“I COMPARI” LA RUSSA E BOCCIA E IL TRAPPOLONE SULLA LEGGE ELETTORALE. A PALAZZO MADAMA IL PRESIDENTE DEL SENATO LASCIA CHE LE OPPOSIZIONI PRESENTINO UN SUB-EMENDAMENTO CHE CHIEDE DI INTRODURRE PREFERENZE LIBERE. IL CAPOGRUPPO DEM BOCCIA SFIDA GIORGIA MELONI: “DIMOSTRI COERENZA. TOGLIAMO I CAPILISTA BLOCCATI. MA FORZA ITALIA E LEGA ACCETTANO?”
L’APERTURA DELLA DUCETTA PROVOCA UN TERREMOTO TRA GLI ALLEATI – TAJANI FA SAPERE CHE LA ROTTURA DEL PATTO DI MAGGIORANZA AVREBBE UN EFFETTO IMMEDIATO: LA LEGGE ELETTORALE FINIREBBE IN UN VICOLO CIECO “UN MINUTO DOPO” … NELLA LEGA METÀ DEL GRUPPO NON RISPONDE A SALVINI, IMPOSSIBILE PREVEDERNE LA REAZIONE – I VERTICI DI FI E CARROCCIO SOSPETTANO CHE LA RUSSA E MELONI SI MUOVANO IN MODO COORDINATO PER SGAMBETTARLI … LA TENTAZIONE DELLA PREMIER DI TENERE IN VITA IL ROSATELLUM (E DUNQUE I COLLEGI UNINOMINALI) PER RAFFORZARE IL “VOTO UTILE” CONTRO VANNACCI
Sembrano due compari di Pirandello, Ignazio e Ciccio, La Russa e Boccia, e la novella è
“La Trappola”. La legge elettorale rischia di finire nella giara. Si vota al Senato l’emendamento sulle preferenze ma La Russa lascia subemendare le opposizioni e le opposizioni chiedono di estendere le preferenze.
Meloni è tentata dal dire sì. Sentiamo Boccia, compare uno: “Meloni vuole le preferenze? Servita. Dimostri la coerenza. Togliamo i capilista bloccati. Ma FI e Lega accettano?”. Ma perché La Russa ha acconsentito? Torniamo a Boccia: “Diciamo che La Russa è un presidente democratico”. E’ la legge elettorale a sonagli.
E’ chiaramente quella che in politica viene chiamata una trappola parlamentare e alla fine potrebbe perfino trovare il modo per scivolare verso le elezioni subito. Se l’opposizione sposa le preferenze, una battaglia di coerenza di Meloni, e FdI si tira indietro, qual è il risultato per Meloni? Dice Boccia, il compare uno:
“Ci perde la faccia. Fa la figura dell’incoerente”. Oppure? “Riparte da zero, rimette in discussione l’accordo con Tajani e Lega”. Oppure? “Oppure si tiene il Rosatellum, la legge che le permetterebbe ancora di pareggiare. Per Meloni è meglio votare con il Rosatellum ma non dirlo”. Ma come è nata questa “trappola”? Il compare uno, Boccia: “La politica non ammette dilettantismo.
Diciamo che in estate quando tutti erano sotto l’ombrellone, io…”. E Ignazio… In FdI viene convocato un gabinetto di guerra a Via della Scrofa. Fermiamo il presidente della commissione Affari Costituzionali, di FdI, Andrea De Priamo. Presidente, ma perché La Russa ha lasciato subemendare? E De Priamo: “Boh”. Digiamolo? In teoria per via del regolamento, perché compare due è il presidente del Senato, al che Alessandro Alfieri, senatore del Pd, insuperabile: “La Russa e il regolamento? Ma chi, La Russa il presidente più politicamente scorretto della storia italiana?”. E qui si comincia a pensare male.
L’accordo Meloni-Tajani-Salvini è blindato sui capilista e mettere in discussione i capilista equivale a mettere in discussione l’intera legge
Il compare uno, Boccia, che è poi l’artefice della trappola (l’emendamento è firmato da Nicola Irto) suggerisce di guardare a Vannnaci: “Meloni non farà l’accordo con Vannacci, preferirà morire in piedi, in nome della coerenza. Salvini e Tajani invece si potrebbero perfino alleare, sono due azzoppati che camminano, loro sì ma Meloni no. E si perde”. Il primo a capirlo sarebbe stato il compare due, La Russa, infastidito da Tajani e Salvini che lo trattano da vecchio zio rompiscatole. Solo che arriva in soccorso il compare due, Boccia: “Ignazio fa politica da quarant’anni”. E’ come se camminassero a braccetto solo che a ogni loro passo la legge si asciuga e si colora.
La soglia resta al 42 per cento (avevano provato ad abbassarla al 41 per cento), sulla norma anticespugli non c’è accordo con Forza Italia perché l’ultima fantasia a destra può essere: e se presentiamo tante liste civetta per fermare Vannacci? Si è partiti con la stabilità, il pareggio, infine è arrivata la paura, la sensazione che la migliore legge resta forse il Rosatellum. Il compare uno, Boccia, ricorda: “A Meloni importa soltanto arrivare prima, anche solo per poter dire in nome della coerenza che il governo con Vannacci non lo fa. Rischia di stare all’opposizione e fare la seconda di Vannacci”.
Mentre Ciccio e Ignazio? Conoscono le virtù del pareggio, dei governi che si formano con le esplorazioni, i caminetti. I pigri lo chiamano inciucio ma è meglio definirlo “l’inciccio”, l’inghippo che porta all’intreccio. Sono compari e oggi simili a quei due contadini che Pirandello fissava in una immagine: “Uniti da un’antica rivalità trasformata in emulazione, vivono in perfetta parità, sostenendosi a vicenda anche con le rispettive famiglie, cresciute nello stesso cortile”.
(da agenzie)
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