Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
SE UNO LANCIA UN FISCHIO A UN CANDIDATO MENTRE FA UN COMIZIO RISCHIA UNA CONDANNA SUPERIORE A QUELLA DI CHI HA CORROTTO O CONCUSSO
Da uno a tre anni di carcere e fino a 2.500 euro di multa per chi “impedisce o turba” una manifestazione o riunione politica.
E’ quanto prevede una proposta di legge presentata alla Camera dal deputato del Pdl Ignazio Abrignani.
Una norma anti-contestatori concepita dopo lo scontro di piazza della manifestazione di Berlusconi a Brescia.
“Chiunque con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione politica, sia pubblica che privata, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 1.000 a 2.500 euro; se la riunione è di propaganda elettorale la multa è raddoppiata”.
Un solo articolo compone la proposta di legge del pidiellino Ignazio Abrignani per introdurre nel codice penale, all’articolo 294-bis, il reato di “impedimento o turbativa di riunioni politiche e di propaganda elettorale”.
Che prevede un’aggravante, con la “reclusione da due a cinque anni”, se il ‘contestatore’ è un pubblico ufficiale.
L’iniziativa era già stata annunciata nei giorni immediatamente successivi alla manifestazione di Brescia dell’11 maggio ed è stata depositata da Abrignani alla Camera il 10 giugno.
L’intenzione è scoraggiare aspiranti contestatori o disturbatori delle future iniziative di piazza del Pdl e di Silvio Berlusconi, così come di ogni altra forza politica.
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Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
PER BETALAND POSSIBILI ANCHE LA DISSOLUZIONE DEL PDL, LA VENDITA DEL MILAN E LA FUGA IN RUSSIA DALL’AMICO PUTIN
L’Italia si prepara al terremoto che la conferma della condanna a Silvio Berlusconi nel
processo Mediaset scatenerebbe nel mondo politico.
Ma per i bookmaker, pronti a quotare anche il futuro dell’ex presidente del Consiglio italiano, l’assoluzione resta attualmente l’ipotesi più probabile.
Come riporta Agipronews, l’agenzia di scommesse sportive Betaland con sede a Malta, ha già aperto le puntate sull’esito della sentenza e i suoi sviluppi.
Per il momento, la quota più bassa è quella dell’assoluzione, bancata solo a 1,25; ma la condanna, a 2,95, resta verosimile.
Dovesse verificarsi, i quotisti di Betaland si divertono a scommettere anche sulle sue conseguenze: possibili gli arresti domiciliari nella Villa di Arcore, che pagano a 3,50.
Quasi scontata, invece, la dissoluzione del Pdl (a 1,35).
Tremano anche i tifosi del Milan: secondo i bookmakers maltesi Berlusconi potrebbe venedere la società rossonera (ipotesi quotata a 2,85).
Le scommesse più redditizie, però, sono quella sulla meta di un’eventuale fuga da parte del Cavaliere: la destinazione più probabile è il Kenya, in Africa, che paga a 20, seguita dall’isola caraibica di Antigua, a 25.
Ma forse vale la pena puntare sulla fuga ad est: la partenza verso la Russia dell’amico Vladimir Putin è quotata addirittura a 50.
L’udienza in Cassazione del processo Mediaset è fissata per il prossimo 30 luglio, quando la Suprema Corte sarà chiamata a decidere se confermare o meno la sentenza con cui la Corte d’appello di Milano dello scorso 8 maggio, ha condannato il leader del Pdl a 4 anni di reclusione e all’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per il reato di frode fiscale.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
“DOVE SONO I VARI LUPI, GELMINI, FORMIGONI, COSI’ SOLERTI NEL CORRERE IN SOCCORSO DEL LORO LEADER-PADRONE, MA IN VERGOGNOSO SILENZIO DI FRONTE ALLE CRITICHE DI CICCHITTO E GASPARRI AL PONTEFICE?”
Con un duro editoriale, Famiglia Cristiana torna sulla visita di Papa Francesco a Lampedusa, lunedì scorso, per non far passare sotto silenzio l’imbarazzante mutismo dei cattolici di area Pdl di fronte alle bordate scaricate sul Pontefice dagli esponenti del partito rappresentativi della destra.
Il titolo dell’articolo, apparso sul sito di Famiglia Cristiana, non usa giri di parole: “Il vergognoso silenzio dei politici italiani”.
