Destra di Popolo.net

DE VITO SI SFOGA: “SENZA QUEL DOSSIER SAREI STATO IO IL CANDIDATO SINDACO DI ROMA”

Febbraio 1st, 2017 Riccardo Fucile

IL GRILLINO VITTIMA DEL FUOCO AMICO ….CHI AVEVA INTERESSE A “PORTARE” COME SINDACO LA RAGGI?

“Se non ci fosse stata quella carognata del finto dossier contro di me, il candidato sindaco non sarebbe stata Virginia, ma io”.
Lo afferma il presidente del consiglio comunale capitolino, Marcello De Vito, in un colloquio con il Messaggero.
Sulla vicenda del presunto dossieraggio che avrebbe contribuito a sconfiggere De Vito alle primarie del M5S nella corsa alla Campidoglio, la procura di Roma ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato nè indagati.
“Sulle comunarie online “quanto ha influito il dossier? Quanto ha voluto dire essere stato calunniato?”, si chiede De Vito, che spiega di aver taciuto “per il bene del M5S. Mi sono comportato da vero militante, non ho voluto fare casini in giro, in questo anno sono stato molto zen, ma lo so solo io cosa significa, quanti bocconi ho dovuto mandar giù. Ci vuole la mia pazienza – conclude – per sopportare un anno così”.

(da “Huffingtonpost”)

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L’IRONIA DEI SOCIAL SULLA GAFFE DELLA TESSERA GRATIS AI DEPORTATI DELLA SHOAH

Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile

C’E’ CHI SUGGERISCE ALLA RAGGI DI CONCEDERE L’ABBONAMENTO AI SOPRAVVISSUTI DELLO SBARCO DEI MILLE

L’ironia corre sui social dopo la gaffe dell’assessore ai Trasporti Linda Meleo sulle tessere gratis ai deportati della Shoah.
Da Facebook a Twitter è un rincorrersi di battute e un rilancio di suggerimenti a cui il Campidoglio potrebbe dare la tessera per i bus gratuita: dai cavalieri di Vittorio Veneto ai sopravvissuti dello sbarco dei Mille, dagli astronauti che hanno calcato il suolo lunare ai superstiti della rivoluzione francese residenti a Roma.
Ciao @virginiaraggi . Vorrei che tu concedessi gratuitamente l’abbonamento al Luna Park dell’EUR ai superstiti della Prima Guerra Mondiale.
@EnzoA24 @IsabellaLell @virginiaraggi anche a chi si chiama Castore e Polluce in memoria dei Dioscuri
C’è anche chi propone di far viaggiare gratis coloro che si chiamano Castore e chi ricorda che i superstiti della Shoah sono 10 in tutta Roma
@EnzoA24 @virginiaraggi basterebbe anche ai cavalieri di Vittorio Veneto ??????
E infine l’immancabile e caustico Spinoza
Roma, metro gratis per i sopravvissuti della Shoah. Sono gli unici che hanno visto dei treni peggiori.
Più amara la considerazione di Carla Di Veroli, ex assessore municipale, nipote di Settimia Spizzichino e per questo finita anche nel mirino di pesanti minacce sul sito Stormfront che, sul suo profilo social, scrive: “Ecco la bufala del giorno. L’Assessore Meleo dovrebbe sapere che le pensioni degli ex deportati e dei perseguitati razziali sono equiparate alle pensioni di guerra di I° categoria e prevedono una serie di riconoscimenti gratuiti tra cui la tessera dell’autobus”.

(da “La Repubblica”)

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LA BUFALA DI TRAVAGLIO SUL COMPLOTTO DELLE OLIMPIADI CONTRO LA RAGGI

