Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA DEL CONSIGLIERE COMUNALE M5S… IRONIA SUI SOCIAL: “PER LO STESSO CORRISPETTIVO PUO’ VENIRE A FARE LE PULIZIE A CASA MIA?”…. E QUALCUNO RICORDA: “MA COME, A ROMEO AVETE TRIPLICATO LO STIPENDIO PER POI SPECULARE SU UN GIOVANE?”
Angelo Diario, consigliere dell’Assemblea Capitolina e presidente della Commissione Sport, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un annuncio di recruiting molto curioso: il Comune di Roma ha bisogno di un grafico che realizzi pittogrammi originali da associare alle discipline olimpiche praticate negli impianti del Comune. Ma la parte curiosa della vicenda è che lo stipendiato consigliere vuole qualcuno che lavori gratis:
AAA cercasi grafico (volontario)
Se sei un grafico e ami lo sport, forse se interessato a offrire il tuo contributo alla Commissione Sport. Abbiamo bisogno di pittogrammi originali da associare alle discipline sportive praticate negli impianti di proprietà del Comune (quelli utilizzati in fase test sono coperti da copyright).
I disegni saranno utilizzati per la nuova piattaforma interattiva degli impianti sportivi, uno strumento innovativo al servizio della cittadinanza al quale stiamo lavorando insieme agli uffici del Dipartimento Innovazione Tecnologica e del Dipartimento Sport
Chi è interessato può lasciare i propri recapiti alla mail segreteriacommissione.sport@comune.roma.it.
La curiosa e inedita pretesa, per il comune di Roma (a Parma Pizzarotti era diventato già una barzelletta con il suo #ovviamentegratis tempo fa), non può far da contraltare a una sindaca nei guai per aver triplicato lo stipendio del suo caposegreteria.
Ma lì c’è di mezzo la magistratura: qui Diario è semplicemente diventato la barzelletta dei commentatori.
«Per lo stesso corrispettivo di ore necessario a portare a termine il suddetto lavoro, sarebbe Lei disponibile, Consigliere Diario, a venire pulire casa mia? Ovviamente gratis si intende», gli scrive Paolo; «I professionisti si rifiuteranno, e a farsi eventualmente avanti saranno dilettanti, con il risultato che l’unica cosa che riuscirà a ottenere da questo post sarà … una discreta quantità di insulti. Complimenti, lei è un genio», aggiunge Rocco.
Ma il migliore è Maurizio:
Gentilissimo, trovo questa Sua iniziativa, assolutamente lodevole e dall’alto della mia trentennale esperienza, vorrei dare un mio umile contributo.Il bozzetto del pittogramma di seguito è solamente una primissima idea ed un primissimo approccio grafico. Qualora dovesse trovare il Suo gradimento, sono pronto, su Sua preziosissima indicazione, ad approntare i soggetti che riterrà possano servirLe.
Del soggetto che Le allego può farne l’utilizzo che vuole, anche appenderlo fuori dal suo ufficio.
La ringrazio per l’attenzione.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
“LA STAMPA” PUBBLICA UN SECONDO AUDIO: BERDINI VOLEVA CHE LA NOTIZIA USCISSE MA SENZA COMPARIRE
La polemica sulle parole in libertà dell’assessore all’Urbanistica di Roma non si placano. 
Dopo il video pubblicato dalla Stampa con le dichiarazioni di Paolo Berdini sulla sindaca Raggi, oggi, in un post pubblicato sul suo profilo Facebook, Mattia Feltri rincara la dose. “Nove fantastici secondi di Berdini” così titola il post.
“Vi regalo altri nove secondi del colloquio fra Federico Marcello Capurso e Paolo Berdini. Ascoltateli ma intanto ecco la sbobinatura: “Mo’ fa’ conto quello che penso io, che rimane veramente fra noi, poi lo utilizzi: un anonimo che ti ha detto… Cioè questi erano amanti”. Siamo al minuto 1:08. E si dimostrano due cose. 1) Berdini sapeva benissimo da subito che stava parlando con un giornalista, gli stava parlando direttamente perchè lui sentisse. 2) Gli parlava perchè voleva che le notizie uscissero”.
“Credeva di usare un giornalista per sputtanare il suo sindaco – prosegue Mattia Feltri – “Poi lo utilizzi… un anonimo che ti ha detto”.
Ed è la parte in cui Berdini sta parlando delle relazioni sentimentali di Raggi.
