Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
MA IL “DOGE”, CHE NON HA “IL MINIMO INTERESSE PER LE CARICHE DI PARTITO”, INSISTE SUL DOPPIO PARTITO FEDERALE SUL MODELLO TEDESCO DELLA CDU-CSU
I deputati che si sfilano, i sondaggi che fanno paura, Vannacci che guadagna terreno
e parlamentari. Per la Lega, per Matteo Salvini, è il momento di cambiare per non colare a picco. Probabilmente è arrivato anche alle orecchie di Salvini quello che si dice da giorni. In vista del «ritiro» leghista del 4 e 5 luglio, c’era chi andava organizzando il «golpe»: un documento per chiedere un congresso straordinario della Lega. Obiettivo massimo: l’avvicendamento al vertice, Luca Zaia al posto di Salvini. Probabilmente non si arriverà a tanto. E di certo, Luca Zaia non conferma nulla. Ma in corso ci sarebbe una trattativa per arrivare a luglio con la proposta di nuovo assetto: l’ex governatore vice segretario unico della Lega, con l’azzeramento degli attuali numeri due: Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani. Una rivoluzione che nessuno vuole confermare mettendoci la faccia.
Certo è che i vicini a Luca Zaia battono forte su un tasto: l’ex governatore non «ha il minimo interesse per le cariche di partito». Quello che gli sta a cuore sono i «contenuti». Quali?
Forse quel doppio partito federale sul modello tedesco della Cdu-Csu che il Doge non si stanca di rilanciare? Partito nazionale e partito del territorio.
Probabile che così attrezzata, con Luca Zaia in posizione da bomber, la Lega potrebbe raddrizzare la rotta verso le Politiche 2027. Se ne saprà di più forse mercoledì, quando il Consiglio federale si riunirà anche per ascoltare le «comunicazioni del segretario».
(da Corriere della Sera)
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Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
IL PROCESSO È STATO FISSATO AL 21 SETTEMBRE PROSSIMO … AL CENTRO DELL’INCHIESTA C’È UN PRESUNTO “SFORAMENTO” DEL TETTO DI SPESA ELETTORALE INTORNO AI 300 MILA EURO
L’ex sindaco di Venezia Luigi Brugnaro è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali, relativamente alla campagna per le amministrative del 2020. Il processo è stato fissato al 21 settembre prossimo.
Assieme a Brugnaro sono stati rinviati a giudizio, a vario titolo per falso e finanziamento illecito, anche il capo di gabinetto di Brugnaro, Morris Ceron, Walter Bianchi, del Consorzio produzione e sviluppo Nordest, e Adriano Giugie,
mandatario delle spese elettorali. Al centro dell’inchiesta, un presunto “sforamento” del tetto di spesa elettorale intorno ai 300mila euro.
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
PD E M5S: “ENNESIMO DISASTRO, IL GOVERNO IMPLODE. A PAGARE SANNO ANCORA UNA VOLTA FAMIGLIE E CITTADINI”
Per il momento, il centrodestra resta in silenzio. Le opposizioni, invece, attaccano il
centrodestra per aver affossato la riforma Schillaci sui medici di famiglia. “Il governo implode”, “nuovo fallimento della maggioranza”, “ennesimo disastro”, attaccano Pd e M5S.
