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“BERLUSCONI: UN DUCE DI SERIE B”: LA CELEBRE RIVISTA AMERICANA GQ CRITICA IL PREMIER

Giugno 19th, 2010 Riccardo Fucile

UN’ALTRA BELLA IMMAGINE DEL NOSTRO PAESE NELL’ANALISI DELLA FAMOSA RIVISTA “GQ”, A FIRMA DEVIN FRIEDMAN…”ITALIANI SCHIAVIZZATI DA UN RICCO SULTANO SESSUOMANE”…UN PAESE DOVE LE TETTE SONO GRANDI E SILICONATE E LE DONNE DISPONIBILI PER AVERE SUCCESSO

Come viene rapppresentata l’Italia governata da Silvio Berlusconi all’estero?   Che il nostro governo non goda di buona stampa internazionale è cosa nota, anche perchè vi sono diverse testate giornalistiche che non sono certamente di destra ed è normale che ognuno critichi più facilmente le abitudini del vicino.
Con i famosi scandali escort e i ricevimenti in tubino nero a Palazzo Grazioli, non si può però negare che anche la stampa indipendente e non di sinistra abbia avuto occasione di avanzare critiche feroci al comportamento privato del premier che ci rappresenta, volenti o nolenti, anche all’estero.
Col risultato che l’immagine del nostro Paese è andato, è il caso di dirlo, sempre più sputtanandosi.
Contestualmente molta stampa ha rimarcato altri aspetti più politici: dal mancato rispetto delle convenzioni internazionali in tema di flussi migratori al conflitto di interessi del premier, dalle leggi ad personam per sottrarsi ai processi alla politica razzista della Lega, paragonata al Ku Klux Klan, dalle infinite polemiche interne ai privilegi inossidabili di cui gode in Italia la Casta politica, dalle leggi che vogliono limitare la libera informazione agli scandali che hanno coinvolto alcuni ministri.
Poichè i giornali hanno presumibilmente anche dei lettori, l’immagine veicolata che ne deriva del nostro Paese non è certo positiva.
Che poi spesso si tenda a calcare la mano da parte della stampa estera su argomenti pruriginosi è indubbio, ma se nessuno li avesse forniti è altrettanto evidente che avrebbero avuto ben poco cui attaccarsi.
Fatta questa premessa, parliamo dell’ultima mitragliata contro l’immagine del nostro Paese.
Si tratta del reportage realizzato da una firma importante della celebre rivista “GQ”, edizione americana, Devin Friedman.
Otto pagine, diverse foto (quella che riportiamo è posta accanto all’articolo) e un titolo eloquente: “The Mussolini of Ass”, una sorte di gioco di parole per dire che il premier è un “duce di serie B”. Continua »

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“IL GIORNALE” SI INVENTA UN FINIANO DA COLPIRE, MA FERISCE IL COORDINATORE GENOVESE

Maggio 5th, 2010 Riccardo Fucile

LA REDAZIONE DI GENOVA CERCAVA LA MEDAGLIA AL MERITO FELTRIANO, MA IL CECCHINO SBAGLIA OBIETTIVO: DEFINISCE FINIANO IL VICEPRESIDENTE DEL IV MUNICIPIO CHE NON E’ NEANCHE ISCRITTO AL PDL…FORSE SONO PIU’ AVVEZZI AI MEDAGLIONI ALL’ACETO BALSAMICO

