Destra di Popolo.net

LA RIVOLTA DEI COMUNI CANCELLATI DALLA MANOVRA: COSTANO, TUTTI INSIEME, COME UNDICI DEPUTATI

Agosto 24th, 2011 Riccardo Fucile

UN QUARTO DEGLI OTTOMILA CENTRI ITALIANI, QUELLI CON MENO DI MILLE ABITANTI, RISCHIA DI ESSERE SOPPRESSO, INSIEME AL PATRIMONIO DI STORIA LOCALE… I SINDACI MARCIANO SU ROMA CON UNA CAROVANA DI 600 BUS

Forse il borgo farà  la fine di un grappolo d’uva, lo vendemmieranno e addio, un colpo di forbice e zac.
Il numero magico, che invece magari è malefico, è 728: rappresenta gli abitanti di Barolo, il paese col nome del vino, anche se poi è il vino ad avere preso il nome dal paese per poi portarlo a spasso nel mondo.
Chiedete a un ghiottone giapponese, domandate a un mangione svizzero, interrogate un santo bevitore tedesco.
Barolo? Tutti avranno le pupille accese, come quando si guarda il bicchiere nel controluce di una candela, dentro il bel fresco di una cantinotta.
La scure dell’articolo 16 della manovra sta per abbattersi su un comune piemontese su due: tu sì, tu no, è una tremenda roulette.
In Piemonte, i piccoli borghi sono 597 su 1.206, così i sindaci hanno deciso di portare simbolicamente le chiavi del municipio in prefettura.
Tenetele voi, qui non servono più.
Oppure, hanno pensato di noleggiare un torpedone, uno per cittadina, e così raggiungere Roma per dare voce ai villaggi di Asterix, in una colonna di quasi seicento bus.
Li ascolteranno? Chissà .
Ma la lezione “no Tav” della Val Susa dovrebbe insegnare che non si scherza con la gente di collina e montagna, con gli abitanti dei paesaggi d’uva e di pietra.
“Il nostro paese è un nome che significa storia, geografia, turismo, cultura, ottimo cibo e grandi vini, mica si può cancellare per decreto”.
Walter Mazzocchi, come si dice ancora da queste parti, è il primo cittadino di Barolo. Con la sua larga e rassicurante cadenza piemontese, racconta perchè a Roma stanno prendendo “ciò per bròca”, cioè lucciole per lanterne.
“Il numero degli abitanti non può essere l’unico criterio per accorpare o meno i comuni. A Barolo arrivano persone da ogni angolo del pianeta, abbiamo il Museo del vino nel castello acquistato nel 1970 con una sottoscrizione popolare. Il municipio rappresenta un punto di riferimento, riflette una partecipazione che è civica, non politica, non partitica”. E che alla collettività  non costa nulla: “Perchè tutti abbiamo rinunciato a indennità  e gettoni di presenza: sindaco, assessori e consiglieri. Siamo un comune a costo zero, e come noi quasi tutti i borghi della provincia di Cuneo. Istituire una specie di sindaco podestà  sarebbe un grave colpo per l’intero sistema democratico”.
La via d’uscita non è l’accorpamento, ma l’unità  d’intenti.
“Da dieci anni ci siamo consorziati in 14 paesi, creando l’Unione dei comuni della collina di Langa. Questa forma associata ci permette di gestire servizi come il trasporto degli scolari, le mense, la polizia locale, i tributi e la difesa del suolo, senza che nessuno abbia perso la propria identità , nè le prerogative amministrative”.
Ci sono comuni che rischiano di essere tagliati per poche decine di abitanti, altri che si sentono più tranquilli ma fino a un certo punto, perchè in collina si fa in fretta a perdere gente e certezze.
A Roddi, 1.500 abitanti, c’è la sede dell’Università  dei cani da tartufo: un centro di addestramento che è una miniera d’oro per la gastronomia nazionale.
E il Comune ha stabilito, con delibera ufficiale, che Roddi ora diventa “il paese della poesia”.
Versi in bacheca di grandi autori, da Leopardi ad Alcmane, accompagnano il turista lungo le mura che salgono al castello.
L’iniziativa verrà  inaugurata domenica prossima, all’interno di un giorno dedicato interamente alla poesia. “Idee simili sono possibili nei borghi più piccoli”, spiega il sindaco Roberto Giacosa.
“Perchè il turismo è fatto di tante cose, non è solo stare a tavola. La cultura è un tassello fondamentale della nostra proposta. Chi vuole tagliare i piccoli comuni, non si rende conto che così elimina un tessuto sociale fatto di operosità , volontariato e passione”.
Ed è bello salire nel borgo, leggendo sui mattoni l’attacco dell’Infinito, con gli occhi che si perdono oltre il parapetto, e il venticello che fa vibrare ogni lettera stampata sui fogli trasparenti. “Pensiamo che dare valore alla poesia, in questi tempi di prevalenza economica, sia un segno importante”, dice il professor Giovanni Tesio, presidente del Premio Roddi.
La strada che taglia le colline di Pavese e Fenoglio, in un saliscendi da vertigine, lambisce vigne dove tra poco si comincerà  a vendemmiare.
Prima i moscati, poi gli altri bianchi. È stata una primavera caldissima, quindi le piogge inattese e di nuovo l’aria che bolle e il sole che cuoce: sarà  una grande annata anche per i rossi, per i Nebbioli che rappresentano il petrolio di Langa.
La realtà  della provincia di Cuneo, chiamata Granda (è la terza più estesa d’Italia dopo Bolzano e Foggia, ha quasi 600 mila abitanti, però frazionati in decine e decine di sparuti borghi), racconta un paesaggio di enorme bellezza, ma anche di solitudine.
Da qualche anno, grazie al vino è arrivata la ricchezza, ma sempre al prezzo di un lavoro durissimo, “perchè la terra è bassa e la schiena si deve piegare”, come dicono i contadini di qui.
Non è più la Langa dei disperati, niente più malora ma Slow Food, eppure il segno della precarietà  non è poi molto diverso dai tempi di Beppe Fenoglio e dei suoi giorni di fuoco.
“Perchè camminiamo sulle uova, e il governo non ci aiuta”.
Gianni Galli, giornalista, è il sindaco di Murazzano, Alta Langa, 873 abitanti, dove alle viti si sostituiscono i noccioleti e il frutto più prelibato si chiama, appunto, “nocciola tonda e gentile”: finisce anche dentro la Nutella, ed è detto tutto.
Murazzano è inoltre il paese della robiola, da cui il famoso Murazzano Dop, uno dei nove a denominazione di origine protetta del Piemonte.
Sono tesori grandi e fragili, succulenti e delicatissimi: basterà  un decreto per farli soffrire?
“Ha ragione chi dice che Tremonti dovrebbe fare l’assessore in un piccolo comune per qualche settimana, così capirebbe.
Qui non facciamo politica, ma cerchiamo di risolvere i problemi. Qui il sindaco si occupa anche di rifiuti e dei buchi nelle strade, fa promozione turistica e organizza gli scuolabus, senza trascurare i lampioni rotti. La gente mi ferma per la via e mi parla di cose pratiche, di questioni che possono sembrare minime e invece sono lo scheletro, l’ossatura di ogni comunità . Perdere il municipio, per un comune come Murazzano, significherebbe sentirsi isolati, senza punti di riferimento. Anche l’accorpamento è un’operazione azzardata, perchè ci sono frazioni con poco o niente da spartire, esclusi, magari, i confini. Noi non siamo le zavorre d’Italia, e nessun amministratore pubblico percepisce un soldo. Io, come sindaco ho rinunciato a circa 1.300 euro lordi al mese, e nessun consigliere incassa il gettone di presenza”.
A parte che non si tratterebbe di un gettone d’oro da antico telequiz, semmai di un minuscolo rimborso pari all’inaudita cifra di 17 euro a seduta.
Sono questi i numeri che rischiano di affossare l’Italia?
“Abbiamo calcolato che il costo delle amministrazioni dei piccoli comuni valga meno di 5 milioni di euro all’anno, cioè quanto undici deputati”.
Franca Biglio, sindaco di Marsaglia e presidente dell’Associazione piccoli comuni d’Italia, è colei che vuole organizzare il viaggio dei 597 pullman a Roma.
E, si badi, non c’è neppure una spinta localista, questo non è il becero leghismo dei “padroni a casa nostra”.
Qui, semmai, si chiede che la casa non venga chiusa, e che il paese non faccia la fine di un grappolo a fine estate, dopo i giorni di fuoco che certamente verranno.

