Gennaio 12th, 2017 Riccardo Fucile
GUERRA TRA ATTIVISTI ED ELETTI SULL’IMPIANTO SPORTIVO
Una proposta di delibera sullo stadio della Roma che annullerebbe quella approvata sotto la giunta Marino con la quale veniva sancito il “pubblico interesse” dell’opera, è stata consegnata dagli attivisti M5S all’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini e poi pubblicata su Facebook da Francesco Sanvitto, coordinatore del tavolo Urbanistica del M5S di Roma, con un post su Facebook al quale ha allegato il documento.
Nella delibera vengono individuati sette aspetti di illegittimità del documento approvato dall’amministrazione Marino e l’iniziativa è in aperto contrasto con quanto sta attualmente facendo la giunta Raggi, che proprio ieri si è riunita con gli esponenti della società giallorossa in Campidoglio per lavorare al progetto prevedendo modifiche e riduzioni di cubature.
La decisione di togliere il pubblico interesse al progetto invece è un atto di guerra nei confronti del progetto, ma anche l’unico vero modo per bloccarlo.
Ma soprattutto, a farlo dovrebbe essere l’Assemblea Capitolina con un voto, del quale dovrebbero poi assumersi anche le eventuali responsabilità in tribunale qualora la Roma e il costruttore Parnasi volessero rivalersi nei confronti dei consiglieri. L’iniziativa del coordinatore del tavolo urbanistica del M5S Roma quindi rappresenta un modo per forzare la mano e far saltare la trattativa tra l’amministrazione comunale e il committente.
L’iter infatti non è giuridicamente concluso e non lo sarà finchè il progetto non avrà il via libera della Conferenza dei servizi in Regione.
Fino a quel momento il Comune ha tempo per approvare una delibera per modificare o ritirare il “pubblico interesse” concesso il 22 dicembre 2014 con la votazione nell’aula Giulio Cesare.
Bisognerebbe però per l’appunto votare in Consiglio, e soprattutto la motivazione deve essere inattaccabile perchè altrimenti i grillini rischierebbero di esporre il Campidoglio a una causa miliardaria di risarcimento danni.
Proprio di questo parlò il direttore generale dell’A.S. Roma Mauro Baldissoni nella metà del giugno scorso: «l’iter autorizzativo politico è esaurito, come lo sarebbe il candidato che volesse riaprirlo perchè correrebbe il rischio di esporre il Comune ad azioni risarcitorie», sostenne Baldissoni, salvo ammorbidire i toni il giorno successivo: “Non intendevo dire, come non ho detto, che è Virginia Raggi ad essere esaurita, nè minacciare cause, ma appunto ribadire che siamo giunti ad una fase autorizzatoria amministrativa e non più politica e spiegare le conseguenze tecniche e giuridiche di un eventuale annullamento del progetto.
Ed è proprio per questa ragione, come già evidenziato nell’incontro, che non abbiamo ritenuto di dover incontrare i candidati alla poltrona di sindaco, ma che saremo felici di spiegare il progetto a chiunque di loro verrà eletto, certi che abbraccerà un’iniziativa così qualificata e importante per l’intera città ”.
Cosa sta succedendo, quindi?
Sta succedendo che la “base” del MoVimento 5 Stelle sta provando a forzare la mano della sindaca e dei consiglieri per mandare all’aria il progetto.
E infatti basta dare un’occhiata agli status precedenti di Sanvitto per rendersi conto che è già partita un’interessante caccia alle streghe nei confronti dei consiglieri, già accusati di aver “perso il rispetto della legalità ” e di portare avanti “interessi” incomprensibili (anche se alla fine vengono salutati fraternamente, probabilmente come Caino avrebbe salutato Abele).
In ogni caso l’iniziativa politica dei tavoli urbanistica del M5S Roma ha un pregio ben preciso: riuscirà forse a far concludere il balletto di responsabilità di questi mesi che ha avuto protagonista indiscusso, mediaticamente parlando, l’assessore Berdini: il quale per mesi ha ripetuto che il progetto della Roma era “sbagliato” senza mai però mettere in atto iniziative concrete per muoversi nella direzione dell’annullamento del pubblico interesse: da una parte voce grossa sui giornali, dall’altra trattative con la controparte in Campidoglio.
Trattative che prevedono un staglio alle cubature attorno al 20%.
Le modifiche al progetto, di cui si discute in queste ore, dovranno essere contenute in una delibera che dovrà recare anche la dichiarazione di conformità al pubblico interesse già votata dalla precedente amministrazione.
