Ottobre 14th, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PARLA 20 MINUTI RIUSCENDO A FAR APPISOLARE BOSSI 12 VOLTE…NELL’AULA VUOTA VA IN ONDA IL CAVALIER SBADIGLIO
E venne il giorno del “Cavalier sbadiglio”. Dodici appisolamenti del tuo miglior alleato, al
tuo fianco, dodici crolli di attenzione: di fatto un epitaffio.
L’uomo-ovunque che cuciva i limoni sugli alberi a Pratica di mare, il leader coreografo che faceva il casting delle gambe sulla prima fila del congresso pidiellino a Roma, il capo che regalava lo spray per l’alito ai parlamentari affetti da fiatata sulfurea, è drammaticamente caduto sul suo primo postulato — l’immagine — marchiando a fuoco il proprio discorso con la rappresentazione plastica della sonnolenza.
Ti arrampichi sulla tribuna stampa di Montecitorio per assistere all’ultimo ruggito del Re Leone.
Pensi a tutti i precedenti, alle ovazioni, agli sfottò, alle invettive rivolte all’opposizione, alle trovate studiate a tavolino, come quel giorno che nel 1994 si
alzò platealmente per stringere la mano a Giorgio Napolitano. E va bene che glielo aveva suggerito Giuliano Ferrara, che in quei mesi sarebbe arrivato a girare con il gesso tra banchi del governo, ed era ministro dei Rapporti con il Parlamento.
Però nessuno poteva negarglielo: l’omaggio a Re Giorgio era una berlusconata che spiazzava.
Adesso le trovate non ci sono più, persino l’originario antiparlamentarismo sembra addomesticato, il dietrista inquadrato nella diretta televisiva è Umberto Bossi, e l’unica cosa che ci ricorderemo di questo discorso sono i dodici, terrificanti sbadigli a scena aperta del senatùr.
Dodici sbadigli in dodici minuti: una catastrofe.
Le agenzie discettano sulla definizione tecnica: “Sbadiglio. Atto involontario accessorio della respirazione caratterizzato da una abnorme apertura della bocca”.
Un tempo non era così: che dire di quella volta che i fotografi — nella seduta inaugurale — scoprirono, con un abile gioco di teleobiettivi, il bigliettino premuroso scritto per due deputate del Pdl?
Era il primo giorno della legislatura e il premier scriveva euforico: “Gabri, Nunzia, state molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, Vi autorizzo (sottolineato) ad andarvene!”.
E nel retro: “Molti baci a tutte e due !!! Il ‘Vostro’ presidente”.
C’era persino un Berlusconi gaffeur, ma simpatico, come quella volta che aveva detto, sicuro: “Adesso do la parola al ministro Martino!”.
Dimenticandosi, però del fatto che la parola la dà il presidente della Camera, ma non un membro del governo.
Un’altra volta Berlusconi si era lamentato con un cronista: “Cosa dovrei andare a riferire? Non mi faccia più certe domande!”.
Un’altra volta si era lamentato: “Non è piacevole passare una giornata in Parlamento a schiacciare bottoni”.
Disse una volta Oscar Luigi Scalfaro: “Berlusconi non sa cos’è il Parlamento!”.
Ma l’imperizia, la rottura del galateo, le papere regolamentari erano pur sempre energia, vita, rispetto al cloroformico dibattito di ieri.
Berlusconi diceva: “I parlamentari la tirano così a lungo con le leggi, perchè devono dimostrare ai figli e alla moglie che non vanno a Roma solo perchè lì hanno l’amante”.
Adesso, invece, scopriamo che l’aula può servire per addormentare gli amici.
Anche stavolta il consigliere è Giuliano Ferrara.
Faceva una certa impressione sentire Berlusconi dire “chiedo scusa per la bocciatura del Rendiconto”, fotocopiando, di fatto, l’editoriale de Il Foglio di ieri.
Un tempo avremmo versato fiumi di inchiostro, adesso non ce ne accorgiamo nemmeno, perchè non si riesce a staccare gli occhi dal leader della Lega, quando fra le 11:15 e le 11:20 tracolla, prova disperatamente a mettere la mano davanti alla bocca per mascherare lo smascellamento. Ma non ci riesce.
C’è chi sbadiglia di mattina, perchè ancora non ha preso conoscenza, chi di primo pomeriggio perchè si abbatte come una mannaia la fase post-prandiale, chi di sera, perchè crolla stremato per la stanchezza.
Nessuno, fino a oggi, aveva avuto il tracollo di metà mattina. Ma questi sono il Bossi e il Berlusconi di oggi. Il lettore di un discorso precotto e l’uditore sofferente.
Poi, però, se ci pensi meglio, mentre la guardi dall’alto, quest’aula semivuota, con emiciclo in cui risuona l’eco, con Bobo Maroni che se ne va in gita goliardica sui banchi dipietristi, se la guardi dall’alto, la scena, improvvisamente ti pare di capire qualcosa di più.
In questi anni di crisi, il berlusconismo ha mascherato il suo svuotamento con la teologia del nemico, ha supplito al tradimento dei suoi sogni con il tonico della tirata apocalittica, il corpo a corpo, la sfida.
Ora, mentre l’aula vuota rende mezzo Parlamento desertificato, e la curva sud piediellina diventa inutile, è come se Berlusconi fosse costretto a combattere contro il suo fantasma, come se dovendo ascoltare se stesso perdesse le energie.
Umberto e Silvio, 145 anni in due.
Risorto dopo il suo tracollo, ieri Bossi sembrava tornato a ruggire: “Domani sera — diceva — il governo ci sarà !”.
Non c’è motivo di dubitarne.
A patto, però, che riesca a restare sveglio.
Luca Telese blog.