Maurizio Crosetto
(da “La Repubblica“)

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CUORI CHE SANGUINANO: “POVERO SILVIO”, FELTRI E SALLUSTI IN LACRIME

Agosto 23rd, 2011 Riccardo Fucile

COMMOSSO, “IL GIORNALE” DI FAMIGLIA LODA I SACRIFICI DEL PREMIER PER IL PAESE…”CHI GLIELO FA FARE?” SI CHIEDE L’EX DIRETTORE

Il barometro è infallibile, quando Vittorio Feltri indica nuvoloso significa che davvero per Silvio Berlusconi il meteo è plumbeo.
L’editorialista del Giornale, due volte ex direttore, ha abbandonato da tempo il ruolo di coscienza critica del berlusconismo (sostituito in questo da Mario Sechi del Tempo) per diventare a un tempo il tifoso sofferente e l’aspirante confessore del premier nella fase crepuscolare in cui il “Diavolo Berlusconi”, secondo lo stilema feltriano, è stato costretto a scoprire la categoria filosofica della necessità  e quella monastica del sacrificio.
Tradotto: “à‰ costretto a sopportare politici politicanti, deve difendere la manovra di Tremonti e convincere Bossi sulle pensioni”, come si leggeva ieri in prima pagina sul Giornale a corredo di un editoriale di Feltri dal titolo “Quello che Silvio non può dire”.
E l’indicibile sarebbe questo: “A Silvio Berlusconi chi glielo fa fare di sbattersi in politica fra gente che lo disprezza perchè lui le impedisce di sgranocchiare la pannocchia e quella che lo blandisce per strappargli un pezzo di pannocchia da sgranocchiare?”.
Le risposte, Feltri ne è consapevole, sono fin troppo facili: da privato cittadino non potrebbe scriversi le leggi su misura dei suoi processi, o per tutelare le sue aziende (che comunque non se la passano benissimo, -43% in Borsa per Mediaset in sei mesi, anche per le difficoltà  politiche del governo) e forse anche le feste eleganti di Arcore sarebbero meno affollate.
Ma Vittorio Feltri non crede a queste prosaiche esigenze di sopravvivenza penale e politica. Preferisce accreditare un recondito (e ben nascosto per 17 anni) afflato kennedyano nel Cavaliere, tormentato dalla ricerca del modo migliore per aiutare il Paese anzichè di come distorcere il Paese per aiutarsi.
Piaggeria? Forse, ma il Cavaliere in effetti ha cambiato linguaggio.
Il 22 giugno, per esempio, diceva che restare a palazzo Chigi “vi assicuro che è un grandissimo sacrificio”.
E poi ancora a luglio ha fatto appello allo “spirito di sacrificio con cui i cittadini sono disposti alla revisione di un welfare obsoleto che per garantire tutti non garantisce chi ha davvero bisogno”. E la sua candidatura nel 2013, notizia di pochi giorni fa, ci sarà  solo se “necessario”.
Ancora ieri, sofferto, ha dovuto smentire pubblicamente le ritrovate velleità  secessioniste di Umberto Bossi: “Mi spiace questa volta di non essere d’accordo con il mio amico Umberto Bossi. Sono profondamente convinto che l’Italia c’è e ci sarà  sempre”.
Al Giornale di famiglia ci provano in tutti i modi a confortarlo, esasperando lo stoicismo con cui il Cavaliere sopporta il fardello della crisi (di cui, ci tengono sempre a precisare, non è assolutamente responsabile benchè governi quasi senza interruzioni da 10 anni).
Basta scorrere i titoli di questi giorni per cogliere lo sforzo di Feltri e del direttore Alessandro Sallusti: si va dal “Berlusconi: ci salveremo”, del 4 agosto a “Berlusconi, il piano c’è”, del 21 agosto passando per “gli ostaggi della Lega”, del 19.
Ma tutto è inutile, perchè a dispetto del conforto psicanalitico di Feltri — ormai distante chilometri dalla linea editoriale anti-casta del suo ex giornale Libero — da oggi la manovra bis, quella da 55 miliardi, arriva in Senato. E non si scherza più.
O vince la Lega, che vuole evitare ogni intervento sulle pensioni (auspicato invece dal babypensionato Feltri) oppure vince Berlusconi che, senza troppa convinzione, ha mandato avanti alcuni fedelissimi del Pdl a chiedere la revisione del contributo di solidarietà , cioè l’aumento dell’Irpef per i redditi medio alti.
