Gennaio 10th, 2013 Riccardo Fucile
PER SALVARSI ORA SI SONO INVENTATI L’ AUTOCERTIFICAZIONE SU APPOSITO MODULO
Sei un candidato del Partito democratico coinvolto in qualche inchiesta giudiziaria? 
Puoi autocertificarti e la commissione di garanzia valuterà se la tua dichiarazione è in linea con il codice etico (ove la segreteria del partito lo richiedesse).
È questo il meccanismo “anti-impresentabili” studiato da Luigi Berlinguer per ripulire le liste elettorali entro il 21 gennaio, giorno della presentazione definitiva.
“Esamineremo caso per caso” aveva detto Pier Luigi Bersani.
Ma la discussione in Direzione nazionale non c’è stata.
Meglio rinviare i nomi più controversi al tribunale interno, sempre che tutti gli aspiranti parlamentari consegnino il modulo con la dichiarazione, e che sia veritiera.
Per esempio: il candidato numero 7 in lista nella circoscrizione Sicilia 2 alla Camera, Vladimiro Crisafulli, dovrà scrivere che è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio con l’accusa di aver fatto pavimentare a spese della Provincia la strada comunale che porta alla sua villa.
Inchiesta che, secondo il codice etico del Pd, non ti rende incandidabile.
Potrebbe anche scrivere che è stato filmato mentre parlava di politica e affari con il boss Raffaele Bevilacqua.
Posizione archiviata, sebbene la sentenza parlasse di “dimostrata disponibilità a mantenere i rapporti con il boss”.
Candidabile.
Chi rischia di più è Antonio Papania, piazzato al secondo posto nella circoscrizione Sicilia al Senato, che ha patteggiato 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio.
Anche se il reato non è tra quelli esplicitamente esclusi dal codice etico.
Ha invece deciso di non passare dalle “forche caudine” della commissione di garanzia Bruna Brembilla.
Ex assessore provinciale a Milano nella giunta di Filippo Penati è stata intercettata in un’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta, posizione poi archiviata.
Sarebbe stata candidabile.
“Per senso di responsabilità , consapevole della delicatezza del momento politico che stiamo vivendo, decido di rinunciare alla candidatura — ha scritto in una lettera al segretario del Pd lombardo, Maurizio Martina — per me non è importante un posto, ma l’affermazione delle politiche del Pd, candidato a guidare il paese in una delicatissima fase di transizione”.
La Brembilla aveva partecipato alle primarie e poteva ambire a un posto in lista. Ma alla fine ha rinunciato.
Resta invece Francantonio Genovese, terzo in lista nella circoscrizione Sicilia 2 per la Camera, campione di conflitti d’interesse.
Scriverà nell’autocertificazione che che lo chiamano “Franzantonio” perchè è diventato sindaco di Messina sebbene azionista della Caronte, società dei traghetti nello Stretto?
E che molti dei suoi parenti siedono sulle poltrone di enti e società finanziati dalla Regione? Difficile.
Al dodicesimo posto della circoscrizione Campania 1 per la Camera resiste Massimo Paolucci, tirato in ballo nella “trattativa” tra lo Stato e i Casalesi sui rifiuti a Napoli, mai indagato.
Il suo coinvolgimento era stato denunciato in un articolo della giornalista antimafia Rosaria Capacchione, anche lei candidata con il Pd, ma al Senato.
Le loro strade, per ora, restano divise.
Caterina Perniconi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 8th, 2013 Riccardo Fucile
ECCO I PARLAMENTARI USCENTI CHE RECLAMANO ANCORA UN SEGGIO
Alla prova del voto la legge sulle liste pulite si rivela per quello che molti commentatori
avevano paventato che potesse essere, un clamoroso flop.
Nonostante ben tre ministeri di peso – Interno con Cancellieri, Giustizia con Severino, Funzione pubblica con Patroni Griffi – si siano impegnati per mesi, il risultato ora è sotto gli occhi di tutti. In vista della chiusura sui candidati, quella legge si rivela non sufficiente per garantire effettivamente “liste pulite”.
