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“SI VOTI A MAGGIO 2018”: LA STRATEGIA DI BERLUSCONI PER ALLUNGARE LA VITA ALLE CAMERE

Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile

SILVIO PUNTA ALLA RIABILITAZIONE SENZA BISOGNO DI STRASBURGO E VUOLE TORNARE IN GIOCO

Il partito delle «elezioni subito» si è sciolto con i primi tepori, per cui Gentiloni sembra destinato a durare.
Tanto che i nostri onorevoli hanno già  cambiato programmi e obiettivi. Mentre fino a poche settimane fa si sarebbero accontentati in molti di sopravvivere fino a settembre, così da maturare il vitalizio, l’orizzonte dei «peones» ora è tutto proiettato al 2018.
E non per votare in febbraio, come fu nel 2013. No: il loro nuovo traguardo consiste nello stiracchiare al massimo la durata della legislatura, spostandone il capolinea fino all’ultimo giorno utile consentito.
A Montecitorio qualcuno sta già  facendo i conti, e sostiene che ci sarebbe la possibilità  di tornare alle urne addirittura in maggio, entro il 24 per la precisione. Come si arriva a quella data lontana?
Cosa dice la Costituzione
Il Parlamento, sta scritto nella Carta, dura in carica 5 anni. Si calcolano dalla prima riunione che, nel 2013, fu tenuta il 15 marzo.
Dunque la XVII legislatura repubblicana passerà  a miglior vita il 15 marzo 2018. Dopodichè, all’articolo 61 della Costituzione, sta pure scritto che le elezioni delle nuove Camere avranno luogo «entro 70 giorni» dalla fine delle precedenti.
Ecco da dove salta fuori l’aspettativa di tirarla per le lunghe: il 15 marzo, più due mesi e dieci giorni.
Che poi la speranza venga esaudita, è tutto un altro discorso. Di solito, si è sempre votato intorno alla scadenza quinquennale, poco prima o poco dopo.
Qualche volta la legislatura è stata sforbiciata di 3-4 settimane solo per non andare alle urne in estate e compromettere le vacanze.
In altri casi (come nel 2005, dopo un duro braccio di ferro con Berlusconi) l’anticipo sulla scadenza fu imposto da Ciampi nel timore fondato che si creasse un ingorgo istituzionale.
L’ultima parola spetta sempre al Capo dello Stato, il quale scioglie le Camere «sentiti i rispettivi presidenti». Come dire che Mattarella potrebbe mandare tutti a casa dopo un semplice colloquio con Boldrini e Grasso. Magari così si regolerà .
Ma la prassi non è automatica, perchè sul decreto del Colle servirà  la controfirma del governo, al quale potrebbe far comodo qualche settimana in più. Inoltre è buona educazione consultare i partiti, opposizione compresa. Dove Grillo vorrebbe bruciare i tempi, come pure Salvini.
Mentre c’è chi, ad esempio un signore di Arcore, ha segnato una data sulla propria agenda: l’8 marzo 2018. Non per celebrare i diritti delle donne, ma in quanto quel giorno Berlusconi potrà  presentare domanda di riabilitazione al Tribunale di sorveglianza, senza nemmeno bisogno di aspettare la Corte europea di Strasburgo.
Una volta accolta l’istanza (basteranno poche settimane) il Cav sarà  finalmente libero di ricandidarsi e perfino, casomai vincesse le elezioni, di tornare premier con tanti saluti ai divieti della legge Severino.
Insomma, tergiversare per Berlusconi è vitale.
Insieme con lui si batte la vasta pletora di quanti sperano in un paio di mensilità  in più. E c’è già  chi architetta piani sofisticati, tipo tenere in ostaggio la legge elettorale per approvarla quando proprio non se ne potrà  fare a meno.
Ritardando uno scioglimento che, se si volesse votare a febbraio, dovrebbe scattare entro Natale.