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Ottobre 14th, 2011 Riccardo Fucile
I DUBBI E LA PAURA PER IL VOTO DI FIDUCIA DI OGGI … NEL WEEK-END TANTI TORNANO A CASA
Dopo il tonfo in Aula sul Rendiconto – con relativo contorno di repentine emicranie, improvvise distrazioni, necessità fisiologiche e veri problemi di famiglia di svariata natura – andare al voto di fiducia di domani con il cuore leggero per la maggioranza non è facile.
Alle insofferenze degli scajoliani e all’affidabilità relativa dei «responsabili», si aggiunge anche qualche dubbio sulla permanenza a Roma dei leghisti, deputati abituati a tornare «sul territorio» di giovedì pomeriggio o venerdì mattina.
Tanto che fino all’ultimo si è discusso se rinviare il voto a martedì.
Eppure i «contabili» della maggioranza ostentano sicurezza e fissano a quota 318-320 la soglia che può essere raggiunta agevolmente.
I più cauti, invece, fissano il tetto a 315.
Daniela Santanchè non pare granchè preoccupata e si dice sicura di un buon risultato. In linea Mariastella Gelmini: «Non ho dubbi che avremo la fiducia».
Poco più in là c’è un capannello di «scajoliani».
L’ex ministro rassicura: «La fiducia non è mai stata messa in discussione».
Però ripete che serve una discontinuità e si aspetta dal discorso del premier qualche segnale in tal senso.
Tutti gli scajoliani giurano fedeltà , «almeno per questo voto».
Ma gli sguardi restano sfuggenti e il termometro del malumore oscilla troppo velocemente per prevedere l’assenza di perturbazioni.
L’ultima fiducia a Montecitorio, il 28 settembre scorso, è stato in realtà un voto di sfiducia individuale nei confronti di Saverio Romano.
In sua difesa la maggioranza racimolò 315 voti, contro i 294 dell’opposizione.
Ora il ministro Franco Frattini assicura che ci sarà la maggioranza assoluta.
Non la pensavano come lui i dirigenti pdl alla Camera, visto che a un certo punto si è pensato di rinviare il tutto a martedì: troppo grosso il pericolo di assenze dei leghisti, di ritorno nei loro collegi per il fine settimana.
Nel pomeriggio, il contrordine di Marco Reguzzoni: «Si vota domani, anzi è già tardi».
Non ci saranno Pietro Franzoso (per malattia) e Alfonso Papa (a Poggioreale), ma erano già assenti all’ultima fiducia.
Mancherà per la prima volta in una fiducia, invece, il voto di Santo Versace, che ha abbandonato il Pdl: «Sono preoccupati? Fanno bene. Se vanno giù, il Paese tirerà un sospiro di sollievo, sarà più sorridente».
Versace ha tirato una riga nera su Silvio Berlusconi: «Ha fatto il suo tempo. E poi non vedete come soffre? Smetta di fare il politico a tempo perso e si goda la vita 24 ore su 24. Intanto noi facciamo un governo di transizione con Mario Monti. Sto lavorando a un nuovo gruppo».
Giorgio Stracquadanio, che voterà la fiducia, non sprizza ottimismo: «Credo che anche questa volta la fiducia ci sarà . Ma il prossimo incidente potrebbe essere extraparlamentare: a novembre Berlusconi potrebbe essere condannato nel processo Mills». Foschi presagi.
Che mettono di malumore Giacomo Chiappori, sindaco di Diano Marina e deputato leghista: «Non ho mai simpatizzato troppo per Berlusconi. Ma non è questo il momento di giocare ai bussolotti. C’è troppa imbecillità , c’è gente cieca che non vede la gravità della crisi».
E Scajola? «Dovrebbe essere un po’ più serio. Non gli conviene fare la figura di chi vuole una poltroncina».
Pippo Gianni, dei «responsabili» («Ma ora ci chiamiamo Territorio e non mi ricordo cosa»), l’altro giorno non ha votato, causa emicrania: «Pressione alta. Sono medico e so cosa vuol dire. Stavolta prenderò una pillola. Se non volessi più questo governo, lo direi chiaramente, non mi nasconderei dietro la pressione».
Però qualcosa deve cambiare: «Tremonti dopo il taglio pensi al cucito».
Sicuro che gli altri «responsabili» voteranno la fiducia? «Tutti lo giurano, ma boh. In teoria non ci sono problemi, ma si sa che a volte la notte porta consiglio».
Alessandro Trocino
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 13th, 2011 Riccardo Fucile
IL NOME DEL NUOVO PARTITO: “ITALIA PER SEMPRE”…IL TERZO POLO PRONTO A CREARE UN GRUPPO PER AGGREGARE I DELUSI DEL PDL CON CAPOGRUPPO VERSACE
La linea di resistenza Berlusconi l’ha illustrata ieri a Claudio Scajola ed è quello che si sono sentiti ripetere tutti coloro che gli hanno fatto visita nelle ultime ore: «Dobbiamo reggere fino a Natale, aiutatemi a resistere».
Il premier è infatti alla disperata ricerca di un periodo di tregua, indispensabile per invertire la rotta e provare a recuperare consensi.
Nessun Berlusconi-bis, nè rimpasti, nè l’annuncio di non ricandidarsi alle prossime elezioni: il premier ora pensa solo a galleggiare nella tempesta. «Se facessimo un passo indietro non ci fermeremmo più: sarebbe il segnale del “rompete le righe” e salterebbe tutto. Non mi si può chiedere questo»
E dunque avanti, nonostante la situazione comatosa della maggioranza, avanti fino a che sarà possibile.
Sperando di arrivare fino al 2013. «Al paese – dirà oggi il premier in aula – non servono avventure, ma un governo solido per affrontare la crisi e rilanciare lo sviluppo».
Ma se, nel frattempo, il caos del centrodestra dovesse precipitare in una crisi di governo, il premier si tiene pronto al peggio. Alle elezioni anticipate.
Ad Alessandra Ghisleri ha chiesto nei giorni scorsi di testare il gradimento di una lista che si chiamerà «Italia per sempre», un contenitore da affiancare al Pdl ma che potrebbe anche essere il nuovo nome del partito.
