Gennaio 1st, 2017 Riccardo Fucile
UNICA NOTA LIETA: MENO FERITI RISPETTO ALL’ANNO SCORSO
Il Tar ha bocciato l’ordinanza con cui la sindaca di Roma Virginia Raggi aveva vietato i botti e i fuochi d’artificio a Capodanno. E ieri gli effetti dell’ordinanza annullata, si fa per dire, si sono sentiti per tutta la città che dalla mezzanotte fino all’una è stata investita dai colori e dal rumore dei fuochi.
Unica notizia lieta: sono in diminuzione gli incidenti: sedici feriti quest’anno a Roma medicati negli ospedali della Capitale, l’anno scorso erano 23 e l’anno prima 33.
Virginia Raggi ha dato il benvenuto al nuovo anno sul palco del Circo Massimo, dove la sindaca di Roma ha brindato insieme a turisti e romani che si sono dati appuntamento nel cuore della Capitale per festeggiare il Capodanno.
La prima cittadina, insieme con il vicesindaco Luca Bergamo, è arrivata in piazza intorno alle 23:30 per assistere agli spettacoli insieme con la platea giunta al Circo Massimo.
Successivamente è salita sul palco per il tradizionale brindisi di buon anno. In un breve discorso ha voluto anche ricordare Debora e Aurora, mamma e figlia di 8 anni morte in seguito al crollo della loro casa ad Acilia.
Giancarlo Magalli ha pubblicato sul suo profilo Facebook una fotografia con Virginia Raggi:
Per quanto riguarda i feriti, a San Basilio un uomo ha riportato l’amputazione di una mano ed un altro ha perso un dito della mano destra.
Anche in zona Monteverde un cittadino italiano di 51 anni ha riportato l’amputazione di un dito ed altra ferita alla mano.
Sono stati 674 gli interventi effettuati nella notte di Capodanno dai Vigili del fuoco, praticamente invariati rispetto a quelli dello scorso anno quando furono 660.
Il numero maggiore di interventi si è registrato nel Lazio 110, in Campania 95, in Puglia 68 e in Lombardia 67: nessun intervento invece in Sardegna.
(da agenzie)
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Dicembre 31st, 2016 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE ALLE PARTECIPATE INVIATO DA CASALEGGIO E’ CRITICO
È arrivato dal nord Italia inviato dalla Casaleggio Associati per dare una mano a Virginia Raggi –
i maligni dicono “commissariare” – per gestire le enormi difficoltà di gestione di Roma Capitale.
Il bilancio dei primi mesi che fa Massimo Colomban, imprenditore trevigiano oggi assessore alle Partecipate, sulle pagine di Repubblica non è positivo.
“È innegabile che i primi mesi della Raggi sono stati poco efficienti e non molto produttivi. È la testimonianza che non basta essere onesti per governare, servono esperienze e soprattutto capacità manageriali che il M5S dovrà creare al proprio interno o reperire velocemente all’esterno. Detto questo, la gestione di Roma è di una complessità enorme. E a me non va di entrare in polemiche strumentali verso un Movimento fatto di giovani, sicuramente onesti, che devono però affrontare il passaggio da protesta e contestazione, al più complesso e gravoso compito della gestione. Purtroppo non sarà facile nè per loro, nè per i professionisti che li stanno affiancando, come il sottoscritto, stante il ginepraio burocratico e dissesto finanziario trovato”.
L’eredità ricevuta è pesantissima, spiega l’assessore, Atac e Ama sono “tecnicamente fallite”, per cui il Governo “deve farsi carico di salvarle”.
“Non pensavo la situazione fosse così deteriorata. Le partecipate dal Campidoglio sono società che, se agissero nel privato, sarebbero già fallite da tempo; ma siccome svolgono servizi pubblici essenziali come i trasporti e la nettezza urbana, non possono fermarsi o fallire. Società che hanno privilegiato la spesa corrente in personale, salari e stipendi, anzichè investire in strutture e macchine, che ora sono per il 30-50% da rottamare. Per farlo, servono ingenti risorse che, sommate ai debiti e agli indebitamenti bancari, portano il buco, le necessità economiche di cassa, fra i 2 ed i 3 miliardi”.
Serve più collaborazione fra Campidoglio e Palazzo Chigi.