Anche perchè la Conferenza dei servizi dovrà chiudersi entro il 6 marzo, ed è permessa una sola sospensione, per un massimo di 30 giorni.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 9th, 2017 Riccardo Fucile
ISTITUTI SCOLASTICI AL GELO IN TUTTE LE ZONE DELLA CAPITALE, DIVERSE SCUOLE HANNO DOVUTO CHIUDERE E RIMANDARE I BAMBINI A CASA, TRA TERMOSIFONI SCASSATI, VALVOLE ROTTE E CALDAIE IN TILT
L’operazione “scuole calde” lanciata dal Campidoglio è stato l’ennesima Caporetto di Virginia Raggi. 
Oggi, giorno di rientro dopo lo stop per le festività , molti studenti delle scuole romane sono dovuti tornare a casa a cause delle temperature rigide non solo fuori ma anche in classe.
Colpa del gelo ma anche di problemi strutturali e decennali degli istituti capitolini con impianti di riscaldamento e tubature vecchie che in alcuni casi si sono gelate e rotte.
E così neanche la circolare dei presidi diffusa ieri a i genitori che consigliava di abbigliare i figli per “il grande freddo” in alcuni casi è stata sufficiente.
Alcune scuole hanno addirittura chiuso e in altri casi i genitori hanno riportato i figli a casa.
Chiuso ad esempio il complesso che ospita il liceo Malpighi e l’istituto Ceccherelli. Aule fredde alla Cesare Battisti, alla principe di Principe di Piemonte, alla scuola Falcone e Borsellino e in alcune scuole materne e nidi come quello di Villa Ada o il Montessori, dove i genitori, considerata la tenera età dei figli, hanno preferito riportarli tra le calde pareti di casa.
Il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio Mario Rusconi ha raccontato la situazione in altre scuole: “Al liceo Pascale di Roma e al liceo Foscolo di Albano laziale registriamo temperature polari questa mattina. Anche il Galilei vicino Piazza Vittorio ci risulta al freddo. In generale ci arrivano segnalazioni di disagio dalle scuole romane che dipendono dal fatto che i riscaldamenti sono rimasti spenti per 15 giorni durante le vacanze natalizie, senza considerare che all’interno delle scuole operassero bidelli e presidi. Il problema si trascina da più di dieci anni e noi abbiamo sempre sottolineato che non si può risparmiare su questo settore”.
E ancora: “Abbiamo come presidi offerto la nostra collaborazione al sindaco Raggi e all’assessore Baldassarre sin dall’epoca del terremoto ma per ora non abbiamo avuto nessuna risposta in merito. Fermo restando che non chiediamo prebende, nè tanto meno vogliamo fare carriera politica, vogliamo solo un confronto per prendere le decisioni migliori per le scuole e superare le difficoltà insieme”.
L’associazione aveva polemizzato con Virginia Raggi all’epoca dei controlli antisismici nelle scuole.
In alcuni casi, dopo l’intervento dei tecnici, nella tarda mattinata i termosifoni hanno ripreso a funzionare, in altri i guasti persistono.
E, sebbene le scuole siano aperte, alcuni genitori, di fronte alla situazione, hanno deciso di riportare i figli a casa.
Ad altri è stato consigliato di andare a riprendere i bimbi in anticipo, prima dell’ora del riposino per evitare che i piccoli dormano in aule ancora troppo fredde.
Nel primo municipio problemi, a quanto si apprende, si sono registrati soprattutto nella materna Trento e Trieste, che si trova in un palazzo storico di via dei Giubbonari a Campo de’ fiori che ospita anche il liceo Vittorio Colonna: i tecnici stanno cercando di risolvere il problema. Stesso copione nella scuola dell’infanzia Giardinieri, dove alcuni genitori hanno deciso di andare a prendere i figli prima della fine dell’orario.
Ma negli altri municipi non è andata molto diversamente. I tecnici sono dovuti intervenire per far ripartire le caldaie anche nella scuola materna L’Arancio Goloso, nel municipio 9 mentre nel municipio 8 disagi per il freddo, a quanto si apprende da alcuni genitori e come confermano dalle stesse scuole, sono stati registrati nell’asilo nido ‘L’Aquilone Colorato’ e nella scuola materna ‘Principe di Piemonte’ dove ci sono stati problemi anche alla rete elettrica.
“Accendere i termosifoni un giorno prima del rientro della scuola avrebbe evitato questo spiacevole disagio che evidenzia ancora una volta come quest’amministrazione sia poco attenta e sconfortante. Sto ricevendo numerose segnalazioni dai genitori e siamo solo alle 11”, spiega Lorenzo Marinone, consigliere dem del XII municipio. Qui anche la scuola Angelo Celli alla Pisana è senza riscaldamenti. Sono rimaste al freddo la Cesare Battisti, la Casa dei Bimbi dove i genitori hanno lasciato i piccoli con giacconi e guanti, il nido di via della Villa di Lucina e l’asilo Aquilone Colorato: qui le famiglie sono state richiamate per venirsi a riprendere i bambini.