Il divieto di candidarsi per i soli condannati in via definitiva con una pena minima di due anni per reati gravi non ferma la grande massa dei nomi più discussi, tutti coloro che hanno processi in corso per reati gravi, dall’associazione mafiosa o camorristica alla corruzione, al finanziamento illecito alla frode.
Una carica di 95 parlamentari uscenti, tutti con condanne ancora non passate in giudicato o ancora indagati, irromperà nella gara per palazzo Madama e per Montecitorio.
La parte del leone la farà ancora il Pdl che, con Silvio Berlusconi alla testa, guida la classifica dei politici italiani nei guai con la giustizia.
Dopo il Cavaliere, che rischia nel 2013 una condanna definitiva a 4 anni per il caso Mediaset e una nuova sentenza negativa per la vicenda Ruby, ecco i personaggi più noti del suo entourage. In testa Denis Verdini che addirittura sta materialmente selezionando i candidati, nonostante abbia tre inchieste con cui fare i conti.
Il Pdl potrebbe rilanciare ex onorevoli ed ex senatori che hanno riempito le cronache giudiziarie, da Aldo Branchera Salvatore Sciascia, da Alfonso Papaad Altero Matteoli.
Ma il vero caso delle prossime elezioni, visto dal cotè dei palazzi di giustizia, rischia di essere quello del gruppo Grande Sud del ex deputato Pdl Gianfranco Miccichè.
La sua futura lista, collaterale a quella di Berlusconi, potrebbe raccogliere alcuni degli inquisiti e già condannati più chiacchierati e quindi più scomodi per l’ex premier.
Il nome più noto in prima battuta è quello di Marcello Dell’Utri, l’ex manager di Publitalia, senatore uscente, che rischia una pesante condanna per concorso in associazione mafiosa. Grazie all’esclusione dalla legge sull’incandidabilità di chi ha patteggiato una pena, per lui non conta il verdetto definitivo a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frode fiscale che risale al ’99.
Ma sono i processi di Palermo i più imbarazzanti, soprattutto quello sul concorso in 416bis che lo ha visto subire una pena di 9 anni in primo grado poi ridotta a 7, fermata dalla Cassazione per un annullamento e il rinvio a un nuovo appello.
Accanto a Dell’Utri potrebbe correre Nicola Cosentino, salvato dall’arresto grazie al no della Camera nonostante un’accusa di concorso esterno in associazione camorristica. A
ltri due inquisiti noti come Clemente Mastella e l’ex Idv Americo Porfidia potrebbe trovare un posto con Miccichè.
Esiste ovviamente un caso Lega, soprattutto dopo la nuova inchiesta esplosa per la gestione dei fondi al Senato, che vede coinvolti l’ex ministro Calderoli e il capogruppo Bricolo.
Dibattito anche nell’Udc per il segretario Cesa per via di una condanna per corruzione annullata per incompatibilità del gip.
Ma è nel Pd che, giusto domani nella direzione del partito, si porrà il problema di che fare non solo di chi, parlamentare uscente, conta una condanna, ma di chi ha vinto le primarie di fine dicembre e ha un nome che figura in qualche inchiesta.
A porre il problema è stato l’ex pm di Venezia Felice Casson, adesso il Pd è chiamato a confrontare la posizione dei singoli aspiranti con il suo codice etico.
A far discutere le vicende giudiziarie degli ex parlamentari Giovanni Lolli, aquilano, imputato per favoreggiamento, Nicodemo Oliverio, di Crotone, imputato per bancarotta fraudolenta, Vladimiro Crisafulli, ennese, rinviato a giudizio per abuso d’ufficio.
Tutti e tre hanno vinto le primarie.
Ad essi si aggiungono altri vincitori i cui nomi sono però finiti nelle cronache giudiziarie.