Nove secondi utili a capire che Berdini continua a raccontare “fatti alternativi”:
Nell’intervista di ieri a Repubblica sosteneva di aver scoperto alla fine che Capurso è un giornalista e che comunque era una confidenza. Bella confidenza.Metti in pausa”.
aconica la risposta di Berdini all’Ansa: “No, non sapevo di essere registrato”. L’assessore dice dunque di non aver saputo che l’intervista col cronista della Stampa fosse registrata.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 11th, 2017 Riccardo Fucile
PER IL DOPO BERDINI SPUNTA IL NOME DI UN FEDELISSIMO DELLA RAGGI CHE AVEVA AFFITTATO UN SUO LOCALE AL COMITATO GRILLINO A “SOLI” 9.000 EURO PER DUE MESI
Dei quattro amici al bar che hanno dato il nome a una ormai nota chat e un titolo alle sciagure romane degli ultimi mesi, Daniele Frongia è l’unico rimasto in qualche modo vicino a Virginia Raggi.
Declassato da vicesindaco a semplice assessore allo Sport, isolato nel M5S che lo considerava il vero burattinaio dietro alla sindaca, assieme a Salvatore Romeo e a Raffaele Marra, ora Frongia sogna di riconquistare lo spazio perduto.
D’altronde, le pene altrui degli ultimi giorni hanno portato un vuoto di potere proprio in un momento in cui in cima all’agenda del Campidoglio c’è la questione dello stadio della Roma.
L’addio al rallenty di Paolo Berdini, che sarà silurato appena si troverà un persona capace per sostituirlo, ha dato a Frongia modo di muoversi su un territorio quantomeno sfiorato dalle sue deleghe.
Lo raccontano attivissimo, sotto gli occhi attenti di Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, i deputati-commissari, inviati da Grillo in Campidoglio, mentre partecipa alla tessitura della trattativa con i costruttori Parnasi che in lui vedono la sponda più moderata del M5S.
Allo stesso modo starebbe contribuendo al casting per selezionare il successore di Berdini.
Tra i nomi che sono tornati a circolare con insistenza nelle ultime ore c’è pure quello di Francesco Sanvitto.
Architetto, coordinatore del tavolo sull’Urbanistica del M5S a Roma, è uno degli attivisti storici della Capitale, invischiato anche lui nelle liti cittadine.
Inviso a Roberta Lombardi, fino alla scorsa estate era considerato uno degli uomini più blindati della cerchia di Frongia e di Raggi. Fu a lui che pagarono l’affitto dello stabile di via Tirone, in zona Ostiense, dove il M5S piantò le tende del suo comitato elettorale. Novemila euro in due mesi che fecero molto storcere il naso a Lombardi.
Dopo la vittoria del M5S, Sanvitto è rimasto a secco. Non ha ricevuto incarichi pubblici e scalcia per dire la sua sulla questione stadio.
Lo fa, comunque, da Facebook e con toni non certo accomodanti. Ma se è vero che, anche per le sue solide competenze, è un nome che è tornato a circolare, potrebbe essere facilmente riattratto nell’orbita Raggi-Frongia.
Sempre che riusciranno a raffreddarne il carattere. Di certo, la sindaca vuole avere in mano il successore di Berdini prima di sbarazzarsene definitivamente. «Non ho ancora sciolto le riserve» si limita a dire lei che come tutti nel M5S aspetta con angoscia le possibili rivelazioni di Marra nell’interrogatorio dei pm che si terrà tra martedì e mercoledì.
Il gruppo di accompagnamento a Berdini, altra insolita invenzione di Raggi, è solo un modo per prendere tempo. La sua sostituzione è gia stata decisa, nonostante che chi è stato spedito a parlare con l’assessore lo illuda che potrebbe rimanere.
E nonostante continuino le manifestazioni di sostegno verso il paladino anti-cemento. Ieri un corteo si è spinto fino al Campidoglio mentre, inaspettata, è scesa a difendere l’urbanista anche Paola Nugnes, senatrice grillina, in rotta con i vertici: «Berdini è una garanzia contro l’abuso di suolo».
Resta la domanda del perchè, a questo punto, non sia Berdini, che ieri ha disertato la giunta nonostante sia stata approvata una delibera di sua competenza, a forzare le proprie dimissioni e ad andar via.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Febbraio 11th, 2017 Riccardo Fucile
INTERVISTA AD ASOR ROSA: “LA GIUNTA RAGGI NON PUO’ ESSERE CORRETTA, VA DISMESSA”
Professore, lei è uno degli intellettuali che ha firmato l’appello pro Berdini alla sindaca Raggi… «Mi
scusi, ma la devo interrompere. Io l’appello non l’ho firmato». Ma il suo nome, Alberto Asor Rosa, è scritto tra quello dei firmatari. Vuole dire che qualcuno l’ha firmata a sua insaputa? (sorride)
«Allora: la mail con la lettera è stata mandata anche a me ma io non ho risposto». È dunque valsa la logica del silenzio assenso. «Probabilmente ha funzionato un meccanismo del genere. Però guardi la mia stima per Berdini è senza limiti, ma come ho spiegato ai miei amici l’altra sera io pensavo che fosse più giusto non persuadere la Raggi, ma persuadere Berdini a lasciare la Raggi».