“Un’idea potrebbe essere tirare una linea, azzerare il pregresso come si fa in tutte le società che si vogliono rilanciare, aggiungendo ai 12 miliardi del debito storico di Roma questi 3 miliardi accumulati dal 2008 al 2016, che potrebbero essere restituiti nei prossimi decenni con un tasso di interesse pari al tasso dei titoli di stato. Altrimenti il nostro sforzo sarà inutile”.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 29th, 2016 Riccardo Fucile
NESSUNA ALTRA ORDINANZA, LO SPOT E’ FALLITO
Nella serata di ieri si era diffusa la notizia che la sindaca di Roma Virginia Raggi avrebbe emesso
un’altra ordinanza dopo la bocciatura di quella impugnata davanti al Tribunale Amministrativo Regionale dall’ANISP.
Il Campidoglio ufficialmente tace da ieri sera, ma ufficiosamente fa invece sapere a molte agenzie di stampa che non verrà emessa un’altra ordinanza sul tema in vista delle feste.
Il decreto cautelare monocratico del Tribunale amministrativo, d’altronde, non lasciava grandi spazi di recupero: stoppando l’ordinanza della sindaca n. 145 del 22 dicembre scorso, ha spiegato che “il provvedimento impugnato, nella sommaria delibazione propria della presente sede cautelare, non appare sorretto da un’idonea istruttoria nè, tantomeno, da una sufficiente motivazione, tenuto in particolare conto che trattasi di un’ordinanza contingibile ed urgente che inibisce l’uso di qualsivoglia tipologia di materiale esplodente, per giunta sull’intero territorio comunale”.
La Raggi quindi si arrende nonostante le molte ipotesi di complotto che circolavano nell’implacabile base a 5 Stelle (la parte sana del MoVimento, dicono).
Insomma, scrive l’ASKANEWS che come nel caso dell’altra recente sentenza del TAR che bocciò lo stop all’avvio dei lavori di restauro delle Torri sventrate dell’Eur, anche in questo caso, a prescindere dal merito, è la forma amministrativa che risulta carente.
In questo caso, tra l’altro, mancherebbe nell’istruttoria il parere della Prefettura che dovrebbe esprimersi obbligatoriamente rispetto a tutte le misure di questa portata.
Il Tar si riunirà ancora il 25 gennaio prossimo per analizzare nel dettaglio il ricorso con cui alcune società del settore hanno chiesto il ritiro del provvedimento, ma nel frattempo la linea scelta dal Campidoglio vira dalla fermezza alla “battaglia di civiltà sul piano culturale — fanno sapere — per sensibilizzare rispetto ad abitudini che possono provocare conseguenze negative per la salute di persone e animali”. L’obiettivo è andare oltre “i formalismi amministrativi” che hanno affossato l’ordinanza, perchè, fanno ancora sapere da Palazzo Senatorio “vogliamo che il Capodanno sia una festa e che non venga rovinata da incidenti che spesso colpiscono non solo gli adulti ma anche i bambini”.
E battaglia culturale sia, insomma.
Anche se non si capisce cosa ci sia di culturale nel farsi bocciare un’ordinanza da un tribunale, anche se è giusto dire che nel merito della questione la giunta Raggi ha sicuramente ragione nel cercare di limitare un malcostume diffuso e pericoloso per persone, animali e cose.
Però cercare di sensibilizzare qualcuno a ridosso di Capodanno sembra un’impresa un po’ ardua.
Quasi una scusa per non ammettere un altro successone.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 29th, 2016 Riccardo Fucile
PER I SOLITI TRINARICIUTI LA COLPA NON E’ DELL’ORDINANZA SCRITTA MALE MA DI CHI VUOLE COLPIRE IL MOVIMENTO… ECCO LE NORME CHE DIMOSTRANO CHE LA RAGGI HA SBAGLIATO
Il giorno dopo la sospensione con un decreto cautelare urgente da parte del Tar del Lazio
dell’ordinanza della sindaca di Roma, Virginia Raggi, che vietava i botti di Capodanno è quello dei complotti.
Come mai, si chiedono tanti simpatizzanti e attivisti del Cinque Stelle, delle 850 città che hanno emanato ordinanze per vietare i botti l’unica annullata è quella della Capitale?
Più di qualcuno dietro la sospensione del Tar (che ha rimandato la discussione del merito al 25 gennaio) ci vede un attacco diretto alla Raggi e quindi al MoVimento.
Il Tar però ha solamente “fatto il Tar” senza alcun pregiudizio nei confronti di chi amministra la città .
Vero è, come ripetono ossessivamente da ieri molti attivisti, che di ordinanze simili per vietare l’esplosione di petardi e fuochi d’artificio ne sono state emanate molte in questi giorni.
Tutte sostanzialmente simili mirano a proibire — generalmente su tutto il territorio comunale — l’uso dei botti senza però, perchè non è nel potere dei sindaci, poterne vietare la vendita.