Si tratta di Bruna Brembilla, milanese, citata in un’indagine sulla ‘ndrangheta; Andrea Rigoni, di Massa, condannato a 8 mesi per abuso edilizio, ma prescritto; Ludovico Vico, di Taranto, intercettato nell’inchiesta sull’Ilva mentre progetta di attaccare l’ex presidente di Legambiente Della Seta una volta arrivato in Parlamento; Antonio Papania, di Alcamo, che ha patteggiato una pena di due mesi per abuso di ufficio nel 2002.
Nel Pd l’aria che si respira è questa: coinvolgimenti non significativi, condanne lievi.
Rischia soprattutto Vico, l’unico che non ha vinto direttamente le primarie.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile
CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA IL 24 OTTOBRE: POCHI GIORNI DOPO CARLO ZIZZO SAREBBE STATO ARRESTATO PER TRAFFICO DI STUPEFACENTI… PAPA: “NON SO PERCHE’ FOSSE LI'”: MA SONO VICINI DI CASA
La cravatta slacciata, il colletto della camicia sbottonato, parlava tranquillamente con chi gli era seduto a fianco.
Sorrideva rilassato, perfettamente a proprio agio, come se alla Camera dei deputati fosse di casa.
Lì in prima fila, nella sala stampa di Montecitorio, ascoltava Alfonso Papa e Lele Mora raccontare la loro esperienza in carcere e scagliarsi contro la “barbarie” della carcerazione preventiva.
Era il 24 ottobre.
Pochi giorni dopo, il 6 novembre, Carlo Zizzo, 52 anni, pregiudicato originario di Fondi, sarebbe stato arrestato dai carabinieri di Latina insieme ad altre 34 persone per traffico internazionale di stupefacenti: l’organizzazione di cui era il vertice comprava cocaina, hascisc e anfetamine dall’estero, soprattutto dalla Spagna, e li smerciava tra Roma e la provincia di Latina.
Cosa ci faceva il 24 ottobre alla Camera dei deputati l’uomo che, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, controllava il narcotraffico nel sud pontino?
“Chi ha vissuto il carcere preventivo ha il dovere di denunciarne la degenerazione”, scandiva quel giorno dal tavolo dei relatori l’onorevole Papa, magistrato e deputato Pdl nel finito a Poggioreale per 101 giorni (tra il 20 luglio e il 31 ottobre 2011) nell’ambito dell’inchiesta sulla P4, arresto poi dichiarato illegittimo dal tribunale del Riesame.
In prima fila Carlo Zizzo ascolta attento.
Pochi i giornalisti in sala, le telecamere del FattoQuotidiano.it riprendono il boss mentre parlotta con la signora alla sua sinistra.
Il primo a raccontare dell’inconsueta presenza in Parlamento è il quotidiano Latina Oggi, che l’8 novembre, due giorni dopo gli arresti, scrive della “la famigliarità di Zizzo con ambienti bene e forse politici della Capitale.
Non è un caso, probabilmente, che il mese scorso Carlo sia stato ripreso dalle telecamere del Fatto Quotidiano in prima fila a una conferenza stampa che il parlamentare del Pdl Alfonso Papa e l’agente dei vip Lele Mora hanno tenuto alla Camera dei deputati (…). Perchè fosse lì i magistrati non sono riusciti a spiegarselo”.
“Non so perchè fosse lì — ha detto al telefono Alfonso Papa a ilfattoquotidiano.it — quel giorno in sala c’erano persone legate a varie categorie. Erano presenti delle associazioni che si sono occupate degli accrediti. Non saprei…”.
Sono certi, invece, i legami di Zizzo con la Capitale: l’uomo è “di fatto residente a Roma, nel quartiere Parioli”, si legge nella nota stampa diramata dai carabinieri.
Da Roma il boss non solo gestiva lo spaccio della droga sul litorale pontino con l’aiuto del fratello Altiero, del figlio Luciano e della moglie Luigia D’Ettorre, tutti arrestati, ma faceva anche l’usuraio: “A.G.B., 48 anni di Roma e socio di maggioranza di una società immobiliare — racconta Latina Oggi — si era rivolto a Zizzo ottenendo un prestito di 400 mila euro. In due anni l’imprenditore è stato inghiottito da un vortice di debiti e interessi, generato da tassi annui del 96%”.
