Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
FRANCESCHINI: “VOTINO SOLO GLI ISCRITTI” E I RENZIANI INSORGONO: VOGLIONO CHE VOTINO ANCHE QUELLI DEL PDL.. CONGRESSO A FINE NOVEMBRE
Congresso l’ultima domenica di novembre, ma con quali regole? In casa Pd è il giorno della
verità . In direzione va in scena lo scontro tra l’attuale segreteria e i renziani.
Sulla data le polemiche delle ultime settimane sembrano rientrare. «Il tempo del congresso è ora», dice Epifani.
«Lo faremo l’ultima domenica di novembre», annuncia Franceschini, «ma ora c’è bisogno di definire l’accordo sulle regole». E qui sorgono i guai.
La proposta di Epifani prevede primarie aperte di coalizione per la scelta del candidato premier, platea più ristretta invece per l’elezione del nuovo segretario del partito.
Inoltre Epifani ha genericamente spiegato che la presentazione delle candidature per la segreteria dovrebbe avvenire «dopo i congressi locali».
Il segretario finisce di parlare e subito cominciano le fibrillazioni alla direzione del Pd.
I renziani premono affinchè il nuovo leader del partito sia eletto da una platea più larga di quella degli iscritti al Pd.
Anche Gianni Cuperlo è critico e chiede che le candidature vengano presentate prima dell’inizio del percorso congressuale.
Epifani inoltre prevede la separazione tra segretario e candidato premier.
Franceschini parla in direzione e chiede che siano “gli aderenti” a votare per il segretario del partito, nel momento in cui la figura viene distinta da quella del candidato premier.
«Le regole sono di competenza dell’assemblea, ma la mia idea è questa: una norma statutaria per le primarie per il candidato premier, aperte, senza albo. Di conseguenza, credo giusto che il segretario sia eletto dagli aderenti, nel modo più coinvolgente possibile».
(da “La Stampa”)
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Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
A BRESCIA IN PROVINCIA PASSA LA PROPOSTA CON IL VOTO DI PDL E FDI, QUELLI CHE PARLANO DI PATRIA, TRICOLORE E UNITA’ NAZIONALE
Un referendum per chiedere l’indipendenza della Lombardia.
Lo reclama una mozione approvata idal Consiglio provinciale di Brescia.
La proposta, à§a va sans dire, è arrivata dal gruppo della Lega Nord, che in un momento di profonda crisi di consensi sceglie di tornare a cavalcare i vecchi cavalli di battaglia, sventolando ancora una volta la bandiera della secessione (seppur per via referendaria), forse nel tentativo di ravvivare qualche tizzone ardente rimasto nascosto sotto la fitta coltre di cenere che si è posata sul movimento, consumato dalle lotte intestine e ormai incapace di dialogare con il proprio territorio.
Al documento è arrivato anche il voto favorevole del Pdl e di Fratelli d’Italia.
“Si tratta di una data storica per la nostra terra. Per la prima volta un ente istituzionale si esprime in modo favorevole alla promozione di un referendum popolare attraverso cui i cittadini lombardi possano liberamente esprimersi in merito all’indipendenza della regione”. Le parole e i toni trionfali sono quelli di Fabio Rolfi, consigliere regionale della Lega Nord e segretario provinciale bresciano del Carroccio.
Rolfi, che con la Lega a Brescia ha da poco perso le elezioni amministrative vinte da Emilio
Del Bono (Pd), oltre a ringraziare chi ha “capito l’importanza della questione” ha anche stigmatizzato il comportamento di chi, come i consiglieri del Partito democratico, ha “scelto di dichiararsi contrario”, dimostrando in questo modo “di essere prima burocrati di partito e poi lombardi”.
In una cosa Rolfi ha senz’altro ragione: è la prima volta che un’istituzione lombarda approva una mozione che di fatto si dichiara favorevole all’indipendenza della regione, calpestando il principio dell’Unità nazionale.
La mozione approvata dal consiglio provinciale Bresciano afferma che è “facoltà del popolo lombardo di invocare e rivendicare il diritto alla verifica referendaria, in modi e forme legali e democratiche, dell’atto di annessione della Lombardia all’ordinamento statutale italiano a seguito delle guerre risorgimentali”, appellandosi inoltre al diritto all’autodeterminazione dei popoli (elencando un’ampia casistica).
