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ROMA, ULTIMATUM DEI COMMERCIANTI ALLA RAGGI: “CITTA’ SPOGLIA E SENZA APPEAL, INVECE CHE ALLE BEGHE INTERNE PENSI A INVESTIRE IN PROMOZIONE”

Dicembre 25th, 2016 Riccardo Fucile

PERSA LA PAZIENZA: “NIENTE LUCI A NATALE E ADDIO AL CONCERTO DI CAPODANNO, BASTA SCHIAFFI AI TURISTI”

“Ci troviamo in una città  ferma, incapace di attrarre, che perde le sue pecularità  turistiche. Per Natale dobbiamo registrare il mancato abbellimento della città  con le luci e, per la prima volta, che non potremo contare neanche sull’evento del concerto di fine anno».
I commercianti e ristoratori romani hanno perso la pazienza dopo l’ennesimo schiaffo a una capitale che vorrebbe vivere di iniziative almeno il 31 dicembre.
Dopo l’annuncio della sindaca 5Stelle, Virginia Raggi, di cancellare il tradizionale show ai Fori Imperiali (gli sponsor si sarebbero tirati indietro), il vicesindaco Luca Bergamo ieri ha corretto il tiro annunciando che la giunta lavora per una festa al Circo Massimo alle 22.30 e, comunque, ci saranno le iniziative di 24 ore del 1 gennaio sui ponti di Roma.
Ma la Confesercenti, stanca di annunci e tentativi in extremis di salvare la situazione dando una pessima immagine ai turisti, ha deciso di prendere carta e penna per inviare alla prima cittadina una lettera.
Non con gli auguri di buone feste, ma una pagina e mezzo di proteste in cui l’unico pensiero per il nuovo anno è che la grillina Raggi «nel 2017 voglia inaugurare un nuovo inizio, ascoltare la città  e collaborare con essa, cogliere le opportunità  e non dire soltanto dei no».
Nelle scorse settimane tutte le associazioni dei commercianti, dalla Confesercenti ai piccoli comitati di strada, dalla Cna ai singoli negozianti fino al coordinamento delle botteghe storiche, hanno polemizzato per la crisi dei consumi e degli acquisti pre natalizi, i disservizi, l’assenza di un confronto con le istituzioni fino al poco affascinante albero di piazza Venezia.
Nella lettera, la Confesercenti capitolina ammette di essere «fortemente preoccupata per la situazione drammatica che vive la nostra città  e in particolare la piccola e media impresa del commercio, del turismo e dei servizi ».
Poi il presidente Valter Giammaria snocciola una serie di dati che mostrano un’asticella sempre più al ribasso. «I dati non sono positivi – scrive – Roma non è più in grado di investire sulle proprie ricchezze, diminuendo il proprio appeal, sporca, degradata e con strade buie, suk e abusivismo».
In questo panorama, Giammaria stima che quest’anno si registrerà  «la chiusura di oltre 2500 negozi di vicinato con la perdita di ottomila posti di lavoro».
Nella lettera si ribadisce più volte che in questi mesi sono state presentate proposte e iniziative che possano «dare una possibilità  a chi in questa città  ci vive, ci lavora e dà  lavoro». Ma, sottolinea Giammaria, «ad oggi l’amministrazione comunale non sembra aver accolto quanto evidenziato.
Non è più rinviabile un’apertura di un tavolo di confronto».
Un ultimatum, insomma. «Bisogna investire sulla promozione, servono uno scatto di oroglio e un concreto e reale confronto, di fatto interrotto da un’amministrazione incapace di misurarsi sulle questione concrete, ma impegnata a risolvere rapporti interni di scontri». Un grido di aiuto e accuse che accompagnano la fine del 2016 di commercianti ormai senza ossigeno.

(da “La Repubblica”)

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DE VITO, FRONGIA E LA GUERRA DEI DOSSIER NEL M5S

Dicembre 24th, 2016 Riccardo Fucile

E’ STATO MARRA A CONFEZIONARE IL DOSSIER CONTRO IL PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA CAPITOLINA?

Marcello De Vito rilascia oggi un’intervista a Giovanna Vitale di Repubblica nella quale con molta sincerità , e a differenza di altri, ammette che di Raffaele Marra il M5S aveva chiesto la rimozione alla sindaca che però ha fatto orecchie da mercante. Nel finale dell’intervista si parla anche del dossier su di lui che aveva portato a un piccolo processo di fronte agli attivisti capeggiati dai tre consiglieri Raggi, Frongia e Stefà no:
Lei frequentava Marra, ci è mai andato a pranzo, come spesso facevano Frongia e Romeo sulla terrazza Caffarelli
«Ho visto Marra una sola volta nel corso della scorsa consiliatura, insieme con Romeo e Frongia. Era il 2013, dunque ben prima che fosse nominato vicecapo di gabinetto della sindaca. Non lo frequentavo. Non ci sono mai andato a pranzo nè a cena, men che meno sulla terrazza Caffarelli. Di solito mangio un panino con il mio staff. Non è un segreto che alcuni di noi avessero avvertito Virginia sull’opportunità  di trattenerlo in un ruolo di assoluta vicinanza con lei».
C’è chi dice sia stato Marra a confezionare il dossier contro di lei in piena campagna per le “comunarie”. Lo sapeva?
«Se la notizia venisse confermata sarebbe gravissimo, ma la prenderei come una medaglia al valore. Significa che stavo lavorando bene, come continuo a fare. So di stare dalla parte giusta».
La sindaca ha perso la fiducia dei vertici del Movimento, la città  è in difficoltà  su tutti i fronti, la giunta naviga a vista: quanto si può durare così?
«Roma è in difficoltà  su molti fronti non da oggi. Dare un giudizio adesso mi pare prematuro. Gli assessori hanno grande capacità , sanno come attuare il nostro programma. Quindi non mi pongo la domanda. Errori sono stati commessi. Ora andiamo avanti. Ce lo chiede la città ».
Se Raggi dovesse ricevere un avviso di garanzia, cosa succederà ? La sindaca si autosospenderà , il M5S le toglierà  il simbolo o farete finta di nulla?
«Non si ragiona sui “se”. Nel caso arrivasse, ne valuteremo i contenuti con il nostro garante».

