regioni. Rimane il fatto che sul Titolo V le idee del governo sembrano confuse. Ma da parte del Pd almeno (al netto dei civatiani) la volontà  politica di andare avanti c’è. E FI ha registrato il patto ritirando gli interventi di 50 senatori.
Intanto , domani arriva sia a Palazzo Madama che a Montecitorio il Def. In questa occasione alcuni “renziani adulti” (definizione di un deputato lombardo) hanno deciso di presentare un documento, scritto da Matteo Richetti, uno dei volti di punta del renzismo della primissima ora. E promosso, tra gli altri, dal sottosegretario alla Funzione Pubblica, Angelo Rughetti.
Con l’assenso di Delrio, che è non solo il braccio destro di Renzi, ma anche uno dei pochi che può mettere in discussione le idee del premier.
Il documento parte da un assunto di fondo molto forte in sostegno dell’esecutivo (“si fa portatore di un intervento ad alto valore re-distributivo”, “prescrive che ciascuno contribuisce alla vita delle comunità  in ragione delle risorse e del patrimonio di cui dispone”) e ribadisce con forza la centralità  del Parlamento.
Non a caso in 24 ore ha raggiunto oltre 100 firme. Se fosse una corrente, sarebbe la più numerosa del Pd, viste le divisioni nella minoranza. Ci sono molti renziani doc, da Ernesto Carbone a Davide Faraone, da Ermini a Cociancich. Ma anche molti di altre correnti (anche la super bersaniana Valeria Fedeli, per dire) o restati di fatto senza una vera corrente di appartenenza.
Per molti in questi primi mesi il lavoro parlamentare si è ridotto solo a spingere bottoni per far passare leggi decise da altri. Una condizione vissuta sempre più come intollerabile. Insomma, l’obiettivo — sia pure nel nome di Matteo Renzi — è tornare a fare politica.
Partendo anche dal fatto che il cammino parlamentare del governo non è stato facile, anche visto il fatto che i gruppi non li ha scelti lui.
Spiegava Richetti, presentando il documento ai colleghi: “Su certi temi non si può lasciar parlare solo Fassina”.
D’altra parte l’ha ribadito pure D’Alema: “Sulle riforme Renzi ha dato l’impulso, ma è il Parlamento che decide. E non ci sono nè lui, nè Berlusconi”.

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A SALVATORE SETTIS: “RENZI? SOLO SPOT E NEOLIBERISMO, COSI IL PD MUORE”

Aprile 4th, 2014 Riccardo Fucile

L’EX DIRETTORE DELLA SCUOLA NORMALE DI PISA CONTRO UNA RIFORMA COSTITUZIONALE “AFFRETTATA, DISORDINATA ED ECCESSIVA”

“La riforma di Renzi è contraria alle regole più elementari della democrazia”. Per Salvatore Settis, ex direttore della Scuola Normale di Pisa e firmatario dell’appello di Libertà  e Giustizia contro la “svolta autoritaria” di questo governo, il progetto di riforma costituzionale tanto voluto dal premier è “affrettato, disordinato e assolutamente eccessivo”.
Perchè, professor Settis?
Non si può accettare che a incidere così profondamente sulla Carta sia un Parlamento di nominati e non di eletti, con un presidente del Consiglio nominato e non eletto.
I giuristi sono divisi: c’è chi dice che la sentenza della Consulta delegittima il Parlamento e chi sostiene il contrario.
Vero. Ma se possono esserci dubbi dal punto di vista giuridico, non ce ne sono dal punto di vista morale: questo Parlamento non può fare una riforma di questa portata, nè tantomeno anteporla alla riforma elettorale, che è la vera urgenza.
Come si spiega il cambio di priorità ?
Il problema è che queste decisioni, prese in stanze segrete, non ci sono mai state spiegate. Non ne sappiamo nulla: non mi pare che queste manovre corrispondano alla democrazia parlamentare così com’è prevista dalla nostra Costituzione.
A cosa pensa?
Per esempio al famoso rapporto di J.P. Morgan del 2013, che è stato riportato quasi alla lettera nel progetto di riforma del governo Letta, e ora è citato come un testo sacro da Marzio Breda sul Corriere della Sera.
Anche Renzi secondo lei subisce pressioni esterne?
Non penso mai alle grandi congiure. Però di certo c’è una vulgata neoliberista secondo la quale il mercato è tutto, l’eguaglianza è poco significativa e la libertà  è quella dei mercati, non delle persone. E a questa vulgata si sono piegati in molti. Solo che finchè si adeguano Berlusconi e Monti mi stupisco ben poco. Ma che ceda il Pd, che dovrebbe rappresentare la sinistra italiana, è incredibile. E porterà  a un’ulteriore degrado del partito, e dunque a una nuova emorragia di votanti.
Per la verità , prima di Renzi il Pd era già  in agonia.
Ora però la sinistra sta proprio perdendo la sua anima. Si sta consegnando a un neoliberismo sfrenato, presentato come se fosse l’unica teoria economica possibile, l’unica interpretazione possibile del mondo. Come se non fosse possibile, per esempio, mettere l’eguaglianza dei cittadini prima della libertà  dei mercati. E poi Renzi sta patteggiando questa riforma con Berlusconi.
L’ex Cavaliere è stato anche ricevuto dal capo dello Stato.
Se Berlusconi ha proposto di appoggiare le riforme in cambio di qualcosa e Napolitano l’ha mandato al diavolo, allora l’incontro è stato positivo. Altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi.
Renzi sarà  il cavallo di Troia di questo neoliberismo nella sinistra?
Non so quanto ne sia consapevole. Certamente l’unico elemento chiaro del suo stile di governo è la fretta. Dovrebbe prima spiegarci quale è il suo traguardo e poi come vuole arrivarci. Non basta solo la parola “riforma”, che può contenere tutto. Anche abolire la democrazia sarebbe una riforma. E non credo che il Pd voglia questo.
Il nostro sistema bicamerale però è farraginoso e costa parecchio, lo lascerebbe inalterato?
Credo che vada mantenuto, ma con delle correzioni. Che non sono certo quelle delineate da questo governo. Il Senato deve essere elettivo, ma il numero dei suoi membri si può notevolmente ridurre. Se gli Stati Uniti hanno solo 100 senatori possiamo tagliare anche noi, no? Usano questa foglia di fico dei costi, che è popolare, per coprire manovre più gravi. Quanto alle competenze, non è affatto difficile immaginare un bicameralismo meno perfetto di quello odierno.
In più il Senato, come ci spiega il giurista Gianluigi Pellegrino, manterrebbe in realtà  un peso significativo, rendendo ancora più confuso l’iter legislativo.
Giudizio che conferma la mia impressione: questa è una riforma pretestuosa, disordinata, superficiale. Quello che cerca il premier è l’effetto annuncio, il titolone sui giornali: “Renzi rottama il Senato”. Lui punta a una democrazia spot, a una democrazia degli slogan. Se il premier sostiene che la Camera alta non è più elettiva, ma doppiamente nominata, allora significa che ha veramente perso il senso di che cosa voglia dire “democrazia”
La infastidisce che i nuovi membri saranno presidenti di Regione e sindaci?
Mi pare una concessione volgare agli slogan leghisti secondo i quali il Senato dev’essere la Camera delle autonomie, cioè l’anticamera dei secessionismi. È inutile festeggiare i 150 anni dell’Unità  d’Italia se poi i nostri figli rischiano di non celebrare il 200esimo compleanno.
Renzi le risponderebbe: ho giurato sulla Costituzione, non sui professoroni.
Mi auguro che l’abbia anche letta, la Costituzione, oltre che giurarci sopra. Perchè, per esempio, ha detto che il suo è un “governo costituente”. Nella Carta non esiste nulla di simile. Eviti le battute sugli intellettuali, e soprattutto le bestemmie contro la Costituzione.

Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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VOTO DI SCAMBIO, PENE PIU’ LEGGERE, LA CAMERA APPROVA

Aprile 3rd, 2014 Riccardo Fucile

MODIFICATO IL TESTO: LA PENA MINIMA PASSA DA 7 A 4 ANNI… NON PUNIBILE IL POLITICO “CHE SI METTE A DISPOSIZIONE”

Pene più basse e salta il principio della punibilità  del politico «che si mette a disposizione» dell’organizzazione mafiosa.
Questi i principali cambiamenti alla normativa sul voto di scambio.
La Camera dei deputati ha deciso di modificare il testo che era stato licenziato dal Senato lo scorso gennaio.
Il comitato dei nove termine della commissione Giustizia, con l’accordo di tutti i gruppi tranne il Movimento 5 Stelle, ha deciso di presentare in Aula un emendamento del relatore Davide Mattiello (Pd).
La Camera ha dato disco verde al ddl che modifica l’articolo 416 ter del codice penale, modificando il testo arrivato dal Senato.
I sì sono stati 310, i contrari 61. Sul testo si è giunti ad un accordo anche con Forza Italia. Il provvedimento sul voto di scambio torna ora a palazzo Madama.
Le modifiche più consistenti riguardano l’abbassamento della pene: per il reato di scambio politico mafioso la pena non sarà  più dai 7 ai 12 anni di carcere ma passerà  da 4 a 10 anni.
Viene poi eliminato il principio della punibilità  del politico «che si mette a disposizione» dell’organizzazione mafiosa.
A favore dell’accordo raggiunto sul testo si sono espressi anche Sel e Lega.
IL SOTTOSEGRETARIO FERRI: «APPROVARE DDL ENTRO EUROPEE»  
«Il governo si impegnerà  al massimo nel corso dell’esame al Senato perchè questa norma sia definitivamente approvata prima delle elezioni europee», ha detto nell’Aula della Camera il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri rendendo il parere sugli ordini del giorno sul ddl voto di scambio.
«La norma che adesso stiamo scrivendo – dice Ferranti – rappresenta rispetto all’attuale un salto di qualità  enorme perchè punisce il politico che accetta voti mafiosi in cambio dell’erogazione o della semplice promessa di erogazione di denaro o altra utilità » .
Ferranti respinge come «totalmente infondate e strumentali» le critiche del Movimento 5 Stelle: «Nessun depotenziamento o svuotamento del 416 ter, dire che con la nuova formulazione il politico che si mette a disposizione della mafia non sarà  colpito è semplicemente una falsità ».
IL TESTO DEL DDL  
Il testo approvato dalla Camera e messo a punto sulla base dell’emendamento presentato dal relatore, il Pd Davide Mattiello, recita: «Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità  di cui la terzo comma dell’articolo 416 bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità  è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.
La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità  di cui al primo comma» Il testo licenziato dal Senato prevedeva che «chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità  di cui al terzo comma dell’articolo 416 bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra’ utilità  ovvero in cambio della disponibilità  a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione è punito con la stessa pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416 bis. La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità  di cui al primo comma».

(da “La Stampa“)

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