Prima di entrare nel merito delle accuse portate dal settimanale, è il caso di riassumere l’accaduto.
Lunedì scorso a Lampedusa, in una omelia di straordinaria umanità e di altrettanto straordinaria durezza, Papa Francesco ha invitato tutti a chiedere scusa: “Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi e in coloro che con l’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”.
Il dramma a cui ha fatto riferimento il Pontefice è quello dell’immigrazione visto da Occidente, dove il dovere dell’umana solidarietà si scontra con leggi a difesa della “cultura del benessere, che ci rende insensibili alle grida degli altri”.
Parole a cui hanno fatto seguito diverse dichiarazioni di dissenso dalla destra Pdl, riassumibili nella scontatissima scorciatoia dettata ai taccuini da Fabrizio Cicchitto: “Un conto è la predicazione religiosa, altro conto però è la gestione da parte dello Stato di un fenomeno così difficile qual è l’immigrazione irregolare che proprio a Lampedusa ha, per ciò che riguarda l’Italia, uno snodo fondamentale”.
Ma ciò che ha sorpreso Famiglia Cristiana non è Cicchitto, definito “trombettiere del pensiero berlusconiano” che “ha perso un’altra buona occasione per tacere e ha bacchettato il Papa”.
Nè chi gli ha dato “manforte in questa presuntuosa lezioncina”, ovvero “i soliti corifei Maurizio Gasparri (che, a forza di dover sempre dichiarare per apparire, non sa più quel che dice), e l’amazzone Daniela Santanchè”.
“Quel che più preoccupa – continua Famiglia Cristiana, entrando nel vivo del suo j’accuse – a testimonianza della loro insignificanza e sudditanza, è il silenzio dei politici cattolici della destra (dove sono i vari Lupi, Mauro, Gelmini, Formigoni?…), così solerti nel correre in soccorso del loro leader-padrone Berlusconi, ma in vergognoso e imbarazzante silenzio di fronte agli attacchi della destra a Papa Francesco”.
“Evidentemente – conclude il settimanale -, la disciplina di partito e l’attaccamento alle poltrone del potere valgono più del Vangelo… Eppure, per chi crede, il giudizio del Signore verterà non sulle ripetute e ostentate affermazioni della propria identità cattolica, ma su atti ben concreti”.
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Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
UNA DESTRA DEI VALORI ETICI OGGI AVREBBE CHIESTO LE DIMISSIONI DI ALFANO PER AVER CONSEGNATO IN OSTAGGIO AL REGIME KAZACO MOGLIE E FIGLIA DI UN DISSIDENTE COME NEI PEGGIORI REGIMI MILITARI… E AVREBBE DETTO A BERLUSCONI: “FATTI PROCESSARE COME TUTTI I COMUNI CITTADINI, CI HAI ROTTO I COGLIONI COI TRUCCHETTI PER SCAPOLARE ALLE SENTENZE”
Una destra che è la vergogna per gli uomini e le donne di destra, una sinistra di cacasotto
che di sinistra non ha più nulla e pensa solo al potere (altrimenti non porterebbe a premier un soggetto da “Grande Fratello” candidato premier), una truppa sgangherata a cinque stelle che urla “servi e buffoni” alla sinistra per aver accettato il rinvio dei lavori imposti dal Pdl, fingendo di dimenticare che è proprio grazie a loro se Berlusconi è stato salvato e può dettare legge ancor oggi.
Tutti che vogliono un “parlamento del fare”, salvo bloccarne i lavori per miserabili interessi di parte.
Una ignobile recita a soggetto che vede un grande assente: una destra vera, etica, di galantuomini, capace di lavorare per gli italiani e non per parare il culo a un personaggio giudicato “corruttore” fino al terzo grado di giudizio.
Premesso che la Cassazione ha semplicemente applicato la legge fissando l’udienza per il 30 luglio, altrimenti sarebbe scattata la prescrizione per una parte temporale dei reati contestati a Berlusconi, se non lo avesse fatto avrebbe di fatto violato la legge stessa, favorendo un imputato.
E’ questa la Destra della legalità ?
E questa la Destra dei valori identitari di cui molti si riempiono la bocca?
E’ questa la Destra degli insegnamenti di Almirante, di Niccolai, di Rauti, di Accame, tanto per fare qualche nome?
Eh no, adesso la misura è colma: quella Destra era capace di andare a rendere omaggio a Berlinguer tra due file di comunisti veri e non patacca che si toglievano il cappello di fronte a tanta umilità e tanto coraggio.
