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I DISSIDENTI DI PD E FORZA ITALIA PUNTANO SU RUBY E SUL GENERALE AGOSTO PER FAR SALTARE IL PATTO RENZI-BERLUSCONI

Luglio 16th, 2014 Riccardo Fucile

I MALPANCISTI AZZURRI: “SE CONDANNANO SILVIO, LIBERI TUTTI”

La parola chiave è “Ruby”.
È attorno all’attesa della sentenza che prende forma la manovra dei malpancisti di ogni schieramento sul nuovo Senato.
Un calcolo politico che incrocia una previsione psicologica sulla tenuta dei nervi di Silvio Berlusconi.
Perchè l’ex premier è davvero scosso dalla paura della sentenza più temuta e più infamante.
Anche all’interno del cerchio magico sono rimasti colpiti dallo show durante la riunione di martedì. Ai tempi d’oro avrebbe riconquistato D’Anna con un sorriso oggi invece lo manda al diavolo, invoca i probiviri.
Manda al diavolo Capezzone, Minzolini e chi dice no al “patto del Nazareno”.
Di fronte all’ennesimo schiaffo giudiziario, la speranza di più di un frondista non è tanto che mandi al diavolo Renzi e stracci gli accordi ma che si infiammi il clima dentro Forza Italia.
Un senatore democrat confida: “Berlusconi non tiene più i suoi. Tutti capiscono che, se non ottiene uno sconto di pena, è finito. Sette anni in Appello avvicinano i domiciliari e allora liberi tutti”.
La sensazione è che lo spettro di una nuova scissione si aggiri dentro Forza Italia.
Ma il tempo, in questa partita è tutto. Raffaele Fitto è un politico fin troppo consumato per non sapere che un atto di rottura sulle riforme prima di Ruby lo esporrebbe all’accusa di tradire nel momento più delicato e difficile per il Capo.
Per questo è stata rimandata la solenne riunione degli “autoconvocati”, quelli che dicono no al nuovo Senato.
Incontri, cene, abboccamenti avvengono in queste ore in maniera assai più informale. Solo dopo la sentenza si potrà  dire: “Presidente, tu hai chiesto la fiducia su di te. Ma adesso è cambiato tutto. Hai puntato tutto sulla pacificazione e questa è la ricompensa. Va cambiato schema”.
“Tempo” è l’altra parola chiave insieme a Ruby.
Perchè è chiaro che in Senato la guerra lampo sulla riforma si è già  insabbiata.
C’è un filo rosso trasversale che lega i mal di pancia trasversali e i rinvii.
I 124 iscritti alla discussione generale si stanno prendendo tutto il loro tempo, senza rinunciare neanche a un minuto per esprimere il loro dissenso.
Dopo le 42 ore di discussione generale, arrivano i 7831 emendamenti su cui è impossibile contingentare i tempi.
Possibile anche che la discussione, la prossima settimana, si possa bloccare per l’approvazione dei decreti in scadenza.
Sarà  dunque il “generale agosto” il vero protagonista delle votazioni sulla riforma. A lui i frondisti affidano la manovra su un “incidente”. Non è in discussione che “una maggioranza sul nuovo Senato ci sia”, con o senza i due terzi.
Ci sono però degli emendamenti che, se passano, possono rimettere in discussione tutto.
È quello sulla riduzione dei deputati a 470 invece che 630 il cavallo di troia per rimettere in discussione tutto.
Sulla carta non fa una piega, è popolarissimo perchè incrocia il sentimento anticasta di chi vuole tagliare anche l’altro ramo. Se passasse avrebbe il classico effetto della bomba in un formicaio.
Ed è attorno a questa trama che Ruby e il generale agosto si incontrano.
Perchè è chiaro che un conto è arrivare agli emendamenti più insidiosi con Forza Italia esplosa un conto è arrivarci con Berlusconi rafforzato da uno sconto di pena che in parecchi considerano tutt’altro impossibile.
Oggi lo ha scritto anche il Fatto, dando ragione agli avvocati di Berlusconi. In un articolo di Marco Lillo dal titolo Ruby, perchè 7 anni sono troppi si legge: “Per una volta gli avvocati di Berlusconi non hanno tutti i torti: la condanna in primo grado sul caso Ruby non sta in piedi. Se la pena fosse ridotta in Appello non sarebbe uno scandalo”.
Una tesi motivata dal fatto che il reato contestato a Berlusconi, la “concussione per costrizione”, sarebbe stato praticamente abolito.
Dentro Forza Italia l’articolo viene letto come un modo furbo per sollecitare una reazione dei giudici, una specie di abbraccio mortale.
Venerdì il verdetto.
Su Berlusconi ma, per molti, anche sul percorso delle riforme.