Criticità anche nel II municipio. All’asilo nido di Villa Ada “abbiamo trovato le valvole dell’impianto che si erano rotte e l’acqua era fuoriuscita – spiega l’assessore municipale alla Scuola, Emanuele Gisci – La ditta e i tecnici sono già intervenuti e altre operazioni stanno intervenendo alla Montessori a causa di una perdita d’acqua. Non sono funzionanti i riscaldamenti alla Falcone e Borsellino di via Reggio Calabria. Nel complesso, anche laddove i termosifoni sono accesi, le scuole non sono calde come speravamo. Molti genitori si sono lamentati: queste criticità hanno causato grossi disservizi nei confronti delle nostre famiglie”.
Riscaldamenti spenti anche alla media Majorana nel III municipio. Nel IV municipio i bambini della scuola Aquilone Rosso non sono potuti entrare a causa degli ambienti gelati. Alla Gandhi, sempre nello stesso municipio, i termosifoni sono spenti e la preside ha deciso di non far rimanere i docenti nel pomeriggio a realizzare la programmazione dell’anno. Nel V municipio freddo e gelo nelle aule della Valente.
Alla Giardino d’Europa, nel municipio IX, i termosifoni non sono partiti ieri e anche oggi risultano non funzionanti: i genitori hanno preferito far rimanere i bambini a casa, così come per la materna Arancio Goloso. Si attende l’intervento dei tecnici. Stesso discorso alla Don Filippo Rinaldi e alla materna Centroni, entrambe nel VII municipio: nella prima i caloriferi risultano non funzionanti, nella seconda i termosifoni sarebbero partiti solo questa mattina a causa della caldaia andata in blocco durante il week-end.
Bimbi a casa anche in alcune scuole del X municipio, come la Francesco Cilea e la Doremidiverto, mentre in altre, come alla statale Leonori i riscaldamenti sarebbero stati accesi solo questa mattina e i piccoli alunni starebbero ancora con i giacchetti in classe. Nell’XI municipio caloriferi spenti alla Fratelli Cervi.
E nell’VIII municipio i genitori dell’asilo Aquilone Colorato sono stati chiamati dalla scuola per venirsi a riprendere i bambini: la scuola è troppo fredda ed è impossibile fare lezione. All’istituto Vespucci i termosifoni sono tiepidi ma si sono rotti alcune tubature, come quelle dei bagni dei professori. Personale e ragazzi dell’istituto Pascal hanno diffuso l’immagine del termometro: alle 10.30 segnalava solo 7 gradi.-
(da “NextQuotidiano e agenzie)
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Gennaio 9th, 2017 Riccardo Fucile
NON E’ TAGLIANDO DUE GRATTACIELI INUTILI DI QUALCHE PIANO CHE SI SALVA LA FACCIA
Abbiamo per anni sparato a zero sul cemento targato Pd. Se oggi a cementificare fossero i Cinque Stelle non sarebbe più bello. Più accettabile.
Anzi, forse sarebbe perfino peggio: la difesa dell’ambiente e la lotta al mattone selvaggio sono bandiere del M5S. Anche per questo gli elettori hanno scelto il movimento di Beppe Grillo.
I giornali parlano del progetto dello stadio di Roma (con annessi grattacieli).
E spunta un’idea che avrebbe il sostegno della giunta di Virginia Raggi: costruire lo stadio e i grattacieli. Ma “tagliati” di qualche piano. I signori del mattone ringrazierebbero.
È questa l’idea del futuro di Roma che hanno i Cinque Stelle?
Eppure modernità non significa per forza cemento. Ascolti i dibattiti sul progetto del nuovo stadio della Roma e dei grattacieli — questo è il problema, più che l’impianto sportivo — e sempre senti ripetere quella frase: c’è bisogno di modernità .
Come se dare un futuro alle nostre città fosse sinonimo di costruire. Sempre e comunque.
Affermazioni accompagnate dai rendering, le simulazioni al computer degli architetti, dove le nuove costruzioni appaiono sempre belle e scintillanti, con gente felice che si muove tra piazze e strade virtuali. Niente di più distante dalla realtà , quando poi il cemento arriva davvero a togliere la luce. Ma ahimè allora è troppo tardi per rendersene conto. Il danno è fatto, per sempre.
Basterebbe andare a vedere l’esito di tanti progetti che avrebbero dovuto portare la modernità nelle città : City Life a Milano, il Crescent di Savona e il suo gemello di Salerno, tanto caro all’allora sindaco Vincenzo De Luca. Speculazioni edilizie che hanno riempito di cemento gli spazi spezzando il tessuto urbano e sociale.
Ne sono fiorite ovunque in Italia: colpa di amministratori che puntavano prima di tutto a fare cassa.
Ma anche di archistar che hanno accettato di mettere le loro firme su progetti senza anima nè identità , che avrebbero potuto nascere a Milano come a Shangai.
