GREG BOVINO, IL VANNACCI AMERICANO . LO SPIETATO EX CAPO DELL’ICE, ALLONTANATO DAL SUO INCARICO DOPO LE PROTESTE A MINNEAPOLIS PER L’UCCISIONE DI RENEE GOOD E ALEX PRETTI DA PARTE DELLE SQUADRACCE ANTI-MIGRANTI, STA SEGUENDO LE ORME DELL’EX PARÀ ITALLIANO
IL PARA-NAZI BOVINO HA IN PROGRAMMA UN LIBRO E NON ESCLUDE LA CANDIDATURA POLITICA: IL 56ENNE STA COSTRUENDO UNA RETE CON LE DESTRE EUROPEE E CON LE ELEZIONI DI MIDTERM ALLE PORTE, DEFINISCE UNA SUA CANDIDATURA “UN’OPZIONE INTERESSANTE” – NEL FRATTEMPO, SI DILETTA A VENDERE WHISKEY CON LO SLOGAN “DEPORTIAMOLI TUTTI”
Greg Bovino aspetta. Aspetta che il tempo gli dia ragione, e non solo il tempo. Tra poco gli animi torneranno a svegliarsi e i chierici traditori verranno messi a tacere.
Era l’inizio di marzo quando l’allora comandante generale dell’Ice, […] venne avvicinato da un paio di agenti dell’ufficio disciplinare che chiedevano spiegazioni su alcuni casi di sospetta cattiva condotta. Era forse il suo coinvolgimento diretto o indiretto nell’uccisione di due poveri diavoli a Minneapolis tre mesi prima?
Non si sa: l’unico particolare trapelato, di tutta l’inchiesta, è che Bovino era chiamato a discolparsi di presunte frasi antisemite e di false dichiarazioni inerenti operazioni contro i migranti. […] Alla fine del mese l’incolpato era condannato – anche qui: non si sa nulla della giuria e del verdetto – e lasciava la divisa.
“In Minnesota ci siamo arresi” ha incominciato a gridare ai quattro venti, fin da subito, sui social e alle televisioni. Gli hanno detto di stare zitto, racconta, lo hanno più o meno minacciato. Lui per tutta risposta si è messo a fare l’influencer, il predicatore su Youtube, il comiziante.
Sì, insiste, con i clandestini abbiamo messo le mani in alto: sono 100 milioni in tutti gli Stati Uniti e stanno mutando geneticamente e culturalmente il Paese. Poco importa che le stime più accreditate del Pew Research Center parlino di 14 milioni nel 2023, scesi di almeno 4 milioni nel fuggi fuggi degli ultimi venti mesi, e che la Amministrazione Trump sbandieri su richiesta il dato di 51.000 tra arresti e deportazioni nel solo mese di agosto.
Perché sì, l’Ice non ha smesso di far retate; ora le fa con più discrezione. Tutto questo non conta, o meglio non esiste, nella visione del mondo secondo questa sorta di MacArthur in sedicesimo che, chissà, potrebbe voler essere, più che un MacArthur, un De Gaulle. O qualcun altro, anche in Italia, ma altri nomi non ne facciamo.
Se il buen retiro è la sua casa in North Carolina e l’orizzonte è il Tennessee, questo non vuol dire che sia rimasto fermo a contemplare le praterie. Al contrario: è stato anche in Europa a stringere legami con le destre continentali.
Al momento non risultano contatti in Italia, ma in Portogallo c’è stato e anche in Romania. Ha rilasciato interviste a testate della destra francese in cui come esempi ha indicato il famigerato direttore della Cia J. Edgar Hoover e, per restare in tema di stellette, George Patton e persino Erwin Rommel.
In Romania, per mettere le cose in chiaro, si è fatto il selfie con la tomba di Vlad l’Impalatore, principe di Valacchia trasmigrato nella cultura popolare con il nomignolo di Dracula. Gli impalati, ha avuto cura di spiegare, erano turchi ottomani, islamici invasori, e gli impalatori una sorta di Border Patrol ante litteram.
Alla fine di ogni trasferta, per parlare agli Young Republicans di New York come al Save Heritage Indiana, torna a casa in North Carolina. A rivedere le bozze. Il comandante ha scritto un libro: titolazione riservatissima, contenuti si promette risolutivi. Lui anticipa: “Sarà un libro di verità, leadership e filosofia”. Di più non si dimandi, ma è difficile che il mondo vi sia descritto come qualcosa che marcia nella direzione giusta. Lui, disilluso e deluso, ci ha bevuto su.
La sua seconda fatica è infatti dedicata alla creazione e al lancio del whiskey del Comandante, che troneggia sull’etichetta nera a caratteri aurei, tra foglie di alloro e Old Glory al vento. “Per la tribù”, si legge sotto, e poi: “Deportiamoli tutti”. Lo produce un tizio, in Florida, che candidamente ha ammesso alla Cnn di contare sull’effetto pubblicitario delle controversie presenti, passate e future. […]
Ma di sola rivalsa per una cacciata ritenuta ingiusta si può trattare? Qualcosa bolle e l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, che a novembre potrebbero essere un colpo non da poco per un Trump accusato di scarso rendimento, smuove le acque. Un sito che lo vuole presidente è già partito. Lui, come altri generali e comandanti prima di lui (sia chiaro, il riferimento è a MacArthur), nicchia ma ci pensa. “Un’opzione interessante, la tengo aperta” dice e non dice.
(da agenzie)
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