(da “Huffingtonpost”)

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LA LEGGE TRUFFA SOMMERSA DI EMENDAMENTI: LA MINORANZA PD NE PRESENTA 60, I DISSIDENTI DI FORZA ITALIA 1.000

Luglio 15th, 2014 Riccardo Fucile

RIFORMA SENATO: IN TOTALE SONO OLTRE SETTEMILA

Inizia l’ostruzionismo sulle riforme costituzionali. Gli uffici impiegheranno la notte a catalogarli e a contarli per fornire – domani – una cifra ufficiale, ma sarebbero oltre settemila gli emendamenti presentati dai vari gruppi parlamentari in aula al Senato. Sessanta sono gli emendamenti   della minoranza Pd capeggiata da Vannino Chiti (a cui vanno aggiunti i 48 stilati e inoltrati a nome dell’intero gruppo dem).
Di fatto, si tratta delle stesse proposte di modifica presentate in commissione Affari costituzionali prima che i relatori (Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli) depositassero le loro (poi approvate), ma divisi per chiarezza e ordine nel voto d’aula.
I temi riguardano le competenze e l’elezione del nuovo Senato, la riduzione del numero dei deputati e le immunità .
Cento, invece, le modifiche proposte e presentate dalla Lega, 14 quelle di Ncd. Sarebbero, invece, quasi un migliaio gli emendamenti presentati dai dissidenti di Forza Italia e Gal al pacchetto riforme, nonostante oggi Silvio Berlusconi abbia chiesto ai suoi di continuare a dargli fiducia.
Un emendamento trasversale, a firma Paolo Naccarato (ex Ncd, oggi Gal) ma sottoscritto da 30 senatori, chiede di sottoporre il ddl Boschi a referendum anche qualora venisse approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi.

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MA RENZI HA GIÀ DECISO TUTTO CON VERDINI PER CONTO DI BERLUSCONI

Luglio 15th, 2014 Riccardo Fucile

IN SENATO SI DISCUTE A VUOTO FINO A DOMANI… E IL PADRE DEL PORCELLUM CALDEROLI DICE: “IO RELATORE? COME DARE LA PISTOLA A UN SERIAL KILLER”

