Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
I DUE SI SONO SONO VISTI RECENTEMENTE PER PARLARE DEL FUTURO DEL PARTITO, ORMAI TALLONATO NEI SONDAGGI DA FUTURO NAZIONALE DI VANNACCI … ZANGRILLO E’ TENTATO DALLA CORSA PER LA SEGRETERIA NAZIONALE E SPERA DI AVERE L’APPOGGIO DI OCCHIUTO – L’AFFONDO DEL GOVERNATORE: “UN PARTITO CHE DISCUTE I TEMI E’ VIVO. SE PARLA SOLO DI EQUILIBRI O CONGRESSI E’ MORTO”
“Noto una tentazione diffusa di rincorrere Vannacci. Ma lo reputo un errore strategico”. Lo afferma Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicesegretario di Forza Italia, in un’intervista al “Corriere della Sera”.
Secondo Occhiuto, Vannacci “prova a costruire un partito simile all’Afd tedesco” e i voti che raccogliera’ “parlando alla pancia degli elettori sono inutili”. Il centrodestra, aggiunge, “non ha bisogno di Vannacci” e un’alleanza con Futuro Nazionale farebbe perdere consensi moderati e riformisti. “Il centrodestra non ha bisogno di Vannacci. Ha una risorsa fondamentale per vincere: Giorgia Meloni. In campagna elettorale e’ formidabile”, spiega.
Occhiuto guarda poi a Forza Italia e al suo futuro, riconoscendo a Tajani di aver guidato il partito “con saggezza” dopo la scomparsa di Berlusconi. Ma osserva: “Lecito pero’ e’ domandarsi: il partito ha ancora la carica liberale e innovatrice che aveva?”.
FI puo’ ritrovarla “se non si chiude”, sostiene Occhiuto, sottolineando che “un partito che discute i temi e’ vivo. Se parla solo di equilibri o congressi e’ morto”. Infine l’invito a “comunicare in modo piu’ moderno la nostra azione liberale” e a “recuperare lo spirito originario di Forza Italia”.
Paolo Zangrillo è andato per qualche giorno in vacanza in Calabria. Una meta che il ministro della Pubblica amministrazione ha scelto non solo per il mare bellissimo e la montagna a due passi dalla costa, ma perché c’era un amico ad aspettarlo, che di questa tormentata regione del Sud incoronata dal New York Times tra i luoghi da riscoprire dell’estate 2026, è il governatore.
Roberto Occhiuto e Zangrillo hanno avuto tanto di cui parlare: delle suppletive di Reggio Calabria, delle elezioni del 2027, della lite con Antonio Tajani, delle comuni preoccupazioni e strategie su Forza Italia, di Marina Berlusconi, delle liste dei candidati.
Zangrillo sembrava un mite ministro della Pubblica amministrazione coordinatore di Forza Italia in Piemonte, ai margini delle turbolenze del governo molto centralizzato di Giorgia Meloni, fino a quando in un giorno anonimo di questa estate torrida ha deciso di far conoscere le sue ambizioni.
Sceglie di sfidare il suo segretario, Tajani, e lo fa portandolo sul terreno a lui più familiare. Il leader azzurro e vicepremier promette, per il futuro, rivoluzioni fantastiche sul fronte della sburocratizzazione, e Zangrillo rilascia un’intervista al Foglio per rispondergli che avrebbe prima potuto ricordare quello che il ministro del suo partito – se medesimo – ha fatto in questi anni di governo. Tajani non la prende bene, e adesso minaccia di togliergli il coordinamento in Piemonte.
Anche perché, nei suoi ragionamenti, Zangrillo non si limita a parlare di appalti, codicilli, dipendenti pubblici ma va ben oltre e punta al centro del problema che agita Forza Italia: la leadership. E veniamo a oggi. Zangrillo non intende fare alcun passo indietro.