Tenendo poi conto del fatto che l’applicazione e il controllo del rispetto di questi provvedimenti è sostanzialmente impossibile (immaginate quante pattuglie servono per verificare e sanzionare tutti coloro esplodono petardi solo nella notte di Capodanno) significa che siamo di fronte ad ordinanze che pur interpretando un sempre più comune e diffuso sentire non hanno una vera utilità pratica.
Ma è vero, come si legge su Facebook che in realtà qualcuno vuole impedire alla Raggi di fare il suo lavoro e che qualsiasi cosa faccia lei si trovi tutti contro?
La risposta è no, perchè in questo caso non ha tutti contro ma due associazioni di categoria: ANISP, ovvero l’Associazione Nazionale Imprese Spettacoli Pirotecnici e ASSPI, l’Associazione Pirotecnica Italiana.
Sono stati i legali di queste due associazioni a presentare il ricorso al Tar contro l’ordinanza del Comune di Roma.
Gli uffici del Campidoglio poi ci hanno messo del loro nel fare in modo che il Tar avesse modo di annullare l’ordinanza: ad esempio l’ordinanza non era stata inoltrata alla prefettura (come invece è prassi) prima di essere pubblicata nell’albo pretorio del comune.
Inoltre, come spiegava ieri Rinaldo Frignani sul Corriere della Sera di Roma esiste una circolare emanata dal Prefetto di Rovigo (che aveva chiesto parere al Ministero in merito ad un’ordinanza analoga) dove si sottolinea che il ricorso al provvedimento extra ordinem può essere giustificato solo in caso di urgenza e pericolo e non sembra che il rituale ripetersi dei festeggiamenti di Capodanno presenti le caratteristiche necessarie per giustificare un’ordinanza contingibile e urgente come quella di Roma (e come tante altre).
Vale a dire: Capodanno non è un’emergenza e quindi non è possibile utilizzare uno strumento pensato per le emergenze.
C’è inoltre la questione relativa al fatto che non sembra plausibile poter vietare l’utilizzo di prodotti con certificazione CE, ovvero di prodotti che hanno già superato il test di impatto ambientale e quindi la normale soglia di tollerabilità umana e animale (le associazioni di categoria sottolineano che così facendo i consumatori acquisteranno botti illegali).
Infine oltre all’insussistenza dei presupposti di un’ordinanza a carattere urgente il divieto avrebbe dovuto essere modulato su specifiche aree “sensibili” e non sull’intero territorio comunale in maniera indiscriminata (cosa che peraltro lo rende inapplicabile dal punto di vista pratico).
Insomma l’ordinanza in sè presentava qualche problema, ed è questo che probabilmente il Tar ha rilevato.
Ma perchè prendersela con Roma? È perchè c’è la Raggi sindaca?
Anche qui la risposta è no, ed è molto semplice: per annullare tutte le 850 ordinanze sarebbe stato necessario presentare altrettanti ricorsi al Tar.
Quindi, come spiega Nobile Viviano, presidente dell’Asspi: «In circostanze simili abbiamo mandato diffide ai sindaci di altre città , ma nel caso di Roma abbiamo deciso di presentare ricorso al Tar perchè l’esito avrebbe avuto risonanza nazionale».
Ed è andata proprio così, consultando ad esempio i comunicati di ANISP si può leggere come anche negli scorsi anni le associazioni di categorie si siano opposte a simili ordinanze inutili e soprattutto dannose per tutto il settore dei botti legali.
La sfortuna della Raggi, se così la vogliamo chiamare, è quella di essere sindaca di Roma pertanto non si può certo sostenere che ci sia un complotto ai suoi danni; sarebbe come dire che il fatto stesso che sia stata eletta sindaca sia un complotto.
Va da sè che se io voglio sollevare una questione a livello nazionale non faccio ricorso contro un minuscolo e sconosciuto comune della Pianura Padana, sperso tra le nebbie del Po ma contro l’Amministrazione comunale della Capitale d’Italia.
È una questione di opportunità e di risonanza mediatica.
A tutto questo va aggiunta anche la dichiarazione di Alessandro Marchetti, presidente dell’Anaspol, Associazione nazionale agenti sottufficiali Polizie locali, che da oltre 8 anni organizza gratuitamente corsi di prevenzione sui rischi dai botti di Capodanno nelle scuole e nelle parrocchie e con la distribuzione di volantini nelle piazze. Marchetti ha commentato la notizia definendo le ordinanze anti botti “un palliativo fuorilegge” aggiungendo che se il decreto legislativo 29 luglio 2015, numero 123 in attuazione della direttiva 2013/29/Ue, dispone che alcuni fuochi pirotecnici in quanto non pericolosi o scarsamente pericolosi sono di libera vendita, che addirittura possono essere usati dai ragazzini di 14 anni e altri si possono acquistare solo dimostrando la maggiore età , non considerandoli pericolosi per l’incolumità pubblica, come può un sindaco decidere autonomamente il contrario rispetto a quanto sancito dalla legislazione europea e italiana?