Ilenia Malavasi, deputata Pd e capogruppo in Commissione affari sociali chiede al ministro Schillaci “di riferire immediatamente in Parlamento sullo stato delle case di comunità, sui rischi di inadempienza rispetto agli obiettivi Pnrr e su quali strumenti alternativi intende mettere in campo, se ne è ancora capace, per garantire ai cittadini italiani una sanità territoriale degna di questo nome. Siamo di fronte allo spettacolo imbarazzante di un governo e di una maggioranza allo sbando e di un ministro commissariato – osserva – Il governo Meloni non è caduto su una proposta dell’opposizione. È imploso su un provvedimento che aveva costruito da solo, in casa propria, con le mani dei suoi ministri, dei suoi presidenti di Regione, dei suoi assessori. Schillaci spingeva. Rocca firmava. Bertolaso annunciava. E nel frattempo, a Roma, i parlamentari di FdI e Forza Italia lavoravano nell’ombra per far saltare tutto, con il sottosegretario Gemmato che, secondo quanto emerge, incontrava i sindacati medici per rassicurarli che la riforma non avrebbe visto la luce”. Anche per il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia “le divisioni nella maggioranza stanno affossando anche quella che doveva essere la riforma Schillaci sui medici di famiglia. E ora a rischio sono le Case di comunità e gli Ospedali di Comunità finanziati con le risorse del Pnrr. La destra è divisa, schiava di chi preferisce la privatizzazione della sanità, e una riforma che aveva avuto l’ok delle regioni ora viene affossata. È l’ennesimo annuncio che questo governo non realizza e a pagare saranno ancora una volta famiglie e cittadini. Sono al tutti contro tutti sulla pelle degli italiani. Per colpa del governo Meloni e delle sue divisioni rischiamo che risorse e investimenti importarti per rafforzare la sanità territoriale diventino inutili e sprecati – conclude Boccia – Si conferma che il bilancio di quasi quattro anni di governo Meloni è sempre lo stesso: tanti annunci, zero risultati e una sanità pubblica sempre più privatizzata”. E Ylenia Zambito, senatrice dem, aggiunge: “L’Italia aveva l’occasione di utilizzare le risorse europee per costruire una sanità più vicina alle persone. Oggi vediamo invece ritardi, divisioni e assenza di visione. È il bilancio di quasi quattro anni di governo: tanti annunci, pochi risultati e una sanità pubblica sempre più in difficoltà”.
Per il M5S si fa sentire Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato e capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Affari sociali: “Ancora una volta prevalgono i veti, le resistenze corporative e gli interessi organizzati, mentre i cittadini continuano a fare i conti con carenza di medici, servizi territoriali insufficienti e Case della Comunità che rischiano di rimanere scatole vuote. Il governo trovi il coraggio di scegliere l’interesse generale e di realizzare quelle riforme che tutti riconoscono come necessarie per garantire una sanità pubblica moderna, efficiente e vicina ai bisogni delle persone”. Per Castellone “il sostanziale fallimento della riforma della medicina generale, proposta dal ministro Schillaci e appoggiata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, certifica l’incapacità di questo governo di affrontare uno dei principali nodi della sanità italiana”. E Andrea Quartini, deputato del M5S in commissione Affari sociali e
coordinatore del Comitato salute e inclusione sociale del M5S, aggiunge: “A poche settimane dalla scadenza dei progetti del Pnrr, lo scontro tra maggioranza e governo si tradurrebbe anche in un colpo di grazia per la riforma della sanità territoriale e delle case di comunità. Come se non bastassero i tagli al numero delle strutture e l’incapacità nel realizzarle, ora queste rischiano seriamente di restare senza personale, in sostanza delle scatole vuote senza la possibilità di erogare servizi. Un autentico disastro, l’ennesimo, che ricade sulla pelle dei cittadini”.
FdI e FI non commentano. Il dipartimento Sanità della Lega, invece, fa sapere in una nota che “da sempre ha espresso forti dubbi sulla riforma Schillaci delle cure primarie, impostata quasi esclusivamente sul cambio di tipologia contrattuale dei medici di famiglia e sull’obbligo di presenza nelle case della comunità. Da oltre due anni abbiamo depositato al Senato un disegno di legge concreto e pragmatico che punta a valorizzare le aggregazioni tra medici per offrire più servizi ai cittadini, ridurre drasticamente la burocrazia che grava sui professionisti e rafforzare l’assistenza territoriale di base, evitando così di intasare ulteriormente gli ospedali – si legge – Crediamo che la salute dei cittadini si tuteli con soluzioni operative e di buonsenso, non con imposizioni ideologiche o modelli rigidi che rischiano di lasciare vuote le strutture finanziate dal Pnrr. La Lega è pronta a lavorare per una vera riforma condivisa che metta al centro medici e pazienti, non la sola ridefinizione del contratto di lavoro”.