Anzi, dopo aver saputo che qualcuno avrebbe letto nelle sue dichiarazioni al Meeting di Rimini un tentativo di rimangiarsi le critiche a Tajani rilancia: «Nessuna retromarcia» conferma a La Stampa: «Ho l’abitudine di confrontarmi con i dirigenti del partito dicendo quello che penso. Aiutare il segretario significa anche dirgli con franchezza ciò che non funziona, io l’ho sempre fatto e continuerò a farlo».
Andando sul concreto, a domanda secca, se si candiderà alla segreteria nazionale, Zangrillo non smentisce. Lascia che questa possibilità, a cui cominciano a credere in tanti, inizi a prendere forma. Secondo fonti azzurre, un ostacolo ai suoi piani potrebbe arrivare proprio dal Piemonte, dove è coordinatore, vista l’assenza di sintonia con il presidente Alberto Cirio, vicesegretario di FI.
Molto dipenderà da cosa farà Occhiuto, e se scenderà in campo lui contro Tajani. Zangrillo ha costruito un’alleanza politica con il governatore calabrese, è stato tante volte in Calabria, nelle vesti di ministro, e adesso lo ha fatto anche per rifiatare un po’ e per affinare le prossime mosse. Occhiuto è stato tra i primi a lanciare la sfida a Tajani, ha carisma, e ha un buon seguito nel partito. Zangrillo ha dalla sua un rapporto di conoscenza e di frequentazione con Marina Berlusconi.
Si sentono spesso, lei lo stima e ne apprezza la personalità (il ministro è stato un manager per molti anni). Occhiuto e Zangrillo si muovono in quell’area di Forza Italia che è pronta a contendere il partito a Tajani. Il segretario avrebbe voluto un congresso nazionale a inizio 2027, per blindarsi, ma, di fatto, gli è stato impedito.
Nel frattempo, Marina gli ha fatto arrivare la rassicurazione che non c’è in corso alcun casting tra i dirigenti azzurri, per scegliere chi, tra alcuni profili, lo sostituirà. L’idea è di rimandare resa dei conti e rinnovamento del partito a dopo le elezioni. Non è escluso che a giorni la presidente di Fininvest, primogenita Berlusconi, che ha in mano la leva economica dei finanziamenti di Fi, e il vicepremier si vedranno. […]
La scelta di candidare Roscioli alle elezioni suppletive di Reggio Calabria, a fine settembre, per il posto alla Camera lasciato vacante da Francesco Cannizzaro – nel frattempo diventato sindaco – è funzionale anche al ruolo che avrà sulle liste Roscioli, con disappunto di Tajani.
Un seggio che sembrava a portata del centrodestra finché Roberto Vannacci non lo ha trasformato in un campo di contesa e in un laboratorio di quello che potrebbe accadere alle elezioni politiche.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
LO RILEVA LA CGIA DI MESTRE. LA QUOTA PRELEVATA “ALLA FONTE” (FATTA DI IRPEF, CONTRIBUTI PREVIDENZIALI E ADDIZIONALI) AMMONTA A 13.030 EURO, IL 63,3% DEL TOTALE. A QUESTO SI AGGIUNGONO LE IMPOSTE “NASCOSTE” COME IVA, ACCISE E CANONE RAI PER ALTRI 6.676 EURO, IL 32,4%
Quest’anno una famiglia italiana “tipo”, cioè una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio
a carico, paga 20.592 euro di tasse, per il 95,7% senza rendersene conto perché si tratta di imposte e contributi che vengono trattenuti automaticamente dalla busta paga o sono inclusi nel prezzo di ciò che si acquista ogni giorno. Lo rileva l’ufficio studi della Cgia di Mestre.
La quota prelevata “alla fonte”, fatta di Irpef, contributi previdenziali e addizionali, ammonta a 13.030 euro, il 63,3% del totale. A questo si aggiungono le imposte “nascoste” come Iva, accise e canone Rai per altri 6.676 euro, il 32,4%. Restano 887 euro, corrispondenti a bollo e Tari, che pesano per il 4,3% del totale.