Invece che emanare ordinanze copia incolla Marchetti — che è anche ufficiale della Polizia locale di Roma — invita i sindaci a “fare sul serio” mettendo in atto interventi di prevenzione e informazione rispetto ai pericoli e ai rischi connessi: «come ad esempio abbiamo fatto in collaborazione con il Comune di Aprilia giorni fa con la campagna ‘A Capodanno mani al sicuro’, a diffondere la cultura della prevenzione a partire dalle scuole, nelle piazze dei mercatini natalizi, dove distribuire volantini informativi sui rischi dai botti di Capodanno. Solo gli italiani possono decidere che, gli italiani, non devono più seguire un’usanza tanto pericolosa».
In parole povere, ordinanze come quella emanata dal Comune di Roma sono carta straccia, il Tar lo ha certificato ma lo ha fatto in base alla legge non perchè ad averla firmata è Virginia Raggi.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 28th, 2016 Riccardo Fucile
SOSPENSIONE CON DECRETO CAUTELARE URGENTE… E ORA IL COMUNE RISCHIA PURE DI DOVER RISARCIRE I DANNI
Il Tar del Lazio ha sospeso con un decreto cautelare urgente l’ordinanza della sindaca di Roma,
Virginia Raggi, che vietava i botti di Capodanno.
Il Tar ha fissato inoltre una camera di consiglio per il 25 gennaio per discutere nel merito la questione.
La sindaca aveva firmato un’ordinanza che prevedeva da domani — 29 dicembre — e fino alle ore 24 del 1 gennaio il “divieto assoluto” di “usare materiale esplodente, utilizzare fuochi artificiali, petardi, botti, razzi e simili artifici pirotecnici” e di “usare materiale esplodente anche ‘declassificato’ a meno di 200 metri dai centri abitati, dalle persone e dagli animali”.
“L’inosservanza degli obblighi e dei divieti”, prevedeva l’ordinanza, “comporterà l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria a partire da 25 euro fino a 500 euro oltre al sequestro amministrativo”.
Nell’ordinanza si considera che “sussiste l’urgente necessità di adottare misure idonee a garantire l’incolumità pubblica, la sicurezza urbana, la protezione degli animali e assicurare le necessarie attività di prevenzione attraverso la limitazione dell’uso dei botti e dei fuochi di artificio sul territorio comunale”.
Il ricorso all’ordinanza era stato promosso dall’ANISP, ovvero l’Associazione Nazionale Imprese Spettacoli Pirotecnici.
L’associazione si è rivolta all’avvocato Marcello Feola: il ricorso è stato completato a Santo Stefano, è stato presentato ieri alle toghe di via Flaminia che si sono espressi in tempi brevissimi inaudita altera parte, senza convocare il Comune.
I romani potranno tornare ad acquistare da domani tutti i fuochi d’artificio con certificazione della comunità europea.
L’ANISP potrebbe chiedere anche un risarcimento danni al Comune.
L’ordinanza ha comunque frenato una fetta di mercato che, puntando tutto sul Capodanno, di solito nei giorni attorno a Santo Stefano fattura almeno due milioni di euro.
Le previsioni di quest’anno, invece, sono al ribasso: «I commercianti – spiegava qualche giorno fa Luca Proietta, membro del consiglio direttivo dell’associazione di categoria al Messaggero – rimandano indietro i fuochi. Con l’ordinanza, i clienti si sono volatilizzati».
È opportuno anche segnalare che quella della Raggi sarebbe stata probabilmente l’ordinanza meno rispettata della storia. Sembrava altamente improbabile che la notte di Capodanno intere pattuglie di vigili passassero per tutte le strade della città fotografando chi festeggiava per poi tornare la mattina successiva con la sanzione.
In ogni caso i produttori avevano già spiegato che «nel 2015, con il decreto legislativo 123, è stata recepita dal governo la normativa europea sul libero commercio degli articoli pirotecnici, in quanto garantiscono la sicurezza pubblica, la pubblica incolumità e la tutela ambientale e animale, mediante requisiti di sicurezza sanciti poi con l’applicazione del marchio CE di certificazione su ciascun articolo».
Questo può aver influito sulla decisione del TAR.