Gennaio 27th, 2017 Riccardo Fucile

DA MANETTARO A SUPERGARANTISTA… QUALCUNO LO INFORMI CHE ROMA E’ IRREVOCABILMENTE CANCELLATA DALLE CANDIDATURE OLIMPICHE

Per quale motivo Virginia Raggi è indagata per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico?
I più ingenui potrebbero rispondervi che il procedimento d’indagine per il quale la sindaca di Roma ha ricevuto i giorni scorsi un avviso di garanzia è quello che fa riferimento alla nomina a capo dipartimento del Turismo di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale Raffaele.
Ma a quanto pare c’è un’altra versione dei fatti, ed è quella illustrata da Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nel suo editoriale dal titolo Raggi lader: la sindaca è sotto attacco a causa del No alle Olimpiadi a Roma.
L’aver detto No alla candidatura della Capitale alle Olimpiadi del 2024 è il grande successo che la Raggi continua a sbandierare ovunque da quando è stata eletta.
Ma cosa c’entrano le Olimpiadi con le indagini a carico della Raggi?
Ce lo spiega l’avvocato d’ufficio della sindaca, che da manettaro convinto è diventato il più garantista tra tutti i giornalisti del Fatto Quotidiano:
in questa vicenda, garantismo e giustizialismo non c’entrano nulla. Le balle spaziali su riti immediati, autosospensioni e patteggiamenti preparano il terreno alla caduta della giunta che, se arrivasse entro il 1° marzo, consentirebbe ai nemici interni ed esterni della Raggi di riportare i romani al voto in giugno. Dopo, sarebbe tardi e Roma verrebbe ricommissariata per almeno un anno. Inutile dire che, via la Raggi, il commissario di governo annullerebbe subito il No alle Olimpiadi, restituendo i soliti noti alle solite greppie. Per chi non l’avesse capito: dimissioni fa rima con ladroni.
Che da qualche giorno Travaglio stia vivendo un profondo ed intimo dramma personale è cosa nota, che emersa in tutto il suo lancinante splendore durante la puntata di Otto e Mezzo del 24 gennaio.
Non riuscendo ad interpretare con il consueto piglio giustizialista la realtà  dei fatti romani (oggi ad esempio scrive che ha chiesto le dimissioni della Muraro per “aver mentito al Fatto”, un nuovissimo reato del CPP), Travaglio si dà  alle previsioni. Siamo di fronte all’ennesimo caso di giornalista onnisciente : è strano che uno così attento ai fatti e alla lettura delle carte come lo è senza dubbio Marco Travaglio ignori che per quanto Gianni Malagò (o chi per lui) sia dispiaciuto per non essere riuscito a far candidare la Città  Eterna alle OIimpiadi del 2024 non sia in grado di mettere in atto un piano del genere.
Un piano che — sorpresa — si schianterebbe contro il processo di selezione delle città  candidate.
Non serve vedere il futuro per scoprire che per le Olimpiadi del 2024 in lizza sono rimaste solo tre città : Los Angeles, Budapest e Parigi.
Basta andare sul sito dello CIO, il Comitato Olimpico Internazionale per “scoprire” i nomi delle città  che hanno superato la Fase 2 della candidatura.
Roma ormai è ufficialmente, e irrimediabilmente, uscita dalla gara.
Il grande disegno identificato così chiaramente da Marco Travaglio inoltre non tiene conto di un altro fattore cruciale: il tempo.
A dicembre l’Executive Board del CIO ha confermato i nomi delle tre città  che sono passati alla Fase 3 della selezione, a gennaio le tre città  devono pagare il contributo da 150 mila dollari ed infine entro febbraio 2017 dovranno presentare la parte finale della documentazione di progetto per le Olimpiadi.
Anche ammesso che Malagò sia così potente da poter forzare le regole del CIO non ci sarebbero i tempi per far succedere quello che prevede il Mago Travaglio.
Anche perchè il processo di selezione si concluderà  a giugno (l’elezione avverrà  a settembre 2017), non abbastanza tardi per consentire l’elezione di un nuovo sindaco pro Olimpiadi che in ogni caso non potrebbe fare nulla per il semplice motivo che Roma è uscita dalla corsa per le Olimpiadi del 2024.
Nessun commissario di governo — per quanto non eletto dal popolo — quindi ha il potere annullare il No alle Olimpiadi come invece vuole far credere Travaglio ai suoi lettori.
Quindi, preso atto che in primo luogo l’uscita di Roma dalla corsa per l’assegnazione dei Giochi del 2024 è irrevocabile, perchè Travaglio scrive una cosa palesemente falsa, ovvero che qualcuno vuole far dimettere la Raggi per poter tornare a fare favori ai palazzinari delle Olimpiadi?
Lo fa per il motivo stesso che enuncia all’inizio del suo editoriale: “cari lettori, vi dobbiamo delle scuse. Siccome siamo “il giornale dei grillini” avremmo dovuto pubblicare gli scoop sensazionali che invece ci hanno soffiato i concorrenti“.
Ed infatti Marco Travaglio è in perfetta sintonia con il pensiero dellaggente che vede dietro l’avviso di garanzia nei confronti della Raggi la tremenda vendetta del CONI per essersi sentito dire di No.
Evidentemente prendersi la briga di andare a controllare che quei 35 giorni di tempo che rimangono riguardano solo le città  (e soprattutto per quelle che entro gennaio ovvero entro tre giorni, pagano il Candidature Service Fee) che ancora sono in lizza per i Giochi era un lavoro troppo complicato.