Già sono stati prenotati gli spazi pubblicitari per le affissioni, se dovesse saltare la legislatura.
E anche il discorso che il Cavaliere pronuncerà oggi sarà giocato all’attacco, quasi un intervento da campagna elettorale.
«Dopo Natale – ha spiegato il premier a un sottosegretario – ci potrà essere un tratto in pianura, un periodo di calma necessario per pianificare la comunicazione e riconquistare gli italiani. Adesso però dobbiamo resistere».
Per questo, dopo la fiducia prevista per domani, il premier ha dato ordine di approvare a tambur battente (con un’altra fiducia) la legge bavaglio sulle intercettazioni.
Una legge «necessaria», altrimenti «continueranno a uscire le mie telefonate sui giornali e saremo sempre costretti a difenderci».
Di fronte a un Berlusconi che intende barricarsi e «resistere», diventa quindi centrale l’atteggiamento del capo dello Stato.
Naturale che a palazzo Grazioli siano stati letti con molta attenzione i segnali che arrivavano ieri dal Colle.
Segnali rassicuranti, almeno stando a quanto raccontano gli uomini del premier: «A Napolitano non possiamo addebitare nulla, al contrario di Fini. Il comportamento del capo dello Stato è stato ineccepibile».
Nonostante il premier non si sia scomodato per riferire al presidente della Repubblica (circostanza che ha provocato una discreta irritazione al Quirinale, tanto che il comunicato ufficiale della mattina è stato diramato senza preavvertire palazzo Chigi), Napolitano ha spiegato a Gianfranco Fini e ad alcuni esponenti dell’opposizione che non avrebbe potuto comportarsi diversamente.
Il capo dello Stato – si sono sentiti dire – non può fare di più.
Non può sciogliere le Camere nè costringere il premier alle dimissioni.
L’unica arma che il presidente della Repubblica ha a disposizione è quella di costringere Berlusconi ad ammettere che la sua maggioranza ha subito «un vulnus».
E che la nuova legge sul rendiconto dello Stato, che ripartirà dal Senato, dovrà avere la precedenza su tutto il resto.
Tutto qui, a costo di deludere le opposizioni.
La partita si sposta di nuovo a Montecitorio, come il 14 dicembre.
Nessuno si aspetta sorprese dalla fiducia, anche se la Camera è ormai diventata “terra incognita” per il Cavaliere.
In particolare al premier è giunta voce di un progetto in avanzata fase di gestazione da parte di Fini, Casini e Rutelli, un’operazione che potrebbe causare qualche pericolosa defezione fin dal voto di domani.
L’idea è quella di dar vita a un nuovo gruppo parlamentare, denominato “Terzo polo”, con l’apporto di deputati presi in prestito da Udc e Fli. L’idea è costruire un’arca di Noè per accogliere i delusi di Berlusconi, scajoliani e cani sciolti, che non potrebbero però traslocare direttamente sotto le bandiere di Fini e Casini.
Il capogruppo sarà Santo Versace, appena uscito dal Pdl, mentre hanno già assicurato la loro adesione i liberaldemocratici Melchiorre e Tanoni, Giorgio La Malfa e Calogero Mannino.
Ma ci sarebbero avanzate trattative con tre deputati del Pdl, che già domani potrebbero annunciare il loro no alla fiducia.
Sarà come dar vita ai Responsabili… all’incontrario.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 13th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER: “HO I NUMERI”… L’AMALGAMA A DESTRA GARANTITO DAI RESPONSABILI?
Silvio Berlusconi ieri non ha parlato. Conoscendolo è già una notizia. 
Silvio Berlusconi ieri non ha parlato, ma Montecitorio parla per lui, il Transatlantico è uno scrigno di sussurri, ipotesi surreali, paradossi di ingegneria istituzionale, scenari di governi e di crisi, immagini grottesche: è l’amalgama che non tiene.
A metà mattina Massimo D’Alema, sereno come mai è stato di questi tempi, allarga le braccia e azzarda un pronostico: “Non c’è molto da dire. Vivacchiano. Berlusconi farà finta di nulla, proverà a sopravvivere e sapete cosa accadrà ? Si andrà a votare a marzo”.
Silvio Berlusconi oggi non parla, e Montecitorio è un’amalgama impazzita, in cui ogni singola componente della maggioranza scricchiola, fibrilla, produce ipotesi fantasmagoriche come la nascita di un secondo gruppo responsabile di centrodestra intorno a Claudio Scajola, che permetta di recuperare la maggioranza nella strategica (anche ieri) conferenza dei capigruppo, e regali al suo leader un sospirato re-ingresso nel governo.
Questa notte Scajola ha condotto la trattativa più importante della sua vita e solo oggi capiremo se il prezzo era giusto.
Silvio Berlusconi non parla, ma fa filtrare virgolettati per i pastoni. “Venerdì incasseremo la fiducia”, “la maggioranza va avanti”, e “Lo vedete che Napolitano non si sta facendo influenzare?”.
Frasi che si declinano nel codice dei retroscenisti, ma che valgono come moneta falsa.
Questa mattina alla Camera capiremo se davvero Berlusconi crede al mantra che sta ripetendo ai suoi: “Se superiamo questo attacco riusciremo a riprenderci”.
Ma il punto è tutto lì, ci vuole “l’amalgama”.
L’amalgama fra le tribù leghiste, ormai più divise di quelle libiche, l’amalgama fra le tribù responsabili (un branco di predatori in cerca di poltrone), l’amalgama con Giulio Tremonti, che ormai è a tutti gli effetti un nemico.
L’ultima, e più difficile alchimia: quella con il Quirinale.
Berlusconi dice che Napolitano gli consentirà di rivotare il Rendiconto dello Stato, “in qualche modo”.
Nel Pd si sostiene il contrario, fino a ipotizzare una critica a Napolitano.
Amalgama. Composto di silicio e minerali costituito per unire, ma soprattutto per tappare buchi, falle, carie dentarie.
