LA STAR DELLA DISTOPIA
QUELLO CHE SPAVENTA E’ UN COSI’ SMISURATO POTERE ECONOMICO E PER OSMOSI ANCHE POLITICO
Del documentario su Musk presentato a Venezia si parla molto, e per la comprensibile ragione che un uomo così potente non dispone di una storia limpida né di una personalità rassicurante. Ma viene da dire che di Musk si dovrebbe parlare comunque, anche se fosse la reincarnazione di Galileo e avesse dimostrato le doti filantropiche di Madre Teresa. Perché quello che spaventa, a prescindere dalla persona, è un così smisurato potere economico, e per osmosi anche politico, nelle mani di un solo individuo.
Un potere e un patrimonio da Ancien Régime, premoderni e predemocratici. Tali da consentirgli di rilanciare in proprio, come un business tra i tanti, quella esplorazione del cosmo che fino a pochi decenni fa era tipicamente affare degli Stati e lui ha trasformato in accaparramento di spazi, esperienze, ricchezze sottratte alla disponibilità collettiva. C’è da chiedersi se la Compagnia delle Indie, forse la più rapinosa e organizzata protagonista della spoliazione coloniale, poté godere di una libertà d’azione paragonabile.
È evidente che molti parametri di perequazione e di controllo tipici della società di mercato “classica”, per esempio l’antitrust, per esempio la progressività del prelievo fiscale, sono saltati come birilli, negli Stati Uniti e altrove. Anche sotto governi dem ciechi e sordi di fronte alla nascita di un mostro come le tecno-oligarchie. Certo va riconosciuto che Musk incarna con zelo inimitabile, quasi cinematografico quel mostro: la sua megalomania, il suo dispotismo, il suo maschilismo tragicomico sono l’illustrazione perfetta di una distopia diventata realtà.
(da Repubblica)
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