Pensiamo proprio a City Life dove l’architetto Arata Isozaki ha realizzato una torre che pare la fotocopia di un’altra progettata in Giappone. Milano come Tokyo, sono la stessa cosa.
E anche qui troviamo l’architetto Daniel Libeskind, un progettista dalla firma facile: lo stesso dei grattacieli che cambierebbero l’orizzonte splendido e delicatissimo di Roma. Una città vale l’altra.
Tante archistar sono cadute in questo errore: vedi i ponti di Santiago Calatrava, così simili a Reggio Emilia e in Spagna. Gli architetti — geniali finchè volete — che pensano di imporre il proprio stile invece di rispettare lo spirito dei luoghi sedimentato in secoli di vita. Peccato di superbia, per non pensare che nella bulimia di certi progettisti c’entri piuttosto il portafogli.
Ci vorrebbe più umiltà , come chiede sempre Renzo Piano: “L’architettura è un’arte imposta. Non è come la letteratura e la musica che possiamo ignorare. Gli architetti progettano luoghi dove gli uomini sono costretti a vivere. Per questo ci vuole rispetto”.
E poi c’è Roma. Non è retorica dire che parliamo di una città unica al mondo.
Come diceva Carlo Levi nell’incipit dell’Orologio: “A Roma la notte par di sentir ruggire i leoni”. Già , a Roma c’è il tempo. Ci sono l’antichità , il barocco, l’architettura fascista, ma c’è soprattutto qualcosa — la vita? — che li unisce. La nostra Capitale pare nascondere anche ai romani il segreto della propria armonia: “Quando sarò grande anch’io tornerò a Roma. Troverò, se i mezzi me lo permetteranno, un appartamento su una collina da dove guarderò la città crogiolarsi al sole. Rassicurato dal saperla immortale. Anch’io sarò indifferente alla rovina che la circonda ma che continua a risparmiarla. E, chissà , forse rimarrà un po’ di eternità anche per me”, ha scritto Philippe Ridet, corrispondente di Le Monde, in un articolo d’addio che pare la lettera di un innamorato.
Vero, manca la modernità , pure se ci sono interventi riusciti come l’auditorium di Piano, il più discutibile Maxxi di Zaha Hadid e adesso la Nuvola di Fuksas.
Manca la modernità in tante città italiane, basta leggere la “Storia dell’architettura italiana dal 1985 al 2015” (Marco Biraghi e Silvia Micheli, Einaudi) per scoprire che gran parte del nostro Paese — soprattutto il Sud — è stata dimenticata dalla buona architettura.
Costruire bene si può: guardate Berlino, per restare in Europa. Ma interventi senza anima come le tre torri dello stadio di Roma non porteranno il futuro. Anzi, come tanti progetti concepiti soprattutto per interessi immobiliari, invecchieranno presto, come alberi che seccano perchè trapiantati in un terreno non loro.
Costruire si può, si deve. Ma è possibile farlo bene, portando bellezza, come ci ha insegnato Pier Luigi Nervi a Milano e anche a Roma.
Stiamo attenti, però, perchè gli edifici possono testimoniare il senso del futuro. Le idee. Ma anche la loro mancanza. La perdita della nostra identità .
Sbagliare, soprattutto a Roma, non si può più. Rovineremmo la nostra città più grande.
E, ancor di più, tradiremmo noi stessi.
Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 9th, 2017 Riccardo Fucile
ERA STATO PROMOSSO CON UNA DELIBERA FIRMATA DAL FRATELLO E DALLA SINDACA… ORA CHE RISCHIA UN AVVISO DI GARANZIA IL PENOSO E DISPERATO DIETROFRONT
La sindaca Virginia Raggi ha chiesto agli uffici del Campidoglio di procedere all’annullamento in
autotutela dell’affidamento dell’incarico di direttore del Dipartimento Turismo a Renato Marra, il fratello di Raffaele Marra.
La sua nomina era finita nelle scorse settimane sotto i riflettori dell’Autorità nazionale Anticorruzione: secondo l’authority presieduta da Raffaele Cantone, il provvedimento con cui il fratello maggiore dell’ex braccio destro di Raggi era stato promosso al nuovo incarico era stato emanato all’esito di un iter illegittimo, nel quale era “configurabile un conflitto di interessi”.
Il 21 dicembre scorso, il Consiglio dell’Anac aveva depositato la delibera con cui criticava l’atto, ravvisando la presenza, appunto, di un “conflitto di interessi” visto il rapporto di stretta parentela tra Renato e Raffaele Marra, quest’ultimo all’epoca dei fatti responsabile del Personale capitolino.
L’incompatibilità tra il legame familiare e l’espletamento delle funzioni di dirigente, secondo l’Anac, sussisterebbe sia nel caso in cui il dirigente stesso avesse svolto un mero ruolo formale nella procedura sia nell’eventualità di una sua partecipazione diretta all’attività istruttoria.