(da “NextQuotidiano”)

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“DA MARRA MERCIMONIO DELLA FUNZIONE PUBBLICA”: CONFERMATO L’ARRESTO

Gennaio 26th, 2017 Riccardo Fucile

LE MOTIVAZIONI CON CUI I GIUDICI DEL RIESAME HANNO CONFERMATO IL CARCERE

“I motivi per cui Marra ha chiesto e Scarpellini ha erogato l’importante somma risiedono nel mercimonio della funzione che il dirigente pubblico ha accettato di fare in cambio di denaro”.
Lo scrivono i giudici del tribunale del Riesame di Roma nelle motivazioni della decisione con cui hanno confermato il carcere per l’ex capo del personale del Comune di Roma finito agli arresti per corruzione insieme all’immobiliarista Sergio Scarpellini.
I giudici scrivono che “sin dal 2009 Marra si è messo a libro paga dell’immobiliarista”.
“Ancora nel 2016 – scrivono ancora i giudici – ha dichiarato la propria fedeltà  al patto già  assunto, il che da un lato conferma la solidità  del rapporto corruttivo tra i due, dall’altro è sintomatico della ferma intenzione del dirigente pubblico di proseguire sulla stessa strada che già  importanti utilità  economiche gli ha procurato”.
Per i magistrati “le consistenti regalie fatte da Scarpellini in favore di Marra trovano ragionevole spiegazione in una logica corruttiva stante le funzioni pubbliche svolte all’epoca da Marra in settori connessi agli interessi di Scarpellini”.
E ancora: “non è minimamente verosimile che lo Scarpellini possa essersi risolto a prestare 367mila euro non ad un vecchio amico o ad un soggetto di sperimentata fiducia ma ad un soggetto come Marra, conosciuto da qualche anno ma mai frequentato, con cui manteneva un rapporto superficiale ed occasionale, e lo abbia fatto senza pattuire interessi, senza acquisire la benchè minima garanzia ma semplicemente sulla parola”.
Per il Riesame Marra potrebbe delinquere di nuovo alla luce della “sua ferma determinazione a conservare il ruolo di potere”. Infatti, osservano, l’ex dirigente arrestato “nonostante la campagna di stampa in suo sfavore” è stato “nominato al vertice del Dipartimento risorse umane, ruolo che gli assegna un rilevante potere” all’interno del Campidoglio.

(da “La Repubblica”)