Ugo Magri
(da “La Stampa”)

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OGGI I GRILLINI DECIDONO “LIBERAMENTE” CHE IL CANDIDATO SINDACO A GENOVA DEVE ESSERE PIRONDINI

Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile

COME NEI VANGELI E’ GIA’ TUTTO SCRITTO, ANCHE QUI CONTA LA CHIAMATA DEL(LA) SALVATORE

Luca Pirondini contro Marika Cassimatis. Il Movimento 5 Stelle di Genova va al ballottaggio per decidere il candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative di giugno nel capoluogo ligure.
La comunicazione attesa già  ieri, è arrivata questa mattina sul blog di Beppe Grillo. Attraverso il regolamento previsto dal “Metodo Genova”, sono stati solo due gli aspiranti sindaco passati attraverso le “graticole” ad aver ottenuto almeno 27 preferenze da parte dei candidati consiglieri e presidenti Municipio necessari per proseguire la lotta verso l’investitura finale.
Le votazioni online avranno luogo oggi dalle 10 alle 19.
Luca Pirondini è il candidato preferito di Alice Salvatore. Lui è attivista e maestro di musica   (ma i maligni dicono che in realtà  vive grazie alla professione di   rappresentante di commercio).
La sua ascesa nel MoVimento cittadino è stata osteggiata dai vecchi consiglieri eletti a Genova e in Regione, che recentemente hanno rumorosamente abbandonato il M5S sbattendo la porta e contestando la leadership della Salvatore nella diaspora che ha portato un centinaio di attivisti ad abbandonare il MoVimento nel capoluogo ligure.
Dietro l’addio c’è l’atteggiamento della Salvatore, che a molti attivisti è sembrata sempre più determinata a imporre il suo candidato.
E non possono che tornare a mente proprio le parole di Putti sul tema: «Ero entrato qui perchè mi avevano detto che non importava quanti voti prendevamo, ma dovevamo rendere la gente consapevole. Se domani un venditore più bravo di me gli vende una roba che non mi piace, cosa faccio? E io non voglio allevare consumatori di voti, non mi interessa. Questa è la grave difficoltà  che io ho avuto col MoVimento». «Io ho degli amici, una famiglia, un lavoro: posso permettermi di scegliere. Se scelgo il MoVimento è perchè mi piace, non perchè mi piace il potere. A me non interessa sostituire un potere di qualcuno con un potere inconsapevole di molti»
Marika Cassimatis invece è insegnante ed era stata anche candidata in Regione Liguria.
La Cassimatis è stata spesso critica contro il nuovo gruppo dei grillini genovesi emergenti che fanno capo a Alice Salvatore e Marco De Ferrari e l’anno scorso aveva suscitato polemiche rivelando che i 5 Stelle eletti in Regione non avevano ancora versato la parte dello stipendio che si erano impegnati a versare durante la campagna elettorale.
E infatti oggi proprio Pirondini, parlando di lei, la apostrofa così: «Oggi siamo chiamati a fare una scelta netta, di campo. Stare con chi crede fortemente, da sempre, nel MoVimento 5 Stelle o con chi fino a qualche giorno fa faceva comunella con “i voltagabbana” che hanno usato il MoVimento per darsi visibilità  e poi creare altre liste».
Il riferimento, chiarissimo, è a Effetto Genova, il gruppo creato dai fuoriusciti dal M5S in Comune sulle orme di Pizzarotti.
Inutile dire chi vincerà .

(da “NextQuotidiano”)

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INTERVISTA A BOSSI: “NON SI VINCE RACCATTANDO VOTI FASCISTI, SALVINI CREA SOLO CASINI”

Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile

“LA LEGA NAZIONALE? UNA ROBA DA COGLIONI”…”AL SUD SALVINI NON PRENDE UN VOTO, STA DISTRUGGENDO LA LEGA CHE PRIMA AVEVA UNA IDENTITA'”… “IL NO ALL’EURO PUO’ ANDARE BENE PER GLI SPROVVEDUTI, SE USCIAMO DALL’EURO IN ITALIA CROLLA TUTTO”