Aula di Palazzo Madama, ore 11. Comincia la discussione sulla riforma del Senato e sul Titolo V.   Prova ad imprimere un po’ di solennità  la relatrice, Anna Finocchiaro. Ma in realtà  è l’intervento del correlatore, Roberto Calderoli, quello che meglio descrive l’atmosfera complessiva: “C’è voluto coraggio a dare l’incarico di relatore di maggioranza a me. È stato come dare una pistola carica in mano a un serial killer e sperare che non facesse una strage”. Voti importanti quelli della Lega. E garantiti da uno come Calderoli, il padre del Porcellum. Strategie, trattative coperte, giochi di visibilità , da parte dei senatori.
Spregiudicatezza e determinazione ad arrivare al risultato ad ogni costo, da parte di Matteo Renzi.
Ecco il clima in cui si sta facendo la “grande” riforma costituzionale.
Il gioco è pericoloso, la potenza messa in campo dal governo massima.
Va liscio il primo voto sulle pregiudiziali di costituzionalità . Ma in Senato gli iscritti a parlare sono 124, il termine per gli emendamenti viene spostato dalle 13 a stasera alle 20.
Se ne annunciano centinaia, alcuni scivolosi. Anche perchè in realtà  sono pochissime le modifiche che verranno accolte. Il patto del Nazareno è blindatissimo.
E non ammette deroghe. Domenica Matteo Renzi al Corriere della Sera si scagliava contro gli oppositori: “Vogliono salvarsi l’indennità ”.
Ieri lo stesso quotidiano pubblicava una serie di simulazioni, secondo le quali con qualsiasi sistema elettorale si andrà  al voto (dal Consultellum, all’Italicum) il Pd di Renzi stravincerà . Simulazioni che sarebbero contenute in un dossier di Denis Verdini, che viaggia tra i tavoli del Nazareno e quelli di Palazzo Grazioli.
Il patto è saldissimo, le proteste sono inutili oggi e lo saranno pure domani sulla legge elettorale, e nessuno ha nè il peso, nè l’autorità  per mettersi di traverso: ecco il messaggio che Palazzo Chigi vuole mandare ai dissidenti, veri o aspiranti tali.
Pronto a scommettere che non ci saranno sorprese.
Però, le fronde trasversali resistono. E il voto finale a Palazzo Madama slitterà  ancora: si inizia domani pomeriggio, forse giovedì mattina.
Si dovrebbe finire a inizio settimana prossima. “Entro il 2014 la legge elettorale, nel 2015 le riforme istituzionali”, detta i tempi Renzi.
Avrebbe voluto chiudere giovedì, prima della sentenza della Corte di Appello su Berlusconi nel processo Ruby (prevista per venerdì).
In questi giorni, si moltiplicano le voci in favore di un’assoluzione dell’ex Cavaliere. Che — come chiarisce il Mattinale — aiuterebbe le riforme: “Berlusconi innocente, Berlusconi riformatore. Le due cose vanno insieme. Renzi la smetta di tenere separati i due campi”.
Non a caso, dunque, “non c’è spazio per modifiche sostanziali”, andavano ripetendo i senatori, con sfumature di impotenza o di soddisfazione, a seconda dello schieramento
Stamattina si riunirà  il gruppo Pd (senza Renzi) e si voterà : non sui singoli contenuti, ma sull’impianto generale.
Un modo per provare ancora una volta a mettere all’angolo i dissidenti. Stasera il segretario-premier vedrà  i suoi parlamentari. Oggetto: i 1000 giorni. Memento mori. Anche Berlusconi riunisce i gruppi: medesima esigenza, di stoppare i Minzolini e i Fitto
A qualche modifica, comunque, si lavora.
Prima di tutto sull’elezione del presidente della Repubblica : per adesso la base è costituita dai parlamentari e dopo 9 scrutini, basta la maggioranza semplice. Ieri Gotor (Pd, bersaniano) capitanava una raccolta di firme per aggiungere anche gli europarlamentari.
Qualche modifica ci potrebbe essere in tema di poteri. Il gioco che sta cercando di condurre Calderoli: più poteri alle Regioni, meno allo Stato. Renzi ha detto il contrario, e in Aula i senatori del Carroccio sono stati molto critici. Conseguente preoccupazione della Boschi.
Il vero nodo resta l’elettività . Che infatti si vota subito.
Prima della sentenza Ruby, e prima dell’incontro con i Cinque Stelle. In una lettera tranchant Renzi si è detto disposto a vedere il Movimento giovedì o venerdì.
Rintuzzando le critiche in tema di elettività . È su questo che si peserà  la ribellione: sono in 16 i Dem dissidenti, una ventina di Forza Italia, 4 di Ncd.
Possibilista il premier sull’immunità , nella stessa lettera ai grillini: modifica possibile, ma solo se non servono particolari forzature.
Tra gli emendamenti, in particolare, “sensibile” quello che riduce il numero dei deputati, con firme trasversali. “Su questo il governo potrebbe andare sotto”, profetava Felice Casson.
Il che vuol dire correzione della Camera e immediata necessità  di una lettura in più, rispetto alle quattro previste.