Il prelievo tramite sostituto d’imposta, rileva l’istituto mestrino, rappresenta una differenza strutturale con i lavoratori autonomi, che versano di persona la gran parte del proprio carico fiscale e percepiscono maggiormente il peso delle tasse.
“Non stupisce, quindi, che tra le partite Iva ci sia un’insofferenza verso le tasse ben più marcata rispetto a quella dei dipendenti, che in talune circostanze induce alcune categorie a praticare forme di sotto-dichiarazione molto diffuse”, afferma la Cgia di Mestre. Per l’istituto “milioni di lavoratori dipendenti non hanno contezza di quante tasse pagano. Non per disinteresse verso il fenomeno, ma per come è costruito il sistema fiscale”.
Nel 2025 il recupero dall’evasione fiscale ha raggiunto il record di 36,2 miliardi, in crescita del 44% rispetto al 2022. Sul fronte del confronto europeo, nel 2025 la pressione fiscale italiana era al 43,1% del Pil, quinta nell’Ue a 27 e superiore alla media europea del 40,7%.
Guida la classifica la Francia (46,1%), seguita da Danimarca (45,5%), Belgio (44,2%) e Austria (44,1%). Tra i grandi Paesi, la Germania ha una pressione fiscale del 41,8% e la Spagna del 38,1%.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
I PRINCIPALI COMANDANTI DELL’ESERCITO AMERICANO HANNO AVVISATO IL SEGRETARIO ALLA GUERRA PETE HEGSETH. MA QUELLO FA FINTA DI NIENTE… IN MEDIO ORIENTE PER VOLERE DEL TYCOON CI SONO OLTRE 50MILA SOLDATI PRONTI ALL’AZIONE
L’attuale dispiego di forze militari Usa in Medio Oriente per affrontare la crisi in Iran è insostenibile nel medio periodo e rischia di indebolire la capacità dell’America di far fronte ad altre minacce alla sua sicurezza, nel mondo o perfino entro i suoi stessi confini. È l’avvertimento dato al segretario alla Guerra Pete Hegseth da alcuni tra i principali comandanti dell’esercito Usa, secondo quanto svelato dal Washington Post.
Per questo, sul piano operativo, il comando centrale Usa ha mantenuto una forza di oltre 50mila soldati in allerta nel caso dalla Casa Bianca dovesse arrivare l’ordine di tornare ad attaccare l’Iran.
Nel “libro degli ordini” del Pentagono (Secretary of Defense Orders Book) di metà agosto, Hegseth ha ordinato dunque di mantenere parte delle truppe attualmente in Medio Oriente stazionate fino a settembre, e un’altra parte anche nel 2027. […]
I capi dei comandi delle forze Usa in Europa e nel Pacifico e l’ammiraglio capo della Marina sarebbero tra i responsabili di vertice ad aver opposto all’ordine di Hegsteh un franco non-concur, l’espressione che nel gergo militare Usa indica la non condivisione di una scelta operativa, che pure viene eseguita in ossequio alle gerarchie.
Che i comandanti discutano apertamente dei rischi e delle opzioni strategiche è normale, ma secondo una fonte del Post generali e ammiragli Usa sarebbero stati più espliciti che mai nello spiegare a Hegseth – affinché Trump intenda – che il dispiego delle attuali forze Usa in Medio Oriente rischia di indebolire la postura globale dell’America.