A sollevare Berlusconi dal peso del sacrificio e a togliere Feltri dal rovello sul “chi glielo fa fare” potrebbero però pensarci gli elettori.
Renato Mannheimer, in un sondaggio Swg anticipato ieri, avverte che il Pdl sta sprofondando al 22-25 per cento dei consensi e la Lega arranca all’8.
E tutto questo prima ancora che la manovra bis sia entrata in Senato.
Figurarsi dopo.

Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DA UN PUNTO DI IVA SI RICAVANO 6 MILIARDI DI EURO: COSI’ IL RITOCCO DELLE ALIQUOTE PUO’ SOSTITUIRE L’EUROTASSA

Agosto 23rd, 2011 Riccardo Fucile

PIACE A DESTRA E A SINISTRA: GARANTISCE UN GETTITO SICURO E IMMEDIATO, TUTTE LE STRADE PORTANO ALL’AUMENTO DELL’IVA…MA I CONSUMATORI SARANNO AGGREDITI DAI PREZZI AL RIALZO

Tutte le strade portano all`Iva.
L`imposta sui consumi più evasa d`Italia – 60 dei 120 miliardi annui di mancato gettito fiscale vengono da lì – torna di prepotenza nel cantiere delle proposte per cambiare la manovra d`agosto.
Il fronte a sostegno di un ritocco delle tre aliquote del 4, del 10 e del 20% – un punto in più su ciascuna, per un ritorno stimato di circa sei milìardi l`anno – raccoglie consensi bipartisan.
Per due motivi: dà  gettito immediato e sicuro, dunque strutturale.
Piace a destra perchè consentirebbe di eliminare il contributo di solidarietà , ovvero l`eurotassa sui redditi sopra i 90 mila euro (entrate previste: 3,8 miliardi entro il 2013).
Piace alla Confindustria che chiede di cancellare, assieme alla super- tassa, anche la Robin Hood tax, l`aumento Ires sulle società  energetiche.
Non a caso ll Sole 24 ore di ieri faceva notare che l`aumento di un punto ha «una ragion d`essere anche europea».
Solo in sette paesi Ue esiste un`aliquota inferiore al 20% standard italiano.
Nella maggioranza è superiore, rivista in questi ultimi anni di crisi.
Grecia e Portogallo sono passati al 23%, il Regno Unito al 20% (dal 17,5%), la Germania al 19% (dal 16%).
Piace a Cà­sl e Uil: renderebbe la manovra più equa.
Piace, per gli stessi motivi, all`Udc.
Non dispiace ai Comuni (Anci). L`Idv la vuole solo sui beni di lusso.
E, in fondo, convince anche Berlusconi (Alfano conferma che l`ipotesi è sul tavolo). Ma deve fare i conti con Bossi.
L`Iva è uno dei tre no della Lega, assieme a pensioni ed entilocali.
Non piace invece a Confcommercio per la contrazione dei consumi: un punto in meno di Pil, stimano.
I1 Codacons traduce l`aggravio Iva in 290 euro di maggiori costi all`anno a famiglia. E poi c`è chi storce il naso sulla presunta equità  dell`imposta, visto che solo il 12,5% degli autonomi la versa, contro il 50,3% dei lavoratori dipendenti.
Non proprio un modo dì far pagare tutti.
Sia come sia, il ritocco dell`Iva sembra invece probabile.
Nell`immediato, per decreto (prima via).
Oppure, se la politica fa muro, nella delega fiscale o con l`esercizio della clausola di salvaguardia “rafforzata” (seconda via), inserita nel decreto 138, la manovra di Ferragosto.
Se, dice il testo, entro il 30 settembre del 2012 la riforma fiscale – ovvero il riordino dei bonus assistenziali e fiscali (accompagno, reversibilità , detrazioni varie) – non sarà  operativa, le risorse (20 miliardi a regime: 4 nel 2012 e 16 nel 2013) saranno reperite con tagli lineari del 5 e 20% ai bonus oppure (ecco il rafforzamento) con «una rimodulazione delle aliquote sulle   imposte indirette, inclusa l`accisa».
Dunque Iva, ma anche imposte di registro, ipotecarie, catastali, accise sulla benzina e sulle sigarette.
Delle 483 agevolazioni fiscali individuate dal tavolo tecnico che lavora per il ministero dell`Economia e che valgono 164,6 miliardi l`anno (72 sono blindati, intoccabili), il 25% è costituito proprio dal capitolo Iva, imposte di registro e catastali. Capitolo succoso.
Mal`Iva ridotta, al 4 e 10% (ecco la terza via), che si applica ad esempio su generi alimentari, acquisto prima casa, libri, giornali, potrebbe comunque essere innalzata dalle rasoiate “lineari” che colpiscono le agevolazioni.
Secondo i calcoli fatti da Fisco Equo, passerebbe a 7,2% e 12%.
Tutte le strade portano all`Iva.