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA TENTAZIONE DEI DISSIDENTI DEM: IL VOTO SEGRETO SULL’ART. 57

Luglio 12th, 2014 Riccardo Fucile

LE TRUPPE SCHIERATE, MA SONO IN MOLTI ANCORA GLI INDECISI… E SE PASSA IL VOTO SEGRETO NULLA E’ PIU’ CERTO

«Se ci sarà  il voto segreto sull’articolo 57 avremo delle sorprese, ve lo assicuro». Erica D’Adda è una frondista del Partito democratico e il 57 è l’articolo della Costituzione, architrave della riforma che arriva in Aula lunedì perchè riguarda la composizione del nuovo Senato e l’elezione dei futuri senatori (in tutto 100) non più direttamente dai cittadini ma da parte dei consiglieri regionali.
La maggioranza sembra salda, ma il timore dei «gufi» (come li chiama Matteo Renzi) è quello di imboscate da parte della pattuglia trasversale di dissidenti.
Sullo sfondo, la battaglia dell’Italicum, la nuova legge elettorale approvata finora solo alla Camera, altra faccia dell’accordo tra Pd e Forza Italia.
La riforma arriva in Aula lunedì e da mercoledì si dovrebbe cominciare a votare.
Se Anna Finocchiaro prevede il via libera entro la pausa estiva, i timori rimangono. Nel Pd ci sono i 14 sostenitori del Senato elettivo, quota che però potrebbe salire.
E poi c’è il fronte di Forza Italia: da una parte il gruppo dei 7 di Raffaele Fitto (che potrebbero uscire dall’Aula), dall’altra i frondisti di Augusto Minzolini (ai quali si è aggiunto anche Domenico Scilipoti).
Martedì si incontreranno con Silvio Berlusconi e lo stesso giorno è prevista l’assemblea dei senatori del Pd, che potrebbe concludersi con un voto che formalizzi la posizione ufficiale del partito.
Ieri i senatori di Forza Italia Anna Cinzia Bonfrisco e Augusto Minzolini hanno scritto una nota per ribadire «la volontà  di proseguire nel processo riformatore in linea con il ruolo centrale assunto da Berlusconi con il patto del Nazareno», ma anche per confermare «la necessità  di individuare una soluzione che stabilisca per l’elezione del Senato un criterio che affermi la volontà  popolare».
E su questo tema, cita la proposta di Renato Brunetta di due liste diverse tra senatori e consiglieri regionali.
Paolo Romani, capogruppo azzurro al Senato, assicura che la fronda interna sul disegno di legge Boschi si è ridotta e lo si vedrà  martedì (a differenza del Pd, in Forza Italia non dovrebbe esserci alcun voto).
Ma Minzolini avverte: «Attenzione, ci sono nomi nascosti, potrebbero esserci delle sorprese. Questa riforma non piace quasi a nessuno, vediamo se alla fine la voteranno o no».
Sorprese che potrebbero arrivare anche dal voto segreto.
Al Senato, in realtà , le maglie sono più ristrette. La richiesta può essere fatta da 20 senatori e poi a decidere sull’ammissibilità  è il presidente dell’Aula.
Felice Casson mette le mani avanti: «Sul tema, il regolamento è chiarissimo». Quindi ci sarà  il voto segreto? «Insciallah ».
Ma una previsione Casson la fa: «Penso che qualcosa riusciremo a cambiare e che comunque l’esame non finirà  questa settimana. Noi del Pd presentiamo oltre quaranta emendamenti. Io voterò certamente per il senato elettivo e sull’immunità . Sul voto finale, invece, vedremo cosa uscirà  fuori».
I dissidenti dei vari partiti provano a fare fronte comune.
Miguel Gotor, dopo le modifiche sul quorum per eleggere il presidente della Repubblica, è soddisfatto: «Si è fatto un buon lavoro, il testo è cambiato moltissimo, non capisco perchè opporsi».
Non è d’accordo Maria Grazia Gatti, preoccupata «per i pesi e contrappesi al sistema parlamentare, che non ci sono»: «Io resto per il Senato elettivo, credo che dovrebbero essere ridotti anche i deputati e credo che si dovrebbero allargare le competenze del Senato anche ai diritti sociali e politici».
Voterete contro? «Valuteremo. Non siamo un gruppo nè una corrente, anche se ci parliamo. Non ho timore di sanzioni: non è più tempo di Inquisizione».
Dello stesso parere la D’Adda: «Ho dato scherzosamente del Torquemada a Tonini, che aveva chiesto sanzioni. Tanto più che nel nostro regolamento è consentito il dissenso: non ci spaventiamo».
Quanto al voto segreto: «Io preferisco la battaglia a viso aperto e non mi nascondo. Ma di sicuro ci sono molti che sono sulle nostre posizioni e non si espongono perchè hanno timore».
Il testo non le piace, nonostante le modifiche: «Non voglio usare termini pesanti, ma dimostra una visione della democrazia che è diversa dalla mia: c’è un attacco ai corpi intermedi e un accentramento dei processi e dei poteri».
Roberto Calderoli, reduce dallo sfortunato malore con infortunio, si attribuisce il merito per «la palude evitata» e riassume i rumors: «C’è un fronte ideologico che voterà  contro per convinzione. Ma c’è anche il partito della pagnotta: quelli che, a torto o a ragione, temono di andare a casa».