L’errore marchiano della Raggi è di non essere informata sulla normativa vigente: non si possono vietare i fuochi “certificati”, penalizzando le aziende che operano nel settore con tutti i documenti in regola, lo avrebbe capito anche un bambinio.
Quindi o si tratta di ignoranza o di demagogia allo stato puro: e ora i danni rischiano di pagarli i contribuenti romani.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2016 Riccardo Fucile
MAX GAZZE’, DOPO UNA VANA ATTESA, HA PRESO ALTRI IMPEGNI… I CONCERTI SUI PONTI ALLE 3 DI NOTTE CON SPESE A CARICO DEGLI ARTISTI E I BUS CHE FINISCONO LE CORSE PRIMA DELL’EVENTO
Ci sono due parole che Virginia Raggi ripete ossessivamente. Non c’è dichiarazione pubblica della
sindaca nella quale a un certo punto non faccia capolino la formula: «Stiamo lavorando».
Dopo vent’anni salta a Roma il concerto della notte di San Silvestro, che si fa a fine anno? «Stiamo lavorando», risponde la sindaca.
E lo stadio della Roma? «Stiamo lavorando».
Il trasporto pubblico fa schifo? «Stiamo lavorando».
I cassonetti traboccano di rifiuti? «Stiamo lavorando».
Non è riuscita a trattenersi neppure la notte delle lacrime, di fronte alle telecamere imbarazzate per il pianto liberatorio dopo le messa di Natale nell’ostello della Caritas. «Stiamo lavorando…».
Peccato che di tutto quel lavoro si veda poco o nulla.
Serve a esorcizzare, quella frase. Basta pronunciarla, per crederci davvero anche a dispetto dei numeri: 121 provvedimenti di giunta approvati in un semestre, contro i 150 di Ignazio Marino, i 250 di Gianni Alemanno, i 400 di Walter Veltroni.
Difficile dire se la sindaca abbia sottovalutato i problemi o sopravvalutato se stessa. Ma quel passaggio del suo discorso improvvisato – «È un momento un po’ complesso» – scappato nel momento della commozione la sera del 24 dicembre, dice tutto delle difficoltà di gestire una città così complicata e degli errori clamorosi commessi.
È mancata soprattutto la comunicazione, dicono, una lacuna che ora si dovrebbe colmare con l’arrivo dell’italo-greco Trianda Loukarelis, incaricato di gestire le relazioni esterne per 88 mila euro l’anno. L’ha mandato, pare, Luigi Di Maio.
Un elenco di errori comunque lunghissimo, che ha contribuito a rendere il Natale di Virginia Raggi il peggiore che lei stessa potesse immaginare.
Prendete l’albero di Piazza Venezia. Così brutto non l’avevamo mai visto. Brutto al punto da dover intervenire in un secondo tempo per migliorare i miseri addobbi.
E quando qualcuno l’ha fatto notare, lei ha replicato: «Abbiamo risparmiato. L’albero è stato regalato alla città di Roma che ha dovuto soltanto sostenere i costi del trasporto e dell’installazione». Quindicimila euro.
Peccato che in città come Milano e Torino i costi siano stati sostenuti integralmente dagli sponsor. Quanto all’estetica, c’è a dir poco un abisso.
Un segnale, quell’albero di piazza Venezia, che avrebbero dovuto cogliere subito. Invece no.
Per la prima volta da vent’anni il concertone di Capodanno a Roma non ci sarà . La ragione? Quando il Campidoglio si è deciso a fare il bando pubblico (gratuito per il Comune e oneroso per il vincitore) era troppo tardi.
E a chi si è aggiudicato la gara non è rimasta altra scelta che ritirarsi. Anche perchè la star della serata, Max Gazzè, stufo di attendere, aveva nel frattempo preso un altro impegno: si esibirà in Sardegna.
L’assessore alla Crescita culturale Luca Bergamo aveva garantito che si trattava di una scelta di trasparenza. Meglio la gara di un affidamento diretto. Non ci piove. Ma le gare pubbliche bisogna saperle fare, e il tempo non è una variabile indipendente.
Per esempio è noto che un concerto in piazza non si organizza in nove giorni: tanti ne sarebbero stati a disposizione.
Un po’ quello che è accaduto con i bandi per piazza Navona: e infatti anche lì il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Al flop del concertone si sarebbe rimediato con un anticipo del Capodanno lungo il Tevere già previsto per la notte fonda.
Ma dell’evento annunciato per le 22.30 al Circo Massimo non si è saputo più nulla. Non resterebbe allora che confidare nel successo della festa sui ponti, anche questa organizzata con i bandi pubblici.