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LA RAGGI SI E’ MESSA NEI GUAI DA SOLA, IPOTESI PATTEGGIAMENTO

Gennaio 25th, 2017 Riccardo Fucile

IL M5S ORIENTATO VERSO L’AUTOSPENSIONE DELLA SINDACA, AL SUO POSTO DE VITO O FERRARA

Virginia Raggi ha ricevuto dalla Procura di Roma un invito a comparire: la sindaca è indagata per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico in relazione alla nomina a capo dipartimento del Turismo di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale Raffaele.
I pm di piazzale Clodio l’hanno convocata per un interrogatorio fissato per lunedì 30 gennaio. La sua iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta dopo Natale in base alla relazione dell’Anac sulla nomina di Renato Marra inviata in Procura il 21 dicembre.
La sindaca ha informato il popolo dell’invito a comparire su Facebook, evitando accuratamente — in nome della trasparenza quanno ce pare, concetto che ha rappresentato la luce del cammino della Raggi in Campidoglio finora — se l’invito le è arrivato in qualità  di indagata o come persona informata dei fatti (la precedente affermazione, a scanso di equivoci, è ironica).
A precisarlo però ci ha pensato la procura: nella vicenda risulta indagato anche Raffaele Marra, accusato di concorso in abuso d’ufficio; l’ex braccio destro della sindaca, dal 16 dicembre scorso è in carcere per una vicenda di corruzione che coinvolge anche l’immobiliarista Sergio Scarpellini.
Per la Procura di Roma, come spiega il Fatto Quotidiano, il reato di abuso d’ufficio si sarebbe realizzato in due fasi: quando l’allora capo del Personale concorre all’iter della nomina, senza quindi astenersi per evitare così un possibile “conflitto di interessi”; e quando la Raggi non fa una “una valutazione comparativa dei curricula degli aspiranti dirigenti”, prima di procedere alla nomina.
La procura imputa alla Raggi la mancanza di una selezione interna che ha procurato intenzionalmente a Renato Marra un ingiusto vantaggio di fascia retributiva. Il secondo reato, quello di falso in atto pubblico, invece — ed è questa la parte divertente della storia — è tutto da imputare alla clamorosa furbizia di Virginia Raggi: quando l’ANAC le chiede conto della nomina, la sindaca occulta il ruolo di “uno dei 23mila dipendenti del Campidoglio”, con una nota “indirizzata al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza di Roma Capitale, confermava, contrariamente al vero, che il ruolo di Marra in relazione alla procedura per la nomina del fratello era stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da lei assunte senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisione”.
Due reati invece di uno, insomma, e il secondo la sindaca avrebbe potuto facilmente evitarlo.
C’è da segnalare che la Raggi si trova nei guai anche “grazie” all’indagine su Raffaele Marra. È grazie all’inchiesta nei confronti della casa dell’ex vicecapo di gabinetto della Giunta Raggi che sono spuntate le chat dei quattro amici al bar nelle quali si parlava anche della nomina di Renato Marra.
E’ evidente che la Raggi avrebbe potuto finalmente immaginare che, visto che Renato Marra aveva inoltrato domanda per diventare Comandante dei Vigili (fascia 5) per accettare alla fine un ruolo di fascia 3 dalla fascia 1 in cui si trovava, la nomina avrebbe comportato un aumento di stipendio per il fratello di Raffaele.
Eppure incredibilmente la sindaca ha risposto “Questa cosa dovevi dirmela, mi mette in difficoltà ” nella chat a Raffaele, richiamandolo per la vicenda.
In ogni caso Giovanna Vitale su Repubblica scrive oggi che gli avvocati sono già  al lavoro “per calcolare l’entità  di una eventuale condanna della Raggi, i riflessi della legge Severino che dopo il primo grado sospende gli amministratori per 18 mesi e mettere a punto il piano «per tenere in piedi la baracca».
Perciò la sindaca potrebbe autosospendersi dall’incarico per impedimento temporaneo; chiedere il patteggiamento per ottenere uno sconto di pena; far governare al suo posto un vicesindaco, che però dovrà  essere del Movimento, sostituendo l’attuale Luca Bergamo con uno dei consiglieri eletti, De Vito o Ferrara.
Solo ipotesi al momento. In attesa di «vedere che succede»”.
Marcello De Vito, il presidente del consiglio comunale, viene preso letteralmente d’assedio dai “portavoce” grillini: «E ora che facciamo? Serve una soluzione, subito». La risposta arriverà  qualche ora più tardi, ad assemblea capitolina sciolta: la sindaca rischia la condanna e, causa legge Severino, una sospensione fino a 18 mesi.
Ecco, allora, l’idea: un vicesindaco politico per sopravvivere, per evitare nuove elezioni e il rischio di riconsegnare la capitale alle opposizioni.
Due i nomi, entrambi legati alla corrente di Roberta Lombardi, influentissima deputata romana M5S: i papabili – con il placet di Beppe Grillo – sarebbero lo stesso Marcello De Vito e Paolo Ferrara, il capogruppo della maggioranza pentastellata in Campidoglio.
Devono essere pronti a entrare in azione in tempi brevissimi», commentano tra loro i consiglieri. Perchè la sindaca, sulla falsariga di quanto accaduto a Milano con Beppe Sala, potrebbe autosospendersi già  al momento dell’imputazione.
In altre parole, il cambio al vertice potrebbe avvenire già  entro la fine di gennaio.
Si tratterebbe dell’ennesimo colpo – questa volta davvero difficile da incassare – per i 29 grillini dell’aula Giulio Cesare.
Ieri, dopo sette mesi vissuti tra pochi acuti e molti bassi, sono saltati sulla sedia. Per poi – almeno nelle dichiarazioni ufficiali – dividersi tra rassegnati e complottisti. Davanti alla tranquillità  ostentata dalla sindaca Raggi ( «Sono serena»), le reazioni sono state a dir poco contrastanti.
Se accadesse, sarebbe davvero strano il destino di De Vito: sconfitto alle urne grilline si troverebbe sullo scranno più alto del Campidoglio grazie ai giudici.