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
IL “CORRIERE DELLA SERA”: “C’È CHI PRETENDE CHE I PRECETTI BIBLICI SIANO ANTEPOSTI ALLE LEGGI DEGLI UOMINI MENTRE TRA I GIOVANI DELUSI DAGLI INSUCCESSI DEI PROGRESSISTI PRENDE PIEDE UN’ESTETICA DELLA FORZA. L’EROISMO CONTRAPPOSTO ALL’UOMO INSETTO DEL MONDO DI OGGI, DESCRITTO COME CONFORMISTA, PRIVO DI VITALITÀ”
L’era Trump finirà davvero nel 2028? La domanda vera è se, svanito il vecchio establishment, prevarranno i tecno-oligarchi (Peter Thiel, Elon Musk e altri, coi loro referenti politici e ideologici) o se la spunteranno i conservatori tradizionalisti e integralisti: gli alfieri di un nazionalismo cristiano che si sta diffondendo in America anche tra i giovani conservatori (Charlie Kirk, assassinato 9 mesi fa era il leader più seguito).
C’è chi pretende che i precetti biblici siano anteposti alle leggi degli uomini mentre
tra i giovani delusi dagli insuccessi dei progressisti prende piede un’estetica della forza.
L’eroismo contrapposto all’«uomo insetto» del mondo di oggi, descritto come conformista, privo di vitalità. Un mosaico di movimenti, dalla teocrazia evangelica del pastore Douglas Wilson all’illuminismo oscuro di Curtis Yarvin: per lui la democrazia Usa è un esperimento fallito, da sostituire con un monarca assoluto che governa come il Ceo di un’azienda affidandosi a un’intelligenza artificiale che ci porterà in un mondo post umano.
Con Dentro la testa di Trump , pubblicato di recente da Mondadori, Mattia Ferraresi ci guida in un viaggio spericolato tra questi filosofi, influencer, teologi, costruttori di sottoculture estreme.
Uno scontro fra techbro e theobro («bro» nell’inglese colloquiale indica legami amicizia un po’ tribali) che potrebbe sembrare un fenomeno estremo ma marginale. Se non fosse che Yarvin ha, fra i suoi seguaci, JD Vance e figure come Michael Anton, scelto da Trump per dirigere la pianificazione della politica estera, mentre tra i fan del pastore Wilson ci sono il ministro della Guerra Pete Hegseth e Russell Vought, il direttore del bilancio che trasforma i voleri del presidente in atti di governo.
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
NEL FRATTEMPO SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI SI CONFRONTANO PER FARE OSTRUZIONISMO: PRESENTERANNO INSIEME EMENDAMENTI PER CANCELLARE DEL TUTTO IL TESTO O UNA SUA PARTE
Sono i binari paralleli della legge elettorale: il centrodestra va avanti a tambur
battente, le opposizioni mettono a punto una strategia comune per intralciarne la fretta.
Mentre in commissione Affari costituzionali la maggioranza si votava da sola il Melonellum bis come testo base per la riforma, la segretaria Pd Elly Schlein, il presidente M5S Giuseppe Conte e i co-leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono confrontati in una riunione via Zoom sui prossimi passaggi parlamentari.
E del resto la tattica da adottare, a sinistra, è ancora lungi dall’essere definita. Il punto fermo – condiviso – è la contrarietà alla proposta del centrodestra: sbagliata nel metodo e nel merito. Condivise sono pure le buone intenzioni: una forma di “coordinamento” sulle modifiche in commissione ci sarà. Ma fino a che punto è ancora da capire.
Di certo i tre partiti – con +Europa e Iv –presenteranno insieme degli emendamenti soppressivi, ovvero quelli mirati a cancellare del tutto il testo o una sua parte. Potrebbe invece essere più difficile proporre un modello alternativo.
Conte vorrebbe mandare un segnale e depositare, tra gli emendamenti, una “contro-riforma”: proporzionale puro con le preferenze. Su carta è un assetto che da sempre non dispiace nemmeno ad Avs. Riccardo Magi di +Europa metterà sul piatto un Mattarellum.I dem invece esitano davanti all’idea stessa di indicare un sistema concorrente: «La nostra linea è un’altra: il parlamento deve essere impegnato a parlare dei problemi degli italiani, non di seggi e collegi», ragiona Marco Sarracino, responsabile Sud della segreteria.
La prossima settimana gli sherpa di Pd, M5S e Avs si vedranno per i dettagli operativi. Ieri la presidenza della commissione ha fissato la scadenza per gli emendamenti a giovedì prossimo, 11 giugno.
La data inizialmente prospettata alle opposizioni era addirittura l’8 giugno, lunedì prossimo. Appena tre giorni dalla seduta (ieri) in cui è stato votato il testo base. Tale è la smania di fare presto della maggioranza.