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
“ABBIAMO PROPOSTO UN PROGETTO. NON SAPEVAMO, PERÒ, CHE ALLE NOSTRE SPALLE I GIOCHI FOSSERO GIÀ FATTI. I COLLEGHI CI HANNO PUGNALATO ALLE SPALLE”… “SIAMO APERTI A TRATTARE, MA NON SI PUÒ ACCETTARE UNA PROPOSTA CALATA DALL’ALTO, CON LA BENEDIZIONE DEI PARTITI DI MAGGIORANZA. NOI INVIATI CE NE ANDREMO IN BLOCCO”
“Spero che Presutti e Piervincenzi si mettano una mano sulla coscienza, capiscano di essere
stati usati e facciano un passo indietro”. Lo afferma Giulia Innocenzi, giornalista di Report, in un’intervista a Quotidiano Nazionale. “Ci sono due battaglie in corso. Da un lato l’azione legale di Ranucci, che ha il diritto dalla sua parte; dall’altro c’è la nostra mobilitazione per far sopravvivere Report a questo killeraggio politico”, spiega Innocenzi.
“Vogliamo spingere la Rai a tornare sui propri passi: la trattativa è aperta e la prossima settimana incontreremo il direttore degli approfondimenti, Corsini. Faremo di tutto per salvare la trasmissione”.
La redazione ha già elaborato una proposta: “Quando l’azienda ci ha annunciato informalmente che avrebbero fatto fuori Ranucci, confermando le voci, abbiamo proposto un progetto per rafforzare il format sui più alti standard del giornalismo d’inchiesta internazionale, affiancato da una conduzione alternativa con Giorgio Mottola e Giulio Valesini.
Non sapevamo, però, che alle nostre spalle i giochi fossero già fatti”. Sul confronto con la Rai, Innocenzi chiarisce: “Siamo aperti a trattare, ma non si può accettare una proposta calata dall’alto, con la benedizione dei partiti di maggioranza”.
Netto anche l’avvertimento della redazione: “Abbiamo scoperto dalle agenzie di stampa la scelta di una nuova conduzione mai condivisa con noi, decisa con la complicità di colleghi che ci hanno pugnalato alle spalle.
Se la proposta della Rai resterà questa, noi inviati d’inchiesta ce ne andremo in blocco. E senza di noi, Report non esiste più perché le inchieste le facciamo noi”.
L’obiettivo resta comunque quello di mantenere Report in Rai: “Lo spazio naturale di Report è la Rai, dove è nato trent’anni fa e dove Milena Gabanelli ha donato il nome e il format. Il giornalismo d’inchiesta è un dovere del servizio pubblico”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
DA TEMPO IL CLIMA TRA LA “BELVA” E I VERTICI DI VIALE MAZZINI SAREBBE TUTT’ALTRO CHE SERENO … ALLA BASE DELLE TENSIONI CI SAREBBE UN “RAPPORTO DI FIDUCIA COMPROMESSO CON PARTE DELL’AZIENDA”. LA LETTERA AVREBBE AGITATO NON POCO I PIANI ALTI DELL’AZIENDA, GIÀ IMPANTANATI CON IL CASO RANUCCI
Francesca Fagnani sarebbe pronta a lasciare la Rai. A quanto apprende l’Adnkronos, la conduttrice, già nel giugno scorso, prima della presentazione dei palinsesti della prossima stagione, avrebbe formalizzato ai vertici Rai, tramite il suo procuratore, l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva che la lega all’azienda fino alla primavera 2027.
Secondo fonti ben informate, alla base delle tensioni che hanno portato alla lettera ci sarebbe un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda. La lettera ha agitato non poco i piani alti dell’azienda e nelle scorse settimane ci sarebbero state interlocuzioni, finora non decisive, anche per idee divergenti sul futuro.
(da Adnkronos)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
“SE FAI INCHIESTE E ATTACCHI IL POTERE, DEVI CERCARE DI NON LASCIARE SPIRAGLI APERTI. DEVI ESSERE MOLTO CREDIBILE E AL DI SOPRA DELLE AMBIGUITÀ”… “FDI VOLEVA FAR FUORI REPORT”
«Per me Sigfrido Ranucci ha fatto una serie di errori. Se critichi il potere devi anche essere
molto credibile e devi essere al di sopra delle ambiguità».