Alessandro Trocino

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RIFORME, TROVATO L’ACCORDO PD-FORZA ITALIA-LEGA: OK AL NUOVO SENATO DEI NOMINATI

Luglio 10th, 2014 Riccardo Fucile

ALLA FINE IL TESTO MODIFICATO OTTIENE IL VIA LIBERA, DISCUSSIONE IN AULA DA LUNEDI

La Camera sarà  di nuovo composta da nominati grazie all’Italicum basato sui listini bloccati e senza preferenze.
Il Senato “delle autonomie”, invece, avrà  100 componenti che non saranno proprio scelti dagli elettori, ma da altri eletti, cioè i consiglieri regionali.
Proprio sul Senato non elettivo, approvato insieme a tutto il ddl Boschi sulle Riforme dalla commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, ha rischiato un inatteso testacoda il mega-patto tra maggioranza (Pd e gli altri), Forza Italia e Lega Nord.
Uno dei relatori, la presidente di commissione Anna Finocchiaro, aveva infatti presentato un emendamento con il quale si legava la scelta dei nuovi senatori alla composizione dei consigli regionali, premiando così di fatto i partiti più rappresentanti e annullando invece quelli più piccoli.
L’altro relatore, il leghista Roberto Calderoli, si è ribellato: ha disconosciuto l’emendamento, ha ritirato la firma e, insieme al Nuovo Centrodestra, ha preteso e ottenuto la modifica.
All’emendamento è stato tolto un “tenuto conto” ed è stato approvato: in sostanza con questo testo (che ora sarà  esaminato dall’Aula del Senato e poi dalla Camera) entra in Costituzione che l’assemblea di l Senato non è più elettivo e che sarà  composto da 100 tra consiglieri regionali e sindaci.
La prima discussione sugli emendamenti non inizierà  prima di lunedì 14, in ritardo rispetto agli auspici di Renzi e della stessa Boschi.
Si comincerà  a votare al termine di tre sedute.
Lì, in Aula, sarà  ancora un’altra partita. Ci sarà  da capire la portata dell’ostruzionismo annunciato da M5s e Sel (che già  hanno cominciato in commissione) e il peso e la coerenza dei dissidenti dentro il Pd, dentro Forza Italia, dentro il Nuovo Centrodestra, dentro i “nanetti” di governo, come i Popolari per l’Italia.
Al centro del mirino di tutti questi, ovviamente, il Senato non elettivo.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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RIFORMA SENATO, SALTA L’ACCORDO, SPUNTA LA GRANA DELLE LISTE, SI OPPONGONO LEGA E NCD

Luglio 10th, 2014 Riccardo Fucile

PROBABILE LO SLITTAMENTO A LUNEDI DELL’ESAME IN AULA

Problemi per le riforme.
All’ultima curva del pecorso del ddl Boschi, il provvedimento sbanda: resta ancora in carreggiata, ma è costretto a rallentare rispetto ai tempi previsti.
La Commissione Affari Costituzionali del Senato è tornata al lavoro questa mattina per concludere l’esame del disegno di legge.
Pare però impossibile che arrivi in aula nel pomerigigio, come sperava il governo. Più probabile un rinvio a lunedì.
«Così non va, non c’è accordo. A questo punto andiamo in Aula lunedì e lì scioglieremo i nodi».
Sempre più in salita la riforma del bicameralismo. Il correlatore alla riforma, Roberto Calderoli – a margine dei lavori della Commissione Affari costituzionali del Senato – ha annunciato un nuovo stop nella discussione del cosiddetto «Ddl Boschi».
Già  mercoledì sera si erano avuti segnali di un cammino ancora tutto in salita quando il ministro Maria Elena Boschi, i relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli hanno deciso di far passare la nottata prima di licenziare il provvedimento per l’Aula.
Ora il nuovo stop.
Parlando con i cronisti, Calderoli ha spiegato che sia lui che diversi senatori della maggioranza contestano la formulazione dell’emendamento sull’elezione dei senatori da parte dei consigli regionali.
L’emendamento era stato scritto dopo un incontro tra il governo e il capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani.
«L’emendamento – ha spiegato Calderoli – da una parte prevede l’elezione su base proporzionale dei senatori da parte dei consigli regionali, ma dall’altro aggiunge che questa deve avvenire “tenuto conto della consistenza dei gruppi consiliari”.
Questo significa che si sa già  in partenza quanti senatori spettano a ciascun gruppo, e che quindi il voto dei consiglieri regionali perde di peso».
«Se aggiungiamo – ha detto ancora l’esponente del Carroccio – che la norma transitoria stabilisce che i senatori verranno eletti dai consigli regionali sulla base di listini bloccati, capiamo che i futuri senatori li sceglieranno i capigruppo e non verranno eletti dai consiglieri regionali».
Calderoli ha affermato che l’obiezione non viene sollevata solo da lui: «questo testo in Commissione non ha la maggioranza e non passa. Per questo dico che si andrà  in Aula e lì si scioglieranno i nodi».
La Lega non apprezza che la legge elettorale per Palazzo Madama venga inserita direttamente in Costituzione, come prevede la modifica depositata martedì sera dalla relatrice Anna Finocchiaro.
Modalità  che non piace nemmeno agli alfaniani di Ncd e non stanno seguendo le indicazioni della maggioranza.
“E’ un pasticcio costituzionale, se il testo rimane così è difficile votarlo”, ha avvisato il senatore centrista Andrea Augello, precisando che nell’emendamento Finocchiaro, sul Senato di secondo grado, “si rischia di creare un vincolo ai consiglieri regionali che saranno prederminati” nella scelta dei futuri senatori “in base alle percentuali” di proporzionalità  che, nella pratica, favoriranno i partiti maggiori e renderanno quasi impossibile l’elezione dei ‘piccoli’ nel nuovo Senato.
Per la serie “gli apprendisti stregoni”… o imbroglioni.