Il sito del Comune precisa: «La partecipazione è a titolo gratuito, ogni onere della performance sarà a carico dei partecipanti e non sarà possibile raccogliere offerte».
E sempre per la serie delle disfunzioni dovute all’esperienza, non si può evitare una domanda: se la festa sui ponti inizia alle tre di notte, perchè è previsto che i mezzi dell’Atac cessino il servizio alle due e mezza?
Per Virginia Raggi un Natale da dimenticare, il primo da sindaca. E un Capodanno spento e silenzioso. Nè concerto nè fuochi d’artificio, vietati dal Campidoglio. C’è solo da sperare che il botto non arrivi dal palazzo di giustizia.
Il caso del fratello di Raffaele Marra incombe: impossibile fare previsioni. Ma di sicuro in un anno è cambiato tutto.
A fine 2015 Virginia Raggi aspettava l’incoronazione: ora aspetta invece di essere ascoltata dal magistrato.
Auguri sinceri.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 28th, 2016 Riccardo Fucile
PER QUESTIONI DI TEMPO NON E’ IN GRADO DI UTILIZZARE GLI ALTRI
“Crediamo di riuscire ad affrontare circa 70 milioni di debiti fuori bilancio”. L’assessore capitolino al Bilancio Andrea Mazzillo, in un’intervista al TGR Lazio, ammette nei fatti che il Comune di Roma non riuscirà a impegnare per intero i 137 milioni di spazi d’economia concessi alla Capitale dal Ministero di Economia e finanza a fronte dei 215 milioni di debiti fuori bilancio che gravano sulle casse comunali.
“La disponibilità del Mef ci è giunta ai primi di dicembre”.
In pratica, secondo la Giunta targata Virginia Raggi, non ci sarebbe stato abbastanza tempo per la programmazione (ma bastava cominciare a pensarci a luglio…)
Sta di fatto che si prospetta un nuovo flop per M5S dal momento che sarà utilizzata solo poco più della metà dei fondi messi a disposizione per coprire i debiti passati.
Tra uffici capitolini, commissione Bilancio e Assemblea è in corso una vera e propria maratona.
Da domani fino a poche ore prima del brindisi di saluto al nuovo anno, sperando che per Raggi sia migliore del precedente, l’Assemblea capitolina lavorerà , in extremis, per approvare le delibere della Giunta e non perdere i soldi concessi dal Mef.
Se entro il 31 dicembre i consiglieri comunali non approveranno delibere equivalenti all’intera cifra, tutto ciò non impegnato tornerà nelle casse dello Stato e, secondo quanto anticipato da Mazzillo, 67 milioni torneranno indietro.
Nel calderone dei debiti c’è un po’ di tutto: da saldi a vecchi fornitori, a liquidazioni di contenziosi, buche, scuole, spese per feste e iniziative nei municipi, poi alcune delibere più consistenti, bisognose di giustificazioni più articolate e che molto probabilmente arriveranno sul fil di lana, come quella riguardante l’azienda trasporti. Nella prima seduta della commissione Bilancio guidata dal presidente M5S Marco Terranova con cui il 23 dicembre scorso è partito il conto alla rovescia per il salvataggio di queste risorse, i commissari hanno affrontato le prime 17 delibere, potendone approvare solo 16 per un importo complessivo di appena 2,8 milioni, perchè una risultava incompleta.
Ieri nella prima seduta di Giunta dopo la pausa natalizia, è stato varato un ulteriore pacchetto su cui la commissione Bilancio si esprimerà per poi passare all’esame dell’Aula.
Insomma, in Campidoglio si lavora con l’acqua alla gola sperando di non affondare, anche se su quasi la metà dei soldi è stata già alzata bandiera bianca.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 27th, 2016 Riccardo Fucile
CHIUDERE I CAMPI ENTRO IL 31 GENNAIO 2017? SOLO UN BLUFF… E INTANTO L’ANAC HA BOCCIATO UN BANDO DA SEI MILIONI DI EURO PER LA GESTIONE DEI CAMPI
Che fine faranno i campi rom della Capitale?
È questa la domanda da sei milioni di euro (a tanto ammontano le spese del Campidoglio per la gestione dei campi) alla quale la Giunta Raggi è chiamata a dare una risposta.
Prima dell’attuale amministrazione capitolona ci aveva provato Ignazio Marino che nel 2014 aveva annunciato l’intenzione di voler chiudere i campi nomadi (senza dare corso al proposito) e successivamente dal Commissario Francesco Paolo Tronca che il 19 dicembre 2015 aveva bandito una gara d’appalto da 6,1 milioni di euro per la manutenzione dei sei campi nomadi (denominati villaggi attrezzati) di Roma ovvero quelli di Castel Romano, Via Lombroso, Via Salone, Via Candoni, La Barbuta e Via dei Gordiani.