«Sono io che tengo alta la bandiera. Se andiamo avanti così, la Lega non si salverà ». Umberto Bossi è nel suo ufficio in via Bellerio, il quartier generale della Lega.
Dopo la manifestazione a Napoli di Matteo Salvini, il fondatore non cambia idea: «La Lega nazionale? Una roba da cogl…».
Tutti hanno criticato il sindaco di Napoli e Salvini ha avuto il suo bagno di folla. Il bilancio è negativo?
«Il problema è: che cosa vai lì a fare? A portare soldi? A promettere una nuova Cassa per il mezzogiorno?».
A prendere voti, magari?
«Di voti non ne prenderà . Al Sud la gente non dice: guarda come è cambiata la Lega. Dirà : guarda che casino quando viene la Lega, meglio che se ne resti lassù. Ma non credo che Salvini vada a Napoli per i voti. Va per l’investitura. Gli han detto che non può candidarsi a premier con un partito territoriale. Così, può dire che la Lega è un partito nazionale».
Lei dice di avere un piano per ritornare alla Lega nordista e non nazionale. Quale è?
«Non glielo dico. Una cosa che cresce bisogna lasciarla crescere, ci sono tante persone coinvolte, ora non si può».
Però, la Lega «nazionale» è a livelli di consenso fino a poco prima imprevedibili.
«A me pare abbastanza malridotta. Rischia di non salvarsi. Prima il Nord votava la Lega perchè era il partito del Nord. La votava anche se non era d’accordo su qualche mia sortita, ma questa identità  c’era. Ora, quale è?».
Quella sovranista?
«La Lega è nata per la libertà  del Nord. Non diventerà  un’altra cosa raccattando i voti di quattro fascistoni. Che tra l’altro sono voti che nessuno vuole e con cui non fai niente».
Il no all’euro non può essere un motore politico?
«Macchè. Per gli sprovveduti. Se venisse giù l’euro, verrebbe giù tutto, una situazione che nessuno saprebbe gestire. Tra l’altro, pagheremmo di più le materie prime, cosa che per un Paese di trasformazione come l’Italia sarebbe un disastro. Berlusconi parla di doppia moneta, il che è una presa per il culo. Ma non è che Berlusconi non sia in grado di capire le cose… ».
Da Berlusconi lei si farebbe candidare?
«Io mi faccio candidare soltanto da chi fa una battaglia per la liberazione del Nord».
Il Cavaliere ha parlato di Zaia premier. Come la vede?
«Zaia non vuole farlo. Quando c’era da fare il ministro, ho dovuto convincerlo. E Berlusconi ha fatto il suo nome anche perchè con Salvini non riesce a parlare».
Che cosa vede di positivo nella politica presente?
«I referendum per l’autonomia possono darci una novità . In Veneto passa di certo, ma in Lombardia anche. Però, è una cosa che va caricata».
C’è stato un problema: le inchieste. In tribunale oggi Rosi Mauro ha detto che il vostro tesoriere Belsito le aveva riferito degli investimenti in Tanzania.
«Davvero? Io della Tanzania ho saputo dai giornali. Ho chiesto a Roberto Castelli, che era il presidente del nostro comitato di controllo, che cosa fosse quella storia. Lui mi ha detto che non lo sapeva, perchè Belsito aveva smesso di trasmettere i documenti. Poi, mi ha chiamato Belsito. Io gli ho detto che quell’investimento doveva rientrare entro dieci giorni, oppure era fuori».

(da “il Corriere dela Sera”)

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REFERENDUM SU VOUCHER E APPALTI FISSATI PER IL 28 MAGGIO

Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile

LA DATA STABILITA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Il cdm ha approvato il decreto per l’indizione dei referendum popolari relativi alla “abrogazione di disposizioni limitative della responsabilità  solidale in materia di appalti” e alla “abrogazione di disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)”, come rende noto Palazzo Chigi.
Camusso: “Sì ai voucher ma solo per le famiglie”.
“Non è con un maquillage legislativo che si può pensare di risolvere il problema dei voucher. Noi ne chiediamo l’abrogazione, chiediamo la cancellazione di una forma di precarietà “. Lo afferma Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, in un’intervista a Repubblica in cui sottolinea che per evitare il referendum i buoni lavoro dovrebbero poter essere usati “solo dalle famiglie, acquistati all’Inps e non in tabaccheria, per retribuire, infine, la prestazione occasionale e accessoria di disoccupati di lunga durata, pensionati e studenti”.
“Le aziende che utilizzano i voucher lo fanno in maniera legale. E sta proprio qui la ragione della nostra iniziativa referendaria”, spiega.
“Se fossimo davanti ad un abuso non avremmo chiesto l’abrogazione, ma il contrasto e la penalizzazione dei comportamenti illeciti. Ci troviamo di fronte, invece, all’ennesima legge che permette la degradazione del lavoro, che sostituisce lavoro ordinario e contrattato con i voucher, l’ultimo gradino della precarietà “.
“I voucher, come gli appalti, sono diventati il simbolo questo progressivo degrado del lavoro. Le persone hanno ben colto la contraddizione tra ciò che veniva raccontato e ciò che realmente accadeva e accade. Per questo sono convinta che il quorum si raggiungerà “.
Camusso si aspetta che il governo “fissi il referendum, aspettiamo la data da 46 giorni. E mi attengo alla legge della Repubblica secondo cui il referendum può essere annullato solo se interviene una legge che colga lo spirito della richiesta del comitato promotore, sia per i voucher sia per sulla responsabilità  solidale delle imprese”.