Valentina Conte
(da “La Repubblica“)

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LE MINISTRE DI BERLUSCONI? NON PERVENUTE

Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile

CHE FINE HANNO FATTO? MENTRE IN ITALIA SI DISCUTE DI TEMI DI LORO PERTINENZA (LAVORO, GIOVANI, DONNE, TURISMO, EUROPA, AMBIENTE, SCUOLA), LE “BAMBINE CHE BISOGNA SVEZZARE E PROTEGGERE” SONO EVAPORATE… PER ESERCITARE UN RUOLO POLITICO BISOGNEREBBE ANCHE AVERE IDEE E SAPERLE DIFENDERLE

Che fine hanno fatto le ministre?
Le dame di Silvio Berlusconi (la definizione è sua: la usò chiamandole sul palco al primo e unico congresso del Pdl) sono titolari di dicasteri nell’occhio del ciclone della crisi: giovani, donne, turismo, relazioni europee, ambiente, scuola e università .
Ma le loro tracce si sono perse da settimane.
L’ultima apparizione di Mara Carfagna risale al celebrato matrimonio con Marco Mezzaroma. Di recente abbiamo appreso che i novelli sposi hanno scelto per le loro vacanze un discreto resort in Puglia: altre segnalazioni non risultano, nè è dato sapere cosa ne pensi la titolare delle Pari opportunità  dell’innalzamento dell’età  pensionabile delle lavoratrici, dell’eventuale applicazione del quoziente familiare all’eurotassa e di altre simili quisquilie.
Non pervenuta pure Giorgia Meloni: la sola apparizione segnalata nel suo blog è a “Cortina Incontra”, qualche giorno fa, per la presentazione del libro “Naufraghi con spettatori”.
Titolo evocativo, ma non si parlava del Titanic italiano.
Era una storia di droga scritta dalla compagna del paroliere Mogol.
Francamente avremmo preferito conoscere l’opinione della ministra sugli ultimi, catastrofici dati su disoccupazione giovanile e precariato, sugli incidenti in Gran Bretagna, sulla possibilità  di un autunno caldo anche da noi, sulla radicale modifica della cultura del lavoro e delle garanzie sociali legata all’aggiramento dell’articolo 18. Mah.
«Sono bambine che bisogna svezzare e proteggere» disse a suo tempo, secondo la leggenda, il presidente del Consiglio riferendosi alle donne del suo governo.
E forse aveva ragione lui.
Per tutelare “le bambine” persino i settimanali di gossip, quest’anno, sono avari di notizie sulle ministre.
Appena un servizio su Chi della Gelmini con la figlia a Maratea e qualche sparsa segnalazione sulle presentazioni del suo libro di favole (Mondadori, of course) che Mariastella definisce «un quaderno speciale dove i bambini potranno lasciare il loro segno».
Vabbè: ma il pensionamento ritardato agli insegnanti? La buonuscita pagata dopo due anni anzichè dopo sei mesi? Giusto, sbagliato, oppure che?
Della Prestigiacomo sappiamo che sta a Panarea. Che si è arrabbiata per la cancellazione dei sistema di tracciabilità  dei rifiuti che avrebbe dovuto partire il 1° settembre e che lo ha definito «un regalo alle ecomafie».
La questione è finita lì.
Non risulta che il ripristino del Sistri sia entrato nel tortuoso dibattito sulle modifiche alla manovra.
Perse le tracce anche della neo-nominata Anna Maria Bernini, che pure come ministro delle Politiche Comunitarie dovrebbe avere qualcosa da spiegarci dopo il summit Merkel-Sarkozy.
In affanno afasico Michela Brambilla. Davanti alla rivolta dell’intero settore turistico per la cancellazione dei ponti, si limita a farci sapere attraverso un’intervista al Corriere che «sta riflettendo».
Un anno dopo l’estate velenosa dello strappo con Fini e l’autunno caldo del Bunga Bunga, quando erano state le ragazze del Cavaliere a tenere la prima linea delle risse televisive e della difesa a lingua armata del premier, la componente rosa del governo appare improvvisamente sfiorita, oscurata, disinteressante.
Eclissata la Santanchè. Ammutolita la Ravetto. Sparita la Polidori.
Signore che a suo tempo valevano un apertura di pagina a ogni sospiro.
Pure l’Ape Regina Sabina Began ha dovuto affidarsi a una paparazzata con Italo Bocchino per riconquistare qualche titolo, lei che è stata la regina delle interviste e delle fotografie, ricercata più di Pippa Middleton e ascoltata più di Rita Levi Montalcini.
Il fatto è che per esercitare un ruolo politico, persino in Italia, persino nell’Italia berlusconiana, alla fine è necessario avere un’opinione e un po’di coraggio nell’esprimerla.
Non è un lavoro da bambine nè da damigelle di corte.
E non basta essere le più belle del reame per impararlo.