Quella Destra, quei giovani di destra affrontavano discriminazioni e persecuzioni a scuola, venivano massacrati sotto casa ma non scappavano, non erano vigliacchi, ai processi andavano a testa alta perchè avevano valori e dignità .
Erano una comunità , non una corte di servi.
Erano militanti a costo zero, non lecchini e olgettine a pagamento.
Erano latitanti perseguitati per le loro idee politiche, non per mafia e corruzione.
Ecco perchè riteniamo che bloccare i lavori del Parlamento il giorno in cui si sarebbe dovuto cacciare il ministro degli Interni, chiunque fosse, e pensare semmai a misure per dare pane e lavoro agli italiani, sia una cosa indegna.
Continuino pure a distruggere l’Italia, ma non si chiamino più Destra, non ne sono degni, non lo sono mai stati.
L’Italia ha diritto a una Destra di cui non vergognarsi.
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Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
ALFANO SEMPRE PIÙ IN DIFFICOLTà€. IERI VERTICE AL VIMINALE
Il rimpatrio forzato di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, 6 anni, in Kazakistan rischia di creare serie difficoltà al governo Letta.
Il premier ha avviato l’indagine interna e ieri nel pomeriggio c’è stato un incontro al Viminale cui ha preso parte anche il presidente del Copasir, il leghista Giacomo Stucchi insieme ad Angelino Alfano, ministro dell’Interno.
Sul tavolo la ricostruzione del trasferimento della donna prima dalla villa di Casal Palocco al Cie di Ponte Galeria, nella notte tra il 29 e il 30 maggio, poi il rimpatrio nella capitale kazaka, Astana, il giorno successivo.
Ci sono diversi dubbi su entrambi i passaggi. Alcuni dei quali sollevati dai legali dei familiari e confermati, a quanto si apprende, anche da una relazione preparata dalla Questura di Roma che ha effettuato il blitz notturno nella villa di Casal Palocco.
Nell’operazione, infatti, oltre agli uomini della Digos sono stati coinvolti militari di altri reparti. Ernesto Gregory Valenti, avvocato dei familiari, ieri nel corso di una conferenza stampa in Senato ha parlato dell’esistenza di “un documento agli atti secondo cui una società di sicurezza italiana è stata incaricata, penso da una società di sicurezza israeliana, di sorvegliare la villa prima dell’irruzione della polizia”.
Inoltre, a quanto si è appreso, la questura aveva già ricevuto una prima richiesta di trasferimento forzato al quale però non è stato dato seguito perchè non era accompagnata da un provvedimento di espulsione e si è così reso necessario attendere il mandato di cattura internazionale a carico della donna.
I passaggi sono ancora tutti da accertare.
Ma nella vicenda il ruolo degli uomini della Questura è ritenuto “assolutamente corretto” anche al Viminale.
I dubbi sono semmai sui modi di azione scelti da Alfano. Il vicepremier , infatti, sarebbe intervenuto su chiamata diretta ricevuta dall’ambasciata del Kazakistan senza avvisare nè il ministero degli Esteri nè Palazzo Chigi.
Ipotesi questa confermata anche dalla ricostruzione del trasferimento ad Astana: il jet privato è stato noleggiato in Austria al mattino e a bordo c’era il console del Kazakistan che ha preso in consegna Alma e sua figlia.
La donna è stata rilasciata dal Cie prima ancora che venisse identificata correttamente con i documenti che l’ambasciata avrebbe dovuto inviare ed è invece stata schedata come immigrata clandestina.
Le presunte responsabilità di Alfano, insolitamente premuroso, fanno dire sottovoce a vari ambienti istituzionali e politici che “possiamo trovarci di fronte a un nuovo caso Ruby”.
Un pasticcio, stavolta, però ancora più tragico.
Anche perchè da Alfano si arriva in un lampo all’amicizia tra Berlusconi e il dittatore kazako Nazarbayev.
Nel governo e anche nel Pdl questa vicenda comincia a mettere paura e alcune fonti anticipano che Alfano sostanzialmente si trincererà dietro la relazione della questura di Roma.
La linea di difesa si baserà sul fatto che la donna è entrata in Italia “sottraendosi ai controlli di frontiera” e, inoltre, la sola assenza sul documento di timbri o visti di ingresso “legittimava il provvedimento di espulsione, ai sensi del decreto legislativo 286 del 1998 perchè trovata in possesso di un passaporto diplomatico risultato falso e irregolarmente soggiornante sul territorio italiano”.