(da agenzie)

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“IN ITALIA NEANCHE UN POSTO DA BIDELLA, AD HARVARD GUIDO LA BANCA DEI CERVELLI”

Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile

LA CATANESE SABINA BERRETTA A 29 ANNI VINSE UNA BORSA DI STUDIO PER IL MIT DI BOSTON, IN ITALIA DOPO LA LAUREA NON RIUSCI’ AD OTTENERE NEANCHE UN   POSTO DA CUSTODE

“Qualcuno dice che il mio laboratorio somiglia a quello di Frankenstein. Naturalmente non è così, ma, certo, abbiamo 3 mila cervelli nei container. Pochi per le esigenze di una ricerca scientifica che ormai conta su strumenti, quelli sì, fantascientifici”. Sognava di fare la scienziata in Italia, Sabina Berretta.
Ma dopo anni di ricerche non pagate, l’unica via per mantenersi agli studi sembrava un posto da bidella. Fallita anche quella prospettiva, è partita per l’America: e non è più tornata.
Oggi Berretta, che ha 56 anni, è la scienziata italiana che dirige l’Harvard Brain tissue resource center del McLean Hospital di Boston, la più grande banca dei cervelli del mondo.
Qui la “materia grigia” viene catalogata, sezionata, conservata: i campioni inviati in tutti i laboratori del mondo per essere studiati.
Qualche giorno fa ha lanciato un appello per fare nuove donazioni, essenziali alla ricerca: “Abbiamo bisogno di cervelli. Solo studiandone sempre di più potremo sconfiggere malattie considerate inguaribili. O nemmeno considerate malattie”. Ma com’è arrivata Sabina Berretta, cervello in fuga – è proprio il caso di dirlo – a dirigere uno dei più prestigiosi laboratori del mondo? La sua è una storia che intreccia caso e passione: e mette in luce le carenze abissali del sistema universitario italiano.
Da dove è partita?
“Sono siciliana, vengo da Catania. Dopo il liceo volevo studiare filosofia, ma sapevo che non mi avrebbe permesso di sopravvivere: e siccome ero una sportiva mi iscrissi all’Isef. Insegnando ginnastica, pensai, avrò tempo per studiare filosofia, prendere una seconda laurea. Fu preparando la tesi dell’ultimo anno che scoprii la mia vocazione. Il professore che insegnava fisiologia all’Isef era un docente di medicina. Entrai nel suo laboratorio dove facevano studi sul cervelletto. Capii subito che era quello che m’interessava davvero. Misi da parte lo sport e cominciai a studiare medicina a Catania”.
Come andò?
“Benissimo, continuai a fare ricerca in quel laboratorio e mi laureai con lode in neurologia. Solo che le ricerche nessuno me le pagava: ero una volontaria. E anche da laureata non c’era posto per me. In quell’istituto si liberava però un posto da bidello: pensai che poteva essere un modo per guadagnare dei soldi continuando a studiare. Dopo aver spazzato i pavimenti, insomma, potevo andare in laboratorio e proseguire le ricerche con uno stipendio su cui contare. Non vinsi nemmeno quel posto: eravamo troppi a farne richiesta”.
La persona che lo vinse era laureata come lei?