«Una tempistica inaudita e provocatoria, stanno umiliando il parlamento», hanno sottolineato in una nota i capigruppo di minoranza in commissione Simona Bonafè, Filiberto Zaratti, Alfonso Colucci, Maria Elena Boschi, Riccardo Magi e Matteo Richetti. Il voto delle modifiche sarà condensato dal 16 al 23 giugno. Poi l’approdo in aula il 26.
L’obiettivo del centrodestra – su spinta di Chigi – ormai è noto: primo ok alla Camera a luglio con tempi contingentati, approvazione definitiva al Senato con fiducia entro agosto. Tant’è che Lega, FI, FdI e Noi Moderati sarebbero orientati a non presentare emendamenti in commissione (del resto cadrebbero se si decidesse di andare in aula senza mandato al relatore) ma solo in assemblea.
A destra si distingue Roberto Vannacci: «Legge scandalosa, ci batteremo per le preferenze».
(da Repubblica)
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Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
“ALMASRI MI HA PICCHIATO E ORDINAVA ALLE GUARDIE DI FARE LO STESSO”
“La Libia per me è stata un inferno, perché è un Paese in cui i migranti non vengono rispettati e dove rifugiati e persone in movimento non trovano alcuna sicurezza”. A parlare è Lam Magok, cittadino sudsudanese che durante il suo viaggio migratorio attraverso la Libia è stato detenuto e torturato nelle carceri di Al Jadida e Mitiga, strutture sotto il controllo di Osama Almasri. La testimonianza di Magok è stata raccolta da Fanpage.it e trasmessa in esclusiva durante l’ultima puntata di Scanner Live. Il suo racconto riflette la figura di Almasri, destinatario di
un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità commessi nei confronti di migranti e detenuti in Libia.
Per lui la permanenza nel Paese nordafricano è stata piena di arresti, respingimenti e detenzioni illegali. “Ho provato ad attraversare il mare sei volte, ma ogni volta sono stato riportato indietro in Libia. La vita lì era terribile: un giorno eri in prigione, il giorno dopo eri fuori e poi di nuovo dentro”, racconta Magok. Dalle sue parole emerge anche una totale perdita di controllo sulla vita quotidiana: “Per dormire dovevi aspettare che qualcun altro si alzasse, perché non c’era spazio per tutti”, racconta. “Riuscivi a riposare forse due ore e poi dovevi lasciare il posto a un’altra persona”. Anche i bisogni più elementari erano sottoposti a rigide limitazioni: “Per andare in bagno dovevi aspettare il permesso. C’era una persona che decideva quando potevi farlo e quando no”.
Dopo tre mesi trascorsi nella prigione di Al Jadida, Magok racconta di essere stato trasferito nel centro di detenzione di Mitiga, dove sarebbe rimasto per altri sei mesi: “La situazione era ancora peggiore. Le persone morivano lì dentro”. Lì ha vissuto alcuni degli episodi più violenti: “A un certo punto abbiamo tentato di fuggire dopo essere stati portati fuori per lavorare. Ci hanno catturati e riportati in carcere. Io e altri cinque migranti siamo stati torturati. Ci hanno rinchiusi in una piccola stanza di isolamento dove subivamo torture”.
Il passaggio più crudo della testimonianza riguarda proprio il ruolo attribuito ad Almasri: “Mi ha picchiato. Ha picchiato me e ha picchiato anche altre persone. Quando non lo faceva direttamente, ordinava alle sue guardie di farlo al posto suo”. Si tratta dello stesso uomo che il governo Meloni ha riportato in Libia, indisturbato, con un volo di Stato, pochi giorni dopo averlo arrestato a gennaio del 2025.
Le parole e il vissuto di Lam Magok sono anche ciò che, insieme a molte altre testimonianze, ha dato un’ulteriore spunta alla prosecuzione giudiziaria nei confronti di Almasri (e dell’esecutivo italiano). Le accuse della Corte penale internazionale nei suoi confronti sono corroborate dai racconti di chi sostiene di averlo incontrato nelle carceri libiche. Il procedimento è fermo perché si sono perse le tracce del militare, arrestato a novembre 2025 in Libia (secondo quanto hanno riportato i media locali) dopo un cambiamento negli equilibri di potere tra le milizie locali. Non è noto dove si trovi oggi, e le autorità libiche non hanno mostrato alcuna intenzione di consegnarlo all’Aja.