Quindi non soltanto non ha firmato l’appello, ma è persino contrario.
«L’appello non è scandaloso, ma ho una posizione diversa da quella espressa in quel testo».
Però non ha smentito.
«È firmata da miei amici di grandissimo livello culturale e morale, la smentita mi sembrava fuori luogo. Ma se lei me lo chiede, io le rispondo».
Appelli e sit-in sotto il Campidoglio pro Berdini, l’uomo della sinistra. In una amministrazione accusata di essere vicina agli ambienti della destra, l’assessore urbanista sembra essere un po’ una foglia di fico. Che ne pensa?
«Io non capisco più da molto tempo cosa ci sta a fare un uomo come lui in una giunta come questa. Uno come Berdini non sarebbe neanche mai dovuto entrarci. La giunta Raggi non può essere corretta, va il più rapidamente possibile dismessa».
Berdini ha detto sì al M5S perchè ha creduto di poter portare al governo le sue battaglie contro lo sfruttamento del suolo e il metodo “palazzinari”. Un Don Chisciotte?
«Non può comunque e non avrebbe potuto funzionare. Io non ho condiviso la sua scelta, ma la mia non è una condanna del suo comportamento, semplicemente io non l’avrei mai fatto ».
A Repubblica Berdini ha detto: “Mi sono abbandonato, riportando dei pettegolezzi”. Ma si può lavorare con qualcuno che si stima così poco?
«Lui in quella giunta non doveva entrare. Pensava di poter fare qualcosa di giusto ma è un convincimento radicalmente sbagliato. La sua esperienza lì deve terminare il prima possibile ».
Governare Roma sembra una missione quasi impossibile. Come si può salvare la città ?
«Roma non si può salvare senza un lavoro di anni, non esiste una soluzione in grado di risolvere rapidamente la situazione».
Niente politica? Di nuovo un commissario prefettizio?
«Sa cosa le dico? Che arrivo a pensare che ci vorrebbe una dittatura illuminata».
Cosa intende per “dittatura illuminata”?
«Un gruppo di esperti di prestigio indiscutibile. Ci vuole il coraggio di cominciare dallo stato disastroso delle nostre periferie, dove è sempre più terribile andare per le condizioni in cui sono ridotte. Solo con un gruppo di questo livello, la direzione di marcia potrebbe essere invertita».
Beppe Grillo nel 2011 disse: “Meglio una dittatura illuminata che una democrazia di corrotti”.
Ma a Roma anche il M5S è stato investito dagli scandali.
«Serve un periodo di governo che prescinda dalle logiche di affermazione della politica di questa o quella parte. Insomma niente polizze vita, niente strane relazioni. Se c’è un gruppo in grado di farsi accettare, è il benvenuto e forse qualcosa cambierà ».
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORE ALL’AMBIENTE SI DICE “AMARAGGIATA E DELUSA” DALLA GIUNTA GRILLINA: “LE DECISIONI ARRIVANO DAI VERTICI DEL M5S ESTERNI AL COMUNE”
“È una guerra tra bande, non lavorano per Roma”.
Lo afferma l’ex assessora all’Ambiente al Comune di Roma Paola Muraro in un’intervista al quotidiano Il Messaggero a meno di due mesi dalle sue dimissioni dopo essere stata raggiunta da un avviso di garanzia.
“Sono delusa ed amareggiata – aggiunge – non rivoterei Virginia. Resterei a casa”.
Intanto c’è ancora fermento sul caso dell’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, finito nella bufera per un’intervista alla Stampa in cui esprimeva duri giudizi su Virginia Raggi (ascolta l’audio) e che ieri ha rimesso il suo mandato nelle mani della sindaca che ha respinto le dimissioni con riserva.
Il capogruppo del M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara in mattinata ha spiegato: “Non abbiamo ancora incontrato l’assessore Berdini. Ieri ha avuto un colloquio con la sindaca per un chiarimento, ma prima di esprimerci dovremo confrontarci anche noi con lui”.
A chi gli chiedeva se la ‘riserva’ è una conferma a tempo Ferrara ha risposto: “No, semplicemente dobbiamo incontrarci per chiarire e capire come andare avanti”.