Alle due del pomeriggio, contornato da uno sciame di giornalisti come un apostolo, intento a declinare il suo verbo odontoiatricamente corretto, riappare l’uomo-simbolo della seconda repubblica e mezzo: Domenico Scilipoti.
Uno dei gialli dell’ultima Caporetto del governo è la sua assenza: “Non c’era perchè sta alzando il prezzo”, diceva qualcuno. “No, era in tribunale: condannato”, assicuravano gli innocentisti. Macchè, era a un congresso odontoiatrico, ha scritto un’agenzia.
E lui, ieri, con il sorriso sfavillante da re dei peones tranquillizzava tutti: “Il giorno del voto sono stato in tribunale fino all’ora di pranzo, poi sono dovuto correre da mia madre, novantenne, che si è sentita male”.
E poi: “L’odontoiatria c’entra. Stamattina non ero a Montecitorio perchè assistevo a un interessantissimo convegno sulle amalgama a base di mercurio…”.
Il capannello dei cronisti che lo insegue viene attraversato da un moto di ilarità .
Allora lui si pianta in mezzo al corridoio dei passi perduti, e paziente spiega: “Vi farà pure ridere. Ma milioni di italiani di hanno in bocca amalgama a base di mercurio che hanno conseguenze disastrose sul sistema immunitario, fino a produrre il Parkinson”.
Una giornalista si preoccupa: “Oddio, io ho una otturazione! La devo levare?”.
E dunque accade anche questo, a Montecitorio, che “Scili” si improvvisi guru paradentario. “Non lo faccia! Se l’otturazione è piccola, il rischio della rimozione è ancora più grande!”. Mentre lo ascolto penso che lo scilipotismo produca metafore epocali, e che il tappo di amalgama che compromette il dente è una icona perfetta di quello che ieri accadeva al centrodestra.
Sempre più cariato dalle sue divisioni interne, sempre più costretto a tamponare e ad erodere. Davanti ai cessi (un luogo strategico della Camera) un capannello post-democristiano affrontava il paradosso aperto dalla bocciatura.
Tiene banco Beppe Fioroni: “Berlusconi non può cavarsela con una fiducia. Deve anche approvare il bilancio che è stato bocciato. Non si può rivotare due volte un testo identico!”.
Davanti a lui Sergio D’Antoni assentiva con aria grave.
E Fioroni diceva quello che tutto il Pd oggi pensa: “Non vorrei fare una velata critica al capo dello Stato, ma i casi sono due. O il testo viene modificato, e il ragioniere capo dello Stato si deve dimettere… O non viene modificato, e allora il Colle o Fini devono bloccarlo”.
Dicono gli uomini di Berlusconi: “Anche stavolta dimostrerà di avere i numeri”.
E intanto si scopre che il discorso non pronunciato domenica dal segretario provinciale uscente della Lega di Varese, Stefano Candiani conteneva questo passaggio: “Noi non c’entriamo con questa Italia puttaniera”.
Tutto va bene, assicurano da Palazzo Grazioli.
Però persino Renato Farina dice alla Zanzara: ”Il vero Berlusconi è quello che di giorno fa le leggi vicine alla morale cattolica. La notte diventa fragile, intende il sesso come consumo. E’ inaccettabile”.
Forse ha ragione D’Alema, stavolta: questa fiducia è un tappo pieno di minerali venefici, una otturazione provvisoria, un’amalgama che non tiene.
Luca Telese blog
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Ottobre 12th, 2011 Riccardo Fucile
TORNA LA PRIMA REPUBBLICA: CENE SEGRETE E SOGNI DI POTERE…GLI EX SOCIALISTI CENANO A CASA DI CICCHITTO….POMICINO E DE MITA SPARANO SUL GOVERNO
Ciriaco De Mita ha ottantatrè anni, Gerardo Bianco alias Jerry White ottanta. Entrambi
irpini e democristiani, la loro antichissima rivalità ha attraversato la storia della Prima Repubblica.
E ora che il berlusconismo della Seconda volge al declino, i due iniziano a esercitarsi sulla Terza. Eterni.
L’eccezione vivente alla proverbiale profezia di Mariano Rumor, papà del doroteismo scudocrociato: “Noi democristiani siamo come gli alberi della foresta amazzonica, più ne tagli e ne bruci più cresciamo rigogliosi”.
De Mita e Bianco sono invece due piante secolari, mai bruciate o tagliate. Sono sempre state lì.
Il primo, già presidente del Consiglio, oggi è il padre-padrone dell’Udc in Campania, turbolento alleato del centrodestra: suo nipote, Giuseppe De Mita, si è dimesso da vicepresidente della giunta regionale per una questione di nomine sanitarie.
Il secondo, Bianco, sabato scorso, era al convegno organizzato dal ministro Gianfranco Rotondi, altro irpino, a Saint Vincent.
E ancora una volta i due continuano a litigare, seppure a distanza.
Oggetto: la fronda degli ex democristiani Claudio Scajola e Beppe Pisanu nel Pdl.
Ieri sulla Stampa, il vegliardo De Mita, pur ricordando con perfidia intellettuale che i due, Pisanu e Scajola, “nella Dc giocavano in quarta e settima categoria”, spera che gli ex democristiani del Pdl possano “aprire un processo” per affossare il berlusconismo e andare a un “governo costituente”.
Struggente la citazione di Aldo Moro riportata da De Mita: “La politica è guardare oltre l’orizzonte, cercare l’ignoto”.
Un ignoto però abbastanza trito e ritrito: far tornare la Dc. Gerardo Bianco è piuttosto scettico in merito.
L’intervista è sul Secolo d’Italia di ieri.
Il sarcasmo realistico di Jerry White è spietato: “La Balena Bianca (copyright Giampaolo Pansa, ndr) non può rinascere, al massimo può riprodursi un balenottero. In giro ci sono numerosi tentativi di imitazione mal riusciti”.