(da “NextQuotidiano”)

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IL DIVIETO DI BOTTI A ROMA, L’ULTIMO BLUFF DELLA RAGGI: PERCHE’ NON DICE COME INTENDE FARLO RISPETTARE?

Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

CHI VA A CONTROLLARE CHI SPARA I BOTTI DA CASA? PENSA DI ANDARCI LEI CON DIBBA?

Divieto assoluto di usare materiale esplodente, fuochi artificiali, petardi, botti, razzi e altri simili artifici pirotecnici e in genere artifici contenenti miscele detonanti ed esplodenti».
Non solo salta il concertone, dunque, ma anche i fuochi d’artificio vengono vietati in una ordinanza firmata nello stesso giorno in cui si riuniva con il comitato provinciale per la sicurezza.
La sindaca Virginia Raggi ha deciso, dal 29 dicembre fino alla mezzanotte del primo gennaio, il silenzio per la città .
E anche il divieto di utilizzare materiale esplodente “declassificato”, ossia potenzialmente non pericoloso e posto in libera vendita, a meno di 200 metri dai centri abitati, dalle persone e dagli animali.
Il provvedimento prevede sanzioni che vanno da 25 a 500 euro.
Ora però c’è un punto importante da sottolineare: i botti a Roma, come in altre città  italiane, sono una tradizione.
Così come tradizionalmente anche a Roma il primo dell’anno si fanno i conti dei danni provocati dalle esplosioni su persone, animali e cose.
Ma proprio perchè sono una tradizione, il divieto sicuramente sarà  efficace nei confronti di chi organizza spettacoli pirotecnici di questo genere, anche perchè è facile controllarli.
Ma nei confronti dei privati che si portano a casa i botti e li sparano dal terrazzo come pensa la sindaca di far rispettare l’ordinanza?
È altamente improbabile che la notte di Capodanno pattuglie di vigili passino per tutte le strade della città  fotografando chi festeggia per poi tornare la mattina successiva con la sanzione.
C’è poi un altro problema da non sottovalutare. I produttori di fuochi d’artificio sono subito insorti, protestando che si tratta di «un vero e proprio abuso di potere e di ufficio» perchè «nel 2015, con il decreto legislativo 123, è stata recepita dal governo la normativa europea sul libero commercio degli articoli pirotecnici, in quanto garantiscono la sicurezza pubblica, la pubblica incolumità  e la tutela ambientale e animale, mediante requisiti di sicurezza sanciti poi con l’applicazione del marchio CE di certificazione su ciascun articolo».
Se invece l’ordinanza valesse soltanto per gli spettacoli improvvisati “in strada” non si capisce che tipo di tutela ad animali, persone o cose ci sarebbe, visto che la gran parte degli incidenti accade per l’imperizia degli improvvisati artificieri che così avrebbero comunque mano libera.
Insomma, l’ordinanza di Virginia Raggi   rischia di fare la fine della proposta a De Gaulle.
Quando il generale presidente si fece vedere in pubblico nel 1947 prima di salire sull’auto che l’avrebbe portato nel ritiro di Colombey-les-Deux-Eglises, dalla folla partì un coro di applausi e grida di saluto tra le quali si distinse una voce che gridava: “A morte gli imbecilli”.
Il generale si fermò di botto, cercò il volto di quell’urlatore solitario, lo fissò.
Si fece un gran silenzio e De Gaulle commentò: “Vaste programme“.

(da “NextQuotidiano”)

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PERCHE’ LA RAGGI RISCHIA UN AVVISO DI GARANZIA PER ABUSO D’UFFICIO

Dicembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

LA DELIBERA DELL’ANAC CHE BOCCIA LA NOMINA DI RENATO MARRA, FRATELLO DI RAFFAELE, E IL DOCUMENTO CON CUI LA RAGGI SI E’ INCASTRATA DA SOLA