Nella delibera sono state riportate anche le parole della sindaca Raggi che, in ordine al ruolo svolto da Raffaele Marra nella procedura, aveva precisato che “è stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali, peraltro affidate in via esclusiva dalla normativa vigente. Raffele Marra – spiegava ancora Raggi – si è limitato a compiti di mero carattere compilativo”.
Una presa di posizione che di fatto ha esposto Raggi al rischio di una responsabilità sia sotto il profilo amministrativo-contabile sia penale.
La delibera adottata dall’Autorità è stata infatti trasmessa anche alla Procura, che sta indagando proprio sulle nomine della sindaca di Roma.
Ora il penoso dietrofront per cercare di salvare la pelle.
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA: “COSI’ MARRA HA AGGIRATO UNA SENTENZA DEL TAR PER MANTENERE IL RUOLO CONFERITOGLI DALLA POLVERINI”
Mai come in questi ultimi sei mesi i media, italiani ma anche internazionali, hanno tenuto gli occhi puntati su Roma.
La conquista del Campidoglio da parte di una giovane donna del Movimento 5 Stelle, e con una massa di consensi addirittura doppia rispetto al suo competitore, era una notizia troppo grossa per non dover essere approfondita e analizzata con meticolosità .
Tanto più per le aspettative che questa rivoluzione aveva generato nei cittadini.
I fatti che poi hanno costellato questi primi mesi di governo della capitale d’Italia, dalle polemiche su Paola Muraro, l’assessore all’Ambiente già consulente dell’Ama ora indagata per presunti reati ambientali, alle dimissioni di pedine importanti della giunta, per arrivare agli arresti del capo del personale Raffaele Marra e dell’immobiliarista Sergio Scarpellini, non potevano che generare ancora più attenzione.
Ecco allora che anche la nuova stagione di Presa Diretta, il programma di Riccardo Iacona su Raitre comincia lunedì sera con una lunga inchiesta di Giulia Bosetti sui problemi di Roma e le spine di Virginia Raggi.
Fra cui spicca, appunto, il caso di Raffaele Marra, l’ex finanziere già direttore del patrimonio del Comune con il sindaco Gianni Alemanno e dirigente della Regione Lazio di Renata Polverini, che la sindaca avrebbe voluto a capo del proprio gabinetto salvo poi essere costretta dalle proteste interne (comprese quelle di Beppe Grillo) a dirottarlo a capo del personale.
Fino al suo arresto, con l’accusa di corruzione.
La segretaria del sindacato dei dirigenti della Regione Lazio, Roberta Bernardeschi, intervistata da Giulia Bosetti, racconta come Marra riuscì ad aggirare anche una sentenza del Tar a lui sfavorevole per mantenere la posizione dirigenziale che gli aveva assegnato Renata Polverini, ponendo in tal modo anche le premesse per la sua carriera alla corte della sindaca a Cinque stelle.
Una testimonianza cruciale, che spiega molto dei rapporti fra politica e burocrazia, gettando una nuova luce su uno dei casi più controversi di questa gestione del Campidoglio.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 8th, 2017 Riccardo Fucile
SETTIMANA DECISIVA PER L’INCHIESTA… IL TRIBUNALE DECIDE SULLA SCARCERAZIONE DI MARRA… SULLA CHAT RIFERIMENTI IMBARAZZANTI: CITATI ANCHE DI MAIO E LOMBARDI
La settimana della verità , ma anche quella più amara. 
Da domani ogni giorno che viene potrebbe essere quello giusto, nel quale i pm della Procura di Roma ascolteranno Virginia Raggi.
E in sede di interrogatorio potrebbe materializzarsi quell’avviso di garanzia tanto temuto dalla sindaca della Capitale e che tuttavia, alla luce del nuovo codice etico M5s, non le imporrà dimissioni obbligate.
Questa soluzione dell’avviso consegnato nel corso dell’incontro potrebbe essere frutto di un accordo di cortesia tra i magistrati ed i legali della sindaca che vorrebbero evitare altre paginate sui giornali in attesa dell’interrogatorio.
Da parte sua la Raggi ha ostentato sicurezza con i giornalisti incontrati il giorno dell’Epifania, quando a proposito delle «cimici» che secondo il suo ex collaboratore Salvatore Romeo l’avrebbero spinta sul tetto del Campidoglio per conversare in libertà , ha detto: «Magari le mettessero le cimici, così saprebbero che non abbiamo nulla da nascondere».
E sull’opportunità di rimuovere gli “omissis” dell’inchiesta su Marra, ha provato a minimizzare: «Deciderà la procura».