Certo è che proprio Almasri, pochi mesi prima, si trovava in un carcere italiano. La decisione di liberarlo, mettendo i rapporti con la Libia e le politiche migratorie prima del diritto internazionale, è il motivo per cui l’Italia verrà giudicata dall’Assemblea degli Stati parte della Corte penale internazionale a dicembre.
(da Fanpage)
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Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
LO SPIEGA L’ECONOMISTA ROVENTINI
L’Unione europea ha concesso all’Italia e agli altri Stati Ue più “flessibilità” nei conti
pubblici per fare fronte al caro energia. Ma questa mossa non basterà per salvare la manovra 2027 del governo Meloni. L’esecutivo puntava a una legge di bilancio ricca prima delle elezioni, invece si trova “tra l’incudine e il martello”. Lo ha detto l’economia Andrea Roventini a Fanpage.it.L’Unione europea è venuta incontro alle richieste dell’Italia (e non solo) e ha aperto alla possibilità di allentare i vincoli di bilancio: il governo potrà usare fino a 14 miliardi di euro in due anni per affrontare il caro energia senza che questo pesi nelle valutazioni europee sui conti pubblici. Andrea Roventini, professore ordinario di Economia politica e direttore dell’Istituto di economia della Scuola superiore Sant’Anna, ha risposto alle domande di Fanpage.it sulla situazione economica in cui si trova il governo Meloni adesso: da una parte la maggioranza ha esultato per la “vittoria” in Europa, ma dall’altra i problemi dei conti restano gli stessi. E così, la legge di bilancio di fine anno rischia di essere povera, basata al massimo su bonus e mancette elettorali in vista del voto.
Professore, i problemi economici per il governo sono iniziati prima della crisi in Iran, quando non è riuscito a rientrare sotto il 3% del deficit. Che effetto ha avuto?
Il governo si era dato da solo l’obiettivo di rientrare sotto il 3% del deficit prima della scadenza. Era l’unico obiettivo che si era dato per la sua politica fiscale tutto sommato di austerità, in linea con il governo Draghi, e ha fallito.
Ma attenzione: non aver raggiunto il 3%, di per sé, non avrà un impatto negativo sull’economia italiana. Ce l’ha solo sulla credibilità del governo. Paradossalmente, si può sostenere che l’impatto sui conti pubblici potrebbe essere positivo. Infatti, se fossimo arrivati sotto il 3%, molto probabilmente il governo avrebbe sfruttato l’occasione per fare della spesa pubblica ‘cattiva’, aumentando le spese sulla difesa. Cattiva perché avrebbe aumentato il deficit e il debito senza stimolare veramente l’economia, dato che compriamo più del 50% degli armamenti dall’estero.
Il problema però è che l’Italia si è già impegnata ad aumentare le spese per la difesa. Quindi il governo ora deve affrontare il caro energia, arrivato in modo inaspettato, e allo stesso tempo tenere fede alle promesse fatte alla Nato e all’Europa sul riarmo…
Innanzitutto, questo shock energetico non è inaspettato
In che senso?
Il governo sta pagando le sue scelte sbagliate di politica energetica. Dopo lo shock energetico precedente, scaturito dalla guerra in Ucraina, il governo ha scelto di nuovo – in continuità con Draghi – di seguire l’Eni e di puntare tutto sul gas. Si è sostituito il gas russo con gas USA e del Qatar. È ovvio che se il gas liquefatto del Qatar non arriva più, manca una fonte rilevante di approvvigionamento. Così dobbiamo comprare ancora più gas statunitense, che costa molto di più con un serio aggravio della nostra bolletta energetica.
L’esecutivo ha fatto annunci mirabolanti sul nucleare, ma non è neppure riuscito trovare un sito per il deposito delle scorie. Infine, in questa frenesia gas-nuclearista non ha puntato sulle rinnovabili, dove gli investimenti sono inferiori agli obiettivi e non si sono sbloccate le procedure burocratiche.