Sulla vicenda Berdini si è espressa anche Muraro che nell’intervista ha spiegato che: “sono cose che Berdini ha sempre detto, anche in giunta davanti a tutti. Pure di me parlò in quei toni, so che chiese le mie dimissioni se fossi stata indagata. Ma poi si è scusato”.
Secondo l’ex assessora “in questa giunta manca coerenza. Mancano soprattutto delle risposte a chi ha votato Cinquestelle. Prima avevamo un programma che era considerato come un vangelo. Ora non mi sembra che sia più così. Quando ero assessore con il cosidetto Raggio magico non avevo molti contatti – continua Muraro – Questo gruppetto di fedelissimi aveva fatto la campagna elettorale con la sindaca. Si erano creati rapporti effettivamente molto stretti. E la sindaca si è appoggiata a loro. Alla fine è stato un errore. Alla luce di questi fatti anche io non so più con chi ho parlato. Sa, a Roma si fa fatica a capire di chi ci si può fidare…”.
“Io ho dato le dimissioni – conclude l’ex assessora perchè la mia vita non la lascio fare a brandelli da un gruppo di consiglieri e di politici. Loro si aspettavano le mie dimissioni ed io le ho date. Sono stata coerente. Oggi penso che le avrebbero dovute respingere come hanno fatto con Berdini – continua Muraro – ma non dipendeva nemmeno più dai consiglieri ma da altri: dai vertici del Movimento e dipendere dai vertici che non ho mai conosciuto, non è una bella cosa”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
RIMOSSO L’OSTACOLO DELL’ASSESSORE AMBIENTALISTA, VIA LIBERA DEI GRILLINI AI PALAZZINARI
A dispetto delle dichiarazioni della sindaca, che rimandano la decisione alla prossima conferenza dei
servizi, l’accordo sulle cubature del maxi-impianto è stato già trovato, e tradisce non solo le posizioni dell’assessore all’Urbanistica, ma anche il programma elettorale dell’allora candidata cinquestelle che proprio sul “no” alle cubature extra aveva combattuto una delle sue battaglie più dure.
Il patto, secondo quanto ricostruisce oggi una fonte diretta che ha seguito le questioni finanziarie dell’operazione, è stato siglato dopo Natale nel corso di un incontro tra l’assessore allo Sport ed ex-vice sindaco Daniele Frongia e il costruttore Parnasi.
L’imprenditore sarebbe uscito da quella riunione non solo rinfrancato, ma tenendo stretto nella tasca un accordo di massima sulle cubature dell’area commerciale, la carne viva dell’intera operazione stadio.
Ed ecco i termini dell’accordo: il progetto iniziale prevedeva per il business park 900mila metri cubi, una cifra impossibile secondo Berdini che chiedeva un taglio di almeno il 60%, abbattendo così la cubatura a 330mila.
A questa offerta la As Roma e il costruttore hanno risposto rilanciando: non 900mila, non 330mila, ma 600mila.
Proprio questo impasse si è inserita la contrattazione finale tra l’ex-vice sindaco e Parnasi per chiudere con una riduzione di un ulteriore 10% rispetto a quei 600mila.
Troppo poco per l’assessore all’Urbanistica che considera il patto un via libera alla speculazione firmato proprio da chi aveva promesso di combatterle.
Inizia così un gioco al massacro, una partita combattuta sul filo dei nervi tra Berdini che vorrebbe obbligare la sindaca e la giunta a prendere una posizione ufficiale sullo stadio e Virginia Raggi che svicola mantenendo una posizione attendista, rilanciata nei giorni scorsi con l’ultimo rinvio, quello alla conferenza dei servizi del prossimo 3 marzo.
Sulla partita ballano miliardi e quando gli affari si mischiano alla politica, gli animi si accendono.
A nulla infatti sono valse le proposte alternative presentate dall’assessore all’Urbanistica. Una di queste, la Romanina, con vantaggi enormi rispetto a Tor di Valle, a partire dalla vicinanza con il grande raccordo anulare e dalla possibilità di raggiungerla allungando la linea metropolitana di una sola stazione.
E non è bastato a far cambiare idea ai 5Stelle neanche il rischio idrogeologico e le possibili esondazioni del Tevere che il Comune ha risolto, con Marino, prevedendo l’istallazione di un sistema di pompe idrauliche perenni.