Scomodi in effetti potrebbero risultare, politicamente prima che a livello giudiziario, i messaggi della chat tra la sindaca e il suo staff intitolata «Quattro amici al bar» (tra Frongia, Romeo, Marra e Raggi), e quelli più privati tra Marra e la sindaca Raggi. Conversazioni che, da quel che filtra, tirerebbero in ballo personaggi di spicco del Movimento 5 Stelle come Luigi Di Maio e Roberta Lombardi.
Quasi certamente Raggi sarà ascoltata in veste di indagata con la probabile accusa di abuso d’ufficio.
Due sarebbero gli episodi contestati dal procuratore aggiunto Ielo e dal pm Dall’Olio: il primo sarebbe stato commesso in relazione alla nomina di Renato Marra (fratello dell’ex braccio destro della sindaca) a responsabile del Turismo del Campidoglio.
Su questa scelta si è già espressa l’Anac parlando di un evidente «conflitto di interessi» sul quale la sindaca sostiene di aver deciso «in totale autonomia» spiegando che Marra ha dato solo «mera esecuzione delle determinazioni da me assunte».
Ma è un tentativo maldestro di negare il conflitto d’interesse visto che poco dopo ammette: «C’è stata una istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente», quindi l’ufficio del Personale diretto proprio da Raffaele Marra. Quanto basta perchè i pm le chiedano di spiegare che cosa è davvero accaduto.
Ma non è l’unico.
Perchè un secondo abuso potrebbe essere stato commesso anche nella designazione di Romeo a capo della segreteria della sindaca, quando da semplice dipendente comunale è diventato dirigente con un aumento di quasi 90 mila euro, poi ridotto a 70 mila.
Intanto entro lunedì il tribunale del riesame dovrà decidere sulla scarcerazione di Marra accusato insieme a Scarpellini di corruzione.
Edoardo Izzo
(da “La Stampa”)
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Gennaio 7th, 2017 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI ROMA SI CHIEDE SE SIA STATO MARRA A INFORMARE LA SINDACA DI UN’INDAGINE IN CORSO, MANDANDOLA SUI TETTI
Il giorno dopo l’intervista di Salvatore Romeo in cui l’ex caposegreteria di Virginia Raggi diceva che tutti
sapevano «delle cimici in Comune dal secondo giorno di governo della città » la questione diventa un caso.
Perchè la procura ha smentito di aver messo cimici negli uffici in Campidoglio e la sindaca ha detto che non ha nulla da nascondere e che per lei la procura può metterne quante ne vuole.
Ma soprattutto perchè, com’è normale che sia, ora scatta la caccia alla talpa che avrebbe fatto sapere ai grillini romani delle cimici.
Non solo: mentre tra cimici e talpe lo zoo del Campidoglio è in via di completamento, quel tordo di Romeo — il quale, è evidente, non si è nemmeno reso conto del potenziale deflagratorio delle sue affermazioni — finisce nel mirino di Grillo e dei suoi, come racconta Il Messaggero, che puntano a farlo fuori dal M5S:
«A questo Romeo, in quanto dipendente comunale, andrebbe fatta una bella lettera di richiamo: ma chi gliela scrive? Marra come capo del Personale?».
Anche se ulcerato dalla rabbia per il «danno d’immagine, l’ennesimo, al M5S» Beppe Grillo ieri mattina non ha potuto fare a meno di concedersi con i suoi una battuta. Seppur amara, in una giornata passata dai vertici pentastellati a commentare l’intervista surreale «e volgare» del fedelissimo di Virginia Raggi.
«Adesso andremo a verificare se questo Romeo è iscritto al M5S e cercheremo il modo di buttarlo fuori: noi siamo un’altra cosa, è stato lo sfogo di tutti i big pentastellati, da Davide Casaleggio a Luigi Di Maio, che si sono rimbalzati sulle chat le parole dell’ex capo della segreteria politica di «Virginia».
La rettifica di Salvatore Romeo
Intanto scatta la caccia alla talpa: le affermazioni di Romeo fanno comprendere che qualcuno ha avvertito la giunta di una possibile indagine. Visto quanto accaduto dopo viene facile pensare che questo qualcuno sia proprio Raffaele Marra, che poi l’indagine l’ha subita davvero.
Ma se Marra, informato in qualche modo dell’indagine, ha ritenuto di dover mettere in guardia il “suo sindaco” (come chiamava la Raggi in chat), come è venuto a sapere tutto l’ex capo di gabinetto?
Scrive oggi Il Messaggero: «Già nelle scorse settimane,infatti, tra gli investigatori si era diffuso il sospetto che qualcuno potesse aver avvertito l’ex vicecapo di gabinetto con un passato tra le Fiamme gialle e che lui avesse avvertito il sindaco. Romeo ha effettivamente confermato quel sospetto ammettendo che i fedelissimi di Raggi salivano spesso sul tetto con lei per parlare di cose delicate evitando gli“ascolti”».