Flavia Perina

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DENUNCIA DELLA CGIA DI MESTRE: IN 15 ANNI LE TASSE LOCALI SONO AUMENTATE DEL 138%

Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile

LE IMPOSTE LOCALI SONO PASSATE DA 40,58 MILIARDI A 96,55 MILIARDI DI EURO, MENTRE QUELLE CENTRALI SOLO DEL 6,8%…   E ORA I COMUNI SARANNO COSTRETTI O AD AUMENTARE LE TASSE O A TAGLIARE I SERVIZI E A PAGARE SARA’ SEMPRE IL CITTADINO

Una crescita addirittura a tre cifre: tra il 1995 e il 2010 la tassazione a livello locale è aumentata del 137,9%.
In termini assoluti, le entrate fiscali delle Amministrazioni locali (Comuni, Province, Regioni) sono passate da 40,58 miliardi a 96,55 miliardi di euro.
Sono questi i principali risultati emersi da una elaborazione realizzata dalla Cgia di Mestre, dati a prezzi costanti 2010, ovvero al netto dell’inflazione.
Secondo La Cgia, inoltre, l’amministrazione centrale ha invece ha incrementato le entrate “solo” del 6,8%.
Se nel 1995 il gettito era di 326,69 miliardi, nel 2010 ha raggiunto i 348,92 miliardi di euro, mentre il Pil, sempre in questi ultimi 15 anni, è cresciuto nel nostro Paese del 19,1%.
“L’aumento della tassazione locale – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – è il risultato del forte decentramento fiscale iniziato negli anni ’90. L’introduzione dell’Ici, dell’Irap e delle addizionali comunali e regionali Irpef hanno fatto impennare il gettito della tassazione locale che è servito a coprire le nuove funzioni e le nuove competenze che sono state trasferite alle Autonomie locali”.
Non dobbiamo dimenticare che negli ultimi 20 anni Regioni e Comuni – prosegue Bortolussi – sono diventate responsabili della gestione di settori importanti come la sanità , il sociale e il trasporto pubblico locale, senza aver ricevuto un corrispondente aumento dei trasferimenti. Anzi. La situazione dei nostri conti pubblici ha costretto lo Stato centrale a ridurli progressivamente, creando non pochi problemi di bilancio a tante piccole realtà  amministrative locali che si sono ‘difese’ aumentando le tasse locali. I fortissimi tagli imposti dalle manovre correttive di luglio e di Ferragosto rischiano di peggiorare la situazione e di demolire lo strumento del federalismo fiscale.
Pertanto, nei prossimi anni, alle Autonomie locali non resteranno che due strade da percorrere: o tagliare i servizi erogati o aumentare le entrate locali. In entrambi i casi a rimetterci saranno comunque i cittadini e le imprese”.

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AL MEETING DI RIMINI CL BENEDICE CON NAPOLITANO LA SVOLTA TRASVERSALE PER IL DOPO BERLUSCONI

Agosto 21st, 2011 Riccardo Fucile

INIZIA OGGI A RIMINI   IL TRADIZIONALE MEETING DI COMUNIONE E LIBERAZIONE…. ACCOPPIATA LUPI E LETTA PER PRESENTARE NAPOLITANO… LIQUIDATA LA LEGA IN LOMBARDIA, ORA FORMIGONI STUDIA DA FUTURO PREMIER… GLI INTRECCI TRA COMPAGNIA DELLE OPERE E COOP ROSSE