Un dato interessante emerge paragonando l’Italia alla Spagna. Madrid, investendo massicciamente nell’energia solare ed eolica è riuscito a disaccoppiare quasi completamente il prezzo dell’elettricità dal prezzo del gas. Per il 75% del tempo, il prezzo dell’elettricità in Spagna è fatto solo dalle energie rinnovabili e quindi è molto più basso. All’opposto, l’Italia è il Paese europeo con la maggiore dipendenza energetica estera e il costo dell’energia elettrica è in alcuni casi il doppio rispetto ad altri membri dell’UE.
A fronte di tutto questo, il governo deve appunto trovare i fondi per affrontare lo shock energetico e anche per il riarmo. La nuova ‘flessibilità’ concessa dall’Unione europea, che il centrodestra ha salutato come un grande successo, aiuterà l’Italia? E semplificherà la strada verso la manovra 2027
La Commissione europea avrebbe dovuto essere più ambiziosa e lanciare un vero piano anticrisi come ha fatto con il Next Generation EU durante la pandemia. Tale piano avrebbe dovuto prevedere un debito europeo per finanziare una politica industriale verde e decarbonizzare le economie Ue. Ciò avrebbe stimolato le economie europee, creato occupazione e aumentato l’indipendenza energetica dell’Unione.
È arrivato invece un solo un contentino. Ovviamente è meglio di niente, ma la nuova flessibilità concessa dalla Ue sconfessa di fatto la politica energetica del governo degli ultimi quattro anni. Infatti, l’extra deficit non potrà essere usato per tagliare le accise su diesel e benzina, ma per accelerare la transizione verde. La nuova flessibilità europea faciliterà la manovra di bilancio, ma in ogni caso i margini sono molto stretti.
In Italia negli ultimi mesi si è parlato a lungo dell’ipotesi di uno scostamento di bilancio per fare fronte al caro energia. Dopo la concessione dell’Ue è più o meno probabile di prima che il governo faccia questa scelta?
Penso che il governo non sceglierà di andare allo scontro con l’Unione europea. Credo che il governo sfrutterà l’occasione per distribuire un po’ di bonus e mancette per cercare di vincere le elezioni del 2027.
Restando sul tema di un eventuale scostamento di bilancio: farlo oggi, per affrontare il caro energia, complicherebbe le cose in vista della prossima manovra?
Se il governo volesse veramente percorrere questa strada, i rischi per il Paese sarebbero molto elevati. Il problema non è lo scostamento di bilancio, ma cosa si vuole fare con il deficit extra.
Se si affrontasse il rischio di essere bocciati dalla Commissione europea, insieme a tutti i rischi collegati all’incertezza dei mercati finanziari, per trasformare l’economia italiana puntando sull’innovazione e la transizione verde, allora
potrebbe avere senso. Se si fa deficit per calmierare il prezzo della benzina e del diesel, è una scelta molto pericolosa.
Il governo immaginava la prossima legge di bilancio come una manovra ‘da campagna elettorale’, ma la crisi energetica e il mancato obiettivo sul deficit hanno complicato i piani. Rischia di essere la più povera?
Sì, a me sembra che il governo si trovi tra l’incudine e il martello perché il rischio di stagflazione – alta inflazione e brusco calo del PIL – è molto concreto. Spero che decida di sacrificare gli aumenti previsti della spesa militare, perché ha un basso ritorno economico e sarebbe un aumento di spesa solo per soddisfare le richieste di Trump. Immagino il governo farà come al solito il gioco delle tre carte, come quando ha cercato di far passare il ponte sullo stretto di Messina come spesa militare. Ovviamente, non ha funzionato.
C’è poi il rischio che il governo non rispetti gli obiettivi europei per puri calcoli elettorali: ad esempio potrebbe optare per uno scostamento di bilancio per erogare sussidi energetici o tagliare le accise accusando l’Europa “cattiva” di “non permettere di aiutare a sufficienza gli italiani”. Per cercare di vincere le elezioni si esporrebbe l’Italia a un’alta instabilità.
È possibile quindi che arrivi uno scostamento di bilancio più avanti, in vista della manovra?
Non lo escludo completamente. Il governo potrebbe decidere di giocarsi il tutto per tutto. Poi dipenderà dal clima dei mercati finanziari e dalla situazione internazionale. Viviamo in un mondo di policrisi e non sappiamo quello che potrà succedere nei prossimi mesi, sia la guerra in Iran, sia per la bolla dell’intelligenza artificiale che prima o poi scoppierà. Si naviga a vista
Una nota positiva per il governo è che sembra che, purtroppo, l’economia non conti così tanto come in passato per vincere le elezioni. Spesso si riesce a distogliere l’attenzione degli elettori, concentrarla su battaglie identitarie come l’immigrazione. Questa potrebbe essere l’altra strategia per l’esecutivo.