Il documento, a quanto riferiscono ambienti del Viminale, “presentava evidenti segni di contraffazione ed era mancante di timbro o visto di ingresso in area Schengen”.
Alla luce di queste irregolarità “la donna è stata deferita all’autorità giudiziaria per i reati commessi con l’esibizione del falso passaporto e proposta al prefetto di Roma, in quanto clandestina, ai sensi del decreto n. 286/98, per l’emanazione del provvedimento di espulsione”. I legali della donna smentiscono da giorni il canovaccio questurino : il passaporto era regolare e mancavano le autorizzazioni della magistratura.
Ieri, Riccardo Olivo, altro avvocato della Shalabayeva, ha detto che c’era solo “una nota dell’Interpol” che poi però non è stata allegata agli atti.
Olivo ha parlato durante un’audizione alla Commissione straordinaria diritti umani del Senato, presieduta da Manconi.
Prima di lui Lyudmyla Kozlovska, presidente della Open Dialog Foundation, ha detto ai senatori presenti che questo scandalo “è uno stupro dei diritti umani condotto non in Kazakistan ma in un paese occidentale”.
Cioè da noi.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
PEGGIO DELLA REPUBBLICA DELLE BANANE DOVE I DITTATORI VOGLIONO L’IMMUNITA’ PERPETUA… SOSPESI I LAVORI ALLA CAMERA E AL SENATO, IL PD CACASOTTO ACCONSENTE… SE IN ITALIA ESISTESSE UNA DESTRA CIVILE E ISTITUZIONALE AVREBBE RINCORSO I DEPUTATI PDL NEL TRANSATLANTICO A CALCI NEL CULO
Sospensione dei lavori per un giorno alla Camera e al Senato. Ecco il primo
bombardamento al governo delle larghe intese dopo che la Corte di Cassazione ha fissato l’udienza del processo Mediaset al 30 luglio.
I lavori di Montecitorio e di Palazzo Madama slittano a domani.
“Dobbiamo discutere di cosa sta accadendo”, ha chiesto il Pdl. “O si sospendono i lavori o cade il governo”, ha minacciato Daniela Santanchè.
Una decisione che ha preso di sorpresa il resto della maggioranza e che ha spinto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini a recarsi subito dal presidente del Consiglio Enrico Letta, per una valutazione della situazione.
Alla fine il punto d’equilibrio.
Al primo no del Pd, la controproposta dei berlusconiani di sospensione dei lavori per un giorno per proseguire le proprie assemblee dei parlamentari che riprenderanno già nel pomeriggio.
Il Pd a quel punto ha fatto dietrofront votando, in Aula alla Camera, il sì alla sospensione dei lavori per 24 ore.
Il Partito democratico è stato chiaro con gli alleati di governo: l’ennesimo voto obtorto collo è l’ultimo segnale di disponibilità .
E’ un modo per dire che i democratici tengono alla stabilità del governo, ma che c’è un limite.
Da qui il no alla sospensione per tre giorni come chiesto in un primo momento dai berlusconiani.
Se il Popolo delle Libertà continuerà a far tremare maggioranza ed esecutivo, potrebbe aprirsi davvero una crisi. Ma resta la cicatrice.
Tanto che, oltre ai lavori parlamentari, è stata annullata anche la riunione di maggioranza che aveva all’ordine del giorno i temi economici, i più cari al partito di Berlusconi.
Tuttavia le idee dentro al Pd — e non è una notizia — non sono chiarissime.
Perchè da una parte il segretario Guglielmo Epifani ha definito “inaccettabile e irresponsabile” la richiesta del Pdl di sospendere i lavori.
Ma dall’altra si è cercato di minimizzare e di scaricare la responsabilità . Il vicecapogruppo di Montecitorio Andrea Martella dice: “Non abbiamo detto sì al blocco dei lavori d’Aula: nessuno provi a rivoltare la frittata. Non saremmo mai stati disponibili a sospendere l’iter dei provvedimenti che stiamo esaminando, molto importanti e attesi da molti cittadini. Abbiamo solo accolto la richiesta del Gruppo del Pdl di concedergli alcune ore di tempo per il loro dibattito interno”.