L’anno scorso il copione fu il solito: parata di politici, imprenditori e manager a caccia di un titolo di giornale con qualche frase storica e soprattutto del caldo applauso dei giovani di Comunione e Liberazione.
Il presidente delle Assicurazioni Generali Cesare Geronzi si lasciò trasportare dall’ottimismo: “L’impegno del governo è valso a evitare impatti straordinari della crisi finanziaria globale”. Parole al vento.
L’impegno del governo Berlusconi non è riuscito neppure a salvarlo dalla
defenestrazione dalle Generali.
Il numero uno della Fiat, Sergio Marchionne, si mostrò ancora più fiducioso, dichiarando chiusa la fase “della lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai”.
In dodici mesi è cambiato tutto.
Oggi pomeriggio il Meeting di Rimini sarà  inaugurato con una certa solennità  dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cui discorso sui giovani e l’Europa è preannunciato come importante e “denso”.
Accanto a lui prenderanno la parola un esponente del Pdl di provenienza ciellina, Maurizio Lupi, e uno del Pd, Enrico Letta.
Una perfetta trinità : i vertici di Cl chiedono la benedizione del loro appuntamento annuale al presidente ex comunista che Silvio Berlusconi ha da tempo individuato come il più insidioso contraltare al suo potere declinante; e gli affiancano due politici, sì cattolicissimi, ma simmetricamente provenienti da maggioranza e opposizione.
La simbologia inaugurale si riverbera su tutto il programma fino a sabato 27 agosto.
La parola d’ordine è trasversalità . Si dialoga con tutti.
Non ci sarà  Berlusconi, in passato protagonista di toccanti incontri con i giovani di Cl, ma anche lo storico leader del movimento, il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, che scalda i motori per il dopo B., si farà  vedere solo come moderatore di un dibattito marginale.
I ciellini si sentono sempre più forti.
Puntano al milione di presenze tra gli stand di Rimini, dove mettono in campo un esercito di quattromila volontari.
Se fossero un partito sarebbero il più forte “partito di massa” italiano.
Una ragione di più per muoversi in modo assai felpato. Guai a dare l’idea di essere il comitatone elettorale del Formigoni che verrà , dunque.
E per carità , nessun nemico.
Con l’arcivescovo “amico” Angelo Scola hanno appena espugnato la diocesi di Milano dopo decenni di ininterrotto potere del cattolicesimo democratico “montiniano” (da Giovanni Battista Montini, poi Paolo VI, agli ultimi epigoni Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi).
E, a sorpresa, quest’anno hanno invitato proprio Tettamanzi.
Perchè Comunione e Liberazione è anche una ramificata rete di potere che si muove nel sistema delle aziende.
La Compagnia delle Opere celebra quest’anno il suo venticinquesimo anniversario con 34 mila imprese associate.
La crisi economica fa male a tutti, e a queste imprese qualcuno deve pur pensare.
Regolati i conti con la Lega Nord, a cui i ciellini proprio in Lombardia da tempo non fanno più vedere la palla, c’è la novità  di Giuliano Pisapia al comune di Milano, dove si è dolorosamente (per Cl) chiuso un ventennio di giunte di centro-destra influenzate dagli allievi di don Giussani.
Nessun nemico, dunque.
Trasversalismo prima di tutto, passando per la sordina alla politica e per l’esaltazione della “società  civile”, che è poi il campo di gioco preferito di Cl.
à‰ su quel terreno che la Compagnia delle Opere coltiva da tempo la trasversalità  con le coop rosse.
A Rimini il numero uno della Lega Coop Giuliano Poletti e il presidente Pd della provincia di Roma Nicola Zingaretti intratterranno i giovani ciellini sull’imperdibile tema “Il lavoro come bene comune”.
Il convegno è organizzato con la collaborazione di Obiettivo Lavoro, società  di lavoro interinale molto nota, anche se non tutti sanno che è nata dall’alleanza tra Compagnia delle Opere e Coop rosse.
Una parentela incarnata dalla figura di Massimo Ferlini, esponente del Pci coinvolto e assolto nell’inchiesta Mani pulite, oggi vice presidente della stessa Compagnia delle Opere.
Del resto non è un caso che l’incontro inaugurale con Napolitano sia organizzato con la collaborazione dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà , parola totem per il pensiero sociale cattolico attorno alla quale Cl raduna un plotone di politici di ogni schieramento.
La trasversalità  non guarda solo a sinistra.
In un programma meno generoso del solito con i politici non mancherà  la ribalta del sabato mattina per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, beniamino dei giovani ciellini, nè quella per il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.
Il mondo di Cl guarda con moderata fiducia, ma acuta curiosità , al vagheggiare dei due attorno a un nuovo soggetto cattolico-moderato per il dopo Berlusconi.
In fin dei conti l’idea di Cl resta quella di sempre: la religione e la sussidiarietà  stanno meglio se a difenderle c’è la spada della politica.

Giorgio Meletti
(da” Il Fatto Quotidiano“)

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E TASSARE I LADRI?

Agosto 20th, 2011 Riccardo Fucile

GLI ITALIANI PAGANO OGNI ANNO UNA TASSA OCCULTA DI 400 MILIARDI PER COLPA DI VARIE CATEGORIE DI LADRI: 120 DI EVASIONE FISCALE, 60 DI CORRUZIONE, 52 DI LAVORO NERO, 43 IN INFORTUNI SUL LAVORO, 18 IN MERCI CONTRAFFATTE, 20 IN ABUSI EDILIZI, 135 NEL FATTURATO DELLA MAFIA, ALTRI IN TRUFFE ALLA UE…. RECUPERANDO SOLO IL 10% DI QUESTA SOMMA AVREMMO COPERTO LA MANOVRA DEL GOVERNO