La vicenda che andiamo a raccontare è degna di una paginetta di Guareschi sui “compagni trinariciuti” di un tempo, ma invece che essere ambientata nella bassa padana e avere come protagonisti i nostalgici del regime sovietico, si svolge a Genova ed è curata dalla redazione locale de “il Giornale”, guidata dal “moderato” Massimiliano Lussana.
Poco incline alla guerriglia, abile tessitore di amicizie trasversali per quieto vivere, Lussana ha dovuto adeguarsi a malincuore al nuovo corso di Feltri, cercando di limitare i danni.
Ora, da qualche tempo, l’imput da Milano è il killeraggio politico sui “finiani”, ma che colpa ne ha la redazione locale se prima a Genova tutti i provenienti da An era prostrati ai piedi del Gianfri come gli arabi alla Mecca e ora non se ne trova più uno disposto a rischiare la poltroncina e la candidatura?
Di fronte alla carenza di finiani su piazza cui rivolgere il fuoco amico, ecco allora che una vicenda periferica viene trasformata in un vile attacco alla linea unitaria del Pdl e viene iscritto d’autorità  alla lobbie finiana un vice presidente di municipio che non ha neanche la tessera del Pdl.
Il soggetto in questione, Domenico Morabito, eletto per An, è uomo noto in Valbisagno per aver aperto anni fa, per la prima volta, una sezione in una “zona rossa” e per essere sempre stato in prima linea nel rappresentare le istanze di un quartiere popolare.
Rispettato da amici e avversari per il grande lavoro politico svolto sul territorio che ha portato tra l’altro il Pdl a sfondare il 40% dei consensi, almeno dieci in più di quello che era abituato a raccogliere.
Premesso che Morabito non aveva aderito al Pdl, restando come indipendente nel consiglio di zona, arriviamo al fatto.
Qualche giorno fa si deve approvare il piano di manutenzione straordinaria (scuole , strade, verde): trattandosi di interventi necessari, il Pdl aveva sempre votato a favore in passato.
Morabito lo fa anche   questa volta, ma il Pdl si astiene, tanto per dare un po’ di fumo negli occhi.
Ed eccoci al titolo de “il Giornale” il giorno dopo: “Il finiano Morabito vota con la sinistra”.
Finalmente qualcuno aveva trovato un “mostro da sbattere in prima pagina”. Clac clac, slurp slurp, il gioco è fatto. Continua »

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DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI: BAVAGLIO AI GIORNALISTI, SARA’ IMPOSSIBILE DARE NOTIZIE SCOMODE

Aprile 27th, 2010 Riccardo Fucile

NON SI SAPRA’ PIU’ NULLA DI UN’INDAGINE E ALL’OPINIONE PUBBLICA SARA’ IMPEDITO OGNI TIPO DI CONTROLLO…LA STAMPA NON POTRA’ SCRIVERE DELL’ARRESTO DI UN PRESUNTO OMICIDA…ANCHE “STRISCIA LA NOTIZIA” E “LE IENE” NON POTRANNO PIU’ UTILIZZARE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI CARPITE, PENA LA GALERA….GLI ITALIANI MENO SANNO, MEGLIO E’: MA CHE DESTRA E’ QUESTA?

Va avanti, tra mille polemiche, il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche: cerchiamo di analizzare di cosa si tratta.
L’autorizzazione ad intercettare potrà  essere richiesta qualora sussistano “gravi indizi di reato”, sparisce dal testo il concetto di “gravi indizi di colpevolezza”, inizialmente voluto dal governo.
Non aveva senso, in quanto se si è già  in presenza di elementi per stabilire la colpevolezza di un imputato, non c’è certo bisogno di controllargli il telefono, se invece ci si trova di fronte a meri indizi ha senso farlo.
Ma, dice il disegno di legge, anche in questo caso ciò può avvenire solo per interventi assolutamente necessari.
Poi ci sono limitazioni pesanti per le inchieste giornalistiche: i responsabili di trasmissioni tipo “le Iene” e “Striscia la notizia” rischiano la galera se diffonderanno video o conversazioni carpite.
Inoltre non sparemo più nulla di chi rideva per il terremoto, di chi comprava arbitri, di chi voleva cacciare Santoro dalla Rai.
Non saranno ammesse “registrazioni a strascico”, ovvero su altre persone che vengano in contatto con un indagato.
I giornalisti che pubblicheranno colloqui prima dell’udienza preliminare rischiano il doppio degli anni di pena rispetto a prima.
Si potranno ascoltare le telefonate per un massimo di 75 giorni.
L’utenza da controllare deve appartenere all’indagato o a persona a lui vicina, ma che sia stata individuata come a “conoscenza dei fatti”, altrimenti nulla.
Stesso discorso per eventuali intercettazioni ambientali: i luoghi devono essere riconducibili ai sospettati. Continua »

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COME SI FA A DECIDERE CHI E’ DI DESTRA?