(da “NextQuotidiano”)

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LE TRE BUGIE DI VIRGINIA SUL SUO RAPPORTO CON MARRA

Gennaio 25th, 2017 Riccardo Fucile

ORA AI MAGISTRATI DOVRA’ FINALMENTE SPIEGARE PERCHE’ SCELSE PROPRIO MARRA COME PERSONA DI STRETTA FIDUCIA E COSA SI CELA DIETRO QUESTA SCELTA

Le circostanze di fatto che hanno convinto la Procura di Roma a iscrivere la sindaca di Roma al registro degli indagati consegnano Virginia Raggi a una verità  che prescinde dalla valutazione giuridica che l’indagine prima e un eventuale processo poi daranno di questa vicenda.
E che, all’osso, suona così. Virginia Raggi ha mentito. Almeno tre volte.
All’Autorità  Anticorruzione, prima. Al suo Movimento, poi. All’opinione pubblica.
E lo ha fatto nella piena consapevolezza della menzogna che era convinta di poter dissimulare. A tratti persino con arroganza.
Almeno fino a quando Raffaele Marra, il suo Rasputin, non è finito a Regina Coeli accusato di corruzione e le memorie dei suoi telefoni cellulari e del suo Pc sono state aperte nei laboratori del Nucleo investigativo dei Carabinieri.
La storia è nota. Nell’ottobre dello scorso anno, Renato Marra, fratello del più noto Raffaele, viene trasferito dalla Polizia Municipale e nominato capo del Dipartimento del Turismo del Campidoglio all’esito di una procedura che vede la rotazione di 40 dirigenti comunali e che di legittimo non ha nulla. Nè la forma, nè la sostanza.
Non la forma, perchè prevede che la selezione dei dirigenti non avvenga attraverso le forme consuete del cosiddetto “interpello” (la richiesta di manifestazione di interesse con cui i singoli dirigenti concorrono all’assegnazione degli incarichi oggetto della rotazione) e dunque con la valutazione comparata dei curriculum, ma a semplice e assoluta discrezione della sindaca.
Non la sostanza, perchè Raffaele Marra, fratello di Renato, in qualità  di Capo del Dipartimento del Personale – ufficio deputato a istruire la procedura di rotazione – è in pieno conflitto di interessi e dunque, secondo quanto previsto dallo stesso regolamento del Campidoglio, è tenuto ad astenersi.
Ma la Raggi tira dritto. Subisce la nomina di Renato Marra, come se non fosse lei la sindaca, ma lo fosse il fratello Raffaele.
Perchè questo raccontano almeno due chat estratte dal cellulare di Raffaele che danno conto di altrettante conversazioni.
Nella prima la Raggi si lamenta con Raffaele di essere stata messa di fronte al fatto compiuto, di non sapere nulla neppure dell’aumento di stipendio connesso alla nomina di Renato (ventimila euro in più all’anno).
Nella seconda, Raffaele invita Renato, nell’autunno del 2016, a correre per un posto che, evidentemente, ha già  battezzato come suo. “C’è una posizione. Perchè non fai domanda?”.
La Raggi va dunque a rimorchio. Ci mette la faccia e la firma, anche se la nomina è faccenda che i due fratelli Marra, in pieno conflitto di interesse, si sbrigano in casa propria.
Per la Procura è appunto un abuso. Ma quel che conta è che l’abuso è coperto dal falso. Dalla menzogna.
La Raggi mette infatti a verbale dell’Autorità  anticorruzione del Comune (che trasmetterà  l’atto all’Anac di Cantone) di aver deciso tutto da sola.
Di non aver coinvolto neppure per sbaglio Raffaele Marra nella faccenda che riguarda il fratello.
E quella menzogna viene ripetuta non solo a chi, nel M5Stelle, le chiede conto delle polemiche che scoppiano in autunno, ma anche alla stampa e all’opinione pubblica.
A quei famosi cittadini romani che, retoricamente, non cessa ogni giorno di ripetere essere gli unici a cui deve dare conto.
L’inganno è documentato. E ripropone la domanda che insegue la Raggi dalle settimane immediatamente successive il suo insediamento.
Quando, dietro le mosse opache dell’affaire Muraro prima e Marra poi, si è cominciato a intuire il profilo nitido di un grumo di interessi, di immarcescibili reti di relazioni proprie di quella destra romana lesta al trasformismo e a salire sul carro del vincitore.
E che torna ad essere il cuore anche di questa vicenda giudiziaria. Se è infatti chiaro come si sia consumato l’abuso resta un’incognita, il perchè.
La Raggi, persino nei giorni dell’arresto di Raffaele, quando venne costretta a uno sbrigativo e solitario autodafè (che ammetteva obtorto collo un peccato di fiducia, ma refrattario a ogni domanda), non ha infatti mai spiegato per quale diavolo di ragione abbia impiccato se stessa e la sua Giunta a un figuro come Marra.
Cosa le portasse o le avesse portato in dote quel dirigente figlio della stagione di Alemanno che scambiava con un costruttore come Scarpellini benevolenza in cambio affari immobiliari.
Perchè a Marra non abbia mai potuto dire dei “no”.
È verosimile scommettere che, non avendolo fatto sin qui, neppure stavolta la sindaca risponderà  a quella domanda. Almeno pubblicamente.
Ma è altrettanto verosimile che sarà  questo uno dei nodi dell’interrogatorio in Procura che affronterà  il 30 gennaio. Al procuratore aggiunto Paolo Ielo non potrà  raccontare nè la storiella di lei, neosindaca Alice nel Paese delle meraviglie, nè di avere scarsa dimestichezza con il diritto amministrativo (in fondo, la Raggi è un’avvocatessa cresciuta alla scuola Previti-Sammarco).
Non fosse altro perchè in questa inchiesta non è la sola protagonista in commedia. Raffaele Marra, che dell’abuso risponde con lei, è in carcere. È stato scaricato e gli resta una sola cartuccia.
Decidere se raccontare o meno la vera sostanza del suo rapporto con la Sindaca che non sapeva dirgli di no.