Sulla proposta Idv-Pd, che riprendeva quella del Fatto per ritassare seriamente i capitali scudati due anni fa al 5% va in scena il solito copione: qualche peone del Pdl si dice possibilista, poi B. propone un altro scudo fiscale, poi ritira l’idea, così tutti respirano per lo scampato pericolo e dimenticano il resto.
Morta lì, come se l’opposizione non avesse null’altro da proporre in alternativa alla rapina di governo.
Alcune ricette sacrosante le conosciamo, ma sono al momento pure chimere per mancanza di una maggioranza che le approvi: abolire tutte le province; ripristinare l’Ici (unica imposta federale) e la tassa di successione (imposta liberale quant’altre mai, che spezza la rendita e rimette in circolo i capitali); allungare l’età  pensionabile secondo gli standard europei; disboscare la Casta col machete.
Molto più utile sarebbe sfidare Pdl e Lega dinanzi ai loro elettori inferociti con alcune proposte a costo zero, che porterebbero nelle casse dello Stato decine di miliardi senza sfiorare le tasche degli onesti, ma saccheggiando quelle dei ladri.
Il punto di partenza sono i dati raccolti da Nunzia Penelope in Soldi rubati (Ponte alle Grazie) sui 400 miliardi di “tassa occulta” che ogni anno paghiamo per colpa di varie categorie di ladri: 120 se ne vanno in evasione fiscale, 60-70 in corruzione, 52 in lavoro nero (l’evasione contributiva coinvolge almeno 3 milioni di lavoratori sommersi), 43 in infortuni sul lavoro, 18 in merci contraffatte, 5 in crac finanziari, 20 in abusi edilizi, 135 nel “fatturato” delle mafie che però sventuratamente non fatturano; infine le truffe all’Ue che ingoiano il 40% dei contributi per le zone depresse.
Basterebbe ridurre queste voci del 10% e avremmo ogni anno 40 miliardi in più.
Pareggio di bilancio assicurato a spese dei ladri, anzichè degli onesti.
Qualche idea, in ordine sparso.
1) La corruzione si combatte, oltrechè riformando la Pubblica amministrazione e ritirando la mano pubblica dall’economia, con la repressione. Il 1° marzo 2010, in pieno scandalo Cricca, il Consiglio dei ministri licenziò un ddl anticorruzione-brodino che poi si perse nei meandri del Senato.
Perchè non fare una battaglia per riesumarlo ed emendarlo con la proposta organica lanciata dal Fatto un anno fa e sposata da Pd, Idv, Fli e Sel?
Si tratta di recepire la Convenzione penale del Consiglio d’Europa sulla corruzione, sottoscritta a Strasburgo nel ’99 e mai ratificata dall’Italia, allo scopo di: accorpare corruzione e concussione in un unico reato che vieta al pubblico ufficiale e all’incaricato di pubblico servizio di prender soldi da chicchessia; introdurre nuovi reati puniti in tutto il resto dell’Occidente: autoriciclaggio, corruzione fra privati e traffico di influenze illecite.
2) Ripristinare il reato di falso in bilancio sciaguratamente abolito, di fatto, dal secondo governo Berlusconi nel 2002.
3) Riformare la prescrizione, arrestandola al momento della richiesta di rinvio a giudizio e cancellando la legge ex Cirielli (oggi la corruzione si prescrive 7 anni e mezzo dopo che è stata commessa, mentre prima scattava dopo 15).
4) Rilanciare le proposte della commissione Mastella del 2006 (comprendeva i magistrati Davigo, Greco, Ielo) per una Giustizia che si autofinanzi recuperando il maltolto della criminalità  economica e fissando una cauzione sulle impugnazioni.
5) Riformare i reati fiscali all’americana: triplicando le pene, ora talmente irrisorie (3 anni per la dichiarazione infedele e 6 per la frode) da garantire all’evasore che non farà  un giorno di galera e si terrà  il bottino; e abolendo le soglie di non punibilità  introdotte dall’Ulivo, che consentono di evadere ogni anno fino a 50mila euro (frode) e 100mila (dichiarazione infedele) senza finire in tribunale. Lo slogan berlusconiano contro il “mettere le mani nelle tasche degli italiani” si sta rivelando per quello che era: una truffa.
Si attende qualcuno che se ne intesti un altro, più etico e realistico ma altrettanto popolare: “mettere le mani nelle tasche e le manette ai polsi dei ladri”.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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QUELLA FRONDA NEL PDL CHE CRITICA LA MANOVRA PER FAR FUORI TREMONTI

Agosto 20th, 2011 Riccardo Fucile

ANTONIO MARTINO E GUIDO CROSETTO HANNO RACCOLTO TRENTA DEPUTATI PDL CHE ORA AVRANNO UN “PESO POLITICO” NELLE DECISIONI DEL GOVERNO…ALFANO TRATTA, ALTRIMENTI SALTA IL BANCO, LA LEGA IN CONFUSIONE, BERLUSCONI PENSA ALLA CURA DIMAGRANTE