Aprile 24th, 2010 Riccardo Fucile

I SILENZI DI TROPPI, LA CONVENIENZA DI MOLTI, IL CORAGGIO DI POCHI

Riprendiamo un articolo di Flavia Perina, direttore del “Secolo d’Italia”, che riteniamo di estrema attualità  e interesse

I numeri sono chiari, e adesso si può cominciare a parlare di politica.
Nel “mare magnum” delle dichiarazioni degli “ex colonnelli”, l’argomentazione che più colpisce l’abbiamo trovata ieri in un’intervista a Giorgia Meloni (ma il giorno prima era evocata in quella di Ignazio La Russa, e Maurizio Gasparri ne ha fatto da tempo un suo cavallo di battaglia).
È la “questione ideologica”, quella che Giorgia sintetizza dicendo: «Io ho una storia, fatta di An, destra, giovani, conservatorismo etico», una storia «che va difesa», quasi che Gianfranco Fini fosse al di là  di quella storia, o addirittura se ne fosse messo al di fuori.
Come ha spiegato, appunto, Gasparri: «Il problema vero è che io sono rimasto sulle posizioni che abbiamo sempre espresso: lui invece è diventato un innovatore, ha cambiato idea su tante cose».
Per poi chiedersi: ma se un capo di partito cambia idea, dirigenti e militanti devono adeguarsi?
Adesso che i posizionamenti politici sono trasparenti, che ci si è schierati pro e contro, questo è il primo argomento su cui essere trasparenti.
Crediamo, ad esempio, che abbia fatto molte più cose “di destra” la finiana Giulia Bongiorno fermando, correggendo o limando provvedimenti come la prescrizione breve (che avrebbe cancellato 600mila processi), piuttosto che tutti gli ex An (noi compresi) messi insieme.
Senza la sua competenza e determinazione avremmo mortificato le forze dell’ordine che su quei 600mila casi hanno indagato, schiaffeggiato le vittime che hanno speso tempo e quattrini per avere giustizia, probabilmente premiato i colpevoli.
Chi si fregia del titolo di difensore dei valori della cosiddetta “vera destra” dovrebbe spiegarci a quale punto della graduatoria mette la legalità .
E a quale il senso dello Stato e dell’interesse nazionale, e un’idea repubblicana che non si basi sulla sopraffazione dei più deboli ma sulla garanzia di un diritto uguale per tutti.
Ecco, se è naturale che a un ex Forza Italia venga in mente, ad esempio, di dichiarare che si deve fare «la riforma istituzionale che ci conviene di più», non è normale che un’idea così sia sostenuta da uno “di destra”. Continua »

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BERLUSCONI BALLA SUL TITANIC DOPO AVER SBAGLIATO LA ROTTA: IL PREMIER HA CENTRATO TUTTI GLI SCOGLI POSSIBILI

Marzo 24th, 2010 Riccardo Fucile

LA COSTITUZIONE SI CAMBIA NEI GAZEBO, INSULTI ALLA BRESSO, AI MAGISTRATI, ALLA STAMPA…INTERE REGIONI ABBANDONATE AL PROPRIO DESTINO, ERRORI GROSSOLANI FATTI PASSARE PER COMPLOTTI, PRESUNZIONE…SE LA BRESSO SI DEVE GUARDARE ALLO SPECCHIO, SILVIO SI GUARDI IL CIARPAME LEGHISTA CUI HA VENDUTO L’ITALIA….LA DESTRA E’ ALTRA COSA