Scajola e Pisanu faranno cadere Berlusconi?
Risposta lapidaria: “Non ci credo neanche se lo vedo”.
Di democristiani che iniziano ad aggirarsi sulle rovine della Seconda Repubblica ce ne sono vari.
Un altro è l’ex ministro andreottiano Paolo Cirino Pomicino, passato da Mastella a Rotondi, poi finito nell’Udc di Casini.
Anche Pomicino, in questi giorni, è molto ascoltato in tv e sui giornali sulla presunta rifondazione democristiana.
La sua tesi è: “Lo tsunami che sta investendo i partiti personali farà ritornare la vera cultura politica”.
Anche a livello regionale.
In Puglia, Salvatore Matarrese, cinquantenne della famosa famiglia di costruttori d’ispirazione Dc, si è già messo in viaggio verso il “partito” di Luca di Montezemolo, “Italia Futura”.
Ma un caso d’antologia si ritrova in Campania.
Lì, alle ultime regionali, il Pdl ha candidato nella sua lista Angelo Gava e Flora Beneduce.
Il primo è figlio e nipote, rispettivamente, dei fu ministri Antonio e Silvio.
La seconda è moglie di Armando De Rosa, democristiano arrestato per tangenti nel 1987.
E proprio Antonio Gava e De Rosa furono protagonisti di un memorabile faccia a faccia, ripreso dalle telecamere, nella stagione di Tangentopoli. Era il 1995.
De Rosa confessò di aver portato una mazzetta di 300 milioni a Gava per un appalto e questi, vedendo il contenuto della borsa, esclamò: “Armà , cheste so’ pampuglie”. “Armando, queste sono pampuglie”. Tradotto: “Sono briciole”.
Se i democristiani parlano, sperano e manovrano, i socialisti del vecchio Psi non sono da meno.
Un vegliardo del Garofano in azione è l’ex ministro Rino Formica, ottantaquattro anni.
Sul Riformista di Emanuele Macaluso, Formica ha lanciato la proposta di riconfermare Giorgio Napolitano al Quirinale e da tempo, poi, ragiona su “una nuova rivoluzione civile” della sinistra socialista per costruire e non rottamare.
Ma una notizia clamorosa riguarda l’ex piduista Fabrizio Cicchitto, già lombardiano del Psi e oggi capogruppo del Pdl alla Camera.
Ultimamente , Cicchitto, che è il principe dei falchi berlusconiani anti-pm, è insolitamente critico con il Cavaliere. In più d’una occasione ha parlato di “carisma appannato” e di un preoccupante calo di consensi per il premier. Strano.
Forse dipende anche dalla cena che si è tenuta a casa del capogruppo una decina di giorni fa.
Una rimpatriata tra socialisti, tra cui molti di governo: i ministri Sacconi, Brunetta e Frattini, la sottosegretaria Stefania Craxi, pure Gianni De Michelis.
Raccontano che la più dura, a tavola, è stata la figlia di Bettino: “Il ciclo di Silvio è finito, bisogna pensare un nuovo ciclo, una nuova stagione di impegno. Dobbiamo organizzarci”.
A dire il vero, Sacconi guarda anche alle evoluzioni del movimentismo cattolico, invocato dal cardinale Bagnasco, presidente dei vescovi italiani.
Una partita, ovviamente, seguita con attenzione soprattutto dagli antichi democristiani.
Quello che potrebbe accadere fa paura al sottosegretario Carlo Giovanardi, che in questi giorni ha confidato: “I cattolici che si ritroveranno a Todi il 17 ottobre preparano una grande manifestazione in piazza San Giovanni a Roma. Una sorta di Family Day contro Berlusconi. Per noi è la fine”.
L’ignoto di Moro citato da De Mita si avvicina sempre più.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER PUO’ IMPORRE I SUOI DIKTAT, MA VI SARANNO GIORNALI CHE INFORMERANNO LO STESSO I LETTORI SU INCHIESTE E PROCESSI… LO CONSENTONO LA COSTITUZIONE E LE LEGGI EUROPEE
Questa che segue è una ragionevole anticipazione di quello che succederà .
Un gip cattura un magnaccia che ha procurato puttane a Berlusconi motivando il suo provvedimento con i risultati delle indagini del pm.
Tra questi ci sono le trascrizioni di intercettazioni di conversazioni telefoniche nel corso delle quali B promette lucrose consulenze e ancora più lucrosi appalti al magnaccia e ai suoi amici; e anche manifesta preferenze per pratiche sessuali particolari e aspetto fisico delle donne con cui vuole accoppiarsi.
Il magnaccia e il suo avvocato si leggono il provvedimento del gip che, per legge, da quel momento è pubblico.
Il Fatto pubblica le trascrizioni; l’autore, il direttore e il vice direttore (non vedo perchè Marco Travaglio se la debba passare liscia) vengono denunciati e incriminati.
Tutti chiederanno di essere sentiti dal pm e lì confesseranno la loro responsabilità penale: è vero, ho commesso il fatto e l’ho commesso con piena consapevolezza di violare la legge.
Saranno quindi rinviati a giudizio (a piede libero: incensurati e con ragionevole probabilità di godere della sospensione condizionale della pena) oppure avanti al gip.
Qui eccepiranno l’incostituzionalità della legge bavaglio per violazione dell’art. 21 della Costituzione e il giudice quasi certamente riterrà la questione “non manifestamente infondata” e la trasmetterà alla Corte.
Questo per via dei precedenti di seguito sommariamente indicati:
– Il diritto di cronaca può essere esercitato, anche quando ne possa derivare lesione all’altrui reputazione, purchè: la notizia sia vera; esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti; l’informazione sia mantenuta nei giusti limiti di obbiettività . (Cass. pen., 10/12/1997, n. 1473).