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VIETATO ALLATTARE IN AULA: “NOI COSTRETTE A SCEGLIERE TRA I FIGLI E LA POLITICA”

Luglio 9th, 2014 Riccardo Fucile

LA PROTESTA DELLA NEODEPUTATA VANESSA CAMANI… SUI DIRITTI DELLE DONNE L’ITALIA FANALINO DI CODA IN EUROPA

Prima , i tempi non erano maturi perchè nell’austero palazzo di Montecitorio una parlamentare potesse allattare, partecipare ai lavori con un neonato tra le braccia o lasciarlo in un nido.
Ma a distanza di anni, il ritardo continua e le parlamentari, vertiginosamente aumentate nell’ultima legislatura in seguito all’onda rosa (più 33 per cento), rischiano se sono anche madri di non avere diritto nè ad allattare i figli nè a un servizio di nursery che li custodisca sul luogo di lavoro.
Così, l’Italia resta il fanalino di coda, mentre a Strasburgo le eurodeputate con i neonati possono sedersi in aula e partecipare al dibattito e alle votazioni con nonchalance, come hanno già  fatto l’italiana Licia Ronzulli e la danese Hanne Dahl.
A Parigi c’è un nido sia all’Eliseo sia all’Assemblèe National, e in Canada e in Svezia l’assistenza è garantita come in tutte le grandi aziende, e l’allattamento al seno favorito.
A Roma invece la protesta per l’assenza di servizi stavolta parte da Vanessa Camani (Pd).
Uno “spazio attrezzato” era stato annunciato nel mese di giugno, ma per ora si continua con i sopralluoghi e dei locali non c’è traccia.
I diritti delle onorevoli si sbriciolano. E la nursery alla Camera è una chimera annunciata a più riprese.
Marina Sereni, vicepresidente a Montecitorio, ha seguito da vicino le richieste, e in qualche caso le proteste, delle colleghe.
E si è data da fare per trovare spazi adeguati per consentire alle mamme di stare insieme ai bambini, il tempo di una poppata o di un cambio, senza sentirsi «esiliate».
Ma oggi l’ingresso è vietato in Aula ai piccoli.
E la preoccupazione è che la Camera possa accogliere male la novità . «Non investiremo risorse permanenti della Camera in servizi per le deputate-madri – chiarisce Sereni – ma ci impegneremo per individuare spazi da attrezzare dove i bambini possano essere accuditi da una persona di fiducia della parlamentare (marito, nonna, babysitter, ndr .) che potrà  incontrarli nelle pause dei lavori. Pensiamo soprattutto a chi non vive a Roma, e dunque deve dividersi tra famiglia e impegni parlamentari».
Aiuta, nel lavoro dell’ufficio di presidenza, il punto di vista di deputate che, come la grillina Claudia Mannino, sono ancora alle prese con l’allattamento.
«Abbiamo esteso il concetto di “missione” alle deputate in maternità  – spiega Valeria Valente, presidente del Comitato Pari Opportunità  della Camera – per consentire loro di non risultare assenti durante i cinque mesi che la legge italiana prevede per tutte le lavoratrici. Diversi sono i problemi delle dipendenti della Camera, 675 su 1442, di cui il nostro comitato si occupa: a loro serve un asilo o almeno una ludoteca in grado di accogliere i figli almeno durante le vacanze, un progetto più ambizioso. Ma nulla vieta che le deputate possano usufruire dei servizi per le dipendenti, o viceversa. Presenteremo un progetto nel nostro piano di azione triennale, tra pochi giorni».