Diego Peli, capogruppo del Pd in consiglio provinciale, risponde con una battuta: “La patente di lombardi non ce la danno certo loro” e poi entra nel vivo della questione: “La mozione in Provincia è una pura mossa politica che tra l’altro cozza con tutte le scelte fatte fino ad oggi dalla Lega, che ha condotto la campagna elettorale parlando di macroregione del nord, per anni ha parlato di Padania e di secessione, oggi chiede un referendum per l’autodeterminazione della Lombardia. Ogni 15 giorni cambiano idea”.
Se la Lega non desta più stupore, è indubbio che non si comprende come possano aver votato a favore sia il Pdl che Fratelli d’talia: non era La Russa il ministro della Difesa che difendeva fino a ieri il tricolore e l’unità nazionale, non era la Meloni che organizzava e partecipava alle feste tricolori?
E il neo acquisto Alemanno cosa ne pensa?
Sono queste le basi su cui vogliono ricostruire la destra in Italia?
Alessandro Madron
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Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO IL CASO ABLYAZOV DA PANZA ERA PARTITO IL VIA LIBERA PER LA RIORGANIZZAZIONE DEL DIPARTIMENTO DI PS, ORA IL DIETROFRONT: SAREBBE STATO “INVIATO PER SBAGLIO”
C’è un mezzo giallo che va ad aggiungersi alla già intricata vicenda del caso Ablyazov. 
Ovvero quello di una nota inviata «per sbaglio» dal Viminale sulla riorganizzazione del Dipartimento di Pubblica sicurezza.
L’annuncio dell’errore arriva dallo stesso Viminale che chiede di «non tener conto e di annullare» il comunicato sulla riorganizzazione del Dipartimento di pubblica sicurezza in quanto «erroneamente partito».
La nota partita, appunto, per errore, era questa: «Ridefinizione delle deleghe ai vice capi, auditing interno, sistema di informazioni ‘centralizzato».
Sarebbero le linee principali della riorganizzazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza decisa dal capo della Polizia Alessandro Pansa dopo l’esplosione del caso Shalabayeva.
Poi il «dietrofront»
Non si sa se ridere o piangere…
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Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
IL MINISTERO DELLE BUONE INTENZIONI CHE PROMETTE MA NON TAGLIA LA SPESA
Da quando è entrato in carica il governo di Enrico Letta non ha lesinato annunci.
Il ministro Fabrizio Saccomanni, in particolare, sembra presiedere uno di quei dicasteri che si trovano nei libri di Harry Potter.
Potremmo chiamarlo il Ministero delle Buone Intenzioni: privatizzeremo qualcosa, toglieremo l’Imu, non aumenteremo l’Iva, ridurremo la spesa, distribuiremo cioccolata e così via.
Il nodo cruciale però è uno solo: tagliare la spesa pubblica.
Ce lo continuano a dire tutti, il Fondo Monetario, la Ue, l’Ocse, e da ultimo Peter Praet, capoeconomista della Bce i quali, che ci piaccia o no, hanno più influenza sugli investitori nostrani ed internazionali di Vendola o Fassina: questo vuol dire che finchè non si vedranno passi decisi in quella direzione continueranno a permanere dubbi sulla solvibilità del nostro Paese, lo spread non diminuirà e gli imprenditori stranieri non varcheranno le Alpi.
Inoltre, senza lanciarci in diatribe stile Krugman-Resto del Mondo sugli effetti benefici o malefici dell’eccessiva spesa pubblica, per l’Italia la finanza allegra dal lato delle uscite negli ultimi 20 anni non ha certo portato fortuna, anzi.
A questo punto scattano i meccanismi giustificazionisti di chi afferma però che dire di decurtare le spese è giusto, ma insomma, alla fine proprio non si può toccare niente.
Il simbolo di questo fallimento politico ed intellettuale è probabilmente rappresentato dall’ex ministro Pietro Giarda il quale sembra aver passato molti anni ad esercitarsi con la spending review per giungere ad un nulla di fatto.
Un’altra affermazione che si sente spesso è che se non fosse per gli interessi sul debito la nostra spesa pubblica sarebbe uguale alla media degli altri Paesi europei.
