FRANCO CARDINI: “MELONI E’ STATA TROPPO FILO-AMERICANA. DOVREBBE GUARDARE A CINA E BRICS”
LO STORICO: “IL RAPPORTO CON TRUMP SI E’ RIVELTATA UNA TRAPPOLA, E NEMMENO GLI ELETTORI DI FDI SONO COSI’ TANTO ATLANTISTI”
La premessa è doverosa: “Con Trump ormai tutto è possibile, mi sembra un pazzo a fare una
dichiarazione del genere”. Ma Franco Cardini, storico tra i più ascoltati a destra, non ignora il significato politico del durissimo scontro tra la Casa Bianca e Giorgia Meloni: “La presidente del Consiglio in passato ha tenuto un comportamento fin troppo atlantista, ora dovrebbe approfittare di questa rottura”.
Professor Cardini, pare di capire che lei non sia disperato per le bizze americane.
Ovviamente gli americani non vanno dimenticati, perché ci saranno gli Stati Uniti anche dopo Trump, il quale mi sembra già in declino, ma Meloni dovrebbe imparare a guardare anche altrove, soprattutto a ciò che sta a Est dell’Europa. Finora si è dimenticata della Cina e di tutto il mondo Brics, e lo stesso ha imposto al suo partito. Magari ora riuscisse a riallacciarsi a una tradizione sì europeista, ma non così atlantista, almeno nel senso di un patto tra diseguali come è stato finora.
La premier si è illusa di poter coltivare un buon rapporto con l’imprevedibile Trump?
Volendo fare un gioco di parole, i primi anni al governo Meloni ha visto Trump come un trampolino, ma si è rivelato una grossa trappola. Non si va da nessuna parte se si accetta di essere Paesi vassalli, vale per noi come per il resto dell’Europa.
Meloni ha capito tardi che le conveniva riposizionarsi rispetto all’amato Trump?
Mi pare che negli ultimi tempi Meloni abbia tentato un riavvicinamento con l’Europa, almeno rispetto ai momenti di rottura soprattutto con Macron. Io credo che all’inizio del suo mandato si sia spinta un po’ troppo oltre nel suo atlantismo e a un certo punto abbia dovuto correggere la linea anche perché Giorgia è una persona intelligente e sa che nel suo partito, specialmente tra i più giovani, non c’è affatto questo sentimento così filo-americano e filo-israeliano, figurarsi quello filo-Netanyahu.
Gli attacchi di Trump le fanno male dal punto di vista del consenso, visto che il voto si avvicina?
Credo che Meloni sarà giudicata dagli italiani soprattutto sulla politica economica e su come saprà gestire la crisi da qui alle elezioni. Ha il problema di Vannacci, certo, ma credo che lo si stia ingigantendo. È normale che la destra si preoccupi, ma non lo vedo in grado di continuare per molto questa crescita. Dopodiché con Trump non
si sa mai: magari domani ci svegliamo e tornerà a dire che Meloni è bella e brava. Proprio per questo, però, l’Europa farebbe bene a crearsi una sua autonomia e non dipendere da Washington.
In che modo lo può fare?
Il disimpegno americano nella Nato è un’occasione, a patto che l’Europa non si faccia carico di portare avanti le vecchie politiche Usa senza gli Usa, perché allora saremmo da capo. Negli anni da militante ero circondato da chi diceva “fuori l’Italia dalla Nato e fuori la Nato dall’Italia”. Non siamo mai andati oltre le scritte sui muri, ma magari adesso capiremo che per l’Europa è il caso di aprirsi ad altri Paesi e ad altri mercati
(da Il Fatto Quotidiano)
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