– La libertà di cronaca (comprensiva della acquisizione delle notizie) e la libertà d’informazione, sono i cardini del regime di democrazia garantito dalla Costituzione; la stampa è strumento essenziale di quelle libertà . (Corte cost., sent. n. 1/1981)
– La Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo sancisce (art. 10), il principio della libertà di manifestazione del pensiero. Tale diritto abbraccia la libertà di comunicare informazioni o idee senza ingerenza alcuna da parte delle autorità pubbliche. I limiti della critica esercitabile nei confronti di dirigenti politici sono più ampi di quelli relativi ai semplici privati. (CEDU, 8/7/1986, Lingens c. Austria ; 25/3/1985, Barthold c. Repubblica Federale di Germania).
– Il diritto della stampa di informare su indagini in corso e quello del pubblico di ricevere notizie su inchieste scottanti prevalgono sulle esigenze di segretezza. (CEDU 7/6/2007)
– Gli Stati contraenti sono vincolati ad uniformarsi alle interpretazioni che la Corte di Strasburgo dà delle norme della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. (Corte cost. sent. 39/2008)
La Corte dichiarerà la legge bavaglio incostituzionale (con questi precedenti!) e noi ce ne torneremo in redazione e ci ubriacheremo tutti.
Ma, se non andasse così, ricominceremo tutto daccapo in Appello e in Cassazione (non l’eccezione di incostituzionalità già respinta e che non avrebbe senso riproporre). Condannati (tecnicamente siamo colpevoli), faremo ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ci darà ragione sicuramente e condannerà B e i suoi amici a darci un sacco di soldi per risarcimento danni.
Molto più ricchi di prima, torneremo in redazione e ci ubriacheremo con champagne millesimato.
Insomma: B and C non imparano mai.
Non basta far scrivere al Parlamento norme stupide per farle diventare leggi dello Stato; bisogna che siano conformi alla Costituzione italiana; e anche ai principi fondamentali delle democrazie occidentali.
Con buona pace di B, il mondo, non comincia e non finisce ad Arcore.
Bruno Tinti
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 10th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER ACCUSA I “POTERI FORTI”: PER FAR RIENTRARE LA SPACCATURA OFFRE RUOLI DI PESO NEL PARTITO E NEL GOVERNO… ANCHE ALEMANNO AL VERTICE DEI DISSIDENTI
Si è convinto che “una regia esterna stia provando a mettere insieme i pezzi, ad approfittare dei malumori interni per farmi fuori”.
E si dice altrettanto certo che “falliranno anche stavolta”.
È appena rientrato ad Arcore dal piacevole weekend in dacia tra San Pietroburgo e Mosca.
“Ritemprato, tonico e motivato” come racconta un uomo di governo che lo ha sentito.
E il Cavaliere offre già nel pomeriggio ad alcuni dei suoi al telefono la sua lettura di quanto sta maturando negli ultimi giorni a Roma. “Io mi occupo di cose serie, sono già al lavoro sul decreto sviluppo” lascia trapelare ostentando sicurezza.
I malpancisti “non hanno dove andare”, insomma, lo sfiducino se ne sono capaci. Confida nel fatto che il fortino delle Camere reggerà come avvenuto il 14 dicembre, come sempre.
Il fatto è che i “frondisti” (che detestano essere definiti tali) sono pronti ad andare fino in fondo, come mai in passato: “Non hanno capito che facciamo sul serio” raccontano in anonimato.
La promessa di un faccia a faccia Alfano-Scajola per metà settimana, forse mercoledì, non avrebbe sortito gli effetti sperati.
Anche perchè l’ambasciata informale è già avvenuta, l’offerta si concretizzerebbe in “ruoli di peso” nel partito, negli organismi dirigenti locali che si stanno formando, addirittura un posto da ministro per lo stesso Scajola.
Magari, azzarda un berlusconiano della cerchia ristretta, dopo uno spacchettamento
del ministero dell’Economia e la concessione a Tremonti del governatore di Bankitalia Vittorio Grilli. Paolo Romani si sposterebbe e lascerebbe così vacante il ponto da restituire all’ex ministro ligure due anni dopo.
Ma nè Scajola nè i suoi mangiano la foglia, per lo spacchettamento occorrerebbe modificare la legge Bassanini, ragionano, un decreto non basterebbe, non ci sono i tempi, ammesso che bastasse.
Il gruppo dei dissenzienti tra Camera e Senato resta compatto e acquista peso. Deputati e senatori si vedranno martedì sera, e all’incontro, con i due big Pisanu e Scajola, dovrebbe partecipare anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno che con i suoi ha confermato ieri la propria disponibilità ad andare a “vedere le carte”.
È la conferma di quanto la partita si faccia complicata per Berlusconi. Quanto sia diventato concreto il rischio di una crisi al buio.
Il premier ha perciò deciso di rimettere in pista l’artiglieria pesante. In una riedizione della campagna acquisti in stile 14 dicembre.
Il segretario Pdl è l’ambasciatore ufficiale con Scajola, ma le trattative, quelle “vere”, il Cavaliere le ha delegate a Denis Verdini. Il coordinatore, destinato a indossare i panni del Mr. Wolf di Pulp Fiction (“Risolvo problemi”) è stato lanciato in una sorta di “caccia all’uomo”.
Nel mirino, uno per uno, gli scajoliani. Alcuni sarebbero stati già avvicinati. Altri lo saranno a Montecitorio.
L’obiettivo è fare terra bruciata attorno all’ex ministro: l’unico big dissidente che nel radar di via dell’Umiltà è considerato davvero “pericoloso” perchè dotato di “truppe”. Si va dalla proposta della ricandidatura, all’invito a desistere da documenti di rottura o sfiducia, se non si vorrà vedere compromessa appunto la rielezione.
Loro non desistono, per ora: “Nuovo governo e nuovo programma”.
Anche se a Palazzo Chigi smorzano. “Si tratta solo di un dibattito interno, che non darà luogo ad alcuna frattura – sostiene il portavoce del presidente, Paolo Bonaiuti – L’unità del Pdl è sempre prevalsa e sarà così anche questa volta”.