A Fondi lo conoscono tutti come “English” fin dai tempi in cui rapinava i portavalori armato di mitragliette AK-47 e bombe a mano.
A metà degli anni ’90 conosce il carcere, poi comincia a far carriera nel narcotraffico. Un’ascesa inarrestabile, che lo porta al vertice di una struttura — si legge nell’ordinanza di 215 pagine firmata dal gip del Tribunale di Latina, Costantino De Robbio — “tra i maggiori punti di riferimento di numerosi spacciatori di cocaina e hascisc operanti nei Comuni di Fondi e Terracina”.
Le indagini sono durate 3 anni. All’alba del 6 novembre l’ondata di arresti: 35 le ordinanze di custodia cautelare eseguite da 200 uomini dell’Arma tra Roma, Latina, Terracina e Fondi e firmate dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
Le accuse: associazione a delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di stupefacenti, detenzione di armi comuni da sparo e da guerra (un mitragliatore sovietico venne sequestrato ad uno degli arrestati nel 2010) e intestazione fittizia di beni.
Che legame esiste tra Carlo Zizzo e la Camera?
Per ora un’altra coincidenza lega il boss ad Alfonso Papa: sono vicini di casa. Nell’ambito dell’operazione, denominata “San Magno” i carabinieri hanno sequestrato anche 16 abitazioni, tra cui una villa con piscina al Salto di Fondi, in zona Borgo Sant’Antonio, di proprietà dei fratelli Zizzo.
La stessa area a pochi passi dal mare, scrive Latina Oggi, in cui possiede una villa anche il deputato del Pdl. Il mistero rimane.
Eppure quello degli Zizzo figura da tempo tra i clan che si sono spartiti il controllo dell’Agro pontino insieme ai Tripodo, ai Peppe e ai Trani (falcidiati dalle condanne inflitte in primo grado nel processo Damasco 2).
Una relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia datata 20 novembre 1991 parla del “clan camorristico di Carlo Zizzo” operante nella zona di Fondi.
A quanto pare gli Zizzo alla Camera qualcuno li conosceva già .
Marco Quarantelli
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 7th, 2012 Riccardo Fucile
SE A CAVANO ANCHE DE ANGELIS, BRANCHER E SCIASCIA
Anche Marcello Dell’Utri sarà candidabile. Tra le maglie del provvedimento passano
quasi tutti i parlamentari che avevano temuto di non poter ripresentarsi alle elezioni. Tra questi l’amico di Silvio Berlusconi, che ha condiviso successi e avventure politiche e giudiziarie.
Dei diversi procedimenti subiti, incluso quello per concorso esterno in associazione mafiosa (la condanna in appello a 7 anni è stata annullata con rinvio in Cassazione), solo uno avrebbe potuto fermare una sua ricandidatura: la condanna definitiva a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frode fiscale in Publitalia.
Ma arrivò al termine di un patteggiamento, nel ’99. Quindi non vale.
A fugare ogni sospetto il ministro Severino chiarisce: «Chi decide di patteggiare deve essere messo nella possibilità di conoscere le conseguenze della sua scelta. Applicarla oggi ritornerebbe a carico dell’imputato in modo irrazionale».
Anche Marcello De Angelis (Pdl) era e resta candidabile perchè ha scontato la sua pena a 5 anni e 6 mesi per associazione sovversiva e banda armata nell’89.
Tra i condannati in via definitiva si salva il pdl Aldo Brancher perchè condannato solo a due anni per ricettazione e appropriazione indebita nello scandalo Antonveneta. Anche Salvatore Sciascia (Pdl) potrebbe essere candidato perchè la condanna a 2 anni e sei mesi per aver corrotto alcuni ex colleghi della Finanza risale al 2001: troppo vecchia.