Orbene, l’Europa non è un bell’esempio di crescita e peraltro gli unici che hanno tassi di sviluppo ragionevoli sono nazioni che han tagliato le spese come Germania e Svezia, e comunque gli interessi sul debito esistono e non spariranno solo lamentandosene.
Eppure, in un bilancio statale che prevede 810 miliardi di uscite c’è sicuramente molto da tagliare da subito. Se pensassimo ad una riduzione per il 2014 equivalente all’1% del Pil si libererebbero risorse pari a 16 miliardi.
Da dove cominciare?
In primis dai sussidi alle imprese che ogni anno ammontano a circa 33-35 miliardi di euro.
Secondo lo studio di Giavazzi-Schivardi, commissionato dal governo Monti, circa 10 miliardi sono immediatamente eliminabili, in quanto forniti ad imprese che operano senza oneri di servizio pubblico.
In realtà si potrebbe agire anche su molto del resto: i pesanti contributi alle imprese di trasporto, ad esempio, derivano dalla mancanza di concorrenza, prezzi irrealistici del servizio e inefficienza.
Per farla breve, ammettiamo di non poter eliminare subito tutti i 10 miliardi in quanto molti escono dai rivoli delle amministrazioni locali e diamoci come obiettivo 6,6 miliardi, i 2/3.
Se poi il governo tagliasse l’Irap di 10 miliardi, misura molto più utile di altre, risparmierebbe incredibilmente 3 miliardi. Il 30% del gettito è infatti di provenienza delle pubbliche amministrazioni anch’esse soggette alla tassa.
Se vengono approvati gli interventi in materia di eliminazione dei finanziamenti ai partiti politici e ai loro giornali, riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi, delle spese delle Camere, degli organi istituzionali (inclusi ambasciate e rappresentanze estere delle Regioni), si possono risparmiare tranquillamente 400 milioni.
Le stime (ultima quella di Andrea Giuricin per l’Istituto Bruno Leoni) dei benefici sull’eliminazione delle province si aggirano sui 2 miliardi, ma prevedendo che per fine del 2014 non si arrivi alla fine dell’iter e ci siano costi di transizione attestiamoci ad 1 miliardo.
Secondo i calcoli del giornalista economico Cobianchi ci sono ancora 3127 “enti inutili” che ci costano 7 miliardi l’anno e 7.000 società controllate da enti locali che solo di amministratori (24.000), revisori dei conti et similia incidono per 2,5 miliardi. Basterebbe fondere il 25% di tali società (e da qui a fine 2014 si può fare, basta la volontà politica) e accorpare o eliminare un quarto degli enti inutili e risparmieremmo, magari eliminando nel frattempo la Motorizzazione civile che fa più o meno le stesse cose dell’Aci, altri 2,5 miliardi.
Procedendo alla vendita di beni pubblici, imprese ed immobili, per 20 miliardi, risparmieremmo 1 miliardo di interessi (anche se lo Stato riceverebbe meno dividendi) e con ogni probabilità ne avrebbe un benefico effetto lo spread, in quanto il debito pubblico italiano verrebbe considerato più sostenibile.
Ricordiamo che lo 0,1% di tasso di interesse in meno equivale a 2 miliardi di euro l’anno.
Ceteris paribus, la cessione di beni combinata a uno spread minore dello 0,1/0,15% sono circa altri 2,5 miliardi tendenziali.
Ecco, siamo arrivati a 16 miliardi senza nemmeno cominciare a razionalizzare la spesa per acquisti delle Pubbliche amministrazioni, la sanità , i dipendenti pubblici (alcuni dei quali godono di ampi privilegi) o accorpare le migliaia di inutili comuni sotto i 5000 abitanti (sono quasi 6000!).
Le pensioni, poi, rappresentano ancora il 16% del Pil, la riforma Fornero è un palliativo che anche nel futuro le porterà a livelli di incidenza sul Pil molto alti. Dimentichiamoci, poi, i falsi invalidi e tutto quanto rappresenta lotta a sprechi e corruzione che dovrebbe essere intrapreso da qualsiasi governo di buon senso.
Se si cominciassero ad emanare provvedimenti seri in questi settori qualche effetto benefico ci sarebbe nel 2014, il resto negli anni a venire.