La delibera dell’Autorità  Anticorruzione che boccia la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, a responsabile del Turismo in Campidoglio rischia di far arrivare un’altra indagine tra capo e collo di Virginia Raggi dopo quella sulle nomine dell’epoca di Carla Raineri.
L’ANAC ha infatti deciso di trasmettere il provvedimento alla procura di Roma e alla Corte dei Conti: questo passo prelude all’iscrizione nel registro degli indagati e alla richiesta di risarcimento del danno erariale.
L’ANAC nel dichiarare illegittima la nomina di Marra l’ha indicata come viziata da conflitto di interesse — e fin qui, c’erano pochi dubbi — ma soprattutto ha accusato la sindaca di aver tentato di coprire «uno dei 23mila dipendenti del Campidoglio», come lei stessa ha definito il dirigente che ha nominato prima vicecapo di gabinetto e poi responsabile del personale in Campidoglio.
Scrive infatti l’Anac: «La dichiarazione della Raggi secondo cui il ruolo di Raffaele Marra sarebbe stato solo di “pedissequa esecuzione” delle determinazioni da lei assunte deve essere interpretata come piena rivendicazione della responsabilità  personale, politica e amministrativa dell’adozione dell’atto di nomina. Sotto questo profilo, però, essa non vale ad escludere che l’organo politico si sia avvalso della collaborazione, anche solo ai meri fini istruttori, di funzionari del Comune».
In particolare proprio di quel Raffaele Marra, capo del personale, «che, come riferito dalla sindaca nella relazione del responsabile prevenzione corruzione e trasparenza, ha raccolto tutta la documentazione, predisponendo l’atto per la firma della sindaca e lo ha controfirmato».
Di qui, la conclusione. «Si deve ritenere che l’atto di nomina adottato dalla sindaca sia stato accompagnato da una attività  istruttoria, svolta in particolare dall’ufficio organizzazione e risorse umane di Roma capitale diretto dal funzionario Raffaele Marra in posizione di conflitto di interessi».
E l’autorità  successivamente è ancora più esplicita: «Non spetta a questa Autorità  valutare quali fossero, in concreto, i rapporti tra la sindaca e il dottor Marra, in particolare quale fosse la capacità  di quest’ultimo di influenzare sostanzialmente le decisioni dell’organo politico, ma sul punto elementi potrebbero essere ricavati dall’integrazione fornita dai denuncianti nonchè dall’ordinanza di custodia cautelare, ritualmente acquisita dall’Autorità , relativa al procedimento penale contro lo stesso Raffaele Marra».
Anche perchè «l’obbligo di astensione, dunque, non ammette deroghe ed opera per il solo fatto che il dipendente pubblico risulti portatore di interessi personali che lo pongano in conflitto con quello generale affidato all’amministrazione di appartenenza».
La parola passa adesso agli organi disciplinari e soprattutto alla magistratura ordinaria. Ma non è tutto.
Secondo quanto si apprende, il Campidoglio ha dato mandato al segretario generale di esaminare con la massima tempestività  il parere rilasciato oggi dall’Anac ed individuare le azioni più idonee da intraprendere “per la piena tutela dell’interesse pubblico”.
Sotto i riflettori potrebbe finire anche la rotazione dei dirigenti che ha portato il fratello di Raffaele Marra alla direzione turismo.
Che magari potrebbe essere revocata in una qualche forma di autotutela, come è già  accaduto. E questo non potrebbe che essere l’ennesima prova dell’inadeguatezza di chi oggi dirige il Campidoglio: per settimane si viene avvertiti dei possibili rischi connessi alla nomina e ciò nonostante si va avanti.
Subito dopo, di fronte all’istruttoria dell’ANAC, si continua a dire che è tutto a posto. Adesso parte il dietrofront, quando l’indagine è partita.
Ma è questo il modo?
Questa storia nasce quando la Direr (la federazione di dirigenti e quadri del Lazio) ha deciso di presentare un esposto all’Anticorruzione lo scorso 15 novembre:
Un durissimo j’accuse, suddiviso in due capitoli, che il sindacato dei funzionari chiede al presidente Cantone di accertare, adottando i provvedimenti conseguenti e provvedendo, nel caso le contestazioni risultassero fondate, a comunicarlo alla magistratura.
Il primo riguarda la “promozione” di Renato Marra da comandante di gruppo dei vigili al vertice di un dipartimento capitolino, con relativo avanzamento di carriera e 20mila euro in più di stipendio. Avvenuta grazie a due provvedimenti distinti: la procedura di interpello sulla rotazione dei capi degli uffici comunali e la successiva ordinanza sindacale di nomina, una firmata e l’altra co-firmata dal fratello Raffaele.
Il quale, a giudizio della Direr, avrebbe invece dovuto astenersi per evitare il conflitto d’interessi previsto dal Codice di comportamento dei dirigenti pubblici, che vieta ai dipendenti di assumere «decisioni o attività  che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado».
Come i fratelli, appunto. In sostanza Raffaele Marra avrebbe compromesso l’imparzialità  dell’amministrazione comunale sia per non aver segnalato al locale responsabile dell’anticorruzione il suo legame di sangue con uno degli aspiranti alla dirigenza, sia per aver gestito la selezione a cui il congiunto Renato ha partecipato.
Una doppia violazione del Codice che, insisteva il sindacato, «integra comportamenti contrari ai doveri d’ufficio» e dunque meriterebbe un’azione di «responsabilità  disciplinare».
Ma a creare più d’un problema alla Raggi è il secondo motivo di doglianza rappresentato all’Anac. Ovvero, le «anomalie relative all’inquadramento del dott. Raffaele Marra nei ruoli della dirigenza del Comune di Roma».
Sufficienti, secondo Direr, a invalidare il suo attuale incarico. Marra infatti, ricostruisce l’esposto, è diventato dirigente a maggio 2006 vincendo con Alemanno ministro un concorso al Centro ricerche e sperimentazioni in agricoltura.
Ebbene il capo del Personale capitolino non solo avrebbe preso servizio prima della pubblicazione della graduatoria, ma sarebbe stato subito trasferito all’Unire con procedura di mobilità  interna (per poi sbarcare in Campidoglio, nel 2008, con lo stesso meccanismo).
Un passaggio – denuncia Direr – avvenuto senza aver compiuto il periodo di prova presso il Cra previsto per legge e senza che la mobilità  interna fosse preceduta da uno specifico bando o avviso pubblico.
C’è anche da sottolineare che la sindaca si è messa nei guai con l’ANAC da sola. Sulla vicenda dell’incarico affidato a Renato Marra, fratello di Raffaele Marra, capo del personale del Comune di Roma,   Virginia Raggia ha dichiarato di aver compiuto da sola, in totale autonomia, l’istruttoria sul conferimento degli incarichi dirigenziali. Ma nell’ordinanza con cui è stato conferito l’incarico si fa esplicito riferimento alla “istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente”.
Questa è la “contraddizione” relativa al comportamento e alle dichiarazioni del sindaco, rilevata nella delibera.
Questo perchè in una relazione inviata all’ANAC dalla stessa sindaca al momento di chiedere se fosse regolare la nomina a responsabile del Turismo la Raggi ha specificato di aver avviato una «procedura non comparativa».
Ma si tratta di un iter non previsto quando esiste la possibilità  di incorrere nel conflitto di interessi, come in questo caso. Spiegava tutto qualche giorno fa Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:
Il dossier inviato all’Anac ricostruisce la vicenda relativa a Renato Marra, specificando che la nuova amministrazione comunale per rinnovare tutti gli incarichi di vertice «ha svolto, per la prima volta nella storia dell’Ente, procedura di pubblico interpello rivolta a tutti i dirigenti di ruolo». In questo caso bisogna dunque valutare le richieste e i curriculum, privilegiando chi ha i requisiti per svolgere il lavoro richiesto. E al momento sembra escluso che questo sia accaduto per Renato Marra, visto che non aveva mai avuto esperienze specifiche nel settore del Turismo avendo ricoperto fino a quel momento la carica di vicecapo della polizia locale.
Raggi ha specificato di essere stata lei a decidere in piena autonomia: nel tentativo di «salvare» Raffaele Marra dal conflitto di interessi ha in realtà  aggravato la propria posizione ammettendo di non aver fatto la «procedura comparativa» e dunque ammettendo di aver scelto direttamente lui.
È la stessa Raggi ad evidenziare nel dossier come il 15 novembre 2016 Raffaele Marra abbia comunicato non solo la presenza del fratello Renato tra i dirigenti del Campidoglio, ma anche quella della sorella Francesca che lavora come funzionaria. Nella relazione non ci sono dettagli sulla data di assunzione nè sulle mansioni svolte ma è possibile che questo diventerà  oggetto di verifica proprio per chi indaga sulle nomine e sul potere che Marra esercitava al Comune di Roma.
Anche per scoprire le modalità  di entrata in servizio della donna e se possa essere stato proprio il potente fratello a far sì che ottenesse il contratto alle dipendenze del Comune di Roma.
Insomma Virginia si sarebbe messa nei guai anche con l’ANAC per salvare “uno dei ventitremila dipendenti del Campidoglio”, come ha illustrato nel monologo a mezzo