Corrado Formigli non fa sconti al suo collega della Rai, anchorman del programma di inchiesta “Report”, al centro della tempesta del caso Lavitola. Nella piazza storica di Santo Stefano Magra, […] il conduttore della trasmissione di LA7 “Piazza Pulita”, va di taglio nell’affrontare la spinosa vicenda che sta arroventando il clima politico e il febbricitante mondo della Rai.
Nel corso di un talk show organizzato dall’amministrazione comunale […], Formigli tira le orecchie a Ranucci. Malgrado una carriera molto simile e un’appartenenza di entrambi al mondo della sinistra, il caso Lavitola i divide i due giornalisti televisivi.
Anche se il conduttore di “Piazza pulita”, davanti a una platea gremita, si affretta a manifestare stima nei confronti del collega e dallo staff di “Report”. Ma anche se Formigli nega che si tratti di uno scontro tra “fratelli-coltelli” […], le sue considerazioni sul comportamento del collega […] vanno quasi in contro tendenza.
Sostiene il conduttore di “Piazza Pulita” che «se noi giornalisti vogliamo continuare a farci sentire e a mettere sotto osservazione il potere, dobbiamo essere trasparenti anche nel criticare le cose che ci riguardano».
Formigli si spiega: «Conosco bene da molti anni Ranucci, che lo stimo, come conosco e stimo Milena Gabanelli e i colleghi che lavorano a “Report”. Credo che Sigfrido abbia commesso alcuni errori, forse d’ingenuità, forse per un peccato di autostima e forse ha perso un po’ il contatto con quello che stava succedendo.
Un errore è questa amicizia con Lavitola, che non è come andare a parlare con una fonte che dà notizie, perché si tratta una persona doppia, tripla o molto pericolosa, che ha rapporti con i servizi segreti di mezzo mondo.
Lavitola lo conosco molto bene perché mi sono occupato personalmente dell’inchiesta che riguardava Gianfranco Tulliani, il cognato di Gianfranco Fini, e la casa di Montecarlo e l’ho inseguito per mesi nei Caraibi; è andato in galera e uscito e ha messo su una pescheria. Per me la regola che bisogna seguire come giornalisti e che quando tu vai per prendere informazioni con uno di questi personaggi, a un certo punto tiri fuori il taccuino o il registratore, il ché è come dire io sono un giornalista e tu sei Lavitola e quindi io e te non siamo la stessa cosa, non siamo amici. Detto questo, sono sicuro che Ranucci non si è messo la bomba e non ha commesso reati.
Ha commesso un errore di valutazione di quest’uomo e siccome noi viviamo in un mondo in cui il giornalismo d’inchiesta è sotto attacco, se tu fai inchieste e attacchi il potere, devi cercare di non lasciare spiragli aperti il potere che cerca di fregarti».
Formigli denuncia poi le ingerenze della politica e in particolare di Fratelli d’Italia all’interno della Rai e sostiene che la questione Ranucci andava affrontata in modo strettamente editoriale. «I vertici Rai – conclude – su input politica, hanno deciso di utilizzare il caso Ranucci non per mettere fuori il conduttore, ma per mettere fuori tutto il programma».
(da il Secolo XIX)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
GLI EFFETTI DEL TURISMO MORDI E FUGGI E DEL BOOM DEGLI AFFITTI BREVI… MA SE I TURISTI HANNO MENO SOLDI DA SPENDERE CHE DOVREBBERO FARE? STARE A CASA E CONCEDERE L’INGRESSO IN SARDEGNA SOLO AI RICCHI?
«In quattro magari prendono due pizze e un’insalata e quella è la loro cena». È con questo esempio emblematico che Pamela Solinas, titolare del ristorante-pizzeria L’Oca Bianca di Cagliari, denuncia il paradosso dell’estate 2026: le presenze turistiche aumentano, ma la spesa destinata al cibo crolla vertiginosamente.