Daniele Frongia, intervistato dal Corriere, dice però che nelle sue chat non c’è nulla da nascondere e che non le ha cancellate: se la procura vuole, può leggerle in qualsiasi momento, è il ragionamento dell’ex vicesindaco con Andrea Arzilli.
Ci sarebbe però da ricordare che gli omissis li ha messi la procura nell’indagine su Marra, e quindi pare francamente improbabile che abbiano voglia di leggerle ancora o che i magistrati non se le ricordino.
Più interessanti sono invece le risposte di Frongia alla domanda sulla decisione di depotenziare il suo ruolo in Giunta: «È un dato politico di cui oggi si può solo prendere atto. È stato deciso così e io ho subito offerto la possibilità di un mio passo indietro per sedare gli animi, diciamo. Comunque sia faccio parte di una squadra e la mia scelta è dovuta al bene del progetto, del programma e della sindaca. E poi ho sempre l’assessorato allo sport e alle politiche giovanili, mi occuperò anche della funzione statistica e dei detenuti. Continuo a fare il mio lavoro con dedizione e la pazienza necessaria a definire e strutturare le politiche sportive e giovanili, inesistenti o poco incisive fino ad ora». E quando Arzilli gli chiede la motivazione del suo sacrificio, Frongia continua con la recita delle tre scimmiette: «A questo non so proprio rispondere…».
Non vedo, non sento, non parlo. In omaggio, probabilmente, alla trasparenza quanno ce pare della Giunta Raggi. Salvatore Romeo
In tutto ciò Romeo rimane sulla graticola: “in ogni caso il problema non è se davvero ci fossero le microspie, ma che cosa è stato raccontato alla sindaca e al suo staff. E soprattutto da chi. Anche tenendo conto che proprio a giugno, quindi poco dopo le elezioni, una cimice piazzata nell’ufficio di Scarpellini captò le telefonate del costruttore che parlava con la sua segretaria dei soldi consegnati a Marra «perchè temo che altrimenti possa ostacolarmi nelle pratiche che ho al Comune»”, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere alimentando il sospetto che sia stato proprio Marra a dire a tutti di stare attenti perchè aveva subodorato qualcosa. «Magari le mettessero, così saprebbero che non abbiamo nulla da nascondere», ha detto ieri la sindaca fornendo la migliore risposta possibile in pubblico alla questione. Tuttavia era proprio lei ad andarsene sul tetto con Romeo quando c’era da parlare di questioni delicate.
Trasparenza quanno ce pare, appunto.
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 5th, 2017 Riccardo Fucile
COSI IL COSTRUTTORE DICEVA ALLA SEGRETARIA
Sergio Scarpellini pagava Raffaele Marra. A dimostrarlo una telefonata del 2013, intercettata dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma, tra il costruttore e la sua segretaria, Ginevra Lavarello. Scarpellini a domanda precisa della Lavarello, che chiede conto della casa data a Marra, risponde: «Bisogna tenerlo buono, altrimenti poi in Comune si blocca tutto». Su questa intercettazione telefonica si fondano in buona parte le accuse del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Barbara Zuin che hanno chiesto al tribunale del riesame di respingere la richiesta della difesa di scarcerare l’ex braccio destra della Raggi che dal costruttore ricevette 367.000 euro nel 2013 per l’acquisto del’appartamento in via dei Prati Fiscali.
Nonon solo. Nei nuovi atti depositati dalla procura ci sono anche messaggi Wath-sapp tra l’ex capo del personale e l’inquilino dell’immobile acquistato dallo stesso Marra nel 2009 dall’Enasarco a un prezzo troppo conveniente (780.000 euro invece che 1.200.000 euro) grazie ai buoni uffici di Scarpellini, e poi messo a reddito a 2.100 euro al mese. L’episodio non è penalmete rilevante, ma mette in evidenza il òegame molto forte tra Marra e Scarpellini.
Marra non era però l’unico dirigente comunale a lobro paga di Scarpellini, ci sarebbero altre dieci persone, tra cui 4 politici e 6 funzuinari comunali, pagati per avere via ibera alle pratiche.
(da “La Stampa”)
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Gennaio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
PIU’ BARBONI SOTTO I PONTI CHE PERSONE SOPRA A FESTEGGIARE
E comunque Roma è bellissima, dicono sciamando dal Circo Massimo, scendendo verso piazza Venezia, allungandosi sui Fori Imperiali, più vuoti che in una domenica pomeriggio di febbraio.
Vengono quasi tutti da altre città , i ragazzi e le ragazze che hanno assistito allo spettacolo. Molti romani sono rimasti a casa, aderendo alla campagna di dissuasione subliminale messa in atto dal Comune.
Che, dall’albero di Natale più scrauso del mondo all’asinina impuntatura del “non ci sono soldi” ripetuta come un mantra, ha tentato in tutti i modi di snobbare il Capodanno, trattandolo come un’Olimpiade qualsiasi.