La franceschiniana Paola De Micheli conferma: “Il Partito democratico non ha votato nessuna sospensione dei lavori dell’Aula ma ha soltanto permesso, nel pieno rispetto della prassi istituzionale, il rinvio della seduta pomeridiana per garantire a un gruppo parlamentare di tenere un’assemblea, come peraltro è stato concesso nei giorni scorsi al Pd”.
La decisione di votare a favore della richiesta Pdl di una sospensione dei lavori sta provocando malumori diffusi e trasversali nel gruppo Pd.
Off the records molti parlano di “faccenda gestita male”.
Ma i renziani hanno un diavolo per capello. Francesco Bonifazi: “Ho accettato di votare per disciplina di gruppo, ma così stanno suicidando il Pd e ledendo le istituzioni”.
E ancora Ivan Scalfarotto: “Ho votato sì e mi chiedo quanto io sia ancora in grado di gestire questa cosiddetta disciplina di gruppo”, scrive su Twitter.
Ma i malumori attraversano anche altre aree del Pd.
Dice un deputato dalemiano: “Non possiamo calarci le braghe, ogni volta che Berlusconi si alza storto. Non possiamo cedere ogni volta davanti ai loro ricatti. E cosa ancora più grave, qui non si tratta di una faccenda politica, ma istituzionale”. Matteo Orfinise la prende con chi si è astenuto durante il voto. “Ho contato almeno una ventina di astenuti. Sono sciacalli che lucrano uno 0,5 per cento in vista del congresso. Perchè non hanno chiesto che si riunisse il gruppo per discutere? Sapevamo tutti cosa stava maturando, non siamo nati ieri. Se non erano d’accordo, potevano chiedere un confronto in assemblea”.
Ma c’è chi non ce la fa più: “Non ho votato la sospensione dei lavori proposta dal Pdl — dice il renziano Davide Faraone — Magari fra un po’ ci chiederanno di andare a manifestare a Palazzo di Giustizia”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
“UNO DEI REATI FISCALI CONTESTATI SAREBBE STATO PRESCRITTO IL GIORNO PRIMA DELLA FISSAZIONE DELL’UDIENZA: SI HA IL DOVERE PER LEGGE DI DETERMINARE L’UDIENZA DI TRATTAZIONE DI OGNI RICORSO PRIMA DELLA MATURAZIONE DELLA PRESCRIZIONE”
Nessuna anomalia, nessuna fretta: solo l’obbligo di legge di evitare che un processo si estingua perchè è passato troppo tempo.
La Cassazione non ci sta, i supremi giudici non hanno gradito le “urla” del Pdl che ha invocato il “colpo di Stato” (parole di Renato Brunetta) dopo la diffusione della notizia che l’udienza finale per l’affaire Mediaset era stata fissata il 30 luglio.
La Cassazione ha l’obbligo “di determinare l’udienza di trattazione di ogni ricorso prima della maturazione” della “prescrizione di alcuno dei reati oggetto del procedimento, a pena di responsabilità anche di natura disciplinare, e la Corte ha sempre adempiuto a tale dovere”.
La nota degli ermellini risponde proprio ai politici del Popolo della Libertà e introduce anche una novità sul processo: uno dei reati si sarebbe prescritto il 1° agosto (periodo feriale).
E dopo la nota sono arrivate anche le parole del primo presidente. Santacroce: “Nessun accanimento, Berlusconi trattato come qualunque imputato”.
“Non c’è nessun accanimento. Il senatore Berlusconi è stato trattato come qualunque imputato in un processo con imminente prescrizione” afferma il presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce.
“Ci siamo abituati a un linguaggio poco consono a una democrazia” prosegue l’alto magistrato riferendosi alla stampa e in particolare al quotidiano Il Giornale che ha titolato ‘Banditi di Stato’: “Tutti sono liberi di esprimere opinioni, ma nella correttezza”.
“Se si fosse lasciato correre, ci sarebbero stati attacchi dall’altra parte”, aggiunge Santacroce, spiegando che i giudici della Cassazione hanno fissato l’udienza prima del termine di prescrizione “anche per evitare responsabilità disciplinari. Comunque — aggiunge — noi siamo sempre colpiti, sia se i processi hanno tempi biblici, sia se sono rapidi. Non c’è nessuna ragione per sentirsi esterrefatti” prosegue riferendosi alle dichiarazioni dei difensori del Cavaliere.
Da parte della Cassazione “non c’è nessuno zelo particolare, nessun atteggiamento da Speedy Gonzales.