Ridurre la spesa, risparmiando sui costi di intermediazione e lasciando direttamente in mano i soldi a imprese e cittadini si può, basta volerlo.
E nemmeno c’è bisogno del Ministero della Magia.
Alessandro De Nicola
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Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
LAMEZIA: OLTRE AL REATO DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA, SONO STATI CONTESTATI DIVERSO OMICIDI… PER AIELLO LA DDA AVEVA CHIESTO L’ARRESTO: SECONDO L’ACCUSA PROMETTEVA APPALTI E SOLDI ALLA COSCA IN CAMBIO DI VOTI
Sono 65 le persone finite in manette in un’operazione della polizia di Catanzaro che, dicono gli
investigatori, annienterà le cosche di Lamezia.
Tra arrestati e indagati, nell’ambito dell’inchiesta Perseo della Dda, ci sono anche politici, imprenditori, avvocati, medici e appartenenti alla polizia penitenziaria.
A numerosi arrestati, oltre al reato di associazione mafiosa, sono stati contestati diversi omicidi verificatisi in una guerra di mafia svoltasi tra il 2005 ed il 2011. Risulta indagato in libertà il senatore del Pdl Pietro Aiello, per cui la Dda aveva chiesto l’arresto. La richiesta è stata rigettata dal gip.
Aiello, 57 anni, medico di Catanzaro, eletto al Senato nelle elezioni politiche del febbraio scorso, in precedenza era stato assessore all’Urbanistica nella Giunta regionale di centrodestra.
Al politico viene contestato il reato di voto di scambio, aggravato dalle modalità mafiose.
Il reato di voto di scambio fa riferimento alle elezioni regionali del 2010 in occasione delle quali, stando all’ipotesi dell’accusa, Aiello avrebbe ricevuto sostegno dalla cosca Giampà di Lamezia Terme per ottenere l’elezione a consigliere regionale.
Secondo la Dda, che ha annunciato ricorso al Riesame contro il rigetto del carcere da parte del gip. il politico aveva promesso alla cosca Giampà denaro e alle loro ditte (o comunque a loro riconducibili) “l’aggiudicazione di appalti per forniture e servizi all’interno di strutture pubbliche”.
La cosca Giampà di Lamezia Terme, per finanziare gli acquisti di armi e stupefacenti, nonchè per garantire il pagamento degli stipendi agli affiliati, aveva creato un vorticoso sistema di truffe assicurative, avvalendosi della collaborazione di un gruppo composto da assicuratori, periti, carrozzieri, medici e avvocati.
Dalle indagini è emerso anche che dal sistema-truffe arrivavano nelle casse della cosca, ogni anno, milioni di euro, di cui beneficiavano anche i professionisti che concorrevano con la cosca.
Tra gli arrestati figura l’ex consigliere provinciale e attuale vice presidente della Sacal, la società di gestione dell’aeroporto lametino, Gianpaolo Bevilacqua, del Pdl.
A Bevilacqua sono contestati i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e di estorsione.
In particolare oltre alla connivenza con la cosca Giampà lo stesso avrebbe estorto ad un commerciante di abbigliamento sportivo alcune tute da recapitare a detenuti del clan.
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Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELL’ANM: “NON RIESCO A CREDERE CHE SIA VERO”
“Non conosco le ragioni che sostengono questo tipo di proposta. Ma se le cose stanno così sono veramente meravigliato di come si possa fare una proposta del genere”. Rodolfo Sabelli, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, chiede di rileggere ancora una volta l’emendamento del Pdl presentato in commissione Affari costituzionali della Camera al disegno di legge del governo sul finanziamento pubblico ai partiti.
Allora, che cosa ne pensa?
“Stento a credere a una cosa del genere perchè si tratta di un intervento che può produrre effetti molto gravi. Tanto per capirci bisogna ricordare che Mani pulite si fondava su tre pilastri: il primo era i reato di corruzione, il secondo quello di falso in bilancio…”.
Su cui sono già intervenuti…
“Non è stato formalmente depenalizzato, ma di fatto è depenalizzato, totalmente depotenziato”.
E il terzo pilastro?