(da “NextQuotidiano“)

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L’ASSESSORE AL BILANCIO BOCCIATO CHE SA SOLO DARE DEL CORNUTO ALL’ARBITRO

Dicembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

ANDREA MAZZILLO, IN PURO STILE GRILLINO, LE SPARA GROSSE: E’ TUTTA COLPA DEI REVISORI… E RACCONTA UN SACCO DI BALLE

Andrea Mazzillo subito dopo il parere sfavorevole dell’OREF aveva pubblicato una nota su Facebook e sul blog di Beppe Grillo nella quale “accoglieva la sfida del rigore” lanciatagli dall’organismo e prometteva ulteriore impegno nella direzione indicata dai revisori.
In un’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera cambia completamente posizione dicendo che l’arbitro è cornuto.
Già  dalla prima domanda si capisce l’aria che tira:
«Sì. Il problema non è la mia esperienza, che è notevole. Il problema sono i revisori: sono stati sorteggiati, non hanno esperienza in strutture complesse come il Comune di Roma. Magari non sono ben informati, altrimenti il parere sarebbe stato diverso».
In primo luogo nella “notevole” esperienza di Mazzillo non compare per nulla alcuna esperienza da assessore al bilancio nè risulta che abbia mai partecipato alla gestione di bilanci pubblici.
Se invece lo ha fatto, sarebbe curioso anche sapere dove e con chi, ma purtroppo Mazzillo non lo dice.
Poi l’assessore al bilancio offende la professionalità  dei tecnici dell’OREF dicendo che sono stati “sorteggiati”: potrebbe venire in mente che siano stati scelti dalla strada. Invece è vero che vengono sorteggiati e non scelti (e in questo modo decade anche ogni accusa di fedeltà  ad altri partiti politici), e vengono scelti tra chi è iscritto all’Albo dei revisori dalla prefettura.
Hanno quindi molta più esperienza di Mazzillo nei bilanci e soprattutto non possono essere accusati di ingerenza politica.
Continua Mazzillo nel colloquio con Andrea Arzilli:
Parla come se fosse mancato qualcosa.
«Il dialogo, concetto alla base delle relazioni. Ma non è un attacco alle persone. Dico solo che il ruolo dell’Oref è di supporto. Loro stanno all’interno del Comune, vicino alla Ragioneria. siamo sorpresi di questo strano parere».
In che senso strano?
«C’hanno messo 33 giorni per esprimersi, il Regolamento ne prevede 30. Potevano chiedere approfondimenti, aspettare, integrare. Invece la procedura è stata insolita»

