L’EVOLUZIONE DELLA BESTIA
PER L’AMMNISTRAZIONE TRUMP L’ONESTA’ E’ UN OPTIONAL
Si può mentire? Dipende se la menzogna serve, funziona, fa prevalere chi la pronuncia. Si può
imbrogliare? Come sopra: se l’imbroglione vince, certo che si può. Aggiungete alla lista del “si può fare, basta che funzioni” altre possibili azioni considerate in genere disoneste o vergognose, e avrete l’essenza umana (prima ancora che politica) del trumpismo: sottomettere il prossimo a qualunque costo e con qualunque mezzo, perché è il fine che giustifica i mezzi.
Non lo dicono gli oppositori di Trump. Lo dicono, anzi lo rivendicano, i componenti del suo staff di comunicazione social, molto abili nella pratica del rage baiting (adescamento/provocazione per suscitare rabbia): si pubblicano contenuti urtanti o falsificanti o illeciti, per esempio usando la canzone di un artista progressista come colonna sonora dei rastrellamenti dell’Ice, per provocare i “buonisti” (direbbero i trumpiani delle nostre parti), le “anime belle”, l’opinione pubblica dem, i giornali e gli intellettuali attenti al rispetto dei diritti. Il contenuto diventa virale, ed è solo questo che importa. La reputazione di chi lo pubblica non ha alcuna rilevanza: quello che conta è l’effetto mediatico.
Torna in mente “la Bestia” di Salvini, ma eravamo al paleolitico rispetto alla potenza di fuoco che oggi può garantire l’IA. Colpisce, soprattutto, il cinismo e la disonestà di un modo di comunicare che annulla le categorie del vero e del falso, della lealtà e della truffa, pur di ottenere visibilità — senza contare la soddisfazione di avere fatto imbufalire l’avversario politico.
Come spiega il capo dello staff, Kealen Dorr (traggo la citazione dal Post) bisogna “essere spudorati nel perseguire gli obiettivi dell’amministrazione con ferocia, rapidità, incisività”. L’onestà? Chi se ne frega.
(da Repubblica)
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