“Certo, adesso è una stimata ricercatrice, ma ha cominciato con un posto da bidella. Io invece ebbi fortuna. Vinsi una borsa del Cnr per studiare un anno all’estero. Scelsi il Mit di Boston. Andò bene: scaduta la borsa, ero stimata e mi tennero. Era il 1990 e da allora non sono più tornata”.
Lei dunque partì con una borsa di formazione italiana: ma fu l’America a darle la possibilità  di continuare i suoi studi.
“Succede continuamente. Gli studenti approdano in America da tutta Europa per fare quei lavori di laboratorio che in America non vengono pagati. I più bravi vengono assunti: e siccome a casa non hanno prospettive, molti fanno come me e restano”.
Cosa ha fatto in America?
“Proposi il mio lavoro ad Harvard: studiavo gli effetti della schizofrenia sul cervello e lì c’era la banca dati più importante del mondo. Avevo bisogno di lavorare sul tessuto umano per far progredire le mie ricerche perchè fino ad allora avevo analizzato solo modelli animali. Prima ho lavorato con la direttrice del centro, poi sono diventata una ricercatrice indipendente, con budget e staff. Quando la direttrice è andata in pensione, ero quella che conosceva meglio l’archivio dei cervelli: darmi il suo posto fu la scelta più ovvia”.
Quante persone dirige?
“Sette nel mio laboratorio, dieci nella banca dei cervelli. Staff di media grandezza, ce ne sono di più ampi. Studiamo la schizofrenia e i disturbi bipolari”.
Sono malattie che lasciano un segno sulla materia grigia?
“Certo, tutte le malattie segnano il cervello. I malati di Alzheimer, per esempio, hanno la corteccia atrofizzata. D’altronde a marcare il cervello non sono solo le malattie: ogni esperienza lascia il segno, così come il tempo che passa. Il cervello muta ad ogni nuova informazione. Certo, qualcosa è visibile a occhio nudo, qualcosa solo al microscopio. Come la depressione: difficile da vedere, ma lascia il segno”.
Per eseguire questo genere di ricerche è essenziale conoscere prima la patologia?
“No, anzi, lavorare su materiale non malato ci aiuta a fare comparazioni. Di solito intervistiamo i donatori e le loro famiglie, ma sono interviste mediche, non parliamo, insomma, di sentimenti. Lo faremo: stiamo studiando come gestire la privacy di queste persone. Solo che chi non è malato è meno motivato a donare. Pensa che non serva: e d’altronde perfino la medicina parla ancora di malattia fisica e malattia mentale. Ma anche la mentale è fisica. Per questo è così importante avere nuove donazioni”.
Quante ne ricevete ogni anno?
“Circa centocinquanta. Troppo poche per gli strumenti incredibili che abbiamo. Ora possiamo fare cose davvero straordinarie come catalogare le cellule una ad una. Grazie ai nuovi strumenti e ai nostri studi sconfiggeremo nuove malattie. Ma abbiamo poco tessuto per gli esperimenti. Aiutateci: ce ne serve di più”.
Donate il vostro cervello alla scienza, insomma: anche se non siete un cervello in fuga.