L’amore è cieco e questo spiega la scelta di Tor di Valle che diventa così il più fitto crocevia di interessi: quasi 3 miliardi da investire per la costruzione dell’intero complesso, un’area commerciale che, una volta messa sul mercato, potrebbe valere 2 miliardi e lo sguardo attento di Unicredit che da Parnasi deve avere indietro una montagna di quattrini.
La partita a scacchi non finisce qui, ma l’ultima mossa viene rimandata al 3 marzo, quando la sindaca scoprirà le sue carte e il “rientrato” Berdini dirà addio sbattendo una volta per tutte la porta.
(da “la Stampa”)
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Febbraio 7th, 2017 Riccardo Fucile
SONO TRE I PROBLEMI REALI: IL PIANO REGOLATORE, IL RISCHIO IDROGEOLOGICO E IL RICORSO AL TAR
In questi giorni il Comune di Roma sarà chiamato a dare una risposta molto semplice: sì o no. La domanda però è una di quelle che hanno messo in difficoltà Virginia Raggi e la sua giunta, in particolare l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini: qual è il parere del Comune sul nuovo stadio della Roma a Tor di Valle?
Qualche giorno fa gli uffici hanno espresso un parere “non favorevole” (mentre a fine gennaio la Città Metropolitana ha espresso un parere negativo) e domenica la sindaca ha detto che lo stadio deve essere fatto nel rispetto delle regole, quali?
Il significato delle parole di Virginia Raggi lo ha spiegato oggi ai microfoni del Gr1 proprio l’assessore Berdini che ha detto «spero che lo stadio si faccia, che l’associazione sportiva Roma lo voglia fare. Se stiamo dentro le regole del piano regolatore, come dico da mesi, lo stadio si può e si deve fare. Sempre che la società receda da appetiti che credo che siano un po’ troppo elevati per quell’area e per questa povera città ».
Insomma lo stadio si farà se la società rispetterà i vincoli stabiliti dal PRG.
La posizione di Berdini non si è spostata di un millimetro da quando dichiarava di non avere intenzione di autorizzare “un metro cubo in più del massimo che ora prevede per quella zona il piano regolatore e cioè circa 350 mila metri cubi“.
Il problema è che tra la disponibilità dell’assessore e quella richiesta dal progetto c’è una differenza non da poco: pari a 600 mila metri cubi.
Come è possibile che Eurnova, la società che fatto il progetto per Tor di Valle abbia proposto di realizzare opere che eccedono quanto previsto dal PRG vigente per quell’area?
I progettisti hanno previsto che in virtù dei vantaggi pubblici dell’opera complessiva ad esempio le opere a compensazione (come l’asse di collegamento Ostiense-A91, il ponte carrabile sul Tevere e viadotto di approccio, lo svincolo autostradale Roma-Fiumicino, la riunificazione e messa in sicurezza Ostiense, il ponte ciclopedonale Magliana, la stazione Tor di Valle con ponte, metro B e la messa in sicurezza del fosso di Vallerano) e la realizzazione di aree verdi e spazi pubblici l’Amministrazione riconosca un incremento della «superficie utile lorda» (SUL) tale da rendere finanziariamente sostenibile lo sforzo economico del proponente.
Già nel progetto quindi è prevista la richiesta di una modifica al PRG vigente con un incremento pari a 304.000 mq dal momento che il progetto prevede 385.645 mq (che moltiplicati per l’altezza convenzionale delle cubature fanno circa 950 mila metri cubi) mentre il PRG ne consente 82.050.
La richiesta viene avanzata quindi perchè da solo lo stadio non consente di rendere sostenibile la realizzazione del progetto e da questo consegue che la realizzazione del Business Park e delle torri non è un capriccio del proponente o dei palazzinari ma la modalità per raggiungere l’obiettivo.
Questo soprattutto in considerazione del fatto che la Legge 147/2013 richiede che il privato sia in grado di sostenere finanziariamente la realizzazione dell’opera.
Per questo motivo Eurnova chiede al Comune che l’indice di edificabilità territoriale (ET) per l’area di Tor di Valle venga portata da 0,15 mq/mq a quello che ha identificato come l’indice di edificabilità ottimale pari a circa 0.70 mq/m; anche perchè, nell’attuale PRG le aree per i “Servizi pubblici di livello urbano”, al cui interno è possibile realizzare impianti sportivi di rango urbano, hanno un indice ET di 0,5 mq/mq.
Non va dimenticato che anche le opere a compensazione chieste dal Comune di Roma (per un importo di 320 milioni di euro) incidono sulla sostenibilità finanziaria del progetto e quindi richiedono la necessità di raggiungere la cubatura richiesta per poter sostenere i costi complessivi dell’opera.