(da “La Repubblica”)

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I FURBETTI DEL CAMPIDOGLIO, LA CHAT DEI FRATELLI MARRA INGUAIA LA RAGGI: “FAI DOMANDA, C’E POSTO”

Gennaio 25th, 2017 Riccardo Fucile

LA SINDACA DIEDE UN’ALTRA VERSIONE

“Si è liberato il posto di responsabile del Turismo, fai la domanda”. Questa frase, contenuta in una chat fra i fratelli Marra dell’ottobre scorso, potrebbe complicare il futuro di Virginia Raggi al Campidoglio.
In una lunga conversazione via Whatsapp, il capo del Personale del Campidoglio Raffaele Marra esortava il fratello Renato, allora vice capo della polizia municipale, a candidarsi per la nomina, che sarebbe arrivata il 9 novembre successivo.
Parole che contraddicono quanto Virginia Raggi ha detto alla responsabile dell’anticorruzione del Campidoglio: “Sono stata io a sceglierlo, ho fatto tutto da sola”.
Orbita attorno a questo l’accusa di falso che la Procura di Roma contesta a Virginia Raggi, che verrà  interrogata il prossimo 30 gennaio.
Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio le contestano due episodi di abuso d’ufficio, commessi in concorso con l’ex collaboratore, ora in carcere. “In concorso fra loro e previo concerto” Raggi e Marra avrebbero violato il regolamento comunale che vieta la partecipazione dei funzionari nella nomina di parenti e prevede la valutazione “comparativa dei curricula degli aspiranti”.
Si legge nell’invito a comparire che Raggi e Marra “procedevano alla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, alla direzione del Turismo di Roma Capitale procurando intenzionalmente al medesimo un ingiusto vantaggio patrimoniale costituito sia dalla nomina illegittima, sia dall’attibuzione di una fascia retributiva superiore a quella già  posseduta”. Inoltre, “per occultare il reato commesso”, Virginia Raggi affermava “contrariamente al vero” all’Anticorruzione del Comune che “il ruolo di Raffaele Marra, in relazione alla procedura per la nomina del fratello Renato, era stato di mera e pedissequa esecuzione delle determinazioni da lei assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie di valutazione e e decisionali e con compiti di mero carattere compilativo”.
Le chat dimostrerebbero, secondo gli inquirenti, quale influenza avesse Marra su Raggi, ma anche sugli altri componenti dello staff. E proprio su questo si concentrerà  l’interrogatorio del 30 gennaio prossimo.