Il centrodestra, tenendo i toni bassi e concilianti, avrebbe stravinto le elezioni regionali di domenica: sulla base dei sondaggi di alcuni mesi fa, avrebbe confermato l’indicazione arrivata dalle elezioni europee di un anno fa, anche se i dati già  erano in flessione rispetto alle politiche del 2008.
Era prevedibile se non un 10 a 3, sicuramente una vittoria in 9 regioni contro 4 al centrosinistra.
In poche settimane il comandante del Titanic, centrando tutti gli scogli possibili, ha condotto il bastimento del Pdl al naufragio: ora sarebbe un successo vincere in 4-5 regioni e perdere in 8-9.
Tutto è iniziato con la raffica di leggi ad personam, quando sarebbe bastato fare quello che fa il comune cittadino: presentarsi in tribunale e difendersi.
Poi l’immobilismo del governo di fronte alla crisi economica e occupazionale. Quindi le eterne promesse mai mantenute, gli spot quotidiani, le accuse a tutto il mondo, dalla stampa italiana a quella estera, dai magistrati talebani alle Tv (che in gran parte peraltro controlla).
Un’immagine sempre più irosa, velleitaria e narcistista che viene ormai recepita come un delirio di onnipotenza.
I grossolani errori nella presentazione della lista in Lazio fatti passare per complotto, gli otto pronunciamenti negativi di Tar e Consiglio di Stato definiti come torbide manovre per togliere il diritto di voto all’elettore ( quando chi l’ha tolto è invece è la stupidità  di certi dirigenti di partito).
Escono frasi sconvenienti a Trani e si arriva alla rivendicazione di “non aver detto nulla di male”, come se in un altro Paese fosse una prassi normale che un presidente del Consiglio minacci il dirigente di un’Authority per far cessare un programma giornalistico sulla Tv di Stato.
Lo ribadiamo: negli Usa un presidente sarebbe stato costretto a dimettersi. Ieri siamo arrivati alla rivendicazione di voler cambiare la Costituzione in senso presidenzialista: cosa possibilissima, basta avere il voto dei due terzi del Parlamento.
No, secondo il premier, sono sufficienti i gazebo, i suoi ovviamente.
Anche se ci andasse il 10% degli italiani sarebbe sufficiente.
Non contento va a Torino a sostenere il leghista Cota e insulta l’avversaria Bresso: “Se al mattino si guarda allo specchio, la Bresso si è già  rovinata la giornata”.
Ma non era lui che aveva detto “nulla di inelegante può essere successo a Palazzo Grazioli alle mie feste, perchè io sono una persona elegante”?
E così che si vincono le elezioni?
E’ questo lo stile di un uomo di destra?
E ancora: il Veneto non solo è stato regalato all’esperto in marchette Zaia, ma pure abbandonato.
Dov’è finito La Russa che aveva detto: “Mi impegnerò personalmente in Veneto e il Pdl prenderà  più voti dellaLega”?
Se la Lega vincerà  forse si dimetterà  anche Nosferatu? Continua »

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FINI FURIBONDO, SILVIO ALLARMATO DAI SONDAGGI, TRIUMVIRATO IN PERICOLO: E BERTOLASO PREPARA LE VALIGIE

Febbraio 19th, 2010 Riccardo Fucile

ATTACCATO ANCORA DA FELTRI, IERI FINI A UN PASSO DA FAR CADERE IL GOVERNO… I SONDAGGI SEGNALANO TEMPESTA, SILVIO DELUSO DA VERDINI…DOPO LE ELEZIONI ANCHE BERTOLASO LASCERA’: AL SUO POSTO SI PARLA DI MORETTI