Ignorandolo, fin quando a pochi giorni dall’evento – e dopo il fallimento di un concerto a costo zero che gli sponsor hanno mollato, forse spaventati dalla gestione fallimentare che si intravedeva all’orizzonte – si è espresso con un eloquente “fate voi”, indicando i palchi che, nonostante tutto, erano stati montati.
Là dove, in tempi migliori, hanno suonato Bruce Springsteen, David Gilmour e i Rolling Stones, avrebbe dunque potuto prendere la parola chiunque avesse una buona idea, o anche un’idea e basta.
Iscrivendosi, immagino, chiunque poteva prenotare i propri cinque minuti di celebrità . Chissà com’è andata poi la lotteria, ma a poche ore dalla notte del 31 sono state finalmente annunciate le scelte: generiche esibizioni stile nouveau cirque (eufemismo col quale si intendono di solito approssimativi e incauti epigoni del Cirque du Soleil), musicisti non popolarissimi e giochi di luce, per allietare gli ostinati che, nonostante tutto, avessero voluto comunque festeggiare.
E che, con pazienza encomiabile, si sono messi in fila per i lunghi controlli.
Anche se eravamo pochi, molti sono rimasti fuori dalle transenne anche durante il conto alla rovescia, quando ormai i suonatori di tamburo erano scesi dalla gru dove li avevano appesi.
E mentre veniva diffusa una musica da chill out, e gli spettatori si guardavano un po’ sgomenti, la gente finiva di entrare e contemporaneamente cominciava a uscire.
È stato il Capodanno più breve della storia.
A mezzanotte e mezzo già ci allontanavamo in fretta, come se anzichè festeggiare avessimo fatto il nostro dovere, rendendo omaggio al dio della fine e dell’inizio nella speranza di placare la sua furia per l’anno venturo, e poi via.
C’è pochissima euforia, appena appena di allegria, ma soprattutto un’immensa e mestissima resa all’evidenza del poco. Anzi: pochissimo.
Botti quasi niente – raudi miccette e tric e trac venivano venduti in banchetti che tenevano appesi fogli fotocopiati di chissà cosa in cui si diceva che non erano vietati ma la gente non si fidava – e fuochi d’artificio di sovrumana miseria.
Qualunque cosa avesse dovuto significare lo scoppio finale, il rogo dell’anno passato, e la rinascita festosa delle luci colorate, quest’anno a Roma non lo abbiamo avuto.
In perfetta sintonia con un progetto politico che ha come obiettivo la quaresima e come mezzo per realizzarla dire no a qualsiasi proposta.
La musica continua a suonicchiare alle nostre spalle, sullo schermo le immagini indecifrabili alle quali diamo la schiena perchè, complice il brindisi, suscitano un fastidioso senso di nausea.
Di fronte alla Bocca della Verità ci domandiamo cosa fare.
Non c’è la folla che ti protegge, quella che spintona e grida e tiene compagnia. Hanno tolto persino i blocchi a piazza Venezia, tanto non c’è nessuno da bloccare.
I migliori tra noi indossano creste luminose a forma di orecchie, coroncine, il minimo sindacale del gadget di fine anno.
Un gruppo di ragazzi veneti sbraita nel vano tentativo di fermare l’unico taxi all’orizzonte. Poi più nulla, non un autobus, un tram, un mezzo qualsiasi che ci possa trasportare verso i ponti dove, tra qualche ora, sono stati programmati altri dj set.
Di cui però sono l’unica a preoccuparmi.
Quasi tutti intorno a me stanno dicendo che sarà meglio tornare a casa, qualcuno vuole andare a Testaccio, chissà perchè, altri a Trastevere, perchè gli amici gli hanno detto che è il cuore della movida di questa città .
Dov’è piazza San Callisto, mi chiede ostinatamente un uomo con accento milanese. Gli indico la direzione e lui si avvia, a piedi, seguito dagli amici.
Vorrei fermarlo, dirgli che non troverà niente di diverso da qui, gente che si muove a caso con dei bargigli rossi accesi sopra la fronte.
Più che a un festa, questa notte somiglia a una distopia nella quale la città , ormai immobile per qualche imprecisato disastro, assiste a una transumanza triste di persone occupate a sopravvivere, a far passare la nottata.
Eppure Roma è bellissima, comunque.
Hanno ragione questi ragazzi e ragazze venuti a festeggiare il Capodanno nella capitale, che però dovranno tornarsene a casa a piedi dopo aver visto uno spettacolo che avrebbe spopolato alla sagra del cacciucco.
E l’anno prossimo, visto che ormai Roma l’hanno vista e non ha mai niente di nuovo da offrire, andranno senza esitazione alla sagra del cacciucco, che costa anche meno.
(da “La Repubblica”)
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