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
SINO ALLA FINE DELLE CONSULTAZIONI NESSUNO DEI 1400 CANDIDATI SA QUANTI VOTI HA PRESO
Tante candidature e una sola certezza: il casaleggium, il sistema elettorale on line
pianificato negli uffici della Casaleggio associati per decidere chi si candiderà al Parlamento sotto il simbolo del Movimento 5 stelle, era e resta un grande mistero. Non ci sono proiezioni, i candidati stessi non sanno, tantomeno possono sapere, il numero degli iscritti.
Nodi che probabilmente verranno sciolti nei prossimi giorni, anche se per ora nè Grillo nè Casaleggio si sono esposti.
Ci sono regole che devono essere rispettate, c’è un numero di candidati (1400) e le indicazioni su come e quando votare. Niente altro.
Fino a oggi la questione si è risolta all’interno di quel contenitore che va sotto il nome di beppegrillo.it . E nel gruppo c’è chi è pronto a impugnare eventuali errori tecnici, proprio perchè convinto di potersi candidare, ma che si è trovato nella lista degli esclusi. Senza trovare motivo.
Come Alessandro Cuppone, candidato sulla carta che non ha invece trovato posto in lista. Ha scoperto di essere fuori solo qualche giorno prima.
“Sono stato contattato da Beppe Grillo, ma non ha saputo darmi delle spiegazioni precise sulla motivazione della mia esclusione. Mi ha detto che ci saremmo risentiti. Io ho segnalato allo staff, ma a oggi non ho ancora avuto una risposta. Bisogna capire se sono stato messo fuori secondo criteri soggettivi o oggettivi. Ne va della validità di queste elezioni”.
C’è chi ha saputo all’ultimo minuto di non poter aspirare a una vita romana.
Come Lorenzo Andraghetti, bolognese, tagliato fuori dalla lista dei candidati alla vigilia dell’apertura delle votazioni.
Secondo lo staff, la sua esclusione ha un motivo ed è dovuta al fatto che, dopo essere stato eletto in quartiere nel 2011, ha rinunciato all’incarico per completare gli studi in Brasile.
“Casaleggio sostiene di aver specificato questa regola in un documento fatto sottoscrivere da tutti candidati al momento dell’adesione”, spiega Andraghetti. “Ma io non l’ho mai firmato. Il problema è che Casaleggio ha inviato, immagino involontariamente, versioni diverse a una parte dei candidati. E se la responsabilità non è mia, non ha senso che io venga penalizzato per errori altrui”.
Andraghetti parla e sa che se decide di fare politica può rivolgersi altrove.
Se non altro perchè il capo, Beppe Grillo, ha avvertito tutti: “Ci possono essere errori, imprecisioni e imprevisti, ma siamo di fronte a un esperimento che viene introdotto per la prima volta nel mondo”.
Davide Bono, delegato di lista in Piemonte, vicinissimo a Casaleggio, spiega: “Abbiamo avuto un po’ di problemi con i profili dei candidati. Alcuni, ad esempio, non hanno caricato il video o il curriculum in tempo. Ma per ora non c’è stata alcune segnalazione da parte di persone escluse senza ragione. In genere, un motivo riconducibile al regolamento c’è”.
Chi se la ride a distanza è Valentino Tavolazzi, l’espulso dal Movimento: “Il Casaleggium – ha stabilito chi sia candidabile, senza alcun confronto preventivo, e ha tradito quanto promesso da Grillo in tutte le piazze: chiunque si può candidare, se incensurato, non iscritto a partiti e se non ha svolto due mandati. Le scarse informazioni disponibili e le modalità di voto hanno impedito una partecipazione più larga e consapevole”.
Altro che milioni al voto, “le Parlamentarie stanno assumendo una dimensione parrocchiale” e usano un “metodo inqualificabile in base ai valori fondanti per il Movimento, quali trasparenza e partecipazione”.
Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
“CLIMA PRE-ELETTORALE, VOGLIONO MANI LIBERE PER IL VOTO”….RITORNA IN COMMISSIONE LA RIFORMA CHIAVE
Slitta la delega fiscale (che torna in commissione) e avanzano a fatica il decreto sulla crescita, la legge di Stabilità e gli altri cinque decreti ormai in scadenza.
Il rischio ingorgo al Senato paventato giorni fa martedì è diventato sempre più concreto e si muove in simmetria con la fibrillazione politica dentro la maggioranza (guarda le misure a rischio).
Nel centrosinistra per le primarie, nel centrodestra per la crisi da leadership.
Su tutto incombe il movimento trasversale dei sindaci e dei governatori dolorosamente tosati dalla spending review che domani terranno una conferenza straordinaria per valutare le reazioni da mettere in campo dopo gli incontri che in queste ore stanno avendo con i senatori della maggioranza.
Mentre si scopre che il peso della manovra 2013-2015 impostata con la legge di Stabilità , dopo l’esame alla Camera, è salita di 8,9 miliardi di euro passando a 40,2 miliardi, piccole modifiche vedono la luce dentro il provvedimento sulla crescita.
In commissione Industria è stato dato il via libera al «mobile ticketing», cioè la possibilità di acquistare i biglietti dell’autobus dal proprio telefonino.
Sì anche ad un emendamento che prevede l’obbligo dell’uso «esclusivo» di pneumatici da neve in determinate condizioni atmosferiche.
L’agenda relativa all’iter della legge di Stabilità , dopo la fiducia da parte della Camera, verrà decisa domani dal presidente del Senato Renato Schifani.
Sempre domani arriverà all’esame dell’aula il decreto legge sui costi della politica dentro il quale c’è anche un provvedimento che imprime una stretta sui costi delle Regioni e rafforza il controllo della Corte dei Conti sui bilanci.
La zona enti locali resta ad alta turbolenza politica.
Se dovesse saltare la delega fiscale, le misure già previste e che non vedranno mai la luce non sono di poco conto.
Si va dalla riforma del catasto che, pur assicurata l’invarianza di gettito, dovrà aggiornare i valori degli immobili a quelli reali, al contrasto di interessi con la possibilità di detrarre dalla denuncia dei redditi gli scontrini, la revisione delle agevolazioni fiscali, il tutoraggio per le imprese, l’esclusione dalla nuova Iri per i professionisti, nuovo statuto dei contribuenti, le semplificazione per imprese e cittadini.
E anche l’accorpamento delle agenzie fiscali.
E’ prevista pure la revisione delle sanzioni e del contenzioso compresa la disciplina dell’abuso del diritto ed elusione fiscale.
Dentro sono finite anche norme che riguardano i giochi, con sanzioni aggravate per l’online, e nuovi strumenti per rilanciare il settore ippico.
Roberto Bagnoli
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
LE NUOVE NORME SI LIMITANO AD APPALTARE IL CONTROLLO DEI BILANCI A SOCIETA’ ESTERNE… MANCA LA VERIFICA DELLE SINGOLE SPESE
I conti dei gruppi parlamentari, nonostante gli scandali che hanno travolto la politica, sono poco trasparenti e rischiano di rimanerlo ancora perchè il provvedimento che il Senato si accinge a votare non considera i rendiconti delle singole spese, ma affida a società esterne la revisione contabile dei bilanci nel loro complesso.
La proposta di modifica del regolamento interno che domani il Senato dovrebbe votare è stata al centro di un servizio di Report, dedicato a far luce sull’utilizzo di quei 75 milioni di euro che i gruppi parlamentari, ovvero i partiti, ricevono per le spese dalle presidenze di Camera e Senato.
Una cifra non solo ragguardevole e che si aggiunge ai 300milioni di euro che annualmente la legge eroga a tutti i partiti politici per “rimborsi elettorali”, ma consente anche vantaggi degni di un paradiso fiscale dal momento che i regolamenti parlamentari non impongono alcun tipo di rendicontazione.