(da “Huffingtonpost”)

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LE CHAT TRA MARRA E LA RAGGI: “QUANTO GUADAGNA TUO FRATELLO?”

Gennaio 22nd, 2017 Riccardo Fucile

LA PROCURA ACQUISIRA’ LE DISCUSSIONI TRA “I QUATTRO AMICI AL BAR”: PROVEREBBE IL CONFLITTO DI INTERESSI

Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano torna sulla chat dei quattro amici al bar per raccontare che una serie di messaggi in cui si discute della posizione di Renato Marra, fratello di Raffaele nominato capo del dipartimento turismo del Comune verranno trascritti e acquisiti dalla procura di Roma nell’inchiesta sulle nomine in Campidoglio.
Il Fatto racconta cosa c’è nelle chat tra Marra, Raggi, Frongia e Romeo:
Al Gruppo Telegram al quale si fa riferimento partecipano oltre a Marra e Raggi, anche l’ex capo della segreteria della sindaca, Salvatore Romeo, el’ex vicesindaco Daniele Frongia.
Per lo più i quattro parlano di politica e questioni personali, quando non usano la chat per fissare appuntamenti. E poi qualche selfie, tipo quello in tuta che la Raggi manda una sera, quando decide di restare a dormire in Campidoglio dopo aver lavorato fino a tardi. Si tratta di materiale che verrà  coperto da omissis, in quanto non penalmente rilevante, nell’informativa che la polizia giudiziaria consegnerà  questa settimana alla Procura
Ma l’attenzione della procura si concentra su uno scambio di messaggi che invece potrebbe essere utile per l’indagine: è quello tra Virginia Raggi e Raffaele Marra in cui i due parlano della retribuzione di Renato.
Secondo Anac, infatti, alla procedura d’incarico partecipò il fratello Raffaele, anche se fu la Raggi ad assumersi la totale responsabilità  della decisione.
Ma, per l’Anticorruzione, “tale dichiarazione non è sufficiente per rimuovere il conflitto”, proprio perchè la nomina fu il frutto di “un’attività  istruttoria (…) svolta dal funzionario in posizione di conflitto di interessi”:
I pm stanno valutando il ruolo di Raffaele Marra nell’iter di nomina del parente. E c’è un messaggio nella chat che ha fatto sorgere dei sospetti: quello in cui la Raggi chiede cosa dicono le norme quando un dipendente del Comune cambia fascia professionale: il caso che innesca la “curiosità ” della sindaca è quello di Renato Marra, da anni graduato della Polizia municipale, che aveva fatto domanda per diventare comandante dei vigili (fascia 5). Poi, per non creare imbarazzi vista la presenza del fratello al Personale, vi aveva rinunciato, accettando un ruolo inferiore di fascia 3 (al Turismo).
A rispondere è il fratello Raffaele, che invia alla sindaca le foto dei riferimenti normativi. Lì la Raggi si informa pure del livello retributivo. Identica la risposta di Marra: è stabilito per legge.
Secondp gli investigatori questo potrebbe essere un elemento che prova come la nomina di Renato sia stata gestita anche da Raffaele.
Al contrario di quanto affermato da Raggi nella memoria all’Anac, in cui il ruolo del dirigente era definito “di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali”.