La ricostruzione di Mazzillo però cozza con quella di Federica Tiezzi, presidente dell’OREF, che a proposito dell’atteggiamento dell’assessore ha detto tutt’altro:
La situazione è grave?
«Beh, un parere di questo genere implica una presa di coscienza, una valutazione più attenta».
Avete dato altri pareri?
«Sì, a marzo abbiamo dato il parere sul bilancio di previsione del commissario Tronca e poi sul rendiconto di aprile».
Positivi.
«Positivi».
E sulla giunta Raggi?
«Abbiamo dato alcuni pareri sulle variazioni di bilancio».
Positivi anche quelli?
«Sì, ma con prescrizioni e raccomandazioni».
È rimasta sorpresa da questi dati?
«No, conosciamo bene la situazione del bilancio di Roma. Ci sono criticità  da anni, che si incrociano e si aggravano».
Ci sono stati contatti tra voi, prima del parere?
«C’è stata una fase istruttoria, con un’interlocuzione. Abbiamo fatto presente all’amministrazione che c’erano alcune cose da approfondire»
Dunque, si poteva intervenire prima
«Sì, con una programmazione più adeguata si poteva»

La Tiezzi infatti fa notare che è mancata l’interlocuzione con la Giunta e con l’assessorato, mentre Mazzillo dice che “potevano chiedere approfondimenti”: è evidente che uno dei due mente.
In attesa di scoprire chi, è particolarmente divertente vedere Mazzillo che prima si lamenta perchè il parere è arrivato in ritardo di tre giorni (ricordiamo che si sta lamentando un esponente della Giunta che ci ha messo mesi a trovare un assessore al bilancio…) e poi dice che potevano chiedere approfondimenti, cosa che avrebbe fatto slittare temporalmente il parere ancora di più rispetto ai tre giorni.
E ancora: Mazzillo non pare essersi accorto del fatto che i rilievi dei tecnici dell’OREF sono sostanziali:
Nella manovra firmata dall’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, scrivono i tecnici, «non si riscontra un adeguato e specifico programma di recupero dell’entrate tributarie e patrimoniali dell’ente». Cioè non vi è certezza di incasso. Soprattutto, viene ribadita «la necessità  di effettuare una revisione puntuale e complessiva dei canoni di locazione come già  avviato nel periodo di gestione commissariale per garantire così un monitoraggio periodico della riscossione dei canoni correnti e pregressi». Invece, oltre agli arretrati, che un precedente parere sempre dell’Oref quantificava in almeno 54 milioni di euro, anche i nuovi canoni — trascorsi ormai due anni dallo scandalo affittopoli — restano «congelati» a data da destinarsi.
L’ultima volta il 4 novembre l’Unione inquilini, assieme agli altri sindacati dei residenti, ha inoltrato un’ulteriore bozza di nuovo contratto che prevede finalmente un aumento degli affitti. Dal Comune, però, nessuna risposta. Affitti e molto altro, comunque.
L’impalcatura del bilancio, infatti, vacilla non solo perchè fondata su «previsioni di entrata non strutturali» come multe, permessi per costruire, recupero dell’evasione (come? in che tempi?), ma anche a causa di una serie di incognite non quantificate. Alcune frutto di scellerate scelte del passato (i Punti verde qualità  che impegnano la città  in un’esposizione bancaria milionaria) altre immediatamente gestibili come dimostra il caso delle società  partecipate, proprio il capitolo di spesa che il primo assessore al Bilancio Marcello Minenna ha tentato di aggredire appena insediato: «Non trovano riscontro le raccomandazioni del Mef e le previsioni del piano di rientro scrivono ora i tecnici — in riferimento alla razionalizzazione e alienazione delle partecipazioni in society che non svolgono attività  per il raggiungimento di fini istituzionali dell’ente».
Andiamo avanti così, facciamoci del male.

(da “NextQuotidiano”)

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LA “TRASPARENZA” DI FRONGIA: “RAFFAELE MARRA CHI?”

Dicembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

LA MERAVIGLIOSA INTERVISTA AL “FATTO”: MARRA SI E’ NOMINATO DA SOLO, FRONGIA SI E’ DIMESSO DA SOLO E TUTTI GLI ALTRI SONO PAGATI DAL PD

Paolo Rossi raccontava qualche tempo fa una battuta su Silvio Berlusconi: si era fatto talmente da solo, sosteneva il comico, da non essere nemmeno mai nato, semplicemente i genitori rientrando a casa lo avevano trovato in salotto che leggeva Il Sole 24 Ore.
A leggere l’intervista rilasciata da Daniele Frongia a Luca De Carolis del Fatto Quotidiano si può supporre più o meno la stessa cosa di Raffaele Marra: secondo la versione dell’ex vicesindaco Marra nessuno lo conosceva, lo hanno trovato in Aula Capitolina mentre si nominava vicecapo di gabinetto della Giunta Raggi da solo.
Non solo: Frongia fa sapere anche di essersi dimesso volontariamente da vicesindaco (infatti non ci teneva per niente a farlo…) e dice che “sono stati commessi degli errori” ma non dice in alcun modo quali siano questi errori e perchè, tra tanti nominati in Giunta dalla Raggi, il responsabile sia stato considerato lui.
Vediamo qualche domanda e qualche (?) risposta:
Appunto, Marra.Dicono che sia stato lei a presentarlo alla sindaca, a sostenerlo.
Falso. Il primo contatto con lui lo ha avuto Romeo, perchè lavoravano nello stesso dipartimento del Comune. Io lo conobbi nel 2013, quando era a capo del Dipartimento delle Partecipate, in un incontro ufficiale a cui partecipò anche Marcello De Vito (presidente del Consiglio comunale, ndr). In seguito lo convocai una volta come presidente della commissione per la spending review. Poi dal 2013 al 2016 l’avrò rivisto due o tre volte.