Qualcun altro, come il sottosegretario Daniela Santanchè, ricorda che “siamo alla vigilia dei congressi, posizionamenti e dibattiti sono fisiologici: Scajola e Formigoni non lasceranno. Di più: è imminente un ulteriore allargamento della maggioranza”.
Tatticismi e guerra di posizione.
Molto interna al partito, in cui ieri non è passato inosservato l’ennesimo giuramento di fedeltà di Angelino Alfano (“Berlusconi non si accantona”), dopo che il segretario era finito in un cono d’ombra per aver alluso in un intervento a Milano alla debolezza del premier.
L’ex Guardasigilli resta dunque al suo fianco nel bunker, chiudendo le porte a Casini, a Formigoni e a chi nel Pdl chiede una svolta.
In questo clima, non proprio dei migliori per la maggioranza, si apre la settimana cruciale del ddl intercettazioni alla Camera.
Ma il governo è atteso al varco soprattutto sul decreto sviluppo, rimasto finora una scatola vuota a dispetto della “scossa” invocata da Scajola.
Anche oggi da Arcore il premier sentirà alcuni esperti di economia per lavorare alle misure, che difficilmente vedranno la luce entro metà ottobre come promesso, e sembra invece abbia deciso per adesso di congelare l’opzione condono.
Non solo per i veti di Tremonti, ma anche per quelli di Bossi.
Meglio rinviarlo a un prossimo provvedimento.
Anche se in via XX Settembre già tremano al calcolo delle ricadute che lo stop and go sul ventilato colpo di spugna potrà avere già sull’acconto Irpef dei lavoratori autonomi a novembre.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL FOGLIO AD AGORA’: “IL PREMIER E’ DI PESSIMO UMORE E POTREBBE LASCIARE IL PAESE IN BALIA DELLA SORTE”… CONFERMATA L’IPOTESI DI UN NUOVO PARTITO DI SUPPORTO AL PDL
Prima una lunga riunione serale tra Berlusconi, Letta e Tremonti. Poi una a tre tra
Tremonti, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ed il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli.
Sul tavolo la decisione di Moody’s di declassare l’Italia ma soprattutto i rapporti, sempre più tesi, tra il premier e il superministro dell’Economia restano tesi.
Un altro spunto di frizione è arrivato dalla battuta di Tremonti sul calo dello spread della Spagna rispetto a quello italiano: “Sarà che loro andranno al voto anticipato”, aveva detto il ministro.
E che l’umore del presidente del consiglio sia pessimo lo ha confermato Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, al programma Agorà di Raitre: “Ho sentito Berlusconi ed è molto di cattivo umore. Minaccia di andarsene lasciandoci in balìa della sorte e non di un’alternativa concreta. La responsabilità di Berlusconi in politica e la tragedia è di non aver affrontato la questione della crescita quando doveva farlo e quando lo ha annunciato a gennaio dello scorso anno. Questo è il fallimento recente di Berlusconi. Speriamo che ora faccia una dieta di sangue di tigre e bistecche di leone”. Commentando la notizia riportata da Repubblica sulla nascita di un partito denominato ‘Forza Silvio’, Ferrara ha aggiunto: “A me risulta che Berlusconi stia sondando la base del Pdl per capire se c’è la possibilità di fare un partito di supporto”. Poi Ferrara rivolge le sue attenzioni a Tremonti, bollandolo come “un tributarista di genio e per metà un bambino capriccioso e un colossale imbroglione”.
Insomma, si stringe sempre di più il cerchio intorno al ministro dell’Economia.
Con il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giancarlo Galan,che torna ad attaccare Tremonti: “Come avete visto ieri, anche in sede europea, ai ministri più esperti capita di dire colossali fesserie. Non so se si è trattato di un lapsus freudiano o riflessione di un pensiero. Io sono un ministrio più giovane e starò più attento”.
In campo anche uno dei “nemici” storici di Tremonti, ovvero Renato Brunetta: “Non mi ha ancora risposto all’ultima lettera che gli ha inviato per condividere l’iniziativa di dismissione degli immobili pubblici”
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 5th, 2011 Riccardo Fucile
LA PARLAMENTARE DI FUTURO E LIBERTA’ E’ DIVENTATA L’AVVOCATO PIU’ FAMOSO NEGLI STATI UNITI… SEMPRE ASSIDUA AL PROCESSO MA ANCHE TRA I DEPUTATI PIU’ PRESENTI IN AULA
È riuscita a seguire tutte le udienze del processo di Perugia senza saltare un solo pasto con suo figlio, a essere una delle deputate più presenti a Montecitorio.
Solo ieri non c’è riuscita.
“La scommessa di una donna — sorride — non è più riuscire a fare quello che fa un uomo. Quello è già pacifico. Ma piuttosto fare tutto quello che fa un uomo e in più essere madre”.
L’avvocata italiana (da ieri) più famosa nel mondo guarda l’Italia dalla finestra di piazza in Lucina a cui per mezzo secolo si è affacciato Andreotti.
Sono nel suo ufficio per chiederle come abbia fatto a ribaltare una sentenza da 25 anni e perchè ha scelto di difendere un ragazzo accusato di violenza e omicidio.
Lei mi guarda: “Il mio maestro, il professor Coppi mi ha insegnato che per difendere una persona non c’è bisogno della verità sostanziale, basta trovare una verità processuale. Ho violato il suo insegnamento. Perchè se volevo difendere Raffaele non potevo che essere certa della sua innocenza”.
Perchè?
Perchè sono un personaggio pubblico. Una parlamentare. Insieme con Michelle Hunzicker dirigo una associazione contro la violenza sessuale. Per non compromettere tutto questo dovevo crederci fino in fondo.
Un buon professionista forense può non credere ed essere lo stesso persuasivo.
Sono subentrata alla fine del primo grado. La sentenza era già scritta. Per ribaltarla serviva più della sicurezza: l’entusiasmo.
Che dice a chi lavora con lei?