E’ stata applicata la legge.
I procedimenti urgenti devono andare alla sezione feriale”.
“Nulla vieta — dice infine Santacroce — alla sezione feriale della Cassazione nella sua discrezionalità e su istanza della difesa, disporre un rinvio della discussione. Compito fondamentale del giudice è quello di non far prescrivere i processi. La Cassazione si comporta normalmente così”.
L’udienza per discutere il ricorso presentato dalla difesa del Cavaliere, condannato in secondo grado a 4 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, è stata di conseguenza fissata al 30 luglio.
Sul procedimento incombeva appunto il rischio della prescrizione, anche se la deadline era 26-27 settembre per i legali di Berlusconi.
La nota di Piazza Cavour al Pdl: “Prescrizione 1° agosto doverosa prassi”.
E così oggi — mentre il Popolo della Libertà chiede tre giorni di sospensione dei lavori delle Camere — piazza Cavour risponde sostenendo che “nel caso in esame nella assoluta normalità della doverosa prassi sin qui seguita, l’ufficio addetto all’esame preliminare dei ricorsi ha rilevato che la maturazione della prescrizione di uno dei reati sarebbe potuta cadere il 1 agosto 2013, compreso nel periodo feriale, e il presidente della Sezione feriale ha conseguentemente fissato la trattazione del ricorso per una udienza antecedente a tale data, previa richiesta di abbreviazione dei termini proposta, nel rispetto della normativa processuale, dalla Procura generale”.
E che il comunicato stampa sia proprio dovuto alle polemiche lo sottolineano proprio gli ermellini scrivendo che è stato emesso: “In relazione alla fissazione dell’udienza del 30 luglio 2013 in cui dovrà essere trattato il ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d’Appello di Milano sulla cosiddetta vicenda Mediaset che ha suscitato le reazioni dei difensori di Silvio Berlusconi e di alcuni esponenti politici”.
A sollecitare i supremi giudici era stato il fax arrivato il 1° luglio con il quale gli uffici giudiziari di Milano segnalavano l’imminenza della prescrizione — ad agosto — di uno dei due reati fiscali. La Cassazione “si è limitata a verificare l’esattezza di quanto segnalato e ad applicare la legge”.
Del resto sempre da Roma ieri facevano notare che “l’ufficio giudiziario di Milano si è comportato come si comportano gli uffici diligenti, ossia segnalando l’imminenza della prescrizione di uno dei reati addebitati agli imputati per i quali in quella sede si è celebrato il processo di appello. E non ha alcuna importanza se c’è un altro reato che si prescrive nel 2014, perchè il dovere del magistrato è quello di evitare ogni prescrizione, non solo quella che cade per ultima”.
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Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
SENTENZA MEDIASET: UNA LEGGE DEL ’69 OBBLIGA A DECIDERE ANCHE IN PERIODO DI FERIE
Venerdì 28 giugno la Corte d’appello di Milano ha depositato tutti gli incartamenti
all’ufficio postale del Tribunale.
Trenta faldoni preparati in tre giorni, con tutte le carte del processo Mediaset.
Il primo luglio, secondo quanto risulta al sito della Poste, il plico è stato consegnato nelle mani della cancelleria della Corte di Cassazione a Roma.
Sulla copertina del faldone, i giudici milanesi hanno posto – è prassi – la data in cui il processo rischia la prescrizione.
Il presidente del collegio Alessandra Galli – la stessa che l’8 maggio aveva condannato Silvio Berlusconi a quattro anni per frode fiscale – ha calcolato che la prima evasione da 4,9 milioni di euro contestata al Cavaliere finirà in zona rischio nel periodo tra il 15 e il 30 settembre 2013.
Per la seconda, 2,9 milioni del 2003, la zona rischio cade invece un anno dopo.
Ed è per questo che, ieri mattina, la Cassazione ha fissato il processo Mediaset, affidandolo alla sezione «feriale».
Una sorta di corsia preferenziale, per evitare che sul caso possa calare, dopo le vacanze, la mannaia della prescrizione e la sentenza venga rivista forzatamente al ribasso.
Che una parte del capo d’imputazione del Cavaliere fosse a rischio prescrizione, non era una ipotesi così remota.
Ma che questo potesse fare crollare l’intero impianto accusatorio, con il rischio di un nuovo secondo grado, è stata un’intuizione dei giudici della Corte.