In primo luogo non è difficile notare che mentre la domanda sostiene che sia stato Frongia a presentare Marra alla sindaca, nella risposta l’ex vicesindaco dice che è falso ma poi cambia discorso e sostiene che Romeo lo abbia conosciuto per primo.
Il che è verosimile, visto che Romeo lavorava in Campidoglio (prima dell’avvento della sindaca Raggi, in conseguenza del quale aveva trovato una promozione e il raddoppio dello stipendio, sicuramente grazie alla meritocrazia e il fatto che fosse un attivista grillino non significa niente).
Poi Frongia dice che lo conobbe nel 2013, nella stessa occasione raccontata dallo stesso De Vito. Ma se Frongia l’ha visto da quel giorno due o tre volte, perchè quando lui e la sindaca sono entrati in Campidoglio lo hanno voluto nel ruolo di vicecapo di gabinetto?
Nessuna spiegazione da parte di Frongia, che poi torna anche a negare l’evidenza:
Gli avete dato un ruolo primario.
Ha avuto il ruolo di vice capo di gabinetto, temporaneo. Sopra di sè aveva il sindaco e la giunta. Le decisioni non le ha mai prese lui.
Dicono tutti il contrario. E quando siete stati costretti a spostarlo gli avete dato la guida del Personale. Contava tantissimo, non crede?
Ma non decideva lui
La macchina amministrativa la mandavano avanti lui e Romeo.
La macchina va avanti da sola. C’è stato un attacco mediatico che ha indotto a sovrastimare la reale influenza di Marra.
E allora perchè tutto il M5s, Grillo compreso, vi chiedeva di rimuoverlo?
Abbiamo sottovalutato alcune perplessità  di Grillo, e questo è un grande rammarico.
Cosa lo preoccupava?
Non saprei dire nello specifico. Però vorrei ricordare che Marra è un pluri-laureato, ex Guardia di Finanza, che ha ricevuto due alte onorificenze dallo Stato. Questo ci aveva indotto a pensare che avesse la competenza per quel ruolo

E qui è inutile far notare che Frongia parla delle perplessità  di Grillo ed evidentemente le sue parole cozzano con la versione di Luigi Di Maio rilasciata sempre al Fatto Quotidiano: «Volevamo che fosse allontanato, ci basavamo su informazioni di dominio pubblico», diceva giusto ieri Di Maio riferendosi evidentemente agli articoli di giornale su di lui.
Proprio quelli che Frongia chiama “attacco mediatico”: sarebbe bello che i due M5S si decidessero: era un complottone contro il povero Marra o la verità ?
Ha ragione ed è nel giusto invece Frongia quando dice che una serie di attacchi maschilisti nei confronti della sindaca le hanno attribuito una serie di relazioni inventate, tra cui anche quella con Marra che l’ex vicesindaco smentisce.
Questo sì che è fango e bene fa Frongia a farlo notare.
Meno intelligenti sono invece gli attacchi a Rodolfo Murra, capo dell’avvocatura capitolina, e all’OREF.
Rimane che per tutta l’intervista non c’è nessuna spiegazione credibile delle sue dimissioni e nessuna motivazione spendibile per comprendere perchè sia stata chiesta la sua testa: eppure ad esempio la sorella di De Vito lo aveva attaccato frontalmente per la nomina del suo amico Eric Sanna nel suo staff: proprio quelle nomine sono oggi al vaglio degli inquirenti per il caso Romeo.
Nè si spiega perchè le solite chiacchiere di quei cattivoni dei giornalisti avevano raccontato di un Beppe Grillo che proprio a Frongia aveva detto: “Ti tengo d’occhio”, mentre l’ANSA scrisse che Grillo durante un viaggio in treno aveva spiegato precisamente quali problemi ci fossero con Frongia e Romeo:
Ci sono, poi, alcune certezze, che il leader M5S chiarisce nelle infuocate telefonate che fa durante il suo viaggio. La prima è che Daniele Frongia e Salvatore Romeo non possono più restare al loro posto. “Romeo si deve levare dal c…”, tuona Grillo per telefono ribadendo l’esigenza di una forte “discontinuità ” che deve segnare, da oggi, la gestione del Campidoglio. (ANSA, 17 dicembre, 20:40)
Marra si è nominato da solo, Frongia si è dimesso da solo e tutti quelli che hanno raccontato del potere dell’ex vicecapo di gabinetto in Campidoglio si sbagliano, o mentono, o sono pagati dal PD.

(da “NextQuotidiano”)

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CANTONE INCHIODA LA RAGGI: “ERA A CONOSCENZA DEL CONFLITTO D’INTERESSI SULLA NOMINA DEL FRATELLO DI MARRA”

Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile

LA CONTRADDIZIONE DELLA SINDACA CHE PUO’ ESSERLE FATALE

L’Anac ritiene “configurabile il conflitto di interessi” per il caso che riguarda Raffaele Marra e la nomina del fratello alla Direzione Turismo.
“Tale situazione, secondo l’Autorità  – riferisce una nota – sussiste sia nel caso in cui il dirigente abbia svolto un mero ruolo formale nella procedura, che nell’eventualità  di una sua partecipazione diretta all’attività  istruttoria”.
La delibera adottata dall’Autorità  è stata trasmessa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.
La nota sottolinea che “la situazione di palese conflitto di interessi” di Raffaele Marra rispetto alla nomina del fratello “era conosciuta dalla sindaca” Virginia Raggi, ma “una tale dichiarazione non è sufficiente per rimuovere il conflitto”.
Inoltre, sulla questione Raggi ha dichiarato di aver compiuto da sola, in totale autonomia, l’istruttoria sul conferimento degli incarichi dirigenziali.
Ma nell’ordinanza con cui è stato conferito l’incarico si fa esplicito riferimento alla “istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente”.
È la “contraddizione” relativa al comportamento e alle dichiarazioni della sindaca, rilevata nella delibera Anac. Una contraddizione che potrebbe portare a un’indagine sulla sindaca.
“A seguito di un esposto della Direr – si evidenzia nella nota -, l’Autorità  nazionale anticorruzione ha svolto attività  di vigilanza su un possibile conflitto di interessi del dott. Raffaele Marra, direttore del dipartimento organizzazione e risorse umane di Roma Capitale, nella nomina a capo della Direzione turismo del fratello Renato Marra”.
A tal fine, prosegue l’autorità , “è stata richiesta al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct) di Roma Capitale una relazione che ripercorresse l’iter seguito nell’interpello. A seguito dell’esame della suddetta relazione, nella seduta odierna il consiglio dell’Anac ha ritenuto configurabile il conflitto di interessi. Tale situazione, secondo l’autorità , sussiste sia nel caso in cui il dirigente abbia svolto un mero ruolo formale nella procedura, che nell’eventualità  di una sua partecipazione diretta all’attività  istruttoria, come sembrerebbe emergere dall’ordinanza sindacale n. 95/2016”.
“La delibera adottata dall’autorità  – conclude la nota- è stata trasmessa alla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma, alla struttura comunale competente per l’accertamento della eventuale responsabilità  disciplinare e alla procura regionale della Corte dei conti e all’Ispettorato della funzione pubblica per le questioni relative all’inquadramento del dottor Marra nei ruoli della dirigenza di Roma Capitale. Ulteriori elementi riguardanti la procedura di interpello sono stati chiesti al Rpct di Roma Capitale”.
Il documento dell’Autorità  anticorruzione finirà  nel maxi-procedimento, ancora senza ipotesi di reato e senza indagati, aperto dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Francesco Dall’Olio che nei giorni scorsi hanno inviato la polizia in Campidoglio per acquisire atti e documenti relativi alle nomine firmate dal sindaco Virginia Raggi.
Al vaglio di chi indaga ci sono, in particolare, le procedure che hanno portato alla nomina dell’ex capo di gabinetto Carla Raineri, del responsabile della segreteria Salvatore Romeo, di Andrea Mazzillo, poi diventato assessore al Bilancio e dell’avvocato Antonio De Santis, ora delegato al Personale.

(da “Huffingtonpost”)

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PERCHE’ I REVISORI HANNO BOCCIATO IL BILANCIO DELLA RAGGI: LA BUFALA CHE LA COLPA SIA DELLE GIUNTE PRECEDENTI

Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile

UNA SCUSA RIDICOLA, ECCO COSA E’ SUCCESSO VERAMENTE

Dopo la bocciatura del bilancio di Roma Capitale da parte dell’OREF circola una leggenda metropolitana che vuole attribuire le colpe al debito della città  e alle giunte precedenti. In più si accusa l’Organismo di revisione economico finanziaria di “essersi svegliato adesso” mentre “con il PD dormiva”.
Entrambi gli argomenti sono falsi.
In primo luogo perchè basta dare un’occhiata al sito del comune per scoprire che le ultime relazioni dell’OREF disponibili sono due: la prima è relativa al 2013-2015 e riporta parere favorevole, la seconda è relativa al 2014-2016 aveva presentato un parere con riserva ed eccezioni e rilievi chiedendo l’adozione di provvedimenti per cancellare le riserve.
In secondo luogo bisogna segnalare che il parere non favorevole dell’OREF invece riguarda proprio le poste contabili del comune e le decisioni prese dall’assessore Andrea Mazzillo.
Nel documento, ad esempio, manca un programma «adeguato» per recuperare le multe arretrate e gli affitti dello sterminato patrimonio immobiliare del Comune; non c’è traccia del piano per dismettere le partecipate gravate da debiti milionari; i bonus dei 23mila dipendenti capitolini vengono distribuiti senza nessun controllo; le entrate straordinarie previste dal Comune per il prossimo anno sono sproporzionate (troppe o troppo poche, a seconda delle voci: per i condon iedilizi vengono “previsti” 15 milioni, quando ci sono pratiche bloccate da anni).
Il Messaggero scrive che Federica Tiezzi, presidente dell’Organo, in privato ammette:«Negli atti della giunta abbiamo notato tanta ingenuità  e approssimazione, probabilmente dettata dall’inesperienza…».
E non può non venire in mente che un assessore al bilancio la sindaca ce l’aveva, ed era una personalità  dotata sia delle capacità  che delle competenze necessarie che dell’esperienza imprescindibile in casi come questo: ma Marcello Minenna ha levato le tende dal Campidoglio dopo che Marra e Romeo hanno cominciato a fare la guerra a Daniela Raineri.
Ecco perchè se l’inesperienza di Mazzillo faceva parte del gioco, questa bocciatura è invece a carico della sindaca, che si è fidata delle persone sbagliate. E una delle competenze richieste nella politica è proprio quella di saper scegliere i tecnici che devono mettere in atto le decisioni di natura politica.
Scrive oggi Lorenzo De Cicco sul Messaggero che in sostanza, secondo l’Oref, il Campidoglio «non ha previsto i correttivi necessari e indispensabili» per mantenere i conti in ordine. La previsione di un bilancio in pareggio, si legge nel rapporto, «è stata raggiunta sulla base di una non corretta previsione degli ingenti e imminenti oneri derivanti dai debiti fuori bilancio», ma anche «dalle passività  derivanti dalla gestione delle partecipate».
Società  che, come ha rilevato anche il Ministero dell’Economia, andrebbero in molti casi liquidate:
I revisori hanno calcolato che dieci aziende comunali non hanno nemmeno presentato il bilancio, a partire da Farmacap, che gestisce le farmacie capitoline. Negli atti del Bilancio manca un piano dettagliato per arrivare alla «razionalizzazione e/o alienazione delle società  che non svolgono attività  con fini istituzionali per l’Ente». Il rischio di un disequilibrio nei conti capitolini deriva anche dalla gestione delle entrate. «Non si riscontra un adeguato e specifico programma di recupero delle entrate tributarie e patrimoniali», si legge nel parere. «Nel documento di programmazione esaminato non sono espresse le politiche da adottare circa il recupero delle entrate, più volte oggetto di raccomandazione dai revisori e che costituisce uno degli aspetti più drammatici e critici di Roma Capitale».
Per quanto riguarda le «contravvenzioni al codice della strada»,il collegio dei revisori rileva «criticità  riguardo l’elevata riduzione degli incassi». Una «inadempienza già  oggetto di raccomandazione».
Per l’Oref, bisognerebbe adottare «in tempi rapidi procedimenti tesi al miglioramento delle performance di riscossione anche al fine di evitare il ricorso sistematico al contenzioso».
Stesso discorso per gli affitti degli immobili di cui il Comune è proprietario. Serve «una revisione puntuale e complessiva dei canoni di locazione, per garantire un monitoraggio periodico della riscossione dei canoni correnti e pregressi».
I revisori di Roma Capitale segnalano problemi anche nell’erogazione dei bonus ai dipendenti comunali. «Bisogna ripristinare un sistema dei controlli interni e di valutazione del raggiungimento degli obiettivi, più adeguato ecoerente», solo così si può arrivare «a un monitoraggio continuo dei risultati per aumentare l’efficacia dell’azione amministrativa».
L’Oref è l’Organo di revisione economicofinanziario degli enti locali.
I consigli comunali, provinciali e delle città  metropolitane eleggono un collegio di revisori composto da tre membri.
Tra le funzioni dell’Oref ci sono i pareri sugli strumenti di programmazione economica, la verifica sugli equilibri e sulle variazioni di bilancio, le proposte d’indebitamento e la vigilanza sulla regolarità  contabile.
Ieri Mazzillo su Facebook (e sul blog di Grillo) ha dichiarato che sarà  impossibile chiudere il bilancio entro il 31 dicembre.
Il Corriere della Sera pubblica anche un’intervista a Federica Tiezzi, presidente dell’organo, a firma di Alessandro Trocino, nella quale si comprende bene anche che le accuse di “intelligenza” con il male assoluto (il PD) sono campate in aria:
È davvero la prima volta che succede a Roma?
«Anche a me risulta così, ma non ho certezze. Siamo qui solo da febbraio»
Le malignità  si sono già  messe in moto: c’è chi dice che il parere è una vendetta per il caso Marra.
«Non siamo romani e non lavoriamo al Comune. Siamo liberi professionisti, in carica da febbraio, per tre anni. La prefettura estrae a sorte dall’albo dei revisori, per garantire autonomia».
La situazione è grave?
«Beh, un parere di questo genere implica una presa di coscienza, una valutazione più attenta».
Avete dato altri pareri?
«Sì, a marzo abbiamo dato il parere sul bilancio di previsione del commissario Tronca e poi sul rendiconto di aprile».
Positivi
«Positivi»
E sulla giunta Raggi?
«Abbiamo dato alcuni pareri sulle variazioni di bilancio».
Positivi anche quelli?
«Sì, ma con prescrizioni e raccomandazioni».
È rimasta sorpresa da questi dati?
«No, conosciamo bene la situazione del bilancio di Roma. Ci sono criticità  da anni, che si incrociano e si aggravano».
Ci sono stati contatti tra voi, prima del parere?
«C’è stata una fase istruttoria, con un’interlocuzione. Abbiamo fatto presente all’amministrazione che c’erano alcune cose da approfondire».
Dunque, si poteva intervenire prima.
«Sì, con una programmazione più adeguata si poteva».
A ciascuno le proprie responsabilità , insomma.

(da “NextQuotidiano”)

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QUANDO LA RAGGI DICEVA: “ASCOLTATE LE RISERVE DEI REVISORI, USATE IL CERVELLO SE ANCORA LO AVETE”

Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile

NEL 2015 CONTRO MARINO E IL BILANCIO DE PD… ORA A LEI L’HANNO ADDIRITTURA BOCCIATO

Era il 21 giugno 2015 quando la consigliera Virginia Raggi si scagliava duramente contro Ignazio Marino e la maggioranza del Pd.
L’oggetto della discussione era il bilancio e il debito del comune di Roma.
“Sarebbe meglio ascoltare le riserve e le eccezioni formulate dall’Oref e correggere un po’ il tiro: cosa che non fate mai”, affermava la Raggi nel video caricato da Marcello De Vito, attuale presidente dell’assemblea capitolina, intitolato “Virginia Raggi asfalta la maggioranza sul buco di 853 milioni”.
“Oref che, vi ricordo, è l’organo di revisione economico finanziaria del comune. Un organo indipendente, che quindi noi dovremmo ascoltare molto attentamente”.
Lo stesso organo che ha bocciato il bilancio previsionale della giunta di Virginia Raggi, oggi sindaca di Roma.

(da “Huffingtonpost”)

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