(da “NextQuotidiano”)

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QUELLO CHE LA RAGGI NON DICE

Gennaio 18th, 2017 Riccardo Fucile

IERI SERA DA FLORIS LA SINDACA HA RECITATO IL SOLITO VECCHIO COPIONE… LE SCIVOLATE PAUROSE SU MARRA E ROMEO

Intervistata da Giovanni Floris a Di Martedì, ieri sera Virginia Raggi ci ha ammannito lo stesso copione di sempre.
Siamo tornati addirittura al periodo pre-elettorale: voce arrochita stile Corinna di “Boris”, occhioni sgranati da cerbiatta ferita, esposizione da poesiola delle elementari accompagnata da cenni della testa alla Zecchino D’Oro.
I più attenti noteranno che la comunicazione orale della Raggi è la stessa di Alessandro Di Battista.
Alle domande di Floris, la Raggi non risponde nel merito bensì gira intorno all’argomento senza mai arrivare in fondo alla questione e citando presunte conquiste quando è invece incalzata su sconfitte colossali.
Mi perdoni il buon Napoleone, ma la Raggi viene interrogata sulle sue tante Waterloo e continua invece a parlare di una Austerlitz che non ha mai conseguito.
Stendendo un velo pietosissimo su tetti, panorami e nidi dei gabbiani, uno degli aspetti più esilaranti dell’intervista è stata la parte dedicata a Raffaele Marra e Salvatore Romeo.
Nessuno — e men che meno la Raggi — sottolinea che quest’ultimo, ormai trattato come una specie di infetto e avido arrivista minus habens che parla di cimici laddove la sindaca le smentisce, è stato PARTE INTEGRANTE dell’avventura del M5S in Campidoglio fin dal 2013.
Di Romeo erano i dati snocciolati da De Vito nel primo dibattito a quattro a Piazza Pulita assieme a Marchini, Marino e Alemanno; di Romeo la collaborazione alla scelta dello staff dei quattro consiglieri comunali pentastellati (Raggi-Frongia-De Vito-Stefano) all’epoca del loro insediamento in Campidoglio; di Romeo il lavoro di più di tre anni quale preziosissimo e imprescindibile ausilio dei “fantastici quattro”.
Sì, per molto tempo Salvatore Romeo — attivista dell’Ottavo municipio (quello disgregato di Paolo Pace, delle liste di proscrizione e degli sgarbi alla Comunità  Ebraica) e funzionario del Comune con delega alle partecipate — è stato il VERO consigliere comunale, visto che i quattro erano totalmente digiuni del mestiere.
Se Salvatore Romeo, collaboratore di fiducia della Raggi fin dal 2013, parla di presenza di cimici e del fatto che lui e la sindaca ne erano a conoscenza, insomma, la dichiarazione è GRAVISSIMA, malgrado le smentite successive.
Perchè questo significa che, o è Romeo a prendere lucciole – o cimici — per lanterne (e quindi pensate a chi erano affidate le sorti dei romani!) oppure a dire sciocchezze sono altri, in questo caso la sindaca, il che sarebbe ancor più grave.
Quanto a Raffaele Marra, capro espiatorio della vicenda e rinchiuso in carcere (e dunque in posizione svantaggiata rispetto a chi può andare in TV a raccontare la propria verità ), era l’ex capo di Salvatore Romeo nella giunta Alemanno.
Romeo lo conosceva perfettamente e fu infatti lui a presentarlo ai quattro consiglieri. E questa presentazione dev’essere stata folgorante, se poi Marra è diventato — come tutti i giornali sostenevano — il vero sindaco di Roma.
Se Marra è stato un “errore di valutazione” come dice la Raggi, ebbene la cara Virginia ha avuto ben tre anni e mezzo per valutarlo!
Tant’è che è poi lui che la sindaca sceglie e si ostina a tenere nella giunta malgrado le pressioni di Grillo e del M5S.
E guarda caso, al suo arrivo al Campidoglio, la Raggi si circonda proprio di Romeo e Marra, forte della loro collaborazione nei suoi oltre tre anni da consigliera.
Come ha sottolineato Floris, il passato di Marra era ben noto a tutti, ma la sindaca evidentemente lo ha giudicato ininfluente ai fini della decisione di renderlo il suo braccio destro.
Insomma, ben lungi dall’essere stati due passanti capitati lì per caso in cerca di una pizzeria o di un circolo di burraco, Salvatore Romeo e Raffaele Marra hanno giocato un RUOLO CHIAVE nell’ascesa di Virginia Raggi in Campidoglio e se sono stati “errori di valutazione” e la Raggi, in TRE ANNI E MEZZO, non è stata in grado di valutarli appieno… insomma, cari romani, abbiamo un problema, ben più grave di quello che potessimo pensare.
Quanto all’esilarante dichiarazione sull’assenza di correnti nel m5s… alla prossima puntata.

(da “NextQuotidiano”)

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