Nella motivazione del primo grado, i calcoli sui tempi della prescrizione non erano stati inclusi.
In appello, invece, un semplice ragionamento ha portato le toghe a fissare la “linea rossa” da non superare in una data attorno al 15 settembre.
Questa scelta ha scatenato le reazioni del collegio difensivo di Berlusconi e dei parlamentari del Pdl.
In realtà l’iter seguito rispecchia quello che impone la legge.
Nulla di diverso rispetto a quanto prevede una norma – la 742 del 7 ottobre 1969 – al comma terzo.
«Il giudice che procede» in un processo in «cui la prescrizione maturi durante la sospensione feriale», ha il dovere di «pronunciare anche d’ufficio, ordinanza non impugnabile”.
Operazione anomala – a detta dei testi sfilati a processo – rispetto alle contrattazioni con tutte le altre imprese televisive del mondo.
Proprio attraverso il “filtro” di Agrama i costi dei diritti sarebbero ingiustificatamente lievitati attraverso operazioni estero su estero.
Agrama e società riconducibili allo stesso Berlusconi si sarebbero divisi questa fetta di torta su conti esteri, sfuggendo al fisco.
Dopo due stop forzati per ricorsi alla Corte Costituzionale – prima per il Lodo Alfano e poi per il legittimo impedimento – nell’ottobre scorso il processo è terminato in primo grado.
Berlusconi è stato condannato a quattro anni – tre coperti da indulto – e a cinque anni di interdizione.
Pene più lievi per Agrama (3 anni) e per alcuni ex manager Fininvest. Il capo d’imputazione originale si è già ampiamente dimezzatograzie all’applicazione della cosiddetta legge Cirielli.
Approvata durante il Berlusconi-bis, ha dimezzato i tempi di durata dei processi, e ha già mandato “in cavalleria” le imputazioni sulla frode fiscale del periodo 1999-2001. Le annualità per le quali è arrivata la condanna sono 2002 e 2003.
Cosa succederà adesso?
Le ipotesi sono “da tripla”.
Non potendo la Cassazione entrare nel merito, ma solo verificare la legittimità dei due gradi di giudizio fin qui svolti, si dovrà verificare se la condanna a 4 anni a Berlusconi sia stata emessa rispettando il codice.
Se così fosse, verrebbe respinto il ricorso dei legali Niccolò Ghedini e Franco Coppi. Gli effetti?
Sulle pene accessorie il rischio più alto per Berlusconi, che sarebbe interdetto per 5 anni dai pubblici uffici.
Decadrebbe insomma dalla carica di senatore che attualmente ricopre.
Un’altra ipotesi è che sia accolto il ricorso dei legali degli imputati e venga ordinato un nuovo processo d’appello.
In questo caso, se condannato, i reati del 2002 contestati a Berlusconi sarebbero prescritti, e l’eventuale nuova pena sarebbe per forza di cose inferiore.
L’ultima ipotesi è l’annullamento della sentenza d’appello senza rinvio: sarebbe un totale trionfo per l’imputato.
Emilio Randacio
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Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
IL PDL SI RICOMPATTA PER NECESSITA’: “NE’ FALCHI, NE’ COLOMBE, DIVENTIAMO TUTTI IENE”
È la prova finale del «complotto». E in queste condizioni, con la condanna definitiva alle porte, «da agosto è impossibile andare avanti».
La notizia gela Silvio Berlusconi a ora di pranzo, mentre sta per lasciare Arcore e rientrare a Roma dopo due settimane di assenza e silenzio.
«Come nel ’94, un’anticipazione del Corriere della Sera, i giudici che si muovono per mandarmi presto in galera».
Il silenzio pubblico continua, ma tra le mura di Palazzo Grazioli è un fiume in piena.
Le evocazioni sono le più cupe, parla di un nuovo Piazzale Loreto». E poi: «Vorrebbero che scappassi come Craxi, ma io resisto e, se pure condannato, non mi dimetterò ».
Un Cavaliere fuori di sè.
Pronto a portare in Parlamento l’eventuale detenzione, aprire un conflitto di attribuzioni istituzionale dopo il 30.
Già , dopo il 30 luglio. Cosa ne sarà del governo Letta dopo la lettura del dispositivo della Cassazione su Mediaset?
Ora «tutto può succedere», è la risposta che si sono sentiti ripetere tutti gli interlocutori di un Cavaliere che è apparso segnato dall’accelerazione imposta a sorpresa.