Che non posso sentire la frase: “Sono le otto e vado via”.
E cosa dovrebbero dire?
“Adesso devo sospendere”. Io per dieci anni ho lavorato ogni sabato e domenica. Sa perchè?
Me lo immagino…
Glielo dico io. Perchè in ogni processo, anche in questo, il segreto non della vittoria non è un colpo di genio. Ma la tenacia.
Facile dirlo dopo un colpo di genio.
Invece è stato così anche nel caso Kercher. Dico: non esiste un processo in cui non c’è una pagina vincente. Ma va trovata!
Lei sta parlando del guanto della scientifica, vero?
Ad esempio. Tutti l’hanno visto e hanno detto: ‘Ma guarda!’ Sa cosa c’è dietro? Che noi ci guardiamo tutte le registrazioni della raccolta prove.
Quanto possono durare?
(Ride). Anche dieci giorni.
Lei è celebre per arringhe brevi.
A me non piace il modello retorico dell’avvocato con molte citazioni e senza contenuti.
Esempio di arringa breve.
Oggi in tribunale: tutti chiedevano un’ora. Io 8 minuti.
Che vantaggio porta?
Almeno due: ti costringe a non sprecare, a focalizzare le cose importanti. E a essere credibile: la prima dote di un avvocato.
Ma come faceva a dire proprio “otto minuti”?
Mi ero già cronometrata. Molti elementi, pochi argomenti.
Mi spieghi la differenza, in questo processo.
Se dico: “Sollecito non poteva essere nella stanza del delitto” efficace o no, è argomento…
E lei cosa ha scelto di dire?
Sollecito non era sicuramente nella stanza del delitto, perchè non c’è nessuna traccia.
Ma l’accusa ha detto: le tracce si possono cancellare.
Il lavoro di prima è servito due volte: avevamo ingrandito tutte le foto della scena del delitto e- gridando di gioia — abbiamo scoperto capelli e polvere.
Una prova a difesa?
Certo. L’appartamento non poteva essere stato lavato perchè era sporco.
Quanto costano quattro anni di una difesa così?
(Pausa) Un milione di euro.
Quanto è costata la difesa?
(Altra pausa)Forse 30mila euro.
Il tormentone della sua arringa è stato “La ragazza in pelliccia”. Difendeva Raffaele parlando di Amanda!
E’ vero. Ma il perno dell’accusa era: Amanda, mente criminale plagia il ragazzone, il fuco.
Non poteva essere così?
Sono stati condannati, in primo grado, perchè Amanda era giovane, carina, disinibita. Ovvero: mediaticamente perfetta per interpretare il ruolo di colpevole. Dicevo che era Jessica Rabbit: l’avevano disegnata così.
Quindi…
Per difendere Raffaele, dovevo demolire lo stereotipo falso su Amanda. Erano uniti, salvare solo lui sarebbe stato impossibile.
L’ha scelto lei?
No, lo ha deciso lui. Ed è un’altra prova. Se anzichè difenderla avesse detto: ”Non ricordo”, ne usciva pulito. Lui la difende perchè si sente innocente. Per tutta l’arringa ogni mia frase iniziava con la venere in pelliccia e finiva con la venere in pelliccia.
Cosa le diceva che anche Amanda era innocente?
Guardi, in quattro anni al banco degli imputati le persone si impara a conoscerle. Però le do un dettaglio.
Quale?
Nello stereotipo dell’accusa, la venere in pelliccia era incollata al fuco perchè suo complice.
E invece?
Non si separava da Raffaele perchè non parlava una parola di Italiano. Ma l’ho scoperto solo dopo tre domande dirette.
E la prima “confessione” di Amanda?
Non poteva essere fedele perchè era tutta in Italiano, e senza interprete!
A cambiare il processo è la perizia.
Ho fondato tutto l’appello su quella richiesta.
Ha giocato a poker?
No. Raffaele mi ha dato la sicurezza. Se fosse stato innocente, secondo lei, l’avrebbe fatto? Solo rischiando tutto, però, potevamo scoprire che quello non era Dna ma amido!
Li hanno dipinti come ragazzi immaturi e feroci. Lei ha negato questo ritratto.
Senta, un buon avvocato è sempre un po’ psicologo: Amanda e Raffaele sono stati condannanti da minorenni e assolti da maggiorenni. Il dolore del carcere che li ha trasformati.
Mi faccia un esempio.
Raffaele che nel primo grado faceva disegnini e non ascoltava. Mi diceva: “Mi può scrivere lei le dichiarazioni spontanee”?
E nel secondo grado?
Gli ho dato solo i titoli dell’arringa, ha scritto tutto lui. La cosa del braccialetto, per dire, mi ha fatto addirittura arrabbiare, perchè non mi aveva spiegato nulla.
Perchè non fate richiesta di risarcimento?
Scherza? Oggi ci vediamo con Raffaele proprio per parlare di questo. Con una sentenza così, la considero automatica. Ma deve scegliere lui.
Raffaele e Amanda hanno avuto un’arma segreta nel dipartimento americano?
Questo è offensivo. Nessuno si è domandato quanto abbiano pesato i giornali quando erano tutti colpevolisti. La corte ha deciso da sola, perchè è crollata la prova principale, e perchè l’orma attribuita a Raffalele era di Guede. Le dico quale è stata l’arma segreta: suo padre.
Anche dal punto di vista processuale?
Certo. Io gli assegnavo i compiti. Sa che gli avevo commissionato un plastico?
Scherza?
Dico sul serio. Per dimostrare che in una stanza due per due tutti quei copri non entravano.
E perchè non l’ha usato?
Era importante. Ma avrebbe distratto. Ci ho pensato la notte, e ho deciso all’ultimo momento.
Come mai?
Se uso il plastico le foto andranno ovunque, domani la venere in pelliccia sarà oscurata. Non mi potevo permettere di rischiare. Un avvocato deve saper togliere.
Luca Telese blog
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