“I VIP IN TRIBUNA? SONO LORO CHE VOGLIONO VENIRE. IL COMO SI STA FACENDO UN NOME COME BRAND DI LUSSO”. MIRWAN SUWARSO, PRESIDENTE DEL CLUB LARIANO SPIEGA COME IL COMO SIA UNA GIGANTESCA OPERAZIONE DI MARKETING
“LE VENDITE ONLINE? PRIMA IL BACINO D’UTENZA ERA QUASI SOLTANTO COMO E PROVINCIA, ADESSO LE PRIME CINQUE CITTÀ PER ORDINAZIONI SONO LONDRA, PARIGI, ROMA, MILANO E NEW YORK. E CONTRO LO UNITED SUGLI SPALTI CI SARÀ L’ATTORE CILLIAN MURPHY” – IL POSTO IN TRIBUNA CEDUTO AL TIFOSO ANZIANO, I CONSIGLI PER LO SVILUPPO DELLA SERIE A
Oggi al Como lavorano in trecento, in grandi open space dall’aria internazionale. Nel
2019 erano in cinque, l’ufficio in un sottoscala del Sinigaglia, che stasera contro il Lipsia si apre al mondo: sul Lago non era mai arrivata nessuna coppa internazionale, figurarsi la Champions.
Lo stadio è stato messo a punto dopo un’estate di corsa, come di corsa va la squadra: c’è il rischio che, a forza di bruciare le tappe, si scotti irrimediabilmente? Lo chiediamo a Mirwan Suwarso, il presidente. […]
Perché ha ceduto il suo posto in tribuna a un tifoso anziano?
«Perché per Como è un giorno storico ed è giusto che lo viva chi lo segue da sempre e non ha trovato il biglietto, visto che abbiamo dovuto ridurre la capienza a 10mila posti. Io vedrò la partita dove potrò».
Il vostro allenatore ha detto che siete 5-6 anni in anticipo sui piani: siete arrivati in alto troppo presto?
«Dal punto di vista delle infrastrutture sì, la parte commerciale non è ancora pienamente sviluppata. Siamo una piccola città con un piccolo stadio, una partita a San Siro ne vale otto al Sinigaglia, in termini di ricavi, e i diritti tv premiano chi ha storia e titoli: sfidiamo dei giganti. In campo è più facile, se giochi bene vieni ricompensato, mentre per vendere il nostro merchandising dobbiamo essere in grado di produrlo e distribuirlo. Stiamo ancora recuperando il terreno».
Città piccola, stadio piccolo, platea di tifosi limitata: non siete già arrivati al limite del vostro possibile sviluppo?
«La base di tifosi locali, sì, è limitata, ma quella che possiamo coinvolgere a livello globale è illimitata. Dipende solo dalla nostra capacità di crescere attraverso marketing, branding e comunicazione. Prendiamo le vendite online: prima il bacino d’utenza era quasi soltanto Como e provincia, adesso rappresenta il 14% e le prime cinque città per ordinazioni sono Londra, Parigi, Roma, Milano e New York.
Sui social abbiamo una crescita pazzesca perché raccontiamo una storia. Non parliamo soltanto di calcio, ma di chi siamo come persone, di chi siamo come luogo. Su YouTube si trovano piccoli documentari su Como, non interviste post-partita. È su questo che il calcio italiano dovrebbe puntare».
Vale a dire?
«Che cos’ha la Premier rispetto a noi? I soldi. Ma noi abbiamo storia, arte, cibo e passione. Squadre di città belle come Lecce o Salerno possono avere grande attrattiva».
«Se valorizziamo i nostri tesori, in 5-10 anni la A torna al livello degli anni 90. Il valore di un campionato è definito dalla forza della sua squadra più debole, è questo che distanzia la Premier dalle altre leghe».
A proposito di Fabregas: lui è allenatore, azionista, manager. Può esistere un Como senza di lui?
«Sono esistiti un Barcellona senza Cruyff, un Milan senza Sacchi, un’Inter senza Herrera. Chi resta in un club per sempre? Solo Ferguson ci è andato vicino. Cesc ha costruito per il club e non per sé stesso e la sua impronta resterà per sempre, ma verrà il giorno in cui se ne andrà e quando accadrà dovrà aiutarci a individuare il suo successore, perché altrimenti il metodo e i giocatori che ha portato qui andrebbero sprecati».
Il Como è da scudetto?
«Dopo tre partite? Questa è una stagione difficile, con tante prime volte per noi, compreso il peso del pronostico. Riusciremo a gestire tutto questo? Nessuno lo sa».
Vedremo ancora stelle di Hollywood in tribuna oppure il Como è ormai più glamour di loro?
«Contro lo United ci sarà Cillian Murphy, ma non siamo noi a invitarli, sono loro che vogliono venire. Il Como si sta facendo un nome come brand di lusso».
Come possono i tifosi portare il lusso nel cuore?
«Un conto è l’immagine che vogliamo diffondere nel mondo, ma il Como è dei comaschi, è per questo che in curva i prezzi sono gli stessi di quando eravamo in C. Ci consideriamo ospiti, non proprietari, l’identità locale deve restare autentica».
(da Repubblica)
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