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
LA COPPIA REPLICA: “LEI È UNA BRUTTA PERSONA, UN OMOFOBO” – È DOVUTO INTERVENIRE IL COLLEGA DEL M5S, LUCA PIRONDINI, CHE HA CALMATO MENIA AFFRONTANDOLO A BRUTTO MUSO: “GLI HO DETTO CHE NON DOVEVA AZZARDARSI A DIRE COSE DEL GENERE”
“Niente carezze ed effusioni in pubblico”. Sono passate da poco le 21 e alla lounge Ita dell’aeroporto di Fiumicino, in un attimo, scoppia un battibecco. Protagonista il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia che nota due ragazzi scambiarsi effusioni al tavolino accanto.
Stanno facendo una videochiamata con degli amici scambiandosi qualche carezza, ma questo al senatore meloniano non va bene. Non gli va giù. Non è ammissibile, per lui. Così reagisce: “Ora basta, le effusioni fatele a casa vostra“. Una scena che non passa inosservata.
I due ragazzi protestano, non capiscono cosa hanno fatto di male se non scambiarsi qualche gesto d’amore in pubblico. Ma Menia non ci sta e i due giovani sono costretti a chiamare gli assistenti della lounge Ita di Fiumicino che però non allontanano il senatore di Fratelli d’Italia.
Così a intervenire ci pensa il capogruppo del M5s Luca Pirondini che calma Menia e gli fa capire a brutto muso che non si deve permettere: “Gli ho detto che non doveva azzardarsi a dire cose del genere a una coppia di ragazzi che erano seduti al tavolo e non facevano niente di male, l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa”, racconta il senatore pentastellato. Alla fine i due ragazzi restano per un po’, finchè non raggiungono il gate per il loro volo, indignati.
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2026 Riccardo Fucile
“SE CI ATTACCANO E’ PERCHE’ ABBIAMO INTRAPRESO UNA STRADA DI PIANIFICAZIONE CHE ALTRE REGIONI NON HANNO FATTO”
“Se ci attaccano è perché abbiamo intrapreso una strada complicata di
pianificazione che altre regioni non hanno fatto”. Così la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde ha risposto a una domanda dei giornalisti sull’attacco ricevuto dal Blog di Beppe Grillo, padre fondatore del M5s, in un articolo critico sulla gestione energetica sarda a firma di Marco Bella, già deputato pentastellato, oggi professore associato alla Sapienza.
La governatrice ha difeso il modello sardo contro le speculazioni: “Abbiamo visto territori in Puglia o Toscana trasformati in contesti industriali senza benefici sul prezzo dell’energia. Noi abbiamo scelto di non incentivare i produttori, ma di essere certi che l’energia prodotta vada a beneficio di cittadini e imprese”.
Sulla transizione energetica, Todde ha inviato un messaggio chiaro al ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin: “Noi facciamo il nostro dovere e non prendiamo lezioni. Il ministro ci dice che le centrali a carbone costano, ma non ricorda che se le spegne oggi la rete non regge, anche se l’isola fosse piena di rinnovabili, perché ci sono limiti infrastrutturali evidenti”.
La strategia regionale punta sul raggiungimento di 6,2 GW di potenza entro il 2030, ma con un controllo stretto: “Vogliamo una transizione vera che tocchi trasporti e aziende, non accettiamo una pianificazione dall’alto. Il territorio che abbiamo messo a disposizione è ampiamente sufficiente, ma vogliamo pianificare insieme alle comunità”.
Sul decreto sul nucleare, passato oggi a Montecitorio, per Todde “la fissione è una tecnologia vecchia, non è innovativa
Se siamo onesti intellettualmente, parliamo di una prospettiva di 15-20 anni, non di 10”. Pur precisando di non voler avere “un approccio ideologico”, la governatrice ha espresso forti dubbi sulla sicurezza: “Dobbiamo puntare a una tecnologia pulita e senza scorie. Il governo parla di delega, ma non ci ha ancora detto dove mettere le scorie, e questo mi preoccupa particolarmente”.
(da agenzie)
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