La richiesta di una variante urbanistica era prevista ed è del resto uno degli strumenti di intervento previsti dal piano regolatore generale: invocare il rispetto del piano regolatore generale come se fosse una sorta di Bibbia urbanistica immodificabile contrasta sia con le stesse dichiarazioni dell’assessore, che in più occasioni ha rimarcato la inadeguatezza di un Prg che a suo dire avrebbe favorito la pratica dell’urbanistica contrattata con il privato, sia con le migliori prassi di pianificazione urbanistica che ammettono varianti ai piani regolatori per assecondare sviluppi delle città non contemplati nei piani urbanistici originari.
Non a caso l’ordinamento prevede lo strumento delle varianti, che altrimenti paradossalmente andrebbe del tutto escluso e che invece rappresenta una modalità fisiologica di pianificazione.
Per quanto riguarda il consumo di suolo, l’intervento complessivo è assolutamente sostenibile sulla base dei dati.
L’area complessiva sul quale si estende il progetto nella piana di Tor di Valle è 180 ettari, che comprende le torri del Business Park tanto avversate da Berdini che estendendosi in verticale hanno un rapporto minore di consumo di suolo ed occupano 12 ettari, il Convivium (cioè l’entertainment district) che ne occupa 5 e lo stadio vero e proprio che si estenderà su una superficie di 21 ettari.
Le aree pubbliche sono suddivise in infrastrutture di pubblico interesse (strade, parcheggi e infrastrutture su ferro), aree verdi che sono in gran parte costituite dai 34 ettari di Parco Fluviale, da un parco verde di 7 ettari, dalla piantumazione di 10 mila nuovi alberi e la realizzazione di 11 km di piste ciclabili.
Un’altra questione sollevata dal MoVimento e da chi critica la realizzazione del progetto è quella del rischio idrogeologico della zona.
Qualche giorno fa il dipartimento all’urbanistica del Comune avrebbe inviato alla Regione Lazio una lettera in cui si sostiene che l’area di Tor di Valle è «pericolosa» a livello idrogeologico (tradotto: c’è il rischio inondazioni) ecco perchè il Comune «ritiene che la Conferenza dei Servizi non possa concludersi con esito favorevole».
La storia però, che parte dal fatto che l’area di Tor di Valle è su un’ansa del fiume Tevere è controversa perchè un’altra lettera, questa volta dell’Autorità di Bacino, indica come proprio la realizzazione delle opere per lo stadio della Roma, in particolare di quelle per la messa in sicurezza dell’area farebbero superare il rischio idrogeologico.
In particolare la realizzazione del Fosso del Vallerano, un’opera prevista da decenni e che non è mai stata realizzata contribuirebbe a sanare in maniera definitiva la questione del rischio di esondazione del Tevere.
Il Tempo oggi però fa sapere che sarebbe trapelata la notizia che il Comune avrebbe chiesto all’Autorità di Bacino di rivedere il parere espresso sull’area di Tor di Valle trasformandolo in negativo e dando modo così all’Amministrazione di cassare il progetto.
L’ultimo scoglio è il parere dell’Avvocatura del Campidoglio, i Cinque Stelle hanno fatto sapere che secondo l’Avvocatura nel caso la Giunta decida di esprimere parere negativo sul progetto del nuovo stadio della Roma le eventuali cause dei proponenti nei confronti dell’Amministrazione comunale non costituirebbero un grosso problema.
La verità però è che un eventuale no (Berdini oggi ha detto ai giornalisti “Sapete benissimo che lo stadio lo voglio fare. Quindi evitate di dire bugie”) esporrebbe il Comune ad un probabile ricorso al TAR da parte degli avvocati della società che impugnerebbero il fatto che alcune prescrizioni e richieste di modifica (come quelle espresse nel Parere Unico) non costituiscano un “no” espresso in maniera chiara e soprattutto il fatto che il parere negativo (alla luce della questione sulla variante del PRG e sul rischio idrogeologico) non sia “congruamente motivato”.
Il ricorso al TAR, oltre ad esporre il comune al rischio di risarcimento danni metterebbe anche in luce anche le ambiguità della Giunta Raggi sulla vicenda, un rischio che la Raggi probabilmente non può prendersi.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO SCREDITARE GIACHETTI”… I VERBALI, LE CONVERSAZIONI, GLI INCARICHI E GLI STIPENDI
Ci sono i ricatti, gli intrighi, i progetti. 
Ma soprattutto c’è la storia del sacco di Roma da parte di uomini della destra romana che, per contare qualcosa, hanno puntato tutto sulla sindaca grillina. E hanno sbancato.