Questa gara però è stata bloccata il 20 dicembre 2016 dall’assessora al sociale di Roma Capitale Laura Baldassarre perchè quell’appalto (voluto dalla precedente gestione commissariale della Capitale) era finito a novembre nel mirino dell’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone per presunte irregolarità .
La Baldassarre ha così dato disposizione di congelare quel bando sul quale sono piovuti numerosi ricorsi al TAR fino a quando l’ANAC non avrà espresso un parere nel merito.
Allo stesso tempo la Giunta Raggi ha dovuto congelare anche un altro bando di gara da un milione e mezzo di euro questa volta per la creazione di una nuova area — da individuarsi nel territorio del XV Municipio e denominato Camping River — che avrebbe dovuto accogliere circa 120 famiglie nomadi.
A chiedere il ritiro di questo secondo bando, oltre alla cooperativa Ermes è stato anche il consiglio del XV Municipio (governato dai Cinque Stelle) e l’Associazione Nazione Rom (ANR) che si è rivolta ufficialmente ad ANAC con numerosi esposti in cui si denunciavano illegalità strutturali presenti in Italia, violazioni di norme e principi europei, frodi sui Fondi Strutturali destinati all’inclusione dei poveri e di Rom Sinti e Caminanti.
Inoltre anche su questa seconda gara l’ANAC ha aperto un’inchiesta.
La giunta capitolina sembra in ogni caso intenzionata a porre mano al problema dei campi rom, lo ha fatto nel frattempo con due mosse: la prima è stata la nomina di una consulente — Monica Rossi — esperta di tematiche relative ai rom arruolata nello staff dell’assessora Baldassarre a 30 mila euro l’anno.
La seconda è stata la delibera del 16 dicembre con la quale è stato istituito il “Tavolo cittadino per l’inclusione delle popolazioni Rom” (al quale però inizialmente non era prevista la partecipazione dei residenti dei campi), un organismo il cui compito sarà quello di individuare — entro il 31 gennaio 2017 — le modalità con le quali arrivare allo sgombero dei campi nomadi della Capitale anche secondo quanto previsto nella Comunicazione n.173 del 4 aprile 201 della Commissione Europea recante il quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020.
Si tratta di un documento con il quale, come è spiegato sul sito dell’UNAR (Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali), la Commissione ha sollecitato gli Stati membri all’elaborazione di strategie nazionali di inclusione dei Rom o all’adozione di misure di intervento nell’ambito delle politiche più generali di inclusione sociale per il miglioramento delle condizioni di vita di questa popolazione.
Nel 2012 il Governo italiano ha deciso di attuare quanto stabilito dalla Comunicazione 173 e ha stilato un piano con la strategia nazionale d’inclusione dei rom, dei sinti e dei caminanti.
Come è facile immaginare una delle situazioni più delicate nell’ambito della discriminazione delle persone rom, sinti e caminanti è l’accesso all”edilizia residenziale pubblica e pertanto — come già avvenuto qualche giorno fa proprio al campo rom di Via Salviati — per sgomberare i campi sarà necessario trovare un accordo per far sì che i residenti che ne hanno diritto possano accedere alle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi dell’edilizia residenziale pubblica.
Quanto avvenuto in Via Salviati (altro storico e problematico campo) è fondamentale perchè sancisce la partecipazione di Rom Sinti e Caminanti al tavolo d’inclusione aperto da Roma Capitale.
Entro il 31 gennaio quindi il Tavolo dovrà elaborare un “piano di programmazione e progettazione di interventi di breve e lungo periodo per la graduale chiusura dei centri di raccolta e dei campi Rom presenti a Roma” e non, come titola oggi Il Messaggero, “chiudere i campi rom”.
Per arrivare alla chiusura dei campi si dovrà invece presumibilmente attendere ancora del tempo perchè queste modalità di gestione della problematica sono ancora tutte da stabilire.
Non è chiaro però in che modo i cosiddetti stanziali potranno integrarsi e mettersi in regola, se alcuni degli stanziali — ovvero di quei rom che non sono propriamente “nomadi” — avranno diritto (per reddito) ad accedere alle graduatorie per la casa non si capisce come mai in nome dell’integrazione dovranno continuare ad essere discriminati e tenuti fuori dalle suddette liste.