I fondi che i singoli gruppi ricevono serve a mantenere in efficienza un sistema complesso; un gruppo parlamentare ha in organico una folta schiera di personale che gravano sul bilancio del gruppo e percepiscono un’indennità che è qualificata come rimborso, e non come compenso, restando quindi esenta da tasse.
L’indennità dei capigruppo inoltre ha un valore del tutto discrezionale, e non viene reso pubblico.
Report denuncia anche la “zona grigia” dei gruppi misti: ai loro membri si continua a garantire un’indennità tra i 75mila e i 150mila euro annui ciascuno.
In un quadro tanto poco trasparente dove le maglie del controllo sono così larghe, l’opacità sulla gestione e la destinazione d’uso di tali cifre sembra riguarda anche gli stessi membri dei gruppi parlamentari.
In questo contesto, si inquadra il voto di domani a Palazzo Madama: il nuovo regolamento affiderà ad una società di revisione esterna il bilancio dei gruppi parlamentari ma continuerà a non prevedere la rendicontazione documentale delle spese sostenute dai gruppi parlamentari.
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Novembre 15th, 2012 Riccardo Fucile
AI FINI CLIENTELARI APPROVATI EMENDAMENTI A PIOGGIA
“La ricostruzione dei fatti è del tutto errata e destituita di ogni fondamento: non c’è nessun arretramento”.
Con queste parole insolitamente dure, un paio di giorni fa il governo aveva smentito di aver effettuato un “blitz alla Camera” per annacquare le norme che impongono il pagamento dell’Imu dal 2013 anche per le attività commerciali degli enti no profit (congregazioni religiose comprese), come suggerivano alcuni giornali.
Ma in realtà , di blitz alla Camera se ne stanno facendo altri in questi giorni e col governo più che altro spettatore.
Ci si riferisce agli emendamenti alla legge di Stabilità approvati negli ultimi due giorni a fini elettorali e/o di clientela: non c’è più l’assalto alla diligenza delle vecchie Finanziarie, per carità , quanto piuttosto la distribuzione delle briciole rimaste sulla tovaglia.
Eccovi qualche esempio:
Manfredonia e la sua Autorità portuale sono un caso emblematico: commissariata da sei anni, gestisce un’infrastruttura che langue nell’inutilità e spende il 50% della sua dotazione in stipendi e spese generali contro il 2,8% della media.
E’ la seconda volta che il governo prova ad accorparla ad altre autorità pugliesi e non ci riesce: domenica notte, da ultimo, a salvarla ci ha pensato una “riedita” alleanza tra Pdl, Udc e Lega, benedicente il sottosegretario Polillo.
Regista, dicono fonti parlamentari, il vicepresidente della Camera Antonio Leone, feudatario di Manfredonia per i berluscones: d’altronde, in ballo, ci sono i lavori di ammodernamento del porto e manutenzione dei fondali, roba da 60 milioni di euro.
Il Belice e la sua ricostruzione quasi cinquantennale sono dentro la legge di Stabilità . L’altro ieri mattina i deputati commissari al Bilancio hanno trovato modo di stanziare ben dieci milioni di euro per il 2013 a favore delle zone della Sicilia occidentale colpite dal terremoto del 1968.
Firmatario dell’emendamento è Giuseppe Marinello, dentista, deputato di Sciacca (Agrigento), fedelissimo di Angelino Alfano e, nonostante il tracollo elettorale, suo plenipotenziario nelle terre natie.
Gli Lsu, gli ormai famigerati lavoratori socialmente utili, non mancano neanche stavolta.
Sempre su proposta dell’efficace amico di Alfano, Giuseppe Marinello, la commissione Bilancio ha stanziato un milione di euro per la stabilizzazione degli Lsu nei comuni con meno di 50 mila abitanti.
I soldi, curiosamente, vengono sottratti a vecchi stanziamenti con lo stesso scopo destinati a Napoli e Palermo.
Certo un milione è una cifra sospetta, troppo poco per servire a tutti. E infatti servirà solo a Sciacca, comune che ha dato i natali proprio a Marinello: ce lo dice addirittura un comunicato del Pdl cittadino in cui si ringraziano deputato e governo.