“Era quello del reato di finanziamento illecito ai partiti. Ora questa proposta di depenalizzazione del finanziamento illecito vuol dire depotenziare quel terzo pilastro. Il finanziamento ai partiti politici da parte dei privati o di società non è vietato. E la norma attuale sul finanziamento illecito non vuole vietarlo, non vuole impedirlo, ma chiede la trasparenza. E quando è fatto da società si richiede la delibera dell’organo competente e l’iscrizione a bilancio. La riforma in discussione muove inoltre verso una curvatura che tende a valorizzare il profilo privato, del sostegno del privato al partito. Ma questo sostegno non può non andare di pari passo con il rafforzamento della trasparenza. Mi conceda una citazione: Louis Bradeis, un giurista americano attivo fra fine Ottocento e prima metà del Novecento, diceva: “La luce del sole è il migliore disinfettante”. Come dire che la trasparenza è la migliore alleata della legalità “.
In caso di violazione oggi si prevede il carcere. L’emendamento vuole cancellarlo…
“La sanzione oggi costituisce un rafforzamento dell’obbligo di trasparenza. È chiaro che la sanzione penale, detentiva e pecuniaria, ha una forza, ha un’efficacia dissuasiva e preventiva enormemente superiore a quella di una sanzione amministrativa. Questa norma risponde alla volontà di determinare una risposta repressiva, ma anche realizzare una dissuasione preventiva”.
Silvio Buzzanca
(da “La Repubblica“)
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Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
TRA I POVERI DI RIO: “OCCORRE ASCOLTARE IL CUORE DEL POPOLO”… “SOLIDARIETA’, UNA PAROLA SPESSO DIMENTICATA PERCHE’ SCOMODA”
Non c’è tristezza. Anzi. Nell’aria, piuttosto, un’atmosfera di festa. E musica, tanta. Un’allegria
contagiosa sotto gli ombrelli di questo inverno sudamericano gonfio di pioggia e vento.
Sembra di stare dentro un romanzo di Jorge Amado, E Donna Flor e Vadinho pare vederli spuntare da un momento all’altro da una baracca dietro l’angolo
I loro eredi, invece, hanno tirato su nel grande spiazzo centrale un palco altissimo dal quale pende un lungo stendardo vaticano. «
Lembrano», a ricordo, c’è scritto sulla maglietta della Nazionale verde-oro con il nome Francesco I che ora Bergoglio sventola sorridente, applaudito da ogni mano alzata.
«Il mio desiderio era di poter visitare tutti i rioni di questa nazione – dice il Pontefice, la veste bianca per la prima volta chiazzata qua e là di gocce marroni – . Avrei voluto bussare a ogni porta, dire “buongiorno”, chiedere un bicchiere di acqua fresca, prendere un “cafezinho” e anche un bicchiere di “cachassa” (la grappa locale con cui si prepara la caipirinha, ndr), parlare come ad amici di casa, ascoltare il cuore di ciascuno, dei genitori, dei figli, dei nonni… Ma il Brasile è così grande! E non è possibile bussare a tutte le porte! Allora ho scelto di venire qui, di fare visita alla vostra comunità che oggi rappresenta tutti i rioni del Paese».
Varginha è una favela pacificata. Eppure qui intorno il narcotraffico colpisce ancora. Bergoglio visita un campo di calcio spelacchiato, raccoglie con entusiasmo la sciarpa della sua squadra argentina del cuore, il San Lorenzo, e vuole entrare in una baracca. «Qui mi sento ben accolto – fa con un sorriso – voi trovate sempre un modo di condividere il cibo. Come dice il proverbio, si può sempre aggiungere più acqua ai fagioli!».
Fuori, ai giovani regala parole che li scuotono.
«Non scoraggiatevi mai – intima – nonostante la corruzione di persone che, invece di cercare il bene comune, cercano il proprio interesse. Non perdete la speranza. La realtà può cambiare, l’uomo può cambiare, cercate per primi il bene comune».
E avverte: «Il popolo brasiliano, in particolare le persone più semplici, può offrire al mondo una preziosa lezione di solidarietà . Una parola spesso dimenticata o taciuta, perchè scomoda. Sembra addirittura una parolaccia, la parola solidarietà . Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo! ».
Dal palco troneggiante nel fango il Papa scandisce più volte una parola in spagnolo: «Dignidad! ».
E ricorda quelli che ritiene i pilastri fondamentali per una nazione: vita, famiglia, educazione, salute, sicurezza.