L’intento ora è dichiarato: incidere sulla manovra in modo da costringere il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a lasciare il campo.
È il capofila dei frondisti pidiellini a uscire allo scoperto con una dichiarazione senza appello: “La Costituzione è chiara — sono parole di Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa — o un ministro lascia di sua volontà  o il premier può solo assistere impotente: mica può far cadere il governo per liberarsi di Tremonti che non è più in grado di tenere i conti…”.
L’attacco frontale al ministro arriva alla vigilia di un delicato incontro chiarificatore tra il segretario Angelino Alfano e il drappello dei dissenzienti (lunedì a via dell’Umiltà ) che, nel corso di queste turbolente giornate, ha ormai raggiunto quota 30.
Antonio Martino, uno dei padri nobili di questo Pdl, lavora di tessitura dietro le quinte per arrivare a costituire un gruppo nel “cuore” del partito tale da avere “un peso politico quando si tratterà  di prendere decisioni determinanti per il futuro del Paese”.
Martino vuole “contare di più” nel Pdl e le sue opinioni su Tremonti sono note da tempo; con la sua “cocciutaggine e arroganza” il titolare dell’Economia può trascinare il partito verso il minimo storico elettorale.
Santo Versace, un altro berlusconiano doc che si è unito al gruppo, non si nasconde dietro a un dito: “In Parlamento il governo dovrà  correggere il tiro; se la manovra va in porto così, il Pdl prende una mazzata alle prossime elezioni”.
Eccola, quindi, la preoccupazione principe del gruppo frondista.
Anche il Cavaliere, chiuso ad Arcore in questi giorni bollenti per sottoporsi a una cura dimagrante (deve perdere almeno sette chili e disintossicarsi dal cortisone), ha avuto tra le mani dei sondaggi devastanti che lo hanno convinto a scongiurare Alfano di mettercela tutta a tenere insieme il partito “altrimenti c’è solo la crisi e non ce la possiamo permettere”.
I frondisti, però, non molleranno, tanto che ormai l’idea che alla Camera la manovra alla fine passerà  con la fiducia non è più un tabù impronunciabile. Crosetto, però, sulla questione pensioni appare possibilista: “Con la Lega c’è l’obbligo di coalizione: se proprio insiste che le pensioni non si toccano ci fermeremo”.
Versace, invece, non ci sta: “Mi dispiace per Bossi, ma non dobbiamo mollare su un punto così importante”.
Anche perchè “se non tocchiamo le pensioni, saremo costretti a fare una manovra dietro l’altra”.
Dunque, almeno Versace è pronto a sfidare il Senatùr in Parlamento, ma per la Lega la partita pensioni non è affatto riaperta, anzi.
E mentre il governo lavora alle modifiche al testo, ma poco trapela a parte la confusione, Calderoli ha fatto capire che la porta lì resta chiusa: “Non c’è alcuna apertura, le pensioni stanno bene come stanno; lunedì ci vediamo in via Bellerio per individuare e formalizzare le risposte e le proposte che faremo in Parlamento”.
Nel Carroccio si respira la stessa aria del Pdl; il consenso è ai minimi storici. “Non possiamo continuare a farci massacrare — è infatti l’opinione di Flavio Tosi, sindaco di Verona — alla nostra gente sembra che la manovra sia andata a colpire quelli che hanno sempre pagato e le pensioni sono un reddito che fa vivere le famiglie”’.
Distinguo di facciata a parte, le posizioni tra Lega e Pdl restano ancora a distanze siderali.
Un po’ su tutto…

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SACCONI E LO SPIRITO DI VENDETTA SOCIALISTA SUI LAVORATORI

Agosto 20th, 2011 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DEL WELFARE, NEMICO DEI SINDACATI E DEGLI OPERAI, HA COSTRUITO UNA CONTRORIFORMA CARBONARA

E venne il giorno della riforma clandestina, la riforma di contrabbando, la libera licenziabilità¡ sognata ed invocata dai tanti Stranamore del liberismo italiano come la panacea di tutti i mali, finalmente imposta con un piccolo e miserabile golpe di ferragosto.
C’è qualcosa di grottesco e beffardo nel fatto che il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi abbia partorito questo prodigio di controriforma quasi in segreto, di soppiatto, con un apparato di codicilli infilati ad arte nella finanziaria “lacrime e sangue”, nascosti e quasi occultati, come certe procure estorte ai parenti con firma tremante sul letto di morte.
Di tutta la sterminata collezione di prodigiosi rancori prodotta dal berlusconismo, quello degli ex socialisti alla Sacconi è il distillato più pericoloso, perchè in buona fede.
E il contrabbando, dunque, è l’unico strumento possibile per attuare la vendetta, la guerra contro i mulini a vento che gli ex sessantottini spretati del garofano pensano di essere chiamati a celebrare.
Per gente come loro — Sacconi, Brunetta, la Boniver — una riforma così si sarebbe dovuta offrire al paese con una messa giuslavorista, un coro egemonico, una kultur kampf da celebrare nel punto massimo del consenso.
Invece, a loro eterna vergogna, quando erano al massimo del consenso non hanno avuto il coraggio di sporcarsi le mani e di mettere in gioco i loro frivoli indici di popolarità .
Così, dove la vanità  ha fallito, ecco il colpo di coda del rancore.
I ragazzi che si vantarono di essere discepoli dei grandi giuslavoristi socialisti progressisti, dei Giugni e dei Brodolini, fanno a pezzi lo statuto dei lavoratori nel crepuscolo della ritirata e della sconfitta.
C’è un aneddoto che mi raccontà³ lo stesso Sacconi — persona peraltro squisita, sul piano personale — quello per cui, nella stagione dei golpe degli anni settanta lui e Brunetta una notte di paura si erano precipitosamente ritirati in una baita, temendo di essere arrestati nel corso di un colpo di stato.
Ecco, quella allucinazione iperdemocratica di allora, si riverbera nell’allucinazione iperpadronale di oggi, nel regalino osceno alla Fiat, la legge ad aziendam gentilmente concessa, per evitare una condanna certa.
Come allora Brunetta e Sacconi pensano di essere gli esecutori di una vendetta contro l’egemonia culturale degli odiati comunisti, contro i lavoratori e i precari che li hanno (giustamente) spernacchiati ovunque, e che loro hanno (giustamente) combattuto senza tregua, considerandoli al pari di nemici di classe.
Il sacconismo, che è per definizione in buona fede perchè è l’ideologia del neocatecumeno, e del convertito zelante che deve farsi perdonare il suo passato, è molto peggio del berlusconismo cialtrone dei ladri, degli avvocaticchi, e dei pataccari di corte del cavaliere.
Ma proprio per questo è quello che negli ultimi giorni del Reich innescherà  la rivolta sociale dei nuovi indignados italiani, che non ne vogliono sapere di farsi mettere sul lastrico nel tempo feroce della crisi.

Luca Telese blog

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