Le chat depositate al tribunale del Riesame per la richiesta di scarcerazione di Raffaele Marra (ex capo del personale capitolino, in carcere dal 16 dicembre per corruzione), dipingono un quadro inquietante.
Nelle intenzioni degli inquirenti, servivano a dimostrare lo strapotere di Marra e a spiegare per quale motivo il costruttore Scarpellini avesse deciso di pagargli ben due appartamenti.
In realtà , svelano qualcosa di più. Raccontano l’ascesa di Mr. Polizza, Salvatore Romeo, l’ex capo della segreteria politica di Virginia Raggi, e di Mr. Affari Immobiliari, Marra, appunto.
Si erano conosciuti al dipartimento Partecipate. E hanno deciso che meritavano miglior fortuna. L’hanno fatta con Virginia Raggi.
Le macchinazioni erano cominciate già prima delle comunarie del Movimento Cinque Stelle, ma dopo la vittoria, festeggiata con esultanze via chat, Marra e Romeo si mettono a lavorare sodo.
È stata proprio l’avvocata grillina a spiegare al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al sostituto Francesco Dall’Olio che Marra le fu presentato da Romeo e che era uno “che conosceva benissimo la macchina amministrativa”.
“COME RISPONDERE A GIACHETTI
A leggere gli atti viene il sospetto che Marra sia lo stratega della vittoria di Raggi. A metà marzo, più o meno, l’ex numero uno delle risorse umane scrive a Romeo: “Quanto alla polemica che Giachetti (candidato sindaco del Pd, ndr) ha fatto sul praticantato di Virginia, deve rispondere così. Giachetti non è nemmeno laureato. E se si contano gli anni passati con Rutelli, 8, e quelli da parlamentare, è sempre stato pagato dalla politica. Lei può vantare i titoli di studio. È vero che non ha grande esperienza politica, ma è la novità . Deve far leva su questo”.
L’uomo che ha stipulato due polizze a favore di Raggi risponde: “Grande! Riferisco subito”.
E Marra: “Ricordatevi che non deve uscire che dietro ci sono io”. Poi, ancora, qualche giorno dopo: “Mi raccomando non cedete alla provocazioni. Non è ancora il nostro momento di parlare”.
“METTERE UOMINI DELLA FINANZA”
Aprile. Marra e Romeo si sentono ogni giorno. L’ex vice capo di gabinetto è l’eminenza grigia della scalata pentastellata al Campidoglio. “Mi ha fatto molto piacere avere sentito V. a Porta a Porta. È stata brava. E ha fatto una bella figura anche con l’idea di affiancarsi di alcuni uomini della Guardia di Finanza. È piaciuta anche a Bruno Vespa”. Marra è un ex ufficiale delle Fiamme Gialle. Un mondo che non ha mai abbandonato. Il dubbio è che a suggerire questa iniziativa a Raggi sia stato proprio lui.
“DOBBIAMO DANNEGGIARLO”
La campagna elettorale è in corso. Romeo contatta l’amico per segnalargli la partecipazione di Giachetti a una trasmissione televisiva. E scrive: “Guardala. Dobbiamo trovare qualcosa per sputtanarlo. Scava anche nel suo passato”.
Marra, secondo voci che girano in Campidoglio, sarebbe colui che organizzò il dossieraggio ai danni dell’avversario di Raggi alle primarie del Movimento, Marcello De Vito, oggi presidente dell’assemblea capitolina.
Ipotesi sulle quali ora indaga anche la procura di Roma. Questo messaggio sembra dare forza a quell’ipotesi. Peraltro non è l’unico. Qualche giorno dopo, Romeo contatta di nuovo l’ex capo del personale: “Devi chiamare l’innominabile. Mi serve un controllo su di lei”. Chi sia lei non si sa.
“HO LAVORATO ALLA MACROSTRUTTURA
Nelle conversazioni tra Marra e Romeo, sono ricorrenti i riferimenti alla “macrostruttura”. Ovvero la modifica della pianta organica dei dirigenti del Campidoglio. E, leggendo le chat, non c’è dubbio che sia stata opera di colui che poi, non a caso forse, divenne il capo delle Risorse Umane.
Raggi ancora non è stata eletta e i due si parlano in continuazione di questo argomento. Romeo lo sprona spesso: “Mettiti avanti col lavoro. Ci serve”.
L’altro risponde: “Ho studiato la normativa per gli uffici di diretta collaborazione del sindaco, del vice sindaco e degli assessori”. Ancora: “Ho messo in fila le cose per lo staff del sindaco. Ho segnalato incarichi e possibili retribuzioni. Ho lasciato tutto a V.”.
