FRANCESCO RUTELLI RICORDA EMMA BONINO: “NEL 2001, QUANDO MI CANDIDO PREMIER, VIENE PRESENTATA UNA LISTA PANNELLA-BONINO CHE NON MI APPOGGIA, VA DA SOLA E RACCOGLIE MEZZO MILIONE DI VOTI. PIÙ O MENO QUELLI CHE MI SONO MANCATI”
“LA BATTAGLIA PER IL COLLE? CON L’ELEZIONE DIRETTA O IL BALLOTTAGGIO AVREBBE POTUTO FARCELA”
Chi era Emma Bonino?
«Un’icona dell’incontro tra idealismo e pragmatismo».
Francesco Rutelli, lei nel 1980 diventò segretario nazionale del Partito Radicale.
«Io avevo 26 anni e Bonino 32. Non si deve dimenticare che Emma è stata cinquant’anni nelle istituzioni. Il modo più forte per onorare una vita pubblica e politica è ricordare le sue battaglie e i suoi successi e anche i temi su cui i Radicali sono rimasti in minoranza. Vale per Bonino e vale per Marco Pannella».
Cosa li univa e cosa invece finì per dividerli?
«Lui era un leader carismatico e non transigente. Avevano un rapporto importante e complicato, come i rispettivi caratteri. Il 19 maggio lei si collegò con la Camera dei deputati per il decennale della morte di Pannella e disse: “Quando incontrerò Marco, gli chiederò cosa volesse dire con quella citazione di San Paolo che ripeteva sempre, spes contra spem ”».
Speranza contro ogni speranza?
«Una citazione che va letta alla luce delle battaglie per i diritti condotte all’insegna del pragmatismo, elemento indispensabile nella narrazione dei Radicali e di Bonino. Mai battaglie ideologiche di sistema, ma obiettivi da conseguire. Così in Italia si è fatto il divorzio e così si è combattuta la battaglia per l’aborto».
Clamorose vittorie, ma anche dure sconfitte?
«L’Europa, ad esempio, che oggi è più burocrazia che strategie. Il contrasto alla fame nel mondo. E la Cpi, appunto, istituita nel 1998 in Campidoglio. Tutte battaglie strategiche per grandi valori, che oggi faticano nella pratica, come la violazione dei diritti umani, i crimini contro l’umanità, la pena di morte».
E le donne?
«Nel 1976 i Radicali hanno il 55% dei candidati donne e ne eleggono due su quattro, Bonino e Faccio».
Numeri che colpiscono oggi, con il 36,9% di donne parlamentari e la legge in discussione al Senato che potrebbe ridurre ancora la rappresentanza.
«Bonino è la punta di diamante di una storia in cui il ruolo delle donne non è stato decorativo, ma autentico. Prova ne sia anche Adelaide Aglietta, prima segretaria di un partito».
Perché una leader così popolare e riconosciuta, che ha sempre difeso le istituzioni, non è approdata al Quirinale?Era divisiva, o era una donna?
«Era controversa, ma è stata alfiere della società civile. Se al Colle si andasse per elezione diretta e col ballottaggio, la partita sarebbe stata diversa. A proporla per prime al Quirinale furono Anna e Carla Fendi, di cui fu molto amica».
È stata amata, ma anche combattuta, a volte insultata e lasciata sola.
«È vero, nel vivo della battaglia quasi mai c’è il riconoscimento al merito. Ma attenzione, quali sono i leader politici laici e non credenti che ricevono a casa la visita del Pontefice? È stata anche fortemente avversata dalla Chiesa su temi come aborto e fine vita, ma pur nel dissenso la sua traiettoria lineare e coerente ha avuto da papa Francesco il massimo riconoscimento in vita, il più sorprendente».
Un ricordo personale?
«Una cosa spiritosa che diceva quando le facevano qualche critica è “io sono nata a Bra, sono im-bra-nata”. Nel 2001, quando mi candido premier, viene presentata una lista Pannella-Bonino che non mi appoggia, va da sola e raccoglie mezzo milione di voti. Più o meno quelli che mi sono mancati. In questi decenni Emma è stata in coalizioni di centrosinistra e centrodestra, a nominarla commissaria europea fu Berlusconi».
Qual è la lezione politica?
«I Radicali non hanno mai praticato l’antipolitica, che oggi domina. Hanno combattuto la “partitocrazia”, l’invadenza sulle istituzioni. Se si fossero seguiti i Radicali contro la degenerazione dei partiti avremmo avuto un Paese con meno pulsioni autodistruttive».
(da Corriere della Sera)
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