Francesco riceve le chiavi della città , poi si fionda nella Cattedrale di Rio.
«Mi dispiace che state qui ingabbiati – dice ad alcuni ragazzi che lo hanno raggiunto dall’Argentina – ma devo confessarvi che qualche volta mi sento ingabbiato anche io».
Pronuncia un discorso a braccio, quasi un manifesto: «Che ci sia movimento. Voglio che la Chiesa esca fuori, sulle strade.. . che non sia una Chiesa chiusa.. . chiedo scusa ai vescovi, ma è questo il consiglio migliore che posso dare. Dobbiamo lottare contro ogni esclusione, dei giovani, degli anziani.. quasi un’eutanasia silenziosa. No all’esclusione delle due “punte”, giovani e anziani.. . Così non ci sarà futuro per la società . La fede in Cristo non è uno scherzo. È una cosa molto seria. Lui è venuto a morire tra noi e per noi. Non possiamo fare il frullato della fede. La fede si prende tutta, e non a pezzi. Si prende tutto Gesù, e non una parte di Gesù».
Solo la notte conclude una delle giornate più emozionanti di Bergoglio in Brasile.
Un milione di giovani si è stretto ad ascoltarlo mentre celebra la messa sulla spiaggia di Copacabana.
La illuminano con fiammiferi e accendini sotto il palco.
E insieme urlano fino a sgolarsi “Francisco!”, come per una rock star.
Marco Ansaldo
(da “La Repubblica“)
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Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
“FINI E D’ALEMA LE PIU’ GRANDI INTELLIGENZE POLITICHE”…. “NON IMMAGINATE QUANTE PERSONE, ANCHE NELLE SEZIONI DEL PCI, HO SENTITO DIRE ‘MUSSOLINI TANTE COSE LE HA FATTE REALMENTE'”
Prima reazione: “No, non ne ho voglia, la politica mi ha rotto le palle”. Piccola pausa di riflessione non sollecitata. Poi subito la seconda: “Va bene, ho quasi finito di scrivere il romanzo, tanto non posso fuggire a queste cose. Ora ho del tempo, parliamone”. Antonio Pennacchi è il perfetto rappresentante della “e” congiunzione: burbero e disponibile; colto e volgare; pratico e profondo; disincantato e speranzoso. Ma soprattutto fascio e comunista, l’uomo giusto per raccontare, o spiegare, questo 25 luglio 2013, settant’anni dalla resa di Mussolini, con il Parlamento italiano oramai privo di ex camerati.
C’è chi parla di ciclo chiuso.
Da mo! E tutto questo solo grazie a Silvio Berlusconi: è il suo più grande contributo alla storia repubblicana del nostro Paese. Insomma, il fascismo non è più un problema reale.
E pensare che ha sempre dichiarato di voler combattere il comunismo.
Infatti! Invece ha risolto un’altra questione. Ed è giusto così, ha tolto l’inganno.
Da che punto di vista?
Ci sono vaste fasce della popolazione, e non vi rendete quanto vaste, pervase da un minimo di nostalgia per il Ventennio. Oh, anche tra i comunisti. Sa quante volte nelle sezioni del Pci ho sentito frasi come: “Però certe cose Mussolini le ha fatte realmente…”.
Compagni confusi.
Però ora si è fatta chiarezza tra tradizionalisti e fascisti veri.
Berlusconi avrà anche dato il suo contributo, ma gli ex An hanno facilitato il compito…
Guardi, tutto è definitivamente terminato con la vittoria di Ignazio Marino a Roma. I cinque anni di Alemanno hanno liquidato quella parte, non sa quanti miei amici, legati da una storia politica comune, si sono rifiutati di votarlo.
Una vera iattura.
Peggio! Pensi a Umberto Croppi, prima era il suo assessore, ora è con il Pd.
Berlusconi si è sbarazzato anche di Alemanno.
Certo, lo ha fatto perdere.
L’ultimo leader è stato Fini.
Che situazione tragica. Per fortuna ha dietro una famiglia, le figlie. Insieme a D’Alema resta la più grande intelligenza politica.
L’intelligenza dei due è oramai un dogma.