Non solo le risorse umane. Dai messaggi trovati sul telefonino di Marra (che ieri è stato restituito al suo avvocato, Francesco Scacchi) viene il sospetto che Marra, indagato insieme a Raggi per l’abuso d’ufficio sulla nomina del fratello, abbia dettato anche l’agenda politica di “Madame”. Metà giugno. Si aspetta il ballottaggio: “Riceverai due mail. Una con la macrostruttura e una con la lista delle prime cose da fare appena eletta e relativa tempistica. Esattamente come mi aveva chiesto V.”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 4th, 2017 Riccardo Fucile
L’ATTORE HA TIFATO PER LEI: “LA FILOSOFIA DEL DAMME TUTTO A ME CHE CE PENSO IO”
«Questi signori che si muovono attorno alla Raggi mi ricordano Armando Feroci, il personaggio del
mio film Gallo Cedrone, che alla fine si butta in politica e promette di asfaltare il Tevere per farci una strada a quattro corsie.
“Così se score…”. Si ricorda? Era uno che faceva mille cose, un mitomane. Un film del ’98, ma nella sua follia è molto attuale». In mezz’ora di intervista, Carlo Verdone – che dopo l’elezione della Raggi disse «tifo per lei» – sorride solo per alcuni istanti. «È vero, sono situazioni tipiche da commedia all’italiana, però stavolta faccio più fatica a vedere il lato comico. È la mia città , sono preoccupato e arrabbiato, non vedo vie d’uscita».
Galli cedroni, diceva…
«Massì, i soliti personaggi che sanno benissimo come muoversi. “Damme tutto a me che ce penso io che c’ho gli amici giusti”. Roba vecchia, vecchissima, gente che si fa i cavoli propri, mentre ai cittadini non arriva niente. Se penso alla situazione delle buche mi viene da piangere, io vado in moto, a volte ho fatto anche delle segnalazioni sulle buche più pericolose in municipio. Mi hanno risposto “Domani lo facciamo, stia tranquillo”. E invece non succede mai niente. Roma sognava una ripartenza e invece è bloccata».
La Raggi è al capolinea? Dovrebbe lasciare? Cosa le consiglia?
«Le direi “Datte ‘na mossa, azzera tutta la squadra e da lunedì comincia a fare quelle poche cose basilari: le buche, i rifiuti, i trasporti”. E soprattutto: inizi a circondarsi di persone serie».
Pensa che sia in grado di fare il sindaco?
«Non so dirlo, forse non lo è, ma io le darei un’ultima chance. Se penso che potremmo perdere altri mesi per cercare un nuovo sindaco mi vengono i brividi, rischiamo di sprofondare. Resti lei, ma cominci a fare qualcosa».
Finora cosa ha visto?
«Ha infilato una sfilza di “No, no, no, nun se po fa, troppo cemento”. Ma ci sarà qualcosa che si può fare? La città ha bisogno di nuove occasioni per creare lavoro. Le Olimpiadi lo erano, ma hanno detto che mancavano i soldi. Io i conti non li conosco, ma una cosa la vedo: sono passati mesi dalle elezioni, i romani sono stremati, senza speranza, vedono il futuro come una minaccia. Ma con tutte le tasse che paghiamo almeno dei servizi minimi ce li volete dare?».
Cosa si aspettava dalla nuova sindaca?
«Che fosse una con tanta voglia di fare. Ma tutto si è subito aggrovigliato, anche per colpa delle tensioni tra di loro. Mi chiedo: hai un’occasione storica e la butti via con queste polemiche interne?».
Colpa sua o di una città ormai ingovernabile?
«È diventata ingovernabile nell’ultimo decennio. Roma ormai appartiene a tanti piccoli gruppi di potere in lotta fra loro. Una città soffocata dalla burocrazia, uffici e sottouffici fatti per accontentare qualche amico. Come dicevano i latini gli Stati più corrotti sono quelli dove abbondano le leggi. Una volta c’erano Andreotti e Sbardella, comandavano in 4-5 con una certa diplomazia, a modo loro. Gli ultimi sindaci sono andati tutti male, fatta eccezione per Rutelli. Ma non è solo colpa loro: c’è un concorso di colpa da parte dei romani, troppa maleducazione».
A Grillo cosa gli direbbe?
“Che ha avuto coraggio a buttarsi in politica, ma adesso devono arrivare anche i frutti. E non è solo un problema di Roma: tutti smaniano per tornare alle elezioni mentre l’Italia va a picco. Ma mettersi a fare qualcosa no?».
Andrea Carugati
(da “La Stampa“)
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