Forse per quelli di Fdi-An è meglio tornare alla gestione Alemanno del problema, quella che ci ha regalato i campi rom grazie allo stanziamento dei fondi ministeriali elargiti da Roberto Maroni su richiesta dell’allora sindaco di An e che è stata scoperchiata dalle inchieste dei magistrati che hanno indagato sul sistema di gestione della cosiddetta emergenza rom.
Come ricordava qualche tempo fa sul Fatto Quotidiano Carlo Stasolla, Presidente dell’Associazione 21 Luglio da venti mesi nei sei campi rom della Capitale “non sono più attivi sportelli socio sanitari e legali, azioni di sostegno alla scolarizzazione, presidi di controllo” e già diverse famiglie — quelle che ne avevano la possibilità — hanno iniziato ad abbandonare i campi alla ricerca di altre soluzioni abitative.
Per chi resta non è chiara quale forma di integrazione sarà prevista, negare anche la possibilità di accedere ai bandi pubblici significa però una cosa sola: la volontà di tenere quelle persone all’interno dei campi.
(da “NexrQuotidiano”)
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Dicembre 25th, 2016 Riccardo Fucile
IL DIVIETO DEI FUOCHI SENZA DISTINZIONI E LA RICHIESTA DANNI … DALLA PREFETTURA ERA STATO INVIATO UN ELENCO CON I PETARDI PROIBITI E AMMESSI
Sulla strada della sindaca Virginia Raggi verso la fine di un 2016 nato sotto i migliori auspici e concluso
in netta flessione ora si frappone anche il Tar del Lazio.
I produttori e i distributori di fuochi d’artificio di Roma e dintorni non hanno mandato giù l’ordinanza firmata dalla prima cittadina M5S: martedì mattina impugneranno davanti ai magistrati amministrativi l’atto con cui l’inquilina del Campidoglio ha disposto “il divieto assoluto di usare petardi, botti, razzi e artifici pirotecnici” tra il 29 dicembre e il 1 gennaio.
A Roma, in altre parole, a Capodanno non sarà possibile accendere neanche un’innocua stella filante.
Letto il documento, i rappresentanti dell’Anisp (Associazione nazionale imprese spettacoli pirotecnici) si sono immediatamente rivolti all’avvocato Marcello Feola: il ricorso sarà completato tra oggi e Santo Stefano, poi sarà presentato alle toghe di via Flaminia che si esprimeranno in tempi brevissimi inaudita altera parte, senza convocare il Comune.
Se, come credono gli imprenditori in rivolta, l’ordinanza 145 della sindaca sarà riconosciuta illegittima, i romani potranno acquistare tutti i fuochi d’artificio con certificazione della comunità europea.
Ma non è finita qui: «Siamo pronti a chiedere anche un risarcimento per i danni che abbiamo subito – spiega Luca Proietta, membro del consiglio direttivo dell’Anisp – perchè l’atto della prima cittadina ha bloccato un mercato che viaggia tra i 2 e i 3 milioni di euro. Vendiamo solo fuochi e petardi stracontrollati ».
Intere partite di botti, però, stanno tornando al mittente.
«Nelle ultime ore – concinuta Proietta – tanti rivenditori ci hanno chiamato per capire come restituire la merce. Ci dicono che i clienti non comprano a causa del divieto del Comune. Sono stati messi al bando prodotti che hanno superato il vaglio di commissioni composte anche da ambientalisti e animalisti. Così si favorisce la vendita di vere bombe sulle bancarelle abusive ».
«La sindaca – riassume un altro commerciante, Emiliano Volpetti – ha fomentato il mercato illegale con quell’atto, che peraltro non ha alcun valore. C’è già una normativa europea che disciplina la libera circolazione e il commercio di fuochi d’artificio per i maggiorenni».
L’ordinanza, peraltro, non è stata neanche inoltrata alla prefettura prima di essere pubblicate nell’albo pretorio del Campidoglio.
Pur trattando di “incolumità pubblica e la sicurezza urbana”, le due pagine siglate da Virginia Raggi il 22 dicembre non sono state mai inviate a Palazzo Valentini.
Così la massima carica in materia di gestione dell’ordine pubblico non ha potuto esprimere nessun parere su un atto particolarmente restrittivo.
Un divieto che non sembra neanche tenere conto dell’elenco dei petardi, vietati e non, inviato dalla prefettura al Comune.
Nessuna differenziazione: banditi tutti i tipi di razzi e botti. Ancora una volta la sintesi è affidata a Volpetti: «I sindaci tedeschi hanno dato il via libera ai fuochi anche in luoghi pubblici. A Roma, invece, hanno vietato pure le scintilline. Proibizionismo becero».
(da “La Repubblica”)
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