(da “La Repubblica”)

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BABY GANG DI 15ENNI DI “BUONA FAMIGLIA”, 4 ARRESTI: ABUSI E VIOLENZE SESSUALI, COETANEO BRUTALIZZATO DA BRANCO

Marzo 14th, 2017 Riccardo Fucile

VIGEVANO: LE “IMPRESE” ESIBITE COME TROFEI SUI SOCIAL… E’ QUESTO IL MODELLO OCCIDENTALE E LA FAMIGLIA CHE DOBBIAMO PRESERVARE?

Le forze dell’ordine l’hanno definita la “baby gang delle stazioni ferroviarie”: bulli quindicenni che violentavano e picchiavano coetanei.
Quattro sono stati arrestati e sei denunciati dopo le indagini condotte dai carabinieri di Vigevano, in provincia di Pavia, e dal comando provinciale dell’Arma.
Secondo quanto è stato ricostruito, la banda di ragazzini avrebbe agito come un branco, prendendo di mira i soggetti più deboli e incapaci di difendersi, scelti tra i compagni di classe o i vicini di casa. I carabinieri, scoperta la vicenda, hanno convinto alcuni genitori a presentare denuncia. Poi sono scattati gli arresti.
Pasantissime le accuse.
I reati di cui i ragazzi devono rispondere vanno dal concorso in violenza sessuale alla riduzione in schiavitù, dalla pornografia minorile (per la diffusione delle immagini delle loro ‘imprese’ sui social network) alla violenza privata aggravata mediante lo stato di incapacità  procurato alla vittima.
Cinque minori, di età  compresa tra i 15 e i 16 anni sono stati denunciati a vario titolo per danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio. Nel corso delle perquisizioni domiciliari eseguite contestualmente alle misure cautelari, i militari hanno rinvenuto e sequestrato diversi martelletti frangivetro presi dalle carrozze dei treni che si divertivano ad assaltare.
Gli abusi.
Una delle vittime in particolare, uno studente coetaneo dei suoi aggressori, è stata oggetto di una persecuzione prolungata caratterizzata da violenze fisiche e umiliazioni.
Vessazioni che venivano riprese con i telefonini per ridicolizzare la vittima nei confronti degli altri ragazzi e aumentare il suo stato di prostrazione, fino a realizzare quella che gli investigatori definiscono una vera ‘sudditanza’ nei confronti del branco. Le violenze e le persecuzioni nei confronti del 15enne, hanno raggiunto l’apice fra dicembre e gennaio, quando i ‘bulli’, dopo averlo braccato per strada lo hanno costretto a bere alcolici fino ad ubriacarlo, poi gli avevano messo una catena al collo e l’avevano portato in giro per strada come un cane al guinzaglio.
In un’altra occasione, in cinque contro uno, l’avevano afferrato con la forza, denudato, tenuto appeso per le gambe a testa in giù sopra un ponte e costretto a subire atti sessuali. Era stato brutalizzato con una pigna. Il tutto ripreso con un telefonino, il filmato diffuso tra gli amici.
La vittima prediletta.
E’ un ragazzo fragile, uno studente al primo anno di un istituto tecnico superiore, ad essere stato perseguitato in particolar modo dal gruppo. La madre, avvertita da alcuni compagni di scuola su ciò che il figlio stava subendo, aveva cercato di allontanarlo, ma il branco era riuscito comunque a tenerlo ostaggio.
Veniva sistematicamente fotografato mentre subiva atti di bullismo e violenze, le immagini finivano poi su Whatsapp, Twitter, Instagram, Facebook, Telegram e iMessage.
Il gruppo di coetanei riusciva a sfruttare l’ascendente che uno dei componenti – suo compagno di classe – aveva su di lui. Il 15enne “bullizzato” oltre a crederlo amico, lo vedeva come persona da emulare, e per non essere emarginato dal gruppo ha anche accettato piccole angherie e prese in giro. Poi, però, le violenze sono diventate insopportabili, tanto che il ragazzino aveva più volte cambiato strada per non imbattersi nei bulli, che però lo rincorrevano e lo braccavano.
Le immagini degli abusi facevano il giro dei cellulari dei compagni di classe, che si guardavano bene dall’informare genitori e insegnanti, per paura di ritorsioni e perchè non si rendevano conto della gravità  degli atti ripresi.
Il branco.
Il gruppo è composto da una decina di ragazzi di buona famiglia, figli di professionisti, commercianti, impiegati, operai. Dei ‘capi’ della banda, tre hanno 15 anni, uno ne ha 16, e c’è anche un tredicenne, per questo non imputabile. La sua posizione, considerata la pericolosità  sociale, è al vaglio per l’eventuale richiesta di una misura di prevenzione.
Sassi contro i treni e vandalismi.
A carico del branco, cui a seconda dell’occasione si aggiungevano altri coetanei, sono stati accertati anche diversi episodi di danneggiamento e vandalismo ai danni di alcuni convogli ferroviari: rottura di vetri, lancio di sassi, imbrattamento delle carrozze, anche con l’utilizzo degli estintori. A ottobre, alcuni di loro, avevano anche lanciato sassi contro un treno regionale.
La spedizione punitiva.
Alcuni degli indagati devono rispondere anche di una “spedizione punitiva”, avvenuta nel mese di febbraio 2017, nei confronti di due coetanei ritenuti responsabili di aver denunciato, in precedenza, alcuni comportamenti da bullo attuati dal capobranco. I due 15enni sono stati per questo aggrediti di rientro a casa, percossi, spintonati e fatti segno di pugni. Solo l’intervento di un genitore, casualmente di passaggio ha scongiurato ulteriori conseguenze ai due studenti.

(da “La Repubblica”)

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