Per la prima volta dopo tanto tempo è tornato a «non escludere conseguenze » sul governo.
«È evidente che il clima di pacificazione e il nostro sacrificio non sono serviti a fermare la persecuzione» è il suo ragionamento.
Detto questo, il leader Pdl non si sogna di staccare la spina ora sull’eventuale condanna, andrà fatto eventualmente sui nodi economici irrisolti, tra agosto e settembre.
E a quel punto, Berlusconi è convinto di trovare in Matteo Renzi, destinato a entrare in campo a ottobre, un potenziale “alleato”: «Vedrete, sarà anche suo interesse anticipare il voto».
Ma solo allora, non prima. Così, quando nel pomeriggio Brunetta decide di scatenare da subito la guerriglia parlamentare contro il governo, cercando il sostegno dei falchi, si vede piombare a Montecitorio Denis Verdini, come poi farà Paolo Romani al Senato.
L’ordine di scuderia del capo è di tutt’altro tenore. Calma e sangue freddo.
Il capogruppo deve mettere da parte le rappresaglie ideate: dalle astensioni al “no” del Pdl a provvedimenti del governo in votazione in aula. Da subito.
Ma è l’intero scenario politico a mutare nell’arco di un pomeriggio.
Perchè il clima elettrico che si respira in Transatlantico – mentre fuori imperversa l’ennesimo acquazzone tropicale di questa strana estate romana – attraversa anche i divanetti occupati solitamente dai deputati Pd.
Lasegreteria Epifani che pure rassicura sulla tenuta dell’esecutivo, teme in realtà che il quadro precipiti.
I dirigenti democratici si chiedono fino a che punto Berlusconi manterrà la linea filogovernativa. E se, in caso di crisi, si creeranno le condizioni per dar vita a una nuova maggioranza col Movimento 5 stelle.
Perchè l’alternativa è prepararsi a una campagna elettorale imminente, magari subito dopo la pausa estiva.
A quel punto, altro che congresso entro la fine dell’anno. Renzi del resto è già in pista.
E quanto il quadro sia terremotato lo si comprenderà poi in serata, quando i 97 deputati del gruppo Pdl si riuniscono nel loroparlamentino per decidere che «azione eclatante» compiere in attesa della sentenza.
Berlusconi avrebbe dovuto partecipare, per riprendere in mano un partito spaccato tra falchi e colombe, dopo la notizia non ve ne sarà più bisogno.
Sono ormai tutti falchi, divisi al più tra chi invoca le urne immediate e chi le dimissioni in massa. Verdini e Santanchè, come pure Alfano, sono gli unici ad averlo incontrato nel pomeriggio, prima di andare a riferire alla platea di deputati.
Il segretario e vicepremier è più sereno all’inizio, si fa sempre più cupo con l’incalzare degli interventi.
La Santanchè chiede proprio a lui libertà di «azione» in difesa di Berlusconi, manifestazione di massa o altro purchè si agisca. Galan dice basta ai «compromessi », dimissioni di massa e subito al voto.
Ma «guai a toccare il governo», prova a far muro Cicchitto. Il dibattito interno si infiamma.
La Gelmini sostiene davanti a tutti di essere pronta a rassegnare le dimissioni nelle mani del leader, se sarà necessario.
Verdini come al solito tranchant: dice che bisogna coinvolgere il popolo, l’elettorato, «perchè rendiamo conto solo a loro». Poi sbotta il mite Rotondi: «Andiamo tutti davanti al Quirinale e piantiamoci lì, non basta la piazza, deve intervenire il capo dello Stato contro questa persecuzione ».
Toni non da meno dai membri del governo, come la «fedelissima» berlusconiana Biancofiore: «Subito la riforma della giustizia in Consiglio dei ministri o non ha senso andare avanti».
Alla fine si fa largo l’ipotesi dell’assemblea permanente per bloccare i lavori d’aula.
Che in caso di condanna, dopo il 30, potrebbe degenerare fino all’occupazione delle aule parlamentari, se non in manifestazioni davanti alle Camere o davanti la stessa Cassazione. Stasera il copione si ripeterà al gruppo Pdl del Senato.
Berlusconi resterà chiuso nel fortino di Grazioli, a pochi metri da lì.
Ma da qui al 30 “Nè falchi nè colombe, diventiamo tutti iene”
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
argomento: Berlusconi, governo | Commenta »