Una tendenza al risparmio che ha segnato soprattutto il mese di agosto, spingendo le famiglie o i gruppi di amici a tagliare drasticamente sui consumi con importanti conseguenze per tutti gli attori del mondo della ristorazione.
«I clienti consumano decisamente meno»
Solinas racconta a La Nuova Sardegna che «quest’anno i clienti consumano decisamente meno», evidenziando una modalità di stare a tavola del tutto inedita rispetto al passato. «Capita che un tavolo da quattro persone non arrivi neanche a ordinare una portata a testa», rincara la titolare. Sempre più diffuso è anche il consumo frettoloso. «C’è molto più “mordi e fuggi”», sottolinea la ristoratrice. Un atteggiamento che impoverisce la tipica esperienza della cena e penalizza le bevande di valore: «Quest’anno abbiamo avuto un calo importante nelle vendite» per quanto riguarda il vino, spinto ai margini da ordinazioni rapide e senza fronzoli.
Il caso di due turista polacche
Il clima di contrazione dei consumi sfocia spesso in situazioni limite all’interno del locale. Solinas ha raccontato a La Nuova Sardegna il caso di due turiste polacche che si sono sedute al tavolo pretendendo di ordinare esclusivamente «due spritz e un antipasto da nove euro da dividere». Di fronte a questa richiesta, la titolare ha scelto di invitare le clienti ad andarsene, rivendicando l’identità della propria attività: «Siamo un ristorante, non un bar, e abbiamo i costi di un ristorante».
La rotazione dei coperti
In questo modo una sala piena non è più garanzia di incasso. Per provare a pareggiare i bilanci con gli anni precedenti, i gestori si vedono costretti ad accelerare la rotazione dei coperti, con tutte le difficoltà del caso: «Preferirei fare qualche coperto in meno ma con consumi normali», ammette la titolare de L’Oca Bianca. Tra i fattori che incidono sul calo degli scontrini c’è anche il mutato stile di viaggio promosso dal boom degli affitti brevi. «Molti vanno al supermercato, comprano in gastronomia o prendono qualcosa da asporto» per consumare i pasti direttamente in appartamento o nelle stanze dei B&B. Un cambio di rotta che, secondo la ristoratrice, impone alle istituzioni locali una revisione del modello di promozione dell’isola: «Bisognerebbe anche chiedersi quale clientela vogliamo portare e con quale capacità di spesa».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
IL PREMIER SPAGNOLO ACCUSA L’INTERNAZIONALE SOVRANISTA DI AVER DIFFUSO DISINFORMAZIONE SUI SOCIAL PER DESTABILIZZARE LA SPAGNA
Dietro i recenti flussi di migranti arrivati a nuoto nell’enclave spagnola di Ceuta ci sarebbe
un’operazione orchestrata di disinformazione. A denunciarlo è stato il premier spagnolo Pedro Sánchez durante un’intervista rilasciata all’emittente Cadena Ser.
Secondo il capo del governo di Madrid, «reti russe e israeliane hanno diffuso una menzogna» sui social media, facendo credere ai migranti che, una volta entrati a nuoto nel territorio della città autonoma sul litorale marocchino, sarebbe stato impossibile essere respinti alla frontiera. «Cosa che non è vera», ha precisato Sánchez.
Il ruolo dell’ultradestra e delle reti criminali
Alla base della disinformazione secondo Sánchez ci sarebbe il travisamento e la strumentalizzazione di una recente sentenza del Tribunale Supremo spagnolo, veicolata sui social network da organizzazioni criminali e network d’informazione esteri.