Ieri è stata la giornata più ad alta tensione che il governo abbia mai trascorso dall’inizio della legislatura.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, legge su “il Giornale” di Feltri alcune intercettazioni che riguardano il fratello Massimo mentre parla con uno degli imprenditori coinvolti nella vicenda “Protezione civile”: nulla di rilevante, pubblicarle sembra solo l’ennesimo dispetto al cofondatore del Pdl da parte di   un giornale di proprietà  della famiglia Berlusconi.
Fini è furibondo e prende campo la voce che abbia richiesto le dimissioni dei vertici del partito.
Bocchino a sua volta avvisa che se sul decreto legge della Protezione civile verrà  posta la fiducia i finiani faranno cadere il governo.
Fini e Berlusconi si vedono con urgenza a pranzo e Fini batte i pugni sul tavolo: “Cosa c’entra la famiglia con la politica? Questa è la goccia che fa traboccare il vaso, hai esagerato. Per me questa esperienza finisce qua”. Che le parole insignificanti del fratello abbiano trovato pubblicazione solo su “il Giornale”   è più che un indizio per il presidente della Camera, uno squallido tentativo di coinvolgere il suo nome.
Il premier non si può permettere una crisi al buio, giura come sempre di non saperne nulla, promette che venderà  il giornale di famiglia, ritira la fiducia sul decreto legge ed è costretto da Fini ad annunciare un patto anti-corruzione contro quelli che lui continua a definire dei “birbantelli”.
Fini si placa e se ne va, ma il premier rimane con altri problemi. Continua »

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DODICI ANNI PER CHI ISTIGA ALL’ODIO SUL WEB ? CHE SIA PEGGIO DI UN OMICIDIO?

Febbraio 7th, 2010 Riccardo Fucile

PRESENTATO UN DISEGNO DI LEGGE CHE COLPISCE CHI SU INTERNET E SU SOCIAL NETWORK COMPIE “ISTIGAZIONE E APOLOGIA DI DELITTI CONTRO L’INCOLUMITA’ DELLE PERSONE”…PREVISTI FINO A 12 ANNI DI CARCERE: UNA PENA ORMAI SUPERIORE PERSINO A CHI AMMAZZA QUALCUNO…LE CRITICHE: UN PRIMO PASSO PER FAR TACERE I DISSENZIENTI?

Sta suscitando parecchie polemiche e un aspro dibattito il disegno di legge, presentato a palazzo Madama da una nutrita schiera di senatori, principalmente del Pdl (ma non solo), circa la repressione del fenomeno   di siti internet che incitano alla violenza, che seminano odio o che invocano bersagli da colpire.
E’ evidente che, anche su Facebook, costituirà  reato a quel punto qualsiasi gruppo che si augura la morte di qualcuno, anche se in modo goliardico.
Un sistema per tutelare i politici da attacchi spesso volgari e che possono incitare ad atti sconsiderati.
Il reato configurato diventerebbe quello di “istigazione e apologia dei delitti contro la vita e l’incolumità  della persona”.
La pena prevista andrebbe dai tre ai dodici anni, peggio di una violenza sessuale di gruppo, quasi un omicidio.
E questo ci sembra francamente fuori dal mondo.
Non solo: se il reato venisse compiuto avvalendosi “dei mezzi di comunicazione telefonica o telematica”, la pena subirebbe un ulteriore aumento.
Insomma, meno male che in Italia almeno l’ergastolo è stato abolito.
In realtà  non c’era un gran bisogno di questa proposta di legge, visto che la normativa è già  regolata dall’art. 593 del codice penale che definisce il reato di istigazione a delinquere, senza però delineare i contorni relativi ai nuovi mezzi di comunicazione, in particolare internet.
Ovvio che dietro al provvedimento vi sia la vicenda dell’aggressione compiuta da Tartaglia ai danni del premier: all’indomani del lancio del souvenir, la rete ha registrato il proliferare di siti e pagine di social network in cui si inneggiava al gesto di Tartaglia.
Peccato che siti e pagine che incitano alla violenza pullulino sia in relazione ad aspetti politici, ma soprattutto razziali, sportivi e sessuali.
Ma di quelli non frega nulla a nessuno. Continua »

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AVEVA INVITATO A NON FARE PUBBLICITA’ SUI GIORNALI AVVERSARI: ORA IL PREMIER INVOCA L’IMMUNITA’