Ma è così! Il problema è che lo sono troppo e sono pervasi da una forte onestà intellettuale. Per questo non possono essere seguiti dai loro. Un esempio? Il politico deve di’ le fregnacce (bugie), deve stare appresso alla gente. Quando Fini è andato a Gerusalemme e ha parlato di “fascismo come male assoluto”, molti suoi compagni di partito mi hanno chiamato schifati per lamentarsi.
Difendevano il Ventennio?
Erano scocciati perchè non li aveva avvertiti.
Chi in particolare?
Col cavolo ve lo dico, altrimenti voi lo scrivete. Comunque Fini non è un fascista di sinistra, ma un liberale.
Mentre Gasparri e La Russa?
Ora non mi crederà , eppure Maurizio è più simpatico di quanto appare.
Sì, complicato immaginarlo.
Perchè questi sono animali politici vecchio stile, differenti da Fini, dicono quello che è opportuno anche se non ci credono totalmente. E comunque dall’altra parte non sono meglio.
Lei due anni fa a Latina ha presentato una lista Fini-Pennacchi.
Risultato modesto. Il mio candidato sindaco ora si è iscritto al Pd.
Non è il solo.
A destra ci andassero i lefebvriani.
In molti rimpiangono Almirante, il suo stile.
Ha sbagliato persona.
Non si aggrega?
Politico affascinante sul palco, bella oratoria.
Ma poi..
Si comportò molto male con me e con molte altre persone amiche. Fui messo nelle condizioni di lasciare il Msi. Ma lasciamo perdere.
Torniamo agli ex An?
No, no, basta. E poi ripeto: la politica mi ha rotto.
Perchè?
Sono io che chiedo a voi come fate a interessarvi ancora di certe persone! Da gennaio mi sono isolato, evito di soffrire: non compro più i giornali, non guardo la tv, scrivo solo. Alle ultime elezioni mi sono prestato a due comizi del Pd. Basta. Mica lo posso salvare io il Paese.
Però sembra informato.
Leggo solo i titoli del quotidiano locale mentre sono al bar. Sono preparatissimo sulla cronaca nera e sul calcio. Lo sa che il Latina è in Serie B?
No, mi mancava.
Un bel risultato. Lei di che squadra è?
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 26th, 2013 Riccardo Fucile
VOGLIONO DEPENALIZZARE IL REATO: A RISCHIO I PROCESSI A PENATI, SCAJOLA, MILANESE
Via il carcere per punire il finanziamento illecito dei partiti. Via i quattro anni di pena. Solo
«una sanzione amministrativa pecuniaria».
Firmato, ovviamente, il Pdl.
Seppellita per sempre Mani Pulite. Cancellate tutte le inchieste presenti e future. Una moratoria pazzesca.
Incredibile solo a pensarla, proprio di questi tempi.
A guardare il lungo catalogo delle leggi ad personam è il più clamoroso dei colpi di spugna. Una maxi depenalizzazione.
Mai, in vent’anni di norme perdemolire il codice penale, si era osato tanto.
Quando ne parli con i magistrati protagonisti di Mani pulite ti dicono subito: «Dai, non scherzare, non è possibile, non ci credo, non possono arrivare a tanto».
Quando glielo confermi restano basiti: «Così finiscono le indagini sulla corruzione».
Invece eccola qui la madre di tutti i possibili azzeramenti. Cinque righe in tutto.
Un emendamento al disegno di legge del governo che cancella il finanziamento pubblico dei partiti e vorrebbe fissare le nuove regole per garantire «la trasparenza ». C’è proprio la parola «trasparenza» nell’intestazione della legge
Ebbene, ecco comparire lì l’articolo 10-bis. Criptico.
Bisogna leggerlo e rileggerlo più volte per capirlo. Bisogna andare alla legge 195 del1974, che istituiva il finanziamento pubblico dei partiti, confrontare i testi, rendersi conto del colpo di mano.
Dice l’emendamento: «All’articolo 7, terzo comma, le parole da “reclusione a triplo” sono sostituite dalle seguenti “sanzione amministrativa pecuniaria pari al triplo” ». Firmato: Bianconi, Calabria, Centemero, Ravetto, Francesco Saverio Romano. Maurizio Bianconi è il vice segretario amministrativo del Pdl, gestisce con Rocco Crimi, un fedelissimo di Berlusconi, la cassa dei soldi del partito.