Sánchez ha collegato direttamente queste campagne di destabilizzazione a un’azione mirata dell’«internazionale dell’ultradestra», accusata di sfruttare sistematicamente il tema dell’immigrazione clandestina «non solo per attaccare la Spagna, ma per dividere l’intera Unione Europea».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 31st, 2026 Riccardo Fucile
LA RELAZIONE DI FAO FOOD PRICE INDEX RIPRESA DAL SOLE 24 ORE
Guerre, clima estremo, energia e logistica influenzano i prezzi dei prodotti che finiscono nel carrello anche delle famiglie italiane, vista la marcata dipendenza del nostro Paese dalle importazioni di determinate materie prime agricole.
Il Sole 24 Ore ha svolto una simulazione su un carrello dal valore di 100 euro a luglio 2021, indicativo della spesa settimanale di una coppia con un figlio. Lo stesso paniere di 31 prodotti è stato poi rivalutato usando i prezzi aggiornati a luglio 2026.
I prezzi del 2021 e del 2026 sono stati stimati applicando i relativi coefficienti Nic, specifici dei 31 prodotti presi in esame, alle ultime rilevazioni disponibili pubblicate dall’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il risultato è un carrello della spesa passato da 100 a 129,50 euro in cinque anni: per comprare la stessa quantità di cibo una famiglia-tipo oggi spende il 29,5% in più, un rincaro sostanzialmente in linea con l’indice Istat sull’inflazione alimentare calcolato sullo stesso arco di tempo (pari al 30%, ben oltre il 21% registrato dall’indice di inflazione generale).
Il dettaglio dei prodotti
I rincari più elevati riguardano due prodotti molto comuni: l’olio extra vergine e il caffè tostato. Il caffè è passato da un prezzo medio di 11,64 € al chilo a 17,55 € (+51%), mentre il prezzo al litro dell’olio è cresciuto da 4,73 € a 6,97 € (+47%).
Il reparto più colpito è quello della verdura: +34% secondo l’indice Istat di ortaggi, tuberi e legumi e +39% nella spesa simulata dal Sole 24 Ore che comprende solo le verdure più comuni.
Gli aumenti più importanti, infatti, riguardano gli ortaggi più presenti nelle cucine delle famiglie italiane come le zucchine, il cui prezzo è aumentato del 51%, i pomodori (+45%) e le patate (+44%). Il prezzo è aumentato più del 40% anche per le melanzane (+41%) e il cavolfiore (+42%). Rincari più contenuti per carote (+21%) e lattuga (+24%).
La frutta secondo gli indici Istat risulta più cara del 28,6%. Nel paniere del Sole 24 Ore l’aumento si ferma invece al 14% perché comprende soltanto banane e mele, due frutti molto acquistati, ma meno colpiti rispetto ad arance (+31%), fragole (+48%), limoni (+37%) o pere (+26%).
Negli ultimi anni le famiglie italiane hanno ridotto il consumo di carne bovina, mentre è cresciuto quello di pollame, generalmente più conveniente.
Ma è proprio quest’ultimo ad aver registrato il rincaro maggiore: tra il 2021 e il 2026 il prezzo del petto di pollo è passato da 10,2 a 13,7 euro al chilo (+34%). Per ogni chilo di carne bovina, invece, si pagano quasi 6 euro in più, pari a una crescita del 31%.
L’inflazione colpisce anche la colazione: +21% per il latte e +27% per yogurt, merendine e biscotti. Restano infine alcuni prodotti essenziali della spesa quotidiana. Tra questi spiccano le uova e il riso, con aumenti del 43 e del 44 per cento; seguono il pane (+28%), la passata di pomodoro (+26%), il tonno in scatola (+25%) e la pasta (+24%).
Prezzi sempre più difficili da sostenere per molte famiglie. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, la quota di nuclei familiari che dichiarano di aver ridotto la quantità o la qualità dei prodotti acquistati è passata dal 24,3% nel 2021 al 31% nel 2024. Da allora i prezzi alimentari hanno continuato a crescere, seppure più lentamente
(da Il Sole 24 Ore)
argomento: Politica | Commenta »