L’Inps e il suo immenso patrimonio restano fuori dalla stretta sull’acquisto o l’affitto di immobili per la Pa: lo ha deciso un emendamento di Pd, Pdl e Udc che esclude gli enti previdenziali pubblici e privati dal nuovo regime.
Così Mastrapasqua e soci non dovranno sottostare alle decisioni (e ai prezzi) del fondo unico creato dal governo.
Il taglio delle tasse finto non manca mai: con uno degli emendamenti dei relatori viene costituito l’ennesimo fondo per tagliare le imposte dall’anno prossimo.
Come sempre. La minoranza italiana in Croazia e Slovenia verrà finanziata con 3,5 milioni di euro, le associazioni degli esuli istriani con 2,3 milioni.
Tutti contenti: la strana maggioranza, la Lega e pure il ministro degli Esteri Terzi.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
IL TESTO PREVEDEVA UN ANNO DI CARCERE PER CHI ISTIGA ALL’ODIO CONTRO GLI OMOSESSUALI
La Commissione Giustizia della Camera ha respinto, con i voti dei rappresentanti di Pdl,
Lega e Udc il testo base per una nuova legge contro l’omofobia e la transfobia, che prevedeva l’estensione della legge Mancino e che era stato adotatto con i voti di Pd e Idv.
“Ancora una volta la lobby omofoba si è espressa contrariamente alla nostra proposta di legge che prevedeva il contrasto dei comportamenti dettati da omofobia e transfobia. Proposta che perseguiva il suo obiettivo attraverso l’estensione della legge Mancino, quella che punisce i comportamenti razziali”, ha scritto in una nota il deputato Idv Federico Palomba, capogruppo in commissione Giustizia, che ha annunciato battaglia in aula.
nche per la parlamentare Pd anna Paola Concia, promotrice della nuova legge e leader del movimento omosessuale, la battaglia continuerà in Aula: “Pdl, Lega e Udc hanno votato contro, con le sole astensioni di Carfagna e Ria. Mentre il partito democratico e l’Italia dei Valori, che avevano proposto lo stesso identico testo normativo, hanno votato a favore. La battaglia del Pd e dell’Idv ovviamente proseguirà in Aula dove, per la terza volta, chiederemo di approvare una norma di civiltà di cui il nostro Paese ha assolutamente bisogno”.
“Mentre oggi nell’ordine veniva eletto il primo presidente americano apertamente schierato a favore del matrimonio omosessuale, tre stati americani approvavano le nozze fra persone dello stesso sesso, la corte costituzionale spagnola difendeva la legittimità della legge sul matrimonio egualitario e il governo francese approvava il testo che fra qualche giorno sarà presentato al Parlamento, in Italia una parte delle forze politiche del Paese sono state capaci di bocciare una norma contro la violenza omofoba e transfobica. Quelle stesse forze politiche credo debbano vergognarsi”, ha continuato Concia.
Deluso anche il responsabile diritti civili Idv Franco Grillini, leader storico dell’Arcigay: “Per l’ennesima volta – ha accusato- è stato bocciato alla Camera il testo contro l’omofobia richiesto da tutte le organizzazioni omosessuali italiane. Il testo, a prima firma di Pietro-Palomba, chiedeva l’estensione della legge Mancino anche per i reati motivati dall’orientamento sessuale”.
Dopo il voto il capogruppo Idv in Commissione Giustizia Federico Palomba ha denunciato come “capofila di questo voto contrario sono stati la Lega e l’onorevole Costa che hanno proposto il testo che loro stessi avevano contribuito ad affossare in aula. A questo punto la battaglia di civiltà deve necessariamente trasferirsi in Parlamento. Solo dinanzi a un dibattito pubblico che esca dunque dalla ‘non pubblicità ‘ dei lavori della Commissione, la lobby omofoba potrà assumersi le proprie responsabilità “.
(da “La Repubblica“)
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