Anna Grazia Calabria, responsabile giovanile del Pdl. Elena Centemero, responsabile scuola. La deputata Laura Ravetto. L’ex ministro dell’Agricoltura Romano.
Che succede con questo emendamento?
Bisogna leggere il terzo comma dell’articolo7 della legge 195.
Essa impone che «chiunque corrisponde o riceve contributi senza che sia intervenuta la deliberazione dell’organo societario o senza che il contributo o il finanziamento siano stati regolarmente iscritti nel bilancio della società stessa, è punito, per ciò solo, con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e con la multa fino al triplo delle somme versate”. Carcere più multa dunque.
Doppia pena per chi viola una fondamentale regola di trasparenza, cioè dà i soldi di una società senza che di ciò resti traccia, con l’ovvia conseguenza che se la società ottiene poi dei vantaggi dal politico non si può stabilire la relazione.
L’emendamento del Pdl – che è possibile leggere anche sul sito della Camera nelle pagine web dedicate al disegno di legge 1154 – scardina dalle fondamenta la norma che ha reso possibile Mani pulite.
È stata il grimaldello da Mario Chiesa in avanti. Su quel comma si è radicato il processo Enimont. Sono stati incriminati Craxi, Forlani, Citaristi. Ma pure Greganti. L’elenco è lunghissimo.
Non si può parlare di inchieste sulla corruzione e sulle tangenti senza far riferimento al finanziamento illecito. Un architrave che, se crolla, fa cadere l’intera impalcatura delle indagini sui colletti bianchi.
Il Pdl sta cercando di abbattere quell’architrave. L’emendamento era lì da giorni, sotto gli occhi di tutti. Con il Pdl che preme per farlo passare. Col Pd, basito, che resiste. Giusto mercoledì pomeriggio, alla Camera, ecco l’assemblea dei deputati Democratici con il premier Enrico Letta, l’autorevole esponente del Pd che ha voluto la legge per abolire il finanziamento pubblico.
Quello che sta pensando ai nuovi strumenti contro la corruzione.
Si alza Emanuele Fiano, riferisce il contenuto della norma proposta dal Pdl, dice secco: «Sia chiaro che questa roba qui io non la voto».
Antonio Misiani, il segretario amministrativo del partito, fa cenno di sì con la testa. Nemmeno a parlarne, per il Pd quel testo è veleno allo stato puro. Soprattutto perchè, neanche a farlo apposta, c’è il fantasma di Filippo Penati anche dietro questa norma, come c’era dietro allo spacchettamento della concussione, divisa in due dall’ex ministro della Giustizia Paola Severino, con la pena ridotta per la corruzione per induzione.
Penati? Sì, proprio lui. La legge Severino gli ha fatto morire per prescrizione uno dei capitoli delle imputazioni del processo per il sistema Sesto. Se dovesse passare la depenalizzazione del finanziamento illecito ne cadrebbe un’altra perchè a lui e ad altri dodici imputati, tra cui l’ex presidente di Bpm Massimo Ponzellini, è contestato proprio l’articolo 7 della legge del 1974.
Alla Fondazione Fare Metropoli di Penati davano soldi violando le regole che adesso il Pdl vuole cancellare. Questo spiega l’imbarazzo del Pd che si trova tra le mani una sorta di bomba ad orologeria. Se dicesse sì, ma non lo farà , si troverebbe addebitata una legge che “grazia” l’ex capo della segreteria di Pier Luigi Bersani.
Certo, non se ne avvantaggerebbe solo Penati. Ma noti esponenti del Pdl come Claudio Scajola, fresco indagato per finanziamento illecito.
Come Marco Milanese, l’ex braccio destro di Giulio Tremonti, appena condannato a 8 mesi per lo stesso reato.
Verrebbero “graziati” tutti. Una mega amnistia.
Mani pulite fu costruita su tre reati, il falso in bilancio, la concussione, il finanziamento illecito.
Il primo lo hanno acciaccato nel 2001 per salvare Berlusconi.
Il secondo è finito vittima della legge sull’anti-corruzione. Adesso tocca al terzo.
Se davvero dovesse cadere anche il finanziamento illecito nessuno deve più parlare di trasparenza e di lotta alla corruzione.
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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