Vera Schiavazzi
(da “La Repubblica”)

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“IL SENATO SARA’ LA SAIGON DI RENZI”: ECCO I QUARANTA DISSIDENTI CONTRO IL PATTO RENZI-BERLUSCONI

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

DA MINZOLINI A MINEO, DA CHITI A FORMIGONI, ORMAI I DISSIDENTI SPUNTANO OVUNQUE COME I VIETCONG

C’è già  chi ha ribattezzato palazzo Madama come la “Saigon” di Renzi. Perchè in queste ore i dissidenti spuntano ovunque, neanche fossero dei Vietcong.
Con l’obiettivo di abbattere il patto del Nazareno.
In due tappe. Primo, prendendo tempo. Poi, ridiscutendo il tutto.
È questo di fatto che spiegano nel corso della conferenza stampa i “dissidenti” azzurri come Augusto Minzolini, rossi come Mineo e Verdi come il redivivo Pecorario Scanio.
Il primo obiettivo è evitare che mercoledì la riforma piombi in Aula al buio, visto che nessuno finora è riuscito a leggere e esaminare bene il testo.
Nè aiuta la giornata di domani visto che la commissione Affari costituzionali è chiamata a licenziare la parte più importante della riforma più tutto il titolo V.
Al momento i numeri per evitare che la riforma passi con i due terzi ci sono.
E allora vediamo il pallottoliere.
Per avere i due terzi a palazzo Madama occorre raggiungere quota 214 senatori (su un totale di 320). È questo il numero magico.
Sulla carta, se i partiti contraenti del “patto” tenessero, non ci sarebbero problemi. Insieme il Pd, Forza Italia, la Lega e Ncd raggiungono quota 216.
È questo il risultato della somma tra i 109 senatori del Pd, i 59 di Forza Italia, i 15 della Lega e i 33 di Ncd.
A cui vanno aggiunti 8 senatori di Per l’Italia (su 10) favorevoli alla riforma, più i 7 di Scelta civica e 6 su 11 di Gal.
Sulla carta, dunque, a favore della riforma si sono 237 senatori. Sulla carta però. Perchè il “partito traversale dei dissidenti” avanza.
Al momento i ben informati ne contano una “quarantina”: tra i 24 e i 27 di Forza Italia, un paio di Ncd, 18 del Pd.
È il gruppone democratico che ormai da settimane ha manifestato la propria contrarietà : Chiti, Mineo, Corsini, Massimo Mucchetti, Casson, Nerina Dirindin, Erica D’Adda, Maria Grazia Gatti, Sergio Lo Giudice, Claudio Micheloni, Tocci, Lucrezia Ricchiuti e Renato Turano, Francesco Giacobbe.
Bastano a impedire che la riforma passi con i due terzi. Ma è soprattutto Forza Italia il cuore del problema.
Tanto che ancora non si sa se si terrà  domani la riunione con i gruppi convocata dopo lo sfogatoio della settimana scorsa, per poi essere sconvocata.
Segno che il gruppo è fuori controllo.
Su 59 i dubbiosi sono attorno ai 27. L’attivo Minzolini c’entra poco.
È l’ultima tappa dello scontro tra “cerchio magico” e corpaccione del partito. L’opinione diffusa tra i dissidenti è che il vero patto tra Berlusconi e Renzi preveda che l’esito naturale del percorso di riforme sia il voto anticipato.
Possibile già  a marzo del 2015, se la prima lettura avviene entro l’estate al Senato.
Il combinato disposto di nuovo Senato e Italicum rischia di essere fatale per i non graditi al cerchio magico.
Ed è su questo punto la saldatura reale con quelli del Pd certi di non essere graditi al nuovo corso renziano: “Il voto anticipato — dice una fonte autorevole di Forza Italia – è più probabile se passa la riforma. Se non passa Renzi minaccerà  ma non riuscirà  a sciogliere. Tra Camera e Senato quelli certi che non saranno ricandidati tra Pd e Forza Italia sono una ottantina, a cui aggiungere quelli di Ncd che non rientreranno”.
Ecco lo spettro agitato per affossare le riforme: “Se passano, il prossimo anno tutti a casa”.
Ed è proprio per provare a ricompattare il gruppo Berlusconi ha chiesto una lista dei dissidenti. Per chiamarli uno ad uno.
È rimasto molto colpito dell’entità  del dissenso. Che tocca anche “insospettabili”.
Su 59, ribolle la metà  del gruppo di Forza Italia.
A partire dai 7 pugliesi di Raffaele Fitto: Francesco Bruni, D’Ambrosio Lettieri, Pietro Iurlaro, Pietro Liuzzi, Luigi Perrone, Lucio Tarquinio, Vittorio Zizza.
Un altro pugliese, Francesco Amoruso, vicino a Maurizio Gasparri è molto dubbioso. Così come è dubbioso il gasparriano Francesco Aracri, macchina di consenso nel Lazio.
Più che perplessi due lombardi, Zuffada e Panioncelli.
Contrario il gruppo campano di Cosimo Sibilia, Eva Longo. Mentre i contrarissimi Milo e D’Anna sono già  nel Gal.
Incerti Cinzia Bonfrisco, Lucio Malan, Ciro Falanga, Enzo Fasano, Domenico Scilipoti, Riccardo Villari, Paolo Galimberti, Franscesco Scoma.
Tra i non pervenuti Sandro Bondi e Manuela Repetti.
È l’ora del grande negoziato. Per far rientrare il dissenso. Vale per Forza Italia, ma non solo.
Dentro Ncd nelle ultime ore su posizioni contrarie, dopo Roberto Formigoni, si è posizionato Antonio Azzollini, presidente della Commissione Bilancio.
Mercoledì sera la Giunta al Senato si occuperà  dell’utilizzo delle sue intercettazioni nell’ambito di un provvedimento che lo coinvolge.
Il relatore, Felice Casson, si è già  detto favorevole all’utilizzo. Ma nulla è scontato, perchè il voto di Azzolini è prezioso sulla grande riforma del Senato.
E non solo il suo.