Dicembre 26th, 2009 Riccardo Fucile

AL CONVEGNO DEGLI INDUSTRIALI, BERLUSCONI LI AVEVA INVITATI A NON INVESTIRE NEI GIORNALI AVVERSARI… DOPO LA   RICHIESTA DANNI DEL GRUPPO “REPUBBLICA”, IL PREMIER CHIEDE L’IMMUNITA’ PARLAMENTARE… MA LUI E’ ANCHE IL MAGGIOR EDITORE DEL PAESE E PROPRIETARIO DI PUBLITALIA

Era il 13 giugno quando il Presidente del Consiglio, di fronte alla platea dei giovani industriali, riuniti a Santa Margherita, sostenne che contro di lui era in atto “un progetto eversivo” e invitò gli imprenditori a “non dare pubblicità  ai media che cantano ogni giorno la canzone del pessimismo”.
Nelle ore seguenti, di fronte alle domande dei giornalisti, precisò meglio che il suo bersaglio era “Repubblica” e il Gruppo l’Espresso.
Fin qui nulla di male, ognuno è libero di esprimere il proprio punto di vista, se poi ne accetta le conseguenze.
Al limite, era inusuale l’invito agli ambienti economici di non fare pubblicità  su certi giornali, evidentemente favorendone altri.
Il gruppo “Repubblica” ha citato quindi il premier in sede civile per i danni arrecati e nei giorni scorsi si è tenuta la prima udienza di fronte al tribunale civile di Roma, prima sezione.
In questa occasione i legali del premier hanno sollevato la questione della immunità  da cui sarebbe coperto un parlamentare in merito alle dichiarazioni espresse.
Il richiamo è all’art 68 della Costituzione: “I membri del parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse”.
Il fine a suo tempo fu quello di rendere il parlamentare più libero nella sua attività , non per garantirgli un privilegio, ma per “l’esercizio in concreto delle funzioni proprie dei membri delle Camere”.
In pratica si voleva evitare che uno non fosse libero di esprimersi, ma solo in relazione alla vita politica, al manifestare le proprie idee, insomma. Continua »

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LIBERTA’ DI STAMPA E STAMPA LIBERA

Ottobre 3rd, 2009 Riccardo Fucile

QUANDO LE NOTIZIE VENGONO OSCURATE   PERCHE’ DANNO FASTIDIO CONTEMPORANEAMENTE AI POTERI FORTI DI DESTRA E DI SINISTRA….DA LATINA UN ESEMPIO DI COME SI POSSA REPLICARE A UNA NOTIZIA MAI PUBBLICATA

Dagli amici de lavocelibera.it riceviamo e pubblichiamo questo interessante e significativo contributo al dibattito sulla libertà  di stampa.

C’è in Italia libertà  di stampa? Dalla pluralità  delle testate giornalistiche, anche televisive, parrebbe di sì. Parrebbe, ma, nella realtà , la gran parte degli organi informativi è veramente non asservita a questo o quel potere?
La nostra personale esperienza ci induce a ritenere che molti organi di informazione, in particolare quelli che fanno opinione soprattutto a livello locale, siano volontariamente, per i vantaggi che ne derivano o che ne possono derivare, limitati. Ossia, pur potendo scrivere non lo fanno.
Dovendo rispondere ad esigenze di cassetta, dovendo corrispondere a questo o quel “padrone”, si autocensurano.
Per rendere bene l’idea di quale è la reale situazione, riportiamo quella che è stata una vicenda direttamente vissuta. Chi segue il sito lavocelibera.it, organo di Movimento Libero Iniziativa Sociale, sa che per diverso tempo ci siamo interessati delle vicende relative alla gestione Astral, l’azienda regionale del Lazio presieduta da Giovan Battista Giorgi (PD), che si occupa della sicurezza delle strade.
Un’inchiesta, la nostra, circostanziata, riferita a situazioni molto delicate, come ad esempio una serie di discutibili assunzioni e comunque ad una gestione molto personalistica dell’azienda. Continua »

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