(da “Huffingtonpost“)

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INTERVISTA A MASSIMO LUCIANI, COSTITUZIONALISTA: “PERICOLOSO AFFIDARSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE, MANCANO CRITERI CHIARI”

Giugno 26th, 2014 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DI AFFIDARE ALLA CONSULTA LA DECISIONE SULL’IMMUNITA’ DI UN PARLAMENTARE

Immunità  alla Consulta?
«No, se non a condizioni molto precise». Massimo Luciani, costituzionalista della Sapienza, semina dubbi molto forti sull’ipotesi di affidare alla Corte la “patata bollente” dell’immunita’.
Perchè è così perplesso?
«Già  ora la Corte ha l’ultima parola sull’insindacabilità  dei parlamentari. Ma questa dev’essere sollecitata dal ricorso del giudice che non è convinto della decisione delle Camere. Ed è guidata da precisi parametri costituzionali, perchè l’articolo 68 dice che le opinioni insindacabili sono quelle nell’esercizio delle funzioni e la Corte controlla proprio questo».
Ma i relatori andrebbero verso una Corte che decide sulle richieste del giudice dopo l’istruttoria delle Camere
«Vedo due serie difficoltà . Mentre la Costituzione chiarisce quali sono i presupposti dell’insindacabilità , su quelli del diniego di autorizzazione arresti o intercettazioni si limita a sottintendere l’intento persecutorio. Un po’ poco. E non basta: queste sono garanzie dell’indipendenza del Parlamento e su di esse è il Parlamento che deve pronunciarsi. Non mi sembra il caso che la Corte lo faccia direttamente ».
La Consulta può o non può decidere la sorte giudiziaria di un deputato o senatore?
«Ripeto, si tratta di garanzie importanti e, se si vuole cambiare la situazione, si deve limitare l’intervento della Corte alla sanzione degli abusi: si dovrebbe precisare in Costituzione quando c’è l’abuso e far intervenire la Corte solo a posteriori»
Lei boccia d’un colpo l’intervento diretto?
«Effettivamente non mi convince. Ma prima di parlare di bocciatura, sarebbe bene vedere come lo si concepisce».
L’ipotesi è chiara, istruttoria delle Camere, relazione alla Corte, che decide in una sua sezione speciale
«Se fosse solo questo, le condizioni di cui parlavo non mi sembrerebbero soddisfatte. Meglio allora lasciare tutto com’è o intervenire solo sull’autorizzazione alle intercettazioni. Ma meglio ancora sarebbe se la politica prendesse atto dell’assoluta necessità  di usare le tutele costituzionali di cui gode per quello che sono: garanzie dell’istituzione e non privilegi personali. Se lo avesse sempre fatto, il problema non si sarebbe posto».

